ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Commemorazione 25 Aprile della Divisione Cento Croci Anpc

Passo della Cappelletta del Monte Gottero

Un momento di raccoglimento da parte del Presidente di ANPC Tigullio Umberto Armanino e il Consigliere Riccardo Pagliettini innanzi al Monumento ai Caduti della Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci nella Battaglia del Gitterò. Il Trombettiere Elemire Figone ha reso solenne questo momento suonando il Silenzio. 

25 aprile Varese Ligure Orazione del Presidente ANPC Tigullio Umberto Armanino

Cittadini di Varese Ligure, autorità civili e militari, cari Amici delle Comunità dell’Alta Val di Vara e dell’Alta Val di Taro, un saluto a tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e di Volontariato. Essere qui oggi, in questo borgo e tra poco lassù al Passo del Cento Crocci, significa tornare alla sorgente della nostra Libertà. Varese Ligure, Albareto, Tornolo, non sono una piazza come le altre: sono i luoghi dove la parola “Resistenza” è diventata azione concreta già all’8 settembre 1943.

Qui non si è aspettato che la storia decidesse per noi. Qui, tra queste valli che uniscono la Liguria all’Emilia, uomini coraggiosi hanno capito subito che il silenzio sarebbe stato complicità. Parlo con l’emozione di chi porta nel sangue la storia delle Divisioni cattoliche Cento Croci e Val Taro, ma parlo soprattutto come storico, testimone ereditario di una terra che è stata il primo laboratorio di democrazia della nostra regione.

La presenza oggi di voi tutti, è la prova che i nostri monti non dividono, ma stringono legami indissolubili. Ottant’anni fa, la Val di Vara e la Val Taro divennero un’unica zona libera. I confini tra province sparirono davanti al dovere di difendere l’uomo.

L’Alta Val di Vara e La Val Taro sono state la culla del Reparto Sabotatori. Sotto la guida di uomini d’onore come il Comandante Richetto e Vitturin — entrambi fieri sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri — i nostri Padri, tra cui mio padre Armando e mio zio Lorenzo, hanno trasformato queste alture in una fortezza.

Dobbiamo ricordarlo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, Varese Ligure divenne il forziere sicuro per i macchinari della Fincantieri di Riva Trigoso. Nasconderli qui, tra la nostra gente, significò proteggere il lavoro di generazioni e il futuro delle nostre famiglie.

“E non dimentichiamo mai che il valore della Cento Croci è scritto nelle pagine più gloriose della storia militare europea e internazionale! 

Proprio in questi giorni di aprile, ottantuno anni fa, i nostri uomini partecipavano alla più grande delle battaglie mai affrontate dai Partigiani, quella della Sacca di Fornovo, l’ultima grande battaglia campale in Italia.

Sento ancora l’orgoglio nelle parole di chi c’era, come emerge dai diari di Armando Armanino e dai racconti dei nostri “vecchi”: i Partigiani Cristiani furono i primi a ricongiungersi con i soldati brasiliani della F.E.B. e con le truppe americane.— Insieme a loro, i ragazzi della Cento Croci e della Divisione Val Taro, a Comandante unico, il leggendario “Richetto”, contribuirono alla resa della 148ª Divisione tedesca: quindicimila soldati nemici, tedeschi, alpini, bersaglieri, camicie nere, che dovettero deporre le armi davanti al coraggio dei nostri reparti e alla forza degli Alleati. 

Tra i Priginieri italiani, figurano il Colonnello Vicelli (Comandande delle Brigate Nere), il Dott. Allegri e figlio, il Ten. Costi e il Comandante Gallo tristemente famoso nello spezzino e successivamente fucilato come criminale di guerra.

In quel fango, sotto la pioggia di Fornovo, nacque un’amicizia fraterna tra i nostri Partigiani e i reduci brasiliani, suggellata dalla stessa fede e dallo stesso desiderio di giustizia. Fu la dimostrazione definitiva che la nostra Resistenza era una forza organizzata, lucida e determinante per la fine della guerra. Non eravamo lì per caso: eravamo lì perché il dovere ci chiamava.”

