ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “marzo, 2013”

DIVENTA PARTIGIANO CRISTIANO

Lettera ai soci ANPC per il 2014

La nostra attività, molto intensa e molto approfondita, avviene necessariamente attraverso la rete, in particolare sul blog www.anpcnazionale.com e su facebook, pertanto è necessario:

  1. Mettersi in rete.È necessario per il prossimo futuro che tutti i nostri amici si organizzino per questo tipo di collegamento, sia mettendosi in rete, sia con la collaborazione di un familiare, sia con l’impegno di un collaboratore capace di tenere questi contatti.
  2. Partecipare alla rete.Una raccomandazione va fatta anche a coloro, che pur essendo collegati con noi tramite e-mail, non interagiscono sul sito, non ci comunicano le loro attività ed i loro iscritti, non commentano le nostre prese di posizione. L’Associazione può vivere solo se c’è continuamente questo scambio, di studi, di memorie, di esperienze e di iniziative. La rete significa che non c’è un capo con dei subordinati che ascoltano ed obbediscono, ma che tutti possono prendere iniziative e condividerle con tutti.
  3. Anche questo anno ci sarà un tesseramento. Il tesseramento è l’occasione per contarci, per allargare il nostro spazio, per registrare il consenso alle nostre iniziative. Voglio ricordare che il tesseramento è aperto anche ai giovani che come dice lo Statuto “condividono gli ideali della Resistenza e gli scopi dell’Associazione”. (Possono essere iscritti all’Associazione coloro che hanno lottato nella Resistenza come Partigiani, patrioti e benemeriti; i militari che hanno combattuto a fianco delle Forze Armate Alleate; i reduci dall’internamento, dalla deportazione e dalla prigionia, i perseguitati politici, i familiari dei Caduti e coloro che condividono gli ideali della Resistenza e gli scopi dell’Associazione – Art. 3 dello Statuto).Abbiamo assolutamente bisogno che attraverso il tesseramento conosciamo nomi e cognomi, indirizzo e soprattutto e-mail dei soci iscritti. Quindi ogni Sezione, ma anche ogni socio individualmente, se non ha attorno a sé un gruppo organizzato, ci deve mandare questi dati e deve cercare di allargare il consenso acquisendo nuovi soci.(la scheda di adesione si trova alla fine di questo capitolo on-line e deve essere spedita alla nostra e-mail: partigiani.cristiani@gmail.com).
  4. Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione.L’impegno principale per tutti è quello di trasmettere ai giovani le nostre memorie ed i nostri valori. Questo lo si fa praticamente fondando in collaborazione con le Acli locali, gruppi di lavoro composti da giovani.Se non si creano questi gruppi l’Associazione sarà destinata a morire assieme ai suoi protagonisti.
  5. 70° ResistenzaStiamo lavorando con molto impegno alla formulazione del programma per il 70° Anniversario della Resistenza. Sul nostro blog (dove vi invito ad inserire l’email dove dice “diventa followers”, sulla destra della home-page, per ricevere direttamente nella vostra casella postale tutte le news) troverete pubblicate tutte le nostre iniziative che sono già cominciate dal febbraio dello scorso anno. I prossimi due anni saranno importanti per ricordare, per commemorare e per insegnare ai giovani. L’assidua frequenza e partecipazione al nostro blog vi permetterà di seguire quotidianamente gli eventi della nostra Resistenza. Ancora sono troppo pochi gli iscritti al blog. Inoltre mandando il materiale alla nostra e-mail delle vostre iniziative locali e delle ricorrenze della vostra Resistenza, esse avranno la giusta eco e saranno disponibili per tutti sul sito e sui social network.
  6. La ricerca della memoria.Invitare i giovani a ritrovare con interviste e testimonianze gli episodi particolari della Resistenza per raccoglierli nella nostra piattaforma.Aspettiamo una vostra comunicazione, soprattutto con una vostra e-mail, per agevolare i contatti ed accelerarli.

