ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

80 anni di voto alle donne, ma l’IA non conosce le “madri costituenti”

“Solo” 21 donne su 556 eletti all’Assemblea che scrisse la nostra Costituzione, ma furono capaci con la loro chiarezza di idee di portare una vera rivoluzione nella politica italiana. Ricordarle serve anche a far capire agli algoritmi che hanno ancora molto da imparare (e naturalmente non è solo responsabilità loro…).

Fortunatamente il voto a suffragio universale, che ha visto per la prima volta le donne votare sia col diritto a eleggere che a essere elette è coinciso con l’ottantesimo anniversario della Costituente. Le donne non sono ancora dopo ottanta anni del tutto soggetti da valorizzare compiutamente come ho sperimentato con l’IA che, non essendo stata “istruita” sulle donne costituenti, non ha avuto niente da dire in merito. L’ho interrogata su Maria Agamben Federici, protagonista nei dibattiti durante la preparazione della Costituzione, una delle cinque donne presenti nella Commissione dei 75. Non pervenuta.

Eppure le 21 Madri Costituenti, che personalmente definisco Madri della Patria, sono state decisive nella formulazione finale degli articoli che riguardano la parità di genere, “di fatto” (articolo 3), senza nessuna possibilità di distinzione, con il diritto al lavoro delle donne e la conseguente parità di retribuzione a parità di lavoro. L’articolo 51 ha visto il protagonismo speciale di Maria Federici, mentre Angela Gotelli si è dedicata soprattutto ai temi dell’istruzione. Tutte ugualmente impegnate sulla famiglia, Nilde Iotti sulla della dignità della donna insieme a Lina Merlin titolare della rivoluzionaria proposta di “liberazione” della donna.

Cingolani fu la prima donna nella nostra storia a prendere la parola in Aula.

Penso sia un grato omaggio a quelle donne ricordare parte di quel discorso, dal verbale della seduta 1 ottobre 1946: «Non si tema, per questo nostro intervento, quasi un ritorno a un rinnovato matriarcato, seppur mai è esistito! Abbiamo troppo fiuto politico per aspirare a ciò; comunque peggio di quel che nel passato hanno saputo fare gli uomini noi certo non riusciremo mai a fare! Noi dunque vogliamo essere forza viva di ricostruzione morale, e materiale: e possiamo farlo perché siamo, tutte, lavoratrici: sappiamo tutte l’oscuro sacrificio, lieto sacrificio del lavoro per la famiglia, per i nostri sposi, per i nostri figli: molte fra noi hanno sopportato, talvolta con ignorato eroismo, il morso e il peso della persecuzione nelle proprie carni e in quelle dei propri cari, piaghe spesso più cocenti di quelle inferte nel conquistare il sudato pane, molte nelle officine, nei campi, negli uffici, nell’insegnamento, nelle libere professioni hanno raggiunto una virilità di resistenza al male e di capacità di recupero da meravigliare chi non conosca la donna italiana. Il fascismo ha tentato di abbrutirci con la cosiddetta politica demografica considerandoci unicamente come fattrici di servi e di sgherri, sicché un nauseante sentore di stalla avrebbe dovuto dominare la vita familiare italiana. La nostra lotta contro la tirannide tramontata nel fango e nel sangue ha avuto un movente eminentemente morale… (vivi applausi, si ride)».

Perfetta descrizione della violenza pubblica (malavita nelle manifestazioni del regime) che si traduce in violenza , malavita privata nella vita familiare. L’odore di stalla messo nella vita familiare dalla politica demografica. Sfotte gli uomini e li fa anche ridere prendendoli in giro. E la immaginiamo nell’Aula piena di uomini, la gran parte dei quali nati nell’Ottocento…

Un discorso anche più forte sul diritto al lavoro fu pronunciato da Maria Federici, rievocando le comuni lotte con gli uomini, lavorando e soffrendo fianco a fianco. Nell’attesa di trovare al di fuori dei resoconti parlamentari i loro discorsi, mi piace citare, in un momento di grande sfiducia nella politica, le esortazioni di Federici, fondatrice del Comitato italiano femminile (Cif), a non disertare le urne. Scrisse a tutte le socie del Cif una importante lettera contro l’astensionismo: quello legato al quieto vivere, con il non interessarsi; quello “paternalistico” (ancora!) suggerito da uomini, mariti,ecc. La differenza fra Udi (Unione donne italiane), direttamente collegata al Partito comunista, e il Cif fu nell’obiettivo – perseguito tanto da farne una sua dote caratteristica – di non renderlo cinghia di trasmissione nemmeno della Dc. La fondazione del Cif fu benedetta da papa Pio XII, che pure incoraggiò il voto femminile.

Possiamo immaginare la difficoltà a spiegare come votare, non solo per le donne in un tempo di analfabetismo, distruzione materiale delle strutture e morale delle persone uscite dalla guerra.

