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1 Luglio 1944 – Intervista alla sorella del partigiano Capacci Sabatino fucilato il primo luglio 1944

CapacciLa sorella di Capacci Sabatino, Capacci Gina, è l’ultima persona ad averlo visto vivo, mentre veniva catturato assieme a Rossi Giulio che era il suo compagno in una squadra partigiana. Il Rossi Giulio era un soldato divenuto partigiano dopo l’8 settembre.

A venti anni Sabatino era un idealista, ma anche molto moderno per i tempi nei quali viveva: aveva un grande amore per la libertà, per cui vedeva nella resistenza un valore e nella liberazione una conquista da perseguire. In quel momento comunisti e cattolici combattevano assieme nella guerra di liberazione per l’Italia.

La Signora Gina al tempo aveva 12 anni e si trovava, assieme ad altre persone, nella campagna di Favalto con le pecore, per paura che i tedeschi in ritirata rubassero gli animali. A Favalto c’era infatti una casa colonica con campi e pascoli attorno.L’esercito tedesco in ritirata sarebbe passato di lì a poche ore. In quel luogo si trovavano anche alcuni partigiani, che seppero dell’arrivo dei tedeschi e se ne andarono. I tedeschi, arrivando, spararono da una collina vicina alle pecore e la Capacci Gina con le altre persone trovarono riparo tra alcune piante. La Gina, in un momento di tregua tra gli spari, scappò con un’altra ragazza e si diresse dai campi verso la casa colonica, lasciando sul posto un’altra signora di una certa età che aveva paura di uscire allo scoperto. I tedeschi, in seguito,trovarono e fucilarono questa signora.

Il Capacci Sabatino e il Rossi Giulio arrivarono alla casa colonica, di ritorno da una missione, credendo di incontrare i partigiani, ma vi trovarono i tedeschi. In quel momento sopraggiungeva anche Capacci Gina assieme alla ragazza con cui era fuggita. Il Capacci Sabatino, vedendo la sorella che si avvicinava per salutarlo, le fece cenno di stare lontana, perché c’era il pericolo che i tedeschi arrestassero anche lei. Quindi la sorella rimase fuori nel piazzale della casa colonica.I tedeschi arrestarono il Capacci e il Rossi e li chiusero in una stanza della casa colonica.

Itedeschi trascinarono poi i due partigiani su un camion e alla Capacci Gina, che si trovava assieme all’altra ragazza, fu ordinato di andarsene in cima alla collina, dove rimasero tutta la notte e la mattina seguente rientrarono a casa. Nel frattempo i tedeschi incendiarono la casa e i campi di grano, che però non bruciavano perché il grano ancora era verde. Alcuni animali furono feriti, ma non uccisi, soltanto per crudeltà. Il giorno seguente i partigiani Capacci e Rossi vennero fucilati alla Noceta, vicino a Castiglion Fiorentino, dove erano stati imprigionati. Il padre del Rossi si recò a Favalto a cercare il figlio, ma trovò soltanto il portafogli con alcune sue foto. Le rispettive famiglie seppero della loro morte alcune settimane dopo e alcuni testimoni hanno riferito che erano anche stati torturati dai tedeschi.

I due partigiani furono sepolti dapprima a Castiglion Fiorentino e poi trasferiti ad Arezzo. Il Comune di Arezzo si fece carico delle spese di trasporto per onorare la memoria dei due partigiani morti per la libertà.

Un ricordo di Bartolo Ciccardini di Pino Ferrarini

Fin da giovane dimostrò subito un grande interesse per la politica e già negli anni difficili del 1946-48 collaborava nel Comitato provinciale della Democrazia Cristiana di Perugia, interessandosi in particolare al giornale del partito “Il Popolo dell’Umbria”, per poi passare al Movimento Giovanile.

Ricordava sempre quei momenti difficili in cui andava per i paesi della provincia, tutti di color rosso, a tenere comizi , rischiando spesso qualche brutto incidente.

Appena laureato in giurisprudenza si trasferì a Roma dove visse i primi mesi nella famosa Comunità del Porcellino entrando in contatto con la giovane dirigenza democristiana , da Fanfani, a Baget Bozzo e tanti altri. Fondò con altri amici la prestigiosa rivista politica “ Terza Generazione”, che tanta importanza ebbe fra i giovani che si preparavano a cimentarsi nella politica.

