ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivio per la categoria “Articoli”

Il treno che bucò il fronte di Stefano Ballini

Segnialiamo il film amatoriale di Stefano Ballini sulla memoria, distribuito esclusivamente in internet.

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, Provincia di Lucca, Provincia di Firenze, Comune di Marzabotto, Comune di Stazzema, Unione Comunale del Chianti Fiorentino (Tavarnelle VP, San casciano VP, Barberino VE)

Inoltre patrocinio di: Comitato Onoranze per i Martiri di Sant’Anna di Stazzema, Associazione Martiri di Sant’Anna, Associazione Familiari Vittime Eccidio di Marzabotto, Parco Nazionale della Pace.

Il film è visibile gratuitamente all’indirizzo http://www.treno1944.com .

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo avere visto il video lo ha invitato a partecipare al giorno della Memoria al Quirinale il 29 Gennaio 2013.

 

 

Odoardo Focherini: ribelle per amore,beato per il nostro tempo

Fedele laico di Azione Cattolica, amministratore dell’Avvenire d’Italia, fu un martire della fede: morì infatti in un lager nazista nel 1944 per aver salvato molti ebrei. Il 15 giugno sarà beatificato a Carpi.

(Per leggere tutto l’articolo clicca su: http://www.incrocinews.it/arte-cultura/odoardo-focherini-ribelle-per-amore-br-beato-per-il-nostro-tempo-1.76Odoardo Focherini971).

COSTITUITI A FROSINONE I GRUPPI DI “RESISTENZA E COSTITUZIONE”

Si è svolto a Frosinone nelle sede provinciale delle ACLI un incontro, tra il Presidente regionale e Commissario delle ACLI di Frosinone Soldatelli e il Presidente Provinciale dell’Ass. Naz. Partigiani Cristiani Costantini e i loro collaboratori, per la costituzione dei gruppi di lavoro di “Resistenza e Costituzione”.
I Gruppi avranno il compito di tenere vivo, anche nella nostra provincia, la memoria di quei valori che aiutarono gli Italiani ad uscire dall’abisso della dittatura e della guerra e di ritrovare quel coraggio che permise di salvare la nostra Patria contro ogni speranza.
Nel corso del cordiale incontro sono state individuate alcune iniziative da svolgere a breve e medio termine per il concreto inizio dell’attività  dei Gruppi stessi.
Il rappresentante dell’A.N.P.C. ha fatto omaggio al Commissario di alcune pubblicazioni curate dall’Associazione con il contributo della Regione Lazio.

Frosinone

Memoria della Resistenza e pacificazione degli italiani

Ci ha scritto un carissimo amico, figlio di una grande personaggio della DC, domandandoci se il nostro modo di celebrare la Resistenza, non abbia il risultato di impedire la “pacificazione” degli italiani. Così abbiamo risposto.

Caro Nicola,

ho messo da parte la tua lettera perché ritenevo che la tua franchezza e la mia stima per te rendessero necessaria una spiegazione. Tu pensi che si “debba superare una volta per tutte il capitolo della Resistenza e definirla come tanti storici ormai già fanno una guerra civile tra due minoranze”. E questo sarebbe “un contributo maggiore ad una storia italiana finalmente condivisa”.

Come tu ben sai, il giudizio storiografico non è mai neutrale ed è sempre attuale. Giudicare un episodio della storia romana ci serve per collocarci nella storia attuale. Ora la definizione della Resistenza come guerra civile tra due minoranze è riduttiva rispetto a quello che realmente avvenne. Certamente il peso maggiore della sconfitta italiana prima e della sconfitta tedesca poi fu determinato dall’intervento alleato. Certamente l’azione militare dei partigiani sostenuti dalla alleati  fu limitata per le particolari condizioni della occupazione tedesca. Tuttavia grazie a questo contributo sopravvisse una identità ed una continuità dello Stato italiano. Non vi fu quel vuoto che si verificò, ad esempio, nella storia tedesca.

