ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

L’euro e noi

 

Pubblichiamo l’interessante lavoro della Rete lombarda per un’Europa Unita. Scarica qui la versione pdf del volantino: L_euro_e_noi

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XXXIV Congresso Nazionale Anmig

Nei giorni 11, 12 e 13 Maggio si è svolto il XXXIV Congresso Nazionale Anmig a Montesilvano. Per la nostra Associazione era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

Il Congresso ha riconfermato la Presidenza del Prof. Claudio Betti, a cui vanno le nostre più sincere congratulazioni ed i migliori auguri di buon lavoro.

Sintesi dell’intervento di Aladino Lombardi, Consigliere Nazionale ANPC, al XXXIV Congresso ANMIG, Montesilvano 11-13 Maggio 2019

Aladino Lombardi ha portato il saluto dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e dell’ANFIM (Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri – Fosse Ardeatine). Egli, per giunta figlio di Grande Invalido di guerra, commosso nel trovarsi a rappresentare due diverse Associazioni e nel ricordare la cara Presidente ANFIM Rosina Stame, recentemente scomparsa, si sente di ringraziare Gerardo Agostini per aver aperto l’ANMIG ai giovani della Fondazione. Una così articolata appartenenza non può fare di Aladino Lombardi che un fautore dei valori di unità e fratellanza. Egli, sensibile al messaggio di Papa Francesco, si augura che ci si allontani dall’indifferenza. Altresì ha ricordato il continuo e costante impegno del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quale strenuo difensore dei valori e degli ideali del nostro “vangelo laico”, la Costituzione nata dalla Resistenza. Le parole del Presidente Mattarella “Memoria, radici di un popolo” sono state il principio ispiratore di tutto il dibattito del Congresso. Lombardi ha ricordato anche il grande contributo delle donne alla Resistenza come anche quello dei religiosi (uno tra tutti Don Morosini che salvò tanti bimbi). Chiude il proprio indirizzo di saluto con uno sguardo alla nostra Costituzione, gioiello dal quale ha preso spunto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!” disse Pietro Calamandrei.

17 MAGGIO 2019 – CATTOLICI NELLA RESISTENZA

Il Presidente Nazionale On. Giuseppe Matulli parteciperà il 17 Maggio all’importante Giornata di Studio intitolata “Cattolici nella Resistenza” il 17 Maggio all’Università di Modena e Reggio Emilia presso il Palazzo Dossetti.Ci congratuliamo per l’importante iniziativa. (http://www.istitutocervi.it/2019/05/02/17-maggio-2019-cattolici-nella-resistenza/).

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L’omaggio del Presidente della Repubblica ad Aldo Moro

Questa mattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in via Caetani per deporre una corona di fiori sul luogo di ritrovamento della Renault4 rossa al cui interno, nel portabagagli, giaceva il corpo di Aldo Moro, trucidato dai suoi carnefici in un luogo che ancora oggi risulta avvolto da un velo d’indeterminatezza.
Sono passati 41 anni dal rapimento e dall’uccisione dello statista.
Con la sua presenza, oggi in via Caetani, Il Presidente Sergio Mattarella sottolinea la necessità di non dimenticare quanto accaduto, affinché nulla debba ripetersi.

mattarella Moro

 

(https://www.quirinale.it/elementi/6348?fbclid=IwAR200gZapFg7nRGDVeNQ7LQfSvJ7YxeOjJex1ugjF_6SEH1Gd6ZiWmaoN2k)

L’eccidio di località Pastinovecchio – Vallemaio

Il 9 maggio 1944, a Vallemaio, località Pastinovecchio, le truppe tedesche perpetrarono uno dei più efferati eccidi di cui si abbia memoria in terra ciociara. Alcuni soldati della 44^ divisione di fanteria effettuarono un rastrellamento durante il quale catturarono il dott. Domenico Fargnoli, sospettato di essere in contatto con un gruppo di informatori degli Alleati. Senza indugio, il medico venne fucilato. I tedeschi si sbarazzarono del suo corpo gettandolo in un vicino pozzo. Il rastrellamento continuò nelle case vicine dove furono sequestrate una quindicina di persone, che furono chiuse in una stanza. Poi dall’esterno aprirono il fuoco colpendo indistintamente le povere vittime. Per maggior sicurezza al termine della esecuzione, fecero esplodere all’interno della stanza una bomba a mano. Oltre a Domenico Fargnoli, Mariantonia e Maria Teresa Castrichino, Maria Teresa Crispino, Gennaro, Giuseppe e Salvatore D’Alessandro, Emilio De Bellis, Arcangelo Fargnoli e Maria Carmina Fiorino.

Da notare che solo due giorni dopo l’eccidio di Vallemaio, iniziò l’offensiva alleata di primavera detta “Diadem”, che portò alla liberazione dell’intero territorio di Vallemaio.

