ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “maggio, 2013”

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”


                                                                                                  RIETI 30 maggio 2013

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI

 PROGRAMMA CELEBRAZIONI

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”

L’Associazione Nazionale Partigiani cristiani (ANPC) ricorderà Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e don Pietro Occelli, Parroco della Chiesa del Gesù Buon Pastore alla Montagnola, nell’ambito delle Celebrazioni nel 70° anniversario della Difesa di Roma che si terranno il 10 settembre 2013.

Successivamente l’Associazione terrà un Convegno ad Amatrice e nella frazione di Voceto ove nacque Suor Teresina D’Angelo, figura emblematica inclusa nelle lapidi dei Caduti della Montagnola di Roma.

    L’organizzazione delle celebrazioni, che annualmente l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, l’XI° Municipio di Roma e la Parrocchia del “Gesù Buon Pastore” effettuano nel piazzale dei Caduti della Montagnola e nella Cripta della Chiesa, ha accolto la proposta avanzata dal segretario nazionale dell’ANPC on. Bartolo Ciccardini, per l’inserimento nel progetto Celebrativo di quest’anno il ricordo di Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e del Parroco Don Pietro Occelli, Cappellano della Resistenza.

    Due figure significative che l’Associazione vuole assumere ad emblema in quanto, con il gesto di Suor Teresina, e con la vivace attività del Parroco Don Occelli nei nove mesi di occupazione tedesca, segnarono, inconfutabilmente, l’inizio della reazione cattolica, e l’immediata “ribellione” dei cristiani ai soprusi ed alle angherie messe i atto dai nazifascisti all’indomani della proclamazione dell’Armistizio.  

    In un incontro a Roma nella sede parrocchiale, con l’attuale parroco Don Dino Mulassano, il Generale dei granatieri Ernesto Bonelli, l’on. Ciccardini ed il presidente onorario dell’ANPC della provincia di Rieti, giornalista Antonio Cipolloni, è stato predisposto un programma di massima per la giornata commemorativa del 10 settembre a Roma, che prevede:

    – Adunata dei partecipanti alla cerimonia presso la colonna rievocativa in P.za Caduti della Montagnola. Deposizione di una corona di alloro; interventi commemorativi ad opera dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e dell’XI° Municipio.

–       Seminario nei locali della Parrocchia del “Gesù Buon Pastore:

–       Indirizzo di saluto del Presidente dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna

–       Generale Ernesto Bonelli :           

“Quadro storico in cui si inquadrano gli avvenimenti dei Granatieri di Sardegna nella difesa di Roma”;

–       Onorevole Bartolo Ciccardini ANPC:        

“I valori della resistenza civile da tramandare ai giovani”;

–       Giornalista Antonio Cipolloni:                   

“L’episodio di Suor Teresina e l’operato del parroco all’inizio della Resistenza Cristiana;

–       Dott. Vito Francesco Polcaro, ANPI di Roma

“tema da definire”;

–       Don Dino Mulassano Parroco del “Gesù Buon Pastore”

Conclusione e indirizzi di commiato.

 

Un successivo incontro, promosso dal Presidente onorario dell’ANPC di Rieti giornalista Antonio Cipolloni e dall’Architetto Giulio Annibali di Amatrice, si è tenuto nella sede municipale della cittadina laziale, con il Vice Sindaco e l’Assessore alla Cultura dott. Luigi Monteforte.

In quella sede è stato preso atto del programma delle Celebrazioni del prossimo settembre a Roma, al quale il Comune di Amatrice parteciperà ufficialmente con il Gonfalone, in onore della loro cittadina Suor Teresina D’Angelo, nata nella frazione di Voceto.

Il Vice Sindaco ha inoltre accolto anche la proposta avanzata, dal giornalista Cipolloni, anche a nome del Segretario Nazionale On. Ciccardini, di ospitare dopo le manifestazioni di Roma del 10 settembre, in una data da stabilire, un Convegno dei Partigiani Cristiani a Voceto e ad Amatrice, per onorare la Suor Teresina ed il Parroco Don Pietro, che furono i primi cattolici a reagire alla occupazione tedesca.

Suor Teresina per la reazione contro un “balordo tedesco” che voleva strappare una catenina d’oro dal collo di un Granatiere appena morto, allontanato a colpi di Crocefisso;  e Don Pietro, Cappellano pluridecorato della Resistenza che promosse, con il Generale Cortellessa, la Prima Formazione Partigiana Cristiana fin dalle prime ore dell’occupazione Nazista di Roma, con sede nella Parrocchia del Gesù Buon Pastore.

 

 

 

CIRCOLARE ORGANIZZATIVA (dopo il Consiglio Nazionale di Parma)

A TUTTE LE SEZIONI ANPC

OGGETTO: Programma di lavoro

 Cari amici,

andiamo verso un nuovo capitolo del nostro anno di lavoro.

A)     70° Anniversario del Codice di Camaldoli

La Resistenza Cristiana incomincia con la redazione di un documento scritto per ricostruire l’Italia dopo il fascismo, quando  Mussolini non era ancora caduto. Per questo è importante celebrare il ricordo del Codice di Camaldoli, documento preparato nel Luglio del 1943. In quella occasione un gruppo di professori dell’Università Cattolica, insieme ai dirigenti delle associazioni cattoliche e ad alcuni tecnici dell’economia, prepararono un programma che sarebbe stato il nucleo centrale del “miracolo italiano”. Vorrei che in questi due mesi dedicati al tesseramento voi facciate nelle maniere più diverse una commemorazione, un ricordo ed un esame su questo avvenimento. A questo scopo vi mando questo breve studio di Giorgio Campanini (Campanini su Camaldoli) ed un articolo di Bartolo Ciccardini (Articolo sul Codice di Camaldoli x commemorazione) su quello che avvenne a Camaldoli.

Questo vi servirà per documentarvi nella riunione o incontro o commemorazione che farete.

