ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Marzo 1944, CUMULATA (Rieti)

Marzo 1944,CUMULATA (Rieti)
Tutti gli uomini venivano uccisi.

14 – 20 marzo 1944 – Cascia, Leonessa

I capi della Gramsci ricevettero, a Cascia, con grandi onori, il parroco di Leonessa, don Concezio Chiaretti, venuto a perorare per la liberazione di sette suoi parrocchiani catturati dagli slavi con l’accusa di essere dei “intellettuali” fascisti. Gli slavi ne chiedevano la fucilazione. Ma l’istanza del parroco venne accolta da Alfredo Filipponi, che decretò un atto di clemenza. Oltre che parroco, don Concezio era il capo del Comitato cittadino di Leonesssa, che amministrava la società civile e organizzava la sottrazione alle armi dei giovani del posto. Quel comitato era molto efficace nei suoi scopi , dotato di una minima forza armata affidata al tenente Roberto Pietrosanti. Per migliorare i rapporti con la Gramsci, il comitato leonessano decise di costituirsi in CLN nominando presidente Giuseppe Climinti. In questo modo, fu evitato che i partigiani della repubblica di Cascia forzassero la situazione per acchiappare “la bella ragazza”.

Pietro Scoppola: Recuperare la “Resistenza civile”

Come è noto, due sono i motivi centrali delle tesi revisioniste: il primo è quello della «lunga zona grigia» di indifferenza e passività fra le due posizioni minoritarie in lotta crudele fra loro, quella dei resistenti e quella di coloro che si batterono per la Repubblica di Salò; il secondo è quello della crisi della nazione, quale si era faticosamente venuta formando negli anni del Risorgimento e dell’ Italia unitaria, nella tragedia dell’ 8 settembre, che diventa la data simbolo della «morte della patria».

La conseguenza di queste idee largamente proposte e diffuse a livello di opinione pubblica è stata quella di tagliare per così dire le radici stesse della Repubblica e della Costituzione con l’ evidente e spesso esplicito intento – ed effetto politico – di dare fondamento ad una radicale continuità.

E’ evidente che se è fondata l’immagine di un paese immerso nella zona grigia, se la Resistenza è un fatto sostanzialmente marginale, allora l’ 8 settembre e non più il 25 aprile diventa l’elemento centrale di tutta la vicenda; la Costituzione non ha più un riferimento forte nella Resistenza; non ha d’altra parte un fondamento in una tradizione nazionale italiana travolta dalle vicende belliche; la Costituzione perde rilievo storico e torna ad essere tutto e solo un compromesso fra i partiti. Così tutto l’edificio della Repubblica resta privo di fondamento e la Costituzione perciò destinata ad essere archiviata con il superamento di quel quadro storico e con la scomparsa di quei soggetti politici.

Queste interpretazioni; proprio per le reazioni che hanno suscitato, hanno contribuito alla maturazione di una più comprensiva visione di quel periodo storico. L’immagine della zona grigia è inaccettabile. La popolazione italiana nel suo insieme non fu inerte e indifferente di fronte ai mille drammi umani provocati dall’8 settembre: i soldati allo sbando furono accolti e rivestiti; inglesi e americani in fuga dai campi di prigionia furono ospitati e nascosti a rischio della vita, molti ebrei furono salvati. Il fenomeno del rifiuto della chiamata alle armi da parte della Repubblica sociale,   a livello nazionale coinvolge circa il 40 % dei giovani (e delle loro famiglie). È stata ricuperata anche per merito del presidente Ciampi la complessa realtà della resistenza dei militari, rimasta in ombra nella storiografia di sinistra perché si trattava dei “badogliani”. Sono stati ricuperati alla resistenza gli ufficiali e i soldati che resistettero nei lager per fedeltà al giuramento al re. Vi è nella esperienza di questo paese una conferma di una tesi che mi è particolarmente cara: il rifiuto della violenza e l’accentuarsi della volontà di pace non sono sentimenti “grigi”, e non saranno di fatto irrilevanti per un’ opera di ricostruzione della convivenza civile.

In questi spazi si colloca il ruolo della presenza cattolica intuito da Chabod ma poi confinato nella categoria dell’attendismo. Il parroco, non solo svolge il compito che è proprio della stragrande maggioranza del clero italiano di proporre al popolo un messaggio che è sostanzialmente alternativo a quello fascista e di porsi come elemento di salvaguardia di valori fondamentali di convivenza e di rispetto delle persone umana in quanto tale, a prescindere dalle scelte politiche, ma svolge un ruolo attivo.

