ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

L’ANPC di Piacenza: programma festeggiamenti Liberazione

Il Presidente Provinciale ANPC di Piacenza ci segnala che in occasione delle manifestazioni piacentine a celebrazione della Liberazione, la nostra Associazione, ha in programma:

 Venerdi 27 aprile pv  presso la 

Chiesa di San Pietro Apostolo – 
via Carducci, 16 – Piacenza
un’iniziativa  con il seguente programma:
ore 17.00 – 
incontro coordinato da Mario Spezia con aggiornamento sui processi di beatificazione di don Giuseppe Beotti e del prof. Giuseppe Berti e del percorso di studio ed approfondimento della vita e delle attività pastorali di don Giuseppe Borea
Interverranno: Mons. Domenico Ponzini, don Luigi Fornari e Giuseppe Borea
ore 18.00  – 

santa Messa celebrata dal Parroco don Ezio Molinari, a suffragio di don Giuseppe Borea, dell’avv. Francesco Daveri, di don Giuseppe Beotti, del prof. Giuseppe Berti, di Nato Ziliani e di tutti gli amici che si sono battuti per la libertà e la democrazia. 
L’invito alla partecipazione è rivolto a tutta la cittadinanza (allegato il volantino ufficiale delle manifestazioni).
Ci congratuliamo per l’iniziativa e vi invitiamo a scaricare il programma cliccando qui:
Inoltre in occasione della ricorrenza della Liberazione il 25 aprile 2018 partecipiamo alle celebrazioni indette dal Comune di Fidenza, in provincia di Parma ma anche sede Diocesana comprendente anche alcuni Comuni della Provincia di Piacenza; la cerimonia in particolare rivolta a celebrare la figura del Beato Teresio Olivelli, si svolgerà con il programma che segue:
Mostra teresio Olivelli Fidenza

    
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Ricordando Giovanni Bianchi nell’anniversario della Liberazione

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Convegno sulla Resistenza: 28 Marzo a Milano

Convegno sulla resistenza il 28 marzo a Milano

presso il Liceo delle Scienze Umane Preziosissimo Sangue

Il 28 marzo scorso il Liceo delle Scienze Umane Preziosissimo Sangue di Milano ci ha invitati a parlare dell’impegno delle donne nella resistenza.Il salone comprendeva 130 ragazzi molto attenti che hanno seguito con interesse i vari interventi. Con noi erano presenti un rappresentante del MASCI, Emanuele Locatelli, che ha portato la testimonianza delle Aquile Randagie. Molto interessante la storia degli Scout che si sono ribellati al fascismo, ad una realtà che nessuno vedeva e che era condivisa da una nazione intera, fin dal 1928 e che è culminata dopo l’8 settembre 1943. Racconta come ad Argenta (FE) Don Giovanni Minzoni, cappellano della 1^ guerra mondiale entrato in contatto con i giovani in divisa e dice che lo scautismo non ha nessun tipo di colore politico e fa proseliti. Verrà ammazzato perché il regime fascista vedeva lo scautismo in contrapposizione all’inquadramento fascista. L’onore degli scout era verso gli altri – il fascismo invece per dominare il prossimo. E quando nel 1928 lo scoutismo viene bandito dall’Italia, mentre nella cripta dell’Arcivescovado di Milano vengono deposte le fiamme degli scout, l’insegna di un gruppo è riunita nella cripta della Chiesa del S. Sepolcro, si ribella e fonda la resistenza degli scout che durerà ben 17 anni. E’intervenuto poi Libero Traversa, un partigiano di 88 anni che ha portato la sua testimonianza. Famiglia antifascista, nato in pieno fascismo, il padre gli diede il nome Libero proprio per speranza nel futuro. Un fratello morì durante la ritirata di Russia, un altro era a Cefalonia quando venne l’8 settembre 1943 e riuscì a salvarsi. Con altri compagni si rifiutò di consegnare le armi e riparò in Grecia, fino alla sua liberazione. Una sorella partecipò alla resistenza nelle fabbriche e lui non poteva essere da meno. Studiava all’Istituto Cattaneo di Milano ed entrò in contatto con 5 giovani di Giustizia e Libertà, molto presente nell’ambiente studentesco. Prese il nome di battaglia di Aiace, e partecipò attivamente all’insurrezione di Milano, avvenuta da parte della popolazione milanese. Ricorda come allora a 15 anni si era già uomini e quindi se catturati, fucilati come gli adulti. Ho evidenziato l’importante ruolo delle donne, sia nelle fabbriche, dove sostituivamo gli uomini al fronte, sia nei circoli letterari e nelle campagne. Il ruolo svolto nella rivendicazione dei diritti civili e sindacali, ancor prima del 25 luglio 1943 e la destituzione di Mussolini. Come per prime riconoscevano i caduti ed aiutavano i parenti delle vittime, con amore materno. Il loro impegno nell’aiutare chiunque fosse in difficoltà, lottando per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza. Non potevo dimenticare il ruolo delle staffette partigiane ed il pensiero è subito corso alla nostra Tina Anselmi con il nome di battaglia “Gabriella”; che amava dire “la democrazia ha bisogno di normalità” e come si raccomandasse alle nipoti di fare la guardia perché le conquiste non sono mai definitive. Figura limpida, primo ministro donna. Forte, ostinata e timida, rivendicava il ruolo delle donne in politica e diceva “Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d’inclusione, di rispetto, di pace”. Possiamo dire che il ruolo delle donne è stato determinante durante il periodo della resistenza e nel periodo di ricostruzione dell’Italia e ricordare ogni anno quello che è successo è doveroso per non dover dire “non mi sono accorta”.

