ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “febbraio, 2019”

La Resistenza 75 anni dopo tra storia e sfide globali: Convegno Firenze 9 Marzo 2019

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A settantacinque anni di distanza dai venti mesi che segnarono prima la morte e poi la rinascita della Patria, stanno emergendo nuove sfide alla democrazia di dimensioni planetarie. In particolare la deriva politica internazionale che vede il trionfo dei populismi, impone il dovere di una riflessione “nuova”, soprattutto a chi si richiama alle idee, ai valori e ai protagonisti della guerra di liberazione italiana.

Gli elementi di discontinuità intervenuti nel corso della storia recente (dal ’68, alla caduta del muro di Berlino, alla globalizzazione e alla sua crisi) hanno interrotto la linearità del rapporto tra l’esperienza resistenziale e l’evoluzione della vicenda politica democratica che ne fu diretta espressione.

Tale esperienza, determinante supporto politico alla nascita della repubblica democratica, deve essere collocata al centro dello studio, del dibattito, della ricerca storica, come uno dei passaggi più alti della storia del nostro paese. Un passaggio storico nato dall’impegno e dal sacrificio dei combattenti della guerra di liberazione.

Lo stesso impegno civile e morale che mosse, allora, i partigiani – uniti nell’ideale di libertà e democrazia pur tra le varie culture di provenienza – ci impone di affrontare e discutere criticamente le principali derive che emergono oggi, e che giungono a proporre il ritorno ai vecchi nazionalismi che fecero, del secolo scorso, il tempo delle due guerre mondiali. La riproposizione e l’aggiornamento della prospettiva europea e delle sue idee portanti – in primis democrazia e solidarietà – appaiono oggi la via più realistica e ragionevole per uscire dalle derive populiste e dai pericoli per la pace, e la migliore forma per onorare la generosa e lungimirante lezione storica della Resistenza.

Il Convegno ha ricevuto il Patrocinio della Camera dei Deputati.

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È morta Rosetta Stame. Una vita dedicata al ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine

rosetta stame fotoOgni anno Rosetta Stame ricordava le vittime  delle Fosse Ardeatine nel sacrario dove si commemora la strage.

Questa notte Rosetta Stame, figlia di Ugo, tenore e partigiano trucidato alle fosse Ardeatine, è morta all’età di 81 anni.

Era presidente dell’ANFIM, associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la ricorda così: “Ho appreso con commozione la notizia della scomparsa di Rosetta Stame (…) ha difeso per decenni, con coraggio e determinazione, la memoria dei martiri e quella di tutti i caduti per la libertà.  Ai suoi familiari e ai membri dell’Anfim esprimo sentimenti di cordoglio e solidarietà, con riconoscenza per l’opera infaticabile da lei svolta”.

I funerali si terranno domani 28 febbraio 2019 presso la Chiesa di S. Giuseppe Moscati a Roma (Cinecittà est).

L’Anpc si unisce con commozione al cordoglio dei familiari e dell’Anfim.

E’ nata la rete lombarda per un’Europa unita

convegno 22 febbraio 2019

Nei mesi scorsi, diverse associazioni quali: A.C.L.I., A.N.E.D., A.N.P.C., A.N.P.I. Lombardia, A.N.P.P.I.A., A.R.C.I. Lombardia, C.G.I.L. Lombardia, C.I.S.L. Lombardia, F.I.A.P., F.I.V.L., LIBERA Lombardia, M.F.E., U.I.L. Lombardia, si sono ritrovate per dare vita alla costituzione di un coordinamento, denominato “RETE LOMBARDA PER UN’EUROPA UNITA, INCLUSIVA, DEMOCRATICA E SOCIALE CONTRO LA DERIVA RAZZISTA, XENOFOBA E SOVRANISTA”.

L’intento di questo gruppo è di aiutare i cittadini lombardi ad orientarsi, in vista dell’appuntamento elettorale del 26 maggio prossimo, dal cui esito dipenderà l’indirizzo della storia europea e della nostra democrazia.

Lo scorso 22 febbraio si è svolto a Milano, presso la Camera del Lavoro, un convegno cui hanno partecipato moltissimi cittadini e studenti.

Con il salone completamente gremito, sintomo dell’interesse dei cittadini a un tema così importante, il referente dell’ANPI regionale, Tullio Montagna ha preso la parola per un breve saluto ai partecipanti e un ringraziamento ai relatori.

