ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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Monsignor Lorenzo Chiarinelli è tornato alla Casa del Padre

L’Anpc piange la scomparsa del Vescovo Monsignor Lorenzo Chiarinelli, “un uomo e un pastore di grande fede, sensibile e dalla intelligenza vivace e profonda”, come lo ricorda la nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa.

È forte il cordoglio per la scomparsa di Monsignor Lorenzo Chiarinelli. Il vescovo emerito di Viterbo è venuto a mancare ieri sera (3 agosto) attorno alle 22.20, dopo una breve malattia.

La camera ardente sarà allestita oggi alle 16 presso la Cattedrale di Santa Maria in Rieti, alle ore 21 il vescovo Domenico presiederà una veglia di preghiera.

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(https://www.rietinvetrina.it/scomparsa-vescovo-chiarinelli-camera-ardente-in-cattedrale-esequie-in-piazza-battisti/).

Armando Armanino nella Casa del Padre

Ai famigliari di Armando Armanino le affettuose condoglianze dei Partigiani Cristiani. Assicuriamo una preghiera con gratitudine per il bene sconosciuto o non riconosciuto anche da tutti coloro che beneficiano della libertà e democrazia che abbiamo avuto in dono da uomini come Lui.
Mariapia Garavaglia
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Un uomo impossibile da dimenticare

Nell’anniversario della sua nuova vita, ricordiamo il nostro caro ed indimenticabile Presidente Giovanni Bianchi, con affetto e gratitudine perenne.

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Il salmo della sera (aeroporto)

Mi è caro il salmo della sera

che ulteriori affannose corse

esclude all’agenda del cuore

e una breve quiete concede

alla superstite speranza.

Giovanni Bianchi

(in Poetica Lettura)

 

19 Luglio 2020: 76° anniversario della  Battaglia di Fonteno

Domenica 19 Luglio 2020 l’A.N.P.C. di Bergamo è stata sui Colli di San Fermo per celebrare il 76° anniversario della  Battaglia di Fonteno.  Non ci ferma il COVID, anche se con le mascherine , siamo presenti  in questa incantevole località tra il lago di Endine e il lago d’Iseo a rendere omaggio ai nostri eroici partigiani che qui hanno combattuto una delle più tristemente famose battaglie contro i nazifascisti. Anche quest’anno manca qualcuno (anche se li sentiamo ancora tra noi); sono ormai pochissimi in partigiani ancora in vita. Tra questi l’ideatore della ” Casa della Memoria”che raccoglie le testimonianze di quei momenti in Valcavallina. E’ ancora vivace (a 96 anni) e pronto a raccontare e dare testimonianze. Da quando è morta la moglie si scuote solo per incitare a prendere coscienza del valore della Libertà. Sono questi momenti che vorrei trasmettere ai nostri giovani che sento molto disorientati e insicuri il lavoro è  tanto ma abbiamo gli insegnamenti dei nostri Partigiani. Marina Pighinizzini

 

 

19 luglio 1943-19 luglio 2020: 77° Anniversario Bombardamento San Lorenzo

“Ogni anno il 19 luglio siamo qui in questo parco per fare memoria e ricordare quello che accadde nel 1943, quell’orrore. La memoria non è esercizio sterile ma ci consente di mantenere vivo un ricordo fondamentale per il presente e il futuro. San Lorenzo pagò un tributo altissimo, e questo deve rimanere inciso nella memoria”.  queste le parole della sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha partecipato alla cerimonia per il 77° anniversario delle incursioni aeree sul quartiere Tiburtino-San Lorenzo al Parco Tiburtino di Roma.
Alla cerimonia hanno preso parte anche l’assessore regionale ai Lavori pubblici Mauro Alessandri, l’assessore comunale all’Urbanistica Luca Montuori, la vicesindaca della Città metropolitana Maria Teresa Zotta, la presidente del II Municipio Francesca Del Bello e i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane. Per l’ANPC era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

4 luglio 2020: commemorazione della “Battaglia del Manubiola”