Lassù, davanti a quel monumento che è il cuore della nostra identità, la scena scolpita nella pietra — il Cappellano che parla al Partigiano — ci ricorda chi siamo.

I nostri Cappellani storici, Don Costa e Don Canessa, Don Calindo  e Don Zanello, insegnavano che non si poteva combattere l’odio con altro odio. Insegnavano la “Morale”: restare puri, restare “veri uomini” anche nel cuore della battaglia. Era questa l’etica che portava i sabotatori a rispondere al grido di Vitturin: “W Dio!” dopo ogni missione.

Erano, come disse il Beato Teresio Olivelli, “Ribelli per Amore”. Non combattevano per una fazione, ma per la Patria e per quella Croce che Don Giovanni Battista Bobbio, Parroco di  Valletti scelse di non tradire, pagando con il martirio della fucilazione.

Ma il nostro legame con i Cappellani non è solo storia passata. Oggi, il nostro pensiero e la nostra preghiera salgono al cielo per Don Mario Perinetti, recentemente tornato alla Casa del Padre.

Dal 1980, Don Mario è stato la nostra anima, il Cappellano della nostra Associazione. Per oltre quarant’anni ci ha accompagnati in ogni commemorazione. È stato lui a prendere per mano decine dei nostri vecchi Partigiani nel loro ultimo viaggio, portando conforto alle nostre famiglie. Don Mario ha testimoniato ogni giorno quei valori di amore e libertà seminati sui monti. Se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche alla sua fedeltà.

Come Carabiniere in congedo, voglio ribadire che lo Stato non ha mai abbandonato queste valli perché è rimasto vivo nel giuramento dei suoi militari. Dai Carabinieri che salvarono vite dalla deportazione, ai sottufficiali come Richetto e Vitturin che guidarono la Cento Croci, l’Arma è stata il filo d’acciaio che ha tenuto insieme l’onore d’Italia.

Cittadini, il 25 Aprile è la festa di una comunità integrale. Portiamo nel cuore la preghiera di Olivelli: “Facci liberi nella verità”. Lavoriamo insieme perché questa Italia sia degna dei nostri morti, dei loro ideali,  unita, e fiera della sua storia .

VIVA LE DIVISIONI Cento Croci e Val Taro! VIVA L’ARMA DEI CARABINIERI! VIVA VARESE LIGURE, ALBARETO E TORNOLO e L’ITALIA LIBERA!

Il 25 aprile 2026 a Bergamo

Tante e prestigiose iniziative hanno celebrato il 25Aprile a Bergamo: convegni, mostre, documentazioni storiche, film tanto piu’ interessanti e ammirevoli per il coinvolgimento delle scuole e dei giovani. Da rilevare l’iniziativa degli studenti di una scuola d’arte/grafica che hanno scritto sui gradini della loro scuola 78 articoli della Costituzione ( piu’ vicini al loro essere uomini attivi) quale strumento quotidiano di riflessione civile per tutti coloro che frequenteranno la scuola. L’ANPC e’ stata presenza attiva in 3 celebrazioni.

A Bergamo citta’ purtroppo il bellissimo e pacifico corteo di 8000 persone e’stato “rovinato”  dalla presenza in piazza di contestatori incivili proPal che hanno disturbato in maniera assordate i discorsi degli oratori.

Il 25 aprile a Reggio Emilia

Anche in questo 25 aprile 2026 sono stati numerosi i luoghi e i momenti in cui la sezione reggiana di ANPC è stata presente.

Partendo dal corteo principale, quello del capoluogo, dove ANPC ha partecipato con il labaro e alcuni rappresentanti, fino ad arrivare a Correggio, con la bandiera portata dagli iscritti del territorio; poi Casalgrande e Cadelbosco di Sopra, dove due nostri iscritti hanno tenuto orazioni particolarmente apprezzate, e molti altri comuni in cui i tesserati ANPC hanno preso parte attivamente ai cortei. Una presenza, quella di ANPC, che anno dopo anno si diffonde sempre più nel territorio reggiano, in uno spirito di collaborazione con gli enti locali e le altre sigle partigiane, mantenendo fede allo spirito della Resistenza che ha animato i ribelli cristiani e che ancora oggi ricordiamo, cercando di attualizzarlo in un presente e in un futuro politicamente sempre più incerti.

