ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Teresio Olivelli: il 17 Ottobre a Bergamo

Olivelli Bergamo

Congratulazioni all’ANPC di Bergamo per questo importante incontro.

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76° Anniversario Battaglia della Montagnola – 10 Settembre 1943

battaglia Montagnola.jpgIl 10 Settembre in Piazza Caduti della Montagnola si è celebrato il 76° Anniversario della Battaglia della Montagnola, con i rappresentanti istituzionali di Roma Capitale e del Municipio Roma VIII, i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, corpi dell’esercito e i Granatieri di Sardegna, con l’esibizione della banda musicale dell’Esercito: un appuntamento istituzionale che torna sui luoghi della memoria per celebrare il sacrificio di chi pagò col sangue la difesa dall’occupazione nazifascista. Alla Montagnola sono morti 53 persone tra militari e civili.E’ stata ricordata in particolar modo l’eroica partecipazione fino all’estremo sacrificio di Don Pietro Occelli,  di Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo, nativa di Amatrice, e di Quirino Roscioni, il fornaio della zona.

Presente alla celebrazione in rappresentanza di ANPC la nostra Vicepresidente Nazionale Annamaria Cristina Olini.

L’8 Settembre 1943 di Angelo Sferrazza

Un racconto di Angelo Sferrazza, autobiografico,sull’otto settembre ’43 , terzo classificato al Premio letterario “ Una short story” 2018 indetto dal Rotary.

