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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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Messaggio di Andrea Olivero, Presidente delle Acli e promotore di Todi2 al XVI Congresso ANPC (San Donato Milanese 24 ottobre 2012) portato al Congresso dal Vicepresidente Acli, Gianni Bottalico

Amici,
desidero innanzitutto porgervi i più calorosi saluti da parte del Presidente nazionale delle ACLI Andrea Olivero, il quale si rammarica moltissimo di non poter essere oggi qui fra voi. Per mio tramite, il Presidente delle ACLI desidera farvi avere un messaggio di grande attualità nella triste situazione del nostro Paese e i più sinceri auguri per la buona riuscita di questo vostro Congresso, che si svolge nella cornice simbolica di San Donato Milanese, nel cuore di quella Metanopoli che fu il cuore delle realizzazioni e dei sogni del vostro fondatore, Enrico Mattei, indimenticato comandante partigiano, animatore e fondatore dell’ENI, figura per certi versi profetica di un’idea dello sviluppo del nostro Paese che si basasse sulla capacità dello Stato di farsi soggetto attivo di una politica energetica ed industriale volta allo sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla redistribuzione della ricchezza.
Mattei fu grande amico delle ACLI, di quelle milanesi in particolare, e mi piace associare la sua figura a quella di molti aclisti delle origini che avevano militato con lui negli anni della Resistenza, e che sarebbero stati colonne della ricostruzione del Paese nella democrazia e nella libertà, da Giovanni Bersani a Michelangelo Dall’Armellina e, primo fra tutti, il fondatore delle Acli Achille Grandi che sotto il fascismo patì l’emarginazione professionale fin quasi alla fame.
Fra questi grandi mi piace ricordare il nome di un aclista e partigiano che mi onorò della sua amicizia negli anni della mia presidenza delle ACLI milanesi, Enrico Accardi, spentosi nel dicembre 2010 a 94 anni, già eroico sottufficiale dei cavalleggeri in Grecia ed in Russia che negli anni della lotta clandestina combatté al confine orientale d’Italia nelle brigate “Osoppo”, e che , finita la guerra, si mise con intelligenza e dedizione al servizio dei lavoratori nel Patronato ACLI, nelle campagne a favore dei lavoratori emigrati all’estero e di quelli confinati nei sanatori. In fondo, la storia dell’accordo recentemente siglato fra le nostre due Associazioni nasce da qui, da questi valori comuni che cementano le esperienze e le prospettive di fondo, perché senza il valore, la dedizione ed il sacrificio dei protagonisti della lotta partigiana le ACLI, tutto l’associazionismo democratico, la nostra Repubblica, non esisterebbero.
In nome di questa profonda comunanza di valori e di visione, vi propongo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la straordinaria attualità della figura di Enrico Mattei, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, l’uomo artefice, insieme a De Gasperi, della rinascita italiana nel dopoguerra.
Mattei ci ha lasciato una eredità enorme che, se pure non si esaurisce nell’ENI, perché va ben oltre, è un’idea di Paese e di civiltà, vede proprio in questo colosso di San Donato Milanese uno dei principali pilastri del sistema-Italia. L’Eni è la risposta più convincente riguardo al fatto che esista un giusto spazio di intervento pubblico in economia, che, se ben gestito, è capace di produrre traguardi impensabili. Chi nel dopo guerra avesse scommesso che un Paese povero, arretrato, di
fatto sconfitto e per di più privo di significative risorse energetiche potesse arrivare in breve tempo non solo a gestire in proprio gli approvvigionamenti energetici ma persino ad imporre la propria visione sul mercato internazionale dell’energia, sarebbe stato scambiato per un visionario. Invece è successo. Grazie all’Eni l’Occidente ha dovuto confrontarsi con un nuovo stile ispirato a rapporti commerciali equi e di pari dignità con i Paesi extraeuropei, ed ha dovuto prendere atto dell’arretratezza di rapporti di stampo neo-coloniale.
Un vizio che certe compagnie e certi stati non hanno mai del tutto abbandonato e che è riemerso più volte negli ultimi decenni. Basti pensare alla quantomeno discutibile strategia occidentale per il Medio Oriente. Mentre, al contrario, molti Paesi mediorientali, quelli africani e quelli latino americani non solo hanno riconosciuto la diversità italiana nelle politiche energetiche ma stanno sempre più applicando al loro interno le intuizioni di Mattei e seguendo il modello italiano nelle loro politiche nazionali dell’energia. E dunque, guardando a Mattei noi dobbiamo credere nel futuro della nostra Nazione italiana e della patria più grande che è la dimensione comunitaria. Siamo un Paese ormai piccolo, se paragonato ai Paesi emergenti, una potenza economica di medie dimensioni, abbiamo una demografia preoccupante, siamo un Paese sempre meno giovane. Eppure proprio facendo memoria delle sfide che Mattei e il vostro movimento avete dovuto affrontare, possiamo esser certi che l’Italia ce la farà ancora. Se ieri è stata sconfitta la dittatura, conquistata la pace, instaurata la democrazia, fondata la repubblica, promulgata la più bella Costituzione del mondo, oggi sarà possibile resistere e prevalere di fronte alla crisi economica e finanziaria più spaventosa della storia e lottare in una direzione inversa: per non scivolare da una situazione di benessere, di pace e di libertà ad un nuovo inferno fatto di ritorno della miseria, di inasprimento dei conflitti sociali che, se non governati secondo giustizia, potrebbero spingere le nazioni nel volgere di pochi anni, per la terza volta nell’arco di un secolo, nel vortice di un terribile conflitto mondiale. Il momento è serio e grave, il più delicato dal dopoguerra e proprio guardando a figure come quella di Mattei, dobbiamo credere che nulla è ineluttabile.
Innanzitutto ciò è vero sul piano spirituale. Siamo entrambe delle associazioni di cristiani. E come tali la nostra speranza si fonda sull’azione del Signore della storia. La regalità di Gesù, come ci ricordava dieci anni fa un grande testimone della Parola che da poco ha lasciato questo mondo per vivere presso Dio, il cardinal Carlo Maria Martini, “introduce nella storia quel correttivo misericordioso che permette alla storia di non andare verso la rovina totale, ma aiuta gli uomini e le donne, e soprattutto i responsabili delle nazioni, a prendersi a cuore il futuro dell’umanità”.
