30 luglio 2026 – Tina Anselmi – Montaldo Torinese
Tina Anselmi: partigiana e politica. La morale come essenza del suo agire
Nella sala dedicata ad un partigiano locale Silvio Geuna, introduce il convegno Sergio Gaiotti, Sindaco di Montaldo Torinese, spiegando le motivazioni che hanno indotto ad intitolare la piazza dei valori (ogni panchina presente rimanda ad un valore, con una stele a Gino Strada, per il suo operato) a Tina Anselmi.
Riprende una frase che Aldo Moro ripeteva: La politica senza valori è corruzione; Tina Anselmi ne è stata l’essenza.
Seguono poi i saluti istituzionali di Claudia Porchietto – sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte che si compiace della forte presenza femminile in questo convegno, non così scontata nelle istituzioni, forse perché le donne accettano meno i compromessi.
Su Tina Anselmi dice che il ministero del lavoro, negli anni 70/80 era estremamente complicato ma lei ha avuto la capacità e la competenza, unita alla sensibilità femminile, di riuscire nel suo operato.
Auspica che si riesca a coinvolgere il mondo giovanile alla politica, alla rappresentanza pubblica.
Michela Favaro, vicesindaco di Torino, richiama l’importanza dei valori nella politica, antidoto che può girare a favore dei giovani. Ricordare la storia di una donna, partigiana, che ha fatto la storia del nostro paese. Raccontare queste storie aiuta a ricomporre il valore della politica.
Emanuela Guizzon, nipote di Tina Anselmi, vede ora un grande vuoto. Porta alcuni ricordi della zia, di come la sua porta fosse sempre aperta e quando anche l’ultimo ospite era uscito, le nipoti andavano da lei a chiacchierare e farsi raccontare il suo lavoro.
Ha sottolineato come Tina chiedesse loro opinioni su argomenti che si stavano dibattendo in parlamento: voleva sapere se ne discutevano in classe, voleva sapere cosa ne pensavano. Ha sempre avuto una particolare attenzione ai giovani ed ascoltava molto.
Se c’era distanza tra lei ed una persona che la pensava in modo diverso, cercava di trovare qualcosa che le avvicinasse, in modo di fare le cose insieme.
Luisa Ghidini – Comotti, consigliere Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Ho portato il mio ricordo quando vent’anni fa conobbi Tina Anselmi a Milano, durante la presentazione del primo libro della sua vita e come mi avesse colpito la semplicità nel raccontare la sua storia.
Certamente se Tina Anselmi non avesse deciso da che parte stare, oggi non saremmo qui a parlare di lei e neppure del nostro sistema democratico.
La grande partecipazione cattolica alla Resistenza fece si che De Gasperi, nella conferenza di Parigi ha potuto dire che non tutto il popolo italiano, vinto, era stato fascista, proprio perché c’era stata la Resistenza che legittimava la sua difesa del nostro paese. Il popolo aveva capito che bisognava stare contro i fascisti e i nazisti: si è capito e lo si è potuto fare dal 1943 in poi.
Tina Anselmi, nata del 1926, studiava alle magistrali di Bassano ed il 26 settembre 1944, a 17 anni, è costretta ad assistere, con le sue compagne di classe, all’impiccagione di 43 ragazzi. Uno di questi era il fratello della sua compagna di banco.
Ecco che scatta un moto di ribellione di fronte alla malvagità e decide di entrare a far parte della Resistenza. Dirà più volte che ringraziò Dio per non essere stata costretta ad usare la pistola che portava con sé.
I cattolici nella Resistenza hanno avuto i sacerdoti dalla loro parte, i quali avevano spiegato loro che era legittima difesa la lotta, contro un regime che era contro la dignità umana, che usava la violenza invece della democrazia, per imporre dottrine che non erano coerenti con la dottrina della chiesa.
