ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “maggio, 2016”

Commemorazione Ciccardini

Si è tenuta il 28 Maggio a Cerreto d’Esi una bellissima commemorazione di Bartolo Ciccardini.

A portare i saluti dell’ANPC è stata la nostra Vicepresidente Cristina Olini. Per prima cosa ha portato i saluti del Presidente Giovanni Bianchi con un suo piccolo ricordo: “Ciccardini, dice Bianchi – aveva l’arte –  il genio addirittura – di cogliere il particolare che costituisce   il punto di vista dal quale dare senso a un intero orizzonte. Credo fosse questo il segreto della sua capacità di scegliere ogni volta con tempestività e giovanile baldanza la posizione in campo. Il protagonismo delle battaglie referendarie, la passione per il presidenzialismo, l’impegno inarrestabile e incontenibile per far conoscere non tanto gli episodi e neppure soltanto l’interpretazione, ma un aspetto civile diffuso e perchè no? “ cattolico” della Resistenza si spiegano con questa scelta mai smentita. Nel suo impegno al vertice dell’associazione Nazionale partigiani cristiani Bartolo non da’ riposo a se stesso, non agli amici, tanto meno a quanti non riescono a celare il fastidio per il suo impegno e per il suo carisma”.

Successivamente Cristina ha condiviso alcuni suoi ricordi personali, raccontando della grande amicizia che aveva legato Bartolo Ciccardini al suo papà Bruno Olini e coglie alla perfezione quella sua fresca giovinezza che lo portava ad avere sempre entusiasmo, mille idee e la voglia di stare insieme alla gente, soprattutto in mezzo ai giovani.

 

Infine ha portato il saluto di Angelo Sferrazza, grande amico di Bartolo e Vice Presidente Nazionale ANPC: “Carissime amiche e amici, mi dispiace non essere presente, a questo  convegno in memoria  di Bartolo. Ricordarlo in questi giorni ha un alto valore. Le polemiche che stanno avvelenando l’immagine  della  Resistenza, offuscano, offendono e sfregiano  i valori portanti della nostra democrazia e della Repubblica. Bartolo, dopo il suo lungo percorso di uomo di cultura, di politico acuto e soprattutto anticipatore, ha iniziato il suo percorso dalla Resistenza e lo ha concluso con essa e per essa. Aveva già da tempo e ben chiaramente  capito che ci stavano dimenticando e allontanando da quei valori. La sua analisi era ed è correttissima, sia sul piano storico che valoriale: fare rivivere in noi i valori del passato e dare della Resistenza una immagine coraggiosa ed attuale. La Resistenza fu un fatto popolare, non solo di quelli che imbracciarono il fucile, ma dei tanti, migliaia e migliaia che contribuirono alla sua vittoria, non solo militare, ma soprattutto civile. La guerra ai nazifascisti, non fu solo un isolato atto italiano, ma di tutta l’ Europa occupata, anche se con finalità e metodi diversi. Per alcuni era solo restaurare il passato democratico,  come nei Paesi nordici, per altri, cancellare il passato per creare o ricreare uno Stato veramente democratico:  era il caso dell’Italia, che usciva dalla ventennale dittatura fascista, che non fu un regime da operetta, tutt’altro. Tutte le forze democratiche vi parteciparono, in un arco che va dai monarchici agli anarchici. E i cattolici non furono secondi a nessuno. La storia della loro partecipazione e azione ci offre ogni giorno delle scoperte. Ancora molto deve essere trovato negli archivi scritti e audiovisivi. Ed è questo che sta facendo oggi l’ANPC con la collaborazione dell’Istituto Sturzo. E’ ora che sia dato ad ognuno  ciò che gli è dovuto. Il nostro tempo, il mondo in cui viviamo, è lontano dagli anni quaranta, ma i pericolo, le domande, le speranze e le angosce restano ancora ad intimarci ed obbligarci ad essere sempre attenti e vigili. Si respira una brutta aria in Europa e non solo nel nostro continente.  Le minacce a ciò che si è costruito con  la Resistenza sono reali e diffusi. I giovani fanno fatica a trovare ideali forti e condivisi. E sicuramente è da loro che bisogna cominciare. La Resistenza fu alimentata dai giovani e dalle donne. I giovani e giovanissimi  furono i protagonisti del Risorgimento, così come nella Resistenza, che non a caso fu definita il secondo Risorgimento.  La Resistenza  è un mosaico. Il giorno del funerale di Benigno Zaccagnini (nome di battaglia  Tommaso Moro) il 7 novembre del 1989, Arrigo Boldrini leggendario comandante Bulow e per lunghi anni presidente dell’ANPI disse che “nei mosaici della nostra Ravenna si aggiunge una tessera con il nome di Benigno, amico indimenticabile” e concluse con una significativa invocazione “Tommaso Moro, aiutaci tu”.  Arrigo Boldrini aveva capito tutto. Bisognerebbe che i seguaci del leggendario comandante Bulow, lo capissero. La Resistenza è di tutti! Potremmo anche noi dire  “ Bartolo aiutaci tu”!.