Non dobbiamo dimenticarci che per poter vivere il presente e andare verso il futuro, deve essere ben chiaro il passato da cui proveniamo.

Luisa Ghidini – Comotti

Santa Barbara nel mondo: anteprima XX Edizione

santa barbara anteprimaDal 25 aprile al 9 maggio 2018 si terrà a Rieti l’anteprima di “Santa Barbara nel Mondo 2018″, con un calendario ricco di eventi. Dalla musica al docufilm, passando per gli approfondimenti giornalistici. Media partner dell’evento Rietinvetrina.it, Radiomondo e Frontiera.

Mercoledi 25 aprile 2018 – ore 20

Presso il cortile di Palazzo Vecchiarelli in via Roma, proiezione del film “la buona battaglia” Don Pietro Pappagallo, interviene il regista Gianfranco Albano

Venerdi 27 aprile – ore 9:30

Presso il cortile di Palazzo Vecchiarelli, inaugurazione anteprima nazionale Mostra fotografica realizzata da Roberto Valentino, documentarista, in collaborazione con l’associazione “Domenico Ricci”, componente della scorta di Aldo Moro e Filippo Boni autore del libro “Gli eroi di via Fani”

Venerdi 27 aprile – ore 10

Presso Palazzo Dosi incontro con Giovanni Ricci, figlio di un componente della scorta e Filippo Boni autore del libro  “Gli eroi di via Fani” e gli studenti del Liceo Scientifico di Rieti. Coordina la dirigente scolastica Stefania Santarelli.

Conferimento Premio Internazionale di Solidarietà “Nel Fuoco – XX edizione”, in memoria dei cinque componenti della scorta di Aldo Moro nel quarantennale della tragedia e 70 anniversario della nascita della Repubblica Italia. Ritira Giovanni Ricci.

Conferimento Premio di Cultura “Come Barbara” all’opera letteraria “Gli eroi di via Fani”, edita Longanesi. Ritira l’autore Filippo Boni.

Venerdi 27 aprile – ore 17

Presso la libreria Rieti in via Roma incontro con l’autore Filippo Boni.

Martedi 1 maggio 2018 – ore 18:30

Presso Parco “Vittime 6 aprile 2009″  concerto Fanfara Alpini Centro Italia e majorettes diretta dal M° Rossella Scopigno.

