ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Oggi 77 anni fa: 16 Ottobre 1943, deportazione degli ebrei di Roma

Le parole della nostra Presidente Nazionale, Mariapia Garavaglia: “Un pensiero agli ebrei romani deportati 77 anni fa ma anche molta vicinanza ai nostri concittadini ebrei di oggi. Sono i nostri fratelli maggiori e sono romani da oltre duemila anni.  Mai più discriminazioni e odio! “.

Il commento del Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza: “Giornata triste il 16 ottobre. Che porta a meditare. E pone problemi. Quanta responsabilità è italiana? Chi fornì ai tedeschi  gli elenchi? La polizia italiana. Perché  gli elenchi non furono distrutti dopo il 25 luglio? E poi gli italiani che denunciarono per soldi gli ebrei…e tante altre vergognose collaborazioni. Ma quanti furono quelli che aiutarono gli ebrei! I conventi , soprattutto di suore aprirono le porte agli ebrei. Ho visto un elenco di conventi e comunità di suore. Mi sono commosso. Dobbiamo essere vigili. L’antisemitismo  è ancora vivo”.

Rastrellamento ghetto di Roma: 16 Ottobre 1943

Addio a Carla Nespolo

L’Anpi ha comunicato la scomparsa di Carla Nespolo, a 77 anni, con queste parole: «Con immenso dolore, comunichiamo la scomparsa della nostra amatissima Presidente nazionale, Carla Nespolo. Lascia un vuoto profondissimo in tutta l’Anpi che Carla ha guidato dal novembre 2017 – prima donna Presidente – con grande sapienza, passione, intelligenza politica e culturale nel solco pieno della grande tradizione di autorevolezza ed eredità attiva dei valori e principi della Resistenza che ha contraddistinto la nostra Associazione fin dalla sua nascita. Non dimenticheremo mai il suo affetto nei confronti di tutti noi, la sua presenza continua anche negli ultimi mesi, durissimi, della malattia. Ciao comandante».

La nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia ha dichiarato: “Addio a una combattente. Carla Nespolo ha interpretato il valore, lo spirito e la testimonianza di chi ha continuato a difendere la democrazia conquistata col sacrificio dei Partigiani. L’ANPC si associa all’Anpi nel condividere il dolore per la scomparsa e nel ricordo della “comandante” assicura immutato impegno a continuare a promuovere soprattutto verso i giovani l’insostituibile conoscenza della nostra storia a difesa del più alto dono alla dignità umana che è la democrazia e i conquistati diritti civili cui donne come Nespolo hanno dedicato la vita”.

Il Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza la ricorda così: “È una grande perdita. Carla Nespolo è stata una Presidente di grande capacità politica  e portata al dialogo. Nessun settarismo nei confronti di altre Associazioni”.

Carla Nespolo, Presidente Nazionale Anpi

Memoria di Don Giovanni Barbareschi

Domenica 4 ottobre 2020 ore 11.00 a Milano in via Tucidide angolo via Cavriana (murale dedicato agli antifascisti e deportati politici) MEMORIA DI DON GIOVANNI BARBARESCHI nel secondo anniversario della morte con gli interventi di:

Marco Steiner, Carla Bianchi, Emanuele Fiano, Silvio Mengotto,  ANPI provinciale Milano, ANED Milano, ANPC Milano

Ecco la locandina della cerimonia:

Un museo della memoria a cielo aperto (di Orme Ortica Memorie) nel quale a pieno titolo viene raffigurato con un murales Don Giovanni Barbareschi, personaggio di spicco nella Resistenza milanese legato alle Aquile Randagie. Durante il lockdown era saltata l’inaugurazione, e , invece, in occasione del secondo anniversario della sua morte, viene ufficialmente inaugurato alla presenza di Anpi, Aned e Anpc.

Appuntamento alle 11 in via Tucidite: previsti gli interventi, fra gli altri, di Marco Steiner, vicepresidente del Comitato milanese Pietre d’inciampo presieduto da Liliana Segre e di Emanuele Fiano.

Tarcisio Torreggiani ci ha lasciati

Nel pomeriggio dello scorso venerdì è venuto a mancare il nostro Tarcisio Torreggiani, Presidente della Sezione di Senigallia e delle vallate del Misa, Nevola e Cesano.
I funerali avranno luogo lunedì mattina alle ore 10.00 alla parrocchiale di Marzocca.
Franco Porcelli, Segretario della Sezione lo ricorda così: “Ancora è lucidissima la memoria dei recenti incontri che con lui abbiamo organizzato a Palazzo Mastai ed al Circolo Acli. Insieme, almeno dal mio profilo, è altrettanto nitido il ricordo di quanto si spese per la nostra città sia da dirigente della Democrazia Cristiana (Segretario locale e poi provinciale) sia da Amministratore e in Comune e all’Azienda del Turismo, con l’invenzione di tante riuscite iniziative tra cui la Fiera campionaria.
A lui, quindi, un sincero pensiero sempre riconoscente ed affettuoso”.