    Con gli auguri di buon lavoro,

    La Presidenza ANPC

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Verbale riunione esecutivo ANPC del 20/03/2013

  1. Celebrazioni del 2013: Anno Dossettiano, Suor Teresina, Camaldoli. Spiegazione del senso e dell’importanza di recuperare il tesoro ed il significato profondo delle opere e del pensiero di questi personaggi, soprattutto per i giovani.
  2. Pubblicizzare nell’immenso tesoro della bibliografia storiografica sulla Resistenza il libro di Ossicini sulla Resistenza a Roma, la collana sulla Resistenza di Signorello (chiedere alla Provincia delle copie: Moneta. Moneta sentirà Signorello anche per riprendere contatti con l’editore della SELI) e Gabriele De Rosa che ha fatto anche lui una serie di volumi molto accurati. (Creare bibliografia sul sito).
  3. Prepararsi alla Cerimonia del 25 Aprile (realizzazione dei nuovi fazzoletti blu con logo ANPC – Partigiani Cristiani). Coinvolgere le Acli.
  4. 19 Aprile. Riunione del Comitato Provinciale di Roma con il titolo: “Cattolici e Resistenza a Roma” (Assemblea dei Partigiani Cristiani di Roma).
  • Rivedere ed invitare i vecchi tesserati della Sezione Provinciale di Roma (Gentilini, Roncati, Caterina: confrontare elenchi, contattare tutti telefonicamente e per lettera, nel contatto chiedere anche indirizzi e-mail).
  • La sede della riunione: Museo Storico della Liberazione a Via Tasso (Gentilini sentirà Parisella). Come seconda opzione la sede potrebbe essere l’Istituto Sturzo (Ciccardini chiederà a Sangiorgi, nuovo Segretario Generale dello Sturzo. In ogni caso Sangiorgi sarà invitato come moderatore della riunione da Ciccardini).
  • Relatori da sentire: Ossicini (Ciccardini); Rondi, Giulio Scoppola e Maria Romana De Gasperi (Roncati); Cinciari-Rodano e Ass. Proteo per le scuole (Eufemi); Tupini, Elia ed altri viventi dell’epoca (Forlani). Forlani si occuperà anche di cercare altri giovani che vogliano farsi promotori dell’iniziativa.
  1. Cercare inoltre scuole per fare seminari: iniziare con le scuole con nomi di personaggi famosi della Resistenza Cristiana (es: Don Morosini).
  2. Tesseramento: la nuova tessera avrà davanti lo stemma come la vecchia con uno spazio (un quadratino bianco) per scriverci a penna indelebile il nome dell’associato. Nel retro l’autografo dedica ai Partigiani Cristiani dei De Gasperi (si era discusso anche se mettere la foto di Mattei con il fazzoletto blu).

Mandare a tutti i coordinatori provinciali la lettera per il tesseramento ed il modulo. Inserire il modulo da far compilare anche su sito, facebook e blog. Organizzare bene la campagna del tesseramento e le cerimonie del 25 Aprile e darne eco sulla stampa.

  1. La riunione si chiude con la decisione di aderire al progetto ANMIG: “Le pietre della memoria”, come da accordi con il Presidente Onorario Bernardo Traversaro. (https://anpcnazionale.com/2013/03/20/progetto-nazionale-pietre-della-memoria/)

 

Buon lavoro a tutti.

 

P.S.: Seguirà una circolare organizzativa più dettagliata.

Commemorazione Suor Teresina

Condividiamo un bel racconto su Suor Teresina. Cliccate su: http://papale-papale.it/2012/luglio/16/racconto.html

Pubblichiamo anche il nostro progetto di partecipazione alla commemorazione di Suor Teresina alla Montagnola il 10 Settembre 2013 assieme all’Associazione Nazionale Granatieri presso la Parrocchia di Gesù Buon Pastore.

