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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivi per il mese di “ottobre, 2026”

Pensiero di Alberto Mattioli

Se vogliamo la Pace bisogna organizzare la pace a partire dalle città. La celebre frase di Giorgio La Pira, “Unire le città per unire le nazioni”, racchiude il cuore pulsante della cosiddetta diplomazia delle città. Questo concetto spiega perché la pace si fa dal basso e perché città come Milano o Firenze rivestono un ruolo geopolitico cruciale. La pace non può essere semplicemente il risultato di trattati firmati dai vertici governativi; deve essere un processo vivo che nasce dal tessuto sociale delle comunità locali. 

1. Gli Stati cambiano, le città restano

Nel pensiero di La Pira, gli Stati, i governi e i blocchi ideologici sono strutture astratte, mutevoli e spesso destinate a trasformarsi o a crollare. Al contrario, le città possiedono un’esistenza propria, storica e permanente. Esse sono il luogo in cui l’umanità vive, lavora, soffre e crea cultura. Quando le diplomazie ufficiali si bloccano a causa di tensioni geopolitiche, i canali tra le città e i loro cittadini possono rimanere aperti, tessendo reti di dialogo che i governi non riescono a recidere. 

2. Le città subiscono la guerra, i cittadini creano la pace

Nelle guerre contemporanee sono proprio i tessuti urbani a essere devastati e a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane. Di conseguenza, la spinta per il disarmo e la convivenza civile non può che partire da chi abita il territorio. Costruire la pace dal basso significa trasformare le città in laboratori di accoglienza, inclusione e giustizia sociale. Non può esserci pace internazionale se prima non si coltiva la pace e la solidarietà all’interno dei quartieri e delle comunità locali. 

3. La politica dei gemellaggi e dei ponti

Quando nel 1967 La Pira fu eletto presidente della Federazione Mondiale delle Città Unite, lanciò questo motto per promuovere un sistema di “ponti” culturali, scientifici e spirituali tra i popoli. Il gemellaggio tra città di nazioni diverse (e talvolta nemiche) permette ai cittadini e agli amministratori locali di conoscersi direttamente, superando la propaganda bellica dei rispettivi governi. L’incontro concreto tra persone demistifica l’idea del “nemico” ed educa alla diversità. 

Il ruolo di Milano oggi

Milano incarna pienamente questa filosofia quando si fa promotrice di eventi dedicati ai diritti e alla cooperazione internazionale. Attraverso il dialogo interreligioso, le iniziative del terzo settore e i dibattiti ospitati a Palazzo Marino, la città dimostra che la diplomazia dal basso è uno strumento attivo per contrastare la polarizzazione globale. 

La pace non è un’utopia calata dall’alto, ma un’opera quotidiana di progettazione sociale, ascolto e solidarietà organica che inizia dalle strade in cui viviamo.

Alberto Mattioli

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