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APPUNTI PER UNA DICHIARAZIONE DI PROPOSITI COMUNI ISPIRATI A CAMALDOLI 1943

Premessa

ACLI, Associazione Partigiani Cristiani,  FUCI ed Istituto Sturzo celebreranno il 70° anniversario di Camaldoli il 24 Luglio, presso la Camera dei Deputati (Sala del cenacolo, Piazza Campo Marzio 42) ore 16:30. (Io me ne occupo come segretario dei Partigiani Cristiani).

Avremmo voluto che fosse stata una manifestazione corale di tutti i movimenti cattolici ecclesiali e non. Non rinunciamo a pensare che questa memoria, assieme con i problemi di coscienza che ci pone, è solo l’inizio di un itinerario: per due anni dovremo ricordare via via il settantesimo anniversario di fatti ed eventi importanti che vanno dall’8 settembre allo scoppio della bomba atomica.

Ritengo che questa memoria non sia ovvia e non sia celebrativa, ma sia una progressiva presa di coscienza dell’attuale pochezza e dell’attuale mancanza dell’impegno civile dei cattolici.

Quindi un itinerario da percorrere, se possibile, tutti assieme, per ritrovare non la nostra memoria ma la nostra anima e la nostra identità.

Abbiamo bisogno anche di te e ti chiediamo il parere ed il consiglio e perfino la critica sulla bozza di un documento che dovrebbe chiudere la giornata. Ogni tua partecipazione (sia con la tua presenza al Convegno, sia con qualche tuo scritto, sia con un tuo messaggio di approvazione o anche di rampogna, sia con la diffusione dell’evento tra i tuoi contatti) ci sarebbe graditissimo. Vieni con noi in questo itinerario (o meglio pellegrinaggio) in cui dobbiamo trascinare il mondo cattolico.

Come Partigiani Cristiani abbiamo preso un motto da una poesia di Padre Maria David Turoldo che rivolgo anche a te: “Torniamo, amici, a riprendere i nomi di battaglia, a indossare le armi della luce”.

Ecco l’appunto che sottopongo alla tua attenzione.

 

APPUNTI PER UNA DICHIARAZIONE DI PROPOSITI COMUNI ISPIRATI A

CAMALDOLI 1943                                                      

  1. Importanza del Codice di Camaldoli. In un Paese ormai già travolto dalla sciagura si riuniscono un gruppo di cattolici la cui autorità è costituita soltanto dalla loro cultura e dal loro coraggio. Decidono che i cattolici non sono indifferenti alle sorti della Patria. L’episodio non è appariscente e non poteva esserlo, ma senza lo spirito di Camaldoli non ci sarebbe stata la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la scrittura della nostra Costituzione. Un segnale decisivo: la Patria amata nella sventura.
  2. 2.      La scelta democratica. Il nucleo centrale dello spirito di Camaldoli è la scelta democratica dei cattolici. Essa prende ispirazione dal messaggio natalizio di Pio XII nel Natale del 1942, momento non certo facile ed agevole per questa scelta di campo. Una scelta né ovvia, né semplice in un mondo totalitario, una scelta gravida di grandi conseguenze: i cattolici entrano in campo contro il totalitarismo, prima nella versione fascista, nella Resistenza, poi nella versione comunista, nel dopoguerra. La scelta democratica non solo rompe con la tradizione degli accordi con i regimi autoritari e con la cultura clerico-moderata, ma propone un metodo diverso nella difesa dei valori non negoziabili. Non rassegnazione sulla perdita di quei valori, ma realizzazione per un consenso democratico attraverso il dialogo e la testimonianza.
  3. 3.      La partecipazione. Questo atteggiamento nei confronti dei gravi problemi che pone il mondo moderno comporta una presenza militante e nessuna neutralità da eremiti, nessuna fuga nel deserto, ma una presenza attiva nell’educazione, nella etica sociale e politica, nella proposta democratica.
  4. 4.      Un organismo per la partecipazione. La militanza dei cattolici in una società non dichiaratamente cristiana come è la società europea dopo l’Illuminismo, comporta degli organismi unitari di azione. Storicamente alla pluralità delle organizzazioni devozionali si sostituisce la unità dell’Azione Cattolica. Unità organizzativa, di direzione, di comportamenti, di giudizi e di iniziative. (E’ da valutare appieno il nuovo motto che descrive l’atteggiamento di questa presenza: “Preghiera, Azione, Sacrificio!”). La nuova realtà sociale globalizzata rappresenta una sfida ben più impegnativa della cultura illuministica e della rivoluzione borghese. Questo comporta la previsione di un organismo di azione cattolica volto al nuovo ambiente sociale.
  5. 5.      L’organismo operativo. L’avvento del suffragio universale mise in crisi la cultura dell’impegno cattolico, divisa fra democratici e conservatori. In quella contingenza per un periodo straordinario, Papa Pio X riorganizzò la partecipazione cattolica in tre grandi Unioni (popolare, economico-sociale ed elettorale). L’Unione popolare si dedicò all’opera formativa, soprattutto dei giovani, ed alla diffusione dei valori nel corpo sociale. L’Unione economica e sociale si dedicò alle iniziative di promozione sociale: mutue, banche, cooperative e leghe. L’Unione elettorale, rompendo il non-expedit, si dedicò alla trattativa della forza elettorale dei cattolici, per il raggiungimento di alcuni obiettivi.