Progetto di un’iniziativa dei Partigiani Cristiani per commemorare Suor Teresina              

All’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) è parso necessario ricordare l’anniversario dell’episodio che riguarda Suor Teresina nell’ambito della battaglia della Montagnola. Secondo l’Associazione il gesto di Suor Teresina è molto rappresentativo delle motivazioni spirituali e morali che dettero luogo alla partecipazione dei cattolici alla Resistenza. Questo episodio, assieme a quello di Salvo d’Acquisto, avvenne ancor prima che si fosse formata l’idea di una Resistenza organizzata. L’episodio di Suor Teresina avviene addirittura solo dopo poche ore dall’armistizio dell’8 settembre e dalla decisione dei tedeschi di occupare Roma abbandonata dal Governo e dai comandi militari. Il gesto di ribellione al sopruso in difesa della dignità dell’uomo, nel suo valore più generale, ed in difesa dei valori di ogni singolo uomo ucciso, perseguitato, deportato, incarcerato spiega la motivazione morale del “ribelle” cristiano. L’Associazione è nata per valorizzare la partecipazione cristiana alla Resistenza. In sede di giudizio storiografico,come scrive Pietro Scoppola, l’Associazione non accetta l’accusa di “attendismo” della storiografia comunista e la definizione di “zona grigia” della storiografia revisionista. La cura delle popolazioni, l’amministrazione prudente dei territori liberi, l’aiuto perché le formazioni militari non fossero costrette a svolgere attività che avrebbero danneggiato le popolazioni, il mantenimento della dignità dell’uomo, anche nel combattimento, e la ricerca di valori che rigenerassero la solidarietà e la partecipazione civile non sono attendismo, ma sono solo rifiuto della guerra civile fine a se stessa. E questa vasta zona di accoglienza, di sacrificio, di solidarietà e di assistenza non può essere descritta come “zona grigia” di indifferenza.  Partendo da queste premesse e proprio nella ricorrenza dei fatti del primo giorno della Resistenza emerge forte e significativo il gesto di Suor Teresina, non a caso ricordata nell’elenco delle vittime della battaglia della Montagnola. L’Associazione aveva avuto l’idea di fare una sua celebrazione dell’episodio, ovviamente concordando la sua iniziativa con la Parrocchia, con il ricordo della figura del parroco Don Pietro Occelli, con il permesso dell’Istituto delle Suore di Sant’Anna, ancora esistente, dove operava Suor Teresina.

L’ANPC, Avendo saputo dal parroco della Parrocchia del Buon Pastore (Don Dino Mulassano) della esistenza di un progetto di commemorazione dell’Associazione dei Granatieri, propone di inserirsi in tale progetto:

 

Partecipazione della ANPC alla commemorazione di Suor Teresina (e del parroco Don Pietro) dal punto di vista dei valori resistenziali tramandati dai Partigiani Cristiani.

  • Un relatore, scelto di comune accordo rivisiterà l’episodio riguardante Suor Teresina alla luce dei valori della Resistenza dei Partigiani Cristiani.
  • L’Associazione parteciperà a tutta la commemorazione con una sua delegazione e con il drappo e medagliere dell’Associazione.
  • Il saluto delle autorità e della delegazione del paese di nascita di Suor Teresina (Cesarina D’Angelo di Amatrice).
  • L’Associazione si sente onorata di partecipare a tutta la cerimonia promossa dall’Associazione Nazionale Granatieri.

24 Marzo 1944 – Don Enrico Pocognoni, il Partigiano di Dio

Osservazioni a proposito della celebrazione a Macerata del 29 Aprile 2013 : “Don Enrico Pocognoni: il partigiano di Dio”.

Nel marzo del 1944, imponenti forze tedesche e fasciste, operarono una spedizione punitiva nel gruppo dei monti a nord di Matelica (San Vicino). Dagli studi più recenti ci rendiamo conto che la spedizione di quei giorni aveva una speciale caratteristica: era una spedizione punitiva molto forte, fatta con uno schieramento di 1500 uomini dotati di mezzi blindati e di mortai. La manovra voleva essere una manovra di accerchiamento per sgominare la formazione partigiana denominata “Mario” facente parte della III brigata garibaldina. La prima colonna puntò su Braccano, prese il centro abitato di Valdiola dove era attestata la formazione partigiana, ed arrivò fino a Chigiano con l’intenzione di sgomberare l’intera area del San Vicino. La colonna proveniente da Vinano, in direzione di Braccano, intercettò Don Enrico Pocognoni, assieme ad altri cinque partigiani, che stavano ripiegando verso il San Vicino. La seconda parte dell’operazione non fu portata a termine.  Al ponte di Chigiano la colonna tedesca si trovò presa fra due fuochi, da parte delle formazioni partigiane che scendevano da Elcito e da altre che provenivano dalla strada di Cingoli. La colonna tedesca si ritirò con gravi perdite.