Leggi anche questi due bellissimi commenti:

La cronaca di Massimo Cortese

La cronaca di Maurizio Eufemi

Memorial Day 29 Maggio 2016

Sotto il profilo rigorosamente tecnico del contesto bellico, nello specifico in quello che dal punto di vista Alleato viene indicato con la dizione di Campagna d’Italia 1943 – 1945, il termine Resistenza dovrebbe riferirsi solo alle fasi immediatamente successive al radiodiffuso proclama di Pietro Badoglio (https://www.youtube.com/watch?v=QIb7OONY8Dc) che, alle ore 19.42 dell’8 settembre 1943, annunciava il raggiungimento di un accordo di armistizio «(…) La richiesta (di armistizio inoltrata al Generale Eisenhower; N.d.R).è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza», significando il corsivo all’interno della citazione, esse “faranno resistenza” ad eventuale uso della forza militare di altra provenienza, nello specifico da parte dell’ex alleato germanico (https://www.youtube.com/watch?v=0G5mU8QfCnk) divenuto occupante. Faccio notare che il testo originale registrato dalla viva voce di Badoglio non afferma “attacchi da qualunque parte provengano”, come generalmente ritenuto, ma sembra indicare chiaramente l’ex alleato affermando “reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”. Non è una quisquiglia, ma è la sostanziale affermazione del cambio di fronte al quale alle Regie Forze Armate viene “ordinato” di adeguarsi. Non più atti di ostilità verso l’ex nemico e sino al quel momento potenziale invasore, ma resistenza, anzi reazione, verso atti ostili dell’ex alleato.

Questo è un punto cruciale e fondamentale, su cui riflettere.

Purtroppo il Diritto internazionale del tempo, rivisto ed aggiornato solo in tempi più recenti dopo il sorgere nel dopoguerra di movimenti nazionali di liberazione, era drastico e fortemente penalizzante verso i “resistenti” nei confronti dell’allora ex alleato, che giuridicamente li considerava “franchi tiratori” passibili di fucilazione.

Questo aspetto, almeno per i reparti regolari inquadrati nel cosiddetto “esercito del Sud” venne superato con la Dichiarazione di Guerra alla Germania da parte del “governo” Badoglio del 13 ottobre 1943, ma non risolse il problema per quanti operavano in formazioni irregolari oltre le linee del fronte. Il primo tentativo di teorizzare con una pubblicazione dottrinale, che data 10 dicembre 1943, questa forma di guerra venne fatto dal Colonnello del Genio Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-cordero-lanza-di-montezemolo_(Dizionario-Biografico)/, Comandante ed animatore del Fronte Clandestino Militare di Roma, che si mosse nella prospettiva della solidarietà nazionale, senza pregiudiziali di ottica politica, ponendo sotto questo aspetto anche le basi per la futura Italia libera, democratica e liberale, quella che i Partigiani Cristiani, divenuti Padri Costituenti, si sforzarono di realizzare con la Costituzione repubblicana del nuovo Stato nato dalla Resistenza e dalla Guerra di Liberazione.