GLI  ANGELI  POVERI

Erano due stradine in salita,quasi sentieri, solitarie, troppo basse per vedere il mare, in mezzo a campi  di stoppie esausti per la battaglia del grano. A destra e sinistra, allineate, casette bifamiliari giallognole, con un francobollo di giardino non sufficiente nemmeno per un minuscolo “orto di guerra”, ma con un grande fascio bianco sopra la porta d’ingresso. Sotto la strada nazionale 16, una casa cantoniera ben dipinta e  l’osteria dell’Ilde, donna forte, da tener in riga la clientela di soli maschi, carrettieri di passaggio  che trasportavano breccia estratta dal mare e dall’alba all’ora del coprifuoco, vecchietti  che non rispettavano  l’invadente cartello con su  scritto: “In questo locale non si parla di politica, non si bestemmia e non si sputa per terra”, intimazioni che a secondo il grado etilico raggiunto, venivano golosamente violate. A farne le spese un certo liter, litro nel dialetto locale, anagramma di Hitler. Verso il mare, tagliata dalla linea ferroviaria, una zona militare con un deposito di materiali ed armi, dove abitava la famiglia del maresciallo magazziniere. Intorno silenzio, rotto da qualche mezzo di passaggio, dai treni e dalla risacca  del mare quando tirava il vento freddo del nord, ancora rare le sirene d’allarme. 25 luglio! Gran festa all’osteria, vino a fiumi, canti, privilegiata “bandiera rossa” con qualche variazione anarchica. La gioia durò poco, la guerra continua, come dissero alla radio con voce convinta. Le madri, le mogli dovevano aspettare ancora. Una fine luglio ed un agosto confusi, con i vecchietti che non riuscivano, fra un bicchiere e l’altro, a dare un senso alle quotidiane  analisi politiche! Unica consolazione, via dal muro il ritratto del duce e l’odiato cartello delle tre proibizioni! Ma l’otto settembre successe qualcosa di importante. Molti gioirono, con notevole ingenuità e per mancanza di informazione: la guerra è finita, la guerra è finita!  No, la guerra non era finita e un saggio vecchietto dell’osteria  sentenziò: “qualcuno ce la farà pagare”. Per cinque o sei giorni si sperò che il Regio Esercito “ con il quale il popolo si stringe in una volontà sola per la difesa della Patria”, come si legge in uno dei tanti proclami di allora, avrebbe contenuto eventuali azioni tedesche. E ciò qua  e là avvenne con gesti di eroismo, anche fuori d’Italia: ricordare Cefalonia. Le caserme si svuotarono, evaporò nel nulla la catena di comando. Un fiume di giovani militari si riversò sulle strade, prese d’assalto  treni, camion, tutto ciò che si muoveva, cercando  di liberarsi della divisa. I vecchietti dell’osteria, memori delle tristi ritirate del’17, lanciarono l’allarme. Aiutiamo questi ragazzi. Le donne, madri, sorelle, mogli, erano pronte. Ogni ragazzo, appeso pericolosamente ai treni stracolmi  che  scendevano verso il  sud era figlio loro. Le donne delle stradine  aprirono l’armadio alla ricerca di indumenti vecchi, pochissimi.  Presero coraggio, uscirono dalla loro isola e coraggiosamente si avviarono a bussare alle prime case della città da dove i treni non si vedevano. Trovarono altre madri, altre mogli e riempirono le ceste di pantaloni, camicie,scarpe. Difficile trovare da mangiare, era il tempo della tessera annonaria, già insufficiente per la quotidianità. E le donne che spesso sciamavano per i campi a raccogliere erbe da rivendere ai “cittadini” e d’estate a spigolare nei campi attorno, ripetendo gli stessi gesti della biblica Ruth, non si persero d’animo.. Si avviarono verso la campagna,  verso case coloniche dove avrebbero sicuramente trovato qualcosa. I contadini, parsimoniosi, tenevano ben nascoste le provviste, ma anche in quelle famiglie c’era un figlio un marito in guerra. Tornarono indietro con pane e addirittura qualche salame. Si avviarono così in tre o quattro, una dietro l’altra sul calpestabile accanto alle rotaie, al limite della stazione. E aiutarono i ragazzi stanchi, spaventati. Li dissetarono con bottiglie d’acqua dell’osteria.  Lo fecero due o tre volte, sempre in fila, silenziose. Passando davanti al deposito militare salutavano il piccolo figlio del maresciallo che accanto alla robusta rete di recinzione guardava i treni dei soldati in fuga. Quelli del deposito invece erano ancora lì, il maresciallo non aveva ricevuto nessun ordine. Decise da solo. Tornate a casa. Quei soldati, “sedentari” perché non idonei alla guerra, erano della zona. Solo due rimasero, politicizzati, ad aiutare il maresciallo a rendere inservibili le armi. I tedeschi stavano arrivando. Dov’erano? Poi qualcuno disse che avevano occupato le due caserme centrali e presto sarebbero arrivati al deposito. Ancora una volto le donne delle stradine: corsero al deposito. In pochi minuti la famiglia del maresciallo fu accolta in una di quelle casette giallognole. Una mezz’ora dopo si sentì il rumore dei mezzi militari che arrivavano.  Per alcuni giorni la famiglia fu nascosta e protetta  e le donne divisero quel poco pane che avevano.  Trovarono per il maresciallo vestiti civili e fecero sparire la divisa, correndo un grave rischio. Altri aiutarono poi la famiglia a trovare un rifugio in un paese vicino. Finì la guerra, la famiglia tornò, il deposito distrutto, distrutta la casa. Le donne erano ancora lì. Ci fu un lungo  abbraccio di riconoscenza e qualche lacrima. Gesti che si ripetevano fra tutti quelli che si rivedevano dopo “il passaggio del fronte”. Molti anni dopo il figlio del maresciallo visitando S. Marco a Venezia, guardando  le decorazioni musive del Battistero, fu colpito da tre angeli in fila, con l’aureola. A questa immagine se ne sovrappose un’altra, improvvisamente, inspiegabilmente, lontanissima nella memoria. Tre donne  con la cesta in testa, come  un’aureola, una dietro l’altra, che andavano ad aiutare i ragazzi in fuga sui treni. Tre angeli, tre angeli poveri. 

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Firma Armistizio a Cassibile 1943.

2 Settembre 1944: il sacrificio di Albino Badinelli

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – e in particolare la Sezione Sestri Levante e Tigullio – tiene a commemorare la grande figura di Albino Badinelli. Ricorre oggi l’anniversario del generoso sacrificio del giovane carabiniere che il 2 settembre agosto 1944 fu fucilato dopo essersi presentato spontaneamente al comando repubblichino di Santo Stefano d’Aveto per evitare l’incendio del paese. Il suo straordinario esempio di amore cristiano fu tale che, in punto di morte, non mancò di perdonare anche i suoi carnefici. Albino Badinelli è stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile per il suo sacrificio.

