In ricordo di Don Tonino Bello (20 aprile 1993 – 20 aprile 2026)
Oggi ricordiamo il “Vescovo della pace” nel giorno del suo incontro con il Padre. Don Tonino ci ha insegnato che la fede non è un rifugio, ma una spinta a stare sulla strada, accanto agli ultimi. Ci piace ricordarlo con le sue stesse parole, che sembrano scritte per noi oggi: “Non abbiate paura della trasparenza. Non abbiate paura della povertà. Non abbiate paura della croce. Non abbiate paura di essere testimoni di speranza!”. Che il suo esempio di “Chiesa del grembiule” continui a ispirare la nostra comunità a vivere un Vangelo fatto di gesti concreti e di accoglienza. Don Tonino, prega per noi.
25 Aprile a Lugagnano nella montagna piacentina presidiata durante la Resistenza dalla Divisone Val d’Arda del comandante cattolico Giuseppe Prati; l’orazione ufficiale è svolta da Luca Quintavalla, consigliere regionale, iscritto ANPC.
Laura Bianchini nasce il 23 agosto 1903 a Castenedolo, in provincia di Brescia. Dopo la scuola magistrale completa gli studi all’Università Cattolica di Milano laureandosi in Pedagogia nel 1928. A questo periodo risale la militanza nell’associazionismo cattolico: Gioventù femminile (Gf), Azione cattolica (Ac) e nella Fuci. Siamo tra le due guerre, anni che si caratterizzano per la difficile convivenza tra i cattolici e il regime fascista determinato nel blindare il monopolio educativo dei giovani.
La formazione Grazie ai padri Carlo Manziana e Giulio Bevilacqua, dell’oratorio bresciano dei padri della Pace, la giovane Bianchini affina la formazione etico-civile alternativa alla pedagogia totalitaria del fascismo. Padre Paolo Carasena, vice assistente della Gf, accompagna la giovane da una posizione “afascista” a un radicale antifascismo. A Brescia diventa assidua collaboratrice della rivista La Scuola, coautrice di libri di lettura per la scuola elementare (Bontà) e di antologie per la scuola media (Il focolare). Collabora con la casa editrice Morcelliana. Dal settembre ’45 si attiva per tessere le relazioni romane con esponenti di spicco del mondo teologico a sostegno della nascente rivista Humanitas.
Come giovane cattolica si impegna nell’ambito dell’educazione sociale con l’obiettivo di tradurre i principi evangelici nella vita quotidiana e sociale. Nel convegno del Movimento laureati (4-6 gennaio 1942), interviene con la relazione L’educazione al senso sociale dove l’argomentazione si poneva su un crinale antitotalitario, quindi implicitamente antifascista. Nel luglio 1943 fa parte del gruppo che a Camaldoli riflette sull’impegno sociale che i cattolici avrebbero dovuto assumere dopo la caduta del fascismo, nella forma di un codice etico per la nuova classe dirigente cattolica (il noto Codice di Camaldoli).
La Resistenza Nell’estate 1943 Laura Bianchini partecipa alla Resistenza bresciana. Nella sua casa ospita le prime riunioni del CLN di Brescia e la tipografia del giornale clandestino Brescia libera. Una adesione più consapevole scatta con l’adesione alle Fiamme verdi, formazioni partigiani apartitiche di ispirazione cristiana. Queste bande partigiane sono animate dal ribellismo per amore ispirate da Teresio Olivelli e Carlo Bianchi.
Ricercata dalla questura, Laura Bianchini trova rifugio a Milano nell’Istituto Palazzolo per anziani (Madre Donata Castrezzati). Dal comando delle Fiamme verdi riceve l’incarico di coordinare la stampa clandestina di il Ribelle e l’assistenza dei perseguitati politici ed ebrei in fuga per la Svizzera. Nella clandestinità milanese maturano i primi incarichi nella nascente Democrazia cristiana (DC). Nell’aprile 1944 viene nominata nell’esecutivo ristretto della DC settentrionale. Insieme a Mentasti, Marazza e Giacchi entra nel Comitato di liberazione nazionale alta Italia (Clnai) con il mandato di organizzare gruppi femminili nella DC. Laura Bianchini riesce a conciliare le molte attività di soccorso con l’elaborazione di undici articoli pubblicati sul giornale clandestino delle Fiamme verdi il Ribelle (tiratura 15.000 copie) voluto da Teresio Olivelli e Carlo Bianchi. Tra giugno ’44 e febbraio ’45, con diversi pseudonimi (Don Chisciotte, Penelope, Battista), Laura Bianchini firma undici articoli dai quali emerge una straordinaria e intensa ricchezza di motivi spirituali, unita ad una profonda e convinta laicità.
Ripercorrendo questi articoli si possono individuare gli elementi portanti di una tensione educativa volta alla edificazione di una pace profonda, duratura, e un impegno condiviso con altri democratici cattolici che, su diversi fronti, avrebbero contribuito alla ricostruzione morale dell’intero paese sopra le ceneri del fascismo.
L’articolo Verso nuovi fascismi? -pubblicato l’11 novembre 1944 – si conclude con un interrogativo profetico anche per l’oggi. “Chi può negare che non sia sospesa nel mondo una tentazione di fascismo?”. Partendo dalla constatazione che “vi è nel mondo una minaccia e una tentazione fascista a cui sarà impossibile sfuggire se gli uomini non ne prenderanno a tempo coscienza”.