Tra le direttive di Montezemolo – fondamentale – quella di limitare le azioni di “guerriglia” fuori dal contesto urbano, al fine di evitare rappresaglie quali quella che fece seguito all’attentato di via Rasella, che vide lo stesso Montezemolo, che era stato catturato il 25 gennaio 1944, tra i Martiri delle Fosse Ardeatine dopo 58 giorni di detenzione e di sevizie nelle famigerate carceri di via Tasso a Roma.

La cobelligeranza e il tentativo di Montezemolo di accreditare i combattenti in formazioni irregolari oltre le linee come frange delle ricostituite Forze armate nazionali impresse un nuovo corso alla riscossa nazionale in armi che, nell’Italia occupata sotto giurisdizione di comodo della Repubblica Sociale Italiana, mise a dura prova la tenuta del fronte interno, in questo caso in senso proprio di resistenza della società civile alle improbe condizioni della guerra, che per le comunità ecclesiali cristiane assunse anche significato di testimonianza di Valori civili, oltre che di fede, caratterizzandosi per spirito di altruismo e di abnegazione da parte di quei patrioti (il termine partigiano è successivo e di importazione; anche le estreme frange marxiste, i Gap, significavano Gruppi di Azione Patriottica e di Azione Proletaria, come da vulgata successiva) che scelsero di resistere e combattere senza fucile, preferendo sacrificare la loro vita piuttosto che toglierla di propria mano ad altri. Certo non mancarono  i comandanti militari in armi, taluni validissimi ed eroici, anche se mai dimentichi della loro peculiarità di cristiani che li rendeva nei comportamenti e nello spirito diversi da altri combattenti che tali Valori cristiani non sentivano e non praticavano.

Cessate le ostilità, come accennavamo, l’obiettivo primario fu ricostruire l’unità e la solidarietà nazionale, plasmando la società e lo Stato che andava delineandosi con la Costituente secondo i propri Valori guida che per i Cristiani significava anche trasporre in pratica e nel sociale gli insegnamenti del Vangelo. Gli aspetti militari pregressi finirono, almeno per la nostra componente di Partigiani Cristiani, marginalizzati, guardando più al futuro migliore da costruire che al doloroso, sia pure glorioso, passato che aveva reso possibile la costruzione di quel migliore futuro.

Oggi, dopo oltre settanta anni dalla fine della tragedia, il discorso del dopo si riapre nello specifico  anche in relazione a progetti di revisione della Carta Costituzionale e, nel contingente, nella prospettiva del referendum con il quale i cittadini sono chiamati ad approvare o respingere recenti modifiche approvate dal Parlamento secondo la prassi prevista. Si ritorna alle origini, ai Valori della Resistenza e della Guerra di Liberazione che rappresentano l’ottica nazionale italiana della Campagna d’Italia 1943 – 1945, combattuta dagli Alleati e senza il cui supporto e sforzo congiunto la nuova Italia non avrebbe potuto sorgere, anche se – ed è bene sottolinearlo con veemenza – non si è trattato di un regalo gratuito, ma di una sinergia operativa e di intenti che hanno avuto il loro peso reciproco.

Quanto pesa allora in termini militari la Resistenza civile ed in armi nell’Italia occupata? Difficile una quantificazione semplice ed immediata, perché la “guerriglia” per formazioni irregolari, per non parlare della resistenza civile compresa quella non in armi, è cosa non commensurabile con il potenziale bellico sul campo delle avverse forze regolari, in quanto le due realtà si caratterizzano sotto il profilo della potenza e delle tattiche di combattimento per aspetti che poco hanno in comune se non la impari contrapposizione in campo aperto. Questo senza tenere in alcun conto la mole di informazioni raccolte dall’osservazione diretta e dall’intelligence sul terreno, fondamentale come in ogni conflitto, compresi quelli attuali in corso nei quali si impiegano “forze speciali”.