B)     Il contributo dei  sacerdoti alla Resistenza

Vi prego anche di esaminare questa idea che è emersa in occasione della celebrazione di Don Enrico Pocognoni a Macerata: “Il contributo di sangue dei sacerdoti italiani e soprattutto dei parroci è stato raccontato come se fossero una serie di episodi isolati. Ciascuno bellissimo ed esemplare per il sacrificio, per l’ideale cristiano, per l’amore della Patria, ma tenuto nell’ambito locale come episodio unico. Invece non fu un episodio unico. Tutta la zona civile della Resistenza, del rifugio, del soccorso e della restaurazione della dignità della persona umana avvenne sotto la guida naturale dei parroci e dei sacerdoti. La polemica dell’attendismo e della zona “grigia” ci hanno tolto la possibilità di esaminare questo fenomeno nel suo insieme. Ma la testimonianza che questo fosse un fenomeno diffuso e significativo ci viene dallo stesso comportamento dei tedeschi che ricercavano sempre nei sacerdoti le persone che ritenevano i capi naturali delle popolazioni resistenti e davano forme di particolare severità e di minacciosa esemplarità alle esecuzioni dei sacerdoti”.

Il Contributo dei sacerdoti alla Resistenza non è riconosciuto come valore generale importante e rappresentativo della Resistenza Civile.

Dovrete quindi preparare la commemorazione dei tanti sacerdoti perseguitati, torturati ed uccisi nella Resistenza e ricordarli non come episodi singoli, ma come momenti significativi generali, che hanno visto i sacerdoti italiani essere il fulcro, la guida e la rete rappresentativa dei valori della Resistenza.

C)     Le donne nella Resistenza

Il Consiglio Nazionale tenutosi a Parma ha incaricato la nostra delegata femminile Carla Bianchi Iacono, figlia del martire Carlo Bianchi (coautore con Teresio Olivelli della “Preghiera del Ribelle”) di preparare un particolare programma di ricordo della partecipazione femminile alla Resistenza. Scrive Pietro Scoppola: “Bello e pienamente condivisibile il passaggio in cui si sottolinea il ruolo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale”. Noi abbiamo in programma a Roma la celebrazione di Suor Teresina, la suora che si oppose ad una profanazione dei nazisti, il primo giorno della Resistenza romana, il 9 settembre 1943, giorno in cui si svolse la battaglia della Montagnola, quando i granatieri ed i civili sulla via Laurentina resistettero alla invasione tedesca. Un episodio esemplare dello spirito cristiano e della presenza femminile nella Resistenza. Ma in tutti i due anni in cui rivivremo l’epopea del riscatto italiano, dovrà essere presente la testimonianza del contributo femminile.

D)     Conclusioni

Tutte le Sezioni si preparino ad un programma che seguendo le scadenze temporali servano a rivivere i valori di quei giorni, invitando soprattutto i giovani a riappropriarsi di quei valori. Per raggiungere questo scopo in questo periodo sarà di capitale importanza costituire i “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli per adempiere a questo dovere di trasmettere ai giovani la coscienza civile della libertà conquistata con la Resistenza.

E)     Promemoria

Ricordiamo a tutti il compito di concludere in occasione delle prossime celebrazioni il tesseramento. Non si tratta soltanto di consegnare la tessera ed il fazzoletto di Partigiano Cristiano ai soci, ma anche di inviare alla sede nazionale l’elenco completo degli iscritti con soprattutto la loro e-mail per creare una nostra rete informatica.

 

Il Presidente Nazionale                                                                            Il Segretario Nazionale

Giovanni Bianchi                                                                                        Bartolo Ciccardini

Incontro pubblico in occasione del 50mo anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Pacem in Terris” di Papa Giovanni XXIII.

Orari e sede: Sabato 25 maggio alle ore 10 e 30 presso la sede della Fondazione al Colle di Miravalle. La conferenza si chiuderà alle ore 12 con i cento rintocchi di Maria Dolens.

La Fondazione Opera Campana dei Caduti, in collaborazione con l’Ufficio pastorale universitaria e della cultura dell’Arcidiocesi di Trento, intende dare solennità a questa ricorrenza con un incontro di approfondimento delle tematiche affrontate da questo importantissimo documento, che sottende la totale sintonia tra il messaggio di pace del Papa Buono e quello simboleggiato e diffuso dalla Campana di Rovereto. Relatore sarà Marco Roncalli, giornalista e storico (nonché nipote del pontefice), che – anche con l’ausilio di documenti audiovisivi preparati per l’occasione – illustrerà il contenuto dell’enciclica, calandolo nei contesti storici e sociali entro i quali prese forma, nella temperie culturale ed ecclesiale che ne segnarono la genesi e le forme, evidenziando le varie letture e interpretazioni che ne scaturirono.

Quell’Enciclica segnò una linea di confine, tanto nella storia della Chiesa quanto in quella del mondo. Venne concepita e scritta nel periodo di massima tensione della guerra fredda, contrassegnato dalla crisi di Cuba (ottobre 1962), in cui l?intervento di Papa Giovanni aveva permesso agli USA e alla Russia di sbloccare un braccio di ferro che stava per sfociare in un conflitto planetario. L?Enciclica propose al mondo l?ideale della pace, visto nella sua prospettiva più integrale, rivolgendosi per la prima volta, oltre che ai cristiani cattolici, anche a ?tutti gli uomini di buona volontà?. Puntualizzando così che la Chiesa , proprio in forza della sua missione evangelizzatrice, è chiamata a proporre a tutto il mondo i grandi valori umani che Dio ha consacrato facendosi uomo, e a collaborare con tutti gli esseri umani per la loro realizzazione.

Dopo mezzo secolo, la Pacem in terris rimane non solo un documento dall’enorme valore spirituale, etico e politico, un pilastro nella storia della Chiesa in rapporto al mondo, ma soprattutto un messaggio di estrema attualità ed un programma efficace per un cammino sincero di pace.

