ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

IN MEDIO ORIENTE UNA NUOVA E PERICOLOSA CRISI

“Operazione Primavera di pace” questo il nome dell’attacco turco ai curdi del Rojava  nel nord-est della Siria, con il bombardamento a postazioni di confine, compresa Kobane, la città simbolo della strenua e coraggiosa resistenza allo Stato Islamico. Il progetto della Turchia e’ quello di impedire la nascita di una provincia curda, dopo quella in Iraq, ai propri confini. Nel complicato labirinto della guerra siriana, che con un improvvido twitter, subito rimangiato, il Presidente degli Stati Uniti Donal Trump ha definito “ridicola”, la decisione di Recep Tayyip Erdogan, rischia di riaccendere un conflitto pericoloso che per il momento non ha soluzione. Contro la Turchia si stanno velocemente allineando reazioni vocalmente dure, ma al momento sostanzialmente inefficaci e ipocrite. A far la voce grossa ora è lo stesso Trump brandendo l’arma spuntata delle sanzioni. Dimenticando che ciò che sta accadendo è la conseguenza della “sua” decisione del ritiro del contingente statunitense nella zona di Kobane. Chi tace e come fece con Barak Obama è il volpino Putin, ormai solo e vero protettore della Siria. L’operazione turca non è solo strategico-militare, ma soprattutto di politica interna: impedire ogni collegamento con il PKK. Erdogan si fermerà? Certo non per le sanzioni, che per ora come sta facendo l’Europa e non unitariamente, consistono solo nel blocco della vendita (futura) di armamenti ad Ankara. La Turchia non ha bisogno di armi. Ne ha già tante. La più pericolosa è quella umana: i profughi. L’attacco al nord-est della Siria ha già creato una nuova fuga di migliaia di persone. Mentre la “cancellerie” discutono, uomini, donne e bambini sotto le bombe cercano la salvezza. I dati sono imprecisi, ma già si parla, secondo l’Onu e l’Unicef, di 200.000 persone in fuga con 75.000 bambini, mentre l’OMS lancia un allarme sanitario. Ma sono i profughi “ospitatati” in Turchia che creano le maggiori preoccupazioni in Europa. Erdogan minaccia di mandarli verso i nostri Paesi. Così come la fuga dei militanti Isis dai campi e dalle carceri. E’ da Papa Francesco che ci giunge un messaggio chiaro. La Santa Sede non ha gradito l’operazione militare di Erdogan. All’Angelus di domenica scorsa senza nominare la Turchia il Papa ha detto: “Il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente. In particolare all’amata e martoriata Siria”. E ricorda i profughi, fra questi molti cristiani. Ma e’ nelle ultime parole che si rileva il suo pensiero. “A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale, per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”. Che non sembrano vicine. Intanto le bombe continuano a cadere, le varie milizie a uccidere su commissione come è stato con la giovane  curda Hevrin Khalaf, segretaria del Partito del Futuro siriano. I terroristi Isis si riorganizzano e riprendono ad uccidere e “giustiziare”. Di fronte a tragedie come queste si sente tutta la nostra impotenza e la debolezza della politica, ad iniziare da quella europea. Lo ha ricordato anche il Presidente del Parlamento Europeo Davide Sassoli : “Non basta l’indignazione, ci vogliono azioni concrete”. (a.s.)

Concerto Musicale “AMATRICE, PER NON DIMENTICARE”

S.Barbara nel mondo logo.pngL’ASSOCIAZIONE CULTURALE “SANTA BARBARA NEL MONDO” ha organizzato un

Concerto Musicale

“AMATRICE, PER NON DIMENTICARE”

Sabato 9 novembre ore 16,30 presso la Basilica Santa Croce In Gerusalemme ci sarà il Concerto della Banda Musicale Nazionale della Guardia di Finanza dedicato a don Giovanni Minozzi di Amatrice a 60 anni dalla scomparsa e 100° anniversario fondazione O.N.P.M.I.

Ci congratuliamo per bella iniziativa e invitiamo tutti a partecipare numerosi.