Per puro esercizio, proviamo per un momento ad assumere le ipotesi dei tre campi d’azione, stabiliti da Papa Pio X per il cattolici del 1913, per domandarci quali sarebbero le proposte fondamentali da sostenere se esistessero oggi, nell’ambito dell’azione cattolica, una Unione Popolare, una Unione economica e sociale ed una Unione elettorale.

–        Nel campo della Unione popolare. Assume la massima importanza un atteggiamento forte sui principi della carità sociale: l’attenzione per gli ultimi, lo spirito comunitario. Come dovere civico si impone la questione morale: l’onestà, la trasparenza e la correttezza della gestione dei beni pubblici e dell’uso dei beni privati sono la conseguenza  del rispetto dei poveri. Deve cambiare l’atteggiamento pietistico e compassionevole dei cattolici nei confronti dell’inadempienza ai doveri sociali.

–        Nel campo della Unione economica e sociale. Bisogna reagire con ogni mezzo alla stampa della falsa moneta operata dalla potenza finanziaria che i poveri sono condannati drammaticamente a pagare. Un intervento organizzativo diffuso, molecolare, per difendere il valore del lavoro, il valore del risparmio e la loro moneta reale non sofisticata e non avvelenata. Operare per l’alternativa all’attuale modello di banca, di finanza e di impresa. Promuovere un’austerità etica, basata sull’eguaglianza. Lottare contro i privilegi, adottare la formula comunitaria contro gli egoismi parassitari, come scelta etica possibile. Pensare all’intervento dello Stato nell’economia come garanzia di giustizia distributiva.

–        Nel campo della Unione elettorale. Un impegno morale per la pienezza della democrazia. Compito essenziale di una presenza dei cattolici è una posizione forte contro l’astensionismo, contro l’antipolitica, contro l’antiparlamentarismo ambiguo. E fra gli impegni positivi: una presa di posizione forte per una legge elettorale democratica subito, una costituzione più partecipata a cominciare dalla realizzazione dell’art.49 e dalla adozione reale del principio di sussidiarietà, regole più severe per i partiti, cambiamento profondo della coscienza del servizio pubblico contro il cancro burocratico. Una battaglia per la giustizia rapida, che significa vera attenzione ai più deboli che non hanno riserve necessarie per aspettare una lontana sentenza. Una riduzione forte della spesa pubblica parassitaria, in favore di investimenti per il lavoro, la ricerca, l’innovazione e la qualità.

L’invito a Camaldoli 2013 del Presidente Giovanni Bianchi

Cari amici,

andiamo avanti con orgoglio e decisione nel nostro programma di rinnovamento della nostra Associazione e di consegna delle nostre memorie alle nuove generazioni.