Si ricorre allora ad una valutazione convenzionale, facendo riferimento alle forze che i tedeschi dovettero stornare dalla linea del fronte per contenere e contrastare le formazioni patriottiche, la guerra partigiana come oggi entrato nel linguaggio comune. Furono ben sei la divisioni (https://www.youtube.com/watch?v=theo-HOVQBo) che i tedeschi si trovarono costretti a sottrarre alla linea del fronte per contrastare il fenomeno.

Se ad esse si somma il contributo, a partire dal 23 luglio 1944, (http://www.difesa.it/Primo_Piano/Documents/2014/09%20aprile%202014/Esercito_nella%20Guerra_Liberazione.pdf) dei sei Gruppi da Combattimento, divisioni effettive per motivi politici, pensando al futuro trattato di pace, definite con altra dizione, delle otto Divisioni Ausiliarie, che per l’intera durata della Guerra di Liberazione assolsero gravose funzioni logistiche, giungendo a impiegare ben 196.000 uomini a supporto della complessa macchina bellica alleata, alla quale l’ampia dotazione di mezzi motorizzati e meccanizzati di cui disponevano gli anglo americani poco serviva a fronteggiare le asperità del territorio montano della Penisola, e soprattutto le sue frequenti piogge che in certi mesi trasformavano le strade in fiumi di fango.

Fra queste unità si distinsero in particolare,  per spirito di sacrificio e abnegazione, le Divisioni ausiliarie 210ª 228ª e 321ª, i cui reparti di salmerie operarono nell’immediatezza del fronte, partecipando anche ad alcuni combattimenti;

il “Genio Pionieri”, la cui opera consentì lo sminamento e il riattamento di gran parte delle rete stradale e ferroviaria.

Tutto questo ha voluto significare e testimoniare la partecipazione con Medagliere di Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, alla Ricorrenza del Memorial Day presso il Cimitero Militare Statunitense di Nettuno, svoltasi quest’anno domenica 29 maggio 2016. Il concetto da noi espresso sopra è stato in quella occasione puntualizzato dal Generale Rosario Arosa, Commissario Generale di Onor Caduti, nella sua allocuzione, che ha ricordato come, in quei giorni, dopo un disastroso disimpegno dalla guerra a fianco dell’Asse, la resistenza alle truppe del vecchio alleato divenute avverse e nemiche ed, infine, con la cobelligeranza e l’avvio del riscatto militare delle rifondate Forze Armate nazionali, iniziato con il battesimo del fuoco l’8 dicembre 1943 a Montelungo sulla cui quota il successivo 16 dicembre sventolarono insieme per la prima volta le bandiere italiana e statunitense vittoriose, e conclusosi con la partecipazione allo sfondamento finale nell’aprile del 1945 dei Gruppi di Combattimento, che costituiranno l’ossatura portante del futuro esercito repubblicano; in sintesi questo susseguirsi di eventi innescò un processo militare e civile che ci trasformò da nazione vinta a Nazione protagonista nel nuovo ordine mondiale, con forte ruolo nella collocazione Occidentale grazie anche all’adesione all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, quella Nato in cui oggi, come appunto ricordava il Generale Arosa, giochiamo un ruolo da comprimari e protagonisti nello sforzo di consentire ad altri popoli un processo omologo a quello da noi vissuto in quei tragici anni

E negli anni critici della contrapposizione minacciosa tra Nato e Patto di Varsavia la nostra Associazione ha preceduto i tempi con un progetto all’epoca portato avanti con il sostegno fattivo dell’allora Sottosegretario alla Difesa Bartolo Ciccardini all’attuale Consigliere Nazionale Giorgio Prinzi, all’epoca Vice Presidente Nazionale dell’Associazione dell’Arma del Genio e delle Trasmissioni, Anget, promotore ed animatore di un Corpo Volontario di Riservisti di Difesa Civile, versione attualizzata alle esigenze militari dell’epoca delle formazioni di patrioti/partigiani. Tra i due aveva fatto da tramite il compianto Segretario Nazionale Bruno Olini, padre della nostra attuale Vice Presidente Nazionale Maria Cristina; purtroppo i tempi allora non erano maturi e addirittura con la legge di sospensione della leva spariva nella dottrina militare italiana non solo la struttura, ma persino il termine di “difesa civile”, che oggi si tenta di richiamare in vita con la dizione di “esercito allargato” coinvolgendo con impiego collaterale il personale in congedo, come già avviene per i Carabinieri, la Polizia di Stato e la stessa Polizia Municipale, che collaborano a latere con compiti d’istituto.

