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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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OGGETTO: DIRETTIVA PER IL 2013

Roma 10/12/2012

 

Ai Presidenti, ai gruppi direttivi ed ai soci della ANPC

 

OGGETTO: DIRETTIVA PER IL 2013

 

Il XVI Congresso dei Partigiani Cristiani approvò all’unanimità una mozione molto importante e significativa.

Riportiamo letteralmente il testo della mozione.

I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012, decidono di fare un appello a tutte le Associazioni democratiche, con particolare riferimento alle Associazioni cattoliche, per intraprendere un’azione comune al fine di combattere l’astensionismo e l’antipolitica, da considerare come una fuga ed un tradimento di fronte alla necessità di impegnarsi per la difesa e la ricostruzione dei valori della Resistenza, che sono alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione. Il XVI Congresso approva all’unanimità”.

Il 29 Novembre 2012, dal verbale del gruppo di lavoro della Segreteria leggiamo: “Ci si propone il lancio immediato dell’iniziativa “antiastensionismo”, che sarà realizzata nei primi mesi dell’anno prossimo. Sarà seguita in modo particolare dal Vicesegretario Giuseppe Accorinti”.

La Direzione delle Acli, in un comunicato del 5 dicembre, raccogliendo l’appello dei Partigiani Cristiani,  prende un’importante decisione: “Le ACLI invitano tutti i loro associati e quanti guardano ad esse con stima ad impegnarsi per favorire la massima partecipazione dei cittadini al dibattito politico, per riprendereprotagonismo civico e respingere, insieme, le tentazioni astensioniste e le derive populiste che rischiano di mantenere il Paese ostaggio di una drammatica quanto infinita transizione politica”.

Il Presidente dei Partigiani Cristiani, Giovanni Bianchi, predispone il messaggio alle associazioni cattoliche.

E, sulla base di una proposta approvata dal Congresso, viene deciso, al fine di realizzare questo programma, che il vicepresidente delle Acli, Pasquale Orlando, venga cooptato nel Consiglio Nazionale.

L’appello dei Partigiani Cristiani rivolto a tutti, ma in modo particolare alle associazioni cattoliche, per realizzare assieme una campagna civica contro l’astensionismo elettorale, sarà l’impegno importante del prossimo mese. Ci rivolgiamo ai dirigenti della nostra Associazione perché preparino degli incontri con le associazioni cattoliche per prendere iniziative concrete contro l’astensionismo.

Il Cardinale Scola, Vescovo di Milano, il 29 Novembre in un documento che affronta le difficoltà del momento politico dice si pronuncia contro l’astensionismo e scrive: “L’indicazione per tutti è di non disertare le urne. A nessuno deve sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto responsabilmente espresso: con esso si concorre a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della propria realtà locale”.

L’appello del Cardinale Scola conferma e rafforza la nostra intenzione  di realizzare questa iniziativa. È questo il nostro dovere nei confronti di quanti hanno dato la vita per restituire all’Italia istituzioni democratiche.

Il Presidente Onorario

Bernardo Traversaro

Il Presidente Nazionale

Giovanni Bianchi

Il Segretario Nazionale ANPC

Bartolo Ciccardini

 

Avvertenza: Si prega di trasmettere la direttiva a tutti i dirigenti ed a tutti i soci della vostra sezione.

 

 

E’ questa l’Italia? di Placido Armando Follari

Il Presidente Regionale ANPC della Sicilia ci ha mandato questo bellissimo articolo che pubblichiamo con gioia. Buona lettura, la Redazione

 

In  questi  giorni mi  sono  chiesto  più volte : è  questa  l’Italia?