Evidenziando poi che quanto accaduto in questi giorni (il caso del maestro di Foligno e le scritte razziste presso la casa di una famiglia di Melegnano che ha adottato un ragazzo senegalese) non è altro che la conferma del clima di odio e d’intolleranza che ormai sta dilagando nel nostro paese. Ha quindi preso la parola il presidente ANPI Milanese Roberto Cenati per ricordare che già qualcosa si sta muovendo sul nostro territorio per contrastare questi fenomeni fascisti e razzisti ricordando che sabato 2 marzo a Milano si svolgerà una manifestazione contro la Legge Salvini che avrà come titolo e slogan “PEOPLE PRIMA LE PERSONE”.

Gli interventi sono stati coordinati da Attilio Geroni – giornalista de Il Sole 24 Ore ed esperto di politica ed economica internazionale.

Sono intervenuti:

Don Virgionio Colmegna – Presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano. Europa, migranti: una marcia difficile verso un mondo migliore. La visione di un cittadino europeo

Prof. Alessandro Santoro – Scienze delle Finanze Università Milano Bicocca. Euro e spesa pubblica: cosa dicono i dati?

Dott.ssa Luisa Trumellini – Presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo. L’Europa al bivio tra unità federale e disgregazione. La minaccia del sovranismo futuro e il sovranismo nell’Europa attuale.

Prof Andrea Bosco – Università di Firenze. Il percorso dell’Europa da Ventotene a oggi: “Il significato storico della Rivoluzione Europea”

Prof.ssa Giulia Rossolillo – Università di Pavia. Prospettive attuali dell’unità europea. Le cause del disamore. I possibili rimedi.

Duccio Facchini – Giornalista, autore del libro “Alla deriva” ed. Altreconomia. La complessità del fenomeno migranti: i dati di realtà, le paure, i disagi, le utilità, gli errori nella fase dell’accoglienza, le leggi sbagliate. Ora la “caccia al migrante”. Gli italiani stanno meglio?

Si è detto che mettere in discussione l’Europa vuol dire mettere in discussione la libertà; la Comunità Europea è nata dalle ceneri del fascismo e del nazismo, non esiste un’uscita dall’euro di sinistra, ma solo di destra. Siamo a un passo dal completamento del Federalismo Europeo, manca la condivisione politica di obiettivi e progetti tra il Consiglio e il Parlamento Europeo.

Per quanto riguardo al tema dell’immigrazione nel nostro paese è ancora in vigore la legge Bossi-Fini e recentemente la Legge Salvini che contrariamente a quanto si vuol far credere, non garantisce nessuna sicurezza soprattutto per gli immigrati.

Nel nostro paese la percentuale di chi sovrastima il problema dell’immigrazione è superiore a quella registrata negli altri paesi della C.E., frutto del pressante condizionamento mediatico dei politici della maggioranza e dei mezzi di comunicazione a loro asserviti.

Mentre il Paese e i suoi governi si vantano della riduzione drastica degli sbarchi di profughi, le corti d’assise italiane riconoscono le atrocità che accadono nei Lager in Libia come verità processuale. Donne seviziate e spesso gravide per gli stupri, uomini e bambini prigionieri di luoghi e pratiche atroci, sequestrati e rinchiusi, ricattati, torturati oltre il concepibile, fino alla morte. La sistematica tratta degli esseri umani è diventata in Libia attività imprenditoriale. Un’Europa indegna dei propri valori firma accordi con governi fantoccio e finanzia milizie purché i migranti siano trattenuti altrove (vedi il libro “L’attualità del male – La Libia è verità processuale”).

La conclusione è stata che l’Italia, fuori dalla Comunità Europea sarebbe come un vaso di coccio in mezzo ad un vaso di ferro. Metafora che ben fa comprendere a quali rischi ci stiamo esponendo se il risultato elettorale delle prossime elezioni europee andasse verso una deriva di sovranità.

Colombo Lorenzo e Luisa Ghidini Comotti

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A Savona Antonio Rossello presenta: Olga

Antonio Rossello con il patrocinio dell’ Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona  e del Centro XXV Aprile

presenta:

Olga

(Montag edizioni)

presso la Feltrinelli point, via Astengo 9-11r Savona
26 febbraio, martedì ore 18.00


Introduce: Teresa Ferrando (presidente ISREC Savona)
Sarà presente Luigina Balaclava (cugina del deportato)

Attraverso la storia avventurosa di due protagonisti che si inseguono dalle Langhe al mare si arriva alla storia vera di un soldato IMI (internati militari italiani) condotto a Dachau e ritornato a casa alla fine del ‘45.


In Appendice: “Racconto della prigionia in Germania di Nonno Cesare (1943-1945) e lettere di Cesare Troia (1925-2008)” con Prefazione della Prof.ssa Luigina Balaclava.