Ricordava sempre l’esperienza che fece in gioventù per sostenere la candidatura di Dossetti al Comune al Comune di Bologna dove fece tesoro di tante iniziative sociali e politiche realizzate sotto la guida del grande maestro.

Lavorò presso l’Agip curando il settore della pubblicità, ma entrò anche in televisione curando una rubrica per lavoratori “ Tempo Libero” e poi “ Cordialmente”.

Intanto, sempre più impegnato nella politica, collaborò con l’on. Pastore, alla fondazione della corrente Rinnovamento Democratico    entrando poi nella direzione delle ACLI dove curò la rivista

“Per l’Azione”.

Mariano Rumor fu tra i primi ad apprezzare il giovane Ciccardini e lo volle con sé al Ministero dell’Agricoltura dove diresse l’ufficio pubbliche relazioni.

Nel 1963 concorse alle elezioni politiche nel Lazio, cercando di recuperare il seggio del Presidente delle Acli Dino Pennazzato, da poco deceduto. Non riuscì eletto per una manciata di voti.

Nel 1968 presentò ancora la sua candidatura alla Camera e fu eletto a pieni voti.

Intanto con Rumor alla segreteria del Partito, per la sua fervida fantasia Ciccardini ebbe l’incarico

di studiare nuove proposte politiche per adattare il partito alle realtà del momento. Le sue proposte furono poi discusse alla Assemblea Organizzativa di Sorrento. Ma il partito non era preparato ad assorbire le proposte innovative che Ciccardini proponeva.

Nella Democrazia Cristiana, con Fanfani Segretario diresse l’importante ufficio SPES della propaganda e fu sua l’idea di presentare il Partito come una giovane donna italiana, idea realizzata nel manifesto “La DC ha 20 anni” che tanto successe ebbe nel campo pubblicitario.

Diresse per alcuni anni il settimanale del partito “La Discussione” e, sempre nel partito, ricoprì altri incarichi come quello di responsabile del settore Attività di Massa dove lanciò la famosa Feste dell’Amicizia che si contrapponevano alle Feste dell’Unità.

Rieletto più volte alla Camera (in una occasione arrivò ad essere il secondo eletto dopo Andreotti), divenne Sottosegretario ai Trasporti e poi alla Difesa.

Ma il suo interesse maggiore fu sempre la politica, dove fu animatore di diversi gruppi rinnovatori, come Europa 70 e il gruppo dei “ Cento” che contrastarono la tendenza a realizzare il famoso “Compromesso storico” con il Partito Comunista.

L’attenzione di Ciccardini era però sempre rivolta nei tentativi di adeguare il partito alle nuove realtà che stavano emergendo e di farne un partito moderno. Sua fu la proposta di elezione diretta del Segretario del Partito, che liberava la nomina dalle ipoteche delle correnti dando più stabilità alle Segreterie Politiche elette legittimamente e sempre sua la proposta di Elezione diretta dei Sindaci.

L’intensa attività politica non gli impedì di realizzare progetti miranti ad aiutare l’Italia ad uscire dalle difficoltà economiche in cui si trovava.

Da uomo di grande vedute capì subito l’importanza che poteva avere la valorizzazione dei nostri prodotti alimentari per l’esportazione all’estero e fondò l’Associazione “Ciao Italia” con la quale cercò di riunire, aiutare i più di 60.000 ristorati italiani che lavoravano sparsi nel mondo e farne una forza che avrebbe potuto, meglio di ogni altro mezzo, far conoscere e apprezzare all’estero i nostri prodotti.

Terminata la sua attiva presenza in Parlamento, non cessò di interessarsi di politica e operò con articoli, contatti e convegni per convincere il mondo cattolico a tornare ad interessarsi di politica. Da questo impegno nacque l’idea di realizzare un settimanale con diffusione via Internet che chiamò “Camaldoli” che riproponeva quei valori che ispirarono la Carta di Camaldoli, con cui la DC iniziò il suo lungo cammino politico.

Ma Ciccardini non era solo un uomo di pensiero, ma era anche un uomo d’azione che aveva sempre necessità di operare per costruire qualche cosa su cui credeva. Trovò il suo nuovo spazio nell’Associazione dei Partigiani Cristiani dove diffuse subito il suo leale impegno. Nominato Segretario Nazionale dell’Associazione cominciò a preparare iniziative per valorizzare ,quel grande patrimonio di ideali che l’Associazione rappresentava e proprio nei suoi ultimi giorni di vita stava mettendo a punto un Convegno a Leonessa per commemorare la figura di un partigiano cattolico ucciso dalla barbarie nazista.

