ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Si è spento Monsignor Giuseppe Chiaretti

Si é spento il vescovo emerito di Perugia Giuseppe Chiaretti a 88 anni. Tutta la ANPC esprime sentite condoglianze alla sua famiglia e si unisce al loro dolore in preghiera.

Quando aveva 11 anni e svolgeva le mansioni di chierichetto, fu testimone della cattura e della tragica morte di Don Concezio Chiaretti, di cui era nipote, che venne fucilato a Leonessa dai nazifascisti. Celebre la sua frase: “Anche i preti sanno soffrire e morire per una giusta causa. Che il loro sacrificio, per nostra smemoratezza, non risulti inutile!”.

(Un suo bel testo che contiene questa citazione su: https://anpcnazionale.com/2014/04/07/che-il-loro-sacrificio-non-risulti-inutile-di-don-giuseppe-chiaretti/).

Monsignor Giuseppe Chiaretti ha partecipato anche al nostro Congresso a Roma nel 2016, alla presentazione del libro “La bella Fanciulla” su Don Concezio Chiaretti, al Convegno Anpc di Leonessa oltre a varie commemorazioni a Leonessa, a Perugia ed in tanti altri luoghi di martirio. Aveva ricevuto anche il premio di cultura “Come Barbara” a Rieti per la sua importantissima opera: “Liber Memorialis”: Tragico 7 aprile 1944 a Leonessa. Antologia resistenziale leonessana nel 72° anniversario di quelle stragi”.

Siamo profondamente grati per la sua testimonianza preziosa e per il suo impegno costante nell’aiuto dei più deboli e nella difesa dei valori cristiani.

Il ricordo di Antonio Cipolloni nelle parole di Aladino Lombardi

Una intera biblioteca che ci lascia. Un grande scrittore. Lo ricordiamo con amore per le opere pregevoli che l’Anpc farà senz’altro rivivere.  Ha raccontato delle storie vissute, non soltanto a Rieti, ma di tutta la Sabina.

Abbiamo ricordato insieme, in molte occasioni, i martiri di Leonessa, del Monte Tancia e di tutti quei luoghi che lo hanno visto protagonista giovanissimo di eventi drammatici della seconda guerra mondiale.

Desidero salutarlo affettuosamente con il titolo di una sua opera.

Arrivederci “Monello”, come lui amava definirsi.

Ci ha lasciati Antonio Cipolloni

Antonio Cipolloni è salito alla Casa del Padre. Era Consigliere Nazionale e Presidente Onorario della Sezione di Rieti. L’associazione tutta si stringe attorno al dolore della famiglia, uniti in preghiera.

Grazie Antonio per il tuo esempio, il tuo impegno costante nella difesa e nella diffusione dei nostri ideali e per tutta la tua intensa attività.

Una giornata su Don Minozzi in attesa di dicembre

Articolo pubblicato su Frontiera, settimanale della Diocesi di Rieti.

“Sempre Dio comincia con le donne, sempre”. Lettera aperta di Silvio Mengotto sulle donne e la Chiesa

Pubblichiamo una importante  riflessione dell’amico e socio Silvio Mengotto (Sezione ANPC Milano), sulle donne e la Chiesa.

“Sempre Dio comincia con le donne, sempre” (Papa Francesco)

Lettera aperta:

