ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Dal libro sulla Resistenza nel piacentino di Giuseppe Berti

 “…………Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione del Pip con i suoi trentacinque patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci. Gli spauriti territoriali che ne componevano la guarnigione furono in breve costretti alla resa e lasciati liberi di tornare alle loro famiglie dopo aver, ovviamente, consegnato le armi. Poiché la stazione era dotata in abbondanza di munizioni e materiale di vettovagliamento, il Pip dovette provvedere a reclutare il camioncino Fiat 604, di certo Luigi Gallinari da Groppovisdomo, per trasportare il suddetto materiale fino a Prato Barbieri. Da lì, a mezzo di tregge montanare, trainate da buoi, sarebbe stato fatto giungere al loro quartiere sul Santa Franca.

Perché provvedessero a questa incombenza furono fatti salire sull’automezzo anche tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini con il Pip sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento.

A quell’altezza, oltre mille metri, a quell’ora, di notte, benché si fosse già al 4 di giugno, era piuttosto freddo. Non fu difficile raccogliere sterpi e frascume di faggio, abbondante nella zona, ed accendere un bel fuoco ristoratore. La stanchezza ed il tepore li portarono gradualmente al sonno senza aver prima predisposto turni di guardia poiché si sentivano al sicuro. Fu invece quel sonno una mortale trappola del destino.

Improvvisamente infatti, all’incerta luce dell’alba lungo il sentiero che da Prato Barbieri per Montelana porta al S. Franca, si profila una lunga colonna di tedeschi che spinge davanti a sé alcuni civili.

Le donne e gli anziani del piccolo paese stanno seguendo con terrore, da dietro le rustiche persiane socchiuse, la lunga schiera che ormai sta affrontando l’erta sassosa che porta al monte. Neppure loro sanno dei tre addormentati a pochi metri dalle case.

Ormai anche la retroguardia ha superato il paese e i trepidanti montanari pensano che il peggio sia passato; ma si sbagliano. Un sinistro crepitio rompe improvvisamente il silenzio della valle. Chi avranno colpito? Tremano e si chiudono nelle case, mentre fuori grida di trionfo fanno eco agli spari.

Il nemico, partito da lontano per distruggere per sempre i ribelli del Lama e del Santa Franca, finalmente li ha incontrati! Una preda facile: tre giovani che la stanchezza e la sicurezza di aver i compagni alle spalle aveva offerto alle sue armi nel sonno. Non ha pietà, non sente vergogna di colpire in modo così vile e facile.

Li ha abbandonati lì, sul sentiero montano, con il viso lacerato dagli squarci delle ferite; i miseri corpi rattrappiti nelle innaturali contrazioni in cui li ha fissati l’estremo spasimo della morte.

Sono i primi tre caduti della “Valdarda”. La sera stessa, don Giuseppe Borea, parroco di Obolo, saputo dell’eccidio si reca sul posto sfidando il nemico per benedire e ricomporre le salme straziate ed il giorno che seguì le fece trasportare al cimitero della sua parrocchia dove provvide alla tumulazione provvisoria.

Un’altra fucilazione si ebbe il pomeriggio di quella stessa domenica al vicino passo di Santa Franca. Il giovane Eugenio Silva di Tiramani, di vent’anni, imbattutosi nel bosco in una pattuglia, venne fucilato sul posto. Inutilmente aveva alzato le mani  in segno di resa. Più o meno a quell’ora, a Bardi nel parmense, veniva passato per le armi un quinto partigiano della “Valdarda”: Luigi Evangelista del distaccamento dello Slavo………”

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