Ma la Resistenza non fu solo di “poco più di centomila partigiani”. Questi potettero operare perché esisteva un atteggiamento di tutta la società civile, come ben dice Scoppola, che cominciando dal dare aiuto ai prigionieri, dal nascondere gli ebrei, dal trovare rifugio ai renitenti alla leva, dallo sfamare gli sbandati, dal curare i feriti,  fino al nascondere gli stessi partigiani si dichiarò contraria all’occupazione tedesca e a coloro che la sostenevano.

È questo il motivo per cui un grande numero di sacerdoti partecipò alla Resistenza e 440 di essi furono uccisi perchè venivano identificati come capi e maestri naturali di una società che rifiutava l’imbarbarimento della guerra civile.

Ma era solo l’avanguardia di una società impregnata di cristianesimo che non voleva arrendersi agli spietati comportamenti della guerra e delle ideologie di guerra. Così si salvò un modo di essere della identità italiana. Questo giudizio storiografico sulla Resistenza si distingue sia dalla polemica contro “l’attendismo” fatta dai comunisti (che valorizzavano le loro azioni militari e ritenevano debole la resistenza civile), sia dal giudizio della “zona grigia” (che immagina che la grande maggioranza degli italiani assistesse neutrale ed impaurita allo scontro di due minoranze violente), che sarebbe stata la vera realtà italiana di quel periodo. Questo giudizio storiografico non esclude assolutamente la condanna delle vendette non necessarie, altrettanto disumane e illegali, e non presuppone la mancanza di pietà per i vinti. Per spiegarti bene il giudizio sulla parte “giusta” ti porto un esempio più antico e meno discusso. Io ho simpatia per quei cattolici meridionali che insorsero contro i francesi che avevano occupato il Regno di Napoli in difesa dei loro principi religiosi, della loro patria, della loro legittima monarchia. Non erano eroici? Furono eroici e non ebbero mai il riconoscimento che ebbero, nella medesima situazione coloro che combatterono i francesi nella Spagna o nella Germania occupate, dove gli insorgenti sono considerati eroi nazionali.

Ma, detto questo, devo anche dire che rispetto ai principi che avrebbero fondato l’unità d’Italia essi furono dalla parte sbagliata, senza che venga meno il mio rispetto e la mia ammirazione.

Esprimere un giudizio più pacato è necessario per una necessaria pacificazione, ma la pacificazione non deve essere una rivalutazione  e  una deformazione del giudizio storiografico. I sostenitori di una revisione del giudizio storiografico  incominciano mai a pacificarsi con quei personaggi del fascismo (Grandi, Ciano, Bottai) i quali, in un organo, allora considerato legittimo, decisero di licenziare Mussolini con il suo stesso consenso. Non ho visto nessun gesto di comprensione, di rivalutazione o di revisione del loro operato. Rimane per essi valida la loro fucilazione a Verona.

Infine, come dice Scoppola, resta il fatto che la Costituzione si fonda su quel giudizio storiografico e da esso prende forza e vigore la identità italiana, riscattata dagli errori delle varie ideologie novecentesche.

Per quanto riguarda la tua opinione di ricordare anche il contributo degli ufficiali e dei soldati dell’esercito italiano, sono d’accordo con te. Noi ricordiamo i Partigiani Cristiani per rivalutare il contributo dei cattolici, ma con esso anche il contributo dell’esercito italiano, di tutti gli italiani, dei soldati italiani che preferirono il campo di concentramento per non rinnegare il loro giuramento, approvando pienamente l’invito di Ciampi a valorizzare e a celebrare anche questa Resistenza.

Inoltre non ho alcuna difficoltà ad ammettere che il fascismo ebbe il consenso del popolo italiano fino al 1938, anche se questo consenso era inquinato da una violenza psicologica e morale più sottile e più inaccettabile della già inammissibile violenza armata del manganello e dell’olio di ricino.