Ma l’esperienza partigiana, quale quella vissuta dai dante causa ad Anpc, ha prodotto implicazioni dottrinali persino in campo internazionale, ad esempio nella pianificazione di difesa della Nato, E proprio in termini di moderna dottrina militare faccio riferimento in relazione alle formazioni irregolari e partigiane, in chiave moderna organizzazioni “stay behind”, teorizzate nel manuale dottrinale FM 31 – 20 dell’esercito statunitense, come spiega in un articolo comparso sulla rivista dell’ex Sisde “Per aspera ad veritatem” n° 21 del 2001 (http://gnosis.aisi.gov.it/sito/rivista21.nsf/servnavig/8) l’amico Vittorfranco Pisano, Capo Dipartimento Sicurezza ed Intelligence presso la Libera Università Hugo Grotius (Lunig), Colonnello della Polizia militare statunitense (il nome italiano non tragga in inganno), autore di numerose pubblicazioni in materia di terrorismo, sicurezza e intelligence:

«Il quesito da porsi in questo contesto è “cosa significa nella sostanza stay-behind?” Per ottenere una risposta basta consultare un manuale da campo dello U.S. Army, (…) nel pubblico dominio sin dal dicembre 1965, (…) FM 31-20, intitolato Special Forces Operational Techniques, ossia Tecniche Operative delle Forze Speciali. Mentre è palese il significato di FM, la designazione numerica 31 sta per Forze Speciali, una branca dell’Esercito più spesso soprannominata Green Berets (Berretti Verdi, dal colore del copricapo) e il numero 20 vuole designare questo manuale da campo come parte della serie 31, che riguarda appunto le Forze Speciali. (…) Il paragrafo 30, pagina 46, dello FM 31-20 delimita stay-behind e recita, in traduzione italiana, quanto segue: “Distaccamenti di Forze Speciali possono essere preposizionati in aree di prevedibili operazioni prima che tali aree siano occupate dal nemico, così permettendo di organizzare il nucleo di una forza di guerriglia. Rigorose precauzioni devono essere adottate per salvaguardare la sicurezza, in particolare quella delle aree di rifugio o di altri siti di salvezza da utilizzare durante il periodo iniziale dell’occupazione. Le informazioni concernenti le località e le identità all’interno della organizzazione sono rivelate in base a quello che è indispensabile sapere. I contatti tra vari elementi avvengono con comunicazioni clandestine. Depositi segreti in ordine sparso, inclusi gli apparati radio, vengono predisposti quando possibile. Essendo sconsigliabile che gli appartenenti ai distaccamenti di Forze Speciali vengano impiegati come agenti di intelligence in aree urbane, le operazioni alle spalle del nemico hanno migliori possibilità di successo in aree rurali. Quando le predette operazioni sono condotte in aree densamente popolate il distaccamento delle Forze Speciali si appoggia completamente sulle organizzazioni indigene in relazione alla sicurezza, ai necessari contatti per l’espansione della rete e all’incremento dello sforzo».

Si tratta a nostro avviso di una definizione puntuale di quella che fu l’azione militare patriottica e partigiana in territorio sotto controllo tedesco, della cosiddetta Resistenza in armi e del supporto informativo e logistico fornito alle truppe italiane cobelligeranti ed a quelle Alleate, nel contingente in riferimento alla V Armata statunitense, di cui 7862 Caduti riposano nel Cimitero Militare di Nettuno, sorto nell’area di sepoltura utilizzata si dalle prime fasi dello sbarco a Sud di Roma.

