ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Un’intervista di Mario Spezia in vista del 25 aprile

Una bella intervista del Presidente ANPC Piacenza, Mario Spezia, su Il Corriere Padano:

“Mario Spezia: “Ricordare la Resistenza per recuperare l’impegno a favorire un futuro migliore”

Si avvicina il 25 aprile, Festa della Liberazione. Ho colto l’occasione di intervistare Mario Spezia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza, per avere qualche anticipazione di come sarà organizzata la celebrazione della Festa della Liberazione di quest’anno. (intervista pubblicata su: https://www.corrierepadano.it/mario-spezia-ricordare-la-resistenza-per-recuperare-limpegno-a-favorire-un-futuro-migliore/)

Presidente, lo scorso anno le celebrazioni furono importanti: tre cortei percorsero altrettanti itinerari, rappresentando le tre divisioni — Piacenza, Val d’Arda e Val Nure — per poi convergere tutti in Piazza Cavalli

“L’anno scorso è stato un anno speciale, segnato dall’80° anniversario. Per l’occasione abbiamo organizzato un’unica grande manifestazione, capace di coinvolgere tutte le realtà provinciali, per celebrare una ricorrenza così significativa.”

Quest’anno, invece, cosa avete in programma?

“Quest’anno torniamo alla consueta celebrazione. Il corteo partirà dal Liceo Scientifico, proseguirà lungo il corso e si concluderà in Piazza Cavalli, dove si terranno le orazioni ufficiali e poi la tradizionale messa presso la chiesa di San Francesco. Insomma, un ritorno alle origini.”

Ricordiamo ai lettori qual è stato il contributo dei partigiani cattolici alla resistenza piacentina, una storia che ha disegnato il futuro del nostro Paese

“L’impegno dei cattolici nella Resistenza a Piacenza fu molto rilevante. In particolare, le parrocchie di montagna svolsero un ruolo fondamentale nella protezione della popolazione civile e nel sostegno ai partigiani, molti dei quali persero la vita. Anche il clero pagò un prezzo altissimo, sei sacerdoti furono uccisi nelle parrocchie del territorio piacentino.”

Quali furono le figure che emersero in modo particolare?

“Figura di riferimento fu Francesco D’Averi, avvocato cattolico e primo segretario della Democrazia Cristiana appena costituita. Ma l’impegno dell’ANPC va nella direzione di valorizzare una lettura condivisa della lotta di Liberazione, sottolineando come essa sia stata il frutto dell’intero popolo e non di una sola parte, anche i cattolici diedero un contributo significativo.”

Che ruolo hanno avuto figure come don Giuseppe Beotti e don Giuseppe Borea nella resistenza a Piacenza?

“Don Beotti offrì ospitalità a ebrei, partigiani e soldati feriti nella sua parrocchia e, per questo suo impegno, fu uno dei sei sacerdoti uccisi. La sua causa di beatificazione, avviata nel 2010 si è coronata con il riconoscimento del martirio da parte di papa Francesco nel 2023 e con la beatificazione, celebrata il 30 settembre dello stesso anno nella cattedrale di Piacenza. Anche a don Giuseppe Borea toccò lo stesso destino tragico. Fu arrestato e fucilato. È inoltre in corso il percorso di riconoscimento anche per la sua figura.”

In poche parole, cosa ha rappresentato la Resistenza nel quadro della storia italiana? Ricordiamolo ai più giovani…

“La Resistenza rappresenta uno degli atti politici più importanti della storia del nostro Paese: un intero popolo che si ribella alla dittatura e all’invasione. Da quella stagione nasce l’Italia nuova, fondata sulla Costituzione, libera e democratica. “

Che valore ha oggi? Dopo 81 anni

“Celebrare la resistenza vuol dire recuperare quello spirito di responsabilità condivisa, di impegno comune per costruire un futuro migliore per il Paese. La Resistenza ci insegna che ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Non bisogna attendere la salvezza, ma agire, seguendo l’esempio di chi ha saputo sacrificarsi per gli altri, dimostrando che il cambiamento è possibile. “

Cosa può insegnare ai giovani?

“La società del benessere può talvolta generare demotivazione, ma è proprio per questo che è importante riscoprire la responsabilità individuale e collettiva. L’esperienza del voto in Ungheria dimostra che il cambiamento è possibile, se c’è volontà. Quando qualcosa non funziona, non serve fuggire, ma impegnarsi per migliorarlo. Oggi il cambiamento passa attraverso gli strumenti della democrazia, profondamente radicati in Europa, che rappresentano un modello unico da cui ripartire. La resistenza ci insegna che serve il coraggio di impegnarsi e di assumersi le proprie responsabilità, senza attendere che siano gli altri a farlo

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