ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Messaggio di Andrea Olivero, Presidente delle Acli e promotore di Todi2 al XVI Congresso ANPC (San Donato Milanese 24 ottobre 2012) portato al Congresso dal Vicepresidente Acli, Gianni Bottalico

Amici,
desidero innanzitutto porgervi i più calorosi saluti da parte del Presidente nazionale delle ACLI Andrea Olivero, il quale si rammarica moltissimo di non poter essere oggi qui fra voi. Per mio tramite, il Presidente delle ACLI desidera farvi avere un messaggio di grande attualità nella triste situazione del nostro Paese e i più sinceri auguri per la buona riuscita di questo vostro Congresso, che si svolge nella cornice simbolica di San Donato Milanese, nel cuore di quella Metanopoli che fu il cuore delle realizzazioni e dei sogni del vostro fondatore, Enrico Mattei, indimenticato comandante partigiano, animatore e fondatore dell’ENI, figura per certi versi profetica di un’idea dello sviluppo del nostro Paese che si basasse sulla capacità dello Stato di farsi soggetto attivo di una politica energetica ed industriale volta allo sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla redistribuzione della ricchezza.
Mattei fu grande amico delle ACLI, di quelle milanesi in particolare, e mi piace associare la sua figura a quella di molti aclisti delle origini che avevano militato con lui negli anni della Resistenza, e che sarebbero stati colonne della ricostruzione del Paese nella democrazia e nella libertà, da Giovanni Bersani a Michelangelo Dall’Armellina e, primo fra tutti, il fondatore delle Acli Achille Grandi che sotto il fascismo patì l’emarginazione professionale fin quasi alla fame.
Fra questi grandi mi piace ricordare il nome di un aclista e partigiano che mi onorò della sua amicizia negli anni della mia presidenza delle ACLI milanesi, Enrico Accardi, spentosi nel dicembre 2010 a 94 anni, già eroico sottufficiale dei cavalleggeri in Grecia ed in Russia che negli anni della lotta clandestina combatté al confine orientale d’Italia nelle brigate “Osoppo”, e che , finita la guerra, si mise con intelligenza e dedizione al servizio dei lavoratori nel Patronato ACLI, nelle campagne a favore dei lavoratori emigrati all’estero e di quelli confinati nei sanatori. In fondo, la storia dell’accordo recentemente siglato fra le nostre due Associazioni nasce da qui, da questi valori comuni che cementano le esperienze e le prospettive di fondo, perché senza il valore, la dedizione ed il sacrificio dei protagonisti della lotta partigiana le ACLI, tutto l’associazionismo democratico, la nostra Repubblica, non esisterebbero.
In nome di questa profonda comunanza di valori e di visione, vi propongo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la straordinaria attualità della figura di Enrico Mattei, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, l’uomo artefice, insieme a De Gasperi, della rinascita italiana nel dopoguerra.
Mattei ci ha lasciato una eredità enorme che, se pure non si esaurisce nell’ENI, perché va ben oltre, è un’idea di Paese e di civiltà, vede proprio in questo colosso di San Donato Milanese uno dei principali pilastri del sistema-Italia. L’Eni è la risposta più convincente riguardo al fatto che esista un giusto spazio di intervento pubblico in economia, che, se ben gestito, è capace di produrre traguardi impensabili. Chi nel dopo guerra avesse scommesso che un Paese povero, arretrato, di
fatto sconfitto e per di più privo di significative risorse energetiche potesse arrivare in breve tempo non solo a gestire in proprio gli approvvigionamenti energetici ma persino ad imporre la propria visione sul mercato internazionale dell’energia, sarebbe stato scambiato per un visionario. Invece è successo. Grazie all’Eni l’Occidente ha dovuto confrontarsi con un nuovo stile ispirato a rapporti commerciali equi e di pari dignità con i Paesi extraeuropei, ed ha dovuto prendere atto dell’arretratezza di rapporti di stampo neo-coloniale.