Abbiamo quest’anno cominciato con la celebrazione dell’Anno Dossettiano (21 febbraio 2013). Siamo andati avanti con la ricostruzione della Resistenza romana (19 Aprile 2013) e, come deciso dal Consiglio Nazionale tenutosi a Parma il 18 Maggio 2013, dobbiamo ora affrontare l’inizio del 70° anniversario della Resistenza.

Abbiamo voluto cominciare a celebrare la Resistenza partendo dal Codice di Camaldoli.

Nel Luglio del 1943 un gruppo di intellettuali cattolici provenienti dalla Fuci, dai Laureati Cattolici e dalla Università cattolica, si riunirono, quando ancora il fascismo non era caduto, per scrivere un programma di rinascita dell’Italia dopo la sventurata crisi che si preparava. Quello che ci interessa di questo evento è la capacità dei cattolici di prevedere il futuro, di disegnare i programmi giusti e di assumersi la responsabilità civile al servizio dell’Italia che aveva bisogno di loro.

Nel Convegno del 24 Luglio assieme ad altre Associazioni cercheremo di riproporre “lo spirito di Camaldoli”, quella capacità di giudizio e quel senso di responsabilità che anche oggi sarebbe necessario per uscire dalla crisi attuale.

Quindi non soltanto memoria, ma anche responsabilità. Non soltanto antica gloria, ma eredità per i giovani.

Da Camaldoli comincia la nostra Resistenza e proponiamo ai giovani il vaticinio profetico di Padre David Maria Turoldo, che nella sua poesia, rivolta ai giovani scrive: “Torniamo, amici, a riprendere i nomi di battaglia, a indossare le armi della luce”.

Vi trasmetto l’invito a questo importante incontro, con preghiera di diffonderlo fra gli iscritti, gli amici ed i giovani.

E a quelle sezioni che non possono partecipare all’incontro di Roma, propongo di indire in quegli stessi giorni, una riunione locale, un colloquio fra amici, per ricordare quell’evento e per studiare come trasmettere lo spirito di Camaldoli ai giovani di oggi. Mi riferisco certamente al nostro programma di Costituzione di Gruppi di Lavoro “Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli.

Con i miei auguri di buon lavoro,

Il Presidente Nazionale

On. Giovanni Bianchi

INVITO CAMALDOLI 2013

Il treno che bucò il fronte di Stefano Ballini

Segnialiamo il film amatoriale di Stefano Ballini sulla memoria, distribuito esclusivamente in internet.

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, Provincia di Lucca, Provincia di Firenze, Comune di Marzabotto, Comune di Stazzema, Unione Comunale del Chianti Fiorentino (Tavarnelle VP, San casciano VP, Barberino VE)

Inoltre patrocinio di: Comitato Onoranze per i Martiri di Sant’Anna di Stazzema, Associazione Martiri di Sant’Anna, Associazione Familiari Vittime Eccidio di Marzabotto, Parco Nazionale della Pace.

Il film è visibile gratuitamente all’indirizzo http://www.treno1944.com .

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo avere visto il video lo ha invitato a partecipare al giorno della Memoria al Quirinale il 29 Gennaio 2013.

 

 

Odoardo Focherini: ribelle per amore,beato per il nostro tempo

Fedele laico di Azione Cattolica, amministratore dell’Avvenire d’Italia, fu un martire della fede: morì infatti in un lager nazista nel 1944 per aver salvato molti ebrei. Il 15 giugno sarà beatificato a Carpi.

(Per leggere tutto l’articolo clicca su: http://www.incrocinews.it/arte-cultura/odoardo-focherini-ribelle-per-amore-br-beato-per-il-nostro-tempo-1.76Odoardo Focherini971).