La  risposta  che  mi  sono  dato  è  sempre  la  stessa : NO

Per non andare  molto  indietro nel  tempo ,i  miei  ricordi mi hanno  riportato ai  gloriosi  Fanti che  sul Piave  fermarono gli Austro-Tedeschi.  Della guerra  1940-1945, l’eroico comportamento  del Vice Brigadiere dei Carabinieri  Salvo D’Acquisto, la leggendaria  Resistenza  della gloriosa Divisione Acqui a Cefalonia,le  gesta dei  Giovani  a Bir el  gobi, l’eroico   comportamento dei  nostri  militari a  Giarabub, lasciati soli a centinaia di chilometri  senza alcuna  speranza, dalla sciagurata guerra  “voluta”  dal “maestrucolo di Predappio” che, il 7 ed il 9 dicembre 1939 nella riunione del Gran Consiglio Fascista  e nel Parlamento, aveva garantito che  l’Italia  non era  preparata di entrare in guerra non prima di tre anni, e che invece dopo soli 5 mesi  dichiarò la guerra alla Francia ed all’Inghilterra, all’insaputa  anche  del  “suo amico”  Adolfo  Hitler.

Ricordo altresì  l’insurrezione  popolare dopo l’8 settembre 1943 che riscattò l’Italia. per una guerra  voluta  solo  dal  nefasto  Benito Mussolini. Per ultimo  la Resistenza, che ha  ridato dignità  di Popolo all’Italia.

Oggi,che cosa  è  la nostra  Patria?  Un continuo  litigare di  scapestrati, politicamente parlando, che  volutamente  hanno  accantonato  il primo articolo della nostra Costituzione, per gestire  i  propri  affari. Oggi, la bufera dell’euro, rischia  di sbrindellare  la  nostra  Repubblica.  Ritengo, smentitemi, che  solo  l’Italia  ha pensato  ai  “Tecnici” .  Infatti, la Grecia,la Spagna,il Portogallo  e qualche altra Nazione  che ha  la propria economia che  si  basa   sull’euro, non è ricorsa al Governo tecnico, ma ha preferito risolvere la propria  situazione mediante il Governo eletto dal Popolo.  Noi,invece per  la  decisione  unilaterale del  Presidente dello  Stato, abbiamo  il Governo presieduto dal  Prof. Mario Monti  che avrebbe dovuto rimettere a posto la nostra economia. L’emerito Professore, oggi, dopo avere  sbandierato  “equità”  e  “crescita”, con le sue decisioni  ha prodotto soltanto  “licenziamenti”  e “suicidi”.  Adesso,ritengo, che il Presidente dello Stato  dovrebbe,in conformità dell’articolo  primo della nostra  Costituzione,  ridare  la  “parola” al  Popolo mediante le dovute  “libere elezioni”. Ogni  altra decisione  sarebbe  insensata.

Placido Armando  Follari

Croce di guerra al Valore Militare

Croce al merito di guerra

la lotta contro l’astensionismo e l’antipolitica

I Partigiani cristiani nel loro ultimo Congresso Nazionale hanno rivolto un invito a tutte le associazioni cattoliche per promuovere una campagna contro l’astensionismo dei cattolici, in occasione delle grandi scelte che l’Italia dovrà fare nel 2013. Non si tratta di una scelta politica (per chi votare), ma di un dovere di  partecipare per promuovere il Bene Comune.

A questo invito hanno risposto per prime con simpatia le Acli. Nel frattempo le Acli hanno invitato tutte le loro strutture organizzative a promuovere l’iniziativa per combattere l’astensionismo e per promuovere il bene comune, alla quale facciamo i nostri augur, pronti a collaborare con le Acli stesse per quanto sarà fatto in questa direzione.

A questo proposito pubblichiamo la lettera inviata dal Presidente delle Acli, Andrea Olivero, alle sue organizzazioni Lettera del Presidente Nazionale Acli

