ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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19 luglio 2018:75° Bombardamento San Lorenzo

L’ANPC ha presenziato a tutte le cerimonie del 75° Anniversario del bombardamento sul quartiere tiburtino di Roma a San Lorenzo. Al termine delle cerimonie ha preso la parola il nostro Consigliere Aladino Lombardi ricordando il contributo dei Partigiani Cristiani alla lotta di Liberazione unitamente a tutto un mondo Cattolico che non sempre viene ricordato con la necessaria memoria storica.

Alle ore 9.00 – Deposizione di una corona di alloro al deposito Atac di Via Prenestina presso la lapide commemorativa dei dipendenti caduti durante i bombardamenti.

Alle ore 9:35 – Deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa (corona normale con tre gambe) dell’impianto ferroviario di Roma S. Lorenzo.

Alle 10.20 – presso Piazzale del Verano omaggio floreale al Monumento dedicato al Sommo Pontefice Pio XII e subiti dopo deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa in ricordo del Generale Azolino Hazon, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Colonnello Ulderico Barengo, Colonnello di Stato Maggiore dei Carabinieri.

Alle 11:00 – Deposizione di una corona di alloro presso il Monumento ai Caduti del Quartiere Tiburtino,. Presente anche il Gonfalone di Roma Capitale, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Onori militari resi da un reparto del Comando Militare della Capitale.

Roma non dimentica. Il Sindaco Virginia Raggi ha chiuso le cerimonie con un suo intervento dichiarando con fermezza: “Non rendiamo vana la storia”.

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Una Messa per Giovanni Bianchi

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Il giorno 24 luglio 2018 ricorre l’anniversario della morte dell’On. Giovanni Bianchi al quale resteremo sempre legati con affetto e riconoscenza per il suo esempio e la sua testimonianza, non solo come Presidente dell’ANPC e delle Acli, ma come uomo, come credente e come politico.

La Presidenza nazionale delle Acli ha organizzato una S. Messa commemorativa che si terrà alle ore 18.30 di martedì 24 luglio p.v. presso la Chiesa di San Gregorio Nazianzeno nel complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati.

La Messa sarà celebrata da Don Francesco Pesce, incaricato per la Pastorale Sociale della Diocesi di Roma e Accompagnatore delle Acli provinciali.

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Commemorazione 67 martiri Fossoli

74° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI CARPI

(Erano presenti il sindaco di Fossoli, Alberto Bellelli, l’onorevole Pierluigi Castagnetti e il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. In più molte altre delegazioni della Lombardia, Milano,  Monza, Lecco, Como ecc. con i Gonfaloni delle rispettive città).

 Poligono di Tiro di Cibeno – Fossoli di Carpi (MO)

Domenica 8 luglio 2018

Carla Bianchi Iacono*

Il luogo dove sorge il Campo di concentramento di Fossoli era stato scelto per la sua posizione geografica, non troppo a Nord e non troppo a Sud della penisola ma soprattutto per la vicinanza al nodo ferroviario della linea Verona-Brennero, che sarebbe diventato il percorso strategico per i successivi trasporti verso i campi di concentramento e di sterminio d’Oltralpe.

Nel Campo, recintato da un doppio ordine di reticolati divisi da un fossato, sorgevano le torrette di legno delle sentinelle, potenti riflettori illuminavano di notte il recinto, le baracche di mattoni erano allineate in doppia fila su un lato del rettangolo.

Dal febbraio del 44 il Campo si chiamerà Polizei und Durchgangslager, Campo di polizia e di transito per deportati politici e razziali, dipendente dal comando tedesco con sede a Verona

Don Venturelli, parroco di Fossoli, dal 1943 fino alla fine della guerra, per incarico del vescovo di Carpi Vigilio Federico Dalla Zuanna, si recava regolarmente all’interno del Campo, per provvedere sia agli obblighi che il suo stato sacerdotale gli imponeva, sia per soccorrere e alleviare in tutti i modi possibili gli internati ariani ed ebrei. L’aiuto e il soccorso erano concreti; il suo recapito serviva ai parenti dei prigionieri per inviare lettere, denaro, qualche volta i pacchi e in modo particolare per raccogliere notizie sugli arrivi e sulle partenze da trasmettere ai familiari che ne avevano fatto richiesta.