Il relatore

Marco Roncalli, giornalista e saggista, pronipote di papa Giovanni XXIII. Editorialista per il Corriere della Sera, Avvenire, Jesus, ha pubblicato oltre venti di volumi, dedicati in particolare alla storia della Chiesa e alla cultura del Novecento. Tra le ultime opere, ricordiamo ?Giovanni XXIII. Nel ricordo del segretario Loris F.

Capovilla (Edizioni San Paolo, 1995), la biografia ?Giovanni XXIII.

Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella storia? (Mondadori, 2006), Giovanni Paolo I. Albino Lucani (San Paolo, 2012)

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Il Movimento dei guelfi nel 1931

Caro Bartolo,
ti scrivo per chiederti alcune informazioni su Gioacchino Malavasi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato un appassionante studio sulla vicenda dei Guelfi d’Azione. Su questa vicenda purtroppo non è mai stato fatto un vero e proprio studio storico politico, piuttosto si trovano “spizzichi e bocconi” su vari testi. Le uniche testimonianze un po’ più dirette sono quelle di Gioacchino Malavasi che fu anche presidente Anpc. Immagino che tu abbia conosciuto sia lui che Piero Malvestiti vero? Avresti per caso voglia di raccontarmi qualcosa in merito? Come ti scrivevo precedentemente la mia intenzione nel mese di giugno è quella di venire all’istituto Sturzo per consultare l’archivio Spataro dove vi sono diversi documenti relativi a Renato Vuillermin (altro guelfo), mi chiedevo se come Anpc avete un archivio o una biblioteca da consultare…in caso fosse possibile mi piacerebbe poterne consultare i  contenuti. Giorgio

RISPOSTA DI CICCARDINI

Carissimo Giorgio, quand’ero ragazzo avevo una grande simpatia per i guelfi di Malavasi. Era la mia passione per la storia ed in particolare per la storia del Medioevo (che racconto nel mio libro: “Aspettando il 18 Aprile”) a farmi preferire la denominazione “guelfo” a quella di democratico-cristiano. Del resto, il giudizio di Benedetto Croce sui “neo-guelfi” del Risorgimento è talmente positivo, quasi entusiasta, che mi commuove ancora. Ma per la verità del movimento milanese ne so poco o nulla. Ne abbiamo parlato, guarda caso, sabato scorso al Consiglio Nazionale ANPC a Parma, dove è venuto fuori l’episodio del 15 Maggio 1931 ed il ricordo dell’aspra guerra contro i circoli cattolici di quegli anni, causata proprio dalla pubblica opposizione al fascismo dei guelfi. Ho notato che i più informati a proposito erano il Presidente Giovanni Bianchi di Sesto San Giovanni, e la delegata femminile Carla Iacono Bianchi di Milano, il cui padre doveva militare tra i guelfi di Malavasi.Loro ti sapranno dire sicuramente meglio di me. Ti ringrazio,Tuo Bartolo

Verbale Riunione Consiglio Nazionale a Parma del 18 Maggio 2013

Si è riunito a Parma il giorno 18 Maggio 2013 il Consiglio Nazionale dell’Associazione dei Partigiani Cristiani. Nella sua relazione il Presidente Giovanni Bianchi ha ricordato le decisioni prese nel XVI Congresso del 24 Ottobre sulle basi delle quali l’Associazione ha già inaugurato l’Anno Dossettiano con un Convegno di studi, tenutosi a Roma, seguito da molte altre iniziative delle nostre Sezioni per ricordare Dossetti, capo partigiano e Costituente.

Ha sottolineato inoltre l’importanza del Convegno di studio sulla Resistenza a Roma tenutosi il 19 Aprile all’Istituto Sturzo di Roma.

È iniziato così il ciclo delle nostre celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza. Ma non solo di celebrazioni si tratta, ma anche di proposte concrete perché la radice cristiana del rinnovamento e della Costituzione sia non solo ricordata, ma resa attuale per risolvere i problemi della crisi italiana. Qui ed ora, questi valori devono essere trasmessi alla gioventù italiana per uscire dalla crisi. Per questo sarà importante andare avanti con il nostro lavoro, ricordando a Luglio il documento di Camaldoli (Camaldoli 24-25-26 Luglio 1943), in cui venne scritto il programma che avrebbe ricostruito l’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Il 9 Settembre ricorderemo la prima azione partigiana dei cattolici in appoggio alla Resistenza dei Granatieri contro i tedeschi, nella difesa di Roma.

Sono episodi che ricordano come i valori cristiani siano, per loro natura, contro ogni tentativo di assoggettare la persona umana, di conculcare la libertà politica ed economica, di imbarbarire con l’egoismo e la violenza la fraternità degli uomini. Valori essenziali oggi per ricostruire la fiducia nella democrazia in Italia.

Per questo seguiteremo con il nostro programma di costituire Gruppi di Lavoro di giovani, intitolati “Resistenza e Costituzione”, in collaborazione con le ACLI, un programma che diventa di primaria importanza per l’Associazione dei Partigiani Cristiani in questo momento.

È partito il nostro messaggio per i giovani: “Per vincere la crisi, diventa Partigiano Cristiano!”.

È seguita la relazione di Carla Roncati sul rilancio del tesseramento aperto ai giovani.