Una partecipazione di riconoscenza per il loro sacrificio, ma al tempo stesso di rivendicazione e di testimonianza di un impegno e sacrificio congiunti, per quanto ci riguarda secondo i Valori cristiani che ci hanno contraddistinti nella lotta al nazifascismo e che ancora oggi ci contraddisdinguono quando si parla di apportare modifiche alla Costituzione repubblicana resa possibile anche da quel sacrificio e dal quel comune tributo di sangue.

Giorgio Prinzi (Consigliere Nazionale ANPC)

 

 

 

L’11 Giugno 2016 a Terni

L’ANPC  patrocina, insieme alle altre associazioni partigiane e combattentistiche, la cerimonia di ricordo del 1° bombardamento aereo sulla città di Terni:11 agosto 1943.

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Congratulazioni per la bella iniziativa!

Il salotto di Marcella Crudeli

Il Maestro Marcella Crudeli da vario tempo ha ripreso l’antica tradizione di riunire nei salotti letterati, musicisti, e professionisti di vari settori per creare una sinergia nell’ambito della cultura e della musica in particolare.

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La Vicepresidente Cristina Olini è stata invitata per presentare la nostra Associazione. Nel suo bellissimo discorso ha ribadito: “Come uomini di fede, i partigiani cristiani non hanno lottato per affermare se stessi, ma per servire gli uomini. si combatteva per l’instaurazione della democrazia, per l’affermazione di quei valori che troveranno poi concreta attuazione nella Costituzione. Eventi vissuti da un popolo che anelava a vivere in pace, con dignità e nella solidarietà. (…) La lotta partigiana fu innanzitutto una rivolta morale contro le condizioni nelle quali era stata ridotta l’Italia. Era una reazione di dolore e fierezza”.

Ci congratuliamo per la bella iniziativa.

Un luogo da recuperare: aiutateci tutti!

Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività .  Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Partecipate con noi all’iniziativa, segnalando all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it il nostro comune interesse verso il recupero del campo Le Fraschette di Alatri,  un’area ricca di storia, degna di esser trasformata in luogo di memoria, ma anche di incontri e cultura. Basta solo un’email e, tutti insieme, possiamo dare nuova voce a un patrimonio collettivo che merita di essere valorizzato.

Suggeriamo un testo da inviare: “In relazione all’iniziativa del Governo con cui si intende finanziare il recupero di un bene della collettività, desidero che vengano finanziati il recupero e la valorizzazione dell’area del campo di Concentramento le Fraschette di Alatri, al fine di restituire alla cittadinanza e ai turisti questo importante luogo della Memoria.  Durante la guerra fu vero campo di concentramento per croati, sloveni, anglo-maltesi e prigionieri politici provenienti da Ustica e Ventotene. Subito dopo la guerra vi furono internati gli “stranieri indesiderabili”: criminali di guerra, criminali comuni, collaborazionisti, ustascia, ma anche esuli istriani, stranieri senza documenti e rifugiati d’oltrecortina. Infine dal 1960 il campo ospitò le famiglie dei profughi italiani cacciati dalla Tunisia, Egitto, Libia.
I capannoni stanno ormai cadendo a pezzi e i tetti, crollando, portano via frammenti di storia. La vegetazione sta silenziosamente ricoprendo attimi e storie vissute.
Il  campo Le Fraschette di Alatri racconta mezzo secolo di  storia dell’Europa e del nord Africa,  50 anni di storia si stanno lentamente dissolvendo sotto ai nostri occhi.”

Invitate tanti  amici a partecipare.

Grazie,

La Segreteria ANPC

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La Shoa rappresentata a Greccio dagli alunni

MAGNIFICA RAPPRESENTAZIONE DELLA SHOA DEGLI ALUNNI DELLA SCUOLA MEDIA DI GRECCIO

Un plauso alla Dirigente, agli insegnanti ed agli alunni della terza Media del plesso scolastico di Greccio. Ieri sera, nel tetro dell’Oasi Francescana, alunni ed alunne hanno emozionato un affollato salone portandoci alle tragedie dell’ultima guerra e, soprattutto alla strage degli Ebrei.