COSTITUITI A FROSINONE I GRUPPI DI “RESISTENZA E COSTITUZIONE”

Si è svolto a Frosinone nelle sede provinciale delle ACLI un incontro, tra il Presidente regionale e Commissario delle ACLI di Frosinone Soldatelli e il Presidente Provinciale dell’Ass. Naz. Partigiani Cristiani Costantini e i loro collaboratori, per la costituzione dei gruppi di lavoro di “Resistenza e Costituzione”.
I Gruppi avranno il compito di tenere vivo, anche nella nostra provincia, la memoria di quei valori che aiutarono gli Italiani ad uscire dall’abisso della dittatura e della guerra e di ritrovare quel coraggio che permise di salvare la nostra Patria contro ogni speranza.
Nel corso del cordiale incontro sono state individuate alcune iniziative da svolgere a breve e medio termine per il concreto inizio dell’attività  dei Gruppi stessi.
Il rappresentante dell’A.N.P.C. ha fatto omaggio al Commissario di alcune pubblicazioni curate dall’Associazione con il contributo della Regione Lazio.

Frosinone

Memoria della Resistenza e pacificazione degli italiani

Ci ha scritto un carissimo amico, figlio di una grande personaggio della DC, domandandoci se il nostro modo di celebrare la Resistenza, non abbia il risultato di impedire la “pacificazione” degli italiani. Così abbiamo risposto.

Caro Nicola,

ho messo da parte la tua lettera perché ritenevo che la tua franchezza e la mia stima per te rendessero necessaria una spiegazione. Tu pensi che si “debba superare una volta per tutte il capitolo della Resistenza e definirla come tanti storici ormai già fanno una guerra civile tra due minoranze”. E questo sarebbe “un contributo maggiore ad una storia italiana finalmente condivisa”.

Come tu ben sai, il giudizio storiografico non è mai neutrale ed è sempre attuale. Giudicare un episodio della storia romana ci serve per collocarci nella storia attuale. Ora la definizione della Resistenza come guerra civile tra due minoranze è riduttiva rispetto a quello che realmente avvenne. Certamente il peso maggiore della sconfitta italiana prima e della sconfitta tedesca poi fu determinato dall’intervento alleato. Certamente l’azione militare dei partigiani sostenuti dalla alleati  fu limitata per le particolari condizioni della occupazione tedesca. Tuttavia grazie a questo contributo sopravvisse una identità ed una continuità dello Stato italiano. Non vi fu quel vuoto che si verificò, ad esempio, nella storia tedesca.

Ma la Resistenza non fu solo di “poco più di centomila partigiani”. Questi potettero operare perché esisteva un atteggiamento di tutta la società civile, come ben dice Scoppola, che cominciando dal dare aiuto ai prigionieri, dal nascondere gli ebrei, dal trovare rifugio ai renitenti alla leva, dallo sfamare gli sbandati, dal curare i feriti,  fino al nascondere gli stessi partigiani si dichiarò contraria all’occupazione tedesca e a coloro che la sostenevano.

È questo il motivo per cui un grande numero di sacerdoti partecipò alla Resistenza e 440 di essi furono uccisi perchè venivano identificati come capi e maestri naturali di una società che rifiutava l’imbarbarimento della guerra civile.

Ma era solo l’avanguardia di una società impregnata di cristianesimo che non voleva arrendersi agli spietati comportamenti della guerra e delle ideologie di guerra. Così si salvò un modo di essere della identità italiana. Questo giudizio storiografico sulla Resistenza si distingue sia dalla polemica contro “l’attendismo” fatta dai comunisti (che valorizzavano le loro azioni militari e ritenevano debole la resistenza civile), sia dal giudizio della “zona grigia” (che immagina che la grande maggioranza degli italiani assistesse neutrale ed impaurita allo scontro di due minoranze violente), che sarebbe stata la vera realtà italiana di quel periodo. Questo giudizio storiografico non esclude assolutamente la condanna delle vendette non necessarie, altrettanto disumane e illegali, e non presuppone la mancanza di pietà per i vinti. Per spiegarti bene il giudizio sulla parte “giusta” ti porto un esempio più antico e meno discusso. Io ho simpatia per quei cattolici meridionali che insorsero contro i francesi che avevano occupato il Regno di Napoli in difesa dei loro principi religiosi, della loro patria, della loro legittima monarchia. Non erano eroici? Furono eroici e non ebbero mai il riconoscimento che ebbero, nella medesima situazione coloro che combatterono i francesi nella Spagna o nella Germania occupate, dove gli insorgenti sono considerati eroi nazionali.