INTERVISTA AL SEN. GIULIO ANDREOTTI, PUBBLICATO SUL LIBRO “GIUSEPPE SPATARO

Il Senatore Giulio Andreotti rappresenta la memoria storica del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. Ed è sicuramente il democristiano che ha vissuto tutte le fasi della DC dalla sua costituzione fino alla dissoluzione ed è, quindi, un attento lettore delle vicende e dei personaggi della seconda metà del novecento. Su Spataro, quindi, è indispensabile una Sua riflessione. D) Presidente Andreotti, Lei ha conosciuto Giuseppe Spataro negli anni finali del Fascismo quando la sua abitazione di Via Cola di Rienzo era il punto di riferimento dei democristiani e delle forze della Resistenza. Partiamo da qui. Che ricordi ha di quel periodo? R) Era il centro operativo dell’antifascismo. Ricordo il 19 marzo 1943: a festeggiare don Peppino erano venuti dal Nord ex deputati (rammento Bertone e Marroncini) e tanti ex dirigenti del P.P.I. che stavano riallacciando le fila. Attivissimo era il prof. Baronia, grande amico e referente di Don Sturzo. D) E’ vero che fu Spataro a farLe conoscere De Gasperi? Ci può raccontare come andarono le cose? R) Fui convocato da Spataro ( che era tra i predecessori nella presidenza della FUCI) e capii chi era l’impiegato della Biblioteca Vaticana che mi aveva detto di non perdere tempo in studi inutili. A suggerire ai due di arruolarmi era stato Mons. Montini. D) Spataro fu un uomo vicino a Sturzo, infatti fu il suo Vice segretario, ed è stato molto vicino a De Gasperi. Quindi, lo possiamo definire il personaggio politico di collegamento tra l’esperienza popolare e quella democristiana? Che giudizio può dare di Spataro su questo suo ruolo? R) Era un tessitore di reti e anche riallacciava vecchi legami. Veramente, sul piano operativo era l’epicentro. D) Senza nulla togliere ai tanti protagonisti del movimento cattolico del novecento, Lei riconosce a Spataro un ruolo di grande protagonista? Cosa può dirci di Spataro Popolare ed antifascista? R) Godeva il rispetto di tutti gli antifascisti e non a caso il Comitato di Liberazione Nazionale sarebbe nato in casa sua. D) Spataro non appare molto. Ha un ruolo marginale? Cosa fa? R) Ad elaborare e aggiornare i programmi pensava De Gasperi con l’aiuto di Gonella. Spataro era l’organizzatore. 2 D) Nasce la Democrazia Cristiana. Spataro è a fianco a De Gasperi. Che ruolo svolge all’interno del Partito? R) Durante il periodo dell’occupazione fu dall’Ospedale dei Fatebenefratelli (ricoverato sotto falso nome) il punto di raccordo anche con i corrieri che venivano dalla altre città. Dopo la Liberazione fu Sottosegretario alla Presidenza con il Primo Ministro Bonomi e tenne i rapporti con la stampa, splendidamente. D) Lei che rapporto ha avuto con Spataro nei primi anni di vita della Democrazia Cristiana? R) Aveva molto la solidarietà “fucina” e mi prese a benvolere, nonostante fossi digiuno di politica e senza precedenti familiari. D) Quali sono, secondo Lei, gli aspetti più interessanti dell’esperienza politica di Spataro? Lei lo giudica più un organizzatore o un ideologo? R) Organizzatore nato: riassumerei così queste doti al servizio della D.C. Ma anche degli altri partiti. D) L’Abruzzo lo ricorda come protagonista della ricostruzione e dell’avvio dello sviluppo. Di grande importanza è stata la sua battaglia per l’inserimento della Regione nella Cassa per il Mezzogiorno. Lei che ricordi ha di questo Suo impegno? R) L’Abruzzo gli deve moltissimo. Per lui l’elevazione sociale della regione era una passione autentica. D) Per concludere. Un giudizio sull’uomo Spataro? R) Non si dette mai arie. Ed uscì in punta di piedi. In verità il Partito non avrebbe dovuto lasciare a casa né lui né Scelba, anche se lo avevano chiesto.

Condividere la memoria. La riscoperta di una fotografia straordinaria

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi. In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio. Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi.
In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio.
Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

Era passato del tempo dalla pubblicazione del mio libro sulla ridotta del San Vicino (Bartolo Ciccardini, la Resistenza di una comunità: la Repubblica autonoma di Cerreto d’Esi, Studium, Roma 2005) quando fui invitato dal Sindaco di Matelica, Patrizio Gagliardi (che è anche il grande sacerdote degli splendidi vini “Belisario” di Cerreto e Matelica) a parlare dell’eccidio di Braccano, dove trovarono la morte cinque partigiani ed il sacerdote che li ospitava, don Enrico Pocognoni. Dedicai i miei sforzi a ricercare una memoria condivisa, lamentandomi che ogni comunità avesse una sua versione della Resistenza e che non si facesse abbastanza per mettere in comune le diverse memorie.

Nella versione matelicese si ricorda l’eccidio di Braccano e non si parla della battaglia di Chigiano. I fabrianesi giustamente rivendicano di essere stati protagonisti della liberazione dei deportati con l’assalto al treno di Albacina, dove persero due giovani combattenti e non ricordano la presenza del comandante Agostino. Nella versione albacinese ci sono altri protagonisti ancora.

Il mio augurio era che diverse memorie non condivise, che ricordano troppo la natura delle Marche separate e le infinite guerre comunali e di campanile, diano luogo invece ad una memoria storica condivisa, frutto di una più attenta ricerca e di una maggiore consapevolezza

Il sindaco, per ringraziarmi della commemorazione mi regalò alcuni libri sulla storia e sul patrimonio artistico ed ambientale di Matelica. La nostra valle oltre ad essere stravagante e misteriosa, è anche bellissima.

La copertina di uno di questi libri, che pubblica una ricerca degli studenti sulla civiltà contadine e sulla storia della Città (Matelica orgogliosamente si nomina “Città di Matelica” in ricordo della sua romanità), è riprodotto un ingrandimento di una vecchia fotografia con i volti tirati e magri di un gruppo di persone. E’ l’ingrandimento di una foto di Don Enrico e dei partigiani di Roti, inglesi, jugoslavi e somali fuggiti dai campi di prigionia, assieme a militari italiani e personalità politiche antifasciste.

