Per l’occasione l’ANPC – Associazione Nazionale Partigiani Cristiani insieme all’Associazione Musikologiamo organizza una serata dedicata alla sua figura. Appuntamento mercoledì 29 aprile, ore 21, Chiesa di San Rufo a Rieti, Centro d’Italia. Proiezione del film: “L’uomo che guardava al futuro” di Giorgio Capitani. Ingresso libero.
Enrico Mattei è stato un grande patriota, comandante partigiano, fondatore dell’ANPC e protagonista della ricostruzione economica dell’Italia nel dopoguerra. Con la nascita dell’ENI, seppe dare energia e dignità a un Paese da ricostruire, sfidando monopoli internazionali e mettendo sempre al centro l’interesse nazionale.
Nell’80° anniversario della Repubblica, ricordare Mattei significa mettere in risalto una figura capace di unire spirito di resistenza, visione industriale e amore per l’Italia. La sua eredità morale e politica resta un punto di riferimento per chi crede in un Paese libero, indipendente e solidale. La scelta della Chiesa di San Rufo, nel Centro d’Italia, vuole essere anche simbolica: da qui riparte una memoria che guarda al futuro. La cittadinanza è invitata a partecipare.
Il 28 aprile 2026 presso l’Università di Cassino si è svolto il convegno “𝑪𝒂𝒕𝒕𝒐𝒍𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒆 𝒄𝒂𝒕𝒕𝒐𝒍𝒊𝒄𝒊 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂. 𝑻𝒓𝒂 𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒐”, un appuntamento molto partecipato che ha offerto spunti profondi di riflessione sul rapporto tra memoria storica, impegno civile e futuro della nostra democrazia.
Sono intervenuti:
• S.E.R. Mons. Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora–Cassino–Aquino–Pontecorvo
• On. Silvia Costa, Vicepresidente nazionale ANPC
• Sen. Graziano Delrio, membro della Commissione Affari esteri e difesa del Senato
• Prof.ssa Grazia Loparco, Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Un dialogo ricco, che ha intrecciato storia, testimonianze e prospettive, valorizzando il contributo delle coscienze cattoliche nella costruzione dell’Italia libera e democratica.
Sulla esclusione di ANPI Piombino dalla scaletta del 25 aprile
I PARTIGIANI CRISTIANI A FIANCO DI ANPI: AMAREZZA E SDEGNO
“Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani. Non può essere sporcata da violenze né da censure”
Firenze, 29 aprile 2026 – Stentiamo a credere che una notizia così inaccettabile sia vera: la esclusione, a Piombino, della locale ANPI dalla scaletta di chi è intervenuto alla cerimonia di questo 25 aprile riempie non solo di amarezza ma anche di sdegno. Qualunque sia il motivo addotto, si è trattato, da parte del Comune, di un fatto grave: un fatto, inaccettabile, che umilia e ferisce non solo l’ANPI ma tutti i cittadini e tutte le realtà associative compresa la nostra. ANPI è da sempre impegnata su memoria e testimonianza dei valori resistenziali. Dopo la sconfitta del nazifascismo grazie agli Alleati ma anche grazie al ruolo dei partigiani di diversa estrazione politica, è su quei valori che è nata la nostra democrazia.
Come associazione fondata nel 1947 da Enrico Mattei per fare memoria sulla natura plurale della Resistenza e in particolare sul ruolo dei cristiani, siamo solidali con ANPI e con la sezione piombinese.
Ci siamo ricostituiti in una parte di Toscana da pochi mesi e, in collaborazione con le altre associazioni e con gli Istituti Storici della Resistenza, vogliamo fare la nostra parte per ricordare che il 25 aprile è festa per tutti gli italiani. Non può essere sporcata da comportamenti violenti di varia natura, chiunque li compia, né da episodi censori come questo.