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“Arrivati davanti al cimitero di Santo Stefano, Albino viene posto con le spalle al muro, pronto per essere freddato. In quel momento il giovane carabiniere, baciato con riverenza il crocifisso e guardando il Cristo che stringe forte a sé, ripete, con profonda fede e umiltà, le stesse parole che il Signore dalla Croce rivolse a Dio: «Perdonali, Padre, perché non sanno quello che fanno!».
A quel punto tre colpi di arma da fuoco, due al cuore ed uno alla testa, separano per sempre Albino dalla sua vita terrena, durata ventiquattro anni. Il suo gesto di amore supremo è servito a salvare venti ostaggi da morte certa e il paese dalla distruzione.
Sul muro dove Albino venne ucciso oggi sorge una lapide con la scritta: «Sotto il plotone di esecuzione, vittima innocente, il 2 settembre 1944, qui cadeva serenamente perdonando, il Carabiniere Badinelli Albino, figlio della vicina Allegrezze. Oh tu che passi, chinati al suo ricordo e prega per lui e per il mondo la pace».
Monsignor Casimiro Todeschini, allora Arciprete di Santo Stefano, commentando questa fine cruenta, illuminata dalla luce del perdono, esclama: «Con serena e cristiana fortezza, e con le labbra rivolte al Crocifisso, affrontò il plotone di esecuzione perdonando tutti, offrendo il suo sangue per la Chiesa, per la Patria, per la Pace e la redenzione dei popoli».
Da quel giorno il ricordo del sacrificio di Albino non si è ancora spento: a suo nome è stata intitolata una via del Comune, dove si trovano la stazione dei Carabinieri e la scuola. Nel 2015 è stato poi fondato il Comitato Albino Badinelli, per favorire lo sviluppo e la conoscenza della sua testimonianza”. (http://www.santiebeati.it/dettaglio/96816)

 

Ricordando Giovanni Bianchi a due anni dalla sua scomparsa

A due anni dalla sua scomparsa, ricordiamo Giovanni Bianchi, ex Presidente della nostra Associazione, poliedrico intellettuale e politico del nostro tempo, nonché amico e grande uomo di fede.

Il 24 luglio 2017 ci lasciò a seguito di una breve malattia e la sua scomparsa ha colpito tutti coloro che conoscevano e apprezzavano la multiforme attività di questo militante sociale e politico a tutto tondo, nonché intellettuale e poeta, che in tutta la sua esistenza non ha fatto altro che «indagare la realtà, cercando il legame invisibile tra un fatto e l’altro». L’ANPC tutta lo ricorda sempre con grande affetto e gratitudine per il suo esempio ed il suo impegno per gli ideali dell’Associazione.

 

Lo ricordiamo con una sua poesia:

Salmo di Segantini

 Sono come la pastora di Segantini,

un po’ imbambolato e un poco zoccolato:

guardo a vista l’orizzonte.

Sciocco! Mi dico,

torna in te stesso.

Sciocco e tardo a capire:

ci sono più cime nel tuo cuore.

Là è la tua scalata.

Giovanni Bianchi

In “Un tempo scarso”

 

 