Dopo la guerra Il battesimo con la politica avviene nel settembre 1945. La DC propone Laura Bianchini come consultrice nei lavori della Consulta nazionale dove partecipa come segretaria nella Commissione istruzioni e belle arti. Per le dodici consultrici, insieme a 304 componenti, per la prima volta nella storia d’Italia unita, le donne presero parte a una assemblea legislativa, sebbene ancora non elettiva.
Dopo la nomina, il padre spirituale Caresana, per Laura Bianchini trova una sistemazione abitativa a Roma, con lei anche Angela Gottelli. Dopo l’elezione dell’Assemblea Costituente si aggiungono altri componenti della fraternità spirituale nota come la “Comunità del porcellino”: Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira e altri. Laura Bianchini svolse un ruolo significativo nel Movimento femminile della DC. Al primo congresso romano, febbraio 1946, tiene una relazione sulla libertà di stampa. Nell’aprile 1946 eletta nella Direzione della DC. Viene candidata all’Assemblea Costituente in quanto riconosciuta esponente dell’Azione cattolica.
Nell’esiguo ma, sul piano storico, estremamente significativo gruppo delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946, su 556 deputati, nove sono del gruppo della DC: Maria Agamben, Laura Bianchini (30.176 voti), Elsa Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Angela Gotelli, Angela Guida, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio. Quasi tutte provengono dalla Gioventù femminile di Ac. Alla Costituente Laura Bianchini aderisce alla corrente cristiano sociale di Dossetti, che cercava di impegnare la DC nella costruzione di una democrazia sostanziale radicata nell’antifascismo e nell’impegno sociale. Il 21 aprile 1947 all’Assemblea generale Laura Bianchini tiene un discorso significativo a favore del pluralismo scolastico ed educativo.
Il 18 aprile 1948 candidata nel collegio elettorale di Brescia-Bergamo, viene eletta nel Parlamento italiano con 45.628 voti, pari al 39, 76% del totale delle preferenze DC. Membro della Commissione istruzione della Camera e della Commissione nazionale d’inchiesta per la riforma della scuola. Al Parlamento non venne più candidata. Laura Bianchini lascia definitivamente Brescia. Per vent’anni si dedica all’insegnamento presso il liceo Virgilio di Roma dove, a ottant’anni, muore il 27 settembre 1983.
A cura di ANPC Piacenza, congiuntamente con ANPI città di Piacenza e Ordine degli avvocati di Piacenza, Venerdi 24 aprile pv alle ore 11.30, si terrà nel palazzo del Tribunale di Piacenza in Vicolo del Consiglio, 12 presso la lapide posta alla base dello scalone d’ingresso, la commemorazione degli avvocati partigiani piacentini.
Diciotto uomini accomunati dagli ideali di libertà e giustizia, costati a due di loro la vita: – Francesco Daveri, sposato e padre di sei figli, uomo del Cln, morto a 42 anni di stenti nel lager di Gusen, sottocampo di Mauthausen (Austria);
– Wladimiro Bersani (capitan Selva) ha lasciato i suoi 38 anni nel combattimento del luglio 1944; entrambi decorati di medaglia d’argento al valor militare; in allegato l’elenco dei 18 avvocati ricordati nella lapide. Così è scritto nella la lapide, dicui è sottoriportata l’immagine: “Chi sale queste scale chiedendo giustizia rallenti il passo e rivolga un grato pensiero agli avvocati partigiani piacentini che combatterono alcuni anche al prezzo del supremo sacrificio per restituire all’Italia Libertà e Giustizia”.
“Nella mattina del 18 aprile 2026 abbiamo presentato a Borgotaro (Città decorata m.o.v.m.) il museo multimediale della Resistenza. Numerosa la rappresentanza A.N.P.C. guidata dal presidente provinciale Ferdinando Sandroni e dai responsabili delle sezioni di Borgotaro, Bedonia e Valmozzola.
Nel corso della conferenza stampa, il sindaco di Borgotaro ha illustrato le numerose attività del territorio in occasione del prossimo XXV aprile e l’importante ruolo delle Associazioni Partigiane. Il giorno 24 aprile Anpc incontrerà gli studenti degli istituti superiori del territorio, presentando un libro di memorie partigiane. Ferdinando Sandroni“.
Ricorrenza della Festa della Liberazione a Monticelli d’Ongina (PC) con l’orazione della prof.ssa Kalamian e incentrata sulla figura dell’avv. Francesco Daveri, cattolico, capo indiscusso del CNL piacentino, perito di stenti nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1945 a GUSEN II, sottocampo, di Mauthausen.
18 aprile una data che ricorda il precursore Sturzo con l’appello ai liberi e forti e la vittoria elettorale che ha dato all’Italia democrazia e ricostruzione. Un grato ricordo a De Gasperi con una preghiera di intercessione per la Sua causa di beatificazione.
18 aprile 1948 data storica per l’Italia: prime elezioni politiche della Repubblica Italiana e prima legislatura del Parlamento repubblicano. Alcide De Gasperi fu il grande protagonista: leader della Democrazia Cristiana, già Presidente del Consiglio dal 1945. Con le elezioni del ’48 la DC ottenne il 48,5% dei voti e la maggioranza assoluta alla Camera. Fu una vittoria decisiva in piena Guerra Fredda, che orientò l’Italia verso l’Occidente e l’atlantismo.
De Gasperi guidò poi 8 governi consecutivi dal 1945 al 1953. È considerato uno dei Padri fondatori dell’Europa insieme a Schuman e Adenauer.
Quel 18 aprile segnò l’inizio della I Legislatura e della sua lunga guida al Paese nella ricostruzione post-bellica.
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