Il risultato di bonificare il gruppo del San Vicino fallì e questo fu uno degli avvenimenti militari più importanti della guerra marchigiana nell’Appennino umbro-marchigiano, ma la spedizione aveva anche uno scopo particolare: quello di catturare e di punire in maniera esemplare l’ispiratore ed il promotore di quelle formazioni che era il parroco di Braccano, Don Enrico Pocognoni.

Rileggiamo la storia che ci racconta Paolo Simonetti: “La terza colonna tedesca ce scendeva da Vinano incrocia Don Enrico Pocognoni che, con altri giovani, aveva lasciato Braccano, per fuggire verso Vinano. Fu fatto tornare indietro, percosso con i mitra e condotto alla fontana dove erano gli altri prigionieri. Qui gli tolsero le scarpe e a piedi nudi, fu costretto a restare fermo sopra il rigagnolo. (…) A Braccano cercavano soprattutto una persona: il parroco. Il sacerdote si raccolse in preghiera (gli fu strappata la corona del rosario, fra lo scherno, gli sputi, gli schiaffi e le percosse). Costretto a correre per un campo fu raggiunto da una raffica di mitra che lo abbattè al suolo. Aveva 32 anni. Il comando tedesco proibì i funerali. La salma per ben due giorni rimase abbandonata nel campo”.

In questa prima analisi delle memorie non condivise notiamo che i sacerdoti sono un punto di riferimento naturale per il raggrupparsi della società civile nella Resistenza.

E quindi essi diventano automaticamente il centro organizzativo del rapporto fra la Resistenza armata ed i civili e per questo motivo diventano il bersaglio centrale della repressione tedesca.

Questa annotazione credo che sia decisiva per risolvere la questione fra la polemica dell’attendismo e la polemica della “zona grigia”. Come scrive Pietro Scoppola: “Vi è nella esperienza di questo paese una conferma di una tesi che mi è particolarmente cara: il rifiuto della violenza e l’accentuarsi della volontà di pace non sono sentimenti “grigi”, e non saranno di fatto irrilevanti per un’ opera di ricostruzione della convivenza civile. In questi spazi si colloca il ruolo della presenza cattolica intuito da Chabod ma poi confinato nella categoria dell’attendismo.  Nel paese il parroco, non solo svolge il compito che è proprio della stragrande maggioranza del clero italiano di proporre al popolo un messaggio che è sostanzialmente alternativo a quello fascista e di porsi come elemento di salvaguardia di valori fondamentali di convivenza e di rispetto delle persone umana in quanto tale) a prescindere dalle scelte politiche, ma svolge un ruolo attivo nella gestione delle piccola “repubblica”. Si ha l’impressione di una lotta di resistenza armata dura ma senza odio e crudeltà; e intorno a questa lotta una vasta zona di resistenza civile che alla fine coinvolge tutto il paese”.

Il contributo di sangue dei sacerdoti italiani e soprattutto dei parroci è stato raccontato come se fossero una serie di episodi isolati. Ciascuno bellissimo ed esemplare per il sacrificio, per l’ideale cristiano, per l’amore della Patria, ma tenuto nell’ambito locale come episodio unico. Invece non fu un episodio unico. Tutta la zona civile della Resistenza, del rifugio, del soccorso e della restaurazione della dignità della persona umana avvenne sotto la guida naturale dei parroci e dei sacerdoti. La polemica dell’attendismo e della zona “grigia” ci hanno tolto la possibilità di esaminare questo fenomeno nel suo insieme. Ma la testimonianza che questo fosse un fenomeno diffuso e significativo ci viene dallo stesso comportamento dei tedeschi che ricercavano sempre nei sacerdoti le persone che ritenevano i capi naturali delle popolazioni resistenti e davano forme di particolare severità e di minacciosa esemplarità alle esecuzioni dei sacerdoti.