Nel 1999, nella località di Pastinovecchio, venne eretto un monumento dinanzi al quale ogni anno si raccolgono in preghiera gli abitanti di Vallemaio. La cittadina, come altri paesi limitrofi, fu teatro di aspri scontri nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il suo territorio è stato attraversato dalla linea Gustav e ha pagato uno dei più alti tributi in termini di vittime e danni. Il Comune è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Civile. La motivazione recita tra l’altro: “Situato in posizione nevralgica, durante la battaglia di Cassino, il Comune subì l’urto violento dei combattimenti che portarono allo sfondamento del fronte tedesco. La popolazione, con indomito coraggio, patì numerose perdite ed ingenti danni nell’abitato, intraprendendo poi, con fierezza e grande spirito di sacrificio, la difficile opera di ricostruzione”.

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(Ulteriori notizie sull’eccidio possono essere ricercate nel volume di Tommaso Baris, Le Stragi naziste nella provincia di Frosinone tra storia e memoria, in G. Gribaudi, Terra Bruciata).

Articolo pubblicato nel Foglio Informativo n.5 – Aprile 2019 a cura dell’ANPC di Frosinone

Ricordare Moro è un dovere

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Quarantun anni fa in Via Caetani, come si è sempre scritto nelle cronache, vicino a Piazza del Gesù e Botteghe Oscure, fu fatto ritrovare dalle BR il corpo dell’On. Aldo Moro, dopo 45 giorni di prigionia. Un tempo lungo su cui si sono fatte indagini parlamentari, processi, scritto libri. Il 16 marzo del ’78 è uno spartiacque della storia democratica dell’Italia. Cosa rimane di quei giorni oggi? Si corre un rischio affermarlo, ma non rimane niente. Eppure è una lezione per l’attualità. Per ricordare il giorno della sua morte abbiamo scelto una fotografia diversa da quella che è l’iconografia da sempre: foto di Moro con lo sguardo velato di malinconia, la Renault rossa,  le stelle brigatiste. Abbiamo scelto un Moro sorridente, che legge il giornale su una panchina, con lo sfondo del mare. Una foto di solitudine, ma con un Moro sorridente, con lo sguardo fisso avanti. Il rischio che si corre nel ricordare le date è quello della musealizzazione degli eventi, delle persone, stanche liturgie. Ricordare il sacrificio di Moro è riprendere il suo pensiero, le sue intuizioni. In un momento come l’attuale, dove tutto sembra frantumarsi in una dilagante incapacità  di pensare, programmare, agire. Non solo in Italia, ma ovunque. Dalla panchina Moro sembra ammonirci e chiederci se il suo scarificio non sia stato invano.

Il diario della Brigata Cento Croci

Pubblicata su Il Giornale in due puntate a pagina intera la storia del mese di Aprile  dei Partigiani Cristiani Centocroci e Val Taro, con documentin esclusivi e l’inno delle Cento Croci, mai pubblicato prima.

La Storia siamo noi!

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Un ringraziamento speciale al nostro Consigliere Nazionale Umberto Armanino per il suo impegno costante nella diffusione e testimonianza della storia e dei nostri valori.

25 aprile 2019 a Cinisello Balsamo (MI)

 

25 aprile Milano

 

Il discorso del nostro Consigliere Nazionale, Carla Bianchi Iacono: “Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Cinisello Balsamo nelle persone del suo Sindaco e dei suoi Assessori e Collaboratori per l’invito che mi hanno rivolto di parlare in questo 74esimo anniversario della Liberazione. Sono consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, ma non solo, sono anche la figlia di quell’antifascista cattolico, fucilato al poligono di Cibeno, vicino al Campo di Concentramento di Fossoli il 12 luglio 1944, che il nostro Arcivescovo Delpini ha commemorato pubblicamente la scorsa settimana al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore di Milano. Il 25 aprile per il nostro Paese dovrebbe rappresentare il giorno della memoria collettiva, perché le vicende di un paese sono di pertinenza per tutti coloro che lo abitano. Oltre la memoria collettiva il 25 aprile è lo spartiacque che divide il prima dal dopo: prima la dittatura fascista, la guerra, lunga e disastrosa che aveva sconvolto e travolto tutti gli Italiani. Dopo, con il 25 aprile, l’inizio di un periodo di pace, di cui possiamo ancora usufruire (speriamo ancora per molto, ma…) l’inizio della libertà dopo anni di propaganda e di false e becere promesse di grandezza, di oppressione del potere di un solo capo, e cioè una dittatura. Con il 25 aprile si realizzano le proposte studiate già prima, clandestinamente e di nascosto, di dare un assetto democratico al nostro Paese. In questo modo ha inizio la nostra democrazia che trova la sua più alta definizione nella Carta Costituzionale, concepita, elaborata, scritta e siglata da tutti i partiti politici insieme e uniti. Voglio ricordare che i partiti erano stati aboliti con l’avvento del Fascismo; e dopo il 25 aprile da partiti clandestini e perseguitati, si erano ricostituiti alla luce del sole.