Un volto mi colpisce e mi incuriosisce. Lo riconosco: “Ma questo è Tommaso Mari!”, il capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi, che è stato un mio maestro. Nel libro c’è un’altra fotografia, in cui la persona ritratta viene definito “Mari, l’italo americano”. In una altra foto vedo Dalmato Seneghini, capitano dell’esercito che è il collegamento fra le formazioni partigiane del San Vicino e la Repubblica autonoma di Cerreto che, con esse, ha stretto un patto.

Chiedo spiegazioni a Baldini, che è il possessore delle foto, figlio del Baldini che fu promotore della resistenza a Matelica. I suoi ricordi sono incompleti, perché il padre fu fatto prigioniero, fece il carcere e rischiò la fucilazione e non fu presente negli accadimenti del San Vicino, anche se fu più che presente nel sacrificio.

Baldini ricorda che c’era un italo-americano che svolgeva un compito importante perché, conoscendo bene l’inglese teneva i rapporti con gli ufficiali inglesi, i quali, prima di prendere la strada per il Sud, riuscirono a stabilire un contatto, a far paracadutare una radio ed un operatore (Baldelli) ed il San Vicino fu il campo di rifornimento logistico per tutta la regione. Mari era divenuto, attraverso Baldelli, il collegamento di fiducia degli inglesi, perché conosceva l’inglese.

Mi permetto di aggiungere che ben altre erano le doti di Tommaso Mari: aveva studiato e si era laureato a Milano. Era stato un dirigente del Partito Popolare. Era emigrato in America per problemi familiari, aveva insegnato e frequentato in ambienti significativi ed in America, aveva conosciuto Luigi Sturzo. In quel periodo, per noi giovani, era una maestro. Fu l’artefice del patto fra i notabili di Cerreto e la formazione del Comandante Agostino.

Di lui mi scrisse il Comandante Agostino, in una lettera in cui parlava con benevolenza del mio libro (senza risparmiarmi rampogne per le mie divagazioni), in termini che non lasciano dubbi:

“Nel tuo libro fai menzione della dimostrazione di coraggio che diede don Antonio Parri nel tenermi in casa sua mettendo a rischio non solo la sua vita,ma anche quella della mamma e della sorella; ma c’è un’altra persona che mi tenne per alcuni giorni in casa sua(…):Tommaso Mari, colui che fu certamente il vero artefice dell’impianto ideologico e pratico del Patto. Nelle serate che passammo insieme nell’attesa della notizia dell’amico Baldelli, del dove e quando gli alleati mi avrebbero prelevato, parlammo di che cosa a sud dovevavo sapere della reale situazione marchigiana. Ed anche lui rischiò la sua vita e quelle della sua consorte (…). Zona grigia?”.

(Il vecchio comandante partigiano rifiuta il giudizio secondo il quale, tra le due parti combattenti della guerra civile ci fosse solo una zona grigia. Anche lui pensa che senza la Resistenza della società civile, dei contadini, delle donne e dei preti, non ci sarebbe stata la Resistenza armata).

Mi colpisce l’evidenza di tante memorie non condivise e la mancanza di una memoria storica condivisa.

A Matelica non sanno chi era e cosa faceva l’ “italo-americano” di passaggio che figura nelle fotografie. Io, che sono di Cerreto ho scritto un libro in cui lo descrivo come un protagonista. Ma lo riconosco per caso in una foto di un libro stampato dal Comune di Matelica.

Molti sono stati gli scettici che hanno pensato che io esagerassi quando scrissi che il Capitano Dalmato Seneghini fosse l’ufficiale di collegamento delle varie formazioni. Eppure il suo volto appare senza nome in una foto, accanto a Don Enrico, assieme agli ufficiali inglesi della radio di collegamento, agli slavi, agli etiopici ed ai partigiani italiani.

Ci sono anche alcuni matelicesi, facenti parte evidentemente della direzione politica del gruppo, ma il Baldini non mi ha saputo dire i nomi.

Dico queste cose, non per polemica, che sarebbe veramente fuori posto. Rischiavano tutti la vita, non per essere ricordati in una didascalia, ma per salvare la civiltà europea. Quanti sono stati i morti senza nome che non si lamentano?

Ma perché è giunto il momento di mettere assieme le memorie partigiane della nostra montagna ricca di eremi, di monasteri e di campi militari. Di sostituire memorie non condivise con una memoria storica condivisa.

La memoria non condivisa è nata anche dalla necessità di tenere segreti e sconosciuti nomi e compiti. Ma è soprattutto un difetto del carattere di questa valle misteriosa, che ha un grande pudore nel conservare sentimenti, memorie, gioie e dolori. Le memorie sono per gli abitanti della valle eccentrica come i bambini, che si baciano solo quando dormono.

Bartolo Ciccardini

(articolo pubblicato su: “Il Bollettino ANPI)

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA AD ALATRI

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA AD ALATRI SULL’EX CAMPO DI CONCENTRAMENTO “LE FRASCHETTE” A CURA DELL’ARCHEOCLUB E DELL’ ASS.NAZ. PARTIGIANI CRISTIANI

Si è tenuto nei locali del Chiostro di S. Francesco di Alatri la mostra fotografica “gocce di memoria” relativa all’ex Campo “Le Fraschette” a cura dell’Archeoclub di Alatri e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone – con il patrocinio del Comune di Alatri e la collaborazione delle locali scuole elementari.

Nelle due sale allestite dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone erono esposti vari pannelli dell’Archivio di Stato di Frosinone, del liceo “L. Pietrobono” di Alatri e della stessa Associazione con foto dell’artista Luigi Centra.

All’inaugurazione della Mostra erano presenti, oltre al Sindaco Morini, il Delegato alla cultura Fantini, il consigliere Maggi e il neo consigliere regionale P.D. Mauro Buschini e i dirigenti dell’Archeoclub e dell’ANPC.

