ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “agosto, 2016”

Rinvio Convegno Leonessa – Comunicato urgente

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) esprime cordoglio e solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto.
Un grazie a tutti i volontari che si stanno prodigando per alleviare le sofferenze dei sopravvissuti.

L’Anpc comunica che il previsto convegno “Giornata del ricordo” a Leonessa per il 26 agosto 2016, in considerazione della devastazione che ha portato il terremoto nelle zone limitrofe, è  rinviato in data da definire.
L’Anpc non ritiene opportuno dare luogo ad alcuna cerimonia, seppur commemorativa di fatti altrettanto tristi, quando a pochi chilometri di distanza si scava per cercare di salvare vite umane.

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72° anniversario della Liberazione di Senigallia

Cerimonia in Comune per la consegna delle “Medaglie della Liberazione”

Mangialardi: “Un grande onore offrire il giusto riconoscimento a coloro che si sono battuti e sacrificati per la libertà”

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Alla vigilia delle celebrazioni per il 72° anniversario della Liberazione di Senigallia, questa mattina, 4 Agosto 2016, nella sala della giunta comunale si è svolta una cerimonia promossa dalle sezioni cittadine dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani per la consegna della “Medaglia della Liberazione” conferita dal ministero della Difesa a Rolando Brasini, don Attilio Ferretti e Giulia Giuliani.
Tre persone per tre storie diverse, ma accomunate dal profondo amore per la libertà e la democrazia, valori che a costo di pesanti sacrifici personali esse contribuirono a riconquistare, riscattando l’Italia dall’onta del fascismo.
Brasini, a suo tempo residente a Cesena, dopo essersi rifiutato di arruolarsi tra le fila della Repubblica sociale di Salò si unì alla Resistenza romagnola partecipando a vari interventi militari contro le truppe d’occupazione tedesche. Don Attilio Ferretti, invece, ex parroco di Scapezzano, dopo essere stato arruolato e mandato al fronte all’età di venti anni, nel 1943 venne fatto prigioniero e portato in Germania, dove per tre anni fu costretto al lavoro coatto. Qui temperò la sua vocazione religiosa, da cui scaturì la promessa di dedicare la propria vita al Signore diventando prete. Infine, Giulia Giuliani, giovanissima fidanzata di Domenico Torreggiani, uno dei partigiani scampati all’eccidio di monte Sant’Angelo, che venne arrestata dai tedeschi e condotta al carcere di Forlì affinché fornisse notizie circa il rifugio del proprio compagno. Più volte torturata e minacciata di morte, si rifiutò strenuamente di parlare con i propri aguzzini.
A consegnare le onorificenze è stato il sindacoMaurizio Mangialardi, su delega del prefetto. Alla cerimonia hanno preso parte anche alcuni familiari delle persone insignite e i rappresentanti dell’Anpi, Leonardo Giacomini, e dell’Anpc, Franco Porcelli.
Queste persone – ha spiegato il presidente dell’Anpi Giacomini – sono testimoni di esperienze terribili, hanno vissuto l’orrore della guerra e subìto ogni sorta di umiliazioni, torture e violenze. Crediamo sia giusto far conoscere le loro storie e farne un esempio per le giovani generazioni. E per tale ragione ringrazio il sindaco per questa cerimonia dal grande significato sotto l’aspetto del ricordo e della memoria”.
Per chi rappresenta le istituzioni – ha poi detto il sindaco Mangialardi – è un grande onore offrire il giusto riconoscimento a coloro che si sono battuti e sacrificati per la libertà e la democrazia, valori che oggi noi diamo per scontati. Senza alcuna retorica, voglio dire che queste persone sono oggi dei simboli importanti, per ciò che hanno fatto prima, adoperandosi affinché la nostra Nazione tornasse a essere un paese democratico, e per ciò che fanno oggi, quando con le loro testimonianze ci ricordano che la violenza e i sentimenti di prevaricazione nei confronti del diverso sono sempre in agguato, pronti ad alimentare forme diverse di intolleranza e razzismo. Oggi, con questa piccola ma significativa cerimonia, abbiamo voluto recuperare queste storie e offrirle ai nostri giovani quali esempi. Un grande ringraziamento, quindi, alle nostre associazioni partigiane che hanno dato questa occasione non all’Amministrazione comunale, ma a tutta la città”.

