ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Il 14 Novembre 1943 il primo numero di “Libertà”

Ricordiamo l’uscita del primo numero del foglio clandestino “Libertà”. Grazie a Carlo Costantini per il materiale inviatoci che volentieri pubblichiamo.

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Beatificazione Teresio Olivelli: 3 Febbraio 2017

Un incontro a Torre Baldone per Giovanni Bianchi: un piccolo resoconto

Venerdì 27 Ottobre A.N.P.C. di Bergamo ha ricordato il nostro caro Presidente Nazionale Giovanni Bianchi.
E’ stato un incontro molto significativo perchè abbiamo potuto ritrovarci con gli amici di Giovanni (tanti) e scoprire che sono anche amici nostri.
Anche chi non è potuto intervenire, ha mandato il suo apprezzamento e gli auguri di Buona riuscita.
Le due ore previste per la presentazione del libro “Resistenza senza fucile” non sono bastate.
Il prof. Fiorendi ha validamente illustrato i punti principali del libro, poi ha invitato tutti a ricercare i vari spunti meditativi presenti nel testo.
Siamo fieri di aver avuto un così valido Presidente e del Suo testamento-guida.
                                                              Marina Pighizzini (Segretaria)
bergamo
Pubblichiamo volentieri il ricordo di questo incontro di Mario Antonio Bezzi

Incontro di venerdì 27 ottobre 2017 a Torre Boldone

L’Ass. Nazionale Partigiani Cristiani di Bergamo ha organizzato venerdì 27 ottobre 2017 a Torre Boldone, un incontro per presentare l’ultimo libro scritto da Giovanni Bianchi: Resistenza senza fucile,  questo il titolo che, come ha precisato il Prof. Mario Fiorendi, confermato poi dalla moglie Silvia (presente all’incontro), non è un romanzo, non è un libro di politica, né un libro di filosofia; è un  miscuglio di questi.

Nello stile di Giovanni, infatti in ogni libro da lui scritto si incontrano diversi aspetti, l’analisi accurata degli avvenimenti, il sondare e cercare le motivazioni per cui si è arrivati a fare scelte ed i suggerimenti per i Cattolici di oggi.

Il pomeriggio era incentrato sulla presentazione del libro, una presentazione che lo stesso Bianchi aveva programmato ma impedita dalla malattia, per tutti noi è stato un omaggio all’uomo.

Leggendo alcuni passaggi del libro pareva di trovarci davanti Giovanni, con il suo modo pacato ma deciso nell’affrontare il tema della Resistenza, fatta anche dai civili che non hanno imbracciato il fucile ma che hanno determinato con la loro “resistenza” la vittoria sul fascismo e sul nazismo.

“…Tutto ciò nello sforzo di intendere le stesse operazioni di guerra nella prospettiva dei partigiani senza fucile, di quanti cioè concorsero in diversa maniera alla lotta antifascista, non sui fronti della guerriglia ma nella quotidianità del territorio. Cessando di considerare la vita sotto la dittatura una semplice cassa di risonanza dell’azione strategica e militare. Detto impoliticamente: uno sguardo sugli avvenimenti con l’occhio del paesaggista piuttosto che con quello del ritrattista. E’ in questa prospettiva che la tanto bistrattata “zona grigia” attribuita ai cattolici presenta, insieme ai ritardi e alle ambiguità, le ragioni di una lenta e corale maturazione “quotidiana”…

E’ stato un pomeriggio molto piacevole e siamo arrivati alle ore 18,00 senza esserci annoiati.

Un ringraziamento sentito alla sezione ANPC di Torre Boldone che ha messo a disposizione una sala del Centro Pastorale S: Margherita, al vicario e a tutti quanto hanno voluto onorare il nostro Presidente Giovanni Bianchi.

Anche Cassano d’Adda ha voluto essere presente con tre membri della sezione con la consigliera nazionale Luisa Ghidini Comotti.

Ciao Giovanni, arrivederci alla casa del Padre.

Un importantissimo incontro: da San Vittore a Fossoli

Carla Bianchi Iacono manifestazione

L’ANPC di Bergamo in ricordo di Giovanni Bianchi

invito Bergamo

Convegno di commemorazione di Bartolo Ciccardini

invito commemorazione Bartolo Ciccardini

Si svolgerà martedì 3 ottobre 2017, a Roma,

presso l’Istituto Luigi Sturzo, Sala Perin del Vaga, via delle Coppelle 35,

alle ore 17,30.

Ricorderanno l’esperienza politica, culturale e pubblicistica del prestigioso parlamentare, intellettuale e dirigente politico: il prof. Nicola Antonetti , il prof. Mario Segni, il prof. Gerardo Bianco, il prof. Francesco Malgeri, la dott.sa Flavia Piccoli Nardelli.