Martedi 1 maggio 2018 – ore 21

Presso Palazzo Vecchiarelli proiezione del film “Enrico Mattei – L’uomo che guardava al futuro”. Interviene Giuseppe Accorinti, già Amministratore Delegato AGIP, presidente Scuola ENI – Enrico Mattei.

Sabato 5 maggio – ore 18:30
Presso il cortile di Palazzo Vecchiarelli in via Roma concerto di musica classica dedicato al 70esimo anniversario della Repubblica Italiana. Esibizione del Musì Trio composto da Sandro Sacco, Maria Rosaria De Rossi, Paolo Paniconi.

Domenica 6 maggio – ore 12:30

Giornata Mondiale dell’Umorismo, libertà di espressione e democrazia. presso Convento Colle San Mauro Padri Cappuccini inaugurazione mostra di Padre Franco Nicolai, vignettista, pittore, caricaturista.

Mercoledi 9 maggio – ore 18:30 (Omaggio ad Aldo Moro)

Presso la Chiesa di San Rufo concerto del coro Orpheus diretto dal M° Francesco Corrias.

 

 

Aprile 2018: tre anniversari importanti

FERENTINO, la città ricorda il sacrificio di don Morosini.

Come ogni anno, la città di Ferentino ha ricordato la figura di Don Giuseppe Morosini in occasione dell’anniversario del suo sacrificio. La cerimonia organizzata dal Comune e dal Comitato onoranze Don Morosini , presieduto da Primo Poletta e con la collaborazione dell’Associazione Pro Loco, dell’Associazione Cesare Sterbini, dell’Associazione Banda Musicale Città di Ferentino e della parrocchia dei SS: Giovanni e Paolo è stata molto sentita e partecipata da tutta la cittadinanza. “Abbiamo voluto ricordare il nostro giovane concittadino come uno dei Padri della Costituzione – ha detto il sindaco Antonio Pompeo – la libertà di cui tutti oggi godiamo la dobbiamo anche a lui”. E noi aggiungiamo che Don Morosini con la forza della sua fede e le sue indiscusse doti di lealtà, di generosità e di entusiasmo, fu veramente un “Ribelle per amore”. Con il coraggio sereno e consapevole dei forti, seppe affrontare la dura prigionia dei nazisti, continuando il suo apostolato di assistenza morale e spirituale tra i carcerati; seppe andare incontro alla morte, in quel indimenticabile giorno del 3 aprile 1944, da autentico patriota, tanto da essere definito “uno dei più fulgidi Martiri del secondo Risorgimento italiano”. A rappresentare l’ANPC nazionale era presente il Consigliere Aladino Lombardi.

LEONESSA

La strage di Leonessa fu una strage nazista avvenuta tra il 2 aprile 1944 e il 7 aprile 1944 a Leonessa e nelle frazioni circostanti, nel corso della quale vennero uccisi 51 civili.Per questa ricorrenza sono state deposte corone in tutti i luoghi dei vari eccidi avvenuti a Leonessa e nei dintorni. Nel suo discorso commemorativo , il sindaco on. Paolo Trancassini ha auspicato la realizzazione, con l’aiuto degli alunni delle medie, della proposta fatta dal nostro consigliere Aladino Lombardi di ricercare i volti dei 51 martiri.

 RIETI  Le fosse reatine.

Cosa sono le fosse reatine? Il 9 aprile 1944 l’esercito tedesco prelevò durante un rastrellamento 15 partigiano portati successivamente nel quartire di Quattro Strade, dove vennero fucilati e sepolti in una fossa comune, ricavata da una buca prodotta da una bomba lanciata da un aereo. In occasione del 74° anniversario delle Fosse reatine presso la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù nel quartiere di Quattro Strade, alla presenza delle autorità e degli alunni della scuola Cislaghi, si è celebrata la commemorazione dei 15 partigiani periti per mano tedesca. Aladino Lombardi era presente alla cerimonia.