CELEBRATA A S.GIOVANNI IN CARICO LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

GLI INTERVENTI DI MORSILLO PRESIDENTE PROV. ANPI E DI MARILINDA FIGLIOZZI DELLA A.N.P.C. DI FROSINONE

Manifestazione del 25 aprile  2013 a San Giovanni Incarico

Viva l’Italia che resiste!

di

Umberto Zimarri presidente dell’associazione culturale “L’Indifferenziato

La manifestazione in Viale della Rimembranza ha concluso il progetto “Viva l’Italia che resiste”. Siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo: celebrare degnamente il 25 Aprile e la Resistenza dei Partigiani.

Questo risultato ci gratifica e ci trasmette ulteriore entusiasmo per i prossimi eventi. Un ringraziamento caloroso e sentito va ai relatori della manifestazione: Giovanni Morsillo, presidente provinciale dell’Anpi, Marilinda Figliozzi, autrice del libro su “Le Fraschette” di Alatri e Federico Zanetti, artista bolognese autore di un diorama su un evento bellico avvenuto a San Giovanni Incarico. Questi con le loro semplici ma efficaci parole sono riusciti a far riflettere tutti sul significato attuale  della festa della Liberazione. Un ulteriore ringraziamento va fatto ai ragazzi e ai professori della “Scuola Media  Salvo d’Acquisto” di San Giovanni Incarico, in particolar modo al professor Marco Farina che ha dimostrato  un elevato interesse  per il nostro progetto.
Durante l’evento sono stati premiati tutti i ragazzi che hanno partecipato all’evento. Per quanto riguarda il concorso letterario dal titolo: “La resistenza ieri, oggi e domani” la vincitrice è stata Camilla Sette, che si è aggiudicata un vocabolario di inglese. Al secondo posto si è classificata Rebecca Reali a cui è stato donato il libro di Cesare Pavese, La Luna e i falò. Per quanto riguarda il concorso artistico sono stati premiati tutti i ragazzi di terza D autori dei cartelloni e tutti i ragazzi di prima c per i disegni in A4. La vincitrice in questa categoria è risultata Morena Tucci.

Questo non sarà un evento una tantum:  la nostra Associazione  cercherà di renderlo un appuntamento fisso per San Giovanni Incarico.  C’è chi dice che il 25 Aprile sia una festa morta, per noi non è e non sarà mai cosi. Sul nostro portale continueremo ad approfondire questi argomenti collaborando attivamente con le altre associazioni che hanno a cuore questa tematica.  La manifestazione di ieri era il nostro primo evento in una piazza del paese, quindi mi scuso per tutti gli eventuali errori ed eventualmente per le dimenticanze che sono avvenute nella realizzazione dell’evento.  Ringraziamo inoltre Graziano Lombardi, sempre disponibile nel fornirci amplificazione,  supporto tecnico e personale nelle nostre manifestazioni .

25 aprile

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Il 25 Aprile 2013 a Piacenza

Cari  Cittadini di Monticelli,

è per me un onore celebrare con voi oggi,   nella terra di Felice Ziliani e di Emilio Pecorari , in rappresentanza della Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, la giornata del  25 Aprile 1945, anniversario della Liberazione dell’Italia dalle forze nazifasciste e dell’avvio del percorso che avrebbe condotto alla Repubblica e alla Costituzione.

Oggi più che mai è fondamentale portare avanti il ricordo di questo evento.

Innanzitutto, è doveroso , come cittadini di questo paese, Fare memoria di tutti quei coraggiosi, uomini e donne, che in vari modi e forme, combatterono e anche morirono per costruire un’Italia  Libera e democratica : mi riferisco al   Valoroso e ad Antonio Carini, figli prediletti di queste terre, ai caduti di Olza, San Pedretto e San Nazzaro  e poi ancora  ai tanti partigiani  che furono privati della vita ,per il loro impegno e per la loro scelta a  favore della libertà e della democrazia,  e i cui nomi  sono scritti, a imperitura memoria sui tanti  cippi, marmi e monumenti sparsi nelle nostre campagne e sulle nostre montagne.

Tuttavia Cari cittadini, non dobbiamo nasconderci che ancora oggi non tutti gli italiani vivono questa giornata come una grande festa nazionale ma anzi è evidente il tentativo  di far cadere nell’oblio questa data

La verità, cari cittadini, è che Il 25 aprile purtroppo , per l’errore di alcuni e per la volontà di altri, è  sentita anziché come la festa di tutto il  popolo italiano, come la festa di una parte di esso. Ciò che assolutamente non è; perché il 25 aprile appartiene a tutti coloro che, pur rappresentando filoni culturali e politici diversi,  hanno creduto nella possibilità di fare dell’ Italia uno  Stato di Diritto democratico , a  tutti gli italiani  antifascisti, a tutti coloro che tennero vivo il dissenso, a quelli  che lavorarono in clandestinità ,  che furono, imprigionati, esiliati o uccisi per la libertà.

Il 25 Aprile dunque come festa di tutti gli italiani  che , pur di diversa provenienza politica, culturale o religiosa, hanno creduto e combattuto per un’Italia nuova, libera e democratica. Per questo è preferibile che in occasione di questa laica celebrazione ci si astenga dall’esibire simboli, bandiere o emblemi di parte, a favore dell’unico simbolo che tutti ci accomuna : il Tricolore, la Bandiera italiana.