La guerra partigiana che porterà alla liberazione dal fascismo e dal nazifascismo tedesco si è combattuta nei territori italiani. Fra le numerose battaglie sostenute dai partigiani parmensi nella lotta di liberazione, quella del Manubiola, 30 giugno 1944, è senz’altro una delle più memorabili. Con essa diversi distaccamenti di “ribelli” difesero e ricacciarono indietro una colonna della Feldgendarmerie composta da più di 150 uomini e 12 automezzi, decisa a distruggere la roccaforte partigiana. Fu breve vittoria. Dagli inizi di luglio colonne tedesche attaccarono da vari punti Borgotaro, decretando la fine del Territorio Libero. Da lì la triste catena di eccidi, rastrellamenti, deportazioni che fecero dell’estate 1944 il periodo più sanguinoso dell’intera guerra civile italiana.
Questi avvenimenti ci ricordano da dove la storia della nostra Repubblica ha avuto origine.
La nostra associazione li ha commemorati il giorno 4 luglio 2020, alla presenza del Direttivo provinciale e dei responsabili delle Sezioni ANPC di Bedonia, Berceto, Borgotaro e Valmozzola.
I primi cittadini di Borgo Val di Taro -città Medaglia d’oro al Valor Militare- e di Berceto hanno ricordato nei loro interventi i fatti d’arme in cui i nostri valorosi partigiani si distinsero contro le truppe tedesche.
La sezione di Parma era rappresentata dal Presidente Ferdinando Sandroni e dal vice Ettore Romanelli.
Durante la santa Messa celebrata nella chiesa di Ghiare di Berceto, il parroco ha ricordato anche i civili trucidati dai nazisti. Al termine della funzione, dopo la lettura della “preghiera del ribelle per amore” del Beato Teresio Olivelli, è stata consegnata una targa al referente della Valle del Taro, dott. Salvatorangelo Oppo, già sindaco di Borgo Val di Taro, per l’impegno a favore degli anziani partigiani ancora viventi.

La storia di un vescovo resistente, che “rischiò” di diventare Papa

“Monsignor Carlo Confalonieri tra Guerra, Resistenza Bianca e Ricostruzione Aquilana”  di Enrico Cavalli 