Il Presidente Giovanni Bianchi ed

Il Segretario Nazionale Bartolo Ciccardini

La solidarietà dei Partigiani Cristiani alla comunità ebraica

Nel corso della manifestazione contro le politiche di austerity tenutasi a Roma lo scorso mercoledì 14 novembre, una parte del corteo, passando di fianco alla grande Sinagoga, si è lasciato andare ad inqualificabili atti di teppismo, lanciando grida offensive nei confronti degli ebrei e slogan demenziali contro la “finanza giudaica” e a favore di Saddam Hussein. L’Associazione nazionale partigiani cristiani invia la propria totale e incondizionata solidarietà alla comunità ebraica di Roma e al rabbino capo Riccardo di Segni, confidando che le forze dell’ordine possano identificare e punire al più presto gli autori di questi intollerabili gesti di chiaro segno antisemita. I partigiani cristiani esprimono inoltre la propria preoccupazione per questo imbarbarimento nella protesta di piazza, per il quale – purtroppo – non sono ancora giunti da parte degli organizzatori chiari segnali di dissociazione. Alla luce di questo e di altri episodi non meno gravi, come l’assalto della sede bolognese della CISL, l’ANPC lancia chiaro e forte il suo monito: i manifestanti con i manifestanti, e i teppisti con i teppisti, specie se antisemiti. Vie di mezzo non ce ne sono, specie in un momento in cui le difficoltà economiche e sociali appaiono particolarmente gravi e diversi elementi, mestando nel torbido, fanno emergere derive violente e intolleranti, che vanno respinte, oggi, come domani, come sempre.

 

Bernardo Traversaro eletto Presidente Onorario di ANPC

Sono lieto di comunicare al Consiglio nazionale della ANPC ed a tutti i soci che è stata accettata dal Comm. Bernardo Traversaro la proposta avanzata dal Congresso di sceglierlo come Presidente Onorario della nostra Associazione.
Il Comm. Traversano, Presidente Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, è succeduto in tale incarico al Sen. Gerardo Agostini, dopo la sua scomparsa. Gerardo Agostini era anche il Presidente della nostra Associazione ed è bello che tale rapporto di fraternità e di sentimenti venga rinnovato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Bernardo Traversaro ha partecipato alla Resistenza nella Divisione Garibaldina “Coduri” che operava nella VI Zona Ligure. A ottobre del 1944 nei pressi del Santuario della Madonna della Guardia, a Velva, durante uno scontro a fuoco con reparti tedeschi e alpini della “Monterosa” della RSI rimase ferito a una gamba. Nominato sottotenente, decorato con due Croci al Merito di Guerra, alla fine del conflitto fu riconosciuto Invalido di Guerra.
Il Segretario Naizonale
Bartolo Ciccardini

Ringraziamenti e relazione sul Congresso al Presidente della Repubblica in seguito alla concessione dell’Alto Patronato

In occasione del Congresso il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Dottor Donato Marra, scriveva questa lettera e comunicava la concessione dell’Alto Patronato del Presidente Napolitano al nostro Congresso. Clicca qui per leggere la lettera:Alto Patronato Presidente Repubblica x Congresso

 

Dopo il nostro Congresso il Segretario Nazionale della Anpc, Bartolo Ciccardini, scriveva la seguente lettera al Dottor Marra, per ringraziare il Presidente della Repubblica per l’alto segno di onore fatto all’Associazione.

Caro Marra,

il nostro Congresso della ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) è andato molto bene. Ti dirò che c’era l’atmosfera molto tesa e molto costruttiva di altri tempi.

Ed è un segno importante, anche se ovviamente la falcidia degli anni è inesorabile.

C’è stato un grande moto di affetto nei confronti del Presidente Napolitano. Tutti hanno sottolineato la concessione dell’Alto Patronato e molti lo hanno fatto in termini commossi. E’ nata così l’idea di fare una mozione di ringraziamento e di augurio al Presidente, che ti mando in allegato.

Ti prego di informare il Presidente che è stata presa anche una decisione politica. L’Associazione ha fatto un accordo con le Acli, per costituire i Gruppi di Lavoro giovanili in titolati “Resistenza e Costituzione”.

E’ stata anche approvata la mozione in cui si è deciso che questi Gruppi lavoreranno all’interno delle Associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo e l’antipolitica, in vista delle prossime elezioni.(di cui allego la relativa mozione).

Ti mando anche una piccola cronaca della giornata centrale del Congresso (“Enrico ed i suoi compagni”).