Voi sapete che man mano che si ritiravano, i nazisti volevano fare piazza pulita ed allora il comandante di Tina Anselmi (che era entrata a far parte della brigata Cesare Battisti), lei lo dice nelle sue memorie, aveva suggerito di non fare atti di provocazione per evitare di uccidere e di essere uccisi.
Dice Tina “credo che ai tanti comandanti della Resistenza, responsabili delle nostre vite, vada reso il merito di queste loro decisioni, per rispetto della verità e perché ciò sia di monito ai raggi di oggi: i cattivi maestri disprezzano la vita dei propri discepoli, ed evocando paradisi lontani, li conducono all’inferno. Guai a seguirli, guai a dar retta ai proclami di odio, di incitamento alla morte”.
C’è questa logica anche dietro la scelta di creare un paese dove si poteva ricostruire un po’ di armonia.
Occorre tenere presente che la Resistenza, per quanto grande potesse essere il coraggio degli uomini, non sarebbe stata possibile senza le donne; la loro funzione è stata meno appariscente, ma non meno essenziale.
Quest’anno, con il decennale della morte di Tina Anselmi è l’ottantesimo anniversario del voto delle donne ed il 25 giugno 1946 si ritrovarono 556 costituenti, tra cui 21 donne (9 democristiane, 9 comuniste, 9 socialiste, 1 liberale ed 1 dell’uomo qualunque).
I discorsi delle 21 donne sono molto forti e coraggiose non solo per chiedere i diritti, ma per tutto ciò che riguarda la famiglia, il lavoro. L’uguaglianza di diritto è tutto frutto delle 21 che hanno fatto battaglie condivise, cioè erano diventate amiche anche se appartenevano a fronti diversi e Tina Anselmi lo dice continuamente.
Diceva “noi facevamo politica da persone amiche anche se eravamo avversari. Ricorda come nella prima legislatura c’erano un po’ tutti i partigiani di ogni parte politica delle 21 costituenti e nel 1953 le costituenti non sono state ricandidate.
Tina si pone delle domande, attorno ai suoi 80 anni, che paio attualissime: Che cosa non è andato come doveva? Che cosa abbiamo fatto, o piuttosto che cosa abbiamo trascurato di fare? Che cosa abbiamo smarrito strada facendo? Quando e quanto ci siamo distratti per permettere al paese di essere governato da una maggioranza che con tanta disinvoltura ignora e allegramente disattende i principi base della democrazia?
E si dà una risposta: “Credo che una parte importante dell’attuale degrado nasca dall’aver smarrito la consapevolezza dei valori che rappresentavamo”.
Le piaceva ricordare come nessuna vittoria è irreversibile e occorre vigilare.
Noi non possiamo abdicare, dobbiamo ogni giorno la nostra parte di responsabilità, perché solo così le vittorie che abbiamo ottenuto diventano permanenti. Guai il disimpegno.
Entra nel parlamento nel 1968 e nel 1976 diventa ministro del lavoro (prima ministro donna della storia repubblicana) e l’ha fatta ministro non un uomo qualsiasi, ma Aldo Moro.
Nel 1978 diventa ministro della sanità durante i tragici giorni del rapimento Moro.
Ha firmato una delle leggi più belle e importanti del nostro paese, che stiamo vilendo perché di nuovo, avendo conquistato il sistema sanitario l’abbiamo lasciato andare come se fosse una cosa eterna.
Il sistema sanitario nazionale è di Tina Anselmi ed è il sistena che ha lavorato sui principi della Costituzione più di altri: l’articolo 32 della Costituzione dice che l’uguaglianza è per tutti i cittadini e recita “La Repubblica tutela la salute come FONDAMENTALE diritto dell’individuo e intesse della collettività…” – unico articolo della Costituzione con la parola FONDAMENTALE. Vorrà ben dire qualcosa.