La sera dell’11 luglio 1944, dopo l’appello regolamentare, furono chiamati nominalmente e non per numero, come al solito, 71 internati politici, che furono avvisati di prepararsi per la partenza per la Germania, la mattina successiva.

Poiché la partenza era prevista per le prime ore dell’alba, prima cioè dell’apertura delle baracche, per quella notte avrebbero dormito in una baracca rimasta vuota: portassero lì i loro bagagli e i pagliericci.

Gli internati si preoccuparono: erano giunte al Campo SS di rinforzo, il numero dei chiamati era anomalo, c’era una strana aria in giro… Non sapevano che lo stesso giorno il Comando tedesco di Carpi aveva requisito l’area del Poligono di tiro, impedendovi l’accesso a chiunque; e pochi sapevano che nel pomeriggio era uscita dal Campo una squadra di ebrei, con pale e picconi, che non era tornata per l’appello.

Nel frattempo, al poligono di tiro a segno di Cibeno, gli ebrei avevano dovuto scavare una grande fossa nel prato dietro il muro dei bersagli: lo scavo era stato iniziato da alcuni uomini delle SS, che però avevano desistito per le difficoltà e la fatica del lavoro. Gli ebrei cercarono di tirare in lungo, per sabotare o ritardare, per quanto era possibile, quella che a loro sembrava un’imminente esecuzione di massa. Solo verso le dieci di sera, quando non c’era più luce, fu loro concesso di interrompere il lavoro, anche se la fossa non raggiungeva la profondità stabilita.

Furono riportati al Campo, ma non in baracca: dovettero dormire su un po’ di paglia buttata sul pavimento di un locale del settore vigilanza, dopo essere stati severamente ammoniti di non rivelare nulla a nessuno. Alle quattro del mattino successivo sessantanove condannati vennero fatti uscire dalla baracca, mancava Teresio Olivelli, che si era nascosto. I tedeschi preferirono non dare troppa importanza al fatto, certi com’erano che l’avrebbero ripreso, prima o poi. Il settantesimo, Renato Carenini, era stato avvertito direttamente dal Maresciallo Haage che non sarebbe dovuto partire con gli altri. Un primo gruppo di 20 fu fatto salire su un autocarro scoperto, con l’assicurazione che sarebbero andati fino al Brennero con quel mezzo anziché per ferrovia.

Giunti al poligono di tiro e scesi dall’automezzo, fu letta la sentenza della condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova.

Ormai i tedeschi si accingevano a dare inizio all’esecuzione, a due a due li avevano fatti avanzare e inginocchiare fino all’orlo della fossa comune, poi, con un colpo alla nuca li avevano freddati. I corpi erano caduti direttamente nella fossa.

Una mezz’ora dopo fu chiamato un secondo gruppo di 25 persone.

L’automezzo prese la via di Carpi, dirigendosi a sud-est, ma da qui, anziché verso la stazione, svoltò verso nord, sulla strada per Cibeno. Questa manovra mise in allarme uno dei condannati, Mario Fasoli, che comprese quanto li attendeva e decise di tenersi pronto a tentare il tutto per tutto, mentre i suoi compagni gli sembravano stranamente passivi e rassegnati.

Dopo la lettura della sentenza Mario Fasoli ed Eugenio Jemina, scambiatisi uno sguardo d’intesa e comprese le reciproche intenzioni, si ribellarono, aggredirono i tedeschi più vicini e diedero il via a una ribellione disperata, che coinvolse probabilmente la maggior parte dei condannati, e consentì a loro di allontanarsi dal luogo della strage, buttandosi attraverso uno spiraglio della recinzione, mentre i tedeschi erano impegnati a soffocare la resistenza degli altri.

Il terzo gruppo, di 24, fu fatto partire dal Campo ammanettato, per evitare il ripetersi di incidenti del genere.

Le mogli di due dei “partenti”, che erano a Carpi per tentare di incontrare i loro congiunti, evidentemente informate della loro partenza dall’efficiente sistema di comunicazioni clandestino del Campo, si trovarono sulla strada dell’automezzo, non sappiamo in occasione di quale trasporto. Notata l’anomalia del percorso, seguirono il camion in bicicletta fino al Poligono, quindi tornarono in città a chiedere al Vescovo di intervenire in qualche modo.