Siamo in ogni caso figli della nostra storia e dobbiamo tutti in ogni momento prestare attenzione ad essa,

Tuo Bartolo

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”


                                                                                                  RIETI 30 maggio 2013

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI

 PROGRAMMA CELEBRAZIONI

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”

L’Associazione Nazionale Partigiani cristiani (ANPC) ricorderà Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e don Pietro Occelli, Parroco della Chiesa del Gesù Buon Pastore alla Montagnola, nell’ambito delle Celebrazioni nel 70° anniversario della Difesa di Roma che si terranno il 10 settembre 2013.

Successivamente l’Associazione terrà un Convegno ad Amatrice e nella frazione di Voceto ove nacque Suor Teresina D’Angelo, figura emblematica inclusa nelle lapidi dei Caduti della Montagnola di Roma.

    L’organizzazione delle celebrazioni, che annualmente l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, l’XI° Municipio di Roma e la Parrocchia del “Gesù Buon Pastore” effettuano nel piazzale dei Caduti della Montagnola e nella Cripta della Chiesa, ha accolto la proposta avanzata dal segretario nazionale dell’ANPC on. Bartolo Ciccardini, per l’inserimento nel progetto Celebrativo di quest’anno il ricordo di Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e del Parroco Don Pietro Occelli, Cappellano della Resistenza.

    Due figure significative che l’Associazione vuole assumere ad emblema in quanto, con il gesto di Suor Teresina, e con la vivace attività del Parroco Don Occelli nei nove mesi di occupazione tedesca, segnarono, inconfutabilmente, l’inizio della reazione cattolica, e l’immediata “ribellione” dei cristiani ai soprusi ed alle angherie messe i atto dai nazifascisti all’indomani della proclamazione dell’Armistizio.  

    In un incontro a Roma nella sede parrocchiale, con l’attuale parroco Don Dino Mulassano, il Generale dei granatieri Ernesto Bonelli, l’on. Ciccardini ed il presidente onorario dell’ANPC della provincia di Rieti, giornalista Antonio Cipolloni, è stato predisposto un programma di massima per la giornata commemorativa del 10 settembre a Roma, che prevede:

    – Adunata dei partecipanti alla cerimonia presso la colonna rievocativa in P.za Caduti della Montagnola. Deposizione di una corona di alloro; interventi commemorativi ad opera dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e dell’XI° Municipio.

–       Seminario nei locali della Parrocchia del “Gesù Buon Pastore:

–       Indirizzo di saluto del Presidente dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna

–       Generale Ernesto Bonelli :           

“Quadro storico in cui si inquadrano gli avvenimenti dei Granatieri di Sardegna nella difesa di Roma”;

–       Onorevole Bartolo Ciccardini ANPC:        

“I valori della resistenza civile da tramandare ai giovani”;

–       Giornalista Antonio Cipolloni:                   

“L’episodio di Suor Teresina e l’operato del parroco all’inizio della Resistenza Cristiana;

–       Dott. Vito Francesco Polcaro, ANPI di Roma

“tema da definire”;

–       Don Dino Mulassano Parroco del “Gesù Buon Pastore”

Conclusione e indirizzi di commiato.

 

Un successivo incontro, promosso dal Presidente onorario dell’ANPC di Rieti giornalista Antonio Cipolloni e dall’Architetto Giulio Annibali di Amatrice, si è tenuto nella sede municipale della cittadina laziale, con il Vice Sindaco e l’Assessore alla Cultura dott. Luigi Monteforte.

In quella sede è stato preso atto del programma delle Celebrazioni del prossimo settembre a Roma, al quale il Comune di Amatrice parteciperà ufficialmente con il Gonfalone, in onore della loro cittadina Suor Teresina D’Angelo, nata nella frazione di Voceto.

Il Vice Sindaco ha inoltre accolto anche la proposta avanzata, dal giornalista Cipolloni, anche a nome del Segretario Nazionale On. Ciccardini, di ospitare dopo le manifestazioni di Roma del 10 settembre, in una data da stabilire, un Convegno dei Partigiani Cristiani a Voceto e ad Amatrice, per onorare la Suor Teresina ed il Parroco Don Pietro, che furono i primi cattolici a reagire alla occupazione tedesca.