Era il 1944 quando Giuseppe  Dossetti , a fronte della guerra, dell’Olocausto e della mancanza di democrazia, esprimeva un forte e drammatico   giudizio di “catastroficità”  sulla situazione italiana e mondiale e   affermava che “ perché questa nostra civiltà non presenti più orrori e dolori tanto immani, non offra più tanti pericoli e tante resistenze alla virtù ,perchè  si nobiliti  nella conquista di un  minimo di ordine e giustizia “ alla presa di coscienza religiosa sulla carta doveva far seguito una risposta  storica e di impegno politico. In quell’anno 1944, Giuseppe Dossetti, giovane professore dell’Università Cattolica  ,futuro politico e poi sacerdote nel 1959 , ispirato da tale atteggiamento, compiva  un atto di ribellione e  diventava capo della Resistenza nella Provincia di Reggio Emilia. Ma una simile  presa di coscienza a cui seguirono una ribellione sia religiosa che politica accomunò tanti cattolici  che in vario modo si impegnarono  proprio nella Resistenza. Consentitemi così di ricordare , oltre a Dossetti, gli illustri piacentini:

-Francesco Daveri, avvocato, capo del Comitato di Liberazione Nazionale di Piacenza e figura importante del CLN nazionale di cui fu, per un periodo, Ispettore militare per il Nord Emilia , cattolico praticante e convinto,  n. 126.054 del più terribile dei campi secondari di Mauthausen nell’Alta Austria, quello di Gusen II, dove morì, a 42 anni, il 13 aprile 1945;

– don Giuseppe Beotti, mio concittadino,  che aveva 32 anni il 20 luglio 1944 quando i tedeschi, insieme a don Delnevo e al seminarista Subacchi, lo allinearono e uccisero al muro di sostegno della strada davanti alla chiesa di Sidolo ,in Comune di Bardi ,nella parte della montagna parmense della diocesi .La sua colpa: nel periodo della guerra essersi distinto per la sua indefessa carità verso partigiani, ebrei, soldati feriti. Nella Domenica  del 21 novembre 2010 nella chiesa parrocchiale  di San   Michele Arcangelo in Gragnano Trebbiense,mio Comune di residenza,  il vescovo di Piacenza – Bobbio mons. Gianni Ambrosio, nel corso di una solenne celebrazione, ha sottoscritto il documento d’insediamento del tribunale ecclesiastico che sta esaminando la sua causa di beatificazione.

 

-Giuseppe  Berti :insegnante di filosofia ,promotore e animatore dell’Azione Cattolica per tutta la vita,  partecipò alla fondazione del Partito Popolare e si impegnò strenuamente nella difesa della libertà, subendo anche violenze fisiche nel 1923. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza nel cremonese, seguendo i suoi giovani arruolati nelle formazioni partigiane. Fu arrestato a Piacenza il 7 dicem­bre 1944, mentre lasciava la sede della FUCI di via San Giovanni. Fu libe­rato nella notte fra Natale e Santo Stefano grazie all’intervento di Giuseppe Prati, comandante della Divisione Val d’Arda: fu scambiato con un sergente della Repubblica Sociale Italiana.  Morto nel 1979, anche per lui è in corso il processo di beatificazione , aperto  in Cattedrale a Piacenza , il 18 marzo 2012.

 

Celebrare il 25 Aprile , cari concittadini , è celebrare la Resistenza . Perché? A che serve ?

-Celebrare la Resistenza significa difendere la Costituzione , senza , per questo, negare la necessità di un cambiamento della Parte II , quella relativa all’Ordinamento dello Stato, la cui riforma, anzi è discussa e attesa da tempo.   La nostra Carta Fondamentale nacque da una commistione feconda tra le culture che Dossetti , componente della Costituente, definiva, liberale , cattolica e socialcomunista. Una Carta capace di riportare pace e libertà in una comunità umana che aveva perso i modi, le ragioni e le motivazioni  per stare insieme.  Essa non fu soltanto frutto di un accordo politico, ma la rifondazione risorgimentale di una nuova unità . Senza l’esperienza della collaborazione nella Resistenza questa unità non avrebbe potuto avvenire. Essa fu voluta, condivisa e approvata da schieramenti e forze ideologiche manifestamente contrapposte ma unite da un collante misterioso , silente ma efficace : quel collante che Oscar Luigi Scalfaro, nel 1946 giovane membro dell’Assemblea Costituente, definisce “la grande pagina della sofferenza, del dolore, del martirio nella lotta per la  libertà. Una sofferenza vissuta da chi credeva nei valori dello Spirito e da chi non vi credeva, da chi apriva la speranza in una visione trascendente e da chi questa luce non aveva, ma sempre sofferenza, umano incredibile patrimonio che divenne anima della Carta Costituzionale”.

La nostra Costituzione dunque è frutto dell’”Unità nella diversità”. Questo dobbiamo rivendicare oggi, spiegarlo  ai nostri ragazzi , ricordarlo alle nostre pigre coscienze. In caso contrario prevarranno coloro che vogliono far credere che la nostra Costituzione  è stata falsata , nella sua costruzione, dalle preponderanti forze della sinistra che ne avrebbero irrimediabilmente compromesso l’efficacia democratica; il tutto quale risultato di una Lotta resistenziale non frutto della autodeterminazione di un popolo ma strumento nelle mani di un minoritario gruppo politico  al soldo di potenze ed obiettivi stranieri.

Da qui tutta la teoria del revisionismo storico che, pur essendo stato sempre presente fin dal dopoguerra, negli ultimi anni ha trovato nuovi proseliti ed una più ampia eco nei media ed in parti politiche di grande massa.

 

-Ma Ricordare la Resistenza significa anche offrire un messaggio di speranza per il futuro.

Io credo ,cari cittadini, che il  giudizio di “catastroficità”  espresso da Dossetti nel 1944, possa oggi essere riproposto e possa essere riattualizzato. Il quadro sociale e culturale non solo italiano   è  profondamente mutato : oggi siamo nella società del nulla , dei “non luoghi”, del “non senso”.  Le ideologie hanno fallito o comunque non sono più attrattive.. Le istituzioni sono in crisi .Mancano punti di riferimento e  sembrano mancare Valori fortemente condivisi e  aggreganti intorno ai quali riconoscersi. In questa difficile situazione di disagio complessivo il pensiero filosofico e la politica, ai quali spetterebbe il compito di indicare  modelli interpretativi della realtà e soprattutto  modelli nuovi idonei ad orientarci  e ad orientare il necessario cambiamento, se ne rivelano incapaci. Prevale il disorientamento, che ovviamente coinvolge anche   i Partiti e le loro  classi dirigenti  cosicchè alla strada della “feconda, anche se aspra  dialettica democratica “  esercitata all’interno delle Istituzioni democraticamente elette, viene preferita “ quella avventurosa e deviante , della contrapposizione tra piazza e Parlamento” .(Giorgio Napolitano 22.04.2013).