Ti prego di aggiungere a questa doverosa relazione al Presidente anche i miei personali auguri per il lavoro prezioso che svolge.

Con amicizia e stima, Tuo Bartolo Ciccardini

Segretario Nazionale ANPC

Fuga dal voto. L’appello contro l’astensionismo del Presidente Giovanni Bianchi

Le recenti elezioni regionali siciliane hanno visto un calo della partecipazione al voto che si è tradotta in un astensionismo arrivato alla quota record del 52,6% degli aventi diritto.

Si tratta di un fenomeno ormai costante di disaffezione e sfiducia che già si era manifestato largamente nella scorsa primavera in occasione delle elezioni amministrative, e che potrebbe ulteriormente consolidarsi in occasione delle elezioni regionali straordinarie e delle elezioni politiche previste per il prossimo anno.

Naturalmente le cause di questa disaffezione sono note e comprensibili, a partire dai ripetuti scandali che hanno travagliato il sistema politico a tutti i livelli, denunciando uno scadimento morale, intellettuale ed umano del personale politico, parte del quale interpreta ormai correntemente l’attività politica come un’occasione di arricchimento, non tenendo in conto l’ammonimento della Costituzione ad esercitare le cariche pubbliche “con disciplina ed onore”.

Ma più nel profondo, al di là dei fenomeni di malcostume, sembra essere entrata in circolo una sorta di sfiducia radicale nelle possibilità che la politica e le istituzioni possano cambiare alcunché nelle esistenze private e pubbliche delle persone e delle loro famiglie. E che sempre più la politica istituzionale sia alla mercé di forze esterne, a partire da quelle finanziarie, che ne condizionano le possibilità di scelta.

In sostanza, si ritiene, anche se non in forma del tutto conscia, che la politica non serva a nulla: un gioco privo di senso che al più si ingegna a mascherare quelli che sono gli interessi reali che incidono nella carne delle persone senza che esse possano far nulla per sottrarvisi.

E tuttavia questa politica rimane importante perché molte delle scelte che sono alla base della vita quotidiana passano attraverso le leggi, i regolamenti, le deliberazioni dei diversi organismi istituzionali a tutti i livelli.

Noi siamo convinti che esista uno spazio di intervento della politica che si inserisce nel vuoto generato dalla crisi. Una crisi che non è figlia di nessuno, ma che nasce anche da una serie di decisioni di ordine politico e legislativo che hanno spianato la strada al finanzcapitalismo, lo hanno reso più forte e sicuro di sé e nello stesso tempo hanno indebolito a livello globale le ragioni del lavoro e della società civile e delle stesse istituzioni. Un processo di accumulazione che si è distaccato dalla materialità della produzione per entrare nella logica impalpabile delle transazioni transnazionali, che pongono gravi problemi in ordine alla trasparenza, lasciando aperto il campo alla presenza alle organizzazioni criminali negli assetti finanziari della nostra epoca.

Ovviamente la questione della creazione di nuovi posti di lavoro (divenuta centrale in tutta Europa) dipende dalla qualità del nuovo modello di sviluppo ma anche di cittadinanza, che devono essere orientati alla logica della redistribuzione attraverso meccanismi di fiscalità, indirizzo e controllo.

La maggiore volatilità dei redditi, principalmente degli operai ma in generale di tutti coloro che percepiscono redditi più bassi, trova conferma in molti studi. E questo fenomeno relativamente nuovo coinvolge ovunque soprattutto i giovani.

Un trend che sembra rientrare in una più generale tendenza di questi ultimi anni: trasferire molti rischi sociali, e principalmente quelli connessi alla sicurezza del reddito, dalla società ai singoli. Una tendenza che non ha soltanto implicazioni sul terreno dell’equità e che può introdurre elementi di inefficienza perché porta a rinunciare ai vantaggi di una strategia collettiva di riduzione dei rischi che hanno costituito una delle ragioni di fondo della nascita e dell’affermazione del Welfare State.