Foto di Casalgrande

Foto Manifestazione di Reggio Emilia

“Il nostro 25 aprile” 2026 a Reggio Calabria

Incontro dell’Anpc al Museo del Bergamotto di  Reggio Calabria sul tema della “Resistenza taciuta delle donne partigiane e delle internate”. Con l’attivissimo Gianluca Tripodi, Presidente ANPC di Reggio Calabria, la delegazione del Consiglio Nazionale dell’Associazione. Quest’anno è stata scelta la meta di Rizziconi per il consuetto “pellegrinaggio de Il nostro 25 aprile”  al paese di Rizziconi, a 40 km di distanza da Reggio, dove il 6 settembre 1943 un bombardamento della divisione  Goering delle SS causo’ 17 morti, tra cui 7 bambini.

E’ stato ricordato il Parroco Don Francesco Riso, allora trentenne, che si prese cura dei 40 feriti che salvo’ insieme al medico Vincenzo Giuffre’ e alla infermiera Lisa Anastasi, nel sanatorio del paese. In provincia di Cosenza ci sono ancora alcune baracche del Campo fascista di Ferramonti di Tarsia, dove dal giugno1949 al 17 settembre 43 furono detenuti ebrei, oppositori politici, stranieri “indesiderabili” e militari. Il cappellano del campo Padre callisto Lopinot un francescano finse che si fosse diffusa una epidemia di febbre gialla che mise in fuga i tedeschi che erano in ritirara. Il campo fu sgombrato del tutto nel 1945. 

Una storia, quella delle sofferenze e della resistenza calabrese che merita di essere conosciuta e rispettata.

L’ANPC A RIZZICONI il 27 aprile 2026: MEMORIA E RESPONSABILITÀ NELL’80° DELLA REPUBBLICA

Il 27 aprile, il Consiglio Direttivo Nazionale dell’ANPC, guidato dalla Presidente Mariapia  Garavaglia, insieme a Silvia Costa, Cristina Olini, Luisa Ghidini, Gianfranco Noferi, Aladino Lombardi e Pino Strinati, ha reso omaggio ai Caduti del 6 settembre 1943 a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria.La delegazione si è recata prima al monumento, presso la stele che ricorda l’eccidio del 6 settembre 1943, per un momento di raccoglimento e la deposizione di una corona d’alloro. Alla cerimonia erano presenti il Sindaco, il Parroco, il Presidente dell’Associazione ANEI, gli studenti con i docenti e numerosi cittadini.

Successivamente, l’incontro è proseguito nella Sala del Consiglio Comunale, dove si è tenuto un momento di riflessione condivisa con i giovani. L’evento è stato organizzato dal Presidente Regionale ANPC, Gianluca Tripodi, a cui va il ringraziamento del Direttivo Nazionale per l’impegno profuso, l’ eccellente organizzazione e l’ accoglienza impeccabile ai partecipanti.

Nel suo intervento   la Presidente Mariapia Garavaglia ha ricordato il sacrificio delle vittime civili di Rizziconi, colpite pochi giorni prima dell’Armistizio: “Fare memoria davanti a quella stele non è un rito vuoto. Significa riconoscere che la libertà di cui godiamo oggi nasce da scelte difficili, da persone che hanno detto no alla violenza e alla sopraffazione”.

Rivolgendosi agli studenti, la Presidente ha poi legato il ricordo della Resistenza e della Liberazione alla responsabilità di oggi, nell’80° anniversario della Repubblica: “La Costituzione non è un documento del passato. È un compito per il presente. Essere responsabili oggi vuol dire difendere la democrazia ogni giorno: con lo studio, con il rispetto delle regole, con il coraggio di non voltarsi dall’altra parte di fronte all’ingiustizia. La Resistenza ci insegna che la libertà non è mai garantita per sempre, va custodita con azioni concrete, anche piccole, nella scuola, nel lavoro, nella vita di comunità”.