Per informazioni tel.019823895, savona@feltrinellifranchising.it

 

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Ricordo di Adriano Ossicini

Adriano-OssiciniIl titolo di “ribelle per amore” ben si attaglia a definire la figura di Adriano Ossicini, scomparso a 98 anni, dopo una vita spesa per il bene del prossimo. Figlio di un fondatore del Partito popolare, antifascista militante fin da studente nelle file della FUCI, dopo il 1938, assieme a Franco Rodano, fu uno degli animatori del Movimento dei Cattolici Comunisti e del Partito della Sinistra Cristiana. Attivissimo nella resistenza durante l’occupazione tedesca di Roma e nel CLN. Allievo del professor Giovanni Borromeo, nei reparti dell’ospedale Fatebenefratelli salvò dalla deportazione decine di ebrei romani nascondendoli e inventandosi una malattia fittizia ma altamente contagiosa, il “morbo di K” (come le iniziali dei due ufficiali nazisti Kesselring e Kappler), che impediva alle SS di ispezionare le corsie. Medico e docente universitario, fu uno degli iniziatori della psicologia e della neuropsichiatria in Italia. Mantenne sempre la passione per la politica e per le battaglie ideali e civili. Con Ferruccio Parri fondò la Sinistra Indipendente e fu senatore per molte legislature, vicepresidente del Senato e ministro per la Famiglia e la solidarietà civile del governo Dini tra il 1995 e il 1996. Se ne va con lui uno degli ultimi testimoni e protagonisti del Secolo breve, un vero padre della patria e una delle grandi coscienze critiche del cattolicesimo italiano.

I rurali e la razza

Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco, Edoardo Zavattari. Chi sono? Pochissimi risponderebbero alla domanda. Sono i nomi di dieci,  si fa per dire, studiosi che sottoscrissero nel luglio 1938 il Manifesto della razza, conosciuto anche come  Manifesto degli scienziati razzisti , fondamento “scientifico” delle leggi razziali del 1938.

14luglio1938-ilmanifestodellarazza-300x225-300x225A questo manifesto aderirono con solerzia e spesso senza una particolare giustificazione 329  fra docenti universitari, magistrati, medici, militari giornalisti ed esponenti del clero; famoso padre Gemelli  che aveva una sua particolare  teoria a sostegno e giustificazione del razzismo. Quello del mondo cattolico è uno dei temi ancora da chiarire, con coraggio e verità. “La coscienza del legame tra la Chiesa e gli ebrei è oggi per noi cattolici un fatto di popolo. Ma negli anni trenta in pochi capirono, mentre sopravvivevano vecchi pregiudizi”. Lo ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, la Conferenza Episcoale Italiana, a chiusura di un interessante convegno tenutosi alla Dante Alighieri il 19 novembre: “Chiesa, fascismo ed ebrei, la svolta del 1938”. Fra i 329 compaiono due nomi che colpiscono, Amintore Fanfani e il prof Gaetano Azzariti, secondo presidente nel 1957 della Corte Costituzionale! Ottanta anni fa. Una data che quest’anno è stata ricordata con un’attenzione particolare, perché in giro si respira aria mefitica.  Il 28 ottobre, data della cosiddetta “marcia su Roma”, un manipolo di nostalgici ha sfilato a Predappio davanti alla tomba di Mussolini, indossando magliette con scritte antiebraiche come, al di là di ogni ritegno,  una vigorosa “massaia rurale” pesarese: “Auschwitzland”. Quel campo di sterminio  dove furono inviate quasi tutte le ottomila vittime ebree italiane. Ma come è stato possibile che una grandissima parte del popolo italiano abbia accettato e condiviso le leggi razziali? Eppure è successo e nemmeno  lentamente. Un contributo determinante, su un terreno fertile in verità,  è stata la comunicazione, a tutti livelli e in tutte le forme. Nessuna categoria sociale è stata dimenticata, analfabeti compresi. Nel ’38 l’Italia fascista al culmine della sua esaltazione, Impero dal 1936, con un orgoglio nazionale che aveva conquistato tutti, pendeva dalle labbra del Duce. Ma c’era ancora qualcuno tiepido: i “rurali”, come venivano allora chiamati chi lavorava la terra, al contrario dei “padroni”, fascisti della prima ora. Come arrivare ai “rurali”, con una altissima percentuale di analfabetismo e certo non lettori accaniti  della stampa di regime. La radio! Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale che aveva come finalità l’indottrinamento ideologico con  la diffusione della radiofonia nelle campagne e nelle “scuole rurali”. Fu costruito    un apparecchio speciale, Radiorurale, che diversamente da Radiobalilla, al posto dei fasci aveva incrociati due rametti d’alloro. Ma il progetto Radiorurale naufragò non sul piano politico….ma tecnico! In gran parte delle campagne non arrivava l’energia elettrica!  Si corse ai ripari. Mettere altoparlanti nelle piazze dei piccoli paesi, vicino alle chiese e la domenica mattina, quando i “rurali” credenti uscivano dalla Messa e i “socialisti” al caffè o all’osteria, indottrinarli. Una eredità di “palinsesto” ancora oggi rispettata con Linea verde! Come spiegare ai “rurali” il razzismo? Ci pensa la  Confederazione Fascista dei Lavoratori dell’agricoltura, con una pubblicazione di 68 pagine dell’anno  XVI con numerose fotografie,  dal titolo chiaro e squillante: I rurali e la razza.  In prima pagina: “Siete voi, rurali, che rappresentate la razza nel suo significato più profondo ed immutabile. Voi non fate i matrimoni misti … Mussolini”! Poi in seconda, sempre Mussolini: “ La terra e la razza sono inscindibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e feconda la terra … “. In 68 pagine si sintetizza tutto il credo razzista e si esalta il valore dei “Fedeli della Terra” “che per tante generazioni, che talvolta hanno sfiorato il millennio, si sono mantenuti nello stesso podere…”. E si continua: “Il contadino è sempre stato il “continuatore della stirpe” mentre la città è il punto “debole e vulnerabile”. Quindi cari mezzadri fate figli e rimanete a lavorare la terra per il bene della stirpe! Naturalmente foto di una famiglia mezzadrile emiliana di quarantaquattro persone di cui 26 bambini.  Le didascalie  sono spesso sconcertanti. Una fra tutte. I fascisti non ignoravano la devozione di una parte notevole dei “rurali”,  quindi  foto di una croce di ferro lavorato,  numerose allora nelle strade di campagna, con un ragazzo in preghiera. Testo: “Ecco la fede che proviene dai secoli e dalle generazioni, la fede in Dio, latino e cattolicissimo, gloria e conforto delle nostre genti italiane” ! Anche un libercolo così ha completato quella strada che porta alla Shoah e che inizia in Italia con la pubblicazione nel 1921 de  ” I Protocolli” dei “ savi anziani” di Sion.  Angelo Sferrazza