Ma, detto questo, devo anche dire che rispetto ai principi che avrebbero fondato l’unità d’Italia essi furono dalla parte sbagliata, senza che venga meno il mio rispetto e la mia ammirazione.

Esprimere un giudizio più pacato è necessario per una necessaria pacificazione, ma la pacificazione non deve essere una rivalutazione  e  una deformazione del giudizio storiografico. I sostenitori di una revisione del giudizio storiografico  incominciano mai a pacificarsi con quei personaggi del fascismo (Grandi, Ciano, Bottai) i quali, in un organo, allora considerato legittimo, decisero di licenziare Mussolini con il suo stesso consenso. Non ho visto nessun gesto di comprensione, di rivalutazione o di revisione del loro operato. Rimane per essi valida la loro fucilazione a Verona.

Infine, come dice Scoppola, resta il fatto che la Costituzione si fonda su quel giudizio storiografico e da esso prende forza e vigore la identità italiana, riscattata dagli errori delle varie ideologie novecentesche.

Per quanto riguarda la tua opinione di ricordare anche il contributo degli ufficiali e dei soldati dell’esercito italiano, sono d’accordo con te. Noi ricordiamo i Partigiani Cristiani per rivalutare il contributo dei cattolici, ma con esso anche il contributo dell’esercito italiano, di tutti gli italiani, dei soldati italiani che preferirono il campo di concentramento per non rinnegare il loro giuramento, approvando pienamente l’invito di Ciampi a valorizzare e a celebrare anche questa Resistenza.

Inoltre non ho alcuna difficoltà ad ammettere che il fascismo ebbe il consenso del popolo italiano fino al 1938, anche se questo consenso era inquinato da una violenza psicologica e morale più sottile e più inaccettabile della già inammissibile violenza armata del manganello e dell’olio di ricino.

Siamo in ogni caso figli della nostra storia e dobbiamo tutti in ogni momento prestare attenzione ad essa,

Tuo Bartolo

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”


                                                                                                  RIETI 30 maggio 2013

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI

 PROGRAMMA CELEBRAZIONI

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”

L’Associazione Nazionale Partigiani cristiani (ANPC) ricorderà Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e don Pietro Occelli, Parroco della Chiesa del Gesù Buon Pastore alla Montagnola, nell’ambito delle Celebrazioni nel 70° anniversario della Difesa di Roma che si terranno il 10 settembre 2013.

Successivamente l’Associazione terrà un Convegno ad Amatrice e nella frazione di Voceto ove nacque Suor Teresina D’Angelo, figura emblematica inclusa nelle lapidi dei Caduti della Montagnola di Roma.

    L’organizzazione delle celebrazioni, che annualmente l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, l’XI° Municipio di Roma e la Parrocchia del “Gesù Buon Pastore” effettuano nel piazzale dei Caduti della Montagnola e nella Cripta della Chiesa, ha accolto la proposta avanzata dal segretario nazionale dell’ANPC on. Bartolo Ciccardini, per l’inserimento nel progetto Celebrativo di quest’anno il ricordo di Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e del Parroco Don Pietro Occelli, Cappellano della Resistenza.

    Due figure significative che l’Associazione vuole assumere ad emblema in quanto, con il gesto di Suor Teresina, e con la vivace attività del Parroco Don Occelli nei nove mesi di occupazione tedesca, segnarono, inconfutabilmente, l’inizio della reazione cattolica, e l’immediata “ribellione” dei cristiani ai soprusi ed alle angherie messe i atto dai nazifascisti all’indomani della proclamazione dell’Armistizio.  

    In un incontro a Roma nella sede parrocchiale, con l’attuale parroco Don Dino Mulassano, il Generale dei granatieri Ernesto Bonelli, l’on. Ciccardini ed il presidente onorario dell’ANPC della provincia di Rieti, giornalista Antonio Cipolloni, è stato predisposto un programma di massima per la giornata commemorativa del 10 settembre a Roma, che prevede:

    – Adunata dei partecipanti alla cerimonia presso la colonna rievocativa in P.za Caduti della Montagnola. Deposizione di una corona di alloro; interventi commemorativi ad opera dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e dell’XI° Municipio.

