Celebriamo la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale del secondo dopo guerra. Il 10 febbraio perché e’ la data in cui fu deciso a Parigi, con la firma del Trattato di Pace di Parigi, che confermava l’annessione alla Jugoslavia di quasi tutta la Venezia Giulia e di Zara, già occupate militarmente. Comportò l’esodo giuliano-dalmata e il fenomeno delle foibe. Molti nostri concittadini non si sentivano più sicuri nelle loro terre soprattutto passando dall’Italia al regime comunista della Jugoslavia. Ci furono arresti, deportazioni, uccisioni; discriminazioni politiche e linguistiche; confische delle case e dei beni.
Per troppi anni questa vera tragedia che ha riguardato cittadini PATRIOTI italiani e’ stata misconosciuta per opportunismo ideologico, perciò a maggior ragione siamo obbligati a celebrare la giornata perché molti italiani sopportarono l’esilio e la perdita di tutto per salvare la libertà e la propria vita.
ANPC onora i nostri cittadini ed esprime vicinanza solidale e grata alla Associazione degli esuli.
Le riflessioni della Vicepresidente Nazionale, Silvia Costa: “Oggi, 10 febbraio “Il Giorno del ricordo” dell’esodo di 300 mila italiani dall’Istria, dalla Dalmazia e dalla Venezia Giulia e delle decine di migliaia di vittime delle foibe. Una tragedia che troppo a lungo e’ stata negata, rimossa e non raccontata. “Le vere foibe sono l’oblio”, ha detto Toni Concina intervenendo alla Camera in rappresentanza delle Associazione giuliano dalmate. Ha invitato a lavorare per elaborare tragedie e lutti intensificando il dialogo, le relazioni culturali, le nuove comunità italiane che, come a Zara, stanno ricostituendo i giovani nel quadro della comune appartenenza europea. Raccogliendo il forte messaggio venuto da Gorizia e Nova Goriza che insieme sono state proclamate Capitale europea delle cultura. E ricordando il gesto storico del Presidente Mattarella a Trieste, nel 2020, con quella foto struggente di lui, mano nella mano con il presidente sloveno Pahor davanti alla foiba di Basovizza, “Se non possono sempre essere memorie condivise, possono essere memorie reciprocamente riconosciute e rispettate”, ha concluso Concina. Per contribuire a questa memoria storica, segnalo che il 19 febbraio con l’Istituto Parri e il Cnr presenteremo l’Atlante interattivo dei 109 campi profughi dei cittadini giuliano dalmati, il primo repertorio completo realizzato finora, coordinato dagli storici Enrico Miletto e Costantino Di Sante (https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/02/le-foibe-e-quei-campi-profughi-dimenticati-ora-ce-un-atlante-online-7e6c3780-3091-4e23-a952-4dfe9a67f7a2.html?wt_mc=2.www.wzp.rainews)”.
L’ANPC di Bergamo ha partecipato alla cerimonia del Giorno del ricordo indetta dal Comune. Molte struggenti testimonianze delle atrocità commesse nel territorio istriano-dalmata, toccanti episodi di odi irragionevoli e devastanti. Perchè sono successi? E perchè continuano a succedere? Una violenza cieca e irragionevole ci colpisce anche ai nostri giorni. Le parole sono tante, ma a volte ci sentiamo incapaci di fermare questo odio. Fortunatamente c’è tanto lavoro di ricerca, studio, coinvolgimento solidale che non si ferma.
Nel Giorno del ricordo, il sindaco Roberto Gualtieri ha deposto una corona di alloro in memoria dei martiri delle Foibe istriane e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate all’Altare della Patria a piazza Venezia.
Presente l’Alfiere Lucia Scagnoli con il medagliere dell’Associaizone in rappresentanza dell’ANPC.
Sabato 28 febbraio 2026, presso l’Aula San Tommaso del Convento di Santa Maria Novella di Firenze (p.zza Santa Maria Novella 18) ci ritroveremo con tutti gli amici dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani della Toscana per eleggere il Consiglio direttivo eridare avvio alla presenza e all’attività dell’Associazione nel territorio della nostra regione.
