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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “luglio, 2013”

IL DOCUMENTO FINALE DEL CONVEGNO CAMALDOLI 2013

Il settantesimo anniversario del Codice di Camaldoli è stato commemorato nella sala del Cenacolo di Palazzo Valdina per iniziativa delle Acli, dell’Assocazione Nazionale Partigiani Cristiani,  dell’Istituto Sturzo e della Associazione Italia  Popolare.

Al termine del convegno è stato approvato un documento che è una  proposta politica ai cattolici italiani in un percorso che va dall’incontro di Camaldoli, all’8 settembre, dal nascere della Resistenza al suo organizzarsi. Fino alla situazione di oggi.

Sarà un itinerario per riscoprire il dovere politico dei cattolici. Viene proposto a tutte le associazioni cattoliche, ai Movimenti, agli Istitututi culturali, ai Sindacati, alle Parrocchie.

 

PROPOSTA DI UN MESSAGGIO RIVOLTO AI CATTOLICI ITALIANI

RICORDANDO IL CODICE DI CAMALDOLI

 

1. Attualità di Camaldoli. Nel 1943, in un paese ormai travolto dalla sciagura, si riunisce un gruppo di intellettuali cattolici. Hanno vissuto con Mounier e Huizinga l’agonia dell’Europa sconvolta dal totalitarismo fascista e decidono che i cattolici sono importanti per salvare l’Italia e l’Europa. Senza lo spirito di Camaldoli non ci sarebbe stata la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la scrittura della nostra Costituzione. Senza i democratici-cristiani non sarebbe rinata l’Europa. (Scrive Christiane Liermann: “L’Europa è un’invenzione della Democrazia Cristiana”).

2. La coscienza della crisi oggi. Se paragoniamo la crisi di oggi alla crisi di allora ci accorgiamo che è passata un’epoca. La rivoluzione tecnologica ha cambiato tutti i dati del sistema globale e ci troviamo ad affrontare una nuova crisi, ma diversa ed irreversibile da interpretare. I dati di questa crisi sono sotto gli occhi di tutti: rapida globalizzazione, società liquida fondata su scelte individuali dilatate, crisi della famiglia tradizionale, abolizione dei valori relazionali. La finanza disconnessa dall’economia ha creato valori virtuali incontrollati: una sorta di moneta falsa rapina le economie reali, crea grandi ricchezze artificiali e nuove povertà. In questo quadro declinano le identità nazionali. Le immigrazioni assumono dimensioni bibliche, ed aprono  panorami sconosciuti. La crisi delle ideologie impedisce di vedere i nessi storici di questi cambiamenti e mentre si amplia a dismisura la possibilità di comunicazione ricompare con nuova micidiale potenza lo spettro della schiavitù e della tratta umana.

3. Speranze. Non ci sfuggono alcuni aspetti positivi che alimentano le nostre speranze. L’aspirazione alla democrazia è molto più alta che non quella ai tempi della fine dei grandi conflitti mondiali. Le primavere dei paesi emergenti devono ancora trovare una strada, ma sono reali. La difesa dei diritti umani non è sempre equanime e logica, ma è determinata. La comunicazione sociale intercontinentale dà occasione a forme di solidarietà e di partecipazione. La costruzione non ancora finita dell’Europa apre una finestra per il nostro impegno globale. Un nuovo cattolicesimo mondiale, attento alla povertà ed all’ingiustizia, alimenta le nostre speranze.

4. Il ruolo dell’Italia. Mentre il Vescovo di Roma porta sulla scena della comunicazione globale i naufraghi di Lampedusa e le favelas di Rio, cosa fa Roma, cosa fa l’Italia? L’Italia è esistita sempre ed esiste per una vocazione connessa alla universalità cristiana. L’Italia è una missione speciale, è un “primato civile”. “Non si sta a Roma senza una missione universale”, diceva Silvio Spaventa a Theodor Mommsen. “L’Italia è un laboratorio per dare risposte alla crisi”, diceva Dossetti. Nel panorama dell’Italia di oggi c’è un grande vuoto: l’irrilevanza dei cattolici, la loro assenza ed il loro tradimento.