 

ANPC Frosinone nel progetto Graft-innesti di community

Le associazioni A.N.P.C. e IL CAMPO, aderiscono e collaborano al progetto “GRAFT – innesti di community”, finanziato dalla Regione Lazio con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
GRAFTS è un progetto collettivo e partecipato che nasce per attivare l’interesse della comunità sui beni pubblici in disuso e sul rischio che lo stato di abbandono che spesso ne caratterizza la presenza, determini fenomeni di degrado, di impoverimento urbanistico e culturale dei centri storici della provincia di Frosinone.
Per questo saranno presenti nelle giornate del 5 e 6 ottobre presso il Chiostro di San Francesco di Alatri.
Per l’occasione l’A.N.P.C. esporrà il ciclostile di “Libertà”.
Si parla di beni pubblici da non dimenticare e quel ciclostile è un bene di tutti, che racconta una bella storia. Quella di un gruppo di giovani cattolici, che costituirono il piccolo nucleo della resistenza antifascista ad Alatri. Era il 14 novembre del 1943, quando da quel ciclostile uscì la prima copia di “Libertà”, il giornale che raccolse la voglia di lotta e le speranze di quei giovani, tra cui un ruolo importante venne recitato da Carlo Costantini.
E proprio Carlo Costantini, presidente onorario dell’A.N.P.C. domenica 6 alle ore 11.30 ci parlerà di quei ragazzi e della storia di Alatri che lui ha vissuto con passione e sentimento nei suoi esemplari novanta anni di vita.
Nelle giornate Graft saranno esposti i progetti esecutivi dell’arch. Nepote ,dell’ing. Settanni e dell’ing. Sebastiani per la ristrutturazione della chiesa di Fraschette, del Museo da allestire all’ingresso del Campo e del risanamento di alcune falle nel muro di cinta.
I progetti sono stati presentati dell’A.N.P.C, come soggetto proponente, e dal Comune di Alatri, come soggetto attuatore, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il bando Bellezza@Governo per l’intervento ammesso al l finanziamento di 500.000 euro vinto dall’Associazione che da circa 30 anni lavora e si batte per il recupero del Campo e per far conoscere l’importanza della sua Storia.
Verrà inoltre allestita una mostra fotografica frutto del progetto extra-didattico: “Tra Storia e (in)formazione: la classe diventa redazione giornalistica. Un’idea dell’associazione culturale “Il Campo”, nata anche per salvaguardare e valorizzare le vicende storiche del campo d’internamento delle Fraschette e pe rla tutela del “patrimonio” contenuto nelle Fraschette, da intendersi come “capitale” storico costituito da testimonianze, ricerche, documenti, fotografie, registrazioni
Il progetto è stato realizzato dalla classe terza C Liceo Scientifico del Liceo Pietrobono, che, seguita dagli esperti dell’associazione (giornalisti e fotoreporter ), in collaborazione la professoressa Macciocchi e la disponibilità e collaborazione di altri docenti ,ha realizzato un reportage (fotografie e testo) per “raccontare” con gli occhi dei ragazzi, con i loro mezzi e le loro capacità quella che è stata la lunga e tormentosa vicenda del campo.
” Fraschette, una storia sommersa” è il titolo scelto dalla redazione scolastica per il lavoro realizzato, nel quale gli studenti hanno saputo dare un’efficace testimonianza di cosa sia il “campo” oggi e di quanti segni del passato siano ancora in esso rintracciabili.
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Vi aspettiamo, non mancate perché il programma delle giornate è pieno di sorprese e novità.

L’ANPC di Milano: una nuova sede

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COMUNICATO STAMPA

 Siamo lieti di comunicare che l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani è nuovamente presente in Città Metropolitana di Milano.

Un passo importante per valorizzare la memoria storica della Resistenza a cui ha contribuito il mondo cristiano con la sua originalità e le sue donne, uomini e sacerdoti. E’ una stagione che richiede impegno a trasmettere alle nuove generazioni ideali e valori che da quella Resistenza sono generati.

Ricordiamo che sarà compito dell’Associazione promuovere iniziative culturali, attività sociali, formazione e informazione per mantenere questa memoria e per attualizzare l’impegno di contrasto alle discriminazioni e al razzismo.