Si ha l’impressione di una lotta di resistenza armata dura ma senza odio e crudeltà; e intorno a questa lotta una vasta zona di resistenza civile che alla fine coinvolge tutto il paese. Fondamentale anche il ruolo del mondo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale.

Dobbiamo dire ormai con chiarezza che il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di partecipazione e di coinvolgimento, senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti proponevano con la loro accanita polemica contro gli attendisti. È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato, recuperando il significo originario del resistere. Insomma il fenomeno della lotta armata, che conserva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di “resistenza civile”. Vi è una ricostruzione dal basso delle ragioni della convivenza e perciò della identità collettiva che lo storico deve attentamente osservare.

(Dalla prefazione al libro di Bartolo Ciccardini. “La Resistenza di una comunità. Ed. Studium)

13-14 marzo 1944 – Serravalle (MC)

13 e il 14 marzo 1944 i nazifascisti risalirono la vallata con un’imponente colonna di autocarri e rastrellarono nuovamente la zona intorno a Serravalle. Numerosi uomini vennero arrestati e quattro di essi, Domenico Conversini, Adriano Paolini, AgelioSfasciotti e Alpinolo Presenzini, riconosciuti come partigiani, furono passati per le armi.

11 Marzo 1944 – Cerreto d’Esi (AN)

L’11 marzo sei aerei alleati, provenienti da nord, una volta giunte all’altezza del paese, sganciarono il loro carico di bombe. Fortunatamente non ci furono danni in quanto finirono solo sopra il Rio Bagno, piccolo affluente dell’Esino, infossato a pochi metri dalle prime case del paese. Tuttavia perse la vita un bambino di due anni che la madre aveva portato con sé nell’andare a lavare al fiume.

Le donne nella Resistenza


Questo bellissimo documentario e di grande commozione è stato commissionato alla regista in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione. È composto da una serie di interviste a donne che hanno partecipato alla Resistenza. Bisogna ricordare che in quegli anni la presenza femminile nel movimento di liberazione era ancora ritenuta dagli storici marginale benché molto importante. È con la Resistenza taciuta di Rachele Farina e di Anna Maria Bruzzone che questa presenza acquista tutta la sua evidenza. Il documentario quindi precede questa scoperta della storiografia. Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Modena, Vicenza, Belluno, Bergamo, Brescia, Milano, Novara, Cuneo, Torino: l’inchiesta si propone di puntualizzare, attraverso una serie di interviste, il significato e la portata dell’adesione delle donne italiane alla lotta contro i nazisti e i fascisti, dall’estate 1943 all’aprile 1945. Queste donne sono state staffette, responsabili anche di alto livello, oltre che sorelle, mogli, amiche di caduti e prigionieri. Nel documentario si scopre che la liberazione di Pertini da Regina Coeli è stata organizzata da Marcella Monaco, moglie del medico del carcere. È altrettanto interessante il modo di raccontare atti che si definirebbero di estremo coraggio, con la semplicità dovuta alla consapevolezza che essi non sono essenziali per la definizione di sé, perchè l’eroismo è la capacità responsabili di agire giorno per giorno per il bene di coloro a cui riconosciamo la nostra stessa umanità . Non è l’atto riconosciuto come eroico che rende eroi, ma l’eroismo quotidiano. Testimonianze di Germana Boldrini ( Bologna), Norma Barbolini (Modena), Adriana Locatelli (Bergamo), Gilda Larocca(Firenze), Tosca Bucarelli (Firenze), Marcella Monaco (Roma), Maria Giraudo, Anna Maria Enriques Agnoletti e sua madre, Suor Gaetana del carcere di Santa Verdiana (Firenze), Maria Montuoro ( Milano).

7 Marzo 1944 – Milano – Arresto Galileo Vercesi

7 marzo 1944, Milano

Arrestato Galileo Vercesi, rappresentante della Dc nel ClnaI. Sarà successivamente fucilato a Fossoli.

Biografia

Nato a Costa Montefedele di Montù Beccaria (Pavia) il 3 marzo 1891, fucilato a Cibeno (Modena) il 12 luglio 1944, avvocato, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Aveva partecipato come volontario alla Prima guerra mondiale, durante la quale era stato decorato di due medaglie di bronzo. Nel dopoguerra si era impegnato in politica e, sino allo scioglimento dei partiti decretato dal fascismo, era stato segretario del Partito popolare a Milano. Non volle mai aderire al PNF e fu, per questo, sempre controllato dalla polizia. Ciò non gli impedì, nel 1938, di riprendere clandestinamente la sua militanza.
Dopo l’8 settembre 1943, l’avvocato Vercesi, col nome di copertura di “Cusani”, fu tra gli organizzatori della Resistenza nel Milanese. Per la sua esperienza politica e militare, Vercesi entrò a far parte del Comando generale del Corpo Volontari della Libertà. Gli sarebbe succeduto nell’incarico Enrico Mattei, quando l’avvocato, era il 17 marzo 1944, fu arrestato nel suo studio dalla polizia.
Incarcerato prima a Monza e poi trasferito a San Vittore, il 9 giugno Vercesi fu avviato al campo di concentramento di Fossoli. Vi restò poco più di un mese. Fu fucilato dai tedeschi, per rappresaglia, nel vicino poligono di tiro di Cibeno, con altri 66 deportati. A Galileo Vercesi è dedicato un Circolo cooperativo di Canegrate. Al suo nome, a Pavia, è stata intitolata la vecchia via Darsena.