Inoltre, anche sul piano dell’iniziativa politica ed economica nulla è ineluttabile. Abbiamo un sistema Paese che, per quando segnato da fenomeni negativi come una corruzione politica dilagante, frutto certo di un preoccupante smarrimento delle ragioni dell’etica, ma anche di modelli istituzionali plebiscitari assimilati da una cultura politica autoritaria ed elitaria che ha imperversato negli ultimi vent’anni intossicando anche le culture politiche di tradizione democratica, sociale e popolare, appare in grado di reagire, come dimostra anche il nuovo spirito che si è instaurato con l’avvio dell’esperienza del governo Monti. Alcune importanti caratteristiche dell’attuale fase politica andranno conservate nell’interesse del Paese anche oltre le elezioni politiche del prossimo anno. Anche su questo piano è auspicabile che si recuperi la lezione di Mattei. Un Paese che sa tener fede agli impegni assunti in ambito internazionale, in particolare quelli dovuti alla condivisione della moneta, ma che non si lascia trascinare dagli eventi, che sa muoversi da protagonista scrutando orizzonti nuovi. Questo ci chiedono i nuovi scenari geopolitici che si stanno delineando e che stanno determinando l’avvento di un mondo multipolare, i cui
equilibri tuttavia appaiono ancora incerti e fragili. Ciò è vero in particolare in campo energetico. La sfida per gli anni a venire sarà quella di coniugare il bisogno di energia dell’Occidente e dei Paesi emergenti con la pace. Purtroppo le nazioni capofila dell’Occidente in questi anni hanno talora anteposto i loro interessi energetici al mantenimento della pace. Questo non sarà più accettabile in futuro e in una fase di profonda crisi economica e sociale risulta altamente rischioso, si possono innescare dei conflitti che sfuggono di mano e che non risultano più controllabili da nessuno.
Ecco perché un’Italia che fa tesoro della linea di Mattei non può stare a guardare. Non è accettabile, ad esempio, che a fronte di situazioni che si trascinano da anni irrisolte, come quelle dell’Iraq e dell’Afghanistan, con la Siria dilaniata non solo da una guerra civile, ma dall’azione devastatrice di brigate fondamentaliste dirette dall’esterno, si possa immaginare l’apertura simultanea di un altro fronte di guerra contro l’Iran, un Paese peraltro che non solo non costituisce una minaccia per nessuno, ma con il quale l’Italia ha le migliori relazioni commerciali ed energetiche di tutto l’Occidente.
L’Italia e l’Europa devono considerare come delle priorità la pacificazione del Medio Oriente attraverso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, la transizione ad una piena democrazia dei Paesi arabi, l’integrazione economica e culturale dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, la collaborazione strategica con la Federazione Russa in vista di una integrazione euro-russa già in questo secolo, come la sola via per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena globale, non subalterno alle nuove potenze asiatiche. C’è un’altra direzione in cui si manifesta la profonda attualità della visione di Mattei. È quella relativa alla ricerca scientifica e tecnologica sulle nuove fonti di energia. Oltre ai volenterosi sforzi compiuti sull’economia verde, e sul fronte delle energie rinnovabili esiste un campo di iniziativa assai più promettente e potenzialmente risolutiva per il futuro, costituito dalla ricerca per individuare e sfruttare per l’uso civile, nuove forme di energia. L’Italia ha le carte in regola per concorrere a questo traguardo epocale, che inaugurerà una rivoluzione nella storia paragonabile, se non superiore, a quella del digitale e dell’informatica: abbiamo istituti di fisica teorica che non temono rivali nel mondo, una
creatività ed un’inventiva formidabili e soprattutto, il controllo pubblico di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo, l’elemento decisivo, ciò che è capace di offrire la “massa critica” per trasformare innocui modelli teorici in invenzioni che trasformeranno radicalmente il modo di vivere delle future generazioni. E se questo pensiero vi sembra un po’ troppo visionario, io vi dico: questo è lo spirito di Mattei, questa è la grandezza dell’Italia nel mondo! La tutela della democrazia è il secondo grande aggancio fra la storia delle ACLI e la vostra.
In questo senso, è importante ricordare che fin dal primo articolo della Costituzione la Repubblica nata dalla Resistenza afferma di essere fondata sul lavoro, fissando così il canone fondamentale di interpretazione di ogni atto legislativo e politico. Il lavoro, i lavoratori, sono e debbono essere il centro dell’attenzione e della capacità di promozione sociale e politica di tutti gli attori interessati al dibattito pubblico.
Ciò significa prendersi carico fino in fondo dei disagi e delle minacce che oggi pesano sui lavoratori, in particolare i più anziani e i giovani che faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro, o vi entrano solo per la via di una flessibilità che equivale a precarietà. Né del resto è possibile tacere della difficoltà che ancora oggi i lavoratori riscontrano sul posto di lavoro a vedersi riconosciuti i diritti più elementari a partire da quello della sicurezza. Il poco invidiabile primato italiano in materia di morti e invalidi sul lavoro sta a significare quanto ancora oggi i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione possano e debbano ancora oggi essere parte integrante di un progetto politico per il domani.
Lo stesso per quel che concerne i diritti correlati a quelli del lavoro. La previdenza, la sanità, l’ assistenza e più in generale tutti quei diritti sociali che connotano una moderna democrazia e che rappresentano il risultato più maturo delle lotte del XX secolo. Per quanto possa essere necessario mettere mano a riforme e modifiche anche incisive di questa articolata costruzione, non si può accettare che tali correzioni rappresentino uno stravolgimento di diritti fondamentali che tutelano la parte più debole e svantaggiata della popolazione e che debbono semmai essere rafforzati ed implementati con una specifica attenzione alle persone che da Paesi lontani vengono a vivere e a lavorare nel nostro.
Cari amici, per noi la memoria della Resistenza significa tutte queste cose, ed è in questo senso che vogliamo affrontare l’impegno comune nei difficili mesi che ci aspettano, sapendo che esso trova le sue radici nelle lotte e nelle speranze di chi ci ha preceduto.
Buon lavoro!