Un ringraziamento particolare al Presidente del Circolo ACLI Giovanni Bianchi di Lambrate (Vincenzo Casati)  – Via Conte Rosso, 5 – Milano, che ci ha messo a disposizione uno spazio presso di loro e dove potrete trovare i referenti dell’ANPC il martedì mattina, dalle ore 9,30 alle ore 12,00.

 Potete contattarci scrivendo a partigiani.cristiani.milano@gmail.com

o telefonando al nr.                 02.2158112 (segreteria telefonica)

 

 

 

 

 

 

 

 

(personalità giuridica ai sensi del D.P.R. 10 Febbraio 2000, n.361)

P.zza Adriana 3, 00193 Roma – Tel06-68400125

partigiani.cristiani@gmail.comhttp://www.anpcnazionale.com

Aquile Randagie il film

Una storia vera, una storia talmente importante che viene da domandarsi come mai così pochi la conoscano e soprattutto una storia che doveva essere raccontata. Aquile randagie è il film di Gianni Aureli che racconta una pagina della storia resistenziale italiana veramente poco nota, i protagonisti sono un gruppo di giovani scout lombardi che a partire dagli anni Venti, quando tutte le associazioni giovanili vennero chiuse per decreto dal Duce, decisero di non mollare il fazzolettone e di continuare a incontrarsi in clandestinità. Il film, dopo la presentazione al Giffoni film festival nelle sale da lunedì 30 settembre in 200 copie grazie all’alto numero di richieste che il mondo dello scoutismo ha fatto di questo titolo, è un viaggio attraverso il ventennio fascista. I protagonisti sono i ragazzi che decidono di resistere al fascismo creando le Aquile Randagie: giovani, guidati da Andrea Ghetti e Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, che continuano le attività scout in clandestinità, per mantenere la Promessa: aiutare gli altri in ogni circostanza.

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‘Aquile randagie’ – L’ultimo che arriva è un fascista

“I protagonisti di queste avventure sono stati dei ragazzi, tra i 14 e i 20 anni, che hanno dimostrato coraggio, adesione, spirito di sacrificio e lealtà al Paese – dice il regista nelle sue note – Valori che, soprattutto oggi, devono essere memoria storica e viva. I motivi per raccontare un film sulle Aquile Randagie sono quindi molteplici: raccontare una parte di storia d’Italia che in ben pochi conoscono, rendere omaggio a una storia di coraggio realizzata da giovani, essere d’ispirazione per i giovani di oggi. Si tratta di un film diretto ai giovani, che vuole parlare loro con le parole dei giovani di un’altra epoca, quando un altro mondo sembrava impossibile, ed invece il cambiamento si realizza proprio grazie a loro: forse eroi, certo giovani fedeli e ribelli”. Il film è diviso in diversi momenti che raccontano le tappe del gruppo dagli anni Venti fino alla fine della guerra. In un primo tempo il gruppo scopre la Val Codera, una piana tra gli alberi segreta e impervia a poche ore da Milano, e ne fa la sua base per campi e uscite clandestine. Il fascismo non li ignora, li segue, li spia, arrivando a pestare a sangue Kelly, che perde l’uso di un orecchio, ma come è accaduto con altri gruppi resistenziali non li riesce a fermare. “Avevano fatto una Promessa, di servire la Patria e di aiutare il prossimo, e quindi con l’uniforme sotto gli abiti borghesi, e sempre alla ricerca di qualche luogo dove indisturbati poter proseguire le loro attività all’aria aperta questi giovani, fedeli (alla promessa) e ribelli (al regime), sfidarono il fascismo per anni, portando avanti gli ideali di solidarietà e speranza propri dell’Associazione Scout – racconta Aureli – Con l’inizio della guerra poi e dopo l’8 settembre, il coinvolgimento con la Resistenza è stato via via maggiore, fino alla fondazione dell’OSCAR”.