30 Giugno 2019: 75°Anniversario battaglia Berceto Manubiola

Nel giugno 1944, tutta l’alta valle del Taro, dai passi del Bocco e del Cento Croci fino al torrente Manubiola, era presidiata dai partigiani che avevano dato vita al Territorio libero del Taro. Il giorno 30 una colonna tedesca, forte di circa 150 uomini perfettamente armati, partiva da Berceto a bordo di autocarri con l’obiettivo di penetrare in territorio partigiano. I soldati vennero però bloccati da reparti della guerriglia. Sopravalutando la forza dei reparti partigiani, i militari decisero di ripiegare. Prima di rientrare prelevarono un gruppo numeroso di civili come ostaggi per coprire la ritirata. Quando il convoglio giunse presso le scoscese rive del torrente Manubiola, pochi chilometri sopra Ghiare di Berceto, venne improvvisamente attaccato dai partigiani del gruppo “Poppy”, appostati sul lato opposto del torrente, che bloccarono nuovamente il procedere dei militare. In poco tempo giunsero da Borgotaro altri gruppi di partigiani al comando di “Vampa”, “Beretta”, “Richetto”, “Libero”, “Taralli” e di “Dragotte” che attaccarono il nemico sul fianco e a tergo costringendolo alla resa. Quando i partigiani si avvicinarono ai camions sui quali erano giunti i militari scoprirono l’esistenza degli ostaggi. Tra i sopravvissuti alla sparatoria giacevano infatti otto corpi  ormai privi di vita (Domenico Del Nevo (56 anni), Rosetta Del Nevo (11 mesi), Vittorio Gavaini (47 anni) e la suocera Gaetana Ralli, Attilio Levati (41 anni), Giuseppe Ruggeri ( 40 anni), Mario Salvanelli (85 anni), Giovanni Salvanelli (56 anni)).

Il 24 gennaio 1985, il Comune di Borgo Val di Taro è stata insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività l’attività partigiana.

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Il 30 Giugno 2019 le amministrazioni comunali di Berceto e Borgotaro e le associazioni partigiane hanno celebrato il 75° anniversario della Battaglia di Manubiola: dopo la posa di un mazzo di fiori al monumento a Frascara, si è raggiunto il cippo posto sulla strada provinciale del Manubiola per la deposizione di un altro mazzo di fiori e un breve saluto. La giornata è poi proseguita a Ghiare con la celebrazione di una Messa di suffragio e il ritrovo davanti al monumento dei caduti, dove hanno tenuto brevi orazioni i sindaci di Borgotaro e Berceto, oltre al nostro Vicepresidente Nazionale Ferdinando Sandroni. Tutti hanno sottolineato l’importanza di continuare a fare memoria.

 

VERBALE DELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE – 24 Giugno 2019

Roma, 24 Giugno 2019

               Lunedì 24 Giugno, alle ore 10:30, presso la Sede nazionale a Piazza Adriana 3, Roma si è riunito il Consiglio Nazionale dell’ANPC con il seguente Ordine del giorno:

  • Organizzazione Congresso Nazionale;
  • Varie ed eventuali.

Sono presenti: Giuseppe Matulli, Anna Maria Cristina Olini, Angelo Sferrazza, Ferdinando Sandroni, Maurizio Gentilini, Aladino Lombardi, Giorgio Prinzi, Gianfranco Noferi, Alberto Liurni, Maria Caterina Iapoce ed Ettore Romanelli.

Assenti giustificati con delega: Costantini Carlo, Strinati Pino, Cipolloni Antonio, Carla Roncati, Carla Bianchi Iacono, Umberto Armanino, Luisa Ghidini e Andrea Rossi.

 

Il Segretario Maurizio Gentilini apre la seduta illustrando la situazione dei progetti finanziati: NATO e “I militari italiani nella Resistenza”, in fase di produzione. Entro il 19 luglio, per ottenere il nuovo contributo, si dovrà presentare  un nuovo progetto. Fra le opzioni offerte dal Ministero Difesa si è deciso di scegliere un progetto sull’ONU in occasione del 75° anniversario della sua fondazione. L’ONU dovrà essere riformato, perché sono profondamente mutate le finalità iniziali e gli assetti internazionali. I nuovi fenomeni, terrorismo, emigrazione, economia globale, vanno al di là degli Stati nazionali. Importante è anche ancorare la Resistenza  ai valori dell’Europa. Con un altro progetto verranno ricordate le figure di Bisagno e Teresio Olivelli.