Breve storia dell’internamento militare italiano

Dati, fatti e considerazioni di Marco Palmieri e Mario Avagliano

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Ci hanno tolto i contributi, ma noi lavoriamo lo stesso!

Si è riunito ieri, 3 Marzo 2014, il Consiglio di Presidenza ANPC.

Il Presidente Bianchi ha riferito sulle ultime vicende riguardanti la Confederazione delle Associazioni Partigiane e Combattentistiche. Ci sarà un certo ritardo nella soluzione del problema dei nostri contributi. Infatti, in questo momento la nostra Associazione è l’unica a non avere contributi dal 2009. Abbiamo deciso che il nostro programma andrà avanti anche se più lentamente di quanto non avessimo previsto.

Il prossimo Convegno di studio, che è il quinto dopo i quattro dello scorso anno (Dossetti, La Resistenza a Roma, Camaldoli, la Battaglia della Montagnola e Suor Teresina) sarà dedicato alla Resistenza civile nelle terre libere del centro Italia.

È stata presa anche la decisione di ripartire col programma organizzativo potenziando i nostri contatti informatici.

La Segreteria ANPC

3 Marzo 1944 – In ricordo di Teresa Gullace

Il 3 marzo scorso siamo intervenuti col medagliere, in rappresentanza dell’ANPC, alla tradizionale cerimonia in ricordo del sacrificio  di Teresa Gullace, uccisa dai soldati nazisti il 3 marzo 1944, mentre tentava di avvicinarsi al marito che era stato arrestato nel corso di un rastrellamento e portato in una caserma in Viale Giulio Cesare. La protesta popolare fu immediata, tanto che i nazisti furono costretti a liberare il marito Girolamo Gullace. Teresa lasciava cinque figli ed era alla soglia di una nuova maternità. Nel periodo successivo alla sua uccisione divenne uno dei simboli della resistenza romana e, in seguito, nel 1977, fu insignita della medaglia d’oro al merito civile dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

La figura e la vicenda di Teresa Gullace sono state celebrate dal film di Rossellini “Roma città aperta”, interpretato da Anna Magnani e premiato al Festival di Cannes nel 1946.

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TERESA GULLACE LA VERA STORIA DI PINA LA PROTAGONISTA DI ROMA CITTÀ APERTA

Ogni anno la  memoria di Teresa Gullace viene onorata con la deposizione di corone di alloro sotto la lapide a lei dedicata nel luogo dove fu uccisa, in Viale Giulio Cesare.

Quest’anno, 70° anniversario dalla morte, erano presenti, oltre al rappresentante  del Sindaco di Roma Assessore Masini e a quelli della Provincia e della Regione, il figlio di Teresa, Mario Gullace con i parenti, varie associazioni (ANPC, ANPI, ANFIM – Associazione Nazionale Famiglie Martiri Caduti per la Libertà dell’Italia, ANCFARGIL – Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione, ANMIG – Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra), la Preside, insegnanti e allievi del Liceo Scientifico Statale Teresa Gullace Talotta di Piazza Cavalieri del Lavoro, il Sindaco di Cittanova (Reggio Calabria), dove era nata Teresa Gullace, la Banda dei Vigili Urbani di Roma.

Nel pomeriggio dello stesso giorno ha avuto luogo presso il Liceo Gullace Talotta una manifestazione con interventi di autorità, docenti, studenti e scrittori,  oltre a un breve discorso di Mario Gullace.

Nota:

Per le Associazioni sono intervenuti, insieme a numerosi soci, per l’ANPC il Vice Segretario Nazionale Carla Roncati, per l’ANPI il neo Presidente Ernesto Nassi, per l’ANFIM il Vice Presidente Aladino Lombardi, per l’ANCFARGIL il Presidente Nazionale Ambasciatore Alessandro Cortese De Bosis, per l’ANMIG GIOVANNI PUCCIOTTI, Medaglia d’Oro al  Valor Militare.

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