Sono queste circostanze che rendono i ceti sociali impoveriti o a rischio di impoverimento sempre più esposti a tentazioni populistiche, a rancori diffusi, a endemica insicurezza che agisce negativamente sulla dimensione politica, fragilizzando la democrazia ed i suoi istituti, suggerendo la fuga dalla partecipazione e dal voto.

In questo senso è importante ricordare ancora una volta che fin dal primo articolo della Costituzione la Repubblica nata dalla Resistenza afferma di essere fondata sul lavoro, fissando così il canone fondamentale di interpretazione di ogni atto legislativo e politico. Ciò significa prendersi carico fino in fondo dei disagi e delle minacce che oggi pesano sui lavoratori, in particolare i più anziani e i giovani che faticano ad inserirsi o vi entrano solo per la via di una flessibilità che equivale a precarietà. Si aggiunga il poco invidiabile primato italiano in materia di morti e invalidi sul lavoro che sta a significare quanto i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione siano in attesa di diventare parte integrante di un progetto politico per il domani.

Lo stesso per la previdenza, la sanità, l’assistenza e più in generale tutti quei diritti sociali che connotano una moderna democrazia e che rappresentano il risultato più maturo delle lotte del XX secolo, ivi inclusa l’attenzione alle persone che da Paesi lontani vengono a vivere e a lavorare nel nostro.

E proprio per questo la diserzione dalle urne elettorali è un lusso che non possiamo permetterci.

Appare chiaro e necessario reagire con un’iniziativa positiva, di alto valore etico e civile, assumendosi tutte le responsabilità di scelta. Non è soltanto un dovere etico, ma deve essere anche la richiesta politica di una soluzione morale. Come cristiani non possiamo fuggire, né possiamo assentarci. L’astensionismo è in fondo una richiesta di soccorso. A questa richiesta di soccorso dobbiamo rispondere con una precisa offerta politica per recuperare al voto ed alla responsabilità i cittadini. È per questo che l’Associazione dei Partigiani Cristiani ha promosso nel suo Congresso un’iniziativa rivolta a tutte le associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo.

Giovanni Bianchi

Presidente ANPC

Parlano di noi

Leggete l’articolo: “I Partigiani cristiani di Enrico Mattei rispondono all’appello” pubblicato sul settimanale on-line Camaldoli:

http://www.camaldoli.org/2012/10/i-partigiani-cristiani-di-enrico-mattei-rispondono-allappello/

Ed ancora l’articolo “Giovanni Bianchi eletto Presidente dei Partigiani Crsitiani” su:

 http://www.acli.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=7281:giovanni-bianchi-eletto-presidente-dei-partigiani-cristiani&Itemid=351