Ciccardini va quindi ricordato non solo come uomo ricco di idee e di iniziative ma anche, leale e tenace combattente per i valori civili e religiosi del mondo cattolico. Uomo di grande cultura, grande giornalista e scrittore, ma soprattutto uomo di grande e lucida sensibilità politica.

Lo abbiamo perso e questa è stata una grande perdita.

Rieti ricorda Bartolo Ciccardini

L’ON. BARTOLO CICCARDINI, SEGRETARIO NAZIONALE ANPC , SARA’ RICORDATO DOMENICA 29 P.V. ORE 12,15 NELLA CATTEDRALE DI RIETI.

PINO STRINATI- PRESIDENTE PROVINCIALE RIETI

Ricordo del sindaco di Rieti Petrangeli

C:\Users\Bartolo\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Outlook\UAVZ77AM\morto-lon-bartolo-ciccardini-amico-rieti-degli-operai-snia1.htm

Arrivederci Bartolo! di Andrea Rossi – ANPC Ferrara

L’11 giugno scorso è scomparso a Roma, improvvisamente, il segretario dell’associazione nazionale partigiani cristiani (ANPC), Bartolo Ciccardini.

Esponente di spicco della sinistra democristiana, era persona mite, tenace e onesta, tenace difensore delle radici del movimento cattolico italiano. Due anni fa decise di impegnarsi personalmente, per sostenere e garantire l’esistenza dell’ associazione, depositaria della memoria di chi combattè la guerra di liberazione col fazzoletto azzurro di Enrico Mattei al collo.
Gli ultimi mesi non sono stati felici per Bartolo, che davvero fino al giorno della morte ha lottato e protestato per garantire i fondi necessari alla sopravvivenza dell’associazione, i quali sono stati dirottati altrove, in modo arbitrario e immotivato, causandogli immensa amarezza, specie per le improvvide rassicurazioni avute dai diretti interessati del (magro) beneficio.
L’eredità che lascia, in una stagione fra le meno liete per il paese e per i cattolici impegnati in politica, è quella della speranza senza cedimenti al disegno della Provvidenza, che ci fa dire, comunque, anche nel momento di maggiore sconforto “omnia in bonum”, tutto concorre al bene, comprese le cose che oggi non capiamo e che ci addolorano. Personalmente, io che sono stato il suo vice in quest’ultimo scorcio della sua esistenza terrena, posso solo salutarlo con le parole di Benigno Zaccagnini, che ANPC ricordò nel novembre 2009 a Ferrara, con un convegno per il 20° anniversario della morte:
A vég par la mi strè
incontra a la mi guéra
s’a chésch a chesch in téra
e zidèint a ch’i m’tò so.
Arrivederci Bartolo, grazie di tutto.
Andrea Rossi
Vice segretario nazionale ANPC

In ricordo di Bartolo Ciccardini Il Partigiano Bianco dell’ANPC Cremona

I partigiani cristiani di Cremona ricordano la personalità del caro amico Ciccardini

Domenica 15 Giugno 2014

“IN QUESTA DIMENSIONE CREPUSCOLARE LA ANPC DI CREMONA RICORDA, CON COMMOZIONE, SOLIDARIETA’ UMANA E CRISTIANA, LA PERSONALITA’ DEL CARO AMICO  BARTOLO CICCARDINI, UOMO DI CULTURA E DI FORTE IMPEGNO POLITICO, IN UNA VISIONE DELLA VITA CHE CI HA SEMPRE COINVOLTI. CON IL RICORDO, L’AUGURIO CHE IL SUO ESEMPIO E LA SUA TESTIMONIANZA SIANO FORIERI DI NUOVE AVVENTURE DELL’UOMO. SENTITE CONDOGLIANZE E VIVE CORDIALITA’ “. Angelo  Rescaglio Presidente ANPC Cremona

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MEMORIAL’onorevole Bartolo Ciccardini è morto a Roma l’11 giugno del 2014. Fu un politico cattolico che visse nella Dc al fianco di Enrico Mattei ed è stato incompreso leader dell’associazione dei “partigiani bianchi”. Più volte deputato Dc, esponente di spicco della sinistra democristiana, appartenente però a quel gruppo “anomalo” che, fino agli anni Sessanta, ha provato a battersi al fianco di Enrico Mattei (1906-1962) per il recupero della sovranità nazionale, anche energetica, del nostro Paese. Pochi ricordano ad esempio come l’ingegner Mattei, da Commissario straordinario dell’Agip per l’Italia settentrionale, fin dal maggio 1945 curò intensamente ricerche d’idrocarburi nella valle padana, propugnando un esteso intervento dello Stato in questo settore al fine di sottrarre il Paese dalle «Sette Sorelle» del petrolio, fra le quali c’erano allora l’Anglo-Olandese Royal Dutch Shell e l’Anglo-Persian Oil Company poi divenuta British Petroleum.