Alcune foto dei tre anniversari:

Auguri Pasqua 2018

Il Direttivo e la Segreteria Nazionale augurano a tutti una Pasqua Santa, con questa bella preghiera. Auguri!

auguri Pasqua

Cerimonia Fosse Ardeatine 2018

Giovedì 22  si è rinnovata la cerimonia alle Fosse Ardeatine alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche civili e militari e dei gonfaloni delle città martiri. Passano gli anni, ma il dolore e l’esecrazione per quel  terribile atto rimane sempre vivo e  forte. Un dolore che il tempo non cancellerà e che resterà un monito e una esortazione a coltivare e rafforzare sempre più i sentimenti di pace, di tolleranza. Un drammatico insegnamento per i giovani. Nella ventosa e fredda serata sono state proiettate le foto e letti i nomi delle 335 vittime. Un momento di forte commozione. Vedere quei volti, era come vedere, la quotidianità della sofferenza che si rinnova ancora in tante parti del mondo. Non abbassare la guardia, restare vigili: troppi segnali negativi in giro a cominciare dall’antisemitismo.  Facciamo sì che il sacrificio delle 335 vittime non sia stato invano.

Alla cerimonia l’ANPC era presente con  i VicePresidenti Nazionali  Annamaria Cristina Olini e Angelo Sferrazza.

Giornata dell’Unità nazionale 2018

La Giornata dell’Unità Nazionale è stata istituita con lo scopo di rafforzare il valore dell’identità nazionale attraverso la memoria. La scelta del 17 marzo come giorno della celebrazione è legata alla proclamazione del Regno d’Italia che avvenne il 17 marzo 1861.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, ha preso parte oggi, presso l’Altare della Patria, alle celebrazioni della Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera.

Sulle note del “Piave”, il Presidente del Senato Pietro Grasso, le più alte cariche civili e militari dello Stato e i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Militari hanno reso gli onori ai caduti attraverso la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto mentre le Frecce Tricolori imprimevano, sul cielo di Roma, i colori della nostra bandiera.

Per la nostra Associazione erano presenti il Vicepresidente Nazionale Annamaria Cristina Olini e il Consigliere Aladino Lombardi.

