Oggi ricordiamo un martire della fede. Padre Massimiliano Kolbe, francescano polacco, mori’ ad Auschwitz il 14 agosto 1941. Offri’ volontariamente la sua vita per salvare un padre di famiglia nel bunker della fame.
Vittima del nazismo, testimone di carita’ fino all’ultimo respiro. Ad Auschwitz l’uomo tocco’ il fondo dell’orrore. Da li’ nasce il nostro dovere: RICORDARE. EDUCARE. VIGILARE.
Anche la nostra terra non dimentica: nel 2011 a Rieti il Premio di Cultura “Come Barbara”,fu conferito dall’Associazione reatina Santa Barbara nel Mondo, presso la Cattedrale di Rieti a Padre Zdzislaw Jozef Kijas, preside del Seraphicum ,relatore per la Congregazione delle Cause dei Santi, diventando poi postulatore generale dei Frati Minori Conventuali., per l opera letteraria “E’ l’ora della testimonianza. Maximilian Kolbe”
Il discorso antifascista di Conte era un po’ stonato perché privo della logica che con la Liberazione e la Resistenza gli Italiani hanno esercitato. Ricordo per tutti il discorso di De Gasperi al Congresso dei comandanti partigiani il 28 ottobre 1950, che purtroppo mantiene tremenda attualità.
“La situazione internazionale anche oggi e anche domani dovremo in parte subirla e vi prego di tenerlo sempre in mente. Quando incomincerete a criticare la attività di un Governo o di un rappresentante, ricordatevi che le situazioni non si risolvono con le parole. L’Italia è un Paese moralmente altissimo; la nostra forza sta nella nostra civiltà, nella nostra energia morale. I rapporti di forza materiale non ci sono spesso favorevoli. Allora bisogna girare gli ostacoli e adattarsi. Ma arriva un momento in cui si impone il dovere morale di difendere il carattere di una Nazione, la dignità di un popolo. Ed allora, diamo contenuto a questa parola di patriottismo, a questa parola di Nazione, diamo un contenuto che si inquadri nei nostri valori storici e sopratutto questa parola applichiamola al popolo. Non è più il momento di decidere delle questioni in piccola cerchia o rappresentanza di classe (…) vi sono stati degli errori, delle disgrazie, delle sconfitte. Forse, più che altro, degli errori. Ma oggi la Nazione si riarma. Bisogna che lo facciamo per la nostra difesa. Lo facciamo tenendo conto delle necessità popolari e delle riforme sociali”.
Ma fu anche un Padre della Patria che aveva lottato per una difesa europea: di difesa! Come sarebbe diversa la situazione oggi.
Purtroppo i nostri rappresentanti non hanno tempo di studiare la storia, altrimenti un precedente raccontato da De Gasperi stesso li farebbe sentire poco lungimiranti:
“ Si è fatto dell’ironia – ha detto poi l’on. De Gasperi – sul mio incontro con il gen. Eisenhower. Io mi sono felicitato per il fatto che Eisenhower, venuto in Europa dopo aver lasciato la presidenza della sua Università, abbia subito compreso il problema europeo. Egli in sostanza ci dice: se volete resistere non soltanto di fronte alla Russia, ma anche di fronte all’America, voi dovete unirvi. Eisenhower ha già un esercito di coalizione, secondo i piani della NATO; ma noi – nei nostri sforzi per la federazione europea – ci richiamiamo agli esempi della nostra storia, ai precursori come Mazzini e Cattaneo e tanti altri. E allora, di fronte alla campagna che si svolge da qualche parte, dovremmo dire che anche Mazzini era filo-americano perché voleva la federazione europea?” ( Roma 31 dicembre 1951).
«Non si tratta soltanto di impedire la guerra fra noi, ma anche di formare una comunità di difesa. Non si tratta di minacciare o di conquistare, si tratta di scoraggiare qualsiasi attacco dall’esterno spinto dall’odio contro un’Europa unita” (31 dicembre 1951, Comunità Europea).