Ad un anno dall’ingresso dell’Italia nella II guerra mondiale, l’ecclesialità aquilana contemplava la chiusura della fase pastorale del novarese presule Gaudenzio Manuelli e l’avvento del suo successore, monsignor Carlo Confalonieri.
Nato a Seveso da famiglia artigiana il 25 luglio del 1893, ordinato sacerdote alla Gregoriana, cappellano militare nella Grande Guerra, fu segretario personale, nel 1921, dell’allora primate milanese Achille Ratti (1857-1939), il futuro papa Pio XI (1922-1939), che nel 1914, fu ospite all’Aquila dei sui nipoti Anteri-Persichetti. Per taluni osservatori, il fatto che questo plenipotenziario vaticano fosse entrato a L’Aquila dalla piazza della fontana Luminosa significava una sorta di omaggio al Grande comune di Adelchi Serena (1895-1970), allora a capo del Partito Nazionale Fascista. In realtà gli atti ufficiali e gli orizzonti profondi palesati dal presule milanese in quel tempo difficilissimo, sarebbero stati improntati alla normale diplomazia verso il regime fascista.
Nella realtà seminariale aquilana, e nello stesso laicato religioso del capoluogo abruzzese, permaneva l’eco sia del Popolarismo di Vincenzo Rivera (1890-1967), che di quel contrasto tra la Chiesa e il regime fascista, che, verificatosi sul crinale educativo negli primi anni trenta, aveva nel 1931, ispirato a Pio XI l’enciclica “Non abbiamo bisogno”; mentre sullo sfondo delle suggestioni neo-pagane del regime hitleriano da un lato, e le persecuzioni cristiane nei regimi laicisti del Messico, della Spagna e dell’Unione Sovietica dall’altro, si stagliano le due encicliche antitotalitarie di papa Ratti: “Mit Brennender Sorge” e “Divini Redemptoris”, entrambe del 1937.
Grande fu la soddisfazione manifestata da Confalonieri in una missiva indirizzata a Giulio Andreotti (1919-2013), succeduto alla presidenza nazionale della FUCI. ad Aldo Moro (1916-1978), per la ricostituzione del segretariato fucino aquilano intitolato per la parte maschile al cristiano sociale Giuseppe Toniolo (1845-1918)e per quella femminile a Piergiorgio Frassati (1901-1925), erede della sabauda “Stampa” vilipesa dal fascismo radicale.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Aquilano, che fa parte delle retrovie della “Linea Gustav” contro gli angloamericani, conosce suo malgrado la sequela di cruciali fatti bellici: nel 1943, il 12 settembre, la liberazione del Duce Benito Mussolini (1883-1945) a Campo Imperatore da parte degli alianti germanici; il 23 settembre, l’eccidio alle Casermette di Nove giovani-martiri aquilani; l’8 dicembre, il bombardamento inglese alla stazione ferroviaria e Zecca di Stato col tesoro della Wermacht; nel 1944, l’11 maggio, i mitragliamenti aerei a Rocca Di Mezzo, Rocca Di Cambio, San Demetrio, San Gregorio; il 7 e 11 giugno, le rappresaglie di civili ad opera di jaegergrenadieren in ritirata a Filetto ed Onna, prima del 13 giugno di Sant’Antonio e della Liberazione Alleata.
L’Archidiocesi fu esempio tangibile di quella strategia adottata in tempo di guerra dal Vaticano di papa Pio XII (1876-1958) in coerenza ineludibile ai valori cristiani, finalizzata ad assistere gli sfollati e a dare rifugio, nelle tante  chiese e conventi disseminati in Italia, a  chiunque lo chiedesse. Monsignor Confalonieri mise a disposizione risorse personali e oggetti del suo corredo sacro per la salvezza di ogni vita italiana o straniera, senza timore delle reazioni delle autorità della Repubblica Sociale e germaniche, cui negò ogni tipo di appoggio morale e logistico, anzi adoperandosi per mettere al riparo quanti più pezzi di arte sacra aquilana ed abruzzese dalle razzie degli occupanti e dai bombardamenti  degli Alleati.
D’intesa col Sostituto segretario vaticano, il futuro Paolo VI (1897-1978), unico e solo alto prelato fuori la curia romana, Confalonieri ricevette in segreto dalla comunità israelitica internazionale ingenti somme di denaro, provenienti da Roma e dall’estero, destinate all’aiuto di centinaia di ebrei d’Abruzzo. Causa la distruzione della Zecca di Stato alla stazione ferroviaria, pure, Confalonieri riceveva dal governatore dell’Istituto di emissione Vincenzo Azzolini (1881-1967) il modello delle banconote da mille lire e 90 quintali di carta, occultandole alla Wermacht. Quella che fu la valorosa resistenza ‘bianca’, ignorata dalla odierna stampa “politicamente corretta”, ebbe come referenti il canonico Giuseppe Di Loreto e Amalia Agnelli, mentre religiosi e religiose, semplici cattolici laici e laiche,  con autentico spirito di abnegazione, a sprezzo di ogni pericolo, provvidero a dare asilo da parte dell’Archidiocesi a prigionieri Alleati, ad ebrei e a partigiani.