• Non un programma, ma una “conversione”. In questi anni Movimenti, Istituti, Settimane Sociali e Convegni hanno prodotto una mole considerevole di proposte, di analisi e di programmi. Non siamo qui per redigere un nuovo programma o per fare un’antologia del meglio delle proposte elaborate. Il nostro compito è piuttosto quello di rinvenire le motivazioni che possano portare i cattolici a reimpegnarsi. Scrive Giuseppe De Rita (Il Corriere sabato 20 Luglio 2013): “C’è bisogno non di un lungo elenco di cose da fare, ma di un’interpretazione e orientamento dei fenomeni e dei processi che attraversano la società italiana”. Non abbiamo bisogno di un programma, ma di una “conversione”, che vuol dire un “cambiamento di direzione” nel nostro cammino. Si possono individuare alcuni doveri fondamentali capaci di dare fede e speranza alla nostra carità.

• La scelta democratica come valore “non negoziabile”. Dobbiamo diventare intransigenti nella difesa della Costituzione e dobbiamo diventare irremovibili “ribelli per amore” nell’esigere una legge elettorale in cui il popolo scelga direttamente e realmente i suoi rappresentanti e con la quale una vittoria certa legittimi un governo stabile.

• La partecipazione. Sostituire la declamazione dei diritti incommensurabili con una seria partecipazione ai doveri. Applicare il principio di sussidiarietà, previsto dalla Costituzione, in maniera orizzontale e verticale, facendo leva sulla solidarietà. Ribellarsi al linciaggio moralistico, al turpiloquio vaneggiante ed alla turpe antipolitica. Siamo cittadini con pieno diritto e piena responsabilità di una patria per cui molti sono morti. Fuori i barbari!

• L’amministrazione gentile e servizievole. Il compito degli amministratori del bene pubblico è un sacerdozio. E quindi tutto il modo di gestire lo Stato, le amministrazioni locali, i servizi della comunità, deve essere: non tirannico, ma civile; non sibillino, ma trasparente; non ricattatorio, ma gentile; non difficoltoso, ma servizievole. Dossetti nel 1956 immaginò che si potesse costruire il Comune dei servizi, al posto del Comune esattore. Apriamo la strada alla civiltà del servizio per rivedere con questa luce il servizio della scuola, il servizio della giustizia, il servizio del lavoro.

5. L’etica economica. A chi, se non a noi, spetta il compito di mettere l’attività economica al servizio dei principi etici che sono il fondamento di una civiltà compassionevole e di uno stato provvidente. Tornano gli ideali di Camaldoli iscritti nella Costituzione: i limiti sociali alla proprietà, lo sviluppo dell’economia reale, fondata sul lavoro, la sottomissione della finanza all’economia e non viceversa. La necessità dell’intervento statale per sanare la giustizia ed assicurare la pienezza dei diritti, la cittadinanza garantita, la comunità dei beni sociali, il ritorno agli usi civici delle ricchezze inalienabili (l’aria, l’acqua, la terra, la natura, l’arte e la cultura).

6. L’Italia al centro del mondo. L’Europa è un obiettivo prioritario per esistere nel mondo globalizzato. Solo con l’Europa potremo costruire la pace, potremo diventare protagonisti di nuovo internazionalismo generoso e solidale. Potremo ricordarci che il Mediterraneo non ci separa, ma ci unisce all’Africa, il continente più sfortunato e sfruttato, e che l’Europa non è mai finita agli Urali. Quel che manca all’Europa di oggi è un’Italia in cui pesi la presenza del cattolicesimo politico e democratico.

7. Lo strumento politico. Qual è la causa dello smarrimento dei cattolici dopo tanti studi, tanti incontri, tanti seminari e tanti programmi? Nella nostra cultura è sparito l’organismo operativo attraverso il quale i cattolici possano esercitare, come dice Benedetto XVI, “il momento più alto della carità: la politica”. Nella nostra esperienza storica abbiamo usato strumenti diversi: l’Opera dei Congressi (1874), strumento confederativo delle associazioni e dei movimenti cattolici, quando eravamo extraparlamentari che si astenevano dal voto. Abbiamo avuto l’Unione Elettorale (1906) per contrattare i nostri voti con le maggioranze politiche. Abbiamo avuto il Partito Popolare (1919), creatura delle nostre Leghe Bianche, quando con il peso dei nostri caduti nella prima Guerra Mondiale, riconquistammo la cittadinanza politica. Abbiamo inventato i Comitati Civici (1948) quando bisognava lottare la sfiducia, l’astensionismo, la diserzione. Abbiamo riempito un’epoca storica facendo la Democrazia Cristiana (1943), prima come partito federativo di movimenti e di categorie, poi come partito che attraverso le correnti trasmetteva i segnali necessari per mediare i difficili equilibri italiani. Ma quale sarà lo strumento politico del futuro? Forse saranno i nostri giovani ad inventarlo (Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica 21 luglio 2013: “Il Cambiamento spetterà farlo ai giovani. Tu ed io, caro  amico mio, abbiamo vissuto il nostro tempo. Chi vuole il cambiamento e si rivolge a noi può solo essere aiutato a non dimenticare l’esperienza passata, ma non ad immaginare il futuro”). Ma è nostro compito conservare oggi e subito le cellule staminali che potrebbero trasformarsi in brevissimo periodo nell’organismo politico necessario per far pesare, non il numero, ma la speranza dei cattolici.