Seguirà dibattito aperto al pubblico.

Si prega confermare la presenza. – Email: partigiani.cristiani@gmail.

Un ricordo di Bianchi scritto da Giorgio Prinzi

Ho conosciuto l’Onorevole Giovanni Bianchi, di cui oggi cade il trigesimo della scomparsa, solo nell’aprile del 2016, quando venni insignito della carica di Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, Anpc, di cui era, ed stato sino alla morte, Presidente Nazionale. Una esperienza temporalmente limitata rispetto alla sua lunghissima attività politica, nell’ambito delle Acli, prima, del Partito Popolare Italiano, di cui fu tra i fondatori, poi, fortemente caratterizzante e  degna, proprio per l’approccio di cattolicesimo liberale e mai integralista, di venire ricordata ed additata ad esempio in tempi in cui la moderazione dei toni e delle posizioni è cosa rara nel prevalere del radicalismo ideologico, spesso ottuso se non fuori dalla realtà e dal razionale.

Il primo approccio con la sua personalità eclettica, culturalmente preparata ma scevra da radicalismi o solo da ruvidezze che magari avrebbero innescato qualche polemica, dando peraltro visibilità alla nostra sigla – cosa che a mio avviso non avrebbe guastato – in Consiglio Nazionale Anpc. Sempre lucide e razionali le sue analisi, sempre pacate, ma puntuali, le sue proposte, capaci di frenare persino la combattiva vis polemica di chi scrive, che, forse per l’impegno quotidiano in campi diversi dove è vincente l’approccio scientifico galileiano, tende a forzare la ruvidezza delle sue posizioni per provocare una decisa contrapposizione ed un confronto da posizioni in cui si sente forte, n quanto ritenute galileianamente incontestabili. In politica, invece, esistono opinioni, non “verità” scientifiche inoppugnabili.

Il capolavoro di equilibrio politico del Presidente Bianchi si è avuto in occasione delle vicende referendarie dove sarebbe stato fin troppo facile sfruttare improvvide e false categorie introdotte maldestramente dagli attori governativi che si sforzavano di allargare il consenso sulle loro proposte. Partigiani lo siamo, almeno continuatori della Memoria e della tradizione anche se, come quelli della mia generazione, per motivi anagrafici non combattenti sul campo, saremmo comunque potuti diventare gli unici “veri”, quelli invocati da Maria Elena Boschi, venendo meno però a quella unità di Valori e di Voleri che caratterizzò l’anima popolare della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Questa era, se non altro, la visione e la prassi dei Partigiani Cristiani.

Sarebbe bastato un semplice pubblico invito per scatenare il pandemonio mediatico e dare alla nostra sigla visibilità (ma venne solo inviato via email ai Soci e pubblicato sul sito un corposo documento in cui si riportavano in maniera comparata i testi che sarebbero stati vincolanti in caso di vittoria del si, o di quella del no), però a scapito dell’unicità dell’eredità della Memoria e dei Valori della ribellione al regime, patrimonio imprescindibile nonostante le plurime anime, persino su taluni punti inconciliabili tra loro, che caratterizzarono l’epopea ed ancor più il dopoguerra, di cui è simbolo emblematico il Venerabile Teresio Olivelli, testimone coerente dei Valori cristiani in tutte le sue esperienze di vita, sino alla morte in campo di concentramento a seguito della sua scelta di “ribelle per amore”, in queste settimane riconosciuta, con grande risonanza mediatica (https://anpcnazionale.com/2017/06/18/teresio-olivelli-riconosciuto-il-suo-martirio/), come “martirio” da Papa Francesco I. Un riconoscimento che fa pensare ad una ormai prossima canonizzazione.

Giovanni Bianchi fu sempre fedele e coerente con questa filosofia culturale e di vita. Scrive al riguardo (https://anpcnazionale.com/2017/07/24/e-venuto-a-mancare-il-presidente-giovanni-bianchi/) nel ricordarlo sul sito del Sodalizio Maurizio Gentilini, Segretario Generale di Anpc: «Attento studioso e interprete originale, in grado di attualizzare il pensiero e il lascito morale dei grandi padri del cattolicesimo democratico (da Sturzo, a De Gasperi a Dossetti), aveva dedicato i suoi ultimi anni allo studio e alla divulgazione delle vicende del movimento resistenziale e delle radici della Costituzione repubblicana. Particolarmente significativo il titolo del suo ultimo libro (https://anpcnazionale.com/2017/06/10/resistenza-senza-fucile-un-nuovo-libro-da-non-perdere/) “Partigiani senza fucile. La Resistenza quotidiana”: una lettura che – lontana da ogni retorica e da facili revisionismi – individua e legge quell’esperienza come lotta di popolo ed esperienza collettiva, pur tra mille contraddizioni e tanti steccati ideologici. Quella lotta non fu l’epopea di una élite combattente, ma frutto di un sentire diffuso, a cui il cattolicesimo democratico partecipò in maniera determinante, con contributi di pensiero e di azione molto diversi tra loro, ma sempre sinceri e fecondi. Ed è così che bisogna raccontarla oggi».

