ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Condividere la memoria. La riscoperta di una fotografia straordinaria

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi. In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio. Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi.
In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio.
Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

Era passato del tempo dalla pubblicazione del mio libro sulla ridotta del San Vicino (Bartolo Ciccardini, la Resistenza di una comunità: la Repubblica autonoma di Cerreto d’Esi, Studium, Roma 2005) quando fui invitato dal Sindaco di Matelica, Patrizio Gagliardi (che è anche il grande sacerdote degli splendidi vini “Belisario” di Cerreto e Matelica) a parlare dell’eccidio di Braccano, dove trovarono la morte cinque partigiani ed il sacerdote che li ospitava, don Enrico Pocognoni. Dedicai i miei sforzi a ricercare una memoria condivisa, lamentandomi che ogni comunità avesse una sua versione della Resistenza e che non si facesse abbastanza per mettere in comune le diverse memorie.

Nella versione matelicese si ricorda l’eccidio di Braccano e non si parla della battaglia di Chigiano. I fabrianesi giustamente rivendicano di essere stati protagonisti della liberazione dei deportati con l’assalto al treno di Albacina, dove persero due giovani combattenti e non ricordano la presenza del comandante Agostino. Nella versione albacinese ci sono altri protagonisti ancora.

Il mio augurio era che diverse memorie non condivise, che ricordano troppo la natura delle Marche separate e le infinite guerre comunali e di campanile, diano luogo invece ad una memoria storica condivisa, frutto di una più attenta ricerca e di una maggiore consapevolezza

Il sindaco, per ringraziarmi della commemorazione mi regalò alcuni libri sulla storia e sul patrimonio artistico ed ambientale di Matelica. La nostra valle oltre ad essere stravagante e misteriosa, è anche bellissima.

La copertina di uno di questi libri, che pubblica una ricerca degli studenti sulla civiltà contadine e sulla storia della Città (Matelica orgogliosamente si nomina “Città di Matelica” in ricordo della sua romanità), è riprodotto un ingrandimento di una vecchia fotografia con i volti tirati e magri di un gruppo di persone. E’ l’ingrandimento di una foto di Don Enrico e dei partigiani di Roti, inglesi, jugoslavi e somali fuggiti dai campi di prigionia, assieme a militari italiani e personalità politiche antifasciste.

Un volto mi colpisce e mi incuriosisce. Lo riconosco: “Ma questo è Tommaso Mari!”, il capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi, che è stato un mio maestro. Nel libro c’è un’altra fotografia, in cui la persona ritratta viene definito “Mari, l’italo americano”. In una altra foto vedo Dalmato Seneghini, capitano dell’esercito che è il collegamento fra le formazioni partigiane del San Vicino e la Repubblica autonoma di Cerreto che, con esse, ha stretto un patto.

Chiedo spiegazioni a Baldini, che è il possessore delle foto, figlio del Baldini che fu promotore della resistenza a Matelica. I suoi ricordi sono incompleti, perché il padre fu fatto prigioniero, fece il carcere e rischiò la fucilazione e non fu presente negli accadimenti del San Vicino, anche se fu più che presente nel sacrificio.

Baldini ricorda che c’era un italo-americano che svolgeva un compito importante perché, conoscendo bene l’inglese teneva i rapporti con gli ufficiali inglesi, i quali, prima di prendere la strada per il Sud, riuscirono a stabilire un contatto, a far paracadutare una radio ed un operatore (Baldelli) ed il San Vicino fu il campo di rifornimento logistico per tutta la regione. Mari era divenuto, attraverso Baldelli, il collegamento di fiducia degli inglesi, perché conosceva l’inglese.

Mi permetto di aggiungere che ben altre erano le doti di Tommaso Mari: aveva studiato e si era laureato a Milano. Era stato un dirigente del Partito Popolare. Era emigrato in America per problemi familiari, aveva insegnato e frequentato in ambienti significativi ed in America, aveva conosciuto Luigi Sturzo. In quel periodo, per noi giovani, era una maestro. Fu l’artefice del patto fra i notabili di Cerreto e la formazione del Comandante Agostino.

Di lui mi scrisse il Comandante Agostino, in una lettera in cui parlava con benevolenza del mio libro (senza risparmiarmi rampogne per le mie divagazioni), in termini che non lasciano dubbi:

“Nel tuo libro fai menzione della dimostrazione di coraggio che diede don Antonio Parri nel tenermi in casa sua mettendo a rischio non solo la sua vita,ma anche quella della mamma e della sorella; ma c’è un’altra persona che mi tenne per alcuni giorni in casa sua(…):Tommaso Mari, colui che fu certamente il vero artefice dell’impianto ideologico e pratico del Patto. Nelle serate che passammo insieme nell’attesa della notizia dell’amico Baldelli, del dove e quando gli alleati mi avrebbero prelevato, parlammo di che cosa a sud dovevavo sapere della reale situazione marchigiana. Ed anche lui rischiò la sua vita e quelle della sua consorte (…). Zona grigia?”.

(Il vecchio comandante partigiano rifiuta il giudizio secondo il quale, tra le due parti combattenti della guerra civile ci fosse solo una zona grigia. Anche lui pensa che senza la Resistenza della società civile, dei contadini, delle donne e dei preti, non ci sarebbe stata la Resistenza armata).

Mi colpisce l’evidenza di tante memorie non condivise e la mancanza di una memoria storica condivisa.

A Matelica non sanno chi era e cosa faceva l’ “italo-americano” di passaggio che figura nelle fotografie. Io, che sono di Cerreto ho scritto un libro in cui lo descrivo come un protagonista. Ma lo riconosco per caso in una foto di un libro stampato dal Comune di Matelica.

Molti sono stati gli scettici che hanno pensato che io esagerassi quando scrissi che il Capitano Dalmato Seneghini fosse l’ufficiale di collegamento delle varie formazioni. Eppure il suo volto appare senza nome in una foto, accanto a Don Enrico, assieme agli ufficiali inglesi della radio di collegamento, agli slavi, agli etiopici ed ai partigiani italiani.

Ci sono anche alcuni matelicesi, facenti parte evidentemente della direzione politica del gruppo, ma il Baldini non mi ha saputo dire i nomi.

Dico queste cose, non per polemica, che sarebbe veramente fuori posto. Rischiavano tutti la vita, non per essere ricordati in una didascalia, ma per salvare la civiltà europea. Quanti sono stati i morti senza nome che non si lamentano?

Ma perché è giunto il momento di mettere assieme le memorie partigiane della nostra montagna ricca di eremi, di monasteri e di campi militari. Di sostituire memorie non condivise con una memoria storica condivisa.

La memoria non condivisa è nata anche dalla necessità di tenere segreti e sconosciuti nomi e compiti. Ma è soprattutto un difetto del carattere di questa valle misteriosa, che ha un grande pudore nel conservare sentimenti, memorie, gioie e dolori. Le memorie sono per gli abitanti della valle eccentrica come i bambini, che si baciano solo quando dormono.

Bartolo Ciccardini

(articolo pubblicato su: “Il Bollettino ANPI)

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