Aquile randagie’ – salvare un bambino ebreo

Oscar è l’Organizzazione Scout Cattolica Assistenza Ricercati, un’organizzazione che con azioni mirate permetterà di far superare il confine italiano e raggiungere la Svizzera a più di 2000 persone ricercate dai nazifascisti: ebrei, perseguitati politici e chiunque avesse bisogno di fuggire le persecuzioni, e una probabile morte. Ma quello che più colpisce di questa storia è che alla fine della guerra, clamorosamente e con coerenza, le Aquile Randagie tuteleranno tedeschi e italiani autori di violenze, ricercati dai partigiani, chiedendo per loro una giusta pena con un processo giusto. La strada di questi giovani, interpretati per lo più da esordienti, si incrocerà con quella di personaggi storici come il Cardinale Schuster, monsignor Montini (che sarà Paolo VI) e naturalmente Sir Robert Baden Powell, il fondatore dello scoutismo internazionale.

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/09/28/news/aquile_randagie-237082599/?ref=RHPPBT-VZ-I237256075-C4-P22-S1.4-T1&fbclid=IwAR0kDv4f7ksks6e6EygNfmsFfaQwiFCRcxkjQ80XEMYpn5AeXp3Nu4835mE

Bruciate Napoli: un docufilm sulle Quattro Giornate di Napoli

Il 30 Settembre 2019 il docufilm “Bruciate Napoli”, del regista Arnaldo Delehaye, verrà presentato ufficialmente presso il Teatro Mercadante di Napoli, in una serata di gala, come evento di chiusura delle Manifestazioni Ufficiali per il 76° Anniversario delle Quattro Giornate di Napoli del 27-30.09.1943, organizzata dal Comune di Napoli, alla presenza di Autorità, Media e Personaggi del settore cinematografico. L’Anpc per il livello del prodotto, dedicato a uno degli episodi più gloriosi della Resistenza, non sempre trattato dalla storiografia e ricordato con il dovuto spazio, ha ben volentieri concesso il patrocinio gratuito all’iniziativa. Alla Prima di Gala parteciperà il nostro Segretario Nazionale Maurizio Gentilini.

 “Bruciate Napoli”, il cui titolo è una parafrasi di una tristemente famosa frase di Adolf Hitler, ispirato da una storia vera e dal film “Le Quattro Giornate di Napoli” di Nanni Loy del 1962, è dedicato alle Vittime del terrore nazi-fascista ed ai Combattenti ed ai Caduti della Resistenza, che da Napoli dilagò in tutta Italia, liberandola.

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Nei seguenti link si possono avere più notizie sul film “Bruciate Napoli”, con foto, video, interviste ed articoli giornalistici:

Esce il film sulle Aquile Randagie

Con piacere segnaliamo una bella ed importante iniziativa: l’uscita del film “Aquile Randagie”.

Per saperne di più: https://www.aquilerandagiefilm.eu 

“Il 9 aprile 1928 lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri. Ma un gruppo di ragazzi disse no…

Si chiamavano Aquile randagie. Ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza continuarono a svolgere attività scout in clandestinità. Usando messaggi in codice e cifrati per non venire scoperti, quei ragazzi continuarono a ritrovarsi, utilizzando la Val Codera (provincia di Sondrio), per le attività clandestine, i campi estivi, i fuochi serali. Li guidavano Andrea Ghetti, del gruppo Milano 11, detto Baden, e Giulio Cesare Uccellini, capo del Milano 2, che prenderà il nome di Kelly, e che ebbe anche il soprannome di Bad Boy, affibbiatogli da J.S. Wilson, all’epoca direttore del Bureau Mondiale dello Scoutismo. Il fascismo non li ignorò: Kelly fu pestato a sangue da una squadraccia, in una notte d’autunno, e ci rimise l’udito da un orecchio. Ma questo non bastò a fermare le Aquile. Dopo l’8 settembre 1943, insieme a Don Giovanni Barbareschi e ad altri parroci milanesi, diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che si impegnò in un’opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza, religione, con espatri in Svizzera attraverso i boschi e i monti che nessuno conosceva meglio di loro. Il loro servizio si concluse proteggendo la vita, a guerra finita, ai persecutori di ieri, salvando per quegli stessi sentieri gerarchi nazisti che furono consegnati alle autorità svizzere per avere un giusto processo, dalla giustizia degli uomini. E’ la loro storia che vogliamo raccontare. Una storia di coraggio, di paura, di fedeltà e di ribellione. Perché cambiare il mondo si può”.

