ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “febbraio, 2019”

A Savona Antonio Rossello presenta: Olga

Antonio Rossello con il patrocinio dell’ Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona  e del Centro XXV Aprile

presenta:

Olga

(Montag edizioni)

presso la Feltrinelli point, via Astengo 9-11r Savona
26 febbraio, martedì ore 18.00


Introduce: Teresa Ferrando (presidente ISREC Savona)
Sarà presente Luigina Balaclava (cugina del deportato)

Attraverso la storia avventurosa di due protagonisti che si inseguono dalle Langhe al mare si arriva alla storia vera di un soldato IMI (internati militari italiani) condotto a Dachau e ritornato a casa alla fine del ‘45.


In Appendice: “Racconto della prigionia in Germania di Nonno Cesare (1943-1945) e lettere di Cesare Troia (1925-2008)” con Prefazione della Prof.ssa Luigina Balaclava.

Per informazioni tel.019823895, savona@feltrinellifranchising.it

 

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Ricordo di Adriano Ossicini

Adriano-OssiciniIl titolo di “ribelle per amore” ben si attaglia a definire la figura di Adriano Ossicini, scomparso a 98 anni, dopo una vita spesa per il bene del prossimo. Figlio di un fondatore del Partito popolare, antifascista militante fin da studente nelle file della FUCI, dopo il 1938, assieme a Franco Rodano, fu uno degli animatori del Movimento dei Cattolici Comunisti e del Partito della Sinistra Cristiana. Attivissimo nella resistenza durante l’occupazione tedesca di Roma e nel CLN. Allievo del professor Giovanni Borromeo, nei reparti dell’ospedale Fatebenefratelli salvò dalla deportazione decine di ebrei romani nascondendoli e inventandosi una malattia fittizia ma altamente contagiosa, il “morbo di K” (come le iniziali dei due ufficiali nazisti Kesselring e Kappler), che impediva alle SS di ispezionare le corsie. Medico e docente universitario, fu uno degli iniziatori della psicologia e della neuropsichiatria in Italia. Mantenne sempre la passione per la politica e per le battaglie ideali e civili. Con Ferruccio Parri fondò la Sinistra Indipendente e fu senatore per molte legislature, vicepresidente del Senato e ministro per la Famiglia e la solidarietà civile del governo Dini tra il 1995 e il 1996. Se ne va con lui uno degli ultimi testimoni e protagonisti del Secolo breve, un vero padre della patria e una delle grandi coscienze critiche del cattolicesimo italiano.

I rurali e la razza

Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco, Edoardo Zavattari. Chi sono? Pochissimi risponderebbero alla domanda. Sono i nomi di dieci,  si fa per dire, studiosi che sottoscrissero nel luglio 1938 il Manifesto della razza, conosciuto anche come  Manifesto degli scienziati razzisti , fondamento “scientifico” delle leggi razziali del 1938.