 

A fronte della  difficile situazione economica, sociale e culturale del Paese si registra la rivivescenza di diverse forme di populismo che ,come è noto, rischiano spesso di trasformarsi in autoritarismo. La Situazione italiana  appare ancora più grave a chi  , d’accordo con Dossetti , ritiene, gobettianamente, il fascismo, l’autobiografia della Nazione non riconducibile ad una specifica epoca. Ma una costante della vita italiana , ancorchè di volta in volta variamente rivestito.

Il rischio che l’Italia corre è davvero serio e reale , soprattutto se si considera come la crisi abbia messo a nudo quanto di finto e di sbagliato negli anni si sia compiuto, col mito dell’economia e della finanza ,con  il sistema delle raccomandazioni , delle conoscenze influenti e della collusione col potere, che  hanno umiliato il merito e la competenza, la moralità , la correttezza e la legalità .

“Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada; la quale non può che condurre al precipizio. Il problema economico è l’ aspetto e la conseguenza di un più ampio problema, spirituale e morale”. Così scriveva tanti anni fa Luigi Einaudi, cogliendo il senso di un problema che ha radici profonde e può essere risolto solo ripartendo dai valori fondamentali della crescita della persona umana.

Che sono poi i valori sui quali è nata e si è sviluppata la Resistenza.

 

Allora Io penso,  cari Cittadini che ricordare la Resistenza possa  aiutare ad affrontare le sfide del futuro , con speranza e con rinnovato entusiasmo, nella consapevolezza che un avvenire  sereno per l’Italia è possibile se affrontato alla ricerca dell’Unità nella Diversità, come fecero i nostri Padri, alla luce dei  valori  di un nuovo umanesimo , quale quello sancito e affermato nei principi fondamentali della Costituzione Italiana, il principio della libertà, personale, religiosa, di  pensiero , quello  della democrazia, della pace, del lavoro, dell’inviolabilità dei diritti umani, della solidarietà politica economica e sociale,  della sussidiarietà ,  del decentramento politico e amministrativo.  Quegli stessi valori che unirono gli italiani ormai settant’anni fa, sono gli stessi valori intorno ai quali una nuova pacificazione sociale si può costruire nell’interesse del Paese.” Perché , come ci ha ricordato Il Presidente della Repubblica nel suo recente discorso di insediamento , “Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorte di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni , convergenze tra forze politiche diverse , è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare della cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini , appunto, di mediazioni, intese e alleanze politiche”

 

-E’ chiaro tuttavia che ai valori costituzionali  siamo chiamati a dare testimonianza ogni giorno, nelle nostre occupazioni quotidiane, nel nostro impegno politico e civile. Perché come raccomandava Piero Calamandrei ai giovani universitari di Milano nel 1955 “ la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.

 

Oggi dunque può essere l’occasione per interrogarci su come,a i vari livelli, viviamo e sosteniamo i valori propugnati dalle persone che commemoriamo. A partire da quell’articolo 1 che recita :”l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”,  “ perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita …(omissis)..al progresso  continuo di tutta la società.”(Piero Calamandrei), Per questo auspico che il nuovo Governo che, auspico possa formarsi a breve, ponga la questione del lavoro come  priorità assoluta della propria azione .

 

E’ facile  dunque convenire che ricordare oggi i nostri  Resistenti non è esercizio retorico, ma necessità. Necessità di recuperare modelli di uomini veri, reali, impegnati, coraggiosi , a cui ispirarci.  Testimoni, di cui abbiamo bisogno, come l’aria!.

E ‘ per questo che voglio concludere oggi  con voi queste mie riflessioni  con le parole utilizzate da Ziliani  nel Suo intervento all’ultimo convegno dell’ Associazione Partigiani Cristiani di Piacenza da Lui stesso organizzato l’8 ottobre 2005, in occasione del 60° Anniversario della Liberazione, in memoria dei sacerdoti diocesani Martiri della Libertà.

Conclusione che preludeva la lettura, come Sua abitudine in tutte le occasioni pubbliche, della Preghiera del Ribelle scritta dalla Medaglia d’oro Teresio Olivelli (di cui è in corso il processo di beatificazione), frasi che riassumono il Suo stile di vita e la Sua esistenza (e che ci ricordano l’importanza ed il significato profondo della responsabilità personale di ognuno di noi):

“  I Sacerdoti che stiamo onorando ci ricordano che ciascun uomo ha le sue responsabilità e ciascuno ha un compito  cui attendere.

Ci ricordano ancora che ciascuno di noi ha un dovere rispetto alla società e ciascuno ne deve rispondere perché nessun’altro farà mai quello che solo noi possiamo fare.

Ci ricordano che non ci sarà mai vera pace fino a quando l’uomo non avrà trovato la pace in se stesso.

Ci ricordano, col sacrificio del loro sangue, che non c’è cosa più grande di quella di saper dare la propria vita per gli altri.

Queste povere cose ma solo esse, potranno finalmente scacciare le nubi che ci sovrastano. “.

 

Con queste parole saluto , ( un saluto particolare a Emilio Pecorari e alla staffetta Pierina Pivani ) e mi unisco a Voi in un unico ideale abbraccio a tutti i caduti per la democrazie e la libertà.

Viva la Resistenza, viva la Repubblica, viva l’Italia unita.

Patrizia Calza

Associazione nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza

Monticelli d’Ongina 25 Aprile 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sezione di Piacenza – via don Carozza, 30/a – tel. 0523497197

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