–       Seminario nei locali della Parrocchia del “Gesù Buon Pastore:

–       Indirizzo di saluto del Presidente dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna

–       Generale Ernesto Bonelli :           

“Quadro storico in cui si inquadrano gli avvenimenti dei Granatieri di Sardegna nella difesa di Roma”;

–       Onorevole Bartolo Ciccardini ANPC:        

“I valori della resistenza civile da tramandare ai giovani”;

–       Giornalista Antonio Cipolloni:                   

“L’episodio di Suor Teresina e l’operato del parroco all’inizio della Resistenza Cristiana;

–       Dott. Vito Francesco Polcaro, ANPI di Roma

“tema da definire”;

–       Don Dino Mulassano Parroco del “Gesù Buon Pastore”

Conclusione e indirizzi di commiato.

 

Un successivo incontro, promosso dal Presidente onorario dell’ANPC di Rieti giornalista Antonio Cipolloni e dall’Architetto Giulio Annibali di Amatrice, si è tenuto nella sede municipale della cittadina laziale, con il Vice Sindaco e l’Assessore alla Cultura dott. Luigi Monteforte.

In quella sede è stato preso atto del programma delle Celebrazioni del prossimo settembre a Roma, al quale il Comune di Amatrice parteciperà ufficialmente con il Gonfalone, in onore della loro cittadina Suor Teresina D’Angelo, nata nella frazione di Voceto.

Il Vice Sindaco ha inoltre accolto anche la proposta avanzata, dal giornalista Cipolloni, anche a nome del Segretario Nazionale On. Ciccardini, di ospitare dopo le manifestazioni di Roma del 10 settembre, in una data da stabilire, un Convegno dei Partigiani Cristiani a Voceto e ad Amatrice, per onorare la Suor Teresina ed il Parroco Don Pietro, che furono i primi cattolici a reagire alla occupazione tedesca.

Suor Teresina per la reazione contro un “balordo tedesco” che voleva strappare una catenina d’oro dal collo di un Granatiere appena morto, allontanato a colpi di Crocefisso;  e Don Pietro, Cappellano pluridecorato della Resistenza che promosse, con il Generale Cortellessa, la Prima Formazione Partigiana Cristiana fin dalle prime ore dell’occupazione Nazista di Roma, con sede nella Parrocchia del Gesù Buon Pastore.

 

 

 

CIRCOLARE ORGANIZZATIVA (dopo il Consiglio Nazionale di Parma)

A TUTTE LE SEZIONI ANPC

OGGETTO: Programma di lavoro

 Cari amici,

andiamo verso un nuovo capitolo del nostro anno di lavoro.

A)     70° Anniversario del Codice di Camaldoli

La Resistenza Cristiana incomincia con la redazione di un documento scritto per ricostruire l’Italia dopo il fascismo, quando  Mussolini non era ancora caduto. Per questo è importante celebrare il ricordo del Codice di Camaldoli, documento preparato nel Luglio del 1943. In quella occasione un gruppo di professori dell’Università Cattolica, insieme ai dirigenti delle associazioni cattoliche e ad alcuni tecnici dell’economia, prepararono un programma che sarebbe stato il nucleo centrale del “miracolo italiano”. Vorrei che in questi due mesi dedicati al tesseramento voi facciate nelle maniere più diverse una commemorazione, un ricordo ed un esame su questo avvenimento. A questo scopo vi mando questo breve studio di Giorgio Campanini (Campanini su Camaldoli) ed un articolo di Bartolo Ciccardini (Articolo sul Codice di Camaldoli x commemorazione) su quello che avvenne a Camaldoli.

Questo vi servirà per documentarvi nella riunione o incontro o commemorazione che farete.