A questo vorrei aggiungere una nota di personale esperienza. L’enfasi posta da Giovanni Bianchi sul contributo delle donne, che, soprattutto nel Nord industriale, si trovarono con uno stressante sovra carico di oneri, oltre quello tradizionale di mogli e di madri, anche quello del duro pesante lavoro in fabbrica per sostituire gli uomini alle armi.

Le molteplici forme della resistenza civile delle donne nel periodo 1943 – 1945, a causa del contesto bellico che aveva loro imposto di sostituire gli uomini nei ruoli, spesso pesanti, allora prettamente maschili, portarono la componente femminile ad assumersi responsabilità civili sino ad allora a loro precluse ed a rendersi protagoniste di iniziative e di attività che sotto il profilo della dottrina militare potrebbero definirsi di tipo logistico, di supporto attivo con esposizione, alla stregua dei combattenti, a rischio e pericolo di pesanti ritorsioni, dal carcere, alla deportazione, sino alla pena di morte.

Questo impegno non era semplice esercizio di opere caritatevoli, ma comportava appunto una organizzazione logistica (logistica è un termine militare) di supporto, strutturata ed organizzata, una attività illegale che esponeva a grave rischio personale ed a quello della distruzione o confisca dei propri beni; era quindi un vero e proprio impegno militare, anche se spesso non in armi, sia pure con la consapevolezza che questo potesse preludere all’evenienza di imbracciare un fucile e diventare resistente combattente in armi, con tutte le conseguenze del caso, anche quelle interiori di natura etica e morali per chi considerava in assoluto sacra la vita umana, compresa quella del nemico per quanto crudele esso fosse.

Il contributo delle donne alla Resistenza, per pregiudizi culturali nel dopoguerra non venne adeguatamente riconosciuto persino in ambito della sinistra marxista che pure sbandierava una politica di emancipazione spinta; il mettere in risalto questo aspetto è stata una costante del Presidente Bianchi con puntuali richiami sia in Consiglio Nazionale, che con l’inserimento di finalizzate relazioni ai Convegni storici di Torino e di Milano svoltisi lo scorso autunno, ai quali ho partecipato apprendendo moltissimo.

Le donne, che surrogavano i ruoli maschili nelle fabbriche senza abdicare a quelli altrettanto pesanti per loro tradizionali, si trovarono così in prima linea a rivendicare diritti civili e sindacali, ancora prima del 25 Luglio 1943 e la destituzione di Mussolini, che in realtà fu propiziata dallo stesso partito fascista che si illudeva di potere sopravvivere a se stesso scaricando tutte le colpe su un unico capo espiatorio, il “duce”, al quale il monarca aveva delegato ogni responsabilità civile e militare della conduzione della guerra, il quale (il re) ora veniva invitato a ritirare e nuovamente avocare a se quella delega a seguito dell’approvazione dell’Ordine del Giorno Grandi, che ne faceva, al contrario delle altre omologhe mozioni, espressa e puntuale richiesta.

La crisi del regime, pertanto, fu innescata proprio dal crollo del fronte interno a causa delle condizioni di vita dovute direttamente alla guerra, indirettamente ad essa come l’aumento del costo dei generi di prima necessità e una inflazione galoppante che erodeva i salari. Quella che oggi è “banale” esercizio di attività sindacali di tutela all’epoca era azione che esponeva a pericolo gravissimo. E nel milanese le donne furono protagoniste in prima linea.

Le agitazioni iniziarono intorno le 13,30 del 22 marzo 1943 nel reparto bulloneria della Falk Concordia e tra il 25 e 30 marzo si estesero prima alle aziende dell’hinterland, poi alle  grandi fabbriche milanesi. Le donne furono protagoniste, determinate ed in prima linea.

Al Cotonificio Dell’Acqua di Legnano intervenne Tullio Cianetti, sottosegretario del Ministero delle corporazioni che venne preso a sassate dopo aver minacciato le operaie, mentre alla Borletti le operaie della spoletteria zittirono Eduardo Malusardi gerarca del sindacato fascista milanese che era intervenuto con tre camion di poliziotti per sedare le scioperanti. Fecero seguito arresti, processi e deportazioni.