Marco Martini – Presidente sezione interprovinciale Firenze, Prato, Pistoia, Pisa ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani)
Ieri, 28 aprile, si è svolto presso ISCO Ferrara, con un notevole afflusso di partecipanti, il convegno sull’azione del vescovo Ruggero Bovelli nel passaggio fra occupazione, liberazione e dopoguerra promosso da ANPC Ferrara. Dopo l’introduzione di Mons. Massimo Manservigi, vicario generale della diocesi di Ferrara, Riccardo Piffanelli e Alessandro Accorsi, archivisti diocesani assieme ad Andrea Rossi, ricercatore storico e consigliere nazionale ANPC, hanno esposto al pubblico una mole notevole di nuova documentazione tedesca, inglese e italiana. Bovelli agì nel 1945 ad autentica difesa dei civili nel momento drammatico del passaggio del fronte e fu un riferimento autorevole per le autorità alleate nell’immediato dopoguerra. Alzò la voce per condannare le uccisioni indiscriminate e le vendette private, senza però negare ad alcuno il dialogo rispettoso e sincero. La sua opera nel salvataggio degli ebrei ferraresi ebbe dimensioni difficili ancora oggi da stimare, e la sua carità fu rivolta a tutti i bisognosi, senza distinzioni. Il successo di questa seconda iniziativa dedicata a Bovelli (la prima si era svolta lo scorso novembre) dimostra l’interesse per questa figura storica, ammirata da tutti i ferraresi senza distinzioni politiche, ancora oggi.
Venerdì 1 maggio 2026, alle ore 10.30, a Cesano Boscone, presso Villa Marazzi – Sala Carrozze in via Dante Alighieri 47, l’Azione Cattolica di Cesano propone la presentazione della mostra “Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca”.
L’iniziativa intende far conoscere una delle pagine più intense e coraggiose della resistenza al nazismo: quella di un gruppo di giovani universitari – Hans e Sophie Scholl, Willi Graf, Alex Schmorell, Christoph Probst – insieme al professore Kurt Huber, che scelsero di opporsi al regime di Hitler attraverso la diffusione di volantini e semplici ma potenti gesti di testimonianza. Una storia breve ma profondamente significativa, capace ancora oggi di interrogare le coscienze e suscitare riflessione.
“In occasione del 120° anniversario della nascita di Enrico Mattei, ricordiamo un grande protagonista della ricostruzione del nostro Paese, un uomo che seppe guardare oltre gli interessi di parte con una chiara visione del futuro. Negli anni ’50, mentre nel mondo i grandi petrolieri agivano contro il nucleare, consapevoli che rappresentava la vera alternativa al petrolio, Mattei, pur essendo un petroliere, mise al primo posto la crescita del Paese. Fu lui ad aprire la prima centrale nucleare in Italia e in Europa, con la consapevolezza di compiere un gesto positivo per la collettività. Fondando l’ENI, Mattei diede vita a un’impresa che ancora oggi rappresenta un caposaldo fondamentale del sistema Paese, simbolo di innovazione e leadership nel settore energetico. Ma il suo impegno non si fermò all’economia: fondò anche l’Associazione Partigiani Cristiani, dimostrando che la Resistenza non è patrimonio di una sola parte, ma di tutti. Con Enrico Mattei, l’Italia imparò che il progresso è il frutto del coraggio di agire per il bene comune, guardando oltre gli interessi immediati”.
Il 25 aprile è stato festeggiato non solo a Milano, ma in tante località della Città Metropolitana. Questa giornata, voluta da Alcide De Gasperi il 22 aprile 1946 come Festa nazionale della Liberazione, deve essere celebrata ricordando i tanti martiri che hanno dato la loro vita affinché noi oggi possiamo vivere in un paese libero.
A San Donato Milanese è stata posta una corona di fiori al busto del fondatore dell’Associazione Partigiani Cristiani: Enrico Mattei. Ai piedi dei palazzi sede dell’Eni di San Donato Milanese, Luca Squeri insieme al Sindaco della Città Francesco Squeri.
A Rho i ns. rappresentanti hanno sfilato e così pure a Cinisello Balsamo, a Sesto San Giovanni e a Milano, il ns alfiere Claudio Consonni ha portato il nostro medagliere.
Sul palco era presente anche la Partigiana Sandra Gilardelli di 100 anni che ha voluto salutare la gente in piazza.
ANPC ha dovuto registrare ancora una volta la mancata occasione di celebrare il 25 aprile come storia comune dell’intero popolo italiano.