8. L’itinerario. Proposta politica ai cattolici italiani. Dobbiamo percorrere un cammino. Facciamolo insieme. Faremo, come nostro dovere l’itinerario che ricorderà le vicende che sono avvenute settanta anni fa. E’ un percorso che va dall’incontro di Camaldoli, all’8 settembre; dal nascere della Resistenza al suo organizzarsi. Cercheremo di rivivere i valori che ispirarono le decine di migliaia di Combattenti Cattolici, ma con essi anche la Resistenza nei campi di concentramento, il sacrificio delle persone inermi, che tanto pesarono sulla nostra formazione spirituale, ed anche il sacrificio straordinario, impagabile, di 440 sacerdoti, uccisi non come singoli, presenti per caso, ma come capi naturali della Resistenza civile cristianamente ispirata. Sarà un itinerario per ricoprire il dovere politico dei cattolici.

Noi proponiamo a tutte le associazioni cattoliche, ai Movimenti, agli Istituti culturali, ai Sindacati, alle Parrocchie, di fare insieme, ciascuno a suo modo e nella sua libertà, ma insieme, questo itinerario dell’impegno civile dei cattolici per l’Italia.

 

 

 

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Da Camaldoli 2013: un “PELLEGRINAGGIO COMUNE”

Il 24 Luglio al Convegno “Camaldoli 2013” non dobbiamo fare soltanto una celebrazione/commemorazione del seme gettato a Camaldoli. Dobbiamo confrontare quel coraggio morale e quella maturità culturale con l’attuale situazione italiana e con l’impegno dei cattolici di oggi.

Appare evidente la sproporzionata differenza fra la coscienza della crisi di allora ed il dovere morale di affrontarla, con la preoccupante indecisione del mondo cattolico, nei suoi vari aspetti di fronte alla crisi di oggi.

Il panorama che viene denunciato da tutte le parti è quello di un vuoto esistente al centro della comunità nazionale, per il pratico disimpegno dei cattolici, per la loro incapacità di stare assieme, per la drammaticità della diaspora ed, in definitiva, per la sconcertante labilità del pur ricco lavoro di indagine, di proposta e di elaborazione programmatica.

Potevamo dedicare questo incontro, che non vuole essere una celebrazione, ma un esame di coscienza, al tentativo di unire in qualche modo, con mutua comprensione e liberalità, la maggior parte delle espressioni del mondo cattolico, preoccupato delle sorti dell’Italia. Ma dal fallimento di molti tentativi e dalla difficoltà stessa di incontrarsi in una sede comune abbiamo pensato ad un’altra soluzione.

L’occasione ci è offerta dal percorso di una delle nostre associazioni, la più debole, la più impoverita per ragioni anagrafiche, ma non la meno significativa: l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Essa farà, come è suo dovere, il percorso e l’itinerario delle vicende che sono avvenute 70 anni. È un percorso che dura due anni, che va dall’incontro di Camaldoli all’8 settembre, al nascere della Resistenza, al suo organizzarsi, ai sacrifici sostenuti, cercando di rivivere i valori che ispirarono le decine di migliaia combattenti cattolici, ma anche la Resistenza nei campi di concentramento, il sacrificio delle formazioni militari che seguitarono a combattere, la Resistenza civile, in cui grande parte ebbero le donne, le stragi di popolazioni inermi, che tanto pesarono sulla nostra formazione spirituale, ed infine il sacrificio straordinario ed impagabile di 440 sacerdoti, uccisi, non come singoli presenti per caso nelle vicende, ma come rappresentanti e capi della Resistenza civile cristianamente ispirata. I “ribelli per amore”.

