Conferenza 5 febbraio – “Resistere, non piegarci”
Il 5 febbraio 2026 tutte le quinte e una quarta del Liceo Carlo Porta di Monza hanno partecipato alla conferenza organizzata all’interno del progetto curato dalla prof.ssa I. Besso: “La storia dimenticata degli IMI”, a cui hanno partecipato tre relatori: lo storico Stefano Contini, la responsabile della Mostra e presidente dell’ANPC della città metropolitana di Milano Luisa Ghidini e il presidente della sezione milanese dell’ANEI Marco Brando. Tale progetto ha coinvolto la mostra fotografica “RESISTERE, NON PIEGARCI”, organizzata dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC), che è rimasta per 15 giorni a disposizione di tutte le classi del triennio e dei docenti interessati.
Questa mostra vuole riportare alla luce storie spesso dimenticate: quelle dei militari italiani che, dopo l’armistizio del l’8 settembre 1943, furono catturati dai tedeschi e messi di fronte a una scelta difficile: potevano scegliere tra aderire al nuovo Stato fascista, oppure dire “no” ed essere deportati nei campi di concentramento.
La maggior parte degli IMI era rappresentata da giovani di leva o poco più che ventenni che erano stati arruolati con obbligo di combattere; solo una minoranza era di ufficiali o volontari; questo dà un particolare significato alla loro scelta.
Circa 650.000 soldati scelsero di rifiutare. Quel “no” fu la loro prima forma di resistenza. Tra le ragioni del rifiuto è fondamentale sottolineare la presa di conoscenza da parte di questi soldati degli orrori della guerra e il conseguente rifiuto della politica nazifascista, basata sulla sopraffazione e la violenza.
“Internati Militari Italiani” è una dicitura che è stata coniata appositamente da Hitler, in modo tale che essi non fossero riconosciuti dalla Convenzione di Ginevra, e di conseguenza, non potessero ricevere alcuna tutela, come quella della Croce Rossa. Gli IMI furono costretti a lavori durissimi, nelle fabbriche e nelle miniere, vivendo in condizioni disumane. Molti morirono per fame, freddo e malattie; eppure, nonostante tutto, conservarono la loro dignità, aiutandosi tra loro, pregando insieme e sostenendosi moralmente a vicenda. La cultura, l’arte, le proprie passioni sono ciò che ha tenuto in vita molti di loro. Sopravvivere in tali condizioni significa avere a cuore sé stessi, la propria patria e la realtà.
La mostra racconta anche storie personali, come quelle di soldati che hanno lasciato diari, disegni e testimonianze, strumenti fondamentali per resistere e per non perdere la propria umanità. Tutti avevano un filo comune: l’amore per l’Italia e la scelta di rimanere fedeli al proprio giuramento, spesso fino alla morte, con il grido “Viva l’Italia”. Certo, il re aveva tradito, ma l’idea della nazione non muore.
Per molto tempo queste persone non sono state riconosciute come resistenti e sono rimaste nell’ombra. Oggi, a distanza di 80 anni, è importante ricordarle, soprattutto per le nuove generazioni, per capire da dove veniamo e per riconoscere che la libertà dell’Italia è stata conquistata anche grazie al loro sacrificio.
Ricordare gli Internati Militari Italiani significa ricordare una resistenza silenziosa e paziente, senza armi ma fondata sul coraggio, sulla coscienza e sulla dignità umana. L’obiettivo è, e resterà sempre, conoscere la vicenda umana e storica e soprattutto riflettere e cercare di capire i valori civili e morali che ha comportato la loro scelta.
Lucia Brambilla,Beatrice Sibella, classe 4aS Liceo Carlo Porta Monza
Per le foto: Ilaria Stucchi, Alice Zinnato




