CON ENRICO MATTEI.Deputato per la Dc dal 1948 al 1953, Mattei era stato comandante di un gruppo di “partigiani bianchi” all’interno dei quali lo stesso giovanissimo Ciccardini militò fin dal 1943. Ciccardini, che era nato Cerreto d’Esi il 30 settembre 1928, è ricordato come un uomo mite, tenace e onesto. Nell’età matura si fece anche difensore delle radici del movimento cattolico italiano facendosi eleggere, nel 2012, a segretario dell’Associazione nazionale partigiani cristiani (Anpc), sodalizio che è stato depositario della memoria di chi combatté la Resistenza su posizioni cattoliche ed anti-comuniste, col fazzoletto azzurro di Enrico Mattei al collo.Come denunciato da Andrea Rossi, che negli ultimi anni è stato il suo “vice” nell’Anpc, da quando Ciccardini decise di impegnarsi personalmente per sostenere e garantire l’esistenza dell’associazione, fu chiamato a vivere periodi difficili: «Fino al giorno della scomparsa Bartolo ha lottato e protestato per garantire i fondi necessari alla sopravvivenza dell’Associazione, i quali sono stati dirottati altrove, in modo arbitrario e immotivato, causandogli immensa amarezza, specie per le improvvide rassicurazioni avute dai diretti interessati del (magro) beneficio. L’eredità che lascia, in una stagione fra le meno liete per il paese e per i cattolici impegnati in politica, è quella della speranza senza cedimenti al disegno della Provvidenza, che ci fa dire, comunque, anche nel momento di maggiore sconforto “in bonum”, tutto concorre al bene, comprese le cose che oggi non capiamo e che ci addolorano».

PRESIDENZIALISMO CATTOLICO.Nelle rievocazioni di questi giorni, naturalmente non è stato ricordato l’impegno di Ciccardini per la “Repubblica decidente”. Con altri democristiani “decisionisti” come il senatore Luciano Dal Falco, Celso Destefanis, l’onorevole Edoardo Speranza ed il più volte ministro Giuseppe Zamberletti, Ciccardini costituì, all’inizio del 1968, l’agenzia d’informazione “Europa Settanta”, del quale fu il primo direttore responsabile, che promosse d’affrontare dal basso la riforma dello Stato facendo presentare alla Camera un progetto di legge per l’elezione diretta dei sindaci, nel proposito di risalire all’elezione diretta dei Presidenti di Regione e da ultimo, con graduale affermazione della stessa logica, all’elezione popolare diretta del presidente della Repubblica. I suggerimenti “profetici” di Ciccardini e di “Europa Settanta”, però, caddero allora nel vuoto, finché vent’anni dopo non si è comunque dovuti arrivare, nell’instabilità continua delle giunte comunali e regionali, alla riforma delle autonomie locali che, negli ultimi tempi, ha rifatto parlare dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica come “Sindaco Italia”. Ma questa è un’altra storia. (Tratto dal ricordo di un caro amico comune) Addio e grazie, grande Segretario! Caro Bartolo, l’11 di giugno, mercoledì scorso, hai concluso serenamente la tua esistenza terrena, in compagnia dei tuoi tanti amici. Noi che gli abbiamo voluto bene lo affidiamo alla misericordia del Padre e lo ricordiamo con affetto e rimpianto. Un grazie con tutto il cuore per l’amore, la dedizione, l’entusiasmo che hai sempre saputo trasmetterci nel tuo lavoro e per l’esempio di vita che hai dato a chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerti! “RESISTERAI” per sempre nei nostri cuori!

Associazione Nazionale, Patigiani Cristiani Cremona, (Giorgio Carnevali)

Addio e grazie, grande Segretario!