Ma non sarà una celebrazione, lo ripeto, sarà un percorso, un itinerario o, se preferite, un pellegrinaggio per riscoprire il dovere politico dei cattolici di oggi. Il messaggio importante di questo nostro incontro è questo: noi proponiamo questo pellegrinaggio a tutte le associazioni cattoliche, nessuna esclusa, (senza nessun desiderio di promuovere, ma con la sola speranza di rivivere insieme questi valori, di fare tutti insieme nelle maniere che studieremo).

Noi ci proponiamo un compito che ci spetta, quello di fare, come abbiamo già annunciato con le Acli, i Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione per studiare, rivivere ed imbracciare i grandi ideali e trasmetterli ai giovani. Tuttavia sentiamo anche il dovere di chiamare all’appello tutti e soprattutto quelli più forti, più numerosi e più attenti di quanto non siamo noi, a fare insieme, ciascuno a suo modo e nella sua libertà, ma insieme, il pellegrinaggio dell’impegno civile dei cattolici per l’Italia.

Il Presidente ANPC

Giovanni Bianchi

APPUNTI PER UNA DICHIARAZIONE DI PROPOSITI COMUNI ISPIRATI A CAMALDOLI 1943

Premessa

ACLI, Associazione Partigiani Cristiani,  FUCI ed Istituto Sturzo celebreranno il 70° anniversario di Camaldoli il 24 Luglio, presso la Camera dei Deputati (Sala del cenacolo, Piazza Campo Marzio 42) ore 16:30. (Io me ne occupo come segretario dei Partigiani Cristiani).

Avremmo voluto che fosse stata una manifestazione corale di tutti i movimenti cattolici ecclesiali e non. Non rinunciamo a pensare che questa memoria, assieme con i problemi di coscienza che ci pone, è solo l’inizio di un itinerario: per due anni dovremo ricordare via via il settantesimo anniversario di fatti ed eventi importanti che vanno dall’8 settembre allo scoppio della bomba atomica.

Ritengo che questa memoria non sia ovvia e non sia celebrativa, ma sia una progressiva presa di coscienza dell’attuale pochezza e dell’attuale mancanza dell’impegno civile dei cattolici.

Quindi un itinerario da percorrere, se possibile, tutti assieme, per ritrovare non la nostra memoria ma la nostra anima e la nostra identità.

Abbiamo bisogno anche di te e ti chiediamo il parere ed il consiglio e perfino la critica sulla bozza di un documento che dovrebbe chiudere la giornata. Ogni tua partecipazione (sia con la tua presenza al Convegno, sia con qualche tuo scritto, sia con un tuo messaggio di approvazione o anche di rampogna, sia con la diffusione dell’evento tra i tuoi contatti) ci sarebbe graditissimo. Vieni con noi in questo itinerario (o meglio pellegrinaggio) in cui dobbiamo trascinare il mondo cattolico.

Come Partigiani Cristiani abbiamo preso un motto da una poesia di Padre Maria David Turoldo che rivolgo anche a te: “Torniamo, amici, a riprendere i nomi di battaglia, a indossare le armi della luce”.

Ecco l’appunto che sottopongo alla tua attenzione.

 