Monsignor dalla Zuanna giunse al Tiro a Segno in calesse col suo segretario, sembra durante o subito dopo l’esecuzione dell’ultimo gruppo. Tentò di intercedere, di ottenere almeno di benedire le salme. Fu minacciato e allontanato brutalmente.

Anche gli ebrei furono riportati al Poligono, e, dopo aver provveduto alla copertura della fossa, nella quale i tedeschi avevano sparso calce viva e sistemato il terreno con zolle erbose, in modo che non rimanesse traccia della fossa,  furono ricondotti al Campo.

Tutto si era svolto nelle prime ore del mattino del 12 luglio. Alle otto, al momento dell’appello di chi era rimasto al Campo, era tutto finito.

Al Campo, nonostante le precauzioni, occhi attenti avevano seguito tutte le fasi di partenza di uomini e bagagli, che a un certo punto erano stati caricati su un furgoncino e portati fuori dal Campo, ma avevano visto tornare i tedeschi, dopo il secondo gruppo, con vistose escoriazioni e le divise in disordine; avevano visto ammanettare o legare a due a due gli uomini dell’ultimo gruppo; avevano visto tornare i bagagli.

La motivazione addotta per la fucilazione come rappresaglia per l’attentato di Genova, avvenuto un mese prima e in una località lontana, era palesemente falsa. Ancora dopo settant’anni, e dopo decine di pubblicazioni che  studiano la strage di Fossoli  non si è venuto a capo di nulla; forse anche per questo motivo nella storia della Resistenza questa strage è stata rimossa dalla memoria collettiva.

La notizia della strage trapelò nonostante le precauzioni delle autorità tedesche; il giorno successivo don Giovanni Barbareschi, amico del gruppo di internati cattolici legati al giornale clandestino del “ribelle” ospite di don Venturelli, prendeva in consegna la lista con l’elenco dattiloscritto dei nomi dei fucilati e la consegnava alla Curia di Milano.

Poco meno di un mese dalla fine della guerra, per iniziativa del medico Angelo Bianchi Bosisio amico fraterno dell’ingegner  Carlo Bianchi. uno dei fucilati, partirono le ricerche. Identificata, con la collaborazione anche dei contadini della zona, l’ubicazione precisa della fossa, fu possibile procedere all’esumazione ufficiale dei caduti, alla presenza dei familiari che era stato possibile rintracciare e avvertire. Le bare vennero trasportate a Milano: da questa città e dal suo interland proveniva la maggior parte dei martiri di Fossoli.

Dopo il commosso saluto dei cittadini, che per due giorni avevano sfilato in Duomo per rendere loro omaggio, il 24 maggio 1945 il cardinal Schuster celebrò i funerali solenni, alla presenza delle massime autorità italiane e alleate, e con il coro e l’orchestra della Scala che eseguivano brani di Hendel e di Bach, mentre una immensa folla gremiva la cattedrale, la piazza e tutte le vie circostanti.

* Dei miei interventi sull’argomento ho scelto quello tenuto a Lecco nella sala Consiliare del Comune nel febbraio del 2015 da cui ho ricavato il pezzo presente.

21 Giugno: un concerto presso la Casa della Memoria

Invitiamo tutti al concerto organizzato in occasione della Festa della Musica presso la Casa della Memoria e della Storia in Via San Francesco di Sales, 5 a Roma. Ingresso libero. (Scaricate la locandina in pdf: locandina Casa della Memoria). Ci congratuliamo per la bella iniziativa.

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Ricordando Bartolo Ciccardini

Ci congratuliamo con il nostro Dirigente della Sezione di Senigallia, Franco Porcelli, direttore della Rivista “Sestante” per il bell’articolo in ricordo di Bartolo Ciccardini a quattro anni dalla sua scomparsa, pubblicato nell’ultimo numero della rivista.