Suor Teresina per la reazione contro un “balordo tedesco” che voleva strappare una catenina d’oro dal collo di un Granatiere appena morto, allontanato a colpi di Crocefisso;  e Don Pietro, Cappellano pluridecorato della Resistenza che promosse, con il Generale Cortellessa, la Prima Formazione Partigiana Cristiana fin dalle prime ore dell’occupazione Nazista di Roma, con sede nella Parrocchia del Gesù Buon Pastore.

 

 

 

CIRCOLARE ORGANIZZATIVA (dopo il Consiglio Nazionale di Parma)

A TUTTE LE SEZIONI ANPC

OGGETTO: Programma di lavoro

 Cari amici,

andiamo verso un nuovo capitolo del nostro anno di lavoro.

A)     70° Anniversario del Codice di Camaldoli

La Resistenza Cristiana incomincia con la redazione di un documento scritto per ricostruire l’Italia dopo il fascismo, quando  Mussolini non era ancora caduto. Per questo è importante celebrare il ricordo del Codice di Camaldoli, documento preparato nel Luglio del 1943. In quella occasione un gruppo di professori dell’Università Cattolica, insieme ai dirigenti delle associazioni cattoliche e ad alcuni tecnici dell’economia, prepararono un programma che sarebbe stato il nucleo centrale del “miracolo italiano”. Vorrei che in questi due mesi dedicati al tesseramento voi facciate nelle maniere più diverse una commemorazione, un ricordo ed un esame su questo avvenimento. A questo scopo vi mando questo breve studio di Giorgio Campanini (Campanini su Camaldoli) ed un articolo di Bartolo Ciccardini (Articolo sul Codice di Camaldoli x commemorazione) su quello che avvenne a Camaldoli.

Questo vi servirà per documentarvi nella riunione o incontro o commemorazione che farete.

B)     Il contributo dei  sacerdoti alla Resistenza

Vi prego anche di esaminare questa idea che è emersa in occasione della celebrazione di Don Enrico Pocognoni a Macerata: “Il contributo di sangue dei sacerdoti italiani e soprattutto dei parroci è stato raccontato come se fossero una serie di episodi isolati. Ciascuno bellissimo ed esemplare per il sacrificio, per l’ideale cristiano, per l’amore della Patria, ma tenuto nell’ambito locale come episodio unico. Invece non fu un episodio unico. Tutta la zona civile della Resistenza, del rifugio, del soccorso e della restaurazione della dignità della persona umana avvenne sotto la guida naturale dei parroci e dei sacerdoti. La polemica dell’attendismo e della zona “grigia” ci hanno tolto la possibilità di esaminare questo fenomeno nel suo insieme. Ma la testimonianza che questo fosse un fenomeno diffuso e significativo ci viene dallo stesso comportamento dei tedeschi che ricercavano sempre nei sacerdoti le persone che ritenevano i capi naturali delle popolazioni resistenti e davano forme di particolare severità e di minacciosa esemplarità alle esecuzioni dei sacerdoti”.

Il Contributo dei sacerdoti alla Resistenza non è riconosciuto come valore generale importante e rappresentativo della Resistenza Civile.

Dovrete quindi preparare la commemorazione dei tanti sacerdoti perseguitati, torturati ed uccisi nella Resistenza e ricordarli non come episodi singoli, ma come momenti significativi generali, che hanno visto i sacerdoti italiani essere il fulcro, la guida e la rete rappresentativa dei valori della Resistenza.

C)     Le donne nella Resistenza

Il Consiglio Nazionale tenutosi a Parma ha incaricato la nostra delegata femminile Carla Bianchi Iacono, figlia del martire Carlo Bianchi (coautore con Teresio Olivelli della “Preghiera del Ribelle”) di preparare un particolare programma di ricordo della partecipazione femminile alla Resistenza. Scrive Pietro Scoppola: “Bello e pienamente condivisibile il passaggio in cui si sottolinea il ruolo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale”. Noi abbiamo in programma a Roma la celebrazione di Suor Teresina, la suora che si oppose ad una profanazione dei nazisti, il primo giorno della Resistenza romana, il 9 settembre 1943, giorno in cui si svolse la battaglia della Montagnola, quando i granatieri ed i civili sulla via Laurentina resistettero alla invasione tedesca. Un episodio esemplare dello spirito cristiano e della presenza femminile nella Resistenza. Ma in tutti i due anni in cui rivivremo l’epopea del riscatto italiano, dovrà essere presente la testimonianza del contributo femminile.