Questa lettera aperta è nata da una preoccupazione che bussa nel cammino sinodale. Nel recente confronto a Milano tra Acli, Ac e CL, alla domanda dal pubblico su “cosa ne pensate della donna nella Chiesa” non c’è stata risposta, solo silenzio. Cerco di dare senso e un tentativo di risposta al “silenzio” che accerchia il tema delle donne nella Chiesa. La prima cosa da recuperare è il fatto che Gesù è stato contestato perché frequentava, accoglieva, le tre periferie da lui conosciute: i poveri e malati, i bambini e le donne. Uno scandalo per il clero degli ebrei e, a volte, per i discepoli. Nascere a Betlemme e vivere a Nazareth, dice papa Francesco, significa “che la periferia e la marginalità sono predilette da Dio”. “Sempre Dio comincia con le donne – continua papa Francesco -, sempre”, ma la Chiesa vive un incredibile paradosso: la periferia più lontana è quella più vicina: cioè il pianeta delle donne così presenti nelle attività parrocchiali, ma così assenti nei luoghi decisionali. Vivono da “straniere” nella loro stessa casa. In questa fase di preparazione al Sinodo credo sia vitale il loro ascolto in profondità. L’arcivescovo Mario Delpini ha fatto bene, suscitando scalpore, a radunare i vescovi attorno ad un tavolo in Duomo per ascoltare la voce dei giovani, i loro pensieri, timori, speranze. Perché non ascoltare le donne? Alla Chiesa, come ricorda sempre papa Francesco, manca il loro servizio non la “servitù”. La stessa Armida Barelli (verrà beatificata il prossimo 30 aprile ’22) ha saputo ascoltare le donne e dare loro voce, identità, formazione e presenza nella Chiesa del suo tempo. Frutto di quella stagione e seminagione, grazie alla discepola Maria Dutto, nella diocesi lombarda (la più grande del mondo) è nata l’esperienza quarantennale di Promozione donna che profeticamente bussa alle porte delle parrocchie, degli oratori, della Chiesa. Lo dico con rispetto e franchezza, come dice Gesù solo “la verità ci rende liberi”. Nell’ assemblea dei vescovi italiani (CEI) la Chiesa non avendo la voce delle donne per metà è “afona”. Quando si parla di san Francesco è possibile non parlare di santa Chiara? Il Sinodo è un camminare insieme! “Se la Chiesa non vuole perdere le donne – dice Paola Bignardi ex presidente nazionale di Ac – non basta che pubblichi documenti, spesso molto belli; occorre che cominci a mettere in pratica un po’ di quel magistero, che ha intuito che la comunità cristiana ha un futuro solo se saprà essere una comunità di uomini e di donne, rispettati nella loro identità e nella loro reciprocità”. I vescovi, il clero, hanno bisogno della presenza delle donne, la “servitù” deve trasformarsi, convertirsi in servizio alla chiesa locale ed universale. Il rischio pastorale è notevole da non sottovalutare. Per evitare di essere ” fotocopie” (Carlo Acutis) bisogna conservare e coltivare le originalità donate dallo Spirito. “Le gerarchie – dice la teologa francese Paule Zellitch – sembrano dimenticare che lo Spirito soffia dove vuole, non solo sul clero”. “Nel Vangelo – dice Maria Dutto – Gesù ci dimostra che ascoltare le donne non era una formalità: guardava la loro vita, raccoglieva desideri e tensioni, non le lasciava in disparte, non chiedeva loro di starsene a casa, ma si faceva seguire. Le amava e le sanava. Questo è il mio sogno riguardo alla presenza delle donne nella Chiesa”. Con le donne Gesù è sempre stato inclusivo, mai divisivo, le ascoltava e le valorizzava. E la Chiesa? Silvio Mengotto

Papa Francesco con alcune ragazze scout

Chi ha paura dei partigiani? Di Mario Calabresi

Condividiamo con tutti voi la bella newsletter che Mario Calabresi ha dedicato all’incredibile intimidazione e aggressione subita in provincia di Varese il 12/11 scorso dalla scrittrice e ricercatrice di storia contemporanea  Chiara Colombini alla presentazione del suo libro “Anche i partigiani però …”. Questo mette in luce un pericoloso ritorno di movimenti inneggianti al fascismo e al disprezzo per i valori della Resistenza, di cui tutti dobbiamo essere avvertiti e vigili.