B)     Il contributo dei  sacerdoti alla Resistenza

Vi prego anche di esaminare questa idea che è emersa in occasione della celebrazione di Don Enrico Pocognoni a Macerata: “Il contributo di sangue dei sacerdoti italiani e soprattutto dei parroci è stato raccontato come se fossero una serie di episodi isolati. Ciascuno bellissimo ed esemplare per il sacrificio, per l’ideale cristiano, per l’amore della Patria, ma tenuto nell’ambito locale come episodio unico. Invece non fu un episodio unico. Tutta la zona civile della Resistenza, del rifugio, del soccorso e della restaurazione della dignità della persona umana avvenne sotto la guida naturale dei parroci e dei sacerdoti. La polemica dell’attendismo e della zona “grigia” ci hanno tolto la possibilità di esaminare questo fenomeno nel suo insieme. Ma la testimonianza che questo fosse un fenomeno diffuso e significativo ci viene dallo stesso comportamento dei tedeschi che ricercavano sempre nei sacerdoti le persone che ritenevano i capi naturali delle popolazioni resistenti e davano forme di particolare severità e di minacciosa esemplarità alle esecuzioni dei sacerdoti”.

Il Contributo dei sacerdoti alla Resistenza non è riconosciuto come valore generale importante e rappresentativo della Resistenza Civile.

Dovrete quindi preparare la commemorazione dei tanti sacerdoti perseguitati, torturati ed uccisi nella Resistenza e ricordarli non come episodi singoli, ma come momenti significativi generali, che hanno visto i sacerdoti italiani essere il fulcro, la guida e la rete rappresentativa dei valori della Resistenza.

C)     Le donne nella Resistenza

Il Consiglio Nazionale tenutosi a Parma ha incaricato la nostra delegata femminile Carla Bianchi Iacono, figlia del martire Carlo Bianchi (coautore con Teresio Olivelli della “Preghiera del Ribelle”) di preparare un particolare programma di ricordo della partecipazione femminile alla Resistenza. Scrive Pietro Scoppola: “Bello e pienamente condivisibile il passaggio in cui si sottolinea il ruolo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale”. Noi abbiamo in programma a Roma la celebrazione di Suor Teresina, la suora che si oppose ad una profanazione dei nazisti, il primo giorno della Resistenza romana, il 9 settembre 1943, giorno in cui si svolse la battaglia della Montagnola, quando i granatieri ed i civili sulla via Laurentina resistettero alla invasione tedesca. Un episodio esemplare dello spirito cristiano e della presenza femminile nella Resistenza. Ma in tutti i due anni in cui rivivremo l’epopea del riscatto italiano, dovrà essere presente la testimonianza del contributo femminile.

D)     Conclusioni

Tutte le Sezioni si preparino ad un programma che seguendo le scadenze temporali servano a rivivere i valori di quei giorni, invitando soprattutto i giovani a riappropriarsi di quei valori. Per raggiungere questo scopo in questo periodo sarà di capitale importanza costituire i “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli per adempiere a questo dovere di trasmettere ai giovani la coscienza civile della libertà conquistata con la Resistenza.

E)     Promemoria

Ricordiamo a tutti il compito di concludere in occasione delle prossime celebrazioni il tesseramento. Non si tratta soltanto di consegnare la tessera ed il fazzoletto di Partigiano Cristiano ai soci, ma anche di inviare alla sede nazionale l’elenco completo degli iscritti con soprattutto la loro e-mail per creare una nostra rete informatica.

 

Il Presidente Nazionale                                                                            Il Segretario Nazionale

Giovanni Bianchi                                                                                        Bartolo Ciccardini

Il Movimento dei guelfi nel 1931

Caro Bartolo,
ti scrivo per chiederti alcune informazioni su Gioacchino Malavasi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato un appassionante studio sulla vicenda dei Guelfi d’Azione. Su questa vicenda purtroppo non è mai stato fatto un vero e proprio studio storico politico, piuttosto si trovano “spizzichi e bocconi” su vari testi. Le uniche testimonianze un po’ più dirette sono quelle di Gioacchino Malavasi che fu anche presidente Anpc. Immagino che tu abbia conosciuto sia lui che Piero Malvestiti vero? Avresti per caso voglia di raccontarmi qualcosa in merito? Come ti scrivevo precedentemente la mia intenzione nel mese di giugno è quella di venire all’istituto Sturzo per consultare l’archivio Spataro dove vi sono diversi documenti relativi a Renato Vuillermin (altro guelfo), mi chiedevo se come Anpc avete un archivio o una biblioteca da consultare…in caso fosse possibile mi piacerebbe poterne consultare i  contenuti. Giorgio