Saluto ai combattenti di Cerreto d’Esi

Roma 02/11/2012. Il giorno dei Combattenti di Cerreto d’Esi

Cari Combattenti cerretesi,
Quando ero un ragazzo mi fermavo molto spesso di fronte alla nostra bella lapide per i caduti, che allora era affissa sulla parete del Comune vicino all’arco di Belisario, esattamente sopra la macelleria dei fratelli Boccadoro e sopra l’ufficio dell’esattore delle tasse. Mi piaceva molto rileggere tutti quei nomi e tutti quei cognomi cercando di immaginare chi fossero quei ragazzi e quale fosse il doloroso ricordo delle loro famiglie. Era un esercizio difficile perché, non essendoci scritti i soprannomi, non era facile identificarli.
Cercavo di immaginare questo ragazzi. Pensavo a come avessero sofferto le loro mamme, i loro padri, i loro fratelli. Solo più tardi ripensando a questa impressione infantile mi resi conto di quanto fosse grave il peso che il nostro Cerreto aveva sopportato: un numero così grande di caduti (senza considerare anche i feriti ed i mutilati) in proporzione ad un paese così piccolo. La seconda guerra mondiale non è stata causa di un numero così forte di vittime, come lo era stata la prima. Ed un numero così elevato di sacrifici, coinvolgeva per la prima volta una piccola comunità pacifica che era stata per secoli lontana dalle grandi guerre.
Oggi le ricerche storiche hanno dimostrato che la condotta della guerra fu molto crudele, perché non metteva in conto il peso dei sacrifici ed il numero delle vittime. Era una guerra nuova, nella quale si usavano armi moderne, nella quale la mitragliatrice aveva eliminato lo scontro diretto fra schiere inquadrate ed aveva trasformato le battaglie campali in guerra di trincea.
E siamo rimasti abbarbicati alle trincee cercando di rompere il fronte nemico sul Carso, con gli assalti alla baionetta, con l’uso delle bombe a mano, cercando di tagliare i reticolati nemici con le cesoie. Dopo la guerra ci fu una forte impressione, nel sentimento della gente, per quel modo di condurre la guerra, anche se, dopo Caporetto, le condizioni dei combattimenti erano molto migliorate. Sul Piave e sul Grappa dovevamo difenderci ed allora, con le mitragliatrici, era più facile resistere che non attaccare.
Oggi posso immaginare il sentimento profondo che poteva esserci in un paese agricolo abituato al lento procedere delle stagioni, allo scorrere pacifico dei lavori e delle feste in un’atmosfera tranquilla e sonnolenta. Il prezzo pagato era stato pesante ed aveva sconvolto la vita di tutto il Paese.
Tuttavia, sia sul piano nazionale, sia nel nostro piccolo paese, era successo qualcosa di grande. Il popolo italiano che per la prima volta nella sua storia affrontava un grande conflitto, finalmente unito dalle Alpi alle isole, come non era stato mai prima, per la prima volta trovò nella sciagura la sua ragion d’essere. Per la prima volta nel ricordo dei caduti ci sentimmo tutti italiani.
A Cerreto, per tradizione si onoravano con amore e cerimonie i defunti. Da questo momento le fotografie dei giovani caduti apparvero circondate di fiori nelle tombe familiari. Il lutto per la perdita delle giovani vite diventò qualcosa che univa le famiglie alla Chiesa ed i piccoli paesi alla Patria.
La Festa dei Combattenti è, in fondo, la memoria di questa Patria conquistata con grande sacrificio. Nel primo dopoguerra nacque questo culto della memoria. Questa solidarietà operante che divenne anche una delle caratteristiche di Cerreto.
Ebbe fasi diverse. Nei primi anni il combattentismo era attivo, democratico e patriottico e rivendicava con forza i diritti dei combattenti a vedere riconosciuti i diritti sociali di cittadinanza conquistati in trincea. Più tardi si identificò con il fascismo, che divenne a modo suo una forma di combattentismo e che usò questo sentimento per tenere untiti gli italiani. Ricordo che una volta, ad una festa dell’uva, i combattenti fecero un carro in cui appariva un elmetto della prima guerra mondiale fatto con i chicchi dell’uva. Era molto bello e molto significativo che questo tema del lavoro si unisse al senso del sacrificio per la Patria. Del resto, anche nel rito cattolico, il vino, frutto del lavoro, diviene la materia per ricordare il sacrificio di Gesù sulla Croce. Continua a leggere…