Ancora più massiccia la partecipazione agli scioperi del 1944 nel triangolo industriale che registrarono una adesione dal 50% al 100%, nonostante le gravi minacce di ritorsione e di rappresaglia. Hitler tramite il suo ambasciatore presso la Repubblica Sociale Italiana chiese che venissero deportate in Germania 70.000 persone, pari al 20% degli aderenti agli scioperi. In realtà poi le deportazioni furono solo di 1.200, mentre decine di migliaia di persone in numero ben superiore ai 70.000, uomini e donne, passarono nelle fila della Resistenza.

La situazione del fronte interno cominciava per il regime a divenire preoccupante e questo dava spazio di manovra alle opposizioni politiche, compresa la nostra di matrice cristiana, sino allora represse; anche la parte movimentista del fascismo, quella più sociale e meno legata al potere cominciava a scalpitare. Il malessere veniva avvertito e persino recepito nell’ambito dello stesso sindacalismo fascista, che da questo punto di vista diveniva una minaccia forse più subdola per quella oligarchia che del fascismo si era servita per operare un regresso istituzionale nel Paese.

Per chi volesse approfondire questo aspetto richiamiamo al resoconto stenografico della Relazione dell’esponente di spicco del regime e sindacalista fascista Giuseppe Landi, che descrive la situazione nell’ottica di un dirigente del regime, quindi quanto mai attendibile nel porre in risalto quegli elementi di malessere che stavano erodendo il fronte interno ed ingeneravano malcontento e ribellione.

Proprio a seguito  di questo costante richiamo del Presidente Giovanni Bianchi a rivalutare il non sufficientemente noto contributo delle donne quali le Partigiane Cristiane, comprese le religiose come quelle in servizio alle carceri “Le Nuove” di Torino, il Gruppo Medagliere, che con me Delegato ha sfilato nella Parata Militare del 2 Giugno 2016 e 2017, ha avuto come Alfiere due donne, la giornalista Daniela Binello, figlia di un partigiano piemontese nella sfilata del 2 Giugno 2016, la professoressa Anna Rolli, esperta di geopolitica, autrice di pubblicazioni universitarie e giornalista pubblicista, in quella del 2 Giugno 2017.

Due donne di valore che riaffermano insieme alla Vicepresidente Nazionale Anpc Cristina Olini, figlia di un partigiano ligure, il compianto giornalista Bruno, la continuità di Memoria e di Valori in campo civile cristiano sul ruolo della donna, che ha richiesto ed ancora oggi spesso richiede maggiore sacrificio dell’omologo dell’uomo.

Giorgio Prinzi

Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trenta giorni fa ci ha lasciati Giovanni Bianchi

Trenta giorni fa ci ha lasciati il nostro caro Presidente.

L’Associazione intera si stringe con affetto intorno alla famiglia ricordando non solo un grande Presidente, ma soprattutto un uomo di straordinario senso politico, sempre fedele ai principi cristiani della solidarietà ed ai valori della Costituzione e della Resistenza.

Il suo insegnamento deve segnare tutta l’azione dell’ANPC.

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Segnaliamo un bell’articolo dell’Avvenire: https://www.avvenire.it/agora/pagine/resistenz-4e99bf665e4548b0bb203109f4d46e56 

63° anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi

19/8/2017. Si è tenuta a S. Lorenzo al Verano una celebrazione commemorativa per il 63° Anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi. Presenti: il Sottosegretario Grazia e Giustizia-On.le Cosimo Maria FERRI, per ANCI LUCIO D’UBALDO- per ANPC ALADINO LOMBARDI–LUCIANO GESUELLI.

Nel giugno 2009 Papa Ratzinger ebbe parole forti quando si rivolse ai membri della Fondazione De Gasperi di Roma, proponendo il ‘servo di Dio’ Alcide come esempio da seguire sia a chi sta al Governo che a tutti i politici cattolici e non, con queste lucide parole: “Docile ed obbediente alla Chiesa, fu autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza”. Resta oggi più che mai attuale il suo messaggio ed il suo esempio.

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Un augurio fin Lassù

Caro Presidente,
oggi avresti compiuto 78 anni. Una vita spesa al servizio della società e della famiglia.
Sempre disponibile per tutti, con infinita umiltà. Un grande studioso, un vero Politico.
Noi la torta non possiamo offrirtela e neppure lo spumante ma siamo sicuri che in Paradiso faranno i fuochi artificiali per te.
Auguri Giovanni!
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