Garavaglia ha concluso ringraziando studenti e insegnanti: “Voi siete i custodi della memoria viva. Se saprete trasformare il ricordo in impegno civile, allora il sacrificio di chi ci ha preceduto non sarà stato vano. Questo è l’insegnamento che dobbiamo consegnare alle future generazioni”.

25 aprile 2026: Anpc Tigullio Discorso del Presidente Armanino Umberto al Passo del Cento Croci

Discorso al Monumento dei Partigiani Cristiani – Passo del Cento Croci

“Cari amici, autorità civili e militari, associazioni combattentistiche, Alpini di Varese Ligure e San Pietro Vara, sono qui oggi per portarvi un saluto che è prima di tutto un atto di fedeltà. Essere qui, innanzi a questo monumento, non è solo ricordare la storia delle Divisioni Cento Croci e Val Taro, ma è riaffermare l’anima cristiana che ha guidato i nostri Padri. Dal 1980, il nostro cammino quassù è stato illuminato da don Mario Perinetti. Il nostro ultimo cappellano ci ha accompagnato in ogni celebrazione del 25 aprile, e oggi è  in cielo con i nostri Padri e i nostri Cappellani a indicarci il cammino. Oggi lo ricordiamo con affetto e gratitudine, sentendo la sua voce ancora tra queste montagne.

Voglio invitarvi a guardare questo Trittico alle mie spalle. C’è un cappellano che fa la morale al Partigiano. In un tempo in cui la violenza sembrava l’unica lingua possibile, i nostri cappellani ricordavano ai ragazzi che si può combattere per la libertà senza odiare il nemico

Insegnava al partigiano a comportarsi bene, a restare cristiano anche di fronte al nemico, a non cedere alla vendetta. Gli diceva che la nostra battaglia era per la vita e per la dignità, mai per l’odio. Che questo monumento e il ricordo di don Mario, del Comandante Richetto continuino a ricordarci che la libertà è un dono prezioso, da custodire sempre e difendere.Viva i Partigiani Cristiani, Viva le Divisioni Cento Croci e Val Taro “

Il Trombettiere Elemire Figone, nipote del Comandante dei Sabotatori, ha reso questo momento ancora più solenne suonando il Silenzio.

25 Aprile 2026 – Festa della Liberazione a Ferrara

La cerimonia del 25 aprile 2026 a Ferrara è iniziata alle 10:00 con l’alzabandiera e gli onori militari sul sagrato della Cattedrale.

A seguire la deposizione di corone al sacrario dei caduti per la libertà alla Torre della Vittoria da parte delle autorità civili e politiche, delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma. La giornata del 25 aprile deve essere una giornata di festa, una giornata di riconciliazione, una giornata che mette in condivisione i valori della patria, i valori della resistenza contro il nazifascismo” ha affermato successivamente Francesco Bertelli (ANPC Ferrara) anche nome delle associazioni combattentistiche e d’arma. “Questa festa rappresenta per i giovani un momento importante e un’occasione per rendere Ferrara ancora più bella. Oggi la Repubblica celebra un sentimento di libertà che costituisce il pilastro della nostra identità” ha continuato Bertelli, ricordando come – dopo gli anni della dittatura – l’Italia abbia trovato il riscatto e l’unità con le forze democratiche europee che si contrapposero al nazifascismo, contribuendo alla costruzione di una “società basata sulla democrazia, che essa stessa si impegna ancora oggi a difendere e salvaguardare”.

Il 25 aprile 2026 a Roma nel Parco Schuster e a Forte Bravetta

Anche quest’anno a Roma si festeggia il 25 aprile con un palco nel Parco Schuster di fronte alla abbazia di San Paolo a lui intitolata. Il cardinal Schuster, prima abate di San Paolo fuori le Mura e poi inviato a Milano, affidò a Carlo Bianchi (che sarà fucilato a Fossoli) la guida della Carità del Cardinale. Nel 1938 si espresse contro le leggi razziste che considerava ispirate a una ideologia che considerava neo pagana. Schuster affermò, riferito ai capi del regime fascista: “Così vogliono, per esempio, che la Chiesa cattolica faccia opera esclusivamente religiosa e si astenga assolutamente dalla politica, ma non riflettono che, come l’anima umana, pur essendo spirituale, è la forma sostanziale del corpo umano e può operare solo col corpo, così anche la Fede cattolica non può esplicarsi che nel cittadino, il Civis Italicus, e dentro la polis». Lo ricordiamo in questo 25 aprile.