da (www.infodem.it)  

 

Beato Teresio Olivelli: Epistolario

Ad un anno dalla beatificazione (Vigevano, 3 febbraio 2018) del martire Teresio Olivelli, ucciso a soli 29 anni nel lager di Hersbruck in odio alla fede cristiana, esce una raccolta dei suoi scritti più significativi che manifestano come la santità era per lui immettere il sapore di Cristo nelle pieghe della storia.
In questa selezione di lettere e testi vari Olivelli racconta se stesso, inducendo il lettore a ricostruire da una prospettiva incomparabile, cioè il pensiero di Teresio espresso dalle sue stesse parole, il suo rapporto con l’Azione Cattolica e la Fuci, il suo singolare approccio al fascismo e alla resistenza, la sua peculiare esperienza della guerra, come pure la stagione drammatica della prigionia e della persecuzione. Si è così condotti ad accostare la ricchezza del suo mondo interiore e dei suoi sentimenti, penetrando nel cuore del credente, dell’uomo di cultura, dell’alpino, del partigiano, del martire. Ne risulta il profilo umano e spirituale di un giovane accogliente e aperto a tutti, specialmente alle persone più deboli.
Mediante un appropriato lavoro di contestualizzazione e di analisi dei singoli scritti, l’autore fa emergere tutte le sfaccettature di questa singolare figura di esponente dell’Azione Cattolica e della Fuci innalzato alla gloria degli altari, ponendone in risalto specialmente la fedeltà al Vangelo e l’amore alla Chiesa.
Gli scritti di Teresio Olivelli rivelano la figura di un giovane che è stato coraggioso protagonista del suo tempo, icastico modello di una Chiesa in uscita, che non ha paura di inoltrarsi nel mare aperto della storia, affrontando anche la veemenza delle tempeste e la contraddittorietà di onde anomale e malvage. La sua testimonianza è stimolo per i laici, specialmente per i giovani, ad essere parte attiva di una Chiesa ospedale da campo, aperta a tutti soprattutto alle persone fragili e ferite.

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Paolo Rizzi (a cura), «Beato Teresio Olivelli, Epistolario (1932-1944). Antologia di lettere e scritti vari», Cittadella Editrice, 2019, pp. 316, € 17,50. Prefazione del Card. Angelo Becciu, Prefetto Congregazione delle Cause dei Santi

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