APPUNTI PER UNA DICHIARAZIONE DI PROPOSITI COMUNI ISPIRATI A

CAMALDOLI 1943                                                      

  1. Importanza del Codice di Camaldoli. In un Paese ormai già travolto dalla sciagura si riuniscono un gruppo di cattolici la cui autorità è costituita soltanto dalla loro cultura e dal loro coraggio. Decidono che i cattolici non sono indifferenti alle sorti della Patria. L’episodio non è appariscente e non poteva esserlo, ma senza lo spirito di Camaldoli non ci sarebbe stata la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la scrittura della nostra Costituzione. Un segnale decisivo: la Patria amata nella sventura.
  2. 2.      La scelta democratica. Il nucleo centrale dello spirito di Camaldoli è la scelta democratica dei cattolici. Essa prende ispirazione dal messaggio natalizio di Pio XII nel Natale del 1942, momento non certo facile ed agevole per questa scelta di campo. Una scelta né ovvia, né semplice in un mondo totalitario, una scelta gravida di grandi conseguenze: i cattolici entrano in campo contro il totalitarismo, prima nella versione fascista, nella Resistenza, poi nella versione comunista, nel dopoguerra. La scelta democratica non solo rompe con la tradizione degli accordi con i regimi autoritari e con la cultura clerico-moderata, ma propone un metodo diverso nella difesa dei valori non negoziabili. Non rassegnazione sulla perdita di quei valori, ma realizzazione per un consenso democratico attraverso il dialogo e la testimonianza.
  3. 3.      La partecipazione. Questo atteggiamento nei confronti dei gravi problemi che pone il mondo moderno comporta una presenza militante e nessuna neutralità da eremiti, nessuna fuga nel deserto, ma una presenza attiva nell’educazione, nella etica sociale e politica, nella proposta democratica.
  4. 4.      Un organismo per la partecipazione. La militanza dei cattolici in una società non dichiaratamente cristiana come è la società europea dopo l’Illuminismo, comporta degli organismi unitari di azione. Storicamente alla pluralità delle organizzazioni devozionali si sostituisce la unità dell’Azione Cattolica. Unità organizzativa, di direzione, di comportamenti, di giudizi e di iniziative. (E’ da valutare appieno il nuovo motto che descrive l’atteggiamento di questa presenza: “Preghiera, Azione, Sacrificio!”). La nuova realtà sociale globalizzata rappresenta una sfida ben più impegnativa della cultura illuministica e della rivoluzione borghese. Questo comporta la previsione di un organismo di azione cattolica volto al nuovo ambiente sociale.
  5. 5.      L’organismo operativo. L’avvento del suffragio universale mise in crisi la cultura dell’impegno cattolico, divisa fra democratici e conservatori. In quella contingenza per un periodo straordinario, Papa Pio X riorganizzò la partecipazione cattolica in tre grandi Unioni (popolare, economico-sociale ed elettorale). L’Unione popolare si dedicò all’opera formativa, soprattutto dei giovani, ed alla diffusione dei valori nel corpo sociale. L’Unione economica e sociale si dedicò alle iniziative di promozione sociale: mutue, banche, cooperative e leghe. L’Unione elettorale, rompendo il non-expedit, si dedicò alla trattativa della forza elettorale dei cattolici, per il raggiungimento di alcuni obiettivi.

Per puro esercizio, proviamo per un momento ad assumere le ipotesi dei tre campi d’azione, stabiliti da Papa Pio X per il cattolici del 1913, per domandarci quali sarebbero le proposte fondamentali da sostenere se esistessero oggi, nell’ambito dell’azione cattolica, una Unione Popolare, una Unione economica e sociale ed una Unione elettorale.

–        Nel campo della Unione popolare. Assume la massima importanza un atteggiamento forte sui principi della carità sociale: l’attenzione per gli ultimi, lo spirito comunitario. Come dovere civico si impone la questione morale: l’onestà, la trasparenza e la correttezza della gestione dei beni pubblici e dell’uso dei beni privati sono la conseguenza  del rispetto dei poveri. Deve cambiare l’atteggiamento pietistico e compassionevole dei cattolici nei confronti dell’inadempienza ai doveri sociali.

–        Nel campo della Unione economica e sociale. Bisogna reagire con ogni mezzo alla stampa della falsa moneta operata dalla potenza finanziaria che i poveri sono condannati drammaticamente a pagare. Un intervento organizzativo diffuso, molecolare, per difendere il valore del lavoro, il valore del risparmio e la loro moneta reale non sofisticata e non avvelenata. Operare per l’alternativa all’attuale modello di banca, di finanza e di impresa. Promuovere un’austerità etica, basata sull’eguaglianza. Lottare contro i privilegi, adottare la formula comunitaria contro gli egoismi parassitari, come scelta etica possibile. Pensare all’intervento dello Stato nell’economia come garanzia di giustizia distributiva.

–        Nel campo della Unione elettorale. Un impegno morale per la pienezza della democrazia. Compito essenziale di una presenza dei cattolici è una posizione forte contro l’astensionismo, contro l’antipolitica, contro l’antiparlamentarismo ambiguo. E fra gli impegni positivi: una presa di posizione forte per una legge elettorale democratica subito, una costituzione più partecipata a cominciare dalla realizzazione dell’art.49 e dalla adozione reale del principio di sussidiarietà, regole più severe per i partiti, cambiamento profondo della coscienza del servizio pubblico contro il cancro burocratico. Una battaglia per la giustizia rapida, che significa vera attenzione ai più deboli che non hanno riserve necessarie per aspettare una lontana sentenza. Una riduzione forte della spesa pubblica parassitaria, in favore di investimenti per il lavoro, la ricerca, l’innovazione e la qualità.