Le mozioni del Congresso

San Donato Milanese 24/10/2012

1- Mozione approvata dal Congresso con Indirizzo al Presidente della Repubblica
I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012, dichiarano di essere commossi ed onorati per la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica per il loro Congresso.
Il XVI Congresso approva all’unanimità la seguente mozione:
“Il Congresso dell’ANPC plaude alla preziosa opera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, volta a restituire dignità e valori democratici alla politica ed alle Istituzioni italiane, in un momento difficile per il nostro Paese. E rivolge un caloroso augurio di buon lavoro e di felici risultati per la sua azione ricostruttiva”.


2 -Mozione del XVI Congresso (contro l’astensionismo politico)

I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012,

dopo aver dibattuto
la grave situazione morale, sociale e politica italiana e la necessità di un ritorno ai valori ideali di democrazia e di libertà della Resistenza

decidono
di fare un appello a tutte le Associazioni democratiche, con particolare riferimento alle Associazioni cattoliche, per intraprendere un’azione comune al fine di combattere l’astensionismo e l’antipolitica, da considerare come una fuga ed un tradimento di fronte alla necessità di impegnarsi per la difesa e la ricostruzione dei valori della Resistenza, che sono alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.
Il XVI Congresso approva all’unanimità.

3- Mozione del XVI Congresso

I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012, approvano all’unanimità la seguente mozione:
“Il Consiglio Nazionale è autorizzato ad applicare l’articolo dello Statuto che riguarda le cooptazioni straordinarie in Consiglio nazionale, laddove si rendessero necessarie, se in base ai nuovi programmi e dagli accordi con le altre associazioni, vi fosse bisogno di integrare il Consiglio Nazionale per rappresentare meglio le nove realtà organizzative ed in particolare per il Delegato giovanile e per la Delegata femminile si pensa necessario usare la cooptazione nel momento in cui la ripresa delle attività indicherà le persone emergenti atte a dirigere i due settori”.

Lettera mandata al Segretario del Quirinale, Dottor Marra, di ringraziamento al Presidente della Repubblica

Caro Marra,

il nostro Congresso della ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) è andato molto bene. Ti dirò che c’era l’atmosfera molto tesa e molto costruttiva di altri tempi.

Ed è un segno importante, anche se ovviamente la falcidia degli anni è inesorabile.

C’è stato un grande moto di affetto nei confronti del Presidente Napolitano. Tutti hanno sottolineato la concessione dell’Alto Patronato e molti lo hanno fatto in termini commossi. È nata così l’idea di fare una mozione di ringraziamento e di augurio al Presidente, che ti mando in allegato.

Ti prego di informare il Presidente che è stata presa anche una decisione politica. L’Associazione ha fatto un accordo con le Acli, per costituire i Gruppi di Lavoro giovanili in titolati “Resistenza e Costituzione”.

È stata anche approvata la mozione in cui si è deciso che questi Gruppi lavoreranno all’interno delle Associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo e l’antipolitica, in vista delle prossime elezioni.(di cui allego la relativa mozione).

Ti mando anche una piccola cronaca della giornata centrale del Congresso (“Enrico ed i suoi compagni”).

Ti prego di aggiungere a questa doverosa relazione al Presidente anche i miei personali auguri per il lavoro prezioso che svolge.

Con amicizia e stima, Tuo Bartolo Ciccardini

DOMENICA 2 DICEMBRE “MATTEI PER SEMPRE”

Programma MATTEI X SEMPRESANTA BARBARA PATRONA DEI LAVORATORI ADDETTI ALLA ESTRAZIONE DEL METANO E DEL PETROLIO

ORE 11,00 BASILICA SAN DOMENICO CELEBRAZIONE EUCARISTICA

PRESIEDUTA DA S.E. MONS.LORENZO CHIARINELLI – VESCOVO EMERITO DI VITERBO

CONCERTO MUSICA SACRA PER CORO E ORGANO DOM BEDOS

PARTECIPA IL CORO LAUDATE DOMINUM

SOPRANI: MARIA PIA ROSSI MAROLLA – STEFANIA PAMBIANCHI

CONTRALTO: MARIA PIA VIOLA

ORGANISTA : MI HEE KIM (SUD COREA)

DIRETTORE : FLORA ROSSI

ORE 16,00 BIBLIOTECA COMUNALE PARONIANA

INAUGURAZIONE MOSTRA “MATTEI PER SEMPRE” E PROIEZIONE FILMATI ARCHIVIO ENI

ORE 17,00 TEATRO FLAVIO VESPASIANO

CONCERTO DELLA FANFARA ALPINI SANTA CECILIA DI CITTADUCALE

PARTECIPANO : PIERLUCA TRUCCHI – TENORE (PRESIDENTE ASS.BENIAMINO GIGLI DI RECANATI)