Il Presidente Giuseppe Matulli, come da ordine del giorno, introduce il tema del Congresso Nazionale, previsto per la metà del mese di ottobre a Firenze. Il Presidente ricorda che i partigiani ancora in vita sono pochissimi. Importante dare alla memoria storica nuove finalità e contenuti. Che debbono essere quelli europei. La piattaforma dei contenuti del Convegno di marzo a Firenze rappresenta un punto di partenza importante. Le forze politiche democratiche non trovano  posizioni convergenti sull’Europa. Poche le iniziative e i progetti. Cita Calamandrei: “Stiamo difendendo un mondo che sta morendo o vogliamo costruire un nuovo mondo che nasce?”. Riscoprire le lucide intuizioni di De Gasperi, le sue scelte coraggiose. E’ tempo di operare e avere rapporti con altre realtà resistenziali europee. Il presidente comunica anche la diponibilità dell’on. Silvia Costa, già parlamentare europea, a fornire la sua collaborazione per costituire un movimento fra varie realtà europee, che rilanci l’idea europea attualizzandola alle nuove realtà. Questa linea sarà la novità del prossimo Congresso.

Il Congresso. Proposta la data del 19 ottobre. Un solo giorno per contenere i costi. Un Congresso aperto a tutti gli iscritti che potrebbero anche votare, con modalità allo studio.

Ferdinando Sandroni comunica che entro settembre saranno rinnovate a Parma le cariche del Direttivo della Sezione. Al Congresso Nazionale parteciperanno con una delegazione di 8/9 persone. Comunica anche che a Parma ci sono ancora 7 partigiani sopravvissuti, non in buone condizioni di salute. I soci danno loro assistenza andandoli a trovare. In quelle occasioni sono state  registrate interviste che potranno essere viste sul nostro sito www.resistenzaedemocrazia.it. Propone di invitare al Congresso Nazionale di invitare il Presidente della Cei, il Cardinale Bassetti.

Aladino Lombardi: propone la celebrazione della Messa al prossimo Congresso (in apertura o chiusura del Congresso) l’ordinario Militare. Propone anche la presentazione in sede del volume di Giulio Alfano sulla Liberazione di Roma.

Giorgio Prinzi: plaude alla proposta del Presidente e sottolinea la necessità di dare una giusta eco al Congresso anche sui mass media. Propone anche la celebrazione di una messa per Olivelli il 17 gennaio a Roma.

Maurizio Gentilini: ragguaglia il Comitato sullo stato dei progetti del 2018 e del 2019, confermando l’utilizzo ed il lavoro sulla piattaforma multimediale, che resta lo strumento migliore per raggiungere le nuove generazioni. Per il nuovo progetto Onu si creerà una sezione dedicata sul sito. “Non siamo in un’epoca di cambiamenti ma nel cambiamento di un’epoca” come si è detto nel Convegno di Firenze.

Angelo Sferrazza: intervenendo sulla multimedialità conferma la sicura disponibilità della collaborazione delle Teche Rai per importanti video e documentari.

Cristina Olini: sottolinea l’importanza di trovare un modo di partecipazione nelle scuole, soprattutto a livello liceale e universitario, in maniera sistematica.

Alberto Liurni (referente di Terni): sul rapporto con le scuole farà una indagine nella sua zona per far conoscere la nostra piattaforma ed ipotizzare possibili collaborazioni.

La riunione si chiude con il ringraziamento del Presidente a tutti i presenti.

 

 

 

 

Un Giardino per Turoldo

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Intervento Consigliere Nazionale

Carla Bianchi Iacono

David Maria Turoldo

   Intitolazione giardino vicino al largo Corsia dei Servi

Nella prima metà degli anni Cinquanta,  con i nonni paterni, la mamma e miei tre fratelli più grandi andavamo la domenica in Duomo alla messa celebrata da David Maria Turoldo, non sempre, ma in quelle domeniche libere dagli impegni che prevedevano le “uscite con gli scout” Asci ed Agi, di cui tutti e quattro facevamo parte.

Il papà non c’era perché era stato fucilato nella strage del poligono di tiro del Cibeno, vicino al campo di concentramento di Fossoli, il 12 luglio 1944. Furono scelti 67 internati politici, fra i più rappresentativi della resistenza del Nord.