Ventuno donne in un’assemblea di 556 eletti fecero davvero una rivoluzione culturale. E noi oggi possiamo forse essere così estranei a diritti conquistati – non solo simbolicamente – anche col sangue? Purtroppo molti dei diritti scolpiti nella Costituzione, soprattutto sul versante femminile, devono ancora trovare la strada.

Maria Federici si batté affinché il lavoro femminile fosse riconosciuto come strumento di indipendenza e non sottomesso a trattamenti economici di ripiego. Discutendo quello che divenne l’articolo 51 della Costituzione («Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge»), si chiese se in futuro la formulazione di quell’articolo avrebbe fatto ridere in quanto, ovviamente, la parità di accesso al lavoro sarebbe stata raggiunta da tempo: «Da qui a pochi anni noi – disse – noi dovremo perfino meravigliarci di aver dovuto sancire nella Carta costituzionale che a due lavoratori di diverso sesso, ma che compiono lo stesso lavoro, spetta un’uguale retribuzione». Che ottimista!

Un articolo di Mariapia Garavaglia pubblicato su l’Avvenire (https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/80-anni-di-voto-alle-donne-ma-lia-non-conosce-le-madri-costituenti_109383)

Comunicato stampa dalla Toscana su Matteotti

Nota congiunta dalle due associazioni di partigiani con Diapason ed Elena Matteotti
POGGIO A CAIANO: SCONCERTO E AMAREZZA PER LA BOCCIATURA SU GIACOMO MATTEOTTI
Bocciato dalla maggioranza di destra un documento che chiedeva di sostenere la proposta tesa a istituire il 10 giugno la giornata nazionale per le vittime del fascismo

Poggio a Caiano, 28 maggio 2026 – “Profondo sconcerto per la bocciatura, nel Consiglio Comunale di Poggio a Caiano, della mozione che puntava a sostenere una proposta su Giacomo Matteotti: istituire il 10 giugno, giorno dell’assassinio del leader socialista, una giornata nazionale in ricordo delle vittime del fascismo”. Così, dal Poggio, in un documento, due associazioni di partigiani (ANPI e ANPC) insieme all’associazione culturale Diapason. Ha aderito Elena Matteotti, nipote di Giacomo, che nelle scorse settimane, invitata al Poggio proprio da Diapason, tenne un commosso ricordo del nonno invitando a tenere sempre alta l’attenzione.

“Prendiamo atto con sconcerto e costernazione – scrivono Angela Rivello per l’ANPI pratese, Marco Martini per l’associazione partigiani cristiani, Francesca Banchini per Diapason ed Elena Matteotti – che la maggioranza consiliare poggese ha bocciato la mozione della opposizione e lo ha fatto con motivazioni che ci lasciano attoniti”.

Il documento congiunto, che i firmatari hanno inviato al sindaco Palandri e ai capigruppo consiliari, esce a poche ore dalla inaugurazione, nella Camera dei Deputati, di una targa sullo scranno parlamentare da cui Matteotti pronunciò il discorso di denuncia che gli sarebbe costato la vita: il discorso, tenuto il 30 maggio 1924, contro i brogli elettorali messi in atto dal fascismo.

“Sostenere che si debbano ricordare non solo le vittime del fascismo ma di tutte le dittature e che già esiste una giornata europea contro i totalitarismi – scrive il documento citando la motivazione usata dalla destra poggese per bocciare la mozione – significa negare la specificità della storia italiana e svuotare di significato la memoria di ciò che il fascismo ha rappresentato per l’Italia”.

Matteotti – prosegue il testo – non è e non deve essere una figura divisiva: è patrimonio dell’intera nazione, simbolo di coraggio civile e di difesa della democrazia. Dovrebbe vederci tutti uniti perché il fascismo non è un’opinione ma un reato (cit. Sandro Pertini) e perché l’antifascismo non è bandiera di parte ma terreno comune su cui si fonda la nostra Repubblica. Il Consiglio Comunale di Poggio a Caiano ha perso un’occasione importante e noi non possiamo che dirci profondamente amareggiati”.

Mauro Banchini
Per conto associazione Diapason, ANPC, ANPI

4 giugno 2026: 82° anniversario della Liberazione di Roma

Il 4 giugno 1944 Roma è libera! La liberazione dal nazifascismo di Roma rappresenta uno degli eventi più importanti della fase conclusiva della Seconda guerra mondiale. Dopo mesi di combattimenti le truppe anglo-americane entrano nella capitale italiana, ponendo fine all’occupazione nazista della Città iniziata nel settembre 1943. Alle 23.15 del 3 giugno 1944, dai microfoni di Radio Londra viene pronunciata la parola in codice “elefante”: il messaggio che preannunciava l’imminente liberazione di Roma. Nelle prime ore del 4 giugno, i reparti americani fanno il loro ingresso nella città passando dall’Appia e dalla Casilina, mentre le forze tedesche si ritirano dalla zona di Ponte Milvio e dai quartieri settentrionali.