Riguardo al silenzio sull’eccidio dei Nove martiri aquilani, oltre il naturale conforto religioso a quelle vittime innocenti, che si sia trattato da parte dell’Archidiocesi di una decisione presa in buona fede per evitare ulteriori afflizioni alla popolazione, valga il fatto innegabile che essa si sia sempre opposta con successo alle tante sentenze capitali e di deportazione del tribunale speciale della Geestaat Polizei di stanza, principalmente, al nosocomio di Collemaggio; senza contare la diplomazia febbrile svolta da Confalonieri perché L’Aquila fosse dichiarata “città aperta” e per persuadere la Wermacht e i repubblichini in ritirata verso il Nord a disinnescare le cariche esplosive in edifici e ponti dell’Aquilano, sull’abbrivio della venuta degli Alleati e della varie bande partigiane; di qui, nella memoria collettiva l’uso del termine “miracolo di Sant’Antonio” per ricordare lo scampato pericolo.
Per finire sui drammatici momenti cittadini, Confalonieri aveva invocato la protezione della Madonna del popolo aquilano, in un’atmosfera di devozione che portò gli agiografi d’epoca a definire il biennio 1943-44 come luminoso per la storia ecclesiastica. Gli aquilani lo palesarono tramite il quinto centenario di San Bernardino da Siena (1380-1444) e poi della sua canonizzazione, con il tredicesimo cinquantenario della incoronazione di Celestino V (1209/10-1296) con l’esposizione delle reliquie sacre, con la ricognizione dei venerati corpi delle beate Antonia da Firenze (1400-1472) e Cristina da Lucoli (1480-1543), con l’elevazione consacrata da Pio XII di San Vittorino a compatrono della città. Il culto mariano assunse poi crismi di enorme penitenzialità collettiva a piazza Duomo, allorché l’effige della Madonna di Roio,  riportata al suo Santuario con una interminabile processione di gente devota a ciascuna delle tredici sacre edicole pretese da Confalonieri. Cornice di fede ebbero altresì i cortei per la incoronazione della Madonna di Cittaducale, la Madonna D’Appari, dei Colli di Barete, ancora, della Madonna del popolo aquilano,  venerata alla chiesa di San Marco.
Nel periodo dell’aspra tensione ideologica, Confalonieri curò la comunicazione sociale con il periodico “Voce Amica”, attento alle questioni sul tappeto nazionale e a quelle schiettamente municipali. Tale foglio nel marzo del 1947 sottolineava quanto Confalonieri, nonostante campagne laiciste di delegittimazione, sovvenisse le famiglie bisognose, distribuendo loro generi di ogni necessità, prima anche del Piano americano “G.Marshall”. Il presule sostenne anche la città chiamata a difendere il titolo di capoluogo regionale, nonché la richiesta tesa quanto ad ottenere il ritorno delle istituzioni universitarie e la prospettiva del collegamento autostradale a Roma ed Adriatico. Lo fece con parole coerenti, rispetto a forze politiche in ciò a targhe alterne. Una velata polemica ebbe con altri giornali locali per ridenominare “San Salvatore” la scuola elementare del centro storico poi intitolata ad “Edmondo De Amicis”.
L’Archidiocesi stimolò intraprendenti prelati e le ACLI alla fondazione di “Il Risveglio d’Abruzzo” per una dialettica fra Chiesa e parte laica di alto tenore culturale e democratico.
La ripresa del cattolicesimo aquilano aveva ripercussione nella libera attività politica e  nelle  epocali tornate elettorali del 1946 e del 1948, per via di una maggioranza netta al partito della Democrazia Cristiana di Lorenzo Natali (1922-1979), l’alter ego in Abruzzo, causa la progressiva scelta monarchica di Vincenzo Rivera, del vastese Giuseppe Spataro (1897-1979).
Nel mentre del rinnovamento arcidiocesano, Confalonieri, nel 1950, fu richiamato a Roma in qualità di Segretario della Sacra congregazione dei seminari e delle università, sicché la municipalità per gratitudine conferirà al cardinale milanese, tra i candidati alla successione a Pio XII nel 1958, l’onorificenza di “defensor civitatis”.
Il patrimonio di idealità e di energie innestate nel suo ”Decennio aquilano” da Confalonieri sarebbe continuato in un lascito pastorale e civile condiviso dall’intera comunità, al di là delle divisioni politiche di quegli anni e a futura memoria.