Un ricordo del Generale Climinti

IL Ricordo di un grandissimo amico il Generale della finanza ENZO CLIMINTI di Antonio Cipolloni

Una tristissima notizia mi ha raggiunto mentre ero in ospedale, la morte di una carissimo amico, il Generale della Guardia di Finanza Enzo Climinti, un originario di Leonessa, studioso e ricercatore, artefice di numerosissime pubblicazioni di storia locale e soprattutto dell’armamento dei Finanzieri. Uno storico ricercatore che nel 1943 era alla macchia quando i tedeschi perpetrarono il massacro il 7 aprile 1944; data nella quale fino a qualche anno addietro la presenza dell’Alto Ufficiale era sempre assidua e fattiva. Ricercatore storico accurato di documenti e testimonianze, soprattutto di carteggio degli Archivi tedeschi relativo alla nostra zona. Oculato osservatore ed organizzatore del Corpo al quale dedicò, sulle orma del Padre, tutta la sua esistenza: dopo il collocamento in Congedo per raggiunti limiti di età fu tra gli organizzatori che realizzarono il Museo Storico della Guardia di Finanza di Roma:Il Gruppo di Combattimenti Schanze, tra le più interessanti per il contenuto di documenti riguardanti gli Eccidi di Leonessa e di Osteria Tancia, del 7 aprile 1944, giacenti negli Archivi tedeschi. Appassionato ed esperto dello sci alpino e del Terminillo in modo particolare (dove avemmo modo nel lontano 1960 di conoscerci), installando immediatamente una duratura amicizia e collaborazione. Per me fu un amico fraterno maggiore, in questi ultimi anni, dal 2002 soprattutto quando casualmente ci rincontrammo, in occasione del mio primo volume “Monelli di Guerra”, divenendo un prezioso consigliere per le mie future pubblicazioni, da “La Montagna di Roma” a “Eccidio sul Tancia” del quale scrisse la presentazione, a “La Guerra in Sabina”. Presenziò, quale “Testimonial” a Rieti nel 2014 alla presentazione del volume “Racconti di Guerra” (contenete un suo racconto) all’Auditorium Varrone organizzata dal Comune di Rieti nel 70° Anniversario della Liberazione. Perdiamo un Galantuomo, molto legato alla Sua Leonessa. La scomparsa nei giorni scorso presso l’Ospedale di Terni, dove non più tardi di circa un mese fa lo andai a trovare per un saluto, mi domandò a che punto ero sulla ricerche della Prima Guerra Mondiale; la mente sempre viva e lucidissima, era nato nel 1923; le gambe in questi ultimi mesi lo avevano un po’ fiaccato. Addio Enzo, io, ma soprattutto la Tua Leonessa, e gli studiosi di storie locali non Ti dimenticheremo mai; sono certo che continuerai a cercare nei meandri del Paradiso, la verità delle stragi di innocenti degli anni nefasti dell’inverno-primavera del 1943/44, con ostinata pignoleria e giusta collocazione al riparo da ogni strumentalizzazione (come mi hai insegnato e sempre consigliato); mi mancheranno certamente anche le settimanali telefonate dalla Tua residenza di Otricoli. Addio R.I.P. Antonio Cipolloni.