Il link: https://www.mariocalabresi.com/category/stories/

Chi ha paura dei partigiani? Di Mario Calabresi

Prima immagine: una ricercatrice che ha dedicato la sua vita alla storia delle formazioni partigiane presenta un libro in cui affronta i luoghi comuni più diffusi sulla Resistenza. È stata invitata dalla sezione locale dell’ANPI. Fuori, uno schieramento di polizia e carabinieri garantisce che la serata si svolga con tranquillità. Una comunità neonazista attiva nella zona ha attaccato tre striscioni di contestazione. Azzate, provincia di Varese, 12 novembre 2021.

Seconda immagine: due giorni prima a Torino muore una donna che per tutta la vita si è dedicata a far funzionare l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza “Giorgio Agosti”. Si chiamava Dada Vicari e ha coltivato la memoria di quelli che si sono battuti e sono caduti per la libertà, come suo padre Michele, ferroviere, partigiano, fucilato il 18 aprile 1945, il giorno dello sciopero generale di Torino, ad appena una settimana dalla liberazione dal nazifascismo.

A legare le due immagini, i fantasmi che tornano mentre un pezzo prezioso di memoria ci lascia, è Chiara Colombini, 48 anni, autrice del libro Anche i partigiani però…. È lei che ha avuto bisogno della scorta di polizia e carabinieri per presentare il suo volume, che è proprio dedicato a Michele e Dada Vicari. «Anch’io lavoro all’Agosti, dove sono raccolte tutte le carte delle formazioni partigiane del Piemonte, e Dada mi aveva adottato, era una persona di grande umanità e teneva sotto la sua ala tutti i giovani che passavano dall’Istituto».

Chiara è stata in provincia di Varese per un piccolo giro di presentazioni; le avevano detto che ci sarebbero potuti essere problemi, ricordando la dura contestazione che due anni prima un nutrito gruppo di neofascisti fece contro lo scrittore Francesco Filippi, autore di Mussolini ha fatto anche cose buone, un altro libro sul dilagare di luoghi comuni e chiacchiericcio che in tempi di disinteresse, ignoranza e ritorni di fiamma vengono presentati come verità storiche.

«Mi avevano avvisato, ma voglio sottolineare che è stata una tre giorni deliziosa, con sale piene e belle discussioni, ma lascia perplessi che per presentare un libro ci voglia la polizia e questo mi sembra un segnale non proprio rasserenante. Non per me, anzi lo striscione che mi riguarda non l’ho considerato insultante e nemmeno minaccioso. Ma lo sai cosa c’era scritto, usando una rima banale? “Chiara Colombini, mangia bambini”. Mi viene da ridere. La mia preoccupazione è invece legata alla situazione più generale, al fatto che un gruppo neonazista riesca a condizionare le attività culturali di una zona e richieda la mobilitazione delle forze dell’ordine settantasei anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale».

Quando ho letto la notizia, in un trafiletto nei giornali locali e in una comunicazione dell’Istituto Ferruccio Parri, del cui comitato scientifico Chiara fa parte, avevo appena finito di trascrivere la mia conversazione con Javier Cercas (qui trovate il podcast) e mi risuonava in testa la sua frase contro “la dittatura del presente”, quel modo di vivere immersi in ciò che accade nell’istante, dimenticando ciò che è successo soltanto una settimana prima: «Il passato di cui esiste ancora memoria e testimonianza non è passato, ma fa parte del presente, se ce ne dimentichiamo viviamo un tempo mutilato».