L’invito a Camaldoli 2013 del Presidente Giovanni Bianchi

Cari amici,

andiamo avanti con orgoglio e decisione nel nostro programma di rinnovamento della nostra Associazione e di consegna delle nostre memorie alle nuove generazioni.

Abbiamo quest’anno cominciato con la celebrazione dell’Anno Dossettiano (21 febbraio 2013). Siamo andati avanti con la ricostruzione della Resistenza romana (19 Aprile 2013) e, come deciso dal Consiglio Nazionale tenutosi a Parma il 18 Maggio 2013, dobbiamo ora affrontare l’inizio del 70° anniversario della Resistenza.

Abbiamo voluto cominciare a celebrare la Resistenza partendo dal Codice di Camaldoli.

Nel Luglio del 1943 un gruppo di intellettuali cattolici provenienti dalla Fuci, dai Laureati Cattolici e dalla Università cattolica, si riunirono, quando ancora il fascismo non era caduto, per scrivere un programma di rinascita dell’Italia dopo la sventurata crisi che si preparava. Quello che ci interessa di questo evento è la capacità dei cattolici di prevedere il futuro, di disegnare i programmi giusti e di assumersi la responsabilità civile al servizio dell’Italia che aveva bisogno di loro.

Nel Convegno del 24 Luglio assieme ad altre Associazioni cercheremo di riproporre “lo spirito di Camaldoli”, quella capacità di giudizio e quel senso di responsabilità che anche oggi sarebbe necessario per uscire dalla crisi attuale.

Quindi non soltanto memoria, ma anche responsabilità. Non soltanto antica gloria, ma eredità per i giovani.

Da Camaldoli comincia la nostra Resistenza e proponiamo ai giovani il vaticinio profetico di Padre David Maria Turoldo, che nella sua poesia, rivolta ai giovani scrive: “Torniamo, amici, a riprendere i nomi di battaglia, a indossare le armi della luce”.

Vi trasmetto l’invito a questo importante incontro, con preghiera di diffonderlo fra gli iscritti, gli amici ed i giovani.

E a quelle sezioni che non possono partecipare all’incontro di Roma, propongo di indire in quegli stessi giorni, una riunione locale, un colloquio fra amici, per ricordare quell’evento e per studiare come trasmettere lo spirito di Camaldoli ai giovani di oggi. Mi riferisco certamente al nostro programma di Costituzione di Gruppi di Lavoro “Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli.

Con i miei auguri di buon lavoro,

Il Presidente Nazionale

On. Giovanni Bianchi

INVITO CAMALDOLI 2013

Gruppi “Resistenza e Costituzione” ad Anagni

Pannello realizzato per la manifestazione organizzata da Acli di Anagni

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GERARDO BIANCO: Invito alla Nuova Camaldoli del 24 Luglio 2013

70 anni fa un gruppo intellettuali cattolici si riunirono a Camaldoli per redigere un documento che sarà chiamato Codice di Camaldoli in cui sono straordinariamente riunite le idee principali che sarebbero state poi alla base della Costituzione e del “miracolo italiano”.

Se confrontiamo questa proposta con le condizioni materiali nella quali essi si trovavano, sentiamo che c’è qualcosa di profetico. In quei giorni Roma veniva bombardata dagli alleati per spingere l’Italia all’armistizio, Mussolini stava a Feltre in un incontro con Hitler che lo rimproverava e lo umiliava, i gerarchi del fascismo si stavano accordando per togliere il potere a Mussolini ed il re, indeciso fino all’ultimo, restava chiuso nella sua gelida titubanza. Non era certamente questa la condizione migliore per “ritrovare un futuro”.

Eppure, senza utilizzare sigle od inventare formule, si ritrovarono persone che rappresentavano il meglio della cultura cattolica: i giovani della Fuci, gli adulti del Movimento Laureati di Azione Cattolica, i futuri leader politici inconsapevoli. Era il frutto di quello spazio di libertà e di formazione di coscienze autonome che l’Azione Cattolica aveva salvato sotto il fascismo. Giorgio Campanini dà a questo gruppo una importante definizione: “Una “riserva etica” pronta a mettersi al servizio del Paese”.