Tutti noi ci uniamo nella preghiera e nel ricordo riconoscente di Tarcisio Torreggiani, porgendo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia.


La questione romana

Il 150° anniversario della cosiddetta “breccia di Porta Pia” fa memoria dell’entrata a Roma – il 20 settembre 1870 – dei bersaglieri piemontesi, che occuparono la città, destinata a diventare capitale del Regno d’Italia. Un evento cardine per la storia risorgimentale e per il complesso processo unitario nazionale che, a livello politico e diplomatico, decretò anche il tramonto della sovranità su Roma e dell’esercizio del potere temporale da parte della Chiesa cattolica e dei papi, nonché l’apertura di un lungo conflitto tra la Santa Sede e lo Stato italiano. Un dissidio che sarebbe durato molti decenni e che è passato sotto il nome di “questione romana”. La “questione” era già stata posta nel 1848, in occasione del fallito tentativo mazziniano della Repubblica romana, e riproposta nel 1859-60, con le annessioni territoriali che avevano creato il Regno d’Italia sotto la guida della monarchia sabauda. La strenua opposizione di Pio IX (sostenuto dalla Francia) aveva vanificato gli sforzi di Cavour di risolvere pacificamente la controversia a proposito del ruolo di Roma come capitale, assunto provvisoriamente prima da Torino e poi da Firenze.

L’occupazione dell’Urbe da parte delle truppe italiane, favorita dalla sconfitta francese a Sedan contro la Prussia, che segnò le sorti delle nazioni coinvolte e le dinamiche della storia europea, permise nel giro di pochi mesi il trasferimento in riva al Tevere della corte di Vittorio Emanuele II e del governo. Il Papa, la cui autorevolezza spirituale era stata rinvigorita con il dogma dell’infallibilità, stabilito dal Concilio Vaticano I, si ritirò in Vaticano, opponendosi al riconoscimento della nuova situazione istituzionale e dichiarandosi prigioniero politico. Identico atteggiamento venne tenuto nei confronti della Legge delle guarentigie, promulgata nel 1871 per definire e regolare i rapporti tra Stato e Chiesa. La partecipazione alla vita pubblica e all’impegno politico dei cattolici nel contesto nazionale italiano venne limitata e impedita dalla disposizione pontificia nota come “non expedit” (non è conveniente). Un divieto che accompagnò la storia nazionale fino all’epoca della Prima guerra mondiale, condizionando il coinvolgimento nelle scelte politiche e nell’amministrazione di ampi strati della popolazione, inibendo il possibile contributo di idee e il protagonismo del pensiero sociale originato o informato dai principi del cristianesimo e impoverendo così le basi di consenso del nuovo Stato nazionale.

L’espressione di Charles de Montalembert “Libera Chiesa in libero Stato”, fatta propria e ripresa più volte e pubblicamente da Cavour, divenne un principio dell’impostazione politica e di governo dell’Italia liberale e un motto – consacrato dalla pubblicistica e dal linguaggio storiografico – capace di rendere l’essenza della questione romana rispetto alla situazione determinata dalla costituzione e dallo sviluppo del Regno d’Italia. Solo l’evoluzione della situazione politica interna (soprattutto in relazione all’avanzata delle forze socialiste) e una serie di contingenze legate alla gestione dei governi presieduti da Giovanni Giolitti indusse la Chiesa ad assumere un atteggiamento meno intransigente, che culminò nel 1913 con il cosiddetto “patto Gentiloni”, in virtù del quale il partito liberale maggioritario mise a disposizione una nutrita quantità di seggi alle elezioni politiche per i candidati cattolici. Una tappa del tortuoso cammino che aveva portato la Chiesa, e in particolare Pio X, ad assumere un atteggiamento di opposizione intransigente nei confronti del mondo moderno e di principi come quello della laicità dello stato, nonché di strenua difesa delle prerogative delle istituzioni ecclesiastiche nei confronti dei movimenti di matrice liberale e del processo risorgimentale.

La particolare situazione della Chiesa rispetto allo Stato in Italia (e la relativa indipendenza e autonomia della prima), favorì tuttavia una forte evoluzione della riflessione ecclesiale in merito alla questione sociale e alla elaborazione di una articolata dottrina sul tema, in parte riassunta dall’enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII, promulgata nel 1891. Altrettanto autorevole la proposizione di un pensiero e di pronunciamenti magisteriali a proposito della pace e delle relazioni tra popoli e nazioni, esposto in varie forme prima, durante e dopo la Grande guerra da Benedetto XV.