Il futuro dell’Italia è nella lezione di Enrico Mattei di Gianni Bottalico

Cinquant’anni fa (27 ottobre 1962) moriva a causa dello schianto dell’aereo su cui viaggiava, non si sa ancora se provocato da guasto o da sabotaggio, Enrico Mattei.
Indimenticato comandante partigiano, animatore e fondatore dell’ENI, è stata una figura per certi versi profetica di un’idea dello sviluppo del nostro Paese che si basasse sulla capacità dello Stato di farsi soggetto attivo di una politica energetica ed industriale volta allo sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla redistribuzione della ricchezza.
Mattei può essere considerato a pieno titolo una delle colonne della ricostruzione del Paese nella democrazia e nella libertà alla stregua di quell’Acli Achille Grandi che sotto il fascismo patì l’emarginazione professionale fin quasi alla fame. A suggello di questa comunanza di ideali si pone anche la recente elezione dell’ex presidente nazionale delle Acli Giovanni Bianchi a presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, fondata da Enrico Mattei.
Dopo mezzo secolo dalla morte si impone la straordinaria attualità della figura di Enrico Mattei, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, il cattolico democratico artefice, insieme a De Gasperi, della rinascita italiana nel dopoguerra.
Mattei ci ha lasciato una eredità enorme che, se pure non si esaurisce nell’ENI, perché va ben oltre, è un’idea di Paese e di civiltà, vede proprio nel colosso di San Donato Milanese uno dei principali pilastri del sistema-Italia.
L’Eni è la risposta più convincente riguardo al fatto che esista un giusto spazio di intervento pubblico in economia, che, se ben gestito, è capace di produrre traguardi impensabili. Chi nel dopo guerra avesse scommesso che un Paese povero, arretrato, di fatto sconfitto e per di più privo di significative risorse energetiche potesse arrivare in breve tempo non solo a gestire in proprio gli approvvigionamenti energetici ma persino ad imporre la propria visione sul mercato internazionale dell’energia, sarebbe stato scambiato per un visionario. Invece è successo.
Grazie all’Eni l’Occidente ha dovuto confrontarsi con un nuovo stile ispirato a rapporti commerciali equi e di pari dignità con i Paesi extra-europei, ed ha dovuto prendere atto dell’arretratezza di rapporti di stampo neo-coloniale. Un vizio che certe compagnie e certi stati non hanno mai del tutto abbandonato e che è riemerso più volte negli ultimi decenni. Basti pensare alla quantomeno discutibile strategia occidentale per il Medio Oriente. Mentre, al contrario, molti Paesi mediorientali, quelli africani e quelli latino americani non solo hanno riconosciuto la diversità italiana nelle politiche energetiche ma stanno sempre più applicando al loro interno le intuizioni di Mattei e seguendo il modello italiano nelle loro politiche nazionali dell’energia.
Guardando a Mattei noi dobbiamo credere nel futuro della nostra Nazione italiana e della patria più grande che è la dimensione comunitaria. Siamo un Paese ormai piccolo, se paragonato ai Paesi emergenti, una potenza economica di medie dimensioni, abbiamo una demografia preoccupante, siamo un Paese sempre meno giovane. Eppure proprio facendo memoria delle sfide di Mattei possiamo esser certi che l’Italia ce la farà ancora. Se ieri è stata sconfitta la dittatura, conquistata la pace, instaurata la democrazia, fondata la repubblica, promulgata la più bella Costituzione del mondo, oggi sarà possibile resistere e prevalere di fronte alla crisi economica e finanziaria più spaventosa della storia e lottare in una direzione inversa: per non scivolare da una situazione di benessere, di pace e di libertà ad un nuovo inferno fatto di ritorno della miseria, di inasprimento dei conflitti sociali che, se non governati secondo giustizia, potrebbero spingere le nazioni nel volgere di pochi anni, per la terza volta nell’arco di un secolo, nel vortice di un terribile conflitto mondiale.
Il momento è serio e grave, il più delicato dal dopoguerra e proprio guardando a figure come quella di Mattei, dobbiamo credere che nulla è ineluttabile. Innanzitutto ciò è vero sul piano spirituale. La nostra speranza si fonda sull’azione del Signore della storia.
La regalità di Gesù, come ci ricordava dieci anni fa un grande testimone della Parola che da poco ha lasciato questo mondo per vivere presso Dio, il cardinal Carlo Maria Martini, “introduce nella storia quel correttivo misericordioso che permette alla storia di non andare verso la rovina totale, ma aiuta gli uomini e le donne, e soprattutto i responsabili delle nazioni, a prendersi a cuore il futuro dell’umanità”.