9.30/10.00 Iscrizione e regolarizzazione dei soci, ove possibile articolata su base provinciale
Designazione del Presidente dell’assemblea ed illustrazione del percorso di riattivazione di ANPC Toscana
Meditazione di don ANDREA BIGALLI
Saluto del vicepresidente nazionale FERDINANDO SANDRONI
Introduzioni a cura di
PIER LUIGI BALLINI, Cattolici e Resistenza. Le ragioni storiche di un impegno che continua
RICCARDO SACCENTI, Una rinnovata presenza dell’ANPC in Toscana dalla presidenza di Giuseppe Matulli ad oggi
Discussione Costituzione dei Consigli provinciali a norma di statuto ed elezione, ove possibile, dei rispettivi Presidente, Vicepresidente e Segretario provinciale (è ammessa una delega per ciascun socio)
In attesa di potervi accogliere e poter condividere con voi questa mattinata di riflessione vi inviamo cordiali saluti.
Pier luigi Ballini, Mauro Banchini, Leonardo Bianchi, Andrea Morandi, Silvano Priori, Valeria Ricci, Riccardo Saccenti
«Resistere è difficile perché sacrifichi la tua vita per un sogno che non sei certo si avvererà. Ma l’importante è crederci». Viola frequenta la terza media all’istituto comprensivo di Bettola: è giovanissima, ma ha capito appieno il senso della Resistenza e di quell’azione che 81 anni fa venne praticata anche in Valnure. Davanti ai 21 blocchi del monumento di Rio Farnese – che commemorano l’uccisione di 20 ragazzi e la scomparsa di altri 20 portati al carcere di Piacenza e da lì spariti nel nulla nel gennaio 1945 le riflessioni di Viola e di un coetaneo, Luca, chiudono la cerimonia di commemorazione annuale svoltasi lo scorso 18 gennaio.
E “pace” è anche la parola che torna nei cartelli realizzati dagli studenti e mostrati al termine della cerimonia, aperta dal sindaco di Bettola Paolo Negri e dalla presidente di Anpi Valnure Elena Mazzocchi; presenti anche la sindaca di Travo Roberta Valla, il vicesindaco di Rivergaro Gabriele Scagnelli, l’assessora di Pontedellolio Giulia Capra, i consiglieri Beatrice Ghetti di Vigolzone e Salvatore Scafuto di Piacenza, la presidente provinciale ANPI, Nadia Maffini, il presidente ANPC Piacenza, Mario Spezia, con il vice presidente, Giuseppe Borea, gli alfieri, Enzo Caprioli e Mario Agnelli, ed il consigliere Fabio Salotti, il presidente del Museo della Resistenza, Andrea Losi, oltre a rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e di altre associazioni. « Noi non siamo i testimoni, ma quelli che hanno ricevuto il primo testimone – spiega il sindaco Paolo Negri davanti al monumento fortemente voluto dal comandante partigiano Ludovico Muratori a valle del luogo dell’eccidio, dove ancora è presente un cippo restaurato recentemente dagli alpini di Bettola – questa non è solo una giornata di ricordo, ma un evento che ci conferma una volta in più l’obbligo di trasmettere la memoria alle nuove generazioni».
La cerimonia è stata preceduta dall’inaugurazione di un pannello che ricorda don Bottini, è grazie a lui se le vittime hanno una tomba. Il pannello è posizionato proprio all’inizio della strada che conduce al monumento di Rio Farnese, a pochi passi dal parcheggio della piscina di Bettola, il cartellone del progetto dei “Sentieri della Libertà” del Museo provinciale che commemora la figura di don Egidio Bottini. Il pannello è stato inaugurato alla presenza del presidente e del coordinatore del Museo di Sperongia, Andrea Losi e Alessandro Pigazzini, oltre che del nipote di don Bottini, Davide. Nato nel 1899 e morto nel 1963, don Bottini diventa parroco di Montarsiccio, Bramaiano di Bettola e Rezzano e nel gennaio 1945 e solo grazie alla sua intercessione se le salme dei Caduti di Rio Farnese ottengono una degna sepoltura. Dopo la strage, i cadaveri vengono infatti abbandonati sul greto del torrente gelato e ne viene impedita la rimozione da parte della popolazione: don Egidio ottiene dalle autorità germaniche il permesso di seppellire le vittime, a patto che non siano ufficiate pubbliche cerimonie e che le salme vengano inumate nel cimitero di Bramaiano, la piccola frazione di cui è parroco. Prima di procedere alla sepoltura, don Bottini provvede a ricomporre i cadaveri e scattare ai volti dei Caduti fotografie che saranno poi utilizzate per il riconoscimento di alcune delle salme. «Il suo gesto, comune a quello di tanti altri sacerdoti, è di umanità straordinaria» sottolinea Pigazzini, che ha paragonato la figura del parroco a quella dell’attivista Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011.