Con il passare degli anni ho capito perché i miei nonni avevano una vicinanza ideale con padre Davide; ed era l’antifascismo e il conseguente impegno nel combatterlo che David e Camillo De Piaz suo confratello e amico dai banchi del collegio hanno vissuto pienamente nel periodo più cruciale della guerra dopo la caduta del fascismo e la successiva nascita della R.S.I.

La resistenza non si poteva non fare: era una necessità, la necessità di  “non tradire più l’uomo”; resistenza era la scelta dell’umano contro il disumano, del bene contro il male, del giusto contro l’ingiusto; ciò che valeva e che dovrebbe sempre valere, era da che parte stare, se si è appunto dalla parte giusta; e che cosa c’è di più grande e di più importante della necessità che assume la dimensione di una scelta?

A quei tempi era necessario portarla avanti con fedeltà, anche fino all’estremo sacrificio.

E proprio di quei giorni che Camillo De Piaz, Davide Turoldo ed altri amici danno vita ad un foglio clandestino: “l’Uomo”   in una stanza del vecchio Convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo, e il primo numero esce proprio l’8 settembre del 43.

Nel bellissimo libro di Giuseppe Gozzini, “Sulla frontiera” padre Camillo ricorda con sue parole:

“…. l’8 settembre è stato un punto di riferimento carico di significati….quel ritrovarsi innumerevole, molteplice, corale “di un volgo disperso” e tradito, quel grandioso momento di verità e di identificazione nella sventura, nell’umiltà, nel reciproco soccorso, nella misericordia, ma anche nella speranza di una rinata, e per taluni nuova ed esaltante, volontà di resistenza e di riscatto….”.

Il Campo di Fossoli era un secondo punto di riferimento della mia famiglia con padre Davide.

Nei primi anni del dopoguerra il Campo di Fossoli, ormai sgombrato dei prigionieri e con le baracche vuote, viene occupato da don Zeno Saltini con i suoi “piccoli apostoli”, orfani di guerra, abbandonati, senza mezzi per sopravvivere; e dentro il campo, dove erano ancora visibili i segni dell’orrore e della deportazione  nasce la futura Nomadelfia, “la città dell’amore fraterno”, “dove la fratellanza è legge”, una “repubblica comunitaria” con una sua propria costituzione che sancisce la comunione dei beni.

Tutto ciò faceva storcere il naso alle varie Curie e ai cattolici benpensanti, che non vedevano di buon occhio l’impresa, perché molto vicina a una sorta di comunismo che all’epoca non era ben visto dal mondo cattolico.

Nascono problemi notevoli non solo per la conduzione economica di Nomadelfia ma anche perché i poteri costituiti a cominciare dalla D.C., con Scelba a capo, dal segretario del Sant’Ufficio cercarono in tutti i modi di fermare l’impresa.

Alla fine del 1949 Nomadelfia fa parlare la stampa e riscuote le simpatie di firme importanti del  giornalismo;  Rusconi, Buzzati, Porzio, Benedetti.

Presso la Corsia dei Servi nasce così il Comitato Fondi per Nomadelfia, di cui Davide e Camillo ne sono i promotori e si prodigano con molto entusiasmo coinvolgendo famiglie della borghesia intellettuale milanese; fra alti e bassi, fra processi e riduzione allo stato laicale di don Zeno, Nomadelfia si trasferisce nelle due tenute sopra Grosseto  regalate da una discendente della famiglia Pirelli, per avviare un’attività agricola della comunità. Ancora oggi Nomadelfia è laggiù.

Anche per padre Davide, dopo il ciclone di Nomadelfia, non ci sarà più posto a Milano: anzi neppure in Italia; non  tornerà più nel Convento di san Carlo. E dopo aver vagabondato per l’Italia e  per il mondo, si ritira  nell’Abbazia di sant’Egidio di Sotto il Monte.

La stessa sorte per padre Camillo; poco tempo dopo dovrà andar via da Milano, ritornando nella sua terra d’origine, terra di frontiera, a Madonna di Tirano.