Bartolo Ciccardini l’11 Giugno 2014 ha concluso serenamente la sua esistenza terrena, in compagnia dei suoi amici.

Noi che gli abbiamo voluto bene lo affidiamo alla misericordia del Padre e lo ricordiamo con affetto e rimpianto.

Un grazie con tutto il cuore per l’amore, la dedizione, l’entusiasmo che hai sempre saputo trasmetterci nel tuo lavoro e per l’esempio di vita che hai dato a chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerti! Resterai per sempre nei nostri cuori!

70 anni fa io c’ero ed avevo quasi 16 anni di GIUSEPPE ACCORINTI

4 GIUGNO 1944

Ci scrive Giuseppe Accorinti, Vicesegretario Nazionale ANPC ed autore del libro “Quando Mattei era l’impresa energetica, io c’ero” (Hacca): “Ecco il mio piccolo ricordo di quel pomeriggio: abitavo in Via D’Azeglio angolo Via Torino ed avevamo una finestra che guardava lungo tutta la Via NAPOLEONE III° in fondo in fondo fino a Piazza Vittorio; le ultime retroguardie tedesche sulle motocarrozzette  con il militare con la mitragliatrice nel sedile di dietro continuavano a scendere lungo Via Napoleone III°:  attraversavano Via Cavour, continuavano sotto di noi per Via FARINI e poi voltavano verso via Torino e quindi verso Villa Borghese e la Flaminia.

Dopo qualche ora queste retroguardie cominciarono a diradarsi e dopo un po’ cessarono del tutto: noi continuavamo a guardare e poi improvvisamente cominciammo a vedere lontano lontano su PIAZZA VITTORIO apparire alle finestre tanti lenzuoli bianchi sic!!-; lì per lì non capivamo di cosa si trattasse ma poi questi lenzuoli continuavano ad apparire sempre più vicini a noi sempre su Via NAPOLEONE III° e quindi lo mettemmo fuori anche noi. Perché i lenzuoli bianchi? Per segnalare agli americani che avanzavano e che inseguivano i tedeschi di proseguire  tranquillamente  perché nelle finestre non c’erano cecchini pronti a sparare -sic!!- : una cosa molto intelligente, no? ma chi aveva dato il suggerimento dei lenzuoli bianchi? Non certo né la radio e tanto meno i giornali: evidentemente c’era stato qualcuno nelle prime strade di Roma in cui  gli americani si stavano inoltrando che aveva avuto questa idea che piano piano era stata seguita da tanti altri che li avevano imitati. Dopo i tristi mesi della occupazione tedesca della città la tanta gente di Roma aveva anche voglia di fare qualcosa che aiutasse quelli che furono subito chiamati i liberatori.

4 giugno 1944: quando arrivarono i nostri, io c’ero di NICOLA BRUNI

Avevo due anni e sette mesi, il 4 giugno del 1944, allorché i soldati americani entrarono trionfalmente a Roma, dopo che le truppe tedesche occupanti se ne erano ritirate senza combattere, per la miracolosa intercessione di Papa Pio XII, evitandole una catastrofe. Quella sera anch’io, in braccio a mio padre, feci festa ai “liberatori” che passavano con jeep e carri armati per Via Gallia; e ne ricevetti in dono un tubetto di “caramelle col buco”. E’ il ricordo più antico che conservo della mia vita.

Il resto mi fu raccontato. Ero nato sotto la dittatura fascista, mentre l’Italia era in guerra contro mezzo mondo, alleata della Germania di Hitler, e collaborava al progetto nazista di sterminio degli ebrei.

Avevo meno di due anni – e la mia sorellina appena 11 giorni di vita – la mattina del 19 luglio 1943 quando gli aerei angloamericani bombardarono all’improvviso la mia città. Furono sganciate moltissime bombe, che andarono a colpire non le ville ben note dei gerarchi del regime ma il quartiere popolare di San Lorenzo e la sua antica basilica, a breve distanza da casa mia. Dalle macerie furono estratti circa 1600 morti e migliaia di feriti.

Noi abitavamo al nono piano, e quando suonava la sirena dell’allarme aereo, dovevamo scappare tutti nel rifugio sotterraneo della cantina scendendo di corsa e con grande agitazione venti rampe di scale.