Ho cercato Chiara Colombini perché mi sembrava che la sua vicenda e quello che mi aveva detto Cercas si parlassero, volevo capire il suo lavoro e grazie a quale scintilla fosse nata la passione per la Resistenza: «È accaduto leggendo Fenoglio. Io sono nata ad Alba e quei luoghi delle Langhe mi sono familiari, ma i suoi libri mi hanno lasciato soprattutto la voglia di conoscere i protagonisti oltre il romanzo e così ho incontrato la figura di Nuto Revelli che mi ha spalancato un mondo. Mi ha fatto capire la complessità e le difficoltà di una scelta come quella partigiana nell’estate del 1943. Revelli era un militare di carriera, un ufficiale degli Alpini ed era andato volontario in Russia. Non era stato antifascista nel ventennio, ma era tornato con ferite umane profondissime e con una voglia di ribellione fortissima. Diventò un capo partigiano leggendario, ma con grande onestà intellettuale ha sempre ricordato la difficoltà di quella scelta. Io studiavo filosofia ma leggere i suoi ricordi mi ha fatto nascere la domanda fondamentale: io che cosa avrei fatto?».

E così la vita di Chiara ha preso la sua direzione che l’ha spinta oggi a confrontarsi con i luoghi comuni che si sono fatti sempre più spazio negli ultimi venticinque anni, ha scelto di fare un libro divulgativo, con un titolo provocatorio, non per storici, ma per tutti.

«Oggi il discorso contrario alla Resistenza è radicatissimo, ha trovato la sua capacità di saltare il fosso della memoria neofascista e di diventare di più ampia diffusione all’inizio degli Anni Novanta, con la fine della Guerra Fredda e della Prima Repubblica. In questa nuova fase si è fatta strada l’idea che l’antifascismo e la Resistenza non potessero più essere il punto di legittimazione della Repubblica e oggi viviamo immersi in un clima che dà pessimi segnali. Se sia fascismo o no, quello che torna non lo so, ma quello che colgo è un clima che non mi piace. Non nasce dalla denigrazione della Resistenza ma è qualcosa di più complesso, è come se si fossero rotti gli argini e così, ora, è possibile fare affermazioni e dire cose che non si sarebbero mai immaginate. Penso ai discorsi razzisti prima di tutto».

Così Chiara è ripartita da lontano e nel suo libro in ogni capitolo affronta una delle accuse mosse ai partigiani, una delle semplificazioni utili a sporcare e denigrare: “Erano tutti rossi”, “Inutili e vigliacchi”, “La violenza è colpa loro”, “Rubagalline”, “Assassini”.

«Nel confrontarmi con i luoghi comuni non cercavo delle giustificazioni e nemmeno di santificare i partigiani, ma volevo raccontare una storia fatta da esseri umani, che ovviamente non erano perfetti e avevano insieme contraddizioni, slanci meravigliosi e limiti. Quello che io amo ricordare è che ci sono state persone che nel momento più nero della disperazione di una guerra di occupazione, dopo vent’anni di dittatura, abbiano trovato un motivo per reagire e il coraggio di salire in montagna».

Leggendo il libro di Chiara Colombini e parlando con lei ci si rende conto che tutto il revisionismo, le accuse e i famosi luoghi comuni partono da un dato falsato: si dimentica che c’erano i nazisti, si dimenticano le atrocità della guerra. «Questo è l’elemento fondamentale dei giudizi liquidatori: l’azzeramento del contesto storico e il tentativo di giudicare il passato con il metro dell’oggi. Se non si capisce quale era la situazione, allora la scelta armata è inconcepibile».

Per ripartire davvero dall’inizio, come fa quando incontra i ragazzi delle scuole, è necessario rispondere alla domanda su chi fossero i partigiani: «Erano persone molto diverse tra loro, per provenienza sociale, politica, geografica e con idee spesso opposte sul presente e sul futuro, ma che in un momento di grandissima precarietà e incertezza, in un momento in cui la sopraffazione era legge, hanno reagito. Certo sono stati una piccola minoranza i partigiani in armi, ma più grande era l’area che li sosteneva. Una larga parte era rappresentata dai più giovani, c’erano anche trentenni e quarantenni con una formazione politica alle spalle, già antifascisti o che lo erano diventati nel corso della guerra ma soprattutto tanti ragazzi, nati e cresciuti sotto il fascismo e senza un’idea politica ben precisa. Uno degli aspetti che mi affascina di più è questa natura composita così ricca. E non erano tutti comunisti. Certo la risposta al luogo comune non deve portare a sminuire il ruolo delle Brigate Garibaldi, che erano la metà dei combattenti, ma è scorretto stabilire un rapporto organico tra formazioni partigiane e partiti politici».