Bartolo Ciccardini

Progetto nazionale Pietre della Memoria

Il progetto Pietre della Memoria ( (ANMIG – PROGETTO pietre della memoria), messo a punto dal Comitato regionale umbro dell’ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e Fondazione), consiste in primo luogo nel censimento di monumenti, lapidi, steli, cippi e targhe presenti nel territorio nazionale che ricordano la prima e la seconda guerra mondiale.
Il progetto, che ha come fine la conservazione della memoria storica del territorio, parte appunto dalle pietre che ricordano eventi, luoghi, date, nomi di tutto ciò che è successo nelle regioni italiane o riguarda i cittadini negli anni delle due guerre.
Tutto il materiale raccolto, catalogato e ordinato per schede omogenee, sarà pubblicato su questo sito che vuole anche essere facile e utile strumento di consultazione per storici e studenti.
Il progetto pilota partito dall’Umbria verrà attuato e realizzato in tutta Italia in collaborazione, tra gli altri, con le varie realtà associative, enti pubblici e uffici scolastici regionali presenti nel territorio.

L’ANMIG ha predisposto una scheda tipo per catalogare e pubblicare i reperti censiti. Nella scheda è specificata la tipologia del reperto (monumento, lapide, stele, cippo, etc..); il luogo di collocazione; il testo delle iscrizioni; la fotografia del reperto; il tipo di materiale utilizzato; lo stato di conservazione; l’ente preposto alla conservazione. Di particolare importanza è la segnalazione delle coordinate geografiche che attraverso il motore di ricerca interno a questo sito permetteranno anche la localizzazione visiva sulla mappa consultabile con un link.
Il progetto è aperto ad aggiornamenti continui essendo il sito interattivo, con la possibilità dei visitatori di inserire nuove schede e nuovi documenti. Tutte le notizie su come partecipare a questa bella iniziativa su: http://www.pietredellamemoria.it/progetto

 

19 Marzo: Centesimo Anniversario della nascita di Don Morosini

Diventa Partigiano Cristiano

 

Cari amici, si riunisce domani il Gruppo di lavoro ANPC per il nuovo tesseramento e le manifestazione del 25 Aprile. Vi mando l’appunto sugli argomenti all’ordine del giorno che verranno discussi. Vi prego di partecipare anche voi, con i vostri suggerimenti, alla soluzione pratica, concreta e fattiva dei problemi che sono davanti a noi.

Bartolo Ciccardini (Segretario Partigiani Cristiani)

Diventa Partigiano Cristiano

Il 2013 è un anno molto difficile per l’Italia  ed è anche un anno pieno di significati per noi.

E’ l’anno dossettiano (centenario della sua nascita). Abbiamo incominciato la nostra attività con il Convegno su Dossetti, nel quale abbiamo capito la urgente attualità del suo pensiero e dl suo esempio. Dossetti Partigiano Cristiano, Dossetti Padre della Costituzione, Dossetti uomo del Concilio, Dossetti monaco che esce dal suo eremo per chiedere ai giovani di difendere la Costituzione minacciata.

E l’anno settantesimo del sacrificio di Suor Teresina, ribelle per amore in difesa della dignità dei soldati italiani caduti per difendere Roma il 9 Settembre 1943, il primo giorno della Resistenza. La ricorderemo.

E’ anche il settantesimo anniversario del Codice di Camaldoli, il documento che fissò il programma dei cattolici per ricostruire l’Italia democratica. Lo ricorderemo.

Lo scorso anno abbiamo ricordato Enrico Mattei, il nostro Fondatore. Abbiamo ricordato il suo esempio nel rispondere all’appello di La Pira per salvare il lavoro di una fabbrica che avrebbe dovuto chiudere secondo le regole del mercato, ma che non chiuse  ed il mercato se ne avvantaggiò. Questa era le repubblica fondata sul lavoro. Ed altri ancora ricorderemo nei prossimi due anni, in cui riemergeranno tutte le date della memoria e del sacrificio dei Partigiani Cristiani per l’Italia.