Convegno Leonessa 26 Agosto

Il 26 Agosto a Leonessa si terrà un importante Convegno, promosso dalla nostra Associazione e dedicato alla conoscenza ed alla divulgazione degli eventi, dei personaggi e dei valori legati alla Resistenza nonchè alla rinascita della democrazia in Italia ed in Europa. L’incontro è stato condiviso dall’Amministrazione Comunale a seguito dell’iniziativa intrapresa da S. E. Mons. Giuseppe Chiaretti Arcivescovo emerito di Perugia e Città della Pieve che, ultimo testimone dei drammatici fatti avvenuti a Leonessa ad opera delle truppe nazifasciste, ha voluto raccogliere in un “Liber Memorialis” la narrazione di quanto ha vissuto ed ha caldeggiato l’esecuzione di un’opera pittorica che esprime sinteticamente tutte le stragi avvenute nel territorio leonessano ed in Italia. L’opera eseguita del pittore leonessano, Massimo Bigioni, rappresenta il momento culminante della fucilazione di vittime inermi, tra cui il giovane sacerdote, Don Concezio Chiaretti, Cappellano della Brigata Militare Julia, strappato dall’altare della Chiesa di Santa Maria del Popolo ed ucciso, con gli altri, il 7 aprile del 1944 venerdì santo alle ore 15,00 sul Golgota leonessano.

Programma della Giornata

 Mattino: ore 11,00 nella Chiesa di San Pietro si terrà una Santa Messa per tutti i defunti

e subito dopo la deposizione simbolica di un omaggio floreale presso il Sacrario dei

 Pomeriggio ore 17,00 nella Chiesa di San Pietro: Convegno con presentazione del “Liber

Memorialis” e svelatura dell’ “Opera pittorica” con interventi del:

Dott. Paolo Trancassini Sindaco di Leonessa;

S. E. Mons. Domenico Pompili Vescovo di Rieti

Saluto di un membro direttivo ANPC

S. E. Mons. Giuseppe Chiaretti

Massimo Bigioni, pittore

Al termine ci sarà un’agape presso il loggiato della Chiesa di San Pietro

r.s.v.p.

Per informazioni rivolgersi al cell. 335 639 66 99

Scarica qui l’invito: anpc 26 agosto 2016 leonessa

Una targa alla memoria di Arturo Tarducci

«A egregie cose il forte animo accendono / l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella / e santa fanno al peregrin la terra / che le ricetta .. » recitano tra i più celebri versi de “I Sepolcri”  di Ugo Foscolo, che suonano come un incitamento a tenere viva la memoria dei Grandi, degli Eroi, dei Martiri nella prospettiva del nostro Sodalizio di quei Partigiani Cristiani che giunsero sino al supremo sacrificio per vivere sino in fondo i propri Valori ed i propri ideali, a volte persino “combattenti senza fucile”, preferendo la propria morte piuttosto che infliggerla di propria mano ad altri.

Il rischio che purtroppo si corre nel culto degli eroi intesi in senso di combattente è quello di nobilitare la guerra che, invece, è e rimane esecranda. «Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi» è una nota e controversa affermazione di Bertolt Brecht, che il drammaturgo tedesco mette in bocca a Galileo Galilei nell’opera dedicata alla sua vita, significando che le epoche, quali la Resistenza in Italia, che hanno prodotto eroi sono stati tempi difficili e di sacrifici per i popoli che le hanno vissute. Ed Associazione Nazionale Partigiani Cristiani pone proprio su questo aspetto di sofferenza e di sacrifici la Memoria storica ed il ricordo dei suoi Eroi, alcuni persino militari e combattenti in senso tradizionale, anche se con sempre fortemente presenti i Valori Cristiani che li hanno caratterizzati e che Anpc enfatizza e mette in risalto nel loro ricordo. Eroismo, appunto, in primo luogo come testimonianza sino al supremo sacrificio di Valori cristiani.

Questo lo spirito con cui la nostra Associazione ha partecipato lo scorso 7 giugno allo scoprimento presso la Terza Università di Roma ad una Targa alla Memoria di Arturo Tarducci, figura emblematica delle sofferenze che inducono i tempi che generano e, soprattutto, esaltano l’eroismo inteso in senso bellico, di conflitto e di sopraffazione in armi.

