ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “marzo, 2017”

A 39 anni dalla morte di Aldo Moro: l’ANPC lo ricorda così

Il 24 marzo organizzato dalla sezione ANPC di Rieti, a 39 anni della morte di Aldo Moro, si è tenuto un convegno: “La verità su Aldo Moro”. Presieduto dall’on. Enrico Gasparra e introdotto dal Presidente Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Rapimento e sulla Morte di Aldo Moro, Giuseppe Fioroni. Relazione dell’onorevole Gero Grassi, componente della commissione stessa. Una relazione di grandissimo interesse, che ha dato spunti per ripensare a quel passato ancora pieno di oscurità e vuoti. E’emersa la concreta volontà di questa ultima Commissione, di raggiungere risultati che chiariscano definitivamente quello che sbrigativamente ancora molti definiscono il “caso Moro”. Bene ha fatto la sezione ANPC di Rieti ad organizzarlo perché con la morte di Aldo Moro sono stati violati lo spirito resistenziale e costituzionale sui quali è basata la nostra Repubblica.

Al convegno in rappresentanza del presidente nazionale Giovanni Bianchi era presente il vice presidente nazionale Angelo Sferrazza.

Un ringraziamento particolare e speciale va al Presidente della Sezione ANPC di Rieti, il bravissimo Pino Strinati, che è stato il promotore di questa importante iniziativa.

Pubblichiamo una bella riflessione del Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza.

 

L’ATTUALITA’ DI MORO

Fra tutti  gli uomini politici dell’Italia repubblicana Aldo Moro, dopo Alcide De Gasperi, è quello a cui può essere data la definizione di  statista, nel senso classico di una parola ora desueta e questo non solo per la tragica vicenda e per il sacrificio della vita. Una rilettura attenta del suo percorso politico, epurato da quella irritante vulgata che lo ha dipinto come personaggio contorto e fumoso, ci porta inesorabilmente ad una analisi del presente. Un presente che vive una crisi valoriale impressionante e quindi politica. Per comodità si parla di seconda repubblica, ma certo, se così è, il confronto con la prima è sconfortante. Il percorso politico di Moro è stato sempre quello di  rendere possibile il raggiungimento di un obbiettivo attraverso una analisi complessa e approfondita della situazione politica generale. Su Moro sono stati scritti un grande numero di libri, prodotti documentari e film. Lo storico Guido Formigoni ha pubblicato un interessantissimo studio di quasi cinquecento pagine: Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma ed. Il Mulino. Un’opera che si distingue rispetto a tante altre per rigore ed obbiettività, riportando così Moro al ruolo del politico che aveva più di altri compreso le trasformazioni della società italiana, talvolta anche in contrasto con il suo partito. Moro fu tra i pochissimi a tener conto dell’importanza della posizione dell’Italia nel quadro internazionale. E questo è un dato importante, perché ci libera da un racconto per niente veritiero, quello che Moro non fosse “gradito” agli americani, a Henry Kissinger, che con il suo spiccato pragmatismo, faceva fatica a capire il lucido ragionamento del leader italiano, che non era quello di un accordo con Botteghe Oscure tout court, ma invece il necessario passaggio per raggiungere un sistema di alternanze. Un disegno purtroppo interrotto, non solo per Moro,  ma anche per Berlinguer. Qualcuno allora diceva “i tempi non sono maturi”, che tradotto dal politichese significa non “se ne deve far niente”.  E così è stato. Dal ’68 in poi la politica italiana ha iniziato un processo di allontanamento dai non lontani tempi della ricostruzione e del boom economico. DC e PCI si erano “integrati”, stante la divisione dei blocchi, in una formula semplice: noi governiamo e voi fate l’opposizione, per  poi passare all’incasso elettorale. Questa formula ha ingessato il sistema, facendo dell’Italia un paese anomalo fra le democrazie occidentali , con pochi vantaggi e molti pericoli. Uno interno: quello dei giovani e della crisi dei pensieri forti,il marxista, il liberale e di ispirazione cristiana. E il lungo sessantotto si è prolungato fino agli anni settanta, senza mai interrompersi, come era avvenuto in altri Paesi come Francia e Germania Federale. Dal sessantotto creativo, con fiammate di violenza subito spente, si è passati alla violenza “ideologizzata”, organizzata e clandestina. Fino alle Brigate Rosse. Con una interrotta scia di sangue. Conosciamo  i risultati. Ma non conosciamo come fu.  Angelo Sferrazza.

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Una iniziativa promossa dal Centro Studi G. Catti

Il “Centro Studi Giorgio Catti” dagli anni sessanta del ‘900 opera per salvaguardare e testimoniare la presenza delle diverse componenti del mondo cattolico nella Resistenza durante e dopo il fascismo, con particolare attenzione al contesto piemontese. A tale scopo ha promosso  e promuove varie iniziative (incontri, convegni, pubblicazioni, mostre, interventi nelle scuole) e conserva nella propria sede alcuni fondi archivistici e una biblioteca specializzata. Ultimamente sta provvedendo all’allestimento del sito internet. Lo scorso 21 ottobre, nell’ambito del progetto “Resistenza 70”, ha collaborato con l’Associazione da Lei presieduta e con l’Istituto Luigi Sturzo alla realizzazione del convegno torinese “Resistenza e radici spirituali dell’Unione Europea”.