14luglio1938-ilmanifestodellarazza-300x225-300x225A questo manifesto aderirono con solerzia e spesso senza una particolare giustificazione 329  fra docenti universitari, magistrati, medici, militari giornalisti ed esponenti del clero; famoso padre Gemelli  che aveva una sua particolare  teoria a sostegno e giustificazione del razzismo. Quello del mondo cattolico è uno dei temi ancora da chiarire, con coraggio e verità. “La coscienza del legame tra la Chiesa e gli ebrei è oggi per noi cattolici un fatto di popolo. Ma negli anni trenta in pochi capirono, mentre sopravvivevano vecchi pregiudizi”. Lo ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, la Conferenza Episcoale Italiana, a chiusura di un interessante convegno tenutosi alla Dante Alighieri il 19 novembre: “Chiesa, fascismo ed ebrei, la svolta del 1938”. Fra i 329 compaiono due nomi che colpiscono, Amintore Fanfani e il prof Gaetano Azzariti, secondo presidente nel 1957 della Corte Costituzionale! Ottanta anni fa. Una data che quest’anno è stata ricordata con un’attenzione particolare, perché in giro si respira aria mefitica.  Il 28 ottobre, data della cosiddetta “marcia su Roma”, un manipolo di nostalgici ha sfilato a Predappio davanti alla tomba di Mussolini, indossando magliette con scritte antiebraiche come, al di là di ogni ritegno,  una vigorosa “massaia rurale” pesarese: “Auschwitzland”. Quel campo di sterminio  dove furono inviate quasi tutte le ottomila vittime ebree italiane. Ma come è stato possibile che una grandissima parte del popolo italiano abbia accettato e condiviso le leggi razziali? Eppure è successo e nemmeno  lentamente. Un contributo determinante, su un terreno fertile in verità,  è stata la comunicazione, a tutti livelli e in tutte le forme. Nessuna categoria sociale è stata dimenticata, analfabeti compresi. Nel ’38 l’Italia fascista al culmine della sua esaltazione, Impero dal 1936, con un orgoglio nazionale che aveva conquistato tutti, pendeva dalle labbra del Duce. Ma c’era ancora qualcuno tiepido: i “rurali”, come venivano allora chiamati chi lavorava la terra, al contrario dei “padroni”, fascisti della prima ora. Come arrivare ai “rurali”, con una altissima percentuale di analfabetismo e certo non lettori accaniti  della stampa di regime. La radio! Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale che aveva come finalità l’indottrinamento ideologico con  la diffusione della radiofonia nelle campagne e nelle “scuole rurali”. Fu costruito    un apparecchio speciale, Radiorurale, che diversamente da Radiobalilla, al posto dei fasci aveva incrociati due rametti d’alloro. Ma il progetto Radiorurale naufragò non sul piano politico….ma tecnico! In gran parte delle campagne non arrivava l’energia elettrica!  Si corse ai ripari. Mettere altoparlanti nelle piazze dei piccoli paesi, vicino alle chiese e la domenica mattina, quando i “rurali” credenti uscivano dalla Messa e i “socialisti” al caffè o all’osteria, indottrinarli. Una eredità di “palinsesto” ancora oggi rispettata con Linea verde! Come spiegare ai “rurali” il razzismo? Ci pensa la  Confederazione Fascista dei Lavoratori dell’agricoltura, con una pubblicazione di 68 pagine dell’anno  XVI con numerose fotografie,  dal titolo chiaro e squillante: I rurali e la razza.  In prima pagina: “Siete voi, rurali, che rappresentate la razza nel suo significato più profondo ed immutabile. Voi non fate i matrimoni misti … Mussolini”! Poi in seconda, sempre Mussolini: “ La terra e la razza sono inscindibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e feconda la terra … “. In 68 pagine si sintetizza tutto il credo razzista e si esalta il valore dei “Fedeli della Terra” “che per tante generazioni, che talvolta hanno sfiorato il millennio, si sono mantenuti nello stesso podere…”. E si continua: “Il contadino è sempre stato il “continuatore della stirpe” mentre la città è il punto “debole e vulnerabile”. Quindi cari mezzadri fate figli e rimanete a lavorare la terra per il bene della stirpe! Naturalmente foto di una famiglia mezzadrile emiliana di quarantaquattro persone di cui 26 bambini.  Le didascalie  sono spesso sconcertanti. Una fra tutte. I fascisti non ignoravano la devozione di una parte notevole dei “rurali”,  quindi  foto di una croce di ferro lavorato,  numerose allora nelle strade di campagna, con un ragazzo in preghiera. Testo: “Ecco la fede che proviene dai secoli e dalle generazioni, la fede in Dio, latino e cattolicissimo, gloria e conforto delle nostre genti italiane” ! Anche un libercolo così ha completato quella strada che porta alla Shoah e che inizia in Italia con la pubblicazione nel 1921 de  ” I Protocolli” dei “ savi anziani” di Sion.  Angelo Sferrazza

da (www.infodem.it)  

 

Beato Teresio Olivelli: Epistolario

Ad un anno dalla beatificazione (Vigevano, 3 febbraio 2018) del martire Teresio Olivelli, ucciso a soli 29 anni nel lager di Hersbruck in odio alla fede cristiana, esce una raccolta dei suoi scritti più significativi che manifestano come la santità era per lui immettere il sapore di Cristo nelle pieghe della storia.
In questa selezione di lettere e testi vari Olivelli racconta se stesso, inducendo il lettore a ricostruire da una prospettiva incomparabile, cioè il pensiero di Teresio espresso dalle sue stesse parole, il suo rapporto con l’Azione Cattolica e la Fuci, il suo singolare approccio al fascismo e alla resistenza, la sua peculiare esperienza della guerra, come pure la stagione drammatica della prigionia e della persecuzione. Si è così condotti ad accostare la ricchezza del suo mondo interiore e dei suoi sentimenti, penetrando nel cuore del credente, dell’uomo di cultura, dell’alpino, del partigiano, del martire. Ne risulta il profilo umano e spirituale di un giovane accogliente e aperto a tutti, specialmente alle persone più deboli.
Mediante un appropriato lavoro di contestualizzazione e di analisi dei singoli scritti, l’autore fa emergere tutte le sfaccettature di questa singolare figura di esponente dell’Azione Cattolica e della Fuci innalzato alla gloria degli altari, ponendone in risalto specialmente la fedeltà al Vangelo e l’amore alla Chiesa.
Gli scritti di Teresio Olivelli rivelano la figura di un giovane che è stato coraggioso protagonista del suo tempo, icastico modello di una Chiesa in uscita, che non ha paura di inoltrarsi nel mare aperto della storia, affrontando anche la veemenza delle tempeste e la contraddittorietà di onde anomale e malvage. La sua testimonianza è stimolo per i laici, specialmente per i giovani, ad essere parte attiva di una Chiesa ospedale da campo, aperta a tutti soprattutto alle persone fragili e ferite.

copertina teresio

Paolo Rizzi (a cura), «Beato Teresio Olivelli, Epistolario (1932-1944). Antologia di lettere e scritti vari», Cittadella Editrice, 2019, pp. 316, € 17,50. Prefazione del Card. Angelo Becciu, Prefetto Congregazione delle Cause dei Santi

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