Il programma delle cerimonie che si sono svolte nella giornata odierna:

ore 9.00 – Aiuola di San Pietro in Carcere, deposizione di una corona di alloro presso la lapide in memoria di tutti i Caduti della Campagna d’Italia;

ore 9.45 – Porta San Paolo, deposizione di una corona di alloro presso la lapide in memoria dei Caduti italiani e stranieri, civili e militari, per la difesa di Roma ;

ore 10.30 – Parco dei Martiri di Forte Bravetta, Via di Bravetta 744, deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa, appello dei Martiri e interventi delle Autorità;

ore 12.00 – Sacrario dei Martiri, Via Labranca nei pressi del civico n. 65 (Via Cassia Km. 14,200), deposizione di una corona di alloro presso la lapide in ricordo dell’Eccidio de La Storta.

Per l’Anpc erano presenti l’Alfiere Lucia Scagnoli con il Medagliere ed il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

13 giugno 2026 a Sesto San Giovanni: “Essere cittadine. La conquista del voto e il valore della rappresentanza femminile”.

Il 2 giugno 2026 a Bergamo

La Cerimonia è iniziata nel cortile di Palazzo Frizzoni con la deposizione della Corona d’Alloro alla lapide che ricorda i bergamaschi che fecero parte della Costituente proprio 80 anni fa: Antonio Cavalli, Carlo Cremaschi, Giuseppe Belotti e Rodolfo Vicentini. La Cerimonia si è poi spostata in Piazza Vittorio Veneto, presente uno schieramento delle Forze Armate che ha reso gli Onori al Prefetto di Bergamo Luca Rotondi, il quale, ha letto il Messaggio del Presidente dellla Repubblica Sergio Mattarella e conferimento delle Onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica. Tutti i presenti, molti cittadini assiepati oltre le transenne, hanno cantato l’Inno degli Italiani suonato dalla Banca di Gazzaniga. Dall’alto della Torre dei Caduti i Vigili del Fuoco del Comando di Bergamo hanno dispiegato il Tricolore. Molti i Sindaci presenti con i relativi Gonfaloni e le Associazioni d’Arma e Partigiane assieme a molte altre Autorità Civili e Militari. Si sono svolti nella giornata vari spettacoli dedicati al contributo delle donne.

L’Anpc di Bergamo presente alla cerimonia con una sua delegazione.

2 giugno 2026: i festeggiamenti ai Fori Imperiali

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, ha reso omaggio al monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma in ricordo di tutti i militari e i civili che hanno servito e servono lo Stato con impegno ed abnegazione. Alla cerimonia erano presenti le massime Autorità civili e militari ed i rappresentanti delle Associaizoni Combattentistiche e Partigiane. Il momento è stato celebrato, come da tradizione, dalle note dell’Inno Nazionale e dal sorvolo delle Frecce Tricolori. Per l’Anpc hanno sfilato nella parata l’Alfiere Lucia Scagnoli con il Medagliere e il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

2 giugno 2026: Ottantesimo della Repubblica

Buona festa della Repubblica e un ringraziamento a tutte le donne che hanno contribuito a fare crescere la democrazia.
ANPC è impegnata a promuovere la storia di tutte le italiane e gli Italiani che hanno costruito la democrazia e scelto la Repubblica. A quei patrioti e patriote dobbiamo non solo il grato ricordo ma la testimonianza di un impegno a far “fiorire i fiori” delle promesse affidate alla nostra Costituzione. La parità dei diritti, il lavoro degno e retribuito con giustizia, la tutela della famiglia, della salute, la scelta della pace attraverso la partecipazione sono guida di una vita spesa per il bene comune.
ANPC si associa a tutte le istanze che ai diversi livelli e in ogni sede istituzionale o associativa promuovono i più alti valori di solidarietà e di impegno democratico.

The European People

Segnaliamo questa bella iniziativa.

Il Manifesto Under 15 realizzato dagli studenti dell’Istituto Parini di Lecco

Video Memorial Bike Tour 2026 su: www.instagram.com/reel/DZCXOJWu5h4/

Serata sulla Repubblica – 11 giugno 2026

In occasione della Festa della Repubblica, a Cassano d’adda, conil Circolo Acli e la Fondazione Ambrosianeum, abbiamo organizzato una serata dal titolo “Chi ha costruito la Repubblica? e chi tiene insieme oggi la Repubblica?

Cambio data ⚠️

La serata

🇮🇹 “Chi ha costruito la Repubblica?”

prevista per giovedì 4 giugno è rinviata a:

     *Giovedì 11 giugno 2026*

🕘 Ore 21:00

📍 Salone Biblioteca Cassano d’Adda – via Dante 4

Con Fabio Pizzul, Savino Pezzotta, Delfina Colombo e Vittorio Caglio.

Grazie a tutti e ci vediamo l’11 giugno!

Donne, Resistenza, Costituzione. Il 4 giugno 2026 a Reggio Emilia

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