ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

A 39 anni dalla morte di Aldo Moro: l’ANPC lo ricorda così

Il 24 marzo organizzato dalla sezione ANPC di Rieti, a 39 anni della morte di Aldo Moro, si è tenuto un convegno: “La verità su Aldo Moro”. Presieduto dall’on. Enrico Gasparra e introdotto dal Presidente Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Rapimento e sulla Morte di Aldo Moro, Giuseppe Fioroni. Relazione dell’onorevole Gero Grassi, componente della commissione stessa. Una relazione di grandissimo interesse, che ha dato spunti per ripensare a quel passato ancora pieno di oscurità e vuoti. E’emersa la concreta volontà di questa ultima Commissione, di raggiungere risultati che chiariscano definitivamente quello che sbrigativamente ancora molti definiscono il “caso Moro”. Bene ha fatto la sezione ANPC di Rieti ad organizzarlo perché con la morte di Aldo Moro sono stati violati lo spirito resistenziale e costituzionale sui quali è basata la nostra Repubblica.

Al convegno in rappresentanza del presidente nazionale Giovanni Bianchi era presente il vice presidente nazionale Angelo Sferrazza.

Un ringraziamento particolare e speciale va al Presidente della Sezione ANPC di Rieti, il bravissimo Pino Strinati, che è stato il promotore di questa importante iniziativa.

Pubblichiamo una bella riflessione del Vicepresidente Nazionale Angelo Sferrazza.

 

L’ATTUALITA’ DI MORO

Fra tutti  gli uomini politici dell’Italia repubblicana Aldo Moro, dopo Alcide De Gasperi, è quello a cui può essere data la definizione di  statista, nel senso classico di una parola ora desueta e questo non solo per la tragica vicenda e per il sacrificio della vita. Una rilettura attenta del suo percorso politico, epurato da quella irritante vulgata che lo ha dipinto come personaggio contorto e fumoso, ci porta inesorabilmente ad una analisi del presente. Un presente che vive una crisi valoriale impressionante e quindi politica. Per comodità si parla di seconda repubblica, ma certo, se così è, il confronto con la prima è sconfortante. Il percorso politico di Moro è stato sempre quello di  rendere possibile il raggiungimento di un obbiettivo attraverso una analisi complessa e approfondita della situazione politica generale. Su Moro sono stati scritti un grande numero di libri, prodotti documentari e film. Lo storico Guido Formigoni ha pubblicato un interessantissimo studio di quasi cinquecento pagine: Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma ed. Il Mulino. Un’opera che si distingue rispetto a tante altre per rigore ed obbiettività, riportando così Moro al ruolo del politico che aveva più di altri compreso le trasformazioni della società italiana, talvolta anche in contrasto con il suo partito. Moro fu tra i pochissimi a tener conto dell’importanza della posizione dell’Italia nel quadro internazionale. E questo è un dato importante, perché ci libera da un racconto per niente veritiero, quello che Moro non fosse “gradito” agli americani, a Henry Kissinger, che con il suo spiccato pragmatismo, faceva fatica a capire il lucido ragionamento del leader italiano, che non era quello di un accordo con Botteghe Oscure tout court, ma invece il necessario passaggio per raggiungere un sistema di alternanze. Un disegno purtroppo interrotto, non solo per Moro,  ma anche per Berlinguer. Qualcuno allora diceva “i tempi non sono maturi”, che tradotto dal politichese significa non “se ne deve far niente”.  E così è stato. Dal ’68 in poi la politica italiana ha iniziato un processo di allontanamento dai non lontani tempi della ricostruzione e del boom economico. DC e PCI si erano “integrati”, stante la divisione dei blocchi, in una formula semplice: noi governiamo e voi fate l’opposizione, per  poi passare all’incasso elettorale. Questa formula ha ingessato il sistema, facendo dell’Italia un paese anomalo fra le democrazie occidentali , con pochi vantaggi e molti pericoli. Uno interno: quello dei giovani e della crisi dei pensieri forti,il marxista, il liberale e di ispirazione cristiana. E il lungo sessantotto si è prolungato fino agli anni settanta, senza mai interrompersi, come era avvenuto in altri Paesi come Francia e Germania Federale. Dal sessantotto creativo, con fiammate di violenza subito spente, si è passati alla violenza “ideologizzata”, organizzata e clandestina. Fino alle Brigate Rosse. Con una interrotta scia di sangue. Conosciamo  i risultati. Ma non conosciamo come fu.  Angelo Sferrazza.

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