ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

L’ultimo saluto a Gianlugi Rondi

L’Anpc ha partecipato con il suo medagliere, la Vicepresidente Cristina Olini ed il Consigliere Prinzi alla cerimonia dei funerali di Gianluigi Rondi. Ancora commossi, vogliamo ricordarlo con un pezzo scritto dal nostro Vicepresidente Angelo Sferrazza e qualche foto dell’ultimo saluto.

GIANLUIGI RONDI UN PARTIGIANO RISERVATO

Gianluigi Rondi è stato partigiano? Molti l’hanno scoperto nel giugno scorso quando gli è stata conferita la “Medaglia della Liberazione”. Il grande critico che aveva iniziato il “lavoro” nel 1945 è stato al centro della storia del nostro cinema. Quando il cinema era una cosa seria e  rispecchiava situazioni sociali (il neorealismo),  cambiamenti culturali e  modi vita. Quel cinema che esplose  subito dopo la fine della guerra, quando si respirava aria di libertà. Cancellato finalmente quel cinema di regime, quello dei “telefoni bianchi”, arma micidiale nelle mani del fascismo, che ne aveva compreso l’importanza e la capacità, assieme alla radio,di arrivare alla gente in modo rapido e diretto. I gerarchi la facevano da padroni e la “Mostra del cinema di Venezia” la sfarzosa e un po’ ridicola vetrina. Nemmeno nel periodo della cupa RSI il cinema fu trascurato. Un pezzo di Cinecittà si trasferì in laguna. A guerra finita il cinema iniziò rapidissimo un processo di trasformazione diventando anche luogo di conflitti politici. La “sinistra” e i cattolici si contesero questa arena politica, con notevole impegno! Opposizione di sinistra  contro il governo, con  Andreotti, massimo “regista”e  che ne aveva afferrato l’importanza, con nessun entusiasmo di De Gasperi preso da ben altri problemi. Si racconta  che De Gasperi addirittura  chiamasse ancora il cinema“la lanterna magica”! Rondi si fece le ossa in quel periodo e seguì una linea coerente con le sua mai nascosta scelta cattolica. E fu in prima linea, senza tentennamenti , esposto a duri attacchi. Fu definito uomo di ” destra”, idea rafforzata dal fatto di scrivere nel quotidiano di Angiolillo,  “Il Tempo”, giornale che certo non nascondeva la sua posizione politica, non tenero con la sinistra e molto vicino a quegli ambienti romani dove il neofascismo era ben accetto. La biografia di Rondi è conosciuta così come il suo ruolo. Severo nel giudizio, ascoltato e coerente. E lo fu nel suo convinto ricordo della Resistenza”. Diceva di “aver servito la causa della Liberazione”, considerandola il momento più alto della sua vita. Si rammaricava quando lo accusavano di essere di destra, lui che aveva militato nel ”Movimento dei cattolici per il Comunismo”. Diceva anche che ” la vita partigiana è una cosa seria da non usarla come ombrello”. Cosa che fece, quando altri   saltabeccavano da un partito all’altro. Fu Dc dichiarato e si iscrisse al Pd. Il cinema e la cultura italiana devono molto a  Gian Luigi Rondi. Anche l’ANPC. Angelo Sferrazza

 

Addio a Gianluigi Rondi

La Presidenza ANPC con tutto il Direttivo ed i soci con dolore e commozione salutano il loro Presidente Onorario Gianluigi Rondi, venuto a mancare ieri.

rondiUn grande uomo, conosciuto soprattutto per il suo impegno nel cinema, lucido ed appassionato fino alla fine, aveva ricevuto da poco la medaglia della Liberazione dal Ministro della Difesa per il 70° Anniversario della Lotta di Liberazione. Sempre presente ai nostri Convegni fino all’ultimo a Roma nonostante le difficoltà fisiche, con una immensa cultura, un anima gentile ed una grande passione.

Ai familiari le nostre più vive condoglianze. Lo ricorderemo per sempre.