Don Egidio Bottini (1899-1963)Autorità con delegazione ANPC PIacenza composta dal presidente Mario Spezia, vice presidente Giuseppe Borea, consiglieri Enzo Caprioli e Fabio Salotti, alfiere Mario Agnelli
9 febbraio: ricordo particolare e grato a Franco Marini. Sindacalista forte nelle idee e moderato nei toni. Da politico e vicepresidente del senato ha mantenuto il metodo del confronto, l’unico che garantisce il sistema democratico. Cattolico, partigiano e guida per due generazioni di democratici popolari, impegnati nella solidarietà civile e nel sociale come cifra di impegno scelto. Un grande amico. Fortunati averlo avuto compagno di tante battaglie.
Il 7 febbraio 2026 alle ore 9:30 presso l’Auditorium Diego Suraci – Piccola Opera Papa Giovanni Onlus a Reggio Calabria si è svolto il Convegno “La storia e il metodo di Luciano Tavazza nei valori e nelle sfide odierne del volontariato”. Nel 2026 ricorre il centenario della nascita di Luciano Tavazza, una figura emblematica per il volontariato italiano.
Considerato da molti il precursore del volontariato organizzato in Italia, ha promosso l’idea moderna del volontariato in stretta connessione con le esperienze innovative dei territori. ha segnato l’avvio di un percorso nazionale che accompagnerà per tutto il 2026 le celebrazioni del centenario. Non una commemorazione formale, ma una riflessione sul presente e sul futuro del volontariato organizzato, chiamato oggi a misurarsi con nuove povertà, disuguaglianze crescenti, trasformazioni del welfare e un diffuso impoverimento di senso. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della presidente del Csv dei Due Mari, Orsola Foti, del presidente dell’Associazione Luciano Tavazza OdV Domenico De Simone e della presidente del Comitato per il Centenario Silvia Costa, Vicepresidente Nazionale ANPC, che in apertura dei i lavori ha trattato il tema delle reti e della loro attualità indicando l’obiettivo del Centenario: rilanciare il ruolo e l’identità del volontariato organizzato come soggetto capace non solo di rispondere ai bisogni, ma di rimuoverne le cause e produrre cambiamento sociale.
Il resoconto della Vicepresidente Silvia Costa: “Molto bello e partecipato da un ricco associazionismo, frutto della sua azione insieme a sacerdoti illuminati come don Italo Calabro’, poi don Tonino Bello, laici come Mario Nasone, che ha creato Agape, impegnata su vari fronti (minori, violenza sulle donne, servizio civile, famiglie affidatarie, ecc), la presidente del CSV Calabria, Peppe Lumia e Emanuele Alecci gia’ presidenti del MOVi, mons. Savino vice presidente della CEI e tanti altri, tra cui la figlia Paola Tavazza. Luciano Tavazza e’ stato partigiano cristiano ad Ivra, dirigente Giac, poi Acli, presidente Enaoli che rivoluzionò, dirigente Rai (creo’ il programma Sapere), uno dei protagonisti della legge quadro sul volontariato, fondatore della Convol e della Fivol. Ha seminato e dato vita in tutta Italia a esperienze, associazioni, reti ma soprattutto a una nuova concezione del volontariato organizzato moderno, come soggetto politico trasformativo, e a un nuovo pensiero del welfare, che poi ha trovato un assetto nella Legge 328 del 2000, l’anno della sua morte”. Nella foto qui sotto la Vicepresidente con Gianluca Tripodi, referente Anpc del territorio.
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