D)     Conclusioni

Tutte le Sezioni si preparino ad un programma che seguendo le scadenze temporali servano a rivivere i valori di quei giorni, invitando soprattutto i giovani a riappropriarsi di quei valori. Per raggiungere questo scopo in questo periodo sarà di capitale importanza costituire i “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli per adempiere a questo dovere di trasmettere ai giovani la coscienza civile della libertà conquistata con la Resistenza.

E)     Promemoria

Ricordiamo a tutti il compito di concludere in occasione delle prossime celebrazioni il tesseramento. Non si tratta soltanto di consegnare la tessera ed il fazzoletto di Partigiano Cristiano ai soci, ma anche di inviare alla sede nazionale l’elenco completo degli iscritti con soprattutto la loro e-mail per creare una nostra rete informatica.

 

Il Presidente Nazionale                                                                            Il Segretario Nazionale

Giovanni Bianchi                                                                                        Bartolo Ciccardini

Il Movimento dei guelfi nel 1931

Caro Bartolo,
ti scrivo per chiederti alcune informazioni su Gioacchino Malavasi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato un appassionante studio sulla vicenda dei Guelfi d’Azione. Su questa vicenda purtroppo non è mai stato fatto un vero e proprio studio storico politico, piuttosto si trovano “spizzichi e bocconi” su vari testi. Le uniche testimonianze un po’ più dirette sono quelle di Gioacchino Malavasi che fu anche presidente Anpc. Immagino che tu abbia conosciuto sia lui che Piero Malvestiti vero? Avresti per caso voglia di raccontarmi qualcosa in merito? Come ti scrivevo precedentemente la mia intenzione nel mese di giugno è quella di venire all’istituto Sturzo per consultare l’archivio Spataro dove vi sono diversi documenti relativi a Renato Vuillermin (altro guelfo), mi chiedevo se come Anpc avete un archivio o una biblioteca da consultare…in caso fosse possibile mi piacerebbe poterne consultare i  contenuti. Giorgio

RISPOSTA DI CICCARDINI

Carissimo Giorgio, quand’ero ragazzo avevo una grande simpatia per i guelfi di Malavasi. Era la mia passione per la storia ed in particolare per la storia del Medioevo (che racconto nel mio libro: “Aspettando il 18 Aprile”) a farmi preferire la denominazione “guelfo” a quella di democratico-cristiano. Del resto, il giudizio di Benedetto Croce sui “neo-guelfi” del Risorgimento è talmente positivo, quasi entusiasta, che mi commuove ancora. Ma per la verità del movimento milanese ne so poco o nulla. Ne abbiamo parlato, guarda caso, sabato scorso al Consiglio Nazionale ANPC a Parma, dove è venuto fuori l’episodio del 15 Maggio 1931 ed il ricordo dell’aspra guerra contro i circoli cattolici di quegli anni, causata proprio dalla pubblica opposizione al fascismo dei guelfi. Ho notato che i più informati a proposito erano il Presidente Giovanni Bianchi di Sesto San Giovanni, e la delegata femminile Carla Iacono Bianchi di Milano, il cui padre doveva militare tra i guelfi di Malavasi.Loro ti sapranno dire sicuramente meglio di me. Ti ringrazio,Tuo Bartolo

Verbale Riunione Consiglio Nazionale a Parma del 18 Maggio 2013

Si è riunito a Parma il giorno 18 Maggio 2013 il Consiglio Nazionale dell’Associazione dei Partigiani Cristiani. Nella sua relazione il Presidente Giovanni Bianchi ha ricordato le decisioni prese nel XVI Congresso del 24 Ottobre sulle basi delle quali l’Associazione ha già inaugurato l’Anno Dossettiano con un Convegno di studi, tenutosi a Roma, seguito da molte altre iniziative delle nostre Sezioni per ricordare Dossetti, capo partigiano e Costituente.