Ottimamente preparati dalle insegnanti, con una coreografia degna di teatri ben più importanti, con scene e “figure” talmente significative, accompagnate in sottofondo de “La Vita è Bella”, alunni ed alunne ci hanno regalato una serata magnifica, densa di emozioni, piacevole nei “movimenti”, di grande soddisfazione per i loro genitori, importante per non dimenticare tragedie e patimenti che questi ragazzi, non avendoli vissuti, hanno mostrato di studiare ed interpretare a dovere.
Meritati gli applausi a scena aperta ed a più riprese, ad onore del corpo insegnante e del Comune di Greccio rappresentato dal Sindaco Rosati, e della Dirigente scolastica Professoressa Temperanza.

Veramente uno spettacolo che potrebbe essere tranquillamente esportato, tanto significative sono state coreografie e test, e l’interpretazione dei giovanissimi attori in “erba”; non sono mancate citazione di Primo Levi, e di lettere dai lager. Stupendo il breve duetto tra un giovane ebreo con, al di là della rete di recinzione, e un suo coetaneo che giocava a pallone.

Lodevole la preparazione dei ragazzi da parte delle Professoresse Sandra Leoni e Paola Martini; le musiche sono state curate dal Prof.Silvano Cardella

Bravi! Bravi! Bravi! Hanno a lungo applaudito tutti i presenti.

Belle le foto del prof. Loreto Santoprete, collaboratore delle sue ex colleghe. Antonio Cipolloni.

2 Giugno 2016: 70° della Repubblica; Manifestazione dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza

Sono passati 70 anni dal 2 giugno 1946 in cui, con voto popolare a suffragio universale (per la prima volta votarono anche le donne), il nostro Paese scelse la Repubblica ed elesse i membri dell’Assemblea Costituente a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Carta Costituzionale.

Dopo gli orrori della guerra, il regime fascista e la Repubblica “fantoccio” di Salò,  un grande desiderio di libertà e democrazia scosse l’intero Paese animato dallo spirito ardimentoso di una generazione di giovani desiderosi di contribuire in prima persona alla rinascita.

Tra questi si distinguevano per preparazione, rigore personale e dimensione valoriale i giovani cattolici che dalle fila dell’Azione Cattolica, forgiati dall’insegnamento dei loro assistenti spirituali, si stavano avviando a fare la loro parte al servizio della comunità ed, alcuni di loro, al successivo impegno politico nelle fila della Democrazia Cristiana.

Per celebrare questi 70 anni e ricordare, in particolare, gli 11 parlamentari piacentini della Democrazia Cristiana abbiamo pensato di organizzare a Piacenza, il 2 giugno 2016, una manifestazione pubblica così articolata:

–          ore  17.00  all’angolo tra le vie: Colla e Coperchini, intitolazione ufficiale della piazzetta ai fratelli Sergio e Gianni Cuminetti

–          ore  17.30 in via don Carozza, a cura dell’autore prof. Ersilio Fausto Fiorentini, presentazione del libro: “Cattolici piacentini al servizio della Repubblica”

–          ore 18.00 inaugurazione della targa a ricordo degli 11 parlamentari piacentini della Democrazia Cristiana

Alleghiamo volantino invito con l’auspicio di incontrarci tutti insieme in questo momento di festa e di commemorazione. (invito 70 Repubblica)

 

    Mario Spezia
presidente provinciale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza
anpc.piacenza@gmail.com
via don Carozza, 30/A – 29121 Piacenza
0523497197

“Solo chi si misura nella folla col proprio cuore e confronta sulla strada e sulla barricata la propria anima può sperare di essere ascoltato in un’ora non lontana, quando il pensar bene, disgiunto dal pagare di persona, non sarà neanche preso in considerazione”

    don Primo Mazzolari

Invito anteprima film “Alcide De Gasperi. Il miracolo incompiuto” – 25 maggio

De Gasperi

Donne e pace – Pisa 20 Maggio 2016

L’iniziativa “Donne e pace”, promossa dal Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità del Comune di Pisa ( patrocinio: Commissione Regionale per le Pari Opportunità della Toscana) è stata una giornata di studi aperta all’intera cittadinanza, dedicata alla valorizzazione del ruolo attivo che le donne hanno sempre avuto nel contrasto alla guerra e alla conflittualità e nel ripristino e nel mantenimento della Pace. La giornata si è svolta presso la Sala Convegni della Stazione Leopolda di Pisa ed hanno partecipato importanti esponenti del mondo accademico e dell’associazionismo nazionale e transnazionale. La giornata si è conclusa nel pomeriggio con la proiezione del documentario “211:Anna” (2009), in memoria di Anna Politkovskaya a dieci anni dalla sua scomparsa.