12 agosto 1944: l’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema contro bambini, donne, anziani saliti lassu’ in cerca di rifugio dalla guerra e dai rastrellamenti. Furono 560 le vittime, uccise senza pietà: civili indifesi.
L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) di Reggio Calabria comemmora la strage di Sant’Anna di Stazzema e l’eccidio di Castiglione di Sicilia, sottolineando il legame profondo e tragico che accomuna la Resistenza e le sofferenze dei civili dal Sud al Nord d’Italia.
La strage di Sant’Anna di Stazzema (12 agosto 1944) avvenne nel piccolo borgo della Versilia, in Toscana: i soldati delle SS, spalleggiati da collaborazionisti fascisti, massacrarono 560 civili innocenti. Intere famiglie vennero sterminate; tra loro c’erano anziani, donne e oltre 130 bambini. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva soltanto 20 giorni.
La Strage di Castiglione di Sicilia ((12 agosto 1943) avvenne esattamente un anno prima della tragedia toscana: la furia nazista colpì la Sicilia durante la ritirata delle truppe tedesche verso il Nord. I soldati tedeschi (della divisione Hermann Göring) assassinarono 16 civili e ne ferirono oltre 20 nel comune catanese.
L’Anpc rinnova l’impegno a difendere i valori di libertà, democrazia e pace sanciti dalla Costituzione italiana, nata proprio dal dolore di queste stragi.
Martedì 11 agosto 2026 Firenze ha celebrato l’82° anniversario della Liberazione dal nazifascismo con il tradizionale programma delle iniziative istituzionali. Tra le novità delle celebrazioni di quest’anno c’è stato l’omaggio alle donne della Resistenza, protagoniste della lotta di Liberazione, per ricordare il contributo delle donne e degli uomini che contribuirono alla Liberazione di Firenze. La giornata si è aperta alle 7 con il suono della Martinella, la campana della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio che l’11 agosto 1944 annunciò alla città la riconquista della libertà e, passando per il corteo istituzionale, la mattinata è stata scandita da una serie di iniziative e di appuntamenti per celebrare uno dei momenti fondativi della storia di Firenze.
Pubblichiamo le foto della celebrazione scattate in piazza Signoria a Firenze della rappresentanza ANPC Toscana. Nella prima foto da sinistra: Valeria Ricci segretaria Anpc – Toscana, Andrea Morandi consigliere Anpc – Toscana e vicepresidente Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, sen. Vannino Chiti presidente Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, Marco Martini presidente Anpc – Toscana.
Oggi si ricorda e celebra Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Vergine e martire. Breslavia, Polonia, 12 ottobre 1891 – Auschwitz, Polonia, 9 agosto 1942.
Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa
Edith Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre 1891, da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo agnostica. Studia filosofia a Gottinga, diventando discepola di Edmund Husserl, il fondatore della scuola fenomenologica. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per otto anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività viene sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia. Assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Preghiamo Santa Caterina Benedetta della Croce affinché aiuti e protegga sempre la nostra tanto cara Europa.
ANPC esprime la massima indignazione per le parole di Bignami riguardo al presidente Scalfaro che aveva la legge come una sovrappelle. O e’ ignorante della divisione dei poteri e sarebbe grave per un parlamentare o e’ in malafede e conferma la qualità di una destra che non rinuncia a metodi fascisti di negare la verità e la realtà dei fatti. E’ successo anche a Bologna due giorni fa. Resistere! Ma anche 5S non conosce e non riconosce la Resistenza del Popolo ucraino che difende la sua libertà e la democrazia da una invasione decisa da un dittatore. Evviva la Costituzione antifascista e la Resistenza!
Tina Anselmi: partigiana e politica. La morale come essenza del suo agire
Nella sala dedicata ad un partigiano locale Silvio Geuna, introduce il convegno Sergio Gaiotti, Sindaco di Montaldo Torinese, spiegando le motivazioni che hanno indotto ad intitolare la piazza dei valori (ogni panchina presente rimanda ad un valore, con una stele a Gino Strada, per il suo operato) a Tina Anselmi.