Ha sottolineato inoltre l’importanza del Convegno di studio sulla Resistenza a Roma tenutosi il 19 Aprile all’Istituto Sturzo di Roma.

È iniziato così il ciclo delle nostre celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza. Ma non solo di celebrazioni si tratta, ma anche di proposte concrete perché la radice cristiana del rinnovamento e della Costituzione sia non solo ricordata, ma resa attuale per risolvere i problemi della crisi italiana. Qui ed ora, questi valori devono essere trasmessi alla gioventù italiana per uscire dalla crisi. Per questo sarà importante andare avanti con il nostro lavoro, ricordando a Luglio il documento di Camaldoli (Camaldoli 24-25-26 Luglio 1943), in cui venne scritto il programma che avrebbe ricostruito l’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Il 9 Settembre ricorderemo la prima azione partigiana dei cattolici in appoggio alla Resistenza dei Granatieri contro i tedeschi, nella difesa di Roma.

Sono episodi che ricordano come i valori cristiani siano, per loro natura, contro ogni tentativo di assoggettare la persona umana, di conculcare la libertà politica ed economica, di imbarbarire con l’egoismo e la violenza la fraternità degli uomini. Valori essenziali oggi per ricostruire la fiducia nella democrazia in Italia.

Per questo seguiteremo con il nostro programma di costituire Gruppi di Lavoro di giovani, intitolati “Resistenza e Costituzione”, in collaborazione con le ACLI, un programma che diventa di primaria importanza per l’Associazione dei Partigiani Cristiani in questo momento.

È partito il nostro messaggio per i giovani: “Per vincere la crisi, diventa Partigiano Cristiano!”.

È seguita la relazione di Carla Roncati sul rilancio del tesseramento aperto ai giovani.