I funerali si terranno il 24 Settembre alle ore 15:00 presso la chiesa di Santa’Anselmo all’Aventino (Roma).

 

8 Settembre 2016

Ai tradizionali eventi per la ricorrenza del 73° Anniversario dell’8 Settembre 1943, che si svolgono con perno a Porta San Paolo in Roma, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha preso parte con il Medagliere accompagnato e scortato a livello di Ufficio di Presidenza Nazionale dalla Vicepresidente Nazionale Maria Cristina Olini, affiancata dal Socio Pier Paolo Barberi.

Gli eventi organizzati e curati dal Cerimoniale di Roma Capitale, diretto dalla Dottoressa Emilia Maturi presente e vigile personalmente sul campo, hanno avuto inizio con una Messa in Suffragio svoltasi nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, presso il Colle Campidoglio, dove il Medagliere di ANPC è stato tra i pochi simboli e stendardi partecipanti alla liturgia a fianco del Gonfalone del Comune; in tanti, purtroppo, hanno preferito disertare per schierarsi in anticipo, sgomitando, laddove la presenza del Capo dello Stato richiamava reporter e telecamere.

Ad attendere le rappresentanze ufficiali, tra cui quella di Anpc, dei veloci bus medi del Comune di Roma Capitale, che hanno trasferito con perfetto rispetto dei tempi i partecipanti alla liturgia a ridosso delle Mura Aureliane di Porta San Paolo, dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con al seguito le altre Autorità con in testa la Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha deposto una prima Corona d’Alloro al Memoriale che ricorda quei tragici eventi e quanti, civili e militari, caddero nell’ultimo estremo tentativo di quella che viene in ottica post resistenziale definita la Difesa di Roma, forse più propriamente secondo la definizione originale germanica l’ultimo tragico, per le armi italiane, atto della Battaglia per Roma svoltasi a partire da poche ore dopo l’annunzio dell’armistizio da parte di Pietro Badoglio, diffuso dall’EIR, che costituiva anche l’unica e purtroppo ambigua direttiva alle Forze Armate ed ai Comandanti sul campo, che la Divisione “Granatieri di Sardegna”, responsabile della difesa di quel settore, interpretò nel senso più restrittivo ed assoluto di non cedere in nulla alla aggressiva reazione germanica, volta a disarmare e catturare le truppe sino a poco prima alleate.

Questo spiega la grandissima partecipazione di Granatieri in congedo con i loro simboli a Porta San Paolo, prima presso le Mura Aureliane, dove il nostro Medagliere è stato affettuosamente accolto tra le loro fila, poi al Parco della Resistenza, presso il Monumento agli 87.000  militari, Caduti combattendo nei Reparti regolari nel corso di quella che nell’ottica nazionale italiana è la Guerra di Liberazione (13 ottobre 1943, 2 maggio 1945) a fianco delle Armate Alleate nella cui ottica il nostro contributo, sia di reparti regolari, sia di combattenti in formazioni oltre le linee (la Resistenza, tra cui quella dei Partigiani Cristiani, con o senza fucile) viene inquadrato nell’ambito della Campagna d’Italia, particolarmente dura ed onerosa dopo l’inclemente autunno inverno del 1944, durissimo anche per la resistenza partigiana, sia in armi che civile o più semplicemente ecclesiale cristiana, a causa del famigerato Bando Graziani, che non lasciava scelta o scampo.

In realtà intorno Roma erano schierate ben sei divisioni, anche se l’unica materialmente e psicologicamente preparata al cambio di fronte era la Divisione Ariete al comando del Generale Raffaele Cadorna, che respinse invitta una divisione corazzata tedesca alla confluenza tra la Cassia e la Cimina, grazie anche al supremo sacrificio del giovanissimo Sottotenente del Genio, il ventitrenne Ettore Rosso, Medaglia d’Oro al Valore Militare alla Memoria e Dottore in Ingegneria honoris causa alla Memoria del Politecnico di Milano dove era studente, anche se con fortissimo sentimento patriottico aveva rinunziato al rinvio per motivi di studio, arruolandosi volontario.