La guerra fece irruzione nel mio palazzo di Via Licia il 29 gennaio 1944, quando agenti della Gestapo vennero ad arrestarvi il professor Gioacchino Gesmundo, militante nella Resistenza, e si appostarono nel suo appartamento al decimo piano per catturare i “complici” che andassero a fargli visita. Gesmundo fu poi torturato dai nazisti nel carcere di Via Tasso e fucilato il 24 marzo con altri 334 italiani alle Fosse Ardeatine.

Quel giorno nella nostra casa erano nascosti due miei cugini calabresi ventenni, renitenti alla leva della Repubblica nazifascista di Salò, che tremavano insieme con miei genitori dalla paura. Dietro la porta accanto, c’era una famiglia in angoscia per la sorte di un congiunto bersagliere mandato in guerra sul fronte russo e che non sarebbe più tornato.

Mio padre, 37 anni, maresciallo dell’esercito impiegato al ministero, già combattente pluridecorato della Guerra d’Etiopia, era stato licenziato senza assegni per non aver aderito alla Repubblica di Mussolini. In quel tragico 23 marzo 1944 dell’attentato antitedesco di Via Rasella, che scatenò la smisurata rappresaglia delle Ardeatine, si trovava nella zona di Piazza Barberini circondata dai nazisti, ma riuscì a superare un posto di blocco esibendo la sua tessera di militare e dicendo “polizia”.

Nella stessa Via Licia, il convento delle suore del Preziosissimo Sangue nascondeva alcune famiglie di ebrei, che si salvarono così dalla deportazione nei campi di sterminio. Tra i rifugiati c’era l’ingegner Ferdinando Tagliacozzo, che ho conosciuto nel 1998: allora aveva solo cinque anni, e quando per la strada passavano i tedeschi andava a ficcarsi sotto il letto di una monaca.

Oggi, da superstite, mi viene di pensare che solo per caso (o per grazia di Dio) io mi trovai ad essere fra quegli italiani che gli “Alleati” liberarono dalla dittatura nazifascista, anziché fra quegli italiani inermi che i medesimi liberarono dalla vita bombardando i centri abitati.

 

Nicola Bruni

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Articolo pubblicato nel giornale online Belsito con vista di Nicola Bruni

www.webalice.it/nbruni1/Liberazione.html

2 Giugno Manifestazione ad Alatri

Una giornata per celebrare i valori della Repubblica, ma anche per ricordare la Liberazione della città dalle truppe nazi-fasciste, avvenuta il 2 giugno del 1944 esattamente alle 17.15 : furono le truppe di fanteria scozzese ad entrare in città, con in testa il 6th Royal Kent Regiment, 78° Divisione. Questo è stato il 2 giugno 2014 ad Alatri, che ha visto la partecipazione di numerose autorità, delle associazioni combattentistiche e di tante persone, che hanno seguito in maniera composta e solenne, le rese degli onori militari tributati ai caduti, il discorso del Presidente Giorgio Napolitano e gli interventi di quanti hanno presenziato alla cerimonia.

Nel corso della manifestazione è stata consegnata un’onorificenza all’ex sindaco Carlo Costantini per l’impegno civile nella difesa della libertà durante la II Guerra Mondiale e per l’impegno storico profuso da tanti anni a questa parte nella tutela della memoria di quello come di altri avvenimenti che hanno riguardato la città di Alatri.

Inoltre, vi è stata la partecipazione straordinaria del gruppo “Pipes and Drums of the Black Devils” proveniente da Helena nel Montana (Usa) che rappresenta la “First Special Service Force” , un’unità militare creata in gran segreto ed addestrata a Fort William Henry Harrison nel 1942. Era una brigata con circa 2000 uomini che ha avuto un ruolo determinante nella guerra di liberazione soprattutto nella nostra Ciociaria.

Congratulazioni al nostro Presidente della Sezione di Frosinone, Carlo Costantini, un esempio per tutti noi.

 

Gruppo Resistenza e Costituzione a Vicenza

Relazioni e foto dell’evento che si è svolto a Vicenza del Gruppo “Resistenza e Costituzione” con l’appassionante contributo del Presidente nazionale Giovanni Bianchi. Clicca qui: 3maggio2014_GiovanniBianchi_a_Vicenza. Congratulazione per l’ottimo lavoro svolto! Continuate così!

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Giovanni Bianchi e Serafino Zilio

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Intervento Serafino Zilio, Presidente provinciale Acli di Vicenza Coordinatore provinciale pro-tempore del Gruppo “Resistenza e Costituzione” di Vicenza

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Assemblea

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