Arturo Tarducci, nativo di Catania, si era trasferito a Roma all’età di due anni al seguito della famiglia che migrava in cerca di migliori condizioni di vita. Con sacrifici suoi e dei suoi familiari aveva conseguito un allora prestigioso diploma di Istituto Tecnico che gli aveva consentito di venire assunto dall’Alfa Romeo che all’epoca aveva sede a Roma dove ora ha sede, in via Ostiense 234, la Scuola Lettere Filosofia Lingue della Università degli Studi Roma Tre. Si schiudeva un sogno di una vita per il tempo superiore alla media, che venne interrotto dalla famigerata “cartolina precetto”. Il 9 maggio 1941 indossava l’uniforme militare.

Destinato come autiere alla guida di un autocarro pesante Alfa Romeo 800 RE con il compito di rifornimento viveri inquadrato nel 52° Reggimento Artiglieria della Divisione “Torino”, verrà fatto prigioniero dai russi nel gennaio 1943 ed internato in Siberia nel campo di Gubaka, dove perirà, all’età di 22 anni, nel settembre del 1943. Verrà seppellito nel cimitero di Vilva Boskaja.

Una storia emblematica del perché mentre è doveroso ricordare gli Eroi che  con il loro impegno e sacrificio ci hanno consentito di godere i frutti della riconquistata democrazia liberale e della Costituzione scritta con il contributo fondamentale della cultura erede della resistenza cristiana al nazifascismo, poi divenuta cultura costituente, è anche bene riflettere sull’affermazione di Bertolt Brecht, perché i tempi che non richiedono che taluni “forti” divengano eroi sono migliori, beati, nonostante tutte le eventuali carenze e manchevolezze, perché non conoscono i dolori ed i sacrifici dei tempi che generano eroi. In tempi “beati” Arturo Tarducci non avrebbe avuto in quel modo infranto il sogno che per lui stava per dischiudersi.

Molte le perplessità pregiudiziali ideologiche di taluni, soprattutto tra gli studenti, che davano un significato politico alla partecipazione, non certo volontaria, di Tarducci al Corpo di Spedizione Italiano in Russia, quindi all’inizio della cerimonia piccoli drappelli, divenuti gremiti sino ad affollare numerosi e commossi la galleria dove è stata allocata la Targa ricordo. Arturo Tarducci, come alla fine si sono resi conto, poteva essere uno di loro; sognava la vita ed è morto ad una età che è quella media degli studenti del Dipartimento.

Lo scoprimento della Targa da parte del nipote Maurizio, della pronipote Margherita e i bisnipoti Eva e  Flavio ha fatto seguito ad una breve rievocazione e presentazione dell’evento da parte cerimonia la Professoressa Maria Del Sapio, Vice Presidente della Scuola Lettere Filosofia Lingue, del pro Rettore Professor Gaetano Sabatini, del Promotore dell’iniziativa, Cavaliere Omri Marco Lodi, Vice Presidente Nazionale Ancfargl per l’Aeronautica, del Generale Rocco Viglietta, Presidente Nazionale dell’Associazione Artiglieri d’Italia, che ha illustrato l’impiego della Divisione Torino in Russia, nella quale era inquadrato Arturo Tarducci.

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani era rappresentata dal Consigliere Nazionale Giorgio Prinzi, in tenuta ibrida, indossando oltre le insegne Anpc il basco e i distintivi di grado in quanto Ufficiale di Complemento in congedo partecipante ad una manifestazione con resa di Onori da Picchetto armato e tromba.

 

Targa in Memoria dell’ex operaio Alfa Romeo “Arturo Tarducci” di Marco Lodi

Il 7 giugno 2016 alle ore 10,30 presso l’Università degli Studi Roma Tre, è stata inaugurata una targa in memoria dell’ex operaio Alfa Romeo e poi artigliere del 52° Reg.to Divisione Fanteria “Torino” Arturo Tarducci.