Per l’Anpc presenti la Vicepresidnete Nazionale Silvia Costa ed il Consigliere Nazionale Gianfranco Noferi con il Medagliere associativo.

Il pomeriggio alle ore 15:00 presso Forte Bravetta un momento dedicato alla memoria della Liberazione legata al tema della cittadinanza femminile: l’incontro dedicato agli 80 anni dal primo voto delle donne in Italia, con la presentazione del libro “Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia” e la partecipazione di Livia Turco, della vicepresidente del Municipio Alessia Salmoni, dell’assessora municipale alle Politiche culturali e Pari opportunità Gioia Farnocchia, dell’assessora alle Politiche educative e scolastiche Maria Stella Squillace e della presidente della Commissione municipale Pari opportunità Silvia Tomassetti.

Il Consigliere Nazionale Gianfranco Noferi ha tenuto un interventosulla importanza dlele donne nella Resistenza e nei lavori della Assemblea Costituente. Presente anche il socio Giuseppe Di Fede.

ANPC Tigullio, intervento per le celebrazioni del 25 aprile a Sestri Levante da parte del Presidente Armanino Umberto e On. Luca Squeri A.N.P.C.Nazionale

A.N.P.C.Tigullio Discorso del Presidente Armanino Umberto in occasione delle celebrazioni del 25 APRILE – SESTRI LEVANTE 24-04-2026 – Piazza Matteotti.

“Carissimi Cittadini, Autorità civili e militari, amici. Carissimo Sindaco Francesco Solinas, Assessori, Consiglieri e un saluto carico di stima e fratellanza a tutte le Associazioni Combattentistiche qui presenti, d’Arma e di Volontariato. La Vostra storia e il vostro servizio sono il pilastro su cui poggia la nostra Patria; la vostra presenza qui oggi onora la memoria di chi ha combattuto e ci ricorda che la fedeltà alle istituzioni è il primo dovere di ogni uomo libero.Questa sera, non siamo qui per compiere un semplice rito. Siamo qui per restituire a questa piazza e a questa città una verità storica integrale una memoria che per troppo tempo è stata raccontata con una voce sola, come se la Libertà avesse avuto un unico colore o un unico proprietario.

Celebrare il 25 Aprile oggi, in questa Sestri Levante significa onorare il sacrificio di chi ha combattuto senza pretendere in cambio, il diritto di monopolizzare il pensiero degli altri.

Parlo a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani Sezione Tigullio, ma parlo soprattutto, come figlio, nipote, erede di uomini che hanno vissuto il fango, la fame e il gelo tra i monti della nostra terra; i Partigiani Cattolici. Parlo come un Carabiniere, in congedo, ma che ha giurato fedeltà assoluta allo Stato e sono fiero di ricordare che, la nostra Resistenza, quella delle Divisioni Cattoliche quali anche le Divisioni Cento Croci e Val Taro, non nacque dal desiderio di sovvertire l’ordine, ma dal bisogno profondo di restaurarlo.

Fu guidata da uomini d’onore come il Comandante Salvestri Federico, sicuramente più ricordato col nome di battaglia “Richetto”, e come diceva il nostro Cappellano Don Mario Perinetti, “ Forgiato Alla Scuola Dell’Arma”, e il comandante dei sabotatori Vitturin e molti altri.

Lo chiamavano “Vitturin de W Diu” perché dopo ogni morale dei Cappellani prima della missione, rispondeva sempre, a voce ferma: “W Dio” il nostro Amico Partigiano Figone Giuseppe. Erano entrambi sottufficiali dell’Arma. Uomini che non cercavano l’ideologia, ma la Patria,– la Legge– e la dignità dell’uomo.