AGUZZI GIULIANO – BARITONO MICAEL ALFONSI – TENORE MARINA DE CURTIS – SOPRANO

LUCIA CASAGRANDE RAFFI – SOPRANO

CONFERIMENTO PREMIO “COME BARBARA”

AL REGISTA GIORGIO CAPITANI PER FILM “L’UOMO CHE GUARDAVA AL FUTURO”

ALL’ING.GIUSEPPE ACCORINTI PER OPERA LETTERARIA “QUNDO L’ENI ERA ENRICO MATTEI , IO C’ERO”

GIA’ AMMINISTRATORE DELL’AGIP PETROLI PER L’ESTERO E PRESIDENTE FONDAZIONE E.MATTEI

PARTECIPANO AMMINISTRATORI E DIRIGENTI DELL’ENI

INTERVENGONO ON.GIOVANNI BIANCHI PRESIDENTE NAZIONALE ANPC

ON. BARTOLO CICCARDINI SEGRATARIO NAZIONALE ANPC

PRESIEDE MONS. DELIO LUCARELLI, VESCOVO DI RIETI

ORE 21,00 BIBLIOTECA COMUNALE RASSEGNA CINEMATOGRAFICA “MATTEI PER SEMPRE”

PROIEZIONE FILM “L’UOMO CHE GUARDAVA AL FUTURO” DI GIORGIO CAPITANI

PINO STRINATI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALE SANTA BARBARA NEL MONDO

E PRESIDENTE PROVINCIALE ANPC

Enrico ed i suoi compagni

Celebrato a San Donato Milanese il XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Una mozione di plauso e riconoscenza al Presidente Napolitano – La proposta a tutte le Associazioni cattoliche di un’iniziativa contro l’astensionismo e l’antipolitica – Eletto Presidente ANPC l’On. Giovanni Bianchi (già Presidente Acli e Partito Popolare Italiano)- Fondazione dei “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione”.