Tra le iniziative programmate dal Centro Studi per l’anno in corso, particolare risalto assume la mostra che sarà allestita prossimamente a Torino, in concomitanza con il cinquantesimo anniversario di attività del Centro stesso. La mostra (di cui allego un primo opuscolo preparatorio) sarà ospitata presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (Piazza Carlo Alberto 5/A) dal 4 al 29 aprile 2017 e attingerà la relativa documentazione soprattutto dall’archivio del Centro Studi Giorgio Catti, la cui inventariazione sarà ultimata per l’occasione. Si rivolgerà in particolare al mondo della scuola e agli alunni degli ultimi anni delle scuole secondarie superiori e a studenti universitari e verrà messa successivamente a disposizione degli istituti scolastici interessati.

L’inaugurazione è fissata per martedì 4 aprile alle ore 10. Tra i presenti avremo l’onore di accogliere anche l’intervento della Signora Maria Romana Catti De Gasperi, presidente onorario del Centro Studi Giorgio Catti.

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15 Marzo 2017:sit-in a Roma

l 15 marzo 2017 alle ore 17e30 di fronte all’ambasciata della Repubblica di Lettonia in via G.B. Martini 13, le associazioni partigiane e combattentistiche, quelle dei deportati, degli internati militari e dei perseguitati, i rappresentanti dell’Opera Nomadi, hanno organizzato un sit-in per protestare contro le commemorazioni che ogni anno il 16 marzo si tengono nella città di Riga durante le quali si rende omaggio alla legione SS lettone. Le nostre associazioni hanno risposto all’appello lanciato dalla Federazione Internazionale dei Resistenti, il quale ha raccolto adesioni in tutta europa. Le manifestazioni di fronte alle ambasciate lettoni si terranno in molte capitali europee. Anche Roma farà la sua parte in questa mobilitazione antifascista internazionale, in quanto riteniamo che tali commemorazioni siano una mancanza di rispetto nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le sofferenze e le angherie perpetrate ai popoli europei dai nazifascisti. E’ inaccettabile che venga permesso lo svolgimento di tali manifestazioni. E’ vergognoso che le istituzioni lettoni non intervengano minimamente per impedire quella che è una vera e propria rievocazione e un chiaro tentativo di riabilitazione delle politiche nazifasciste.

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia CP Roma – Federazione Italiana Associazioni Partigiane Roma e Lazio – Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini sez. di Roma – Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti – Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti – Associazione Nazionale Ex Internati – Opera Nomadi.

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Un libro per Francesco Daveri

A chiusura della ricorrenza del settantesimo anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana, la nostra Sezione di Piacenza ha voluto rimarcare la necessità del recupero della Politica come elemento centrale del futuro del Paese. Per questo, oltre ad altre iniziative, assieme all’amico avv. Umberto Fantigrossi, hanno ripubblicato lo scorso 22 dicembre 2016 – con l’aggiunta di poche note – il libro che l’avvocato Luigi Donati aveva voluto dedicare nel 1955 al ricordo dell’amico avvocato Francesco Daveri, leader del Comitato di Liberazione nazionale di Piacenza in rappresentanza della Democrazia Cristiana, morto di stenti in un campo del lager di Mauthausen il 13 aprile 1945.
Invitiamo tutti a leggere il testo del libro, messo a disposizione anche in formato elettronico e liberamente scaricabile dal link:

Francesco Daveri

tre martiri da non dimenticare: cerimonia a Castano Primo

Domenica 26 febbraio scorso ricorreva il 72esimo anniversario della fucilazione di tre  giovani partigiani di Castano Primo (MI).

Il parroco don Piero Visconti durante l’omelia  ricordava l’importanza della memoria di chi ha tracciato la strada prima di noi e ha permesso alle generazioni future di vivere in un paese democratico.

Il corteo dalla parrocchia si è snodato verso il monumento ai caduti, dove alcuni oratori hanno parlato ricordando il sacrificio dei tre giovani Franco Griffanti, Franco Noè e Antonio Noè;

il sindaco Giuseppe Pignatiello, Carla Bianchi Iacono consigliere dell’ANPC, una insegnante della scuola elementare e due scolari.

La novità dell’intervento dei ragazzini della scuola di Castano Primo è stata indubbiamente pregnante; l’insegnante ha preparato i suoi scolari facendoli immedesimare nei tre martiri che, con la voce dei ragazzini hanno lasciato un monito alle generazioni future. Eccone un esempio:

“Sono Franco Griffanti e sono stato ucciso il 26 febbraio 1945. Alle generazioni future vorrei dire di non dimenticarmi affinché la memoria del mio sacrificio sia garanzia della vostra libertà.”

Un grazie particolare al nostro Consigliere Nazionale Carla Bianchi Iacono.

 

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