Ma cosa spingeva un giovane, allora, a lasciare tutto per rischiare la vita? Cari Amici, non era solo un calcolo politico. Era una scelta di coscienza.

In questo, il ruolo dei nostri Cappellani fu decisivo e monumentale. Penso a Don Giovanni Battista Costa, a Don Luigi Canessa, a Don Calindo, Don Zanello. Loro non erano sui monti solo per amministrare i sacramenti; erano le bussole morali dei nostri Padri.

Chiunque di voi sia salito al monumento al Passo del Cento Croci, avrà visto quella scena scolpita nella pietra che è il cuore della nostra identità: il Cappellano che parla al Partigiano inginocchiato, in raccoglimento prima della missione. Quella, non è una semplice benedizione religiosa. È il passaggio della “Morale”.

Il Cappellano, ricordava al combattente che, anche nella necessità della lotta armata, non si doveva MAI cedere all’odio. Diceva loro: “Combattete per la libertà, ma restate puri; non diventate come coloro che combattete”. Essere Partigiani Cristiani significava restare umani nell’orrore.

È l’etica che ha portato Don Giovanni Battista Bobbio, parroco di Valletti, al martirio fucilato perché scelse il silenzio della Croce invece del tradimento!!! Provate a immedesimarvi in questa circostanza! Fucilato perché scelse il silenzio della Croce invece del tradimento!

Questa è la nostra nobiltà: una forza che non nasce dalla violenza, ma dalla fede nei valori eterni. “Non dobbiamo poi dimenticare il ruolo fondamentale che l’Arma dei Carabinieri ebbe proprio qui, nel cuore di Sestri Levante. In quei mesi bui, il Comandante della Stazione e i suoi uomini non abbandonarono la popolazione. Restarono al loro posto, rischiando tutto per fare da scudo tra i cittadini e la barbarie. Grazie a loro, molte vite furono salvate dalla deportazione e dalla fucilazione!

Mi raccontò più volte l’amico Angelo Rossignotti che nel febbraio del ’44, dodici cittadini sestresi finirono nel mandato di cattura delle SS perché non volevano piegarsi al fascismo. I Carabinieri della Locale Stazione rischiarono tutto per avvertirli: riuscirono a convincerne nove a non ripresentarsi, salvando loro la vita. Ma tre di loro non intesero il pericolo o non fecero in tempo e il giorno dopo si ripresentarono e trovarono le SS ad attenderli in ufficio. Arnaldo Terzi, Dante Sedini e Giacomo Campodonico furono deportati e morirono nei campi di sterminio nazisti. I loro nomi sono oggi scolpiti nelle nostre strade, ma il loro sacrificio è scolpito nel nostro dovere di non dimenticare.

Fu esattamente questa stessa etica del dovere lo spirito di chi non si piega che portò molti altri militari dell’Arma a salire sui monti per unirsi alle Divisioni cattoliche come la Cento Croci.

A loro va il nostro applauso più sentito: perché lo Stato NON HA MAI smesso di esistere dove c’era un Carabiniere fedele al suo giuramento!”. Mio padre Armando e mio zio Lorenzo, nel Reparto Sabotatori, non portavano il fazzoletto rosso. “Mi proteggeva la Madonna, la mamma di Gesù”, mi ripeteva mio Padre nei suoi racconti.

Loro, come tanti altri, erano i “Ribelli per Amore” sì, Ribelli per Amore! Difendevano questa terra con le armi, ma anche con l’intelligenza e con il cuore! 

Vedo qui tante bandiere dei sindacati… 

Ricordiamolo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, furono i Partigiani Cattolici della Divisione Cento Croci a nascondere una parte dei macchinari della Fincantieri a Varese Ligure proteggendo il lavoro di generazioni e il futuro economico delle nostre famiglie!

Facendo poi saltare i ponti, come quello qui vicino in Località Casali, tra Casarza L. e Castiglione C., per impedire il transito dei tedeschi, proteggevano non solo i macchinari, ma l’anima stessa della Comunità di Sestri Levante.