Un vizio che certe compagnie e certi stati non hanno mai del tutto abbandonato e che è riemerso più volte negli ultimi decenni. Basti pensare alla quantomeno discutibile strategia occidentale per il Medio Oriente. Mentre, al contrario, molti Paesi mediorientali, quelli africani e quelli latino americani non solo hanno riconosciuto la diversità italiana nelle politiche energetiche ma stanno sempre più applicando al loro interno le intuizioni di Mattei e seguendo il modello italiano nelle loro politiche nazionali dell’energia. E dunque, guardando a Mattei noi dobbiamo credere nel futuro della nostra Nazione italiana e della patria più grande che è la dimensione comunitaria. Siamo un Paese ormai piccolo, se paragonato ai Paesi emergenti, una potenza economica di medie dimensioni, abbiamo una demografia preoccupante, siamo un Paese sempre meno giovane. Eppure proprio facendo memoria delle sfide che Mattei e il vostro movimento avete dovuto affrontare, possiamo esser certi che l’Italia ce la farà ancora. Se ieri è stata sconfitta la dittatura, conquistata la pace, instaurata la democrazia, fondata la repubblica, promulgata la più bella Costituzione del mondo, oggi sarà possibile resistere e prevalere di fronte alla crisi economica e finanziaria più spaventosa della storia e lottare in una direzione inversa: per non scivolare da una situazione di benessere, di pace e di libertà ad un nuovo inferno fatto di ritorno della miseria, di inasprimento dei conflitti sociali che, se non governati secondo giustizia, potrebbero spingere le nazioni nel volgere di pochi anni, per la terza volta nell’arco di un secolo, nel vortice di un terribile conflitto mondiale. Il momento è serio e grave, il più delicato dal dopoguerra e proprio guardando a figure come quella di Mattei, dobbiamo credere che nulla è ineluttabile.
Innanzitutto ciò è vero sul piano spirituale. Siamo entrambe delle associazioni di cristiani. E come tali la nostra speranza si fonda sull’azione del Signore della storia. La regalità di Gesù, come ci ricordava dieci anni fa un grande testimone della Parola che da poco ha lasciato questo mondo per vivere presso Dio, il cardinal Carlo Maria Martini, “introduce nella storia quel correttivo misericordioso che permette alla storia di non andare verso la rovina totale, ma aiuta gli uomini e le donne, e soprattutto i responsabili delle nazioni, a prendersi a cuore il futuro dell’umanità”.
Inoltre, anche sul piano dell’iniziativa politica ed economica nulla è ineluttabile. Abbiamo un sistema Paese che, per quando segnato da fenomeni negativi come una corruzione politica dilagante, frutto certo di un preoccupante smarrimento delle ragioni dell’etica, ma anche di modelli istituzionali plebiscitari assimilati da una cultura politica autoritaria ed elitaria che ha imperversato negli ultimi vent’anni intossicando anche le culture politiche di tradizione democratica, sociale e popolare, appare in grado di reagire, come dimostra anche il nuovo spirito che si è instaurato con l’avvio dell’esperienza del governo Monti. Alcune importanti caratteristiche dell’attuale fase politica andranno conservate nell’interesse del Paese anche oltre le elezioni politiche del prossimo anno. Anche su questo piano è auspicabile che si recuperi la lezione di Mattei. Un Paese che sa tener fede agli impegni assunti in ambito internazionale, in particolare quelli dovuti alla condivisione della moneta, ma che non si lascia trascinare dagli eventi, che sa muoversi da protagonista scrutando orizzonti nuovi. Questo ci chiedono i nuovi scenari geopolitici che si stanno delineando e che stanno determinando l’avvento di un mondo multipolare, i cui
equilibri tuttavia appaiono ancora incerti e fragili. Ciò è vero in particolare in campo energetico. La sfida per gli anni a venire sarà quella di coniugare il bisogno di energia dell’Occidente e dei Paesi emergenti con la pace. Purtroppo le nazioni capofila dell’Occidente in questi anni hanno talora anteposto i loro interessi energetici al mantenimento della pace. Questo non sarà più accettabile in futuro e in una fase di profonda crisi economica e sociale risulta altamente rischioso, si possono innescare dei conflitti che sfuggono di mano e che non risultano più controllabili da nessuno.