Riprende una frase che Aldo Moro ripeteva: La politica senza valori è corruzione; Tina Anselmi ne è stata l’essenza.
Seguono poi i saluti istituzionali di Claudia Porchietto – sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte che si compiace della forte presenza femminile in questo convegno, non così scontata nelle istituzioni, forse perché le donne accettano meno i compromessi.
Su Tina Anselmi dice che il ministero del lavoro, negli anni 70/80 era estremamente complicato ma lei ha avuto la capacità e la competenza, unita alla sensibilità femminile, di riuscire nel suo operato.
Auspica che si riesca a coinvolgere il mondo giovanile alla politica, alla rappresentanza pubblica.
Michela Favaro, vicesindaco di Torino, richiama l’importanza dei valori nella politica, antidoto che può girare a favore dei giovani. Ricordare la storia di una donna, partigiana, che ha fatto la storia del nostro paese. Raccontare queste storie aiuta a ricomporre il valore della politica.
Emanuela Guizzon, nipote di Tina Anselmi, vede ora un grande vuoto. Porta alcuni ricordi della zia, di come la sua porta fosse sempre aperta e quando anche l’ultimo ospite era uscito, le nipoti andavano da lei a chiacchierare e farsi raccontare il suo lavoro.
Ha sottolineato come Tina chiedesse loro opinioni su argomenti che si stavano dibattendo in parlamento: voleva sapere se ne discutevano in classe, voleva sapere cosa ne pensavano. Ha sempre avuto una particolare attenzione ai giovani ed ascoltava molto.
Se c’era distanza tra lei ed una persona che la pensava in modo diverso, cercava di trovare qualcosa che le avvicinasse, in modo di fare le cose insieme.
Luisa Ghidini – Comotti, consigliere Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Ho portato il mio ricordo quando vent’anni fa conobbi Tina Anselmi a Milano, durante la presentazione del primo libro della sua vita e come mi avesse colpito la semplicità nel raccontare la sua storia.
Certamente se Tina Anselmi non avesse deciso da che parte stare, oggi non saremmo qui a parlare di lei e neppure del nostro sistema democratico.
La grande partecipazione cattolica alla Resistenza fece si che De Gasperi, nella conferenza di Parigi ha potuto dire che non tutto il popolo italiano, vinto, era stato fascista, proprio perché c’era stata la Resistenza che legittimava la sua difesa del nostro paese. Il popolo aveva capito che bisognava stare contro i fascisti e i nazisti: si è capito e lo si è potuto fare dal 1943 in poi.
Tina Anselmi, nata del 1926, studiava alle magistrali di Bassano ed il 26 settembre 1944, a 17 anni, è costretta ad assistere, con le sue compagne di classe, all’impiccagione di 43 ragazzi. Uno di questi era il fratello della sua compagna di banco.
Ecco che scatta un moto di ribellione di fronte alla malvagità e decide di entrare a far parte della Resistenza. Dirà più volte che ringraziò Dio per non essere stata costretta ad usare la pistola che portava con sé.
I cattolici nella Resistenza hanno avuto i sacerdoti dalla loro parte, i quali avevano spiegato loro che era legittima difesa la lotta, contro un regime che era contro la dignità umana, che usava la violenza invece della democrazia, per imporre dottrine che non erano coerenti con la dottrina della chiesa.
Voi sapete che man mano che si ritiravano, i nazisti volevano fare piazza pulita ed allora il comandante di Tina Anselmi (che era entrata a far parte della brigata Cesare Battisti), lei lo dice nelle sue memorie, aveva suggerito di non fare atti di provocazione per evitare di uccidere e di essere uccisi.
Dice Tina “credo che ai tanti comandanti della Resistenza, responsabili delle nostre vite, vada reso il merito di queste loro decisioni, per rispetto della verità e perché ciò sia di monito ai raggi di oggi: i cattivi maestri disprezzano la vita dei propri discepoli, ed evocando paradisi lontani, li conducono all’inferno. Guai a seguirli, guai a dar retta ai proclami di odio, di incitamento alla morte”.