Oggi, con l’Amministrazione del Sindaco Francesco Solinas, Sestri Levante dimostra che si può essere uniti senza essere uniformi.

La democrazia è partecipazione, non esclusione. Il 25 Aprile è di tutti: è dei cattolici, dei garibaldini, dei militari, degli operai è di chiunque creda che la libertà sia un dono da custodire e non una bandiera da agitare contro l’avversario.

Per suggellare questo impegno, voglio farvi partecipi delle parole che i nostri Padri mormoravano nelle notti d’attesa, quelle scritte dal Beato Teresio Olivelli durante la prigionia.

“parole che oggi dedico a tutti voi, ma soprattutto ai giovani di Sestri Levante: per una Italia che sia degna dei nostri morti e dove nessuno sia schiavo, ma dove ognuno sia fratello!” Lavoriamo quindi insieme, affinché questa “libertà nella verità” sia la bussola del nostro futuro. W LE DIVISIONI CATTOLICHE! W I PARTIGIANI! W L’ARMA DEI CARABINIERI, SESTRI LEVANTE e L’ITALIA LIBERA

La Preghiera dei Ribelle, scritta dal Beato Teresio Olivelli durante la sua prigionia nei campi di concentramento nazisti. 

«Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele, che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione. «Dio che sei la Verità e la Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura. Noi ti preghiamo, Signore. «Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria; sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nella amarezza. Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti. «Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. «Se cadremo fa che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità. «Tu che dicesti: “Io sono la risurrezione e la vita”, rendi all’Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie. «Sui monti ventosi e sulle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che solo tu sai dare. «Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi “ribelli per amore”».

Riflessioni dell’Oratore Ufficiale On.Luca Squeri .di A.N.P.C. Nazionale

L’on. Luca Squeri è intervenuto, richiamando la propria storia familiare legata alla Resistenza. Dopo aver sottolineato il dovere di trasmettere i valori autentici della lotta di Liberazione, ha citato un noto intervento di Luciano Violante che, da presidente della Camera, invitava a comprendere, pur senza indebite equiparazioni, anche le ragioni storiche di chi si schierò dalla parte opposta. Per on. Squeri il 25 aprile deve essere una festa unificante, patrimonio di tutti, che celebra la libertà e il ruolo della Resistenza nella nascita della Costituzione italiana.

25 aprile 2026: Mattarella all’Altare della Patria

In occasione dell’81° anniversario della Liberazione, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio al Monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria. Il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha passato in rassegna il reparto d’onore schierato con Bandiera e banda, e ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Erano presenti le più alte cariche dello Stato, i Vertici militari e le autorità locali.

Per l’Anpc erano presenti l’Alfiere Lucia Scagnoli con il Medagliere dell’Associazione ed il Consigliere Aladino Lombardi.

25 aprile 2026

La Festa Nazionale della Liberazione quest’anno è la più diversa da quando è stata celebrata per la prima volta nel 1946. Dopo ottanta anni di pace in Europa dobbiamo constatare che in alcune parti del nostro continente si sta combattendo ancora in armi come in Ucraina, o attraverso le elezioni,  perché si possano sconfiggere quegli attacchi alla democrazia per la cui conquista generazioni di giovani, cittadini donne, sacerdoti e religiosi hanno speso la vita. Perciò la presenza nelle piazze in questo 25 aprile ci chiede, se possibile, ancora maggior testimonianza. Dobbiamo alla Resistenza una gratitudine che si esprima con la più convinta difesa di quel prezioso dono che ci è stato tramandato: la libertà.
Assistiamo alla contraddizione più disumana, far valere la forza della forza, invece del diritto e del dialogo. Vogliamo assumere i continui richiami di Papa Leone a disarmare le parole e gli atti di odio come criterio del nostro agire. 
Dobbiamo stimolare la partecipazione politica fatta di confronto e dialogo perché nella difesa dei principi sanciti nella Costituzione, risultato della Resistenza, siamo costruttori di pace.

Buon 25 Aprile!

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