Anche oggi c’è bisogno che il meglio del pensiero cattolico non rifiuti di essere la “riserva etica” al servizio del Paese. Pietro Scoppola, nella sua ultima intervista concessa a Tognon, la ricorda ed espressamente la chiama “la riemergenza del cattolicesimo politico”.

Voglio ricordare le tre grandi intuizioni del Codice di Camaldoli. La prima: l’affermazione della dignità della persona e del suo primato rispetto allo Stato, che diventò, attraverso l’emendamento di Dossetti, il caposaldo della Costituzione. La seconda: la scelta a favore dello Stato democratico nel quale i cattolici si impegnano senza privilegi, ma con grande assunzione di responsabilità. La terza: il ruolo della comunità politica come garante e promotrice di giustizia sociale e di eguaglianza. In quei drammatici giorni, dal 19 al 26 Luglio della “calda estate” del 1943, maturarono delle idee che avrebbero segnato i primi due decenni della Repubblica italiana.

Il vecchio pensiero politico liberale come le nuove espressioni politiche laiche del Partito d’Azione, socialiste e comuniste, maturate nella opposizione al fascismo, mai si sarebbero aspettate una così forte e matura “riemergenza del cattolicesimo politico”, in chiave definitivamente democratica. L’apporto dei cattolici fu determinante affinchè che l’Assemblea Costituente in un periodo politicamente difficilissimo, riuscisse ad approvare quasi all’unanimità la nuova Costituzione. Fu il primo miracolo della presenza cattolica.

Mi sono soffermato su questo esempio importante di “riserva etica” per due motivi molto semplici. Il primo è questo: le idee di Camaldoli sono l’inizio della Resistenza Cristiana alla distruzione morale e materiale della nostra Italia. Senza questa riserva etica e senza questa assunzione di responsabilità non ci sarebbe stata la grande partecipazione dei cattolici alla Resistenza armata ed alla Resistenza civile. Va ricordato come il sacrificio di 440 sacerdoti non è soltanto la testimonianza di 440 eroici testimoni, ma anche la testimonianza di una precisa volontà del nemico di colpire e distruggere i capi della società civile che si opponevano alla oppressione. Il secondo: riprendendo il pensiero di Scoppola, il cammino dell’Italia riprende con “la riemergenza del cattolicesimo politico” nel segno della democrazia.

Ci assumiamo la responsabilità di difendere in prima persona  come dovere della  nostra “riserva etica” la presenza politica dei cattolici, per porre fine alla crisi democratica del nostro Paese.

Ci troveremo a Roma il 24 Luglio non per fare una commemorazione, ma per identificare un punto di partenza della nostra riemergenza. Un punto di partenza che come il sagrato della Chiesa sia il luogo dove i cattolici si parlano dopo la Messa. Luogo aperto a tutti, senza recriminazioni e gelosie, ma con spirito comunitario. Sono lieto che le Acli, l’Associazione dei Partigiani Cristiani e l’Istituto Sturzo abbiano preso questa iniziativa con la partecipazione (che è veramente un omaggio alla storia) della FUCI (che  fu così grande parte della prima Camaldoli) e che mi abbiano pregato di farne parte. Invito tutti i miei amici a partecipare alla Nuova Camaldoli.

Gerardo Bianco

 

CAMALDOLI 2013 – Memorie e propositi nel 70° Anniversario Mercoledì 24 Luglio 2013 Camera dei Deputati – Sala del CenacoloPiazza Campo Marzio, 42 – RomaOre 16:30 Modera:  Gerardo BiancoIllustra il tema: Paolo Acanfora

Intervengono: Giovanni Bottalico (Presidente ACLI), Giovanni Bianchi (Presidente ANPC), Elena Ovidi (Presidente FUCI), Roberto Mazzotta (Presidente Istituto Sturzo).

Seguiranno interventi dei partecipanti al Convegno.

 

ACLI – ANPC – ISTITUTO STURZO

 

N.B.: E’ necessario, per motivi di sicurezza, comunicare la partecipazione (nome e cognome) al seguente indirizzo: partigiani.cristiani@gmail.com

 

 

 

 

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