Infine presidente della commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 di Lico Gelli, non si tirò indietro di fronte a interferenze o minacce. Battaglia dopo battaglia, emerge il ritratto di una donna che ha fronteggiato a schiena dritta l’oppressione, la disuguaglianza, il potere deviato e deviante.
E nel 1992 viene candidata in un collegio perdente e non viene rieletta.
Ricordo la legge 903 del 9 dicembre 1977 sulla parità di trattamento tra uomini e donne, la legge 833 del 23 dicembre 1978 sul sistema sanitario e la legge 17 del 25 gennaio 1982 contro le associazioni segrete.
Tina non ha mai smesso di testimoniare la sua passione polita e lo dimostra, soprattutto oggi, la vostra presenza qui, ad intitolare una piazza a Tina Anselmi – un pilastro del nostro paese.
Avrebbe potuto essere eletta Presidente della Repubblica o senatrice a vita, ma era una persona scomoda – troppo limpida che non si prestava a giochetti di palazzo.
Ringrazio il sindaco Sergio Gaiotti per questo convegno e per l’intitolazione della piazza a Tina Anselmi.
Monica Canalis, consigliera regionale piemontese, riflette sul fatto che fosse una donna amata da tutto il popolo italiano per la sua capacità di dialogo. Come diceva Tina: le riforme le fa solo che ha una cultura forte e capacità di lavorare insieme.
Patrizia Calza, sindaca di Gragnano Trebbiense, porta un ricordo personale. Da giovanetta, partecipando agli incontri di Azione Cattolica con persone più adulte, capitava ci fosse anche Tina Anselmi ed era affascinata da lei.
Durante l’intitolazione della scuola Primaria del comune di Gragnano Trebbiense a Tina Anselmi, ha inviato un messaggio ai ragazzi, con le parole di Tina: “capii in quel momento, che occorreva esserci”.
Dice che i giovani sentono la verità e che hanno bisogno di ascoltare i testimoni o leggere le storie dei protagonisti; leggendo le loro testimonianze possono riscoprire i valori.
Occorre testimoniare i valori, senza timore e raccontare loro la verità; e ricorda come veniva nominata la TINA VAGANTE proprio perché non ha mai avuto paura di esprimere le proprie idee. Tina è diventata un simbolo anche perché ha sempre avuto rispetto della Costituzione e del principio della laicità.
Ivana Gaveglio, sindaca di Carmagnola ricorda come Tina entrasse nelle case attraverso la televisione e come tutti dovessero ascoltare attentamente quello che diceva.
Cristina Maccari, segretaria reginale Cisl, dice dobbiamo provare a non arrendersi – ognuno di noi ha il dovere di colmare il grande vuoto che c’è attorno.
Nella formazione sindacale si parla molto di Tina Anselmi, per il coraggio che ha avuto a 17 anni per la scelta che ha fatto – mettersi in ascolto – stare insieme alle persone – capacità di sguardo lungo e capacità di fare rete – esserci (queste le sue suggestioni e gli insegnamenti che cercano di trasmettere).
Valeria Martano, presidente associazione V.I.T.A. (Vivere il tumore attivamente) si sofferma sul nome di battaglia che prese Tina – Gabriella, come l’arcangelo Gabriele. La rocca del paradiso.
Oggi c’è molto odio e gli avversari sono considerati nemici – non va bene – occorre fare rete.
Onorata di abitare in questo paese ed avere una piazza dei valori intitolata a Tina Anselmi. Noi possiamo, ognuno nel proprio ruolo, essere esempio.
Maria Teresa Chiomio, vicepresidente Associazione Volontari Amici Malati, figlia di genitori partigiani, porta la sua testimonianza sulla Resistenza.
Ci siamo spostati sulla piazza dove, alla presenza delle varie figure istituzionali, il sindaco Sergio Gaiotti ha tagliato il nastro per l’intitolazione della piazza a Tina Anselmi, con l’accompagnamento della banda cittadina.
Luisa Ghidini – Comotti