QUEL LONTANO 16 MARZO 1978: UN GIORNO DA NON DIMENTICARE

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Chi visse il giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’assassinio dei cinque componenti la scorta, i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e gli agenti di Polizia Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino, non lo ha certamente dimenticato. Fu un giorno che sconvolse l’Italia, aldilà delle differenze politiche e fece prendere coscienza della fragilità del paese, un “buco nero” della nostra contemporaneità, la conclusione tragica di un decennio di violenze, attentati, morti. Per 55 giorni l’Italia visse col fiato sospeso, paralizzata da paure mai provate, con l’impressione che lo Stato fosse paralizzato, impotente, incapace di reagire, impressionata già tre giorni dopo il rapimento dalla immagine di Aldo Moro  in camicia con alle spalle un drappo, sicuramente rosso e la stella sghimbescia, logo tristemente noto delle BR. Come qualcuno ha detto, c’è un oceano di pubblicazioni, cinque processi e sette commissioni parlamentari, ma ancora restano dubbi, sospetti,perplessità.  Moro si trovò a operare alla fine di un periodo, al confine fra una vecchia politica e alla necessità di individuarne una nuova. Gli anni settanta si aprono sotto il segno di una triplice crisi, economica, sociale e delle istituzioni. Se non si rileggono quegli anni, non si riesce ad inquadrare il processo di deterioramento della politica italiana, dei partiti, che nel rapimento ed assassinio di Aldo Moro trovò il momento più drammatico, doloroso e sconvolgente. Quegli anni settanta, figli diretti del ’68, fenomeno complesso, partito dai giovani, un turbinio di passioni, parole, gesti,  rivolta, illusioni, che non finì il 31 dicembre dell’anno. Ma il ’68 non fu solo “contestazione giovanile”, solo follie da “maggio francese”,  soffocato manu militari dal Generale De Gaulle con il contributo del generale Massu, suo storico antagonista in Algeria. Il ’68 fu anche lotte operaie che portarono cambiamenti sostanziali nel mondo del lavoro e dei sindacati e una maggior consapevolezza nella società civile. Anche la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, si presenta con un volto nuovo. Il ’68 ha dato vita ad uno dei momenti più convulsi e instabili della nostra storia recente, quegli anni settanta , i peggiori anni dalla nascita della Repubblica e punto di partenza del terrorismo e della violenza organizzata, di “destra” e di “sinistra”, quasi uno studiato bilanciamento di una orrenda realtà.  Moro capì ciò che stava accadendo. Talvolta in contrasto con il suo stesso partito. Moro fu tra i pochissimi a tener conto della importante posizione dell’Italia nel quadro internazionale. E questo è un dato importante, perché ci libera dal racconto che Moro non fosse “gradito” agli americani e in particolare, a Henry Kissinger  che, con il suo talvolta anzi spesso cinico pragmatismo, faceva fatica a capire il lucido ragionamento del leader italiano che non era quello di un accordo tout court con Botteghe Oscure, ma invece quello di un allargamento dell’area della democrazia per giungere ad un sistema di alternanze.  Un disegno purtroppo interrotto, non solo per Moro, ma anche per Berlinguer, perché non pochi dicevano ”i tempi non sono maturi”, che tradotto dal politichese significa: “ non se ne deve far niente”. La DC e il PCI erano “integrati”, stante la divisione, nei due blocchi in una formula semplice: noi governiamo e voi fate l’opposizione per poi passare all’incasso elettorale. Questa formula, per molti comoda, aveva ingessato il sistema, facendo dell’Italia un paese anomalo tra le democrazie occidentali. Sono passati quarant’anni. Una rilettura attenta del percorso politico di Moro , epurato da quella irritante vulgata che lo ha dipinto come personaggio contorto e fumoso, ci porta inesorabilmente ad una analisi del presente, che vive una crisi valoriale e politica come non mai. La lezione di Moro anche in periodo di mutazioni epocali, rimane sempre di attualità. E proprio la rilettura della sua politica, del suo pensiero che sono importanti. E questo è lavoro di altri, non di commissioni di tutti i generi e di autori alla ricerca di scoop. Abbiamo 55 giorni per pensare.   Angelo Sferrazza

40 anni dalla morte di Aldo Moro

COMUNICATO STAMPA ANPC SEZIONE PIACENZA

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Sono passati 40 anni dall’assassinio dell’on. Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo di Unità Nazionale, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa.

Gli uomini delle Brigate Rosse uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta: il responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi (52 anni), l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci (42 anni), la guardia di P.S. Giulio Rivera (24 anni), il vicebrigadiere di P.S. Francesco Zizzi (30 anni), la guardia di P.S. Raffaele Iozzino, (24 anni).

Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Camillo Montalcini, le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Moro: lo fecero salire dentro il portabagagli di un’automobile Renault 4 rossa e gli dissero di coricarsi e coprirsi con una coperta dicendo che avevano intenzione di trasportarlo in un altro luogo. Dopo che Moro fu coperto, gli spararono dieci volte uccidendolo.

Il cadavere fu ritrovato nella stessa auto il 9 maggio a Roma in via Caetani.

Due giorni dopo, mentre in San Lorenzo al Verano si celebravano i funerali degli uomini della scorta, venne fatto ritrovare il primo dei nove comunicati che le BR inviarono durante i 55 giorni del sequestro:

«Giovedì 16 marzo, un nucleo armato delle Brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la Dc è stata artefice nel nostro Paese – dalle politiche sanguinarie degli anni Cinquanta alla svolta del centrosinistra fino ai giorni nostri con l’accordo a sei – ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l’esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste».

In collaborazione con altre Associazioni stiamo preparando una serie di appuntamenti per ricordare questo tragico avvenimento che ha segnato profondamente la storia politica del nostro Paese.

Il primo di questi appuntamenti si terrà:

Venerdi 16 marzo pv alle ore 18.30 presso la Chiesa di San Giuseppe Operaio 

in Piacenza – via Martiri della Resistenza, 19

con la celebrazione di una messa a suffragio officiata da mons. Giancarlo Conte.

  Mario Spezia
presidente provinciale

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