Anche Vatican News ha dedicato a questa importante iniziativa un bel servizio con interviste e video: https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2019-07/aquile-randagie-film-scout-ribelli-fascismo-soccorso-ebrei.html

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Ciò che noi fummo un dì, voi siete adesso.
Chi si scorda di noi, scorda se stesso!

Teresio Olivelli: il 17 Ottobre a Bergamo

Olivelli Bergamo

Congratulazioni all’ANPC di Bergamo per questo importante incontro.

76° Anniversario Battaglia della Montagnola – 10 Settembre 1943

battaglia Montagnola.jpgIl 10 Settembre in Piazza Caduti della Montagnola si è celebrato il 76° Anniversario della Battaglia della Montagnola, con i rappresentanti istituzionali di Roma Capitale e del Municipio Roma VIII, i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, corpi dell’esercito e i Granatieri di Sardegna, con l’esibizione della banda musicale dell’Esercito: un appuntamento istituzionale che torna sui luoghi della memoria per celebrare il sacrificio di chi pagò col sangue la difesa dall’occupazione nazifascista. Alla Montagnola sono morti 53 persone tra militari e civili.E’ stata ricordata in particolar modo l’eroica partecipazione fino all’estremo sacrificio di Don Pietro Occelli,  di Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo, nativa di Amatrice, e di Quirino Roscioni, il fornaio della zona.

Presente alla celebrazione in rappresentanza di ANPC la nostra Vicepresidente Nazionale Annamaria Cristina Olini.

L’8 Settembre 1943 di Angelo Sferrazza

Un racconto di Angelo Sferrazza, autobiografico,sull’otto settembre ’43 , terzo classificato al Premio letterario “ Una short story” 2018 indetto dal Rotary.