Ogni storia ha un luogo di elezione, un punto in cui le cose sembrano avere un senso più nitido e vero, per Chiara quel luogo è la Cascina Langa narrata da Fenoglio nel Partigiano Johnny, si trova a 700 metri d’altezza tra i paesi di Benevello e Trezzo Tinella, da qui si apre un panorama mozzafiato su tutta la pianura e sulla corona delle Alpi. Per il partigiano Johnny quella cascina solitaria era un rifugio, il luogo degli amici e della cagna lupa.

Anch’io, quando un giorno ci sono arrivato, portato da Angelo Gaja che voleva farmi capire l’essenza dell’Alta Langa, mi sono innamorato di quel luogo e ho riletto lo scrittore che imparai ad amare all’università per quella sua lingua asciutta ed essenziale che definisce alla perfezione ogni cosa.

La rassegna stampa della Conferenza del Forum del 22 Novembre

 La rassegna stampa della conferenza del 22 Novembre 2021 del Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza sul tema “A quando lo scioglimento delle organizzazioni fasciste?”:

https://fb.watch/9smvm-cnWV/ tg3 nazionale 22 novembre 2021

https://www.fanpage.it/politica/lanpi-chiede-al-governo-di-sciogliere-urgentemente-forza-nuova-lo-prevede-la-legge/ Fanpage 22 novembre 2021

https://www.repubblica.it/politica/2021/11/22/news/anpi_fascismo_partiti-327352307/?fbclid=IwAR1GjNhvL5mo3Dk-OWtuytlEYWRk8d619SioflgTJ8RE8_G_bXCii5SRR38 la Repubblica (in abbonamento) 22 novembre 2021

https://www.radioradicale.it/scheda/652843/a-quando-lo-scioglimento-delle-organizzazioni-fasciste?fbclid=IwAR2BXBYDEDELlFpfW2xeTwJwbi-N9-RmIx0cJXt-iaVwtnfT0Et6Y0LwmlU Radio Radicale (videoregistrazione integrale) 22 novembre 2021

Conferenza Forum Associazioni Antifasciste e della Resistenza il 22 Novembre 2021

Scarica qui il file in versione pdf:

Il 13 novembre a Rieti: anteprima Santa Barbara nel mondo

Sabato 13 novembre 2021, nella sala consiliare della prestigiosa sede delle Provincia di Rieti, si è svolta l’anteprima della manifestazione “Santa Barbara nel mondo” e la presentazione del progetto ANPC “Dai luoghi degli esili alla Costituzione Repubblicana, alla costruzione dell’Europa”.

Ideatore ed organizzatore impeccabile dell’evento Pino Strinati, presidente dell’Associazione Santa Barbara nel Mondo e Consigliere Nazionale dell’ANPC.

Una mattinata densa di interventi con il coordinamento del prof. Alessio Valloni Preside della scuola Elena Principessa di Napoli e l’onorevole presenza del Vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili.

Lo scrittore Giuseppe Mastromarino ha illustrato la sua opera letteraria “Don Giovanni Minozzi” alla quale è stato consegnato il premio cultura “Come Barbara”. L’autore nel suo libro ha voluto sottolineare oltre alla grande l’umanità del sacerdote abruzzese anche la figura poliedrica, amico di grandi personaggi storici e culturali dell’epoca. Un grande tra i grandi, un umile tra gli umili, un fratello e un amico con tutti.  