Una sistemazione formale dei rapporti tra Stato italiano e Santa Sede si realizzò solo in epoca fascista, con i patti firmati in Laterano l’11 febbraio 1929. Questi erano costituiti da un Trattato, che sanciva la nascita dello Stato della Città del Vaticano, da un Concordato e da una Convenzione finanziaria. Il Primo riconosceva al Vaticano “l’assoluta e visibile indipendenza” e gli garantiva “una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale”. Con questo atto diplomatico con cui l’Italia cedeva (non senza una buona dose di opportunismo politico e di ricerca di consenso) alla Santa Sede la sovranità sul suo piccolo territorio, garantiva al nuovo Stato la più completa libertà da ogni ingerenza e al papa l’indipendenza assoluta come capo spirituale del cattolicesimo, si chiudeva la cosiddetta “questione romana”.

Al tempo della firma dei Patti lateranensi, Alcide De Gasperi viveva emarginato dalla vita politica a causa della sua opposizione al regime e costretto a un umile e precario lavoro presso la Biblioteca apostolica vaticana. L’ex deputato e segretario del Partito popolare italiano (e futuro protagonista della ricostruzione dell’Italia del secondo dopoguerra) non rinunciò tuttavia a esprimere il proprio pensiero su quell’evento, affidandolo ad alcune lettere indirizzate a pochi amici fidati. Dal suo particolare osservatorio, De Gasperi seguì e valutò in tutta la loro complessità gli accordi, cercando di esaminarne gli elementi negativi e quelli positivi, i riflessi politici ed ecclesiali, i commenti suscitati in Italia e all’estero. Nelle lettere fornì un giudizio articolato: non valutò negativamente il Trattato, tanto da definirlo come un fondamentale traguardo raggiunto dal cattolicesimo italiano; manifestò invece una profonda preoccupazione circa il Concordato, sulla cosiddetta “politica concordataria” e le posizioni di molti ambienti cattolici.

Da un punto di vista puramente politico, la soluzione della questione romana e i vantaggi concessi alla Chiesa dallo Stato italiano rappresentavano un’occasione che la Santa Sede non poteva lasciarsi sfuggire. A Mussolini che – secondo un’immagine usata in una lettera all’amico trentino Simone Weber – “bussava alla porta di bronzo”, il Papa non avrebbe potuto non aprire; la conclusione, vista in Italia come un successo del regime, nella storia e nel mondo sarebbe stata una liberazione per la Chiesa e una fortuna per la nazione italiana. A queste valutazioni De Gasperi aggiunse alcuni riferimenti circa il clima in cui vennero celebrati i patti, avvertendo il pericolo di una compromissione del principio di laicità della politica e dello Stato, temendo che “non si distinguesse più fra cattolicesimo e fascismo”, specialmente dopo lo scioglimento dei partiti e dei sindacati e dopo l’approvazione delle “leggi fascistissime”. Un’analisi che si sarebbe presto dimostrata estremamente lucida, equilibrata e preveggente. Maurizio Gentilini

(Articolo pubblicato su: http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=10461&giornale=10418)

BRECCIA DI PORTA PIA: 1870-2020

Anche le celebrazioni del 150° Anniversario della Breccia di Porta Pia si sono svolte in maniera contingentata a causa del Covid 19. Il ricordo del 150° Anniversario della breccia di Porta Pia, è un evento importante della storia d’Italia, che assume un ruolo di assoluto rilievo nella memoria collettiva nazionale. Il 20 settembre 1870 si concretizzò un ideale perseguito con ferrea determinazione: un obiettivo faticosamente raggiunto che vide protagonisti i Bersaglieri di La Marmora che, nati pochi anni prima del 1836, varcarono per primi la “Breccia” di Porta Pia consegnando Roma all’Italia.

Intitolazione nel Giardino dei Giusti di un albero virtuale a nome Carlo Bianchi

L’inaugurazione sarà il 7 ottobre al Monte Stella, con una cerimonia molto in sordina per via del Covid, senza pubblico tranne 2 familiari.
Una vista del giardino virtuale è al seguente link:
https://it.gariwo.net/giardini/giardino-virtuale/storie-del-monte-stella/9/carlo-bianchi/