Inoltre, anche sul piano dell’iniziativa politica ed economica nulla è ineluttabile. Abbiamo un sistema Paese che, per quando segnato da fenomeni negativi come una corruzione politica dilagante, frutto certo di un preoccupante smarrimento delle ragioni dell’etica, ma anche di modelli istituzionali plebiscitari assimilati da una cultura politica autoritaria ed elitaria che ha imperversato negli ultimi vent’anni intossicando anche le culture politiche di tradizione democratica, sociale e popolare, appare in grado di reagire, come dimostra anche il nuovo spirito che si è instaurato con l’avvio dell’esperienza del governo Monti.
Alcune importanti caratteristiche dell’attuale fase politica andranno conservate nell’interesse del Paese anche oltre le elezioni politiche del prossimo anno. Anche su questo piano è auspicabile che si recuperi la lezione di Mattei. Un Paese che sa tener fede agli impegni assunti in ambito internazionale, in particolare quelli dovuti alla condivisione della moneta, ma che non si lascia trascinare dagli eventi, che sa muoversi da protagonista scrutando orizzonti nuovi. Questo ci chiedono i nuovi scenari geopolitici che si stanno delineando e che stanno determinando l’avvento di un mondo multipolare, i cui equilibri tuttavia appaiono ancora incerti e fragili.
Ciò è vero in particolare in campo energetico. La sfida per gli anni a venire sarà quella di coniugare il bisogno di energia dell’Occidente e dei Paesi emergenti con la pace. Purtroppo le nazioni capofila dell’Occidente in questi anni hanno talora anteposto i loro interessi energetici al mantenimento della pace. Questo non sarà più accettabile in futuro e in una fase di profonda crisi economica e sociale risulta altamente rischioso, si possono innescare dei conflitti che sfuggono di mano e che non risultano più controllabili da nessuno.
Ecco perché un’Italia che fa tesoro della linea di Mattei non può stare a guardare. Non è accettabile, ad esempio, che a fronte di situazioni che si trascinano da anni irrisolte, come quelle dell’Iraq e dell’Afghanistan (siamo a 52 bare di figli della nostra Patria), con la Siria dilaniata non solo da una guerra civile, ma dall’azione devastatrice di brigate fondamentaliste dirette dall’esterno, si possa immaginare l’apertura simultanea di un altro fronte di guerra contro l’Iran, un Paese peraltro che non solo non costituisce una minaccia per nessuno, ma con il quale l’Italia ha le migliori relazioni commerciali ed energetiche di tutto l’Occidente.
L’Italia e l’Europa devono considerare come delle priorità la pacificazione del Medio Oriente attraverso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, la transizione ad una piena democrazia dei Paesi arabi, l’integrazione economica e culturale dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, la collaborazione strategica con la Federazione Russa in vista di una integrazione euro-russa già in questo secolo, come la sola via per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena globale, non subalterno alle nuove potenze asiatiche.
C’è un’altra direzione in cui si manifesta la profonda attualità della visione di Mattei. È quella relativa alla ricerca scientifica e tecnologica sulle nuove fonti di energia. Oltre ai volenterosi sforzi compiuti sull’economia verde, e sul fronte delle energie rinnovabili esiste un campo di iniziativa assai più promettente e potenzialmente risolutiva per il futuro, costituito dalla ricerca per individuare e sfruttare per l’uso civile, nuove forme di energia. L’Italia ha le carte in regola per concorrere a questo traguardo epocale, che inaugurerà una rivoluzione nella storia paragonabile, se non superiore, a quella del digitale e dell’informatica: abbiamo istituti di fisica teorica che non temono rivali nel mondo, una creatività ed un’inventiva formidabili e soprattutto, il controllo pubblico di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo, l’ENI fondato da Mattei, elemento decisivo, ciò che è capace di offrire la “massa critica” per trasformare innocui modelli teorici in invenzioni che trasformeranno radicalmente il modo di vivere delle future generazioni. E se questo pensiero può sembrare un po’ troppo visionario, va ricordato che questo è lo spirito di Mattei, questa è la grandezza dell’Italia nel mondo!
Gianni Bottalico
(Pubblicato su Agenda Domani il 27 Ottobre 2012)

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