C’è questa logica anche dietro la scelta di creare un paese dove si poteva ricostruire un po’ di armonia.
Occorre tenere presente che la Resistenza, per quanto grande potesse essere il coraggio degli uomini, non sarebbe stata possibile senza le donne; la loro funzione è stata meno appariscente, ma non meno essenziale.
Quest’anno, con il decennale della morte di Tina Anselmi è l’ottantesimo anniversario del voto delle donne ed il 25 giugno 1946 si ritrovarono 556 costituenti, tra cui 21 donne (9 democristiane, 9 comuniste, 9 socialiste, 1 liberale ed 1 dell’uomo qualunque).
I discorsi delle 21 donne sono molto forti e coraggiose non solo per chiedere i diritti, ma per tutto ciò che riguarda la famiglia, il lavoro. L’uguaglianza di diritto è tutto frutto delle 21 che hanno fatto battaglie condivise, cioè erano diventate amiche anche se appartenevano a fronti diversi e Tina Anselmi lo dice continuamente.
Diceva “noi facevamo politica da persone amiche anche se eravamo avversari. Ricorda come nella prima legislatura c’erano un po’ tutti i partigiani di ogni parte politica delle 21 costituenti e nel 1953 le costituenti non sono state ricandidate.
Tina si pone delle domande, attorno ai suoi 80 anni, che paio attualissime: Che cosa non è andato come doveva? Che cosa abbiamo fatto, o piuttosto che cosa abbiamo trascurato di fare? Che cosa abbiamo smarrito strada facendo? Quando e quanto ci siamo distratti per permettere al paese di essere governato da una maggioranza che con tanta disinvoltura ignora e allegramente disattende i principi base della democrazia?
E si dà una risposta: “Credo che una parte importante dell’attuale degrado nasca dall’aver smarrito la consapevolezza dei valori che rappresentavamo”.
Le piaceva ricordare come nessuna vittoria è irreversibile e occorre vigilare.
Noi non possiamo abdicare, dobbiamo ogni giorno la nostra parte di responsabilità, perché solo così le vittorie che abbiamo ottenuto diventano permanenti. Guai il disimpegno.
Entra nel parlamento nel 1968 e nel 1976 diventa ministro del lavoro (prima ministro donna della storia repubblicana) e l’ha fatta ministro non un uomo qualsiasi, ma Aldo Moro.
Nel 1978 diventa ministro della sanità durante i tragici giorni del rapimento Moro.
Ha firmato una delle leggi più belle e importanti del nostro paese, che stiamo vilendo perché di nuovo, avendo conquistato il sistema sanitario l’abbiamo lasciato andare come se fosse una cosa eterna.
Il sistema sanitario nazionale è di Tina Anselmi ed è il sistena che ha lavorato sui principi della Costituzione più di altri: l’articolo 32 della Costituzione dice che l’uguaglianza è per tutti i cittadini e recita “La Repubblica tutela la salute come FONDAMENTALE diritto dell’individuo e intesse della collettività…” – unico articolo della Costituzione con la parola FONDAMENTALE. Vorrà ben dire qualcosa.
Infine presidente della commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 di Lico Gelli, non si tirò indietro di fronte a interferenze o minacce. Battaglia dopo battaglia, emerge il ritratto di una donna che ha fronteggiato a schiena dritta l’oppressione, la disuguaglianza, il potere deviato e deviante.
E nel 1992 viene candidata in un collegio perdente e non viene rieletta.
Ricordo la legge 903 del 9 dicembre 1977 sulla parità di trattamento tra uomini e donne, la legge 833 del 23 dicembre 1978 sul sistema sanitario e la legge 17 del 25 gennaio 1982 contro le associazioni segrete.
Tina non ha mai smesso di testimoniare la sua passione polita e lo dimostra, soprattutto oggi, la vostra presenza qui, ad intitolare una piazza a Tina Anselmi – un pilastro del nostro paese.