Ma qui siamo riuniti per parlare del tesseramento, che non sarà una celebrazione della memoria, ma una consegna della nostra memoria al futuro, alle nuove generazioni, al nuovo coraggio per salvare la Patria.

Non sarà soltanto la consegna di una tessera. Sarà soprattutto, a cominciare dalle giornate del 25 Aprile, la consegna del fazzoletto ai giovani. I vecchi Partigiani consegneranno ai giovani, ai nuovi volontari il loro antico fazzoletto, perchè si rinnovi la volontà di lottare per la salvezza dell’Italia.

Siamo qui per decidere la forma di questo evento. Inviteremo i giovani. Le Acli saranno con noi per costituire i Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione che saranno gruppi volontari di formazione  e di preparazione. A questi giovani consegneremo il nostro fazzoletto e leggeremo insieme la Preghiera del Ribelle.

Ricorderemo il nostro giudizio storico, come ce lo consegnò in una pagina indimenticabile Pietro Scoppola e solleciteremo uno studio ed una rilettura della storia dei cattolici italiani. E saremo attenti e presenti  a tutto quello che sarà necessario per il bene dell’Italia.

Il nostro messaggio ai giovani sarà: diventa Partigiano Cristiano.

DOSSETTI: UNA VOCE ANCORA VALIDA di Giancarla Codrignani

RELAZIONE AL CONVEGNO: GIUSEPPE DOSSETTI dalla Resistenza alla Costituzione (21 febbraio 2013)

Riordino il mio intervento per la pubblicazione sul sito dopo l’esito delle elezioni e non posso non pensare all’enorme distanza dalle considerazioni dossettiane  sullo  Stato e, contemporaneamente, all’assoluta attualità dei fondamenti del suo pensiero. Nell’intervento del 12 novembre 1951 all’Unione Giuristi Cattolici (che rappresenta il suo congedo dalla politica diretta) il titolo resta ancora di assoluta attualità: “Funzioni e ordinamento dello Stato moderno”. Gli interrogativi “quid est felicitas?…quid est libertas? possono non appartenere formalmente (il latino!) al Movimento 5stelle, ma le citazioni “Non è forse la libertà già di per sé stessa la felicità? L’uomo è nato libero e perciò felice; mentre ovunque è in ceppi (anche ad opera dell’ignoranza, dell’asservimento ai media, dell’egoismo consumista) e perciò infelice…. Nella storia di 150 anni di Stato moderno una sola libertà risulta sempre sostanzialmente riconosciuta e garantita: la libertà di iniziativa privata e la proprietà dei mezzi di produzione…..Occorrono delle strutture radicalmente nuove. Qualunque cosa noi consideriamo delle tante che sono state dette, qualunque angolo di questa complessa verità noi prendiamo in esame, esso ci porta sempre a questa conclusione: l’assoluta, radicale inadeguatezza delle strutture attuali, adottate più o meno da tutti gli Stati, le quali, pur nell’apparente veste di riforma, sostanzialmente sono ancora legate alla struttura vecchia. Occorre una struttura altamente autorevole, responsabile, efficiente, e perciò rapida. La struttura dello Stato moderno non è una struttura autorevole perché nata, come sappiamo, da una finalità fondamentale: quella di contrapporre i poteri nella previsione di un suo raro e limitato funzionamento. Noi siamo di fronte, ormai in maniera radicale, alla fine della struttura parlamentare“.

Che dire? Certamente, come ho detto nel mio intervento, Giuseppe Dossetti, partigiano disarmato, Costituente che firma proposte con Togliatti e Basso, giurista sorprendente (la sua tesi su “la violenza nel matrimonio canonico” che potrebbe piacere alle teologhe femministe per il riconoscimento della subalternità femminile nella famiglia), il democristiano atipico (anche se in quegli anni il partito di De Gasperi non era ancora la “diccì”), il candidato sindaco per obbedienza al suo vescovo, il prete del Concilio Vaticano II, il monaco, il profeta sceso in campo a difesa della Costituzione, resta da sempre un uomo – e un testimone – scomodo.