MARZABOTTO 76° Anniversario dell’eccidio nazifascista 1944-2020

 La fede, il perdono, e l’amore fraterno, sono stati dalla fine del 2° conflitto mondiale nel pensiero di pace, democrazia, e di quel bene inalienabile che si chiama “Libertà”. Il solo obiettivo irrinunciabile dei massimi esponenti del mondo combattentistico e partigiano, al solo scopo di realizzare un vivo desiderio: che il rinnovamento morale e la crescita civile riescano a consolidare e rendere sempre più forte, una valida e concreta difesa delle istituzioni, quel grande patrimonio universale di fratellanza tra i popoli, conquistato con enormi sacrifici di fame, dolore e sangue. Dal 29 settembre al 5 ottobre di quest’anno, anche se in forma contingentata a Marzabotto saranno ricordati tutti i caduti vittime delle atrocità nazifasciste. Negli anni passati il grande organizzatore delle cerimonie ufficiali, alla presenza delle massime autorità istituzionali, civili, militari e religiose, italiane ed estere, che insieme vinti e vincitori, pronunciavano in coro una sola frase “MAI PIU’”. Il maestro di cerimonia era un testimone dell’eccidio, il suo nome era “DANTE CRUICCHI”, non più tra noi. Insieme a lui c’era un giovane sindaco di Marzabotto “ANDREA de MARIA”, oggi parlamentare che ha sempre operato alacremente per diffondere la storia nelle scuole del suo comune, e non solo. A Marzabotto, Monzuno ed altri comuni limitrofi operavano i partigiani della “Banda del Lupo”, tra i partigiani vi era anche un indiano “Sik” (Come si evince dalle foto storiche gelosamente custodite nell’archivio documentale di Marzabotto. L’efferata strage, compiuta dai tedeschi con la complicità dei fascisti, e con due reggimenti delle SS al comando del maggiore Walter Reder, circondarono Marzabotto, sterminando per rappresaglia, 1863 civili, donne e uomini di ogni età. I resti dei martiri oggi sono custoditi in un ossario presso il comune. I nazisti hanno effettuato l’eccidio con l’avallo dei fascisti che sono stati riconosciuti, da alcuni testimoni dall’accento toscano pronunciato da alcuni di loro. Potrei raccontare sulla tragedia di Marzabotto tante altre storie, avendo frequentato il comune non solo in occasione della cerimonia ufficiale della prima domenica di ottobre di ogni anno, ed in compagnia con i protagonisti della lotta partigiana, nonché di aver fotografato ed intervistato alcuni testimoni scampati alla strage. Ricordare Marzabotto e tutti gli altri luoghi degli eccidi, è un insegnamento che dobbiamo trasmettere per contribuire in modo tangibile alla soluzione dei vitali problemi della distensione, della pacifica convivenza, della giustizia sociale, per combattere l’indifferenza che oggi alberga in Paesi dove si vuole imporre il dogma dell’arbitrio e della sopraffazione. La libertà è come l’aria, ci accorgiamo che è importante solo quando viene meno. L’augurio che tutti ci proponiamo in questo particolare momento che stiamo vivendo a causa della Pandemia, è che nella sofferta memoria e storia dei testimoni protagonisti della seconda guerra mondiale (1939—1945), i giovani sappiano trarre forti motivazioni ideali in difesa dei valori umani e civili per i quali la nostra Costituzione Repubblicana richiede a tutti il costante impegno per rafforzare: La Giustizia, La Libertà e soprattutto La Pace. Noi giovani di ieri, abbiamo il dovere di far rivivere ai giovani di oggi, la storia con parole di fiducia, di conforto e di speranza, che i nostri padri ci hanno trasmesso con i loro racconti. Un grande insegnamento proviene dalle parole di “Sandro Pertini”. Oggi i giovani non hanno bisogno di comizi e di sermoni: Hanno bisogno dell’esempio. 

Durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite

“Durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite dobbiamo riflettere sul ruolo svolto e su quello che attende il futuro questa istituzione sovranazionale che è costretta a mediazioni quasi impossibili fra i molti poli etnici sociali e culturali del pianeta. Non riesce ad essere organismo multiculturale perché l’umanità è attraversata dalla rivendicazione di troppe identità. Tocca a tutti e a ciascuno far crescere una mentalità di fraternità planetaria. Aspettiamo fiduciosi anche L’Enciclica di Papa Francesco sulla fraternità. I Partigiani Cristiani ne devono essere testimoni e promotori a causa delle loro radici”. Queste le parole della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia.

150°Anniversario Breccia di Porta Pia

Il 20 settembre si celebra il 150° anniversario della “Breccia” di Porta Pia. Per la storica data è stato predisposto un fitto programma che pur con le limitazioni del Covid-19 non priva la importante Ricorrenza di una adeguata significativa celebrazione.

Il programma della manifestazione:

9.20 Arrivo del Capo di SM dell’Esercito ricevuto dal Comandante Militare della Capitale e dal Presidente dell’ANB, Gen. B. (ris.) Ottavio Renzi 9.25 Arrivo del Capo di Stato Maggiore della Difesa ricevuto dalle prefate autorità 9.30 Arrivo della Massima Autorità, ricevuto dal Capo di SM della Difesa 9.31 Deposizione di una corona di alloro da parte della Massima Autorità 9.35 Trasferimento a piedi presso il Museo Storico dei Bersaglieri 9.37 Visita mostra storica, emissione francobolli celebrativi, proiezione filmato celebrativo. 9.50 Termine visita.

In rappresentanza della nostra Associazione sarà presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

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