Avrebbe potuto essere eletta Presidente della Repubblica o senatrice a vita, ma era una persona scomoda – troppo limpida che non si prestava a giochetti di palazzo.
Ringrazio il sindaco Sergio Gaiotti per questo convegno e per l’intitolazione della piazza a Tina Anselmi.
Monica Canalis, consigliera regionale piemontese, riflette sul fatto che fosse una donna amata da tutto il popolo italiano per la sua capacità di dialogo. Come diceva Tina: le riforme le fa solo che ha una cultura forte e capacità di lavorare insieme.
Patrizia Calza, sindaca di Gragnano Trebbiense, porta un ricordo personale. Da giovanetta, partecipando agli incontri di Azione Cattolica con persone più adulte, capitava ci fosse anche Tina Anselmi ed era affascinata da lei.
Durante l’intitolazione della scuola Primaria del comune di Gragnano Trebbiense a Tina Anselmi, ha inviato un messaggio ai ragazzi, con le parole di Tina: “capii in quel momento, che occorreva esserci”.
Dice che i giovani sentono la verità e che hanno bisogno di ascoltare i testimoni o leggere le storie dei protagonisti; leggendo le loro testimonianze possono riscoprire i valori.
Occorre testimoniare i valori, senza timore e raccontare loro la verità; e ricorda come veniva nominata la TINA VAGANTE proprio perché non ha mai avuto paura di esprimere le proprie idee. Tina è diventata un simbolo anche perché ha sempre avuto rispetto della Costituzione e del principio della laicità.
Ivana Gaveglio, sindaca di Carmagnola ricorda come Tina entrasse nelle case attraverso la televisione e come tutti dovessero ascoltare attentamente quello che diceva.
Cristina Maccari, segretaria reginale Cisl, dice dobbiamo provare a non arrendersi – ognuno di noi ha il dovere di colmare il grande vuoto che c’è attorno.
Nella formazione sindacale si parla molto di Tina Anselmi, per il coraggio che ha avuto a 17 anni per la scelta che ha fatto – mettersi in ascolto – stare insieme alle persone – capacità di sguardo lungo e capacità di fare rete – esserci (queste le sue suggestioni e gli insegnamenti che cercano di trasmettere).
Valeria Martano, presidente associazione V.I.T.A. (Vivere il tumore attivamente) si sofferma sul nome di battaglia che prese Tina – Gabriella, come l’arcangelo Gabriele. La rocca del paradiso.
Oggi c’è molto odio e gli avversari sono considerati nemici – non va bene – occorre fare rete.
Onorata di abitare in questo paese ed avere una piazza dei valori intitolata a Tina Anselmi. Noi possiamo, ognuno nel proprio ruolo, essere esempio.
Maria Teresa Chiomio, vicepresidente Associazione Volontari Amici Malati, figlia di genitori partigiani, porta la sua testimonianza sulla Resistenza.
Ci siamo spostati sulla piazza dove, alla presenza delle varie figure istituzionali, il sindaco Sergio Gaiotti ha tagliato il nastro per l’intitolazione della piazza a Tina Anselmi, con l’accompagnamento della banda cittadina.
50 anni fa Tina Anselmi prima donna ministro Noi donne DC orgogliosissime ma la grande opinione pubblica sta riscoprendo oggi il valore di una vera madre della Repubblica. Partigiana ha interpretato e attuato i principi della Costituzione con la legge della parità, la uguaglianza di tutti i cittadini al diritto alla tutela della salute con la riforma sanitaria del 1978 e difesi ancora una volta la democrazia con la presidenza della P2. Sempre consapevole che “ la democrazia non è una conquista per sempre “ e va difesa quotidianamente La Resistenza ora è sempre non e’ uno slogan ma un impegno. Non fu capita in quell’impegno ma è bello che nell’ottantesimo della Costituente e del voto alle donne ci sia una coincidenza di anniversari di richiamo alla intensa vita di una straordinaria donna che ha dedicato la vita all’ Italia antifascista, democratica, repubblicana.
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