Purtroppo, nonostante il dialogo e il conseguente patto concluso in sede di Comitato Permanente Antifascista Contro Il Terrorismo Per La Difesa Dell’ordine Repubblicano di Milano, si sono rivelate precostituite iniziative di disturbo della manifestazione.
Giova invece ricordare che l’associazione Laboratorio Ebraico Antirazzista – Mai indifferenti – Voci Ebraiche per la pace, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Oggi come ogni anno un nostro spezzone ebraico ha partecipato al corteo nazionale del 25 aprile a Milano. Lo abbiamo percorso con due striscioni “ebree ed ebrei contro il fascismo in ogni tempo e in ogni luogo #no pulizia etnica# e #cessate il fuoco#, voci ebraiche per la pace#.
Non abbiamo avuto bisogno di alcuna protezione. Non abbiamo ricevuto una parola fuori posto ma anzi moltissimi applausi e saluti affettuosi dai presenti…”
ANPC non cessa di chiedere che tutti i sinceri antifascisti si dedichino ogni giorno a onorare la Resistenza, come risposta da condividere senza distinzioni e discriminazioni per difendere la nostra democrazia repubblicana.
Non dimentichiamo che fu Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 a istituire il 25 aprile Festa nazionale a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano dal nazifascismo.
Un momento di raccoglimento da parte del Presidente di ANPC Tigullio Umberto Armanino e il Consigliere Riccardo Pagliettini innanzi al Monumento ai Caduti della Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci nella Battaglia del Gitterò. Il Trombettiere Elemire Figone ha reso solenne questo momento suonando il Silenzio.
25 aprile Varese Ligure Orazione del Presidente ANPC Tigullio Umberto Armanino
Cittadini di Varese Ligure, autorità civili e militari, cari Amici delle Comunità dell’Alta Val di Vara e dell’Alta Val di Taro, un saluto a tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e di Volontariato. Essere qui oggi, in questo borgo e tra poco lassù al Passo del Cento Crocci, significa tornare alla sorgente della nostra Libertà. Varese Ligure, Albareto, Tornolo, non sono una piazza come le altre: sono i luoghi dove la parola “Resistenza” è diventata azione concreta già all’8 settembre 1943.
Qui non si è aspettato che la storia decidesse per noi. Qui, tra queste valli che uniscono la Liguria all’Emilia, uomini coraggiosi hanno capito subito che il silenzio sarebbe stato complicità. Parlo con l’emozione di chi porta nel sangue la storia delle Divisioni cattoliche Cento Croci e Val Taro, ma parlo soprattutto come storico, testimone ereditario di una terra che è stata il primo laboratorio di democrazia della nostra regione.
La presenza oggi di voi tutti, è la prova che i nostri monti non dividono, ma stringono legami indissolubili. Ottant’anni fa, la Val di Vara e la Val Taro divennero un’unica zona libera. I confini tra province sparirono davanti al dovere di difendere l’uomo.
L’Alta Val di Vara e La Val Taro sono state la culla del Reparto Sabotatori. Sotto la guida di uomini d’onore come il Comandante Richetto e Vitturin — entrambi fieri sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri — i nostri Padri, tra cui mio padre Armando e mio zio Lorenzo, hanno trasformato queste alture in una fortezza.
Dobbiamo ricordarlo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, Varese Ligure divenne il forziere sicuro per i macchinari della Fincantieri di Riva Trigoso. Nasconderli qui, tra la nostra gente, significò proteggere il lavoro di generazioni e il futuro delle nostre famiglie.
“E non dimentichiamo mai che il valore della Cento Croci è scritto nelle pagine più gloriose della storia militare europea e internazionale!
Proprio in questi giorni di aprile, ottantuno anni fa, i nostri uomini partecipavano alla più grande delle battaglie mai affrontate dai Partigiani, quella della Sacca di Fornovo, l’ultima grande battaglia campale in Italia.
Sento ancora l’orgoglio nelle parole di chi c’era, come emerge dai diari di Armando Armanino e dai racconti dei nostri “vecchi”: i Partigiani Cristiani furono i primi a ricongiungersi con i soldati brasiliani della F.E.B. e con le truppe americane.— Insieme a loro, i ragazzi della Cento Croci e della Divisione Val Taro, a Comandante unico, il leggendario “Richetto”, contribuirono alla resa della 148ª Divisione tedesca: quindicimila soldati nemici, tedeschi, alpini, bersaglieri, camicie nere, che dovettero deporre le armi davanti al coraggio dei nostri reparti e alla forza degli Alleati.