È la mattina del 24 Ottobre 2012. Emerge nella nebbia mattutina lombarda, il bel disegno della Chiesa di Santa Barbara, voluta da Enrico Mattei in quel San Donato Milanese che egli rifondò come centro e motore propulsivo della sua impresa. Il più grande viale si chiama ancora: “Viale Cortemaggiore”.
San Donato non è più il centro dell’ENI e della SNAM. I momenti propulsivi di quella impresa non sono più qua. Ma una cosa è restata, così come Enrico Mattei l’aveva voluta: la Chiesa di Santa Barbara. Essa è qua, la sua facciata è già illuminata dal sole alto, mentre noi siamo ancora immersi nella nebbia. È qua col suo bel disegno architettonico moderno di Mario Bacciocchi che accenna orgogliosamente alla gotica bellezza del Duomo di Milano. È qua, con le sue porte di Arnaldo e Giò Pomodoro, con la sua via Crucis di Pericle Fazzini, con la sua grande Crocifissione che copre l’intero abside narrata da Vincenzo Tomea, che sceglie il mosaico ed abbandona per questa impresa il suo pennello timido ed intimo di pittore di fiori e non di crocifissioni. È qua con il suo soffitto decorato da Tommaso Cascella e con la sua bellissima “Madonnina”.
È la Chiesa voluta da Enrico Mattei, il quale, come ha chiamato per la sua Eni le intelligenze più moderne del Paese, ha chiamato per la sua Santa Barbara i valori artistici più importanti degli anni ’50.
Sono qui convenuti, per ricordare Enrico Mattei, i Partigiani cristiani. Oggi si svolge a San Donato il XVI Congresso nazionale di questa Associazione che fu fondata nel 1947, appunto, da Enrico Mattei che era stato uno dei capi della Resistenza e che nel Governo del CNL rappresentava la partecipazione militare attiva dei cattolici. Mattei si era deciso al passo di fondare un’Associazione autonoma, per difendere una Resistenza cristiana, dura combattente, ma senza odio e senza progetto di egemonia, promessa di libertà per tutti.
Sono qui i “vecchi eroi stanchi”, con gli anni carichi di ricordi che pesano sulle spalle, che una volta portarono il peso duro di una guerra liberatrice. Si guardano, si riconoscono, si contano, si abbracciano i partigiani cristiani.
Entriamo in Chiesa, il parroco ci saluta, e spiega con una premessa il senso della liturgia. Accenna alla speranza cristiana per la resurrezione di Enrico. Poi dice: “Nella nostra liturgia ricorderò Enrico in tutte le preghiere appropriate, con il suo nome. E ricorderò con lui gli uomini con cui ha spezzato il pane, il simbolo vero della fratellanza cristiana, che si esprime proprio nel gesto di spezzare e di donare il pane. Cum-pane è l’origine vera della parola compagni. E ricorderò i compagni col significato antico e cristiano di questa parola. E nei luoghi appropriati della liturgia pregheremo per Enrico ed i suoi compagni”.
E così incomincia il rito ambrosiano, magro e breve rispetto al rito barocco romano, intenso come un pasto fugace in una marcia sui monti. Ed abbiamo pregato e spezzato il pane per Enrico ed i suoi compagni. La cerimonia si chiude con una sommessa, pacata e durissima lettura della “Preghiera del ribelle”.
Ci accorgiamo di quanto sia attuale, necessario e dedicato a noi italiani del 2012 questo dono che ci viene offerto gratuitamente dal sacrificio di coloro che dettero la loro vita per la libertà e per l’Italia.
Ritroviamo così lo spirito del XVI Congresso: insieme laboriosamente nel rispetto dello Statuto, ma ritrovando le ragioni di fondo, della fraternità fra compagni, apriamo lo scrigno delle nostre memorie e lo applichiamo alla odierna situazione politica italiana.
Sergio Giliotti, il cui nome di battaglia era “Sparviero”, racconta i fatti degli ultimi tre anni, le opere ed i giorni dell’Associazione, il ricordo di Mattei, il fondatore, l’orgoglio ferito per la sentenza dei tribunali tedeschi e per la elezione del mausoleo a Graziani.
Andrea Olivero spiega nel suo messaggio: «Senza il valore, la dedizione e il sacrificio dei protagonisti della lotta partigiana la nostra Repubblica, tutto l’associazionismo democratico e le stesse Acli non sarebbero esistite».
«Il dialogo tra le generazioni – ha aggiunto Pasquale Orlando – è premessa fondamentale per trasmettere la memoria e promuovere ancora oggi i valori della democrazia e della partecipazione».
La prima decisione del Congresso è un forte ringraziamento a Napolitano per l’Alto Patronato concesso ai Partigiani Cristiani. Alla fine sarà votata anche una mozione di plauso e di ringraziamento per l’opera che il Presidente Napolitano svolge con tenacia per il bene della Patria, per la salvezza della libertà e della democrazia, in un momento difficile. A lui il saluto e la riconoscenza dei Partigiani Cristiani.
Ma a questa attualità estrema non ci sottraiamo. L’Associazione di fronte alla delusione ed allo sconforto di tanta parte dei cittadini, largamente diffusi purtroppo anche fra i cattolici, decidono di proporre alle Associazioni vicine una forte azione comune per combattere l’astensionismo e l’antipolitica. Qualcuno ricorda come fu difficile scegliere durante la Resistenza, come era forte la tentazione dell’attendismo, il rifugio della zona grigia, ma come fu giusto e necessario partecipare, impugnare senza odio le armi in difesa di coloro che erano perseguitati, condannati, uccisi.
I 400 sacerdoti caduti nella Resistenza furono la prova più viva della partecipazione dei cattolici alla rinascita dell’Italia. Non possiamo tradire la nostra storia in questo momento così difficile.
Viene anche confermato nel Congresso l’accordo con le Acli per fare insieme un lavoro per i giovani, non solo per ricordare la Resistenza e la Costituzione, ma per rendere vivi oggi fra i giovani i valori che sono il loro fondamento.
Il congresso elegge il suo Consiglio Nazionale, le cariche previste dallo Statuto e, dopo aver ricordato, il Presidente Gerardo Agostini ed il Segretario Nazionale Bruno Olini, recentemente scomparsi, all’unanimità viene eletto Presidente, l’On.Giovanni Bianchi, già presidente delle Acli dal 1987 al 1994, poi deputato e presidente del Partito popolare italiano. «La nostra storia è il nostro futuro – ha dichiarato il neo-presidente dei Partigiani cristiani – I valori della Resistenza e della Costituzione possono essere di guida ai nostri passi anche in questa fase di forte crisi dello Stato, delle Istituzioni e dell’etica pubblica e privata».
Il pranzo comune somiglia ad un rancio di “campagna”, dove l’idea del dono volontario offerto come sacrificio si unisce al chiasso allegro della compagnia che ha depositato le armi. I “vecchi eroi stanchi” si riconoscono anche nel rancio, che è un altro modo di spezzare il pane.
Il dibattito continua serio e puntuale. Si sente nell’attenta presenza di tutto il pomeriggio, nonostante che la incombente nebbia serale possa essere pericolosa per i viaggi di ritorno, racconta come si cerchi in ogni modo di prolungare la gioia di stare lì insieme.
Il tutto si scioglie nella allegra fotografia di gruppo finale. I “vecchi eroi stanch” con i loro giovani accompagnatori si concedono rumorosamente all’obiettivo. Illuminati dal sole, che (direbbe Carducci sbagliando) “cala dietro il Resegone”. Invece il sole cala nella nebbia di ottobre. Che la primavera sia per te fausta e felice, cara Italia dei Partigiani cristiani!
Bartolo Ciccardini

Verbale XVI Congresso a San Donato Milanese con relazione Del Presidente Giliotti

VERBALE XVI CONGRESSO NAZIONALE ANPC – SAN DONATO MILANESE

 

Si riunisce a San Donato Milanese presso la Sede Comunale il XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (A.N.P.C.) in data 23-24 Ottobre 2012.

Espletate le formalità e la verifica dei poteri, il Vicepresidente, Sergio Giliotti (Sparviero) legge la relazione (qui acclusa Relazione Giliotti al XVI Congresso-San Donato Milanese).

Dopo la relazione si svolge un animato dibattito. Alla fine del dibattito vengono approvate le mozioni (qui di seguito accluse).

Il Presidente dell’assemblea mette in votazione le candidature presentate.

Vengono eletti all’unanimità:

 

 

Presidente Nazionale

On. Giovanni Bianchi

 

Vice Presidenti Nazionali

Giliotti Sergio (vicario)

Sasinini Guglielmo

Olini Anna Maria

 

Segreteria Nazionale

Ciccardini Bartolo (segretario nazionale)

Accorinti Giuseppe (vicesegretario nazionale)

Roncati Carla (vicesegretario nazionale con funzioni amministrative)

Rossi Andrea (vicesegretario nazionale)

 

Consiglio Nazionale

  1. Ciccardini Bartolo
  2. Accorinti Giuseppe
  3. Roncati Carla
  4. Olini Anna Maria
  5. Sasinini Guglielmo
  6. Rossi Andrea
  7. Spezia Mario
  8. Bernardi Francesco
  9. Paini Giorgio
  10. Costantini Carlo
  11. Squeri Luca
  12. Garlini Lino
  13. Giliotti Sergio

 

Collegio probiviri

Mori Luigi

Biondi Concetto

Tedesi Carlo

 

Collegio Sindacale

Pesce Marco

Ferrarini Pino

Armanino Umberto

 

Si demanda alla Direzione Centrale il compito di cooptare due Consiglieri Nazionali, come da statuto, per le eventuali necessità di rappresentanza.