Ecco perché un’Italia che fa tesoro della linea di Mattei non può stare a guardare. Non è accettabile, ad esempio, che a fronte di situazioni che si trascinano da anni irrisolte, come quelle dell’Iraq e dell’Afghanistan, con la Siria dilaniata non solo da una guerra civile, ma dall’azione devastatrice di brigate fondamentaliste dirette dall’esterno, si possa immaginare l’apertura simultanea di un altro fronte di guerra contro l’Iran, un Paese peraltro che non solo non costituisce una minaccia per nessuno, ma con il quale l’Italia ha le migliori relazioni commerciali ed energetiche di tutto l’Occidente.
L’Italia e l’Europa devono considerare come delle priorità la pacificazione del Medio Oriente attraverso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, la transizione ad una piena democrazia dei Paesi arabi, l’integrazione economica e culturale dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, la collaborazione strategica con la Federazione Russa in vista di una integrazione euro-russa già in questo secolo, come la sola via per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena globale, non subalterno alle nuove potenze asiatiche. C’è un’altra direzione in cui si manifesta la profonda attualità della visione di Mattei. È quella relativa alla ricerca scientifica e tecnologica sulle nuove fonti di energia. Oltre ai volenterosi sforzi compiuti sull’economia verde, e sul fronte delle energie rinnovabili esiste un campo di iniziativa assai più promettente e potenzialmente risolutiva per il futuro, costituito dalla ricerca per individuare e sfruttare per l’uso civile, nuove forme di energia. L’Italia ha le carte in regola per concorrere a questo traguardo epocale, che inaugurerà una rivoluzione nella storia paragonabile, se non superiore, a quella del digitale e dell’informatica: abbiamo istituti di fisica teorica che non temono rivali nel mondo, una
creatività ed un’inventiva formidabili e soprattutto, il controllo pubblico di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo, l’elemento decisivo, ciò che è capace di offrire la “massa critica” per trasformare innocui modelli teorici in invenzioni che trasformeranno radicalmente il modo di vivere delle future generazioni. E se questo pensiero vi sembra un po’ troppo visionario, io vi dico: questo è lo spirito di Mattei, questa è la grandezza dell’Italia nel mondo! La tutela della democrazia è il secondo grande aggancio fra la storia delle ACLI e la vostra.
In questo senso, è importante ricordare che fin dal primo articolo della Costituzione la Repubblica nata dalla Resistenza afferma di essere fondata sul lavoro, fissando così il canone fondamentale di interpretazione di ogni atto legislativo e politico. Il lavoro, i lavoratori, sono e debbono essere il centro dell’attenzione e della capacità di promozione sociale e politica di tutti gli attori interessati al dibattito pubblico.
Ciò significa prendersi carico fino in fondo dei disagi e delle minacce che oggi pesano sui lavoratori, in particolare i più anziani e i giovani che faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro, o vi entrano solo per la via di una flessibilità che equivale a precarietà. Né del resto è possibile tacere della difficoltà che ancora oggi i lavoratori riscontrano sul posto di lavoro a vedersi riconosciuti i diritti più elementari a partire da quello della sicurezza. Il poco invidiabile primato italiano in materia di morti e invalidi sul lavoro sta a significare quanto ancora oggi i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione possano e debbano ancora oggi essere parte integrante di un progetto politico per il domani.
Lo stesso per quel che concerne i diritti correlati a quelli del lavoro. La previdenza, la sanità, l’ assistenza e più in generale tutti quei diritti sociali che connotano una moderna democrazia e che rappresentano il risultato più maturo delle lotte del XX secolo. Per quanto possa essere necessario mettere mano a riforme e modifiche anche incisive di questa articolata costruzione, non si può accettare che tali correzioni rappresentino uno stravolgimento di diritti fondamentali che tutelano la parte più debole e svantaggiata della popolazione e che debbono semmai essere rafforzati ed implementati con una specifica attenzione alle persone che da Paesi lontani vengono a vivere e a lavorare nel nostro.
Cari amici, per noi la memoria della Resistenza significa tutte queste cose, ed è in questo senso che vogliamo affrontare l’impegno comune nei difficili mesi che ci aspettano, sapendo che esso trova le sue radici nelle lotte e nelle speranze di chi ci ha preceduto.
Buon lavoro!

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