Presenti molti studenti e professori del Liceo delle Scienze umane di Rieti. Attenti e preparati hanno posto molte domande interessanti all’autore oltre a presentare i lavori di gruppo elaborati a scuola sulla inclusione.

Conferito a Silvia Costa il riconoscimento “Una vita per la promozione della Cultura” per il suo lavoro come Commissario Straordinario per il recupero dell’ex carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano. Silvia Costa ha esposto le finalità del progetto e mostrato con un video la situazione attuale dell’ex carcere.

Cristina Olini, vicepresidente nazionale dell’ANPC ha presentato il progetto dell’associazione “Dai luoghi degli esili, alla Costituzione Repubblicana, alla costruzione dell’Europa”.

Una delle finalità del progetto è quella di diffondere il valore della ricerca delle memorie fra i giovani per questo la caratteristica innovativa del progetto è la creazione di una serie di prodotti multimediali consultabili in rete, con delle video interviste a storici di riferimento e a esperti.

Il tema del progetto è l’attività degli esponenti antifascisti italiani in esilio nel periodo tra le due guerre mondiali, il loro contributo all’elaborazione delle idee costituzionali e la loro attività in seno all’Assemblea Costituente, della quale quest’anno ricorre il 75 anniversario dell’elezione e dell’avvio dei lavori; il loro apporto fu fondamentale nella promozione del pensiero europeista e nella progettazione e realizzazione delle prime istituzioni sovranazionali.

L’importanza dei luoghi dell’esilio come momento di riflessione su una nuova idea di Europa contrassegnata da pace, libertà e democrazia e il ruolo degli esiliati politici nell’epoca dei totalitarismi è stato determinante per la costruzione delle istituzioni repubblicane e alla definizione dei grandi progetti che hanno portato alla nascita delle prime grandi istituzioni europee.

Per ultimo, ma non meno coinvolgente, l’intervento di Don Cesare Faiazza, segretario Generale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno. Don Cesare continua l’opera iniziata da Don Minozzi con l’ispirazione fondativa che la contraddistingue e la identifica: farsi prossimo. Generosi e misericordiosi sempre diceva Don Minozzi. Al riguardo è stato mostrato un video che riportava un documentario del tg1 in occasione dei 100 anni dalla nascita della fondazione ad Amatrice dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

Sono stati consegnati inoltre riconoscimenti da parte dell’Associazione Santa Barbara nel Mondo allo scrittore Giuseppe Mastromarino, agli alunni e professori della scuola dell’EPN di Rieti e all’ANPC.

Presenti al convegno anche Aladino Lombardi, consigliere nazionale ANPC ed alcuni associati.

Un grazie particolare a Pino Strinati per il suo impegno e disponibilità.

I più vivi complimenti a tutti i ragazzi presenti che hanno dimostrato grande interesse e coinvolgimento.

Una bella galleria fotografica con un articolo dedicato all’evento anche su: https://www.rietinvetrina.it/consegnato-il-premio-come-barbara-a-giuseppe-mastromarino-e-il-riconoscimento-culturale-a-silvia-costa-le-foto/

Tutta la manifestazione è stata registrata e verrà pubblicata sui nostri siti.

Milano ricorda le vittime di Nassiriya: 12 Novembre 2021

Anche Milano il 12 Novembre ha ricordato la strage di Nassiriya, con una cerimonia presso la stele in piazza Sant’Ambrogio.  Dopo l’intervento di Elena Buscemi ( Presidente del consiglio del Comune Milano) sono intervenuti il Gen. Jacopo Mannucci Benincasa, comandante provinciale dei carabinieri, che ha sottolineato lo spirito di servizio che ha sempre contraddistinto l’arma dei Carabinieri e come possa essere esempio per tanti giovani. Il Gen. Alfonso Miro, comandante militare esercito che ha ringraziato l’arma dei carabinieri. Per ANPC presente Luisa Ghidini Comotti, Presidente Sezione Anpc Milano.

Navigazione articolo