Firmato

Il Segretario del Congresso                                                                          La Vicesegretaria

On. Bartolo Ciccardini                                                                                                                  Dott.ssa Carla Roncati

Siete tutti invitati al XVI Congresso Nazionale dei Partigiani Cristiani

Il Congresso è aperto a tutti gli uomini di “buona volontà” preoccupati delle sorti della Democrazia e dell’Italia. la relazione centrale sarà tenuta da Andrea Olivero, reduce da Todi2. Contro l’astensionismo e l’antipolitica ritornano i Partigiani Cristiani.

Invito
XVI° CONGRESSO NAZIONALE DELLA ANPC
(Associazione Nazionale Partigiani Cristiani)
24 ottobre 2012 – San Donato Milanese
Con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

PROGRAMMA

Ore 9.00 S. MESSA nella Chiesa di SANTA BARBARA. Presente il medagliere ANPC.
Ore 10.30: Saluti delle Autorità e della ANPC Milano
– Relazione del VicePresidente Vicario Sergio GILIOTTI.
– Ricordo di Gerardo AGOSTINI.
– Ricordo di Enrico Mattei.
Ore 11.00:
– Relazione di Andrea Olivero, Presidente ACLI:
“La nostra storia è il nostro futuro”.
– Interventi dei congressisti.
– Presentazione delle candidature e delle liste.
Ore 13.00: pausa
Ore 14.00:
– Ripresa della discussione.
Ore 15.00:
– Votazione per il CONSIGLIO NAZIONALE.
– Riunione del Consiglio Nazionale seduta stante per la elezione del PRESIDENTE NAZIONALE e delle altre cariche sociali
Ore 17.00
– Chiusura del Congresso.

50° anniversario della morte di S.E. Mons. Edoardo Facchini, indimenticato Vescovo di Alatri

Ecco il programma dell’evento INVITO

Programma XVI Congresso ANPC

XVI° CONGRESSO NAZIONALE DELLA ANPC
(Associazione Nazionale Partigiani Cristiani)
24 ottobre 2012 – San Donato Milanese
Con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

PROGRAMMA

Ore 9.00 S. MESSA nella Chiesa di SANTA BARBARA. Presente il medagliere ANPC.
Ore 10.30: Saluti delle Autorità e della ANPC Milano
– Relazione del VicePresidente Vicario Sergio GILIOTTI.
– Ricordo di Gerardo AGOSTINI.
– Ricordo di Enrico Mattei.
Ore 11.00:
– Relazione di Andrea Olivero, Presidente ACLI:
“La nostra storia è il nostro futuro”.
– Interventi dei congressisti.
– Presentazione delle candidature e delle liste.
Ore 13.00: pausa
Ore 14.00:
– Ripresa della discussione.
Ore 15.00:
– Votazione per il CONSIGLIO NAZIONALE.
– Riunione del Consiglio Nazionale seduta stante per la elezione del PRESIDENTE NAZIONALE e delle altre cariche sociali
Ore 17.00
– Chiusura del Congresso.