La continuità di Valori e di Spirito, in particolare in riferimento alle Forze Armate, è stata messa in risalto dalla Ministro della Difesa Roberta Pinotti nella sua allocuzione ai radunisti presenti a Porta San Paolo, convenuti a frotte da tutta Italia.

Tra i passi significativi del suo discorso segnaliamo “Ề un paese scosso, che sta facendo ancora i conti con le ferite del terremoto del 24 agosto, quello che oggi rende onore ai Caduti della Difesa di Roma di 73 anni fa“. (…). “Fu la speranza di costruire un futuro di libertà e di democrazia, oltre al sacro dovere di difendere la patria  – ha proseguito la Ministro Pinotti –  ad animare le azioni di quegli uomini e donne e a dare loro la forza per continuare ad avere prospettive, sogni, progetti per i quali impegnarsi, sacrificarsi e crescere come individui e come collettività nazionale“.

Tra i primissimi Caduti di quei giorni – come ha ricordato Pino Ferrarini, che ha parlato quale Rappresentante di ANPC alla cerimonia svoltasi sabato 10 settembre alla Montagnola in Roma –  anche una religiosa, Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo nativa di Amatrice, cittadina oggi alla cronaca per il sisma. Ề una delle prime testimonianze resistenziali di pietas cristiana. La religiosa si oppose con virulenza ad soldato tedesco che tentava di strappare dal collo di un Caduto, la cui salma stava componendo, una catenina d’oro votiva, colpendo ripetutamente al volto il militare tedesco con il crocifisso che si accingeva a deporre sul petto della salma, subendone a sua volta la rabbiosa furia. Suor Teresina morirà in seguito a causa dei traumi riportati

Centrale nei fatti d’arme noti come combattimenti della Montagnola fu l’Istituto religioso Gaetano Giardino, che ospitava circa quattrocento bambini orfani di guerra e minorati psichici, aggregato a Forte Ostiense dove erano asserragliati gruppi di soldati italiani di varie armi e popolani sommariamente armati intenzionati a resistere, ai quali fornirono assistenza il Direttore Don Pietro Occelli e trentacinque suore francescane. I religiosi da subito si prodigarono nell’accoglienza e nell’assistenza dei feriti, prestando loro le cure del caso.

Quando i paracadutisti tedeschi, supportati dal fuoco di artiglieria, irruppero nel forte, appiccando con lanciafiamme il fuoco anche a strutture dell’istituto religioso, fu proprio il Direttore dell’Istituto Don Pietro Occelli ad assumersi il rischioso compito di mostrare in segno di resa un drappo bianco legato ad una pertica; intanto le suore provvedevano a distribuire indumenti civili ai soldati scampati nel tentativo di sottrarli alla rabbia tedesca.

Furono così da subito Partigiani Cristiani, caratterizzandosi anche e soprattutto per quell’approccio di pietas e di caritas che li ha sempre contraddistinti.

Questo lo spirito che ritroviamo in altri passi del discorso della Ministro Pinotti, che ha proseguito: “Quella stessa speranza in un futuro fatto di certezze che oggi abbiamo il dovere di sostenere come istituzioni e singoli cittadini, in favore delle centinaia di vittime del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia“. (…) “Nella straordinaria gara per sostenere le popolazioni, i nostri militari – ha con enfasi affermato Roberta Pinotti – sono stati presenti fin dalle prime ore, tante capacità in un impegno crescente dei giorni successivi per soccorrere e rassicurare, aiutare a ricostruire per riportare la normalità dopo un evento così tragico”. (…) “Quando ho visto il sindaco di Amatrice abbracciare il comandante del Genio Militare che ha ricostruito il ponte e che il sindaco ha detto di voler chiamare Ponte della Rinascita, è stato un momento di grande commozione. In esso abbiamo visto la sofferenza ma anche riconosciuto il germe della speranza di chi vuole ricostruire alle persone le loro case e restituire a quei territori l’aspetto che avevano prima del sisma”.