GLI  ANGELI  POVERI

Erano due stradine in salita,quasi sentieri, solitarie, troppo basse per vedere il mare, in mezzo a campi  di stoppie esausti per la battaglia del grano. A destra e sinistra, allineate, casette bifamiliari giallognole, con un francobollo di giardino non sufficiente nemmeno per un minuscolo “orto di guerra”, ma con un grande fascio bianco sopra la porta d’ingresso. Sotto la strada nazionale 16, una casa cantoniera ben dipinta e  l’osteria dell’Ilde, donna forte, da tener in riga la clientela di soli maschi, carrettieri di passaggio  che trasportavano breccia estratta dal mare e dall’alba all’ora del coprifuoco, vecchietti  che non rispettavano  l’invadente cartello con su  scritto: “In questo locale non si parla di politica, non si bestemmia e non si sputa per terra”, intimazioni che a secondo il grado etilico raggiunto, venivano golosamente violate. A farne le spese un certo liter, litro nel dialetto locale, anagramma di Hitler. Verso il mare, tagliata dalla linea ferroviaria, una zona militare con un deposito di materiali ed armi, dove abitava la famiglia del maresciallo magazziniere. Intorno silenzio, rotto da qualche mezzo di passaggio, dai treni e dalla risacca  del mare quando tirava il vento freddo del nord, ancora rare le sirene d’allarme. 25 luglio! Gran festa all’osteria, vino a fiumi, canti, privilegiata “bandiera rossa” con qualche variazione anarchica. La gioia durò poco, la guerra continua, come dissero alla radio con voce convinta. Le madri, le mogli dovevano aspettare ancora. Una fine luglio ed un agosto confusi, con i vecchietti che non riuscivano, fra un bicchiere e l’altro, a dare un senso alle quotidiane  analisi politiche! Unica consolazione, via dal muro il ritratto del duce e l’odiato cartello delle tre proibizioni! Ma l’otto settembre successe qualcosa di importante. Molti gioirono, con notevole ingenuità e per mancanza di informazione: la guerra è finita, la guerra è finita!  No, la guerra non era finita e un saggio vecchietto dell’osteria  sentenziò: “qualcuno ce la farà pagare”. Per cinque o sei giorni si sperò che il Regio Esercito “ con il quale il popolo si stringe in una volontà sola per la difesa della Patria”, come si legge in uno dei tanti proclami di allora, avrebbe contenuto eventuali azioni tedesche. E ciò qua  e là avvenne con gesti di eroismo, anche fuori d’Italia: ricordare Cefalonia. Le caserme si svuotarono, evaporò nel nulla la catena di comando. Un fiume di giovani militari si riversò sulle strade, prese d’assalto  treni, camion, tutto ciò che si muoveva, cercando  di liberarsi della divisa. I vecchietti dell’osteria, memori delle tristi ritirate del’17, lanciarono l’allarme. Aiutiamo questi ragazzi. Le donne, madri, sorelle, mogli, erano pronte. Ogni ragazzo, appeso pericolosamente ai treni stracolmi  che  scendevano verso il  sud era figlio loro. Le donne delle stradine  aprirono l’armadio alla ricerca di indumenti vecchi, pochissimi.  Presero coraggio, uscirono dalla loro isola e coraggiosamente si avviarono a bussare alle prime case della città da dove i treni non si vedevano. Trovarono altre madri, altre mogli e riempirono le ceste di pantaloni, camicie,scarpe. Difficile trovare da mangiare, era il tempo della tessera annonaria, già insufficiente per la quotidianità. E le donne che spesso sciamavano per i campi a raccogliere erbe da rivendere ai “cittadini” e d’estate a spigolare nei campi attorno, ripetendo gli stessi gesti della biblica Ruth, non si persero d’animo.. Si avviarono verso la campagna,  verso case coloniche dove avrebbero sicuramente trovato qualcosa. I contadini, parsimoniosi, tenevano ben nascoste le provviste, ma anche in quelle famiglie c’era un figlio un marito in guerra. Tornarono indietro con pane e addirittura qualche salame. Si avviarono così in tre o quattro, una dietro l’altra sul calpestabile accanto alle rotaie, al limite della stazione. E aiutarono i ragazzi stanchi, spaventati. Li dissetarono con bottiglie d’acqua dell’osteria.  Lo fecero due o tre volte, sempre in fila, silenziose. Passando davanti al deposito militare salutavano il piccolo figlio del maresciallo che accanto alla robusta rete di recinzione guardava i treni dei soldati in fuga. Quelli del deposito invece erano ancora lì, il maresciallo non aveva ricevuto nessun ordine. Decise da solo. Tornate a casa. Quei soldati, “sedentari” perché non idonei alla guerra, erano della zona. Solo due rimasero, politicizzati, ad aiutare il maresciallo a rendere inservibili le armi. I tedeschi stavano arrivando. Dov’erano? Poi qualcuno disse che avevano occupato le due caserme centrali e presto sarebbero arrivati al deposito. Ancora una volto le donne delle stradine: corsero al deposito. In pochi minuti la famiglia del maresciallo fu accolta in una di quelle casette giallognole. Una mezz’ora dopo si sentì il rumore dei mezzi militari che arrivavano.  Per alcuni giorni la famiglia fu nascosta e protetta  e le donne divisero quel poco pane che avevano.  Trovarono per il maresciallo vestiti civili e fecero sparire la divisa, correndo un grave rischio. Altri aiutarono poi la famiglia a trovare un rifugio in un paese vicino. Finì la guerra, la famiglia tornò, il deposito distrutto, distrutta la casa. Le donne erano ancora lì. Ci fu un lungo  abbraccio di riconoscenza e qualche lacrima. Gesti che si ripetevano fra tutti quelli che si rivedevano dopo “il passaggio del fronte”. Molti anni dopo il figlio del maresciallo visitando S. Marco a Venezia, guardando  le decorazioni musive del Battistero, fu colpito da tre angeli in fila, con l’aureola. A questa immagine se ne sovrappose un’altra, improvvisamente, inspiegabilmente, lontanissima nella memoria. Tre donne  con la cesta in testa, come  un’aureola, una dietro l’altra, che andavano ad aiutare i ragazzi in fuga sui treni. Tre angeli, tre angeli poveri. 

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Firma Armistizio a Cassibile 1943.

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