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Uno stralcio significativo: “Per ricordare la figura di Ciccardini non possiamo dimenticare la sua passione nel tenere viva la memoria della Resistenza. Proprio negli ultimi mesi di vita, come Segretario Nazionale dell’ANPC si impegnò per ricordare e celebrare degnamente il 70° anniversario della Resistenza. Suo obiettivo era un lavoro di ricerca ed una mobilitazione di giovani per riscoprire il significato ed il valore della Resistenza civile e della “Resistenza di coscienza” – come ebbe a definirla – sottolineando  fra l’altro la partecipazione delle donne, il loro sacrificio quotidiano ed il ruolo dei sacerdoti come capi naturali della Resistenza civile. (…) Occorreva ispirarsi a quell’eroismo  civile per cui i partigiani cristiani si chiamarono “ribelli per amore” per dare una motivazione e degli ideali alle giovani generazioni. “La Resistenza – scrisse Ciccardini – non finì il 25 Aprile ma continuò nelle conquiste democratiche della Costituente e del 18 Aprile”.

2 Giugno 2018: festa della Repubblica


Mattarella altare della patriaIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella è giunto all’Altare della Patria per la cerimonia del 2 Giugno accolto da un lungo applauso delle tante persone presenti in piazza Venezia e dagli onori militari. Dopo aver ascoltato l’inno nazionale, Mattarella ha passato in rassegna il reggimento dei lancieri di Montebello e i reparti interforze schierati. Accanto a lui il neoministro della Difesa Elisabetta Trenta. Mattarella ha salutato ai piedi del Vittoriano il neo premier Giuseppe Conte con una stretta di mano e le altre autorità presenti. Ad accogliere Mattarella anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Il Capo dello Stato ha deposto la corona di fiori davanti alla tomba del milite ignoto, rimanendo alcuni istanti in raccoglimento per poi spostarsi, in via dei Fori Imperiali dove ha inizio la parata.

Presente per ANPC tra le Autorità il nostro Segretario Nazionale Maurizio Gentilini e il Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza. Il nostro Medagliere ha sfilato nella parata con il Consigliere Giorgio Prinzi e l’alfiere Mara Mincone.

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Comunicato

L’ANPC, di fronte al protrarsi della crisi e delle anomalie politiche che impediscono la formazione di un governo per il paese, esprime la propria preoccupazione e richiama, come via maestra, il rispetto e l’osservanza delle norme e delle funzioni attribuite dalla Costituzione.

 

La festa del 2 Giugno dell’Anpc Sezione Provinciale di Piacenza

Si informa che sabato 2 giugno pv si tiene, a Monte Lana ed al Santuario di Santa Franca a cura di ANPC e ANPI, il ricordo dell’eccidio dei primi 4 partigiani uccisi dai nazifascisti il 4 giugno 1944.

La ricorrenza, in contemporanea con la Festa della Repubblica, è oggi più che mai l’occasione per ribadire il senso della Repubblica che prende vita dalla Costituzione così fortemente voluta dalle forze politiche che avevano dato vita alla Resistenza e che, nell’accordo e mediazione tra idee e valori anche distanti, avevano saputo trovare, nell’interesse reale del Paese, il giusto equilibrio e la giusta dimensione rispettosa delle idee di tutti.
Grazie

    Mario Spezia
presidente provinciale

Incontro al Liceo Natta di Milano

Assemblea d’Istituto 17 maggio 2018

 FESTA DELLA LIBERAZIONE

LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

Presso l’Istituto Tecnico Statale per le Attività Sociali “Giulio Natta di Milano