E la Ministro Pinotti ha concluso con un concetto che a noi appare significativo nello spirito cristiano: “Ề anche questa l’Italia che oggi serra i ranghi a porta San Paolo e, come i tanti che qui, 73 anni fa, non esitarono a mettere a repentaglio la propria vita, rinnova il giuramento di amore per la patria“. E di pietas e di carità cristiana aggiungiamo noi.

Giorgio Prinzi

 

“I fiori del male, donne in manicomio nel regime fascista”

Giorno 14 settembre 2016 è stata inaugurata alla Casa della Memoria e della Storia in Roma una mostra documentale fotografica intitolata “I fiori del male, donne in manicomio nel regime fascista”, che sarà aperta al pubblico, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,30 alle 20,00, sino al giorno 18 novembre 2016, con la sola esclusione di giorno 1 novembre, festivo.

La rassegna documentale è stata curata da Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante che hanno utilizzato fotografie e documenti provenienti in larga parte dall’Archivio storico del manicomio Sant’Antonio Abate di Teramo.

Durante il regime fascista – si legge nel foglio illustrativo – si allargarono i contorni che circoscrivevano i concetti di emarginazione e di devianza e i manicomi finirono con l’accentuare la loro dimensione di controllo e di repressione; tra le maglie delle istituzioni totali rimasero imbrigliate anche quelle donne che non seppero esprimere personalità adeguate agli stereotipi culturali del regime o non assolsero completamente ai nuovi doveri imposti dalla “Rivoluzione Fascista”.

Come loro stessi spiegano, ai curatori della Mostra Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante è sembrato importante raccontare le storie di queste donne a partire di loro volti, dalle loro espressioni, dai loro sguardi in cui sembrano quasi annullarsi le smemoratezze e le rimozioni che le hanno relegate in una dimensione di silenzio e di oblio. Alle immagini  esposte nella mostra – proseguono i curatori –  sono state affiancate le parole: quelle dei medici, che ne rappresentarono anomalie ed esuberanze, ma anche le parole lasciate dalle stesse protagoniste dell’esperienza di internamento nelle lettere che scrissero a casa e che, censurate, sono rimaste nelle cartelle cliniche.

In questo senso secondo Valeriano e Di Sante il manicomio è stato un osservatorio privilegiato dal quale partire per analizzare i modelli culturali – di matrice positivista – che hanno storicamente contribuito a costruire la devianza femminile e che durante il Ventennio furono ideologicamente piegati alle esigenze del regime. Il lavoro di ricerca e di valorizzazione condotto su questi materiali ha permesso di recuperare una parte fondamentale della nostra memoria e di restituirla alla collettività.

La Mostra, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale Dipartimento Attività Culturali e Turismo in sintonia con Insifar, è stata realizzata dalla Fondazione Università degli Studi di Teramo in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Teramo e l’Archivio di Stato di Teramo.

L’iniziativa ha ottenuto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività culturali, della Regione Abruzzo.

Ci congratuliamo per la bella iniziativa.