La giusta memoria della Resistenza nel ricordo di Bruno Olini

Cronaca di un episodio da ricordare in vista del XVI° Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Lunedì, 27 Ottobre 2008
Ieri sono stato con Bruno Olini, che doveva intervenire, invitato da Gian Luigi Rondi, al dibattito, organizzato dalla Festa del Cinema di Roma, sul film “Il sangue dei vinti”, liberamente tratto dal libro di Giampaolo Pansa.
Va subito detto che il film, con il libro, non c’entra per nulla. Il libro è una documentazione storica sui dolorosi avvenimenti, ritorsioni, vendette, giustizie sommarie ed ingiustizie criminali che accaddero dopo la resa dei tedeschi in Alta Italia.
Il film invece è una vicenda di fantasia, che si svolge in quel periodo. Tutti i fatti che il film racconta sono verosimili e potrebbero essere accaduti. Ma sono una narrazione fantastica. Gli autori utilizzano quel contesto storico per narrare una storia e non la storia. Un romanzo giallo, che si trasforma in un racconto nero, che sfocia in “pulp” cinematografico all’italiana. Una storia atroce, dura, senza respiro, nera senza pause, fitta di nequizie, una notte senza la speranza di una alba. Gli autori seguono una moda che riflette più lo stato d’animo di oggi che il sentimento di allora.
(Un commissario di polizia, interpretato da Placido, indaga un delitto e salva la bambina superstite, durante il bombardamento di Roma, dove muore anche il marito appena sposato di Lucia, sorella del commissario. Il commissario ritrova la sua famiglia al Nord, dove vive il padre, mutilato di guerra con la madre. Il fratello del Commissario, Ettore è un partigiano comunista e la sorella, oppressa dal dolore, si arruola invece nelle brigate nere. Ricompare la bambina con la madre che è diventata staffetta partigiana. Fra una strage e l’altra per orribili rappresaglie di crudeli SS, i partigiani assaltano la casa paterna. Il padre mutilato in carrozzella si fa uccidere dalla moglie e lei a sua volta si suicida per non cadere in mano ai sanguinari partigiani.
Il commissario ritrova la bambina e la madre, prigioniere dei tedeschi. Chiede alla sorella Lucia di salvarle e lei lo aiuta. E l’unico gesto di pietà. I tedeschi delle stragi si arrendono, pretendendo di essere fatti prigionieri senza cedere le armi. Il fratello partigiano Ettore li uccide tutti, violando le regole di guerra. Il reparto “fascista” abbandonato dai tedeschi tenta una sua personale “ridotta della Valtellina” e viene sopraffatto. Lucia segue un irriducibile milite sopra un campanile da dove sparano su un corteo di partigiani che festeggia la vittoria ( ma non un solo abitante festeggia con loro!). Indovinate chi viene ucciso dall’irriducibile prima di morire a sua volta? Il fratello di lei, Ettore. Lucia viene catturata da un gruppo di inferociti di partigiani “comunisti”, gli vengono tagliati i capelli, viene stuprata (e lo stupro è l’unico episodio accennato senza note alte), semi-impiccata ad un palo ed infine fucilata. Il Commissari, anni dopo ritrova la bambina adulta. Ha finalmente risolto il caso al quale ha dedicato tutta la vita, per la soluzione del quale era rimasto neutrale nella “guerra civile”. La madre della bambina non era la vera madre, ma la sorella di lei, prostituta amante di un gerarca, che l’aveva uccisa per rifarsi una nuova personalità e nascondersi fra i partigiani. Così lo zelo del commissario svela che l’unico personaggio positivo era invece il peggiore. Fine del film.)
La guerra è civile (vale a dire che è condotta senza quelle regole di umanità che si tenta di rispettare con gli stranieri); la ferocia è equamente distribuita fra i contendenti; nessun particolare ci viene risparmiato, secondo una moda che coinvolge tutti i film d’azione. L’unica differenza sottolineata fra le due ferocie è questa. I partigiani sono sepolti in un cimitero, i fascisti nella fossa comune. Dal lato artistico ci manca la pietà dei buoni. Dove sono le donne che nascondevano i fuggiaschi, stranieri, ebrei, perseguitati? Dove sono le persone pietose che seppellivano i morti? Non c’era di passaggio uno dei quattrocento sacerdoti morti nella Resistenza senza impugnare le armi? Io sono discepolo di un capo partigiano che partecipava alle azioni militari disarmato, per obiezione di coscienza. Pietà l’è morta.
In una opera d’arte non si vede quanto è buia la notte se non la si paragona ad una qualche luce.
La virtù (o la viltà) del Commissario, poliziotto da film giallo che persegue il suo compito con tenacia, qualsiasi cosa avvenga e l’assenza assoluta ed assurda di ogni forma di vita civile (non un infermiere, non un becchino, non un pastore, non un contadino, non una donna che non fosse ausiliaria fascista o prostituta staffetta partigiana, non un passante, non un prete dei quattrocento che furono uccisi) quasi ad indicare che tutta la lotta era fra due fazioni armate, con il popolo italiano assente e neutrale, occupato a sopravvivere. In questa maniera si deve concludere che tutti gli italiani sono stati collocati dal film nella zona grigia.
Nel dibattito che ne è seguito abbiamo trascurato i meriti artistici del film, perché siamo stati coinvolti dal problema della Zona grigia sostenuta dai revisionisti.
Savino Pezzotta ha ricordato la pietà ed il compianto per tutti i morti, ma ha ribadito senza odio che alcuni di loro erano dalla parte sbagliata. Come avviene nella storia, quelli che erano dalla parte sbagliata non erano necessariamente dei banditi e quelli che erano dalla parte giusta non erano sicuramente santi. Ma una cosa è combattere con i popoli liberi per la libertà dell’Europa, ed altra cosa è combattere per il dominio di Hitler sull’Europa. Bruno Olini insiste sul concetto di una Resistenza armata (ed egli è stato un valoroso combattente della guerra di Liberazione) che aveva però un rapporto profondo con la Resistenza civile della società italiana che, con i suoi valori cristiani, non voleva imbarbarirsi.
E cita chiaramente il giudizio di Pietro Scoppola che qui riportiamo:
“Nel quadro delle pole¬miche suscitate dal revisionismo degli anni Novanta, due sono i motivi centrali delle tesi revisioniste: il primo è quello della «lunga zona grigia» di indifferenza e passività fra le due posizioni minori¬tarie in lotta crudele fra loro, quella dei resistenti e quella di coloro che si batterono per la Repubblica di Salò; il secondo è quello della crisi della nazione, qua¬le si era faticosamente venuta formando negli anni del Risorgimento e dell’ Italia unitaria, nella tragedia dell’8 settembre, che diventa la data simbolo della «morte della patria».
La conseguenza di queste idee largamente proposte e diffuse a livello di opinione pubblica è stata quella di tagliare per così dire le radici stesse della Repubblica e della Costituzione con l’evidente e spesso esplicito in¬tento – ed effetto politico – di dare fondamento ad una radicale discontinuità. E’ evidente che se è fondata l’immagine di un paese immerso nella zona grigia, se la Resistenza è un fatto sostanzialmente marginale, al¬lora l’ 8 settembre e non più il 25 aprile diventa l’ele¬mento centrale di tutta la vicenda; la Costituzione non ha più un riferimento forte nella Resistenza; non ha d’altra parte un fondamento in una tradizione nazio¬nale italiana travolta dalle vicende belliche; la Costitu¬zione perde rilievo storico e torna ad essere tutto e so¬lo un compromesso fra i partiti.
Così tutto l’edificio della Repubblica resta privo di fondamento e la Costi¬tuzione perciò destinata ad essere archiviata con il superamento di quel quadro storico e con la scomparsa di quei soggetti politici. Queste interpretazioni, proprio per le reazioni che hanno suscitato, hanno contribuito alla maturazione di una più comprensiva visione di quel periodo storico. L’immagine della zona grigia è inaccettabile: la popolazione italiana nel suo insieme non fu inerte e indifferente di fronte ai mille drammi umani provocati dall’8 settem¬bre: i soldati allo sbando furono accolti e rivestiti, inglesi e americani in fuga dai campi di prigionia furono ospitati e nascosti a rischio della vita, molti ebrei furo¬no salvati.
Il rifiuto del¬la violenza e l’accentuarsi della volontà di pace non so¬no sentimenti “grigi” e non saranno di fatto irrilevan¬ti per un’ opera di ricostruzione della convivenza civi¬le. In questi spazi si colloca il ruolo della presenza cat¬tolica intuito da Chabod ma poi confinato nella cate¬goria dell’attendismo. Si ha l’impressione di una lotta di resistenza armata dura ma senza odio e cru¬deltà; e intorno a questa lotta una vasta zona di resi¬stenza civile che alla fine coinvolge tutto il paese. Si sot¬tolinea il ruolo del mondo femminile: in una concezio¬ne ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale. Dobbiamo dire ormai con chiarezza che il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di parteci¬pazione e di coinvolgimento, senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti pro¬ponevano con la loro accanita polemica contro gli atten¬disti.
È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato, recuperando il significo originario del resistere.
Insomma il fenomeno della lotta armata, che con¬serva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di “resistenza civile”. Vi è una ricostruzione dal basso delle ragioni della convivenza e perciò della identità collettiva che lo storico deve at¬tentamente osservare”.
La citazione di Olini non poteva essere più appropriata di fronte alla descrizione dei fatti come avveniva nel film.
Durante il dibattito Pansa è stato battagliero e distratto, inutilmente polemico contro il povero Olini che rappresentava i Partigiani Cristiani. A Pansa che ricordava quegli anni dal ’43 al ‘49 come un susseguirsi di guerre civili, Olini ha ricordato, interrompendolo, che c’erano state in mezzo, anche una Costituente, una Costituzione ed una Repubblica. Ma Pansa non voleva essere interrotto.
Gasparri era focoso, battagliero e confuso. Agitava il libro di Pansa come un manganello. Devo dire che non è stato simpatico sentire un ministro in carica minacciare con parole ambigue i dirigenti Rai perché avrebbero dovuto fare un Sangue dei vinti numero 2, dedicato agli anni che vanno dal ‘46 al ‘48. Ha anche detto che non si soffermava troppo sulle dichiarazioni di rispetto della democrazia perché dopo quello che aveva detto Fini, sulla parte sbagliata non c’era altro da dire. Gli si è ricordato maliziosamente che, in questa richiesta pacificazione fra vincitori e vinti, come se tutti avessero ragione, sarebbe stato giusto restituire l’onore ai fucilati di Verona, a quei coraggiosi fascisti che avevano abolito il fascismo il 25 Luglio.
Placido è stato volenterosamente polemico, accusando con passione la Democrazia Cristiana di avere tenuto nascosto lo strascico criminale degli assassini compiuti negli anni successivi alla Resistenza. Dal suo punto di vista ha ragione: non ci frequentava e non poteva sapere che noi celebravamo e piangevamo anche per i nostri morti. E non si è neppure accorto che quei delitti non sono finiti con il ‘48. Non ha sentito parlare di Moro, di Bachelet, di Ruffilli. Per colpa di una Democrazia Cristiana abituata a nascondere i delitti. Quando se ne accorgerà, magari con Sangue dei vinti, numero 3, chissà quale appassionato rimprovero ci declamerà.
Bartolo Ciccardini