Premessa

Durante una visita al mio amico Maurizio Tarducci, amicizia nata sulla condivisione della passione per il mezzo a due ruote, noto su una parete della sua camera il ritratto in bianco e nero di un giovane con un distintivo sul bavero della giacca. Mi avvicino alla foto chiedendo notizie a Maurizio e con grande stupore vengo a sapere che si tratta dello zio, Arturo, deceduto in prigionia in un campo di concentramento russo nel settembre 1943. Era un apprendista operaio presso l’Alfa Romeo di via Ostiense, 234 oggi sede della Scuola Lettere Filosofia Lingue della Università degli Studi Roma Tre. Dopo qualche tempo l’idea di intitolare almeno un’aula ad Arturo, scomparso a 22 anni, prende sempre più piede. La famiglia Tarducci mi consegna la documentazione in suo possesso. Qualche fotografia, il foglio matricolare e caratteristico, una lettera datata 1992 da parte del Ministero della Difesa, Commissariato Generale delle Onoranze Funebri, che cita “[…] a seguito dei mutamenti politici avvenuti recentemente nell’ex URSS, (n.d.r. Caduta del Muro di Berlino 3 ottobre 1990) questo Commissariato Generale, dopo anni di inutili e tentativi e reiterati dinieghi, ha avuto la possibilità di consultare gli archivi di stato di quella nazione e dalla documentazione rinvenuta far luce, almeno in parte, sulla terribile odissea alla quale andarono incontro i nostri soldati che vennero fatti prigionieri e deportati nei campi di concentramento […]” la lettera continua “[…] Attualmente, il Commissario generale sta procedendo alla difficile opera di ricerca delle località ove furono allestiti i campi di concentramento che risultano, da un primo esame, disseminati in un’area vastissima e dei quali, sovente, non è rimasta traccia visibile […]” prosegue “[…] per poter recuperare e rimpatriare i Resti mortali del Suo congiunto, è, però, pressoché nulla poiché i sovietici hanno sepolto i nostri Caduti, per la quasi totalità, in grandi fossi comuni unitamente a quelli di altre nazionalità […] è comunque intendimento di questo Commissariato Generale, una volta localizzate con precisione tali aree ove riposano migliaia di nostri connazionali, erigere dei cippi commemorativi a perenne ricordo del Loro sacrificio […]”

Inizia il procedimento amministrativo

Quindi contatto via mail e poi telefonicamente, il responsabile del Centro di documentazione dell’Alfa Romeo con sede ad Arese (Milano) per avere conferma sull’impiego di Arturo Tarducci. Dopo numerose ulteriori mail e telefonate, il responsabile, rammaricato, mi comunica che di quella sede romana non è stato conservato nulla. Quindi, la testimonianza del nipote Maurizio e della sorella di Arturo sono le uniche conferme sull’effettivo impiego di Arturo all’Alfa Romeo di via Ostiense. Riesco a trovare anche altri ex operai che hanno lavorato in questa sede negli anni 60/90.

Con la documentazione completa, siamo pronti per collocare una targa alla Memoria. Grazie all’aiuto del Direttore del Dipartimento Studi Umanistici, prof. Mario De Nonno sarà possibile collocare la targa in un punto visibile della struttura. Ora tutto è pronto e, grazie all’aiuto del collega Roberto Sgrulloni, segretario della Scuola e del suo Presidente prof. Giacomo Marramao viene inoltrata la richiesta di autorizzazione al Magnifico Rettore (siamo ad ottobre 2014). Nel settembre 2015 il Consiglio di Amministrazione delibera la collocazione della targa. Finalmente un riconoscimento per Arturo. La targa sarà realizzata dal collega amico Lorenzo Di Bartolomeis, mentre l’epitaffio sarà realizzato, grazie all’aiuto del col. Rossano Vallone e del cav. Franco Mari rispettivamente soci di Assoarma e ANCFARGL Roma capitale.