Sezione Anpc Piacenza: un incontro su Aldo Moro

ll prossimo 23 settembre (venerdì) ricorre l’anniversario dei 100 anni dalla nascita dell’On. Aldo Moro.
Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico, accademico e giurista italiano, due volte Presidente del Consiglio dei ministri, Segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.
Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario per la prima volta nel1959. Fu più volte ministro; come presidente del Consiglio guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-68), promuovendo nel periodo 1974-76 la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito comunista italiano. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse.
Per ricordare quest’uomo che, senza dubbio,  è stato tra i principali artefici della fase politica del dopoguerra abbiamo pensato di organizzare un incontro presso la Chiesa di San Giuseppe Operaio in Piacenza, secondo il programma a seguire (e di cui all’allegato invito).
Allego anche il discorso che Moro tenne al gruppo dirigente della Democrazia Cristiana  in occasione della sua venuta a Piacenza il 17 settembre 1965 per l’inaugurazione della De Rica.
Mio padre, allora segretario provinciale DC e “moroteo” della prima ora, stimolò Moro (allora Presidente del Consiglio e segretario nazionale della DC) a parlare sul nascente primo governo di centro-sinistra e Moro spiegò con grande eloquenza il motivo della scelta politica da lui fortemente sostenuta.
Il discorso di Moro, che se avrai la pazienza di leggere, noterai essere un vero trattato di alta politica, fu poi riprodotto in stampa da mio padre nel 1988 a dieci anni dalla uccisione dello statista (e poi ulteriormente riprodotto, nella versione che allego, da un gruppo di amici ad un anno dalla morte di mio padre).
Ti aspettiamo,
Cordialmente
    Mario Spezia
presidente provinciale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza
anpc.piacenza@gmail.com
via don Carozza, 30/A – 29121 Piacenza
0523497197
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“Solo chi si misura nella folla col proprio cuore e confronta sulla strada e sulla barricata la propria anima può sperare di essere ascoltato in un’ora non lontana, quando il pensar bene, disgiunto dal pagare di persona, non sarà neanche preso in considerazione”

    don Primo Mazzolari

L’ultimo saluto al Partigiano “Pinko”

Pinco.jpgFranco Foglino detto il Pinko si è spento il 25 Luglio 2016. Nato a Torino il 21 Marzo 1926, ha combattuto come Partigiano nella III Div Langhe, formazione GL. (Liberazione di Alba e Torino) il Suo comandante e amico è stato Giuseppe Martorelli detto Marco.

Sabato 01 Ottobre 2016 alle ore 10:30 presso la Cappella del Cimitero di San Mauro Torinese pregando Dio daremo sepoltura a Pinko. (la Cappella si trova a dx appena entrati nel Cimitero di SAN MAURO ).

Di fronte a Lui predomina il pensiero dell’eccezionale valore morale,coraggio civile e fisico, di una personalità che ha attraversato un lungo e tormentato periodo storico da  protagonista, con inflessibile coerenza e inimitabile fedeltà ai principi di libertà giustizia e democrazia. Per questo a Pinko era stata conferita dal Ministro della Difesa la Medaglia della Liberazione in occasione del 70° Anniversario della Lotta di Liberazione.

Invita tutti a partecipare al cordoglio della famiglia il figlio, Carlo Enver Foglino,  con questo bel messaggio: “Come figlio non voglio elogiare mio padre……….vorrei solo ricordare che dobbiamo ripetere ai nostri figli:

non dimenticare…..

non accettare revisioni storiche………

non cedere all’ingiustizia…..

resisti e testimonia i valori di Giustizia e Libertà per cui tanti hanno lottato”.

 

 

 