Programma –

9:15 Saluti istituzionali Marilù Chiofalo (Assessora PPOO del Comune di Pisa) e Valeria Di Bartolomeo (Presidente CCPPOO del Comune di Pisa).

9:45 Intervento di Julie Bicocchi (ProXima Generi), Coordinatrice Commissione Donne e Politica del Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità

10:00 Interventi delle relatrici – modera Cristina Filippini (UISP Comitato territoriale di Pisa):

Enza Pellecchia (C.I.S.P. – Università di Pisa)
Laura Savelli (Università di Pisa)
Grazia Ricci (Università di Pisa)
Carola Maria Martino (Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana)

12:00 Tavola rotonda: I 70 anni di voto alle donne in Italia – modera Michela Ciangherotti (SPI CGIL Pisa)

Vinzia Fiorino (Università di Pisa)
Giovanna Pagani (WILPF)
Silvia Venturi (Università di Pisa)
Vilma Nicolini (Osservatorio PP.OO. di AUSER)
Tiziana Noce (Università della Calabria)
14:00 Ripresa lavori. Introduce Pina Salinitro (AIED) Vicepresidente del CCPPOO del Comune di Pisa

14:30 Tavola rotonda: Donne e pace nel mondo dell’associazionismo e del volontariato – moderano Diana Pardini (Eraclito 2000) e Cristina Filippini (UISP Comitato territoriale di Pisa) – interverranno:

Amnesty International
WILPF (Giovanna Pagani)
Tavola della Pace (Daniela Pampaloni)
ANVCG Onlus (Aurelio Frulli)
Partigiani Cristiani (Cristina Olini – Vicepresidente)
Libera (Cristiana Vettori)
Cospe (Debora Angeli)
Casa della Donna (Virginia Del Re)
16:00 Dibattito

16:30 Proiezione del documentario “211: Anna” (2009), di Giovanna Massinetti e Paolo Serbandini – introduce Silvia Silvestri (Il Popolo dei Consumatori)

18:15 Conclusioni a cura di Marilù Chiofalo (Assessora PPOO del Comune di Pisa) e Valeria di Bartolomeo (Presidente CCPPOO del Comune di Pisa)

Durante la giornata è stata esposta The face of freedom is female, frutto del corso fotografico tenuto dalla fotografa Ippolita Franciosi all’ interno del laboratorio Lo Spazio del The, a cura dell’ Associazione DIM.

donne e pace 2La nostra Vicepresidente Cristina Olini ha sottolineato nel suo intervento: “Quello della Resistenza al femminile, al pari e più di altre realtà di genere, è un argomento difficile, sottaciuto e sottovalutato per decenni. (…) Il loro fu un contributo nell’umile quotidianità, nella pietà cristiana, nell’amore  delle mamme che si sostituivano ad altre mamme lontane, nel modo in cui hanno  affrontato la vita di tutti i giorni. Immensa fu la forza che ebbero  per  sostentare da sole  la famiglia, dare aiuto ai vecchi e ai bambini. (…) Le donne furono la “Resistenza dei resistenti”, come disse Ferruccio Parri, poiché senza loro sarebbe venuta meno l’organizzazione clandestina e senza le ‘staffette’ la sopravvivenza dei partigiani sarebbe stata più difficile”.

Ci congratuliamo per la bella e significativa iniziativa.

 

Due appuntamenti con la storia da non perdere

parri matteiribelli per amore

 

Noi-Ribelli-per-Amore-Locandina-28-Maggio-2016

Locandina-14-Maggio-2016-Parri-e-Mattei

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