La novità del XVI° Congresso dell’ANPC

L’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani, fondata da Enrico Mattei, è nata non solo per conservare la memoria ed i valori dei Partigiani Cristiani, ma anche per testimoniare questi valori nella situazione politica presente.
Il valore principale della Resistenza era la ricostituzione di una società civile fondata su valori democratici, di pace, di giustizia e libertà. Si combatteva contro i nemici di questi valori per necessità, ma mantenendo intatta la responsabilità morale che questi valori presupponevano.
L’atteggiamento dei cristiani consentiva di colpire l’avversario quando era necessario per rifondare le condizioni di libertà, di pace e di giustizia, ma nel contempo era rivolto a ripristinare con pietà e con solidarietà i valori di pace, di giustizia e di solidarietà. Noi non abbiamo mai pensato ad azioni militari che non avessero il supporto della coscienza civile della comunità. Non abbiamo mai concesso nulla alla vendetta, anche se abbiamo approvato che la giustizia si compisse nei confronti di coloro che avevano commesso crimini contro l’umanità. La Resistenza ha trovato il suo coronamento nella Costituzione. È nostro compito applicare e vivere fino in fondo i valori della Costituzione e confrontarci con le necessità del momento. In questo momento, per esempio, siamo molto preoccupati per il grande distacco che c’è fra l’opinione pubblica e la vita politica. Specialmente fra i cattolici la disillusione per le vicende delle ultime crisi politiche ha diffuso un sentimento di delusione e di rifiuto. I sondaggi dicono che il 46% dei cattolici è predisposto all’astensione. È un pericolo molto grave per il Paese. Sarà compito di questo Congresso quello di ricordare a tutti i cattolici il sacrificio di coloro che si batterono per la libertà degli italiani, sacrificio che non può essere tradito con l’astensionismo.
L’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani dal Congresso manderà un messaggio a tutte le Associazioni cattoliche perché si uniscano per combattere il fenomeno dell’astensionismo. Soltanto con una scelta libera, cosciente, coraggiosa, si può migliorare la vita democratica italiana, risolvere nello spirito di giustizia i grandi problemi, riportare nel rapporto fra cittadini l’idealità e l’onestà che sono necessari al mantenimento della pace.
Questa è la vera novità del XVI° Congresso dei Partigiani Cristiani che si terrà a San Donato Milanese il 24 ottobre 2012.

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