Tra i Priginieri italiani, figurano il Colonnello Vicelli (Comandande delle Brigate Nere), il Dott. Allegri e figlio, il Ten. Costi e il Comandante Gallo tristemente famoso nello spezzino e successivamente fucilato come criminale di guerra.
In quel fango, sotto la pioggia di Fornovo, nacque un’amicizia fraterna tra i nostri Partigiani e i reduci brasiliani, suggellata dalla stessa fede e dallo stesso desiderio di giustizia. Fu la dimostrazione definitiva che la nostra Resistenza era una forza organizzata, lucida e determinante per la fine della guerra. Non eravamo lì per caso: eravamo lì perché il dovere ci chiamava.”
Lassù, davanti a quel monumento che è il cuore della nostra identità, la scena scolpita nella pietra — il Cappellano che parla al Partigiano — ci ricorda chi siamo.
I nostri Cappellani storici, Don Costa e Don Canessa, Don Calindo e Don Zanello, insegnavano che non si poteva combattere l’odio con altro odio. Insegnavano la “Morale”: restare puri, restare “veri uomini” anche nel cuore della battaglia. Era questa l’etica che portava i sabotatori a rispondere al grido di Vitturin: “W Dio!” dopo ogni missione.
Erano, come disse il Beato Teresio Olivelli, “Ribelli per Amore”. Non combattevano per una fazione, ma per la Patria e per quella Croce che Don Giovanni Battista Bobbio, Parroco di Valletti scelse di non tradire, pagando con il martirio della fucilazione.
Ma il nostro legame con i Cappellani non è solo storia passata. Oggi, il nostro pensiero e la nostra preghiera salgono al cielo per Don Mario Perinetti, recentemente tornato alla Casa del Padre.
Dal 1980, Don Mario è stato la nostra anima, il Cappellano della nostra Associazione. Per oltre quarant’anni ci ha accompagnati in ogni commemorazione. È stato lui a prendere per mano decine dei nostri vecchi Partigiani nel loro ultimo viaggio, portando conforto alle nostre famiglie. Don Mario ha testimoniato ogni giorno quei valori di amore e libertà seminati sui monti. Se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche alla sua fedeltà.
Come Carabiniere in congedo, voglio ribadire che lo Stato non ha mai abbandonato queste valli perché è rimasto vivo nel giuramento dei suoi militari. Dai Carabinieri che salvarono vite dalla deportazione, ai sottufficiali come Richetto e Vitturin che guidarono la Cento Croci, l’Arma è stata il filo d’acciaio che ha tenuto insieme l’onore d’Italia.
Cittadini, il 25 Aprile è la festa di una comunità integrale. Portiamo nel cuore la preghiera di Olivelli: “Facci liberi nella verità”. Lavoriamo insieme perché questa Italia sia degna dei nostri morti, dei loro ideali, unita, e fiera della sua storia .
VIVA LE DIVISIONI Cento Croci e Val Taro! VIVA L’ARMA DEI CARABINIERI! VIVA VARESE LIGURE, ALBARETO E TORNOLO e L’ITALIA LIBERA!
Tante e prestigiose iniziative hanno celebrato il 25Aprile a Bergamo: convegni, mostre, documentazioni storiche, film tanto piu’ interessanti e ammirevoli per il coinvolgimento delle scuole e dei giovani. Da rilevare l’iniziativa degli studenti di una scuola d’arte/grafica che hanno scritto sui gradini della loro scuola 78 articoli della Costituzione ( piu’ vicini al loro essere uomini attivi) quale strumento quotidiano di riflessione civile per tutti coloro che frequenteranno la scuola. L’ANPC e’ stata presenza attiva in 3 celebrazioni.
A Bergamo citta’ purtroppo il bellissimo e pacifico corteo di 8000 persone e’stato “rovinato” dalla presenza in piazza di contestatori incivili proPal che hanno disturbato in maniera assordate i discorsi degli oratori.
Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Law nel menu, oppure leggere la Privacy Policy di Automattic. Per info:
http://automattic.com/privacy/