Giovedì 17 maggio, unitamente al partigiano Libero Traversa (89 anni ben portati) ed al divulgatore delle aquile randagie Emanuele Locatelli, abbiamo tenuto quattro sessioni di storia della festa della liberazione e soprattutto cosa vuol dire essere resistenti al giorno d’oggi. Emanuele Locatelli, con la presentazione della storia degli Scout che ribellatisi alle norme restrittive del fascismo, nel 1928 diedero vita alla formazione delle Aquile randagie, e dopo l’8 settembre 1943 diedero origine all’organizzazione denominata OSCAR (Organizzazione Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati) dedita ad aiutare ex prigionieri, dissidenti e ebrei ad espatriare in Svizzera – il più famoso movimento scout clandestino nato e vissuto durante il ventennio fascista, ha suscitato curiosità nei ragazzi, soprattutto quando lo spirito degli scout è stato declinato all’oggi, evidenziando il problema del bullismo, con risvolti anche tragici ed in alcuni momenti c’è stato il silenzio più assoluto nell’aula magna. Il partigiano Libero Traversa, con la sua testimonianza diretta degli avvenimenti, quando era ancora un ragazzo di 15 anni ha catturato l’attenzione ed anche lui ha insistito sull’importanza del rispetto di ogni essere umano. Ha raccontato come la propaganda fascista era molto capillare, infatti, in ogni scuola c’era una radio ed in ogni aula un altoparlante che trasmetteva i valori fascisti, oltre ad un testo unico che aveva uguale contenuto in tutte le scuole d’Italia e dove, naturalmente, veniva dato ampio spazio a ciò che il regime giudicava importante. Ha raccontato come ha vissuto la festa del 25 aprile a Milano ed a margine dei quattro incontri ha risposto a parecchie domande dei liceali. Da parte mia, ho sottolineato, vista anche la presenza di tantissime ragazze, il ruolo importante e determinante svolto dalle donne durante tutta la seconda guerra mondiale ed in particolare nei momenti cruciali, dopo l’8 settembre 1943, con le formazioni partigiane e con l’impegno nelle città. Non potevo dimenticare l’impegno delle staffette partigiane ed ho portato l’esempio di Tina Anselmi, sia perché ho avuto l’onore di conoscerla personalmente, ma anche per il compito svolto sia durante la resistenza che durante la carica di primo ministro donna della Repubblica (Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel 1976 e Ministro della sanità nel 1978). Ho cercato di collegare la motivazione per cui oggi siamo a parlare di lotta partigiana e come possiamo portare esempi di persone che hanno combattuto e altri che sono morti per la libertà. Ma anche porci delle domande: oggi siamo liberi? Il nostro Paese che strada ha intrapreso? L’Europa ed i paesi della Comunità Europea sono effettivamente democratici e aperti oppure, come sta avvenendo nei paesi dell’est, nelle ultime elezioni, sono paesi che si stanno avviando verso l’antidemocrazia? Ed ho portato un esempio concreto: l’Italia ha accolto tantissimi immigrati mentre in questi paesi, alle nostre porte, sono stati respinti.  Ho chiesto ai ragazzi se ritengono questa una società giusta. Li ho pungolati dicendo che noi portiamo questi esempi ma sono loro, con i loro comportamenti e con le loro idee a lottare per far si che il fascismo e queste forme di intolleranza non prevalgano. E l’ultimo messaggio che ho lasciato loro è stato: NON DOVETE AVERE PAURA. Ce lo hanno insegnato i nostri partigiani, che hanno lottato per un ideale più grande. Dovete difendere la pace. Sono rimasta particolarmente colpita da un paio di ragazzi del collettivo, che hanno organizzato questa giornata, perché, alla fine di ogni sessione, si sono esposti ed hanno raccontato come la settimana precedente, fuori dal loro Istituto, si sia svolto un volantinaggio di Casa Pound, ed hanno sollecitato tutti i ragazzi presenti, nell’ipotesi si dovesse ripetere tale azione, a non farsi intimidire ma essere tutti presenti e rifiutare tali provocazioni. Se questi sono i ragazzi che in futuro si occuperanno della cosa pubblica, possiamo ben sperare perché hanno ben presente che la legalità si combatte ogni giorno, anche con fatti concreti e senza omertà.

Luisa Ghidini – Comotti

 

 

 

 

 

 

 

27 Maggio 2018: Madonna della pace.

Madonna della Pace è una frazione di Agosta in provincia di Roma, in una parte pittoresca della valle dell’Aniene. Durante la ritirata delle truppe tedesche il 26 maggio del 1944, si compi una tragedia: 15 persone, tutti uomini, cittadini innocenti furono brutalmente uccisi dalle truppe tedesche.
Il 27 maggio si è voluto ricordare questo martirio. Insieme all’ANFIM promotrice del Sacrario ha partecipato l’ANPC. Presenti alla cerimonia tutti i Sindaci della Comunita’ Montana della Valle dell’Aniene. Il Comune di Roma Città Metropolitana è intervenuta con la Consigliera On.le Guerrini (Vedi Foto qui sotto).  Il Presidente della Comunita’ On.le Romanzi ha unitamente a tutti gli Amministratori manifestato un plauso all’intervento di Aladino Lombardi evidenziando il ruolo nella Resistenza dei Partigiani Cristiani.

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