                             – Foto storiche di Luca Angeletti e Walter Cavalieri –

Articolo pubblicato su: http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=20630

Presentazione Quaderno Interattivo dedicato al 25 Aprile

Ieri 4 Giugno 2020 in diretta streaming alle ore 16:00 sulla pagina di facebook Dentro Tutti e sul canale Youtube Eventi Dentro Tutti,è stato presentato il quaderno interattivo dedicato al “25 Aprile Festa della Liberazione”, pensato in particolar modo per i ragazzi delle scuole, ma rivolto a tutti.
L’evento può essere rivisto al link:
Video della presentazione:
Il Quaderno ANPC-Dentrotutti  “25 APRILE Festa della Liberazione”
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2 Giugno 2020

27139720-f19c-43b9-b2a8-00ae736e0f3dL’iniziativa promossa da ANPI “Una Rosa alle rose della Costituzione” celebra in tutta Italia, in un momento così particolare e difficile dovuto al Convid-19, l’importanza di tornare alla nostra Costituzione nata dalla Resistenza e ai suoi valori, ricordando chi ha contribuito alla nascita della Costituzione e alla nascita della stessa democrazia. In spirito di unione abbiamo partecipato anche con i nostri rappresentanti in varie celebrazioni.

 

Oggi alle ore 10 a Parma Anpc, Anpi e Alpi hanno ricordato Angela Gotelli (http://www.ilviaggiodellacostituzione.it/blog/le-donne-dellassemblea-costituente-angela-gotelli).

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A Milano alle 11,30 abbiamo ricordato Lina Merlin (http://www.ilviaggiodellacostituzione.it/blog/le-donne-dellassemblea-costituente-lina-merlin): per l’ANPC era presente Carla Bianchi Iacono assieme al Vicesindaco di Milano Scavuzzo, il Viceministro dell’Interno Mauri, il Presidente Nazionale FIPA Artali, il Presidente Nazionale Aned Venegoni, il Presidente Nazionale dell’ANPPIA Morrone, il Presidente Provinciale ANPI Cenati. A causa dell restrizioni per il Covid-19 era possibile la presenza di un solo rappresentante per Associazione.

A Roma per “Una rosa per le Madri Costituenti” al Verano stamattina erano presenti la Vicepresidente Nazionale Silvia Costa e il Vicesegretario Nazionale Cristina Olini alle tombe di Nilde Jotti, Teresa Spano e Matilde Bei al Veranocon Livia Turco e la Malgodi Togliatti, ricordando anche Angela Cingolani Guidi festeggiata oggi a Palestrina.

A Roma una rosa rossa anche a Maria de Unterrichter Jervolino al Cimitero Flaminio, insieme a Rosa Russo Jervolino, ai nipoti Francesca e Michele Russo. Insieme a Silvia Costa anche Livia Turco, Presidente della Fondazione Jotti, oltre a una rappresentanza dell’Anpi e del XV Municipio. Un splendida testimonianza di Rosetta dei genitori Costituenti Raffaele e Maria.

Ricordati a Trento Elsa Conci e Maria de Unterrichter oltre alle altre donne e uomini che hanno scritto la nostra Costituzione.

L’Anpc a Poggio Bustone omaggia Attilio Piccioni, padre fondatore della Costituzione. Presenti alla cerimonia il sindaco di Poggio Bustone, Debora Vitelli, il vice sindaco, Marco Agostini, e una delegazione dell’ANPC composta dal presidente Pino Strinati, dal segretario Ottavio Battisti e dal vice segretario Flavio Falilò.(https://www.rietinvetrina.it/lanpc-a-poggio-bustone-omaggia-attilio-piccioni-padre-fondatore-della-costituzione/).

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2 giugno 2020: la Repubblica della Costituzione. Rose rosse per le Madri Costituenti

Una cerimonia in ricordo delle Madri Costituenti sepolte nei cimiteri romani si terrà il 2 Giugno 2020.  Porteremo rose rosse dove riposano Nilde Iotti, Nadia Gallico Spano, Adele Bei, Angela Maria Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino.

Partecipano alla cerimonia al Verano in rappresentanza della nostra Associazione: Silvia Costa vicepresidente nazionale ANPC e Cristina Olini Vicesegretario nazionale ANPC .

La Presidente Mariapia Garavaglia ha dichiarato: “E’doveroso e credo anche un obbligo per noi ricordare quel manipolo di donne costituenti (21) che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra Costituzione con le battaglie a favore della pari dignità, del diritto al lavoro, dei temi riguardo istruzione e famiglia. Troppo poco sono ricordate. Tocca a noi richiamate il grande contributo che queste “Madri della Repubblica” hanno donato a tutte noi e a tutti gli Italiani. Viva la Repubblica delle donne! Perché il 2 giugno 1946 erano la maggioranza del corpo elettorale. Viva la Repubblica italiana!”.

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