Vorrei fare ora un breve accenno su alcuni miti della Resistenza; miti nati dall’immaginario collettivo e non aderenti alla realtà storica. Quando si parla di Resistenza, il primo impatto è di collegarla con il termine “partigiano” che nella vulgata collettiva indica il combattente con le armi in pugno e in montagna. Certo è così, ma non solo, e il “non solo” è molto più vasto e numeroso di quanto si creda. Tutti coloro che dopo l’8 settembre si sono prodigati per alleviare le sofferenze dei tantissimi perseguitati, con l’aiuto concreto nel procurare documenti falsi per l’espatrio, oppure per nascondere famiglie intere di cittadini italiani di razza ebraica, oppure e ancora per scrivere, stampare e diffondere fogli e giornali clandestini, hanno fatto una parte molto importante di Resistenza. E ancora gli arresti degli operai che scioperavano, con lo scopo di rallentare la produzione bellica germanica (le fabbriche del triangolo industriale del Nord erano in mano ai tedeschi), l’azione di molti uomini e donne che sono stati di sostegno con viveri, armi e indumenti a chi materialmente combatteva, anche questa è Resistenza. Tutte queste centinaia di migliaia di cittadini italiani furono arrestati, imprigionati, se non fucilati per una qualche rappresaglia, inviati nei lager di mezza Europa e quasi tutti senza fare ritorno. Denominatore comune di tutte queste persone, combattenti, operai, intellettuali, staffette e quanti in qualche modo hanno aiutato la resistenza è l’aver cercato, per quanto loro possibile, di rimediare ad una situazione insostenibile, non con vuote proteste, non con colpevole indifferenza, ma con azioni concrete, intese a ristabilire la giustizia, il rispetto dell’altro, la parità dei diritti. Azioni anche piccole ma che sommate l’una con l’altra hanno raggiunto lo scopo di rovesciare un governo dittatoriale e ristabilire la libertà. Chiudo con le parole dell’Arcivescovo Delpini pronunciate al Campo della Gloria la scorsa settimana: “Sono qui per rendere omaggio a un uomo tra tanti uomini e donne di buona volontà, di ogni ispirazione politica e partitica e appartenenza religiosa: quando una cosa è storta è meglio mettere mani all’impresa per raddrizzarla. Prendiamo spunto da quei morti, rendiamo loro giustizia, perché anche noi, per ciò che ci compete, cerchiamo di mettere mano all’impresa. Così vogliamo ricordare coloro che ci hanno dato questa Italia.” Aggiungo che questa Italia non è certo quella che sognavano tutti gli uomini e le donne che sono morti per essa; non è un’Italia perfetta, ha tanti difetti ma è libera, almeno per ora”.

Il 25 Aprile 2019 a Bergamo

A Bergamo il XXV Aprile è stato celebrato con molte iniziative in città e provincia. Come sezione Anpc non siamo riusciti a partecipare a tutte le numerose iniziative per concomitanza di impegni, infatti abbiamo proposto una dilazione delle feste nell’arco della settimana intorno al 25 Aprile. La nostra presenza è stata notata e apprezzata  e ci ha portato nuovi amici. A Bergamo-città siamo intervenuti alla S.Messa al Cimitero davanti alle tombe dei nostri Partigiani  appena rifatte (bellissima la predica di Mons. Dellavite).In centro al corteo ha partecipato tanta gente. Interessante l’intervento di Ferruccio Parri  e bella la presenza sul palco di alcuni degli ultimi partigiani che sono  ancora attivi  nella testimonianza sulla Resistenza. Nonostante il clima politico di questi tempi il xxv Aprile ci fa ben sperare!!! Marina Pighizzini – Segretaria A.N.P.C. di Bergamo

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25 Aprile 2019: 74° Anniversario della Liberazione

“LA STORIA NON SI RISCRIVE”

“Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha incontrato al Quirinale il 24 Aprile gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 74° anniversario della Liberazione. Sono intervenuti il Presidente del Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma, Gen. C.A. Mario Buscemi, il Presidente della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, Claudio Betti, e il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Presenti i vertici delle Forze Armate e i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche”.  (Clicca qui per leggere il discorso integrale del Presidente della Repubblica: Discorso Mattarella 24 Aprile 2019).

Presenti per Anpc i Vicepresidenti  Nazionali Angelo Sferrazza e Ferdinando Sandroni, a Roma per la consegna delle Medaglia d’oro al Valor Militare per il Comune di Compiano, dove ha partecipato anche il nostro Segretario Generale Maurizio Gentilini (di cui alcune foto qui sotto).

 

La mattina del 25 Aprile il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Sull’Altare della Patria in nostra rappresentanza c’era la Vicepresidente Nazionale Anna Maria Cristina Olini.

“MAI IL BARATTO FRA LIBERTA’ E ORDINE”

Il Presidente della Repubblica si è poi recato a Vittorio Veneto dove è stato accolto con grandi applausi e dal Presidente della Regione Zaia, dalle Autorità locali e dalle Associazioni partigiane e d’arma. Nel suo discorso di grande valore politico e morale, ha ricordato il Beato Teresio Olivelli simbolo della Resistenza: “Fu in questo contesto che molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, anche in Italia, il movimento della Resistenza. …. A queste minacce possiamo rispondere con le parole di Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck: «Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano». (Clicca qui per leggere il discorso integrale: Discorso Mattarella 25 Aprile 2019 a Vittorio Veneto)

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