RISPOSTA DI CICCARDINI

Carissimo Giorgio, quand’ero ragazzo avevo una grande simpatia per i guelfi di Malavasi. Era la mia passione per la storia ed in particolare per la storia del Medioevo (che racconto nel mio libro: “Aspettando il 18 Aprile”) a farmi preferire la denominazione “guelfo” a quella di democratico-cristiano. Del resto, il giudizio di Benedetto Croce sui “neo-guelfi” del Risorgimento è talmente positivo, quasi entusiasta, che mi commuove ancora. Ma per la verità del movimento milanese ne so poco o nulla. Ne abbiamo parlato, guarda caso, sabato scorso al Consiglio Nazionale ANPC a Parma, dove è venuto fuori l’episodio del 15 Maggio 1931 ed il ricordo dell’aspra guerra contro i circoli cattolici di quegli anni, causata proprio dalla pubblica opposizione al fascismo dei guelfi. Ho notato che i più informati a proposito erano il Presidente Giovanni Bianchi di Sesto San Giovanni, e la delegata femminile Carla Iacono Bianchi di Milano, il cui padre doveva militare tra i guelfi di Malavasi.Loro ti sapranno dire sicuramente meglio di me. Ti ringrazio,Tuo Bartolo

Verbale Riunione Consiglio Nazionale a Parma del 18 Maggio 2013

Si è riunito a Parma il giorno 18 Maggio 2013 il Consiglio Nazionale dell’Associazione dei Partigiani Cristiani. Nella sua relazione il Presidente Giovanni Bianchi ha ricordato le decisioni prese nel XVI Congresso del 24 Ottobre sulle basi delle quali l’Associazione ha già inaugurato l’Anno Dossettiano con un Convegno di studi, tenutosi a Roma, seguito da molte altre iniziative delle nostre Sezioni per ricordare Dossetti, capo partigiano e Costituente.

Ha sottolineato inoltre l’importanza del Convegno di studio sulla Resistenza a Roma tenutosi il 19 Aprile all’Istituto Sturzo di Roma.

È iniziato così il ciclo delle nostre celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza. Ma non solo di celebrazioni si tratta, ma anche di proposte concrete perché la radice cristiana del rinnovamento e della Costituzione sia non solo ricordata, ma resa attuale per risolvere i problemi della crisi italiana. Qui ed ora, questi valori devono essere trasmessi alla gioventù italiana per uscire dalla crisi. Per questo sarà importante andare avanti con il nostro lavoro, ricordando a Luglio il documento di Camaldoli (Camaldoli 24-25-26 Luglio 1943), in cui venne scritto il programma che avrebbe ricostruito l’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Il 9 Settembre ricorderemo la prima azione partigiana dei cattolici in appoggio alla Resistenza dei Granatieri contro i tedeschi, nella difesa di Roma.

Sono episodi che ricordano come i valori cristiani siano, per loro natura, contro ogni tentativo di assoggettare la persona umana, di conculcare la libertà politica ed economica, di imbarbarire con l’egoismo e la violenza la fraternità degli uomini. Valori essenziali oggi per ricostruire la fiducia nella democrazia in Italia.

Per questo seguiteremo con il nostro programma di costituire Gruppi di Lavoro di giovani, intitolati “Resistenza e Costituzione”, in collaborazione con le ACLI, un programma che diventa di primaria importanza per l’Associazione dei Partigiani Cristiani in questo momento.

È partito il nostro messaggio per i giovani: “Per vincere la crisi, diventa Partigiano Cristiano!”.

È seguita la relazione di Carla Roncati sul rilancio del tesseramento aperto ai giovani.

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