Anniversario Battaglia Montagnola 10 Settembre 2016

In occasione dell’anniversario  della Battaglia della Montagnola l’Amministrazione Capitolina ha organizzato la consueta cerimonia in Piazzale Caduti della Montagnola, 10 settembre 2016. Dopo la deposizione di una corona d’alloro presso il monumento posto nel Piazzale,i saluti dei vari rappresentanti delle Associazioni ed Istituzioni presenti e la S. Messa. Per l’ANPC ha parlato il Consigliere Nazionale Pino Ferrarini: “Il 25 luglio 1943,  ma ancora di più il successivo 8 settembre,  l’Italia si svegliava unanime ed unita da un incubo e cominciava a sperare,  battendosi, sia civilmente che in armi,        per   un futuro libero e democratico. I fatti d’arme ed i combattimenti svoltisi qui alla Montagnola la mattina del 10 settembre 1943 costituiscono per molti versi un emblematico laboratorio di quello che sarà poi la Resistenza italiana , compresa quella vissuta nell’ottica di noi Partigiani Cristiani. Le Vittime  dell’attacco nazista furono 53 :  42 militari e 11 civili,  vittime che possono essere considerate fra le prime della Resistenza italiana. Fra i caduti militari due medaglie d’oro, due d’argento e una di bronzo. Centrale dei fatti d’arme fu l’Istituto religioso Gaetano Giardino, aggregato a Forte Ostiense dove erano asserragliati gruppi di soldati italiani di varie armi e popolani sommariamente armati intenzionati a resistere.  L’istituto ospitava circa quattrocento bambini orfani di guerra e minorati psichici, sotto l’assistenza di Don Pietro Occelli e di trentacinque suore francescane. I religiosi da subito si prodigarono nell’accoglienza e nell’assistenza dei feriti, prestando loro le cure del caso. Quando i paracadutisti tedeschi, supportati dal fuoco di artiglieria, irruppero nel forte, con il lanciafiamme  dettero fuoco anche a strutture dell’istituto religioso.     Fu proprio Don Pietro Occelli, Direttore dell’Istituto, ad assumersi il rischioso compito di mostrare in segno di resa un drappo bianco legato ad una pertica; mentre le suore provvedevano a distribuire indumenti civili ai soldati scampati dagli scontri nel tentativo di sottrarli alla rabbia tedesca. In questa fase si ha una delle prime testimonianze resistenziali di pietas cristiana. Un soldato tedesco tentava di strappare dal collo di un Caduto, la cui salma stava componendo, Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo nativa di Amatrice, una CATENINA D’ORO. La religiosa reagì, colpendo ripetutamente al volto il militare tedesco con il crocifisso che si accingeva a deporre sul petto della salma, subendo poi, a sua volta la rabbiosa furia del soldato tedesco. Suor Teresina morirà in seguito a causa dei traumi riportati in quella occasione. Ecco perché oggi prendiamo la parola per portare la nostra testimonianza di Partigiani Cristiani. Anche noi ci siamo sin dall’inizio,   Anche noi abbiamo cominciato da subito a pagare un tributo di sangue come  Partigiani anche se non sempre combattenti in armi, distinguendoci  spesso come validissimi soldati o comandanti, Partigiani cristiani con o  senza fucile,ma sempre pronti a morire, per difendere i valori della civiltà della nostra patria o la vita di persone inermi perseguitate dalla follia nazista”.

 

Addio a Mario Cipolloni

La Presidenza, il Consiglio Nazionale e tutti i soci si stringono attorno al caro Antonio Cipolloni per la perdita del suo fratello Mario. Con affetto sincero porgiamo ad Antonio ed a tutta la sua famiglia le nostre più vive condoglianze in questo momento di dolore.

Domenica 18 settembre: colletta nazionale terremoto centro Italia

Invitiamo tutti a partecipare generosamente alla colletta nazionale che avverrà  in tutte le Chiese italiane domenica 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni del centro Italia colpite dal terremoto. “Un segno concreto di comunione e di vicinanza delle Chiese che sono in Italia a quanti sono stati colpiti da questa tragedia”.

In questi giorni di dolore è importante pregare ed essere tutti uniti. Con piacere pubblichiamo anche l’Omelia di Monsignor Pompili (clicca qui: omelia mons. Pompili) e del Vescovo di Ascoli Piceno (clicca qui: omelia vescovo ascoli piceno).

 

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Addio al Partigiano “Garibaldi”

Purtroppo come molti già sapranno (http://www.gazzettadiparma.it/news/necrologi/375157/pietro-gnecchi.html) , è scomparso Pietro Gnecchi, partigiano “Garibaldi”, ultimo eroe vivente della battaglia del Lago Santo. Tutta l’ANPC, il Presidente Giovanni Bianchi, il Direttivo Nazionale ed i soci si uniscono al dolore della famiglia ricordando il coraggio, la generosità e l’umiltà di Pietro Gnecchi.

pietro Gnecchi

Nella foto: il Vicepresidente Nazionale Ferninando Sandroni e  Pietro Gnecchi a Bosco di Corniglio in occasione dello scoprimento della lapide che ricorda il luogo in cui si trovava il Comando Unico.

(Leggi qui: http://www.foodvalleytravel.com/it/StorieEPersonaggi/14/Pietro-Gnecchi/).
Grazie Pietro , per tutti sei stato un grande esempio.

 

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