La loro amicizia durerà per tutta la vita, nonostante la lontananza…, i  iniziata sui banchi del collegio… fino alla morte di Davide Turoldo. E subito dopo padre Camillo, vincendo la timidezza che gli rendeva difficile parlare in pubblico, esce allo scoperto. Organizza numerosi incontri in memoria di padre Davide, spinto sopratutto dal desiderio di proteggerlo dalla schiera dei celebratori dell’ultima ora, e dal rischio di farne “un innocuo santino”.

Nel 1985 all’Itis “Castelli” di Brescia Padre Davide tenne una conferenza sulla “Lotta di liberazione in Italia” intitolata “Cari ragazzi la resistenza non è finita”.

Ve ne leggo un brevissimo pezzo, il finale: “...tra i morti della resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi, questa è cosa che dovreste tramandare, voi! Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di diverso colore, eppure nella libertà e nella dignità umana si sentivano fratelli. Volevano costruire un mondo giusto, dove tutti gli uomini vivano del proprio lavoro, dove ogni uomo conti veramente per “uno”. Ecco io vorrei che questo fosse il vero messaggio: la Resistenza non è finita, è stata frutto di pochi precursori, che avevano seminato durante un ventennio ma è stata anche una più vasta semente per l’avvenire. E non dobbiamo scoraggiarci.

Ecco i tre pilastri di padre Davide che ha costruito con la sua vita e con i suoi scritti; l’Uomo, l’Amicizia e la Speranza.

Grazie

Carla Bianchi Iacono

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Carla Bianchi Iacono  durante il suo intervento

ROVEGNO, COMMEMORAZIONE DI ALDO GASTALDI “BISAGNO”

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Sezione Sestri Levante e Tigullio esprime gratitudine a organizzatori, rappresentanti delle istituzioni e tutti i presenti convenuti oggi a Rovegno per rendere omaggio alla memoria di Aldo Gastaldi “Bisagno”. È stato un privilegio poter partecipare alla Santa Messa presieduta da Mons. Nicolò Anselmi, vescovo ausiliario di Genova, in suffragio di uno straordinario esempio di partigiano cristiano per cui è stato recentemente avviato anche l’iter di canonizzazione. L’annuncio della causa di beatificazione è stato motivo di grande gioia per tutta la famiglia di Aldo Gastaldi, alla quale anche ANPC tiene a rivolgere le sue più vive felicitazioni. Bisagno è stato prima cristiano che partigiano; e poi partigiano perché cristiano. È proprio per questo che la sua testimonianza è stata, ed è tuttora, molto preziosa.

Nella foto: Avv. Luigi Ceffalo per ANPC Tigullio e Armanino Umberto per ANPC Nazionale e Divisione Cento Croci e Val Taro, il Sindaco di Genova Bucci e il consigliere regionale Claudio Muzio

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti, 19/06/2019 – Biblioteca Comunale, Subiaco

Comunità  Ebraica di Roma               –           Comune di Subiaco
    Chi salva una vita, salva un mondo intero (Talmud Sanhedrin 37a)
  Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti
                                  Saluti
                  Francesco Pelliccia (Sindaco di Subiaco)
        Mons. Mauro Parmeggiani (Vescovo di Tivoli e di Palestrina)
    Rav Riccardo Di Segni (Rabbino Capo della Comunità  Ebraica di Roma)
        Ruth Dureghello (Presidente della Comunità  Ebraica di Roma)
                                Interventi
    Tommaso Dell’Era (Università degli Studi della Tuscia): il contesto storico
          Fabrizio Lollobrigida (giornalista): Mons. Igino Roscetti
                              Le testimonianze:
  Lettura di alcuni passi tratti dal manoscritto di Mons. Igino Roscetti
              Laura Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti):
              testimonianza riportata da Silvia Haia Antonucci
    (Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità  Ebraica di Roma
                          “Giancarlo Spizzichino”)
              Sandra Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti)
                                  Modera
  Claudio Procaccia (Direttore del Dipartimento Beni e Attività  Culturali della Comunità  Ebraica di Roma)
                      Mercoledì 19 giugno 2019, ore 17
            Biblioteca Comunale, via della Repubblica 26, Subiaco
    Saranno presenti Elena e Anna Fedeli (nipoti di Mons. Igino Roscetti)
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