Ma chi era Arturo Tarducci?

Questa domanda se la sono posti in molti, anche alcuni studenti della Univ. Roma Tre. Generalmente targhe commemorative si dedicano a grandi personaggi, decorati di MOVM, poeti, scrittori, attori, persone che hanno lasciato una impronta significativa nella nostra società.

Arturo Tarducci era uno di noi, un semplice ragazzo in cerca di fortuna, cui il destino ha riservato qualcosa che non rientrava certo nelle sue aspettative.

Nato a Catania il 30 maggio 1921, la famiglia, nel 1923 emigra a Roma in cerca di fortuna. Arturo verrà avviato a scuole tecniche e appena maturata una certa esperienza verrà assunto, nel 1939, all’Alfa Romeo di Roma in qualità di apprendista operaio. Purtroppo, la seconda guerra mondiale incombe ed arriva anche per lui la cartolina precetto. Rinvierà il servizio militare, causa lavoro, per qualche mese ma poi dovrà presentarsi alla Città militare Cecchignola il 9 maggio 1941. In seguito sarà assegnato come autiere, matricola 18099 bis, al 52° Reg.to Artiglieria Divisione Fanteria “Torino”.

Dalla città di Torino, con tradotta militare la Divisione “Torino” sarà partecipe al Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.I.S.R.) e assegnato al trasporto viveri con un “autocarro unificato pesante” Alfa Romeo 800 RE.

Catturato da soldati russi, nel gennaio del 1943 sarà trasferito nel campo di concentramento n.° 241/3 (Siberia) di Gubaka dove perderà la vita nel settembre del 1943 e, quindi, seppellito nel cimitero di Vilva Boskaja.

 

La cerimonia

Il 7 giugno alle ore 10,30 in Via Ostiense 234, inizia la cerimonia. Sono presenti molti studenti, docenti, personale, cittadini, rappresentanti dell’Associazione Partigiani Cristiani, dell’Associazione Autieri d’Italia, la UIL di Roma Tre, il sub commissario per il Comune di Roma Maria Barilà, il col. Giovanni Adinolfi a rappresentanza del Gen. C.A. Tullio Del Sette Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, i labari dell’ANCFARGL, dell’Associazione Fanti d’Italia, dell’Associazione Artiglieri d’Italia, dell’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia. Presente il picchetto d’onore dei Lancieri di Montebello. Apre la cerimonia la prof.ssa Maria Del Sapio, vice presidente della Scuola Lettere Filosofia Lingue, a seguire il pro Rettore prof. Gaetano Sabatini. Dopo l’intervento del sottoscritto conclude il Presidente nazionale dell’Associazione Artiglieri d’Italia Gen. B. Rocco Viglietta che completa gli interventi con una relazione sull’impiego della Divisione Torino in Russia. A seguire lo scoprimento della targa da parte del nipote Maurizio, della pronipote Margherita e i bisnipoti Eva e  Flavio. C’è emozione e Arturo, un giovane di settant’anni fà, vittima di circostanze sicuramente estranee alla sua volontà, come altre migliaia di ragazzi che certamente non vollero la guerra che poi li travolse, verrà almeno conosciuto e ricordato da chi passando leggerà la targa.

Ringraziamenti

Ringrazio per l’aiuto Franco Mari, Maurizio Tarducci e la figlia Michela, i colleghi Alessandra Nicolai, Roberto Sgrulloni, Mario Mefistofele, Antonio Rossi, Rosa Basso, Antonio Colella e la responsabile della Biblioteca “G.Petrocchi” dott.ssa Manuela Riosa per aver permesso l’esposizione di alcuni volumi sulla campagna di Russia della Biblioteca di interesse locale “Lorenzo Lodi”.

Cav. Marco Lodi

Vice presidente nazionale ANCFARGL Aeronautica

 

 

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