Data la crisi globale che ci condiziona, ho scelto di interrogare il pensiero dossettiano sulla problematica del lavoro, oggi più che mai centrale nell’orizzonte politico e nella vita quotidiana delle persone. La crisi è preoccupante e la politica deve porre il lavoro al centro: in primo luogo la questione meridionale è sempre dolente e la situazione dei giovani e delle donne più precaria che mai; mentre le industrie chiudono, non si sono mai privilegiate seriamente la scuola, la ricerca, la cultura; la governance è fallimentare, mentre ambiente e territorio hanno gravi emergenze (gli acquedotti meridionali) e gli enti locali non riescono a finanziare i servizi; intanto i problemi dei “derivati” e della deregulation bancaria continua. Si è allargata la forbice delle differenze fra ricchi e poveri e il deficit di cittadinanza ha prodotto – come risulta ancor più evidente oggi – oblio del senso della rappresentanza parlamentare.

Le condizioni dell’Italia del dopoguerra erano ai tempi di Giuseppe Dossetti particolarmente gravi e, per un credente, pesava la consapevolezza che la maggioranza dei cattolici italiani e tedeschi aveva votato per Mussolini con il Partito Popolare o per Hitler con Zentrum. Non erano ancora i tempi della “guerra fredda”, ma Papa Pacelli preparava la scomunica (1949) del comunismo ateo. Tuttavia la Repubblica nel suo art. 1 viene “fondata sul lavoro” sulla base di  un’intesa concorde presentata in assemblea da Fanfani. E’ un tema dossettiano, che “Pippo” (come lo chiamavano gli amici) svilupperà nei lavori della I sottocommissione lavoro. Dossetti, infatti, come La Pira e Moro, firmerà con Togliatti e Lelio Basso la formulazione sul lavoro che è, secondo le sue parole, diritto per essere uomini non nella naturalità dell’uomo, ma nell’esigenza  di tutti di avere un lavoro, manuale o intellettuale, “che va remunerato per soddisfare le esigenze di un’esistenza libera e dignitosa del lavoratore e della sua famiglia“, espressione che figurerà (a firma Dossetti e Togliatti) nell’art. 36. In questo senso La Pira può dire che i lavori della sottocommissione erano “volti a far cambiare la struttura economica e sociale del Paese”. Fin dal 1945 (come ha scritto sull’Unità del 10 febbraio di quest’anno Pierluigi Castagnetti) Dossetti aveva manifestato il suo pensiero in materia con un articolo (pubblicato su “Reggio Democratica”) in cui si rallegrava per la vittoria laburista in Gran Bretagna contro “la caparbia cristallizzazione di interessi e di metodi” dei conservatori: “un programma di concreta e realistica inserzione, al vertice della gerarchia sociale e politica, del lavoro, inteso come la prima e fondamentale esplicazione della personalità umana” che diventava “vittoria della solidarietà“.

Paolo Pombeni ha intitolato il suo recente libro su Dossetti “Un riformista cristiano”. Avrei aggiunto “radicale”. Perché il riformismo lui lo chiamava “rivoluzione cristiana” (“non possiamo rinunciare al sogno inteso come sogno politico di avviare la struttura sociale verso una rigenerazione del lavoro“). Forse anche “integrista”, nel convincimento che il cattolico ha il dovere di costruire la storia, ormai orientata a costruire un nuovo sistema democratico. Fu coautore dell’art. 7 per creare uno strumento di sblocco delle relazioni tra Chiesa e Stato esterni l’uno all’altro, anche se prese successivamente le distanze per l’insufficiente azione politica nella realizzazione dell’art. 8, complementare, secondo la sua visione della libertà religiosa, al Concordato. Era, d’altra parte. uno di quei cattolici che diffidava più dei socialisti (e dei laicisti sospetti massoni) che dei comunisti; che andava d’accordo con De Gasperi quando sosteneva l’autonomia delle istituzioni laiche anche davanti a Pio XII, non quando negoziava con gli Usa e aderiva al Patto Atlantico.

Comunque se ne andò dal partito e dal Parlamento nel 1951.

Si trasferì a Bologna, dove era arcivescovo Giacomo Lercaro, che lo indusse a presentarsi candidato alla carica di sindaco in competizione con il comunista Giuseppe Dozza, che vinse – secondo le analisi del “Mulino” – per il rigore con cui Dossetti sostenne la causa dei più svantaggiati prospettando interventi fiscali che consentissero maggiori diritti egualitari (la “dignitosa vita del lavoratore e della sua famiglia”). Ma la sua vera vocazione era già tutta spirituale: divenne prete e Lercaro, che lo aveva ordinato, lo condusse con sé al Concilio Vaticano II, dove fu al centro delle elaborazioni preparatorie, in particolare del grande tema teologico, rimasto incompiuto, della povertà (Lumen gentium, 8), che il cardinale di Bologna riteneva “decisivo” per la vita della chiesa e dei cristiani. La povertà fu anche, insieme con la pace (era in corso la guerra del Vietnam), il tema centrale dell’ultimo intervento di Lercaro e causa della rimozione nel 1968.

Dossetti, uomo di cultura e spiritualità esigenti, fondò in seguito il Centro di Documentazione (diventato oggi Fondazione per le scienze religiose) per dare vita a una comunità di ricerca. Di particolare rilievo le argomentazioni elaborate nel Centro da Dossetti e Alberigo contro la proposta di istituire una Lex Ecclesiae Fundamentalis, accolte da Paolo VI che pur era stato il proponente. Alberto Melloni diceva una settimana fa all’Accademia dei Lincei dove si commemorava Dossetti, che per lui la cultura soprannaturale era il paradigma per cambiare direzione di marcia della civiltà. Per dirlo con le parole dossettiane, è la prospettiva che produce “nuove linee di sblocco dei processi di crisi”. Ancora una volta un’espressione valida ancora per noi.

Una svolta fu la scelta del monachesimo e la fondazione della Piccola Famiglia dell’Annunziata; la particolare spiritualità della Terra Santa lo portò a vivere lunghi periodi di studio in Palestina, ancora una volta dalla parte più “povera”, anche di diritti di sopravvivenza civile e politica. I contatti con Bologna non si persero per questo e nel 1986, quando il Comune gli assegnò l’Archiginnasio d’oro, pronunciò un discorso importante per la sua storia “Per la vita della città” (che nell’intenzione originaria era “Eucaristia e città”) in cui rilevava la cupezza degli orizzonti se si diffonde la corruzione e insisteva sull’importanza della presenza della Chiesa nella città, come cooperatrice salvifica solo se sa restare nel limite di ciò che le è “proprio”.

Anche in Palestina manteneva la conoscenza degli eventi del mondo e, a maggior ragione, nazionali. Nel 1994, in una lunga commemorazione di Giuseppe Lazzati, sviluppò un’argomentazione ferma e preoccupata contro le trasformazioni minacciate dal governo di modificazione “ai diritti inviolabili, civili, politici, sociali previsti dall’attuale Costituzione“, e contro “qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo, esecutivo e giudiziario“. Si tratta di “oltrepassamenti (che) possono essere  già più che impliciti nell’attuale governo per il modo della sua formazione, per la sua composizione, eri, suo programma e per la conflittualità latente …con il Capo dello Stato“. Fu il ben noto richiamo “Sentinella, a che punto siamo della notte?” indirizzato a richiamare con assoluto rigore ed esplicita denuncia la consapevolezza degli italiani nei confronti delle loro responsabilità politiche. Un appello che resta – ancora una volta – domanda inquietante per il buio che avvertiamo ancora intorno alle nostre istituzioni.

GIUSEPPE DOSSETTI – DALLA RESISTENZA ALLA COSTITUZIONE

http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio?IdEvento=5584&IdIntervento=4074

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