INTERVISTA AL SEN. GIULIO ANDREOTTI, PUBBLICATO SUL LIBRO “GIUSEPPE SPATARO

Il Senatore Giulio Andreotti rappresenta la memoria storica del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. Ed è sicuramente il democristiano che ha vissuto tutte le fasi della DC dalla sua costituzione fino alla dissoluzione ed è, quindi, un attento lettore delle vicende e dei personaggi della seconda metà del novecento. Su Spataro, quindi, è indispensabile una Sua riflessione. D) Presidente Andreotti, Lei ha conosciuto Giuseppe Spataro negli anni finali del Fascismo quando la sua abitazione di Via Cola di Rienzo era il punto di riferimento dei democristiani e delle forze della Resistenza. Partiamo da qui. Che ricordi ha di quel periodo? R) Era il centro operativo dell’antifascismo. Ricordo il 19 marzo 1943: a festeggiare don Peppino erano venuti dal Nord ex deputati (rammento Bertone e Marroncini) e tanti ex dirigenti del P.P.I. che stavano riallacciando le fila. Attivissimo era il prof. Baronia, grande amico e referente di Don Sturzo. D) E’ vero che fu Spataro a farLe conoscere De Gasperi? Ci può raccontare come andarono le cose? R) Fui convocato da Spataro ( che era tra i predecessori nella presidenza della FUCI) e capii chi era l’impiegato della Biblioteca Vaticana che mi aveva detto di non perdere tempo in studi inutili. A suggerire ai due di arruolarmi era stato Mons. Montini. D) Spataro fu un uomo vicino a Sturzo, infatti fu il suo Vice segretario, ed è stato molto vicino a De Gasperi. Quindi, lo possiamo definire il personaggio politico di collegamento tra l’esperienza popolare e quella democristiana? Che giudizio può dare di Spataro su questo suo ruolo? R) Era un tessitore di reti e anche riallacciava vecchi legami. Veramente, sul piano operativo era l’epicentro. D) Senza nulla togliere ai tanti protagonisti del movimento cattolico del novecento, Lei riconosce a Spataro un ruolo di grande protagonista? Cosa può dirci di Spataro Popolare ed antifascista? R) Godeva il rispetto di tutti gli antifascisti e non a caso il Comitato di Liberazione Nazionale sarebbe nato in casa sua. D) Spataro non appare molto. Ha un ruolo marginale? Cosa fa? R) Ad elaborare e aggiornare i programmi pensava De Gasperi con l’aiuto di Gonella. Spataro era l’organizzatore. 2 D) Nasce la Democrazia Cristiana. Spataro è a fianco a De Gasperi. Che ruolo svolge all’interno del Partito? R) Durante il periodo dell’occupazione fu dall’Ospedale dei Fatebenefratelli (ricoverato sotto falso nome) il punto di raccordo anche con i corrieri che venivano dalla altre città. Dopo la Liberazione fu Sottosegretario alla Presidenza con il Primo Ministro Bonomi e tenne i rapporti con la stampa, splendidamente. D) Lei che rapporto ha avuto con Spataro nei primi anni di vita della Democrazia Cristiana? R) Aveva molto la solidarietà “fucina” e mi prese a benvolere, nonostante fossi digiuno di politica e senza precedenti familiari. D) Quali sono, secondo Lei, gli aspetti più interessanti dell’esperienza politica di Spataro? Lei lo giudica più un organizzatore o un ideologo? R) Organizzatore nato: riassumerei così queste doti al servizio della D.C. Ma anche degli altri partiti. D) L’Abruzzo lo ricorda come protagonista della ricostruzione e dell’avvio dello sviluppo. Di grande importanza è stata la sua battaglia per l’inserimento della Regione nella Cassa per il Mezzogiorno. Lei che ricordi ha di questo Suo impegno? R) L’Abruzzo gli deve moltissimo. Per lui l’elevazione sociale della regione era una passione autentica. D) Per concludere. Un giudizio sull’uomo Spataro? R) Non si dette mai arie. Ed uscì in punta di piedi. In verità il Partito non avrebbe dovuto lasciare a casa né lui né Scelba, anche se lo avevano chiesto.

Condividere la memoria. La riscoperta di una fotografia straordinaria

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi. In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio. Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

La fotografia è sulla copertina del libro intitolato: “L’eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoia”. Nella fotografia è rappresentato Don Enrico Pogognoni. I personaggi alla sua destra (a sinistra di chi guarda la fotografia) sono i capi della Resistenza di Matelica. Il terzo personaggio alla sinistra di Don Enrico è Tommaso Mari, uno dei cpai della Resistenza di Cerreto, che aveva contatti con Don Enrico e che non viene riconosciuto dagli autori del libro. Il quarto personaggio è Dalmato Seneghini, uno dei capi della Resistenza militare del San Vicino, segretario del Comitato di Liberazione Nazionale di Cerreto, in contatto con il Comandante Agostino della Sezione Porcarella della Brigata Garibaldi.
In questa fotografia Seneghini non viene riconosciuto e non è nominato. La fotografia era di Giuseppe Baldini. Tommaso Mari, nominato nel libro come l’italo-americano era in realtà il collegamento con gli alleati, perchè sapeva l’inglese e per questo veniva utilizzato nella radio.
Però non lo si identifica come capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi e partecipante attivo alla Resistenza del versante nord del San Vicino. Giuseppe Baldini, che è nella fotografia con lui, sapeva certamente questa particolarità e probabilmente l’ha tenuta nascosta per ragioni di sicurezza. Ma nel libro si è persa, la memoria di questo collegamento. Non ci sono altre dimostrazioni di collegamenti fra queste storie e questa è la prova invece che il collegamento c’era e che è sconosciuto anche a chi è in possesso delle prove per dimostrarlo.

Era passato del tempo dalla pubblicazione del mio libro sulla ridotta del San Vicino (Bartolo Ciccardini, la Resistenza di una comunità: la Repubblica autonoma di Cerreto d’Esi, Studium, Roma 2005) quando fui invitato dal Sindaco di Matelica, Patrizio Gagliardi (che è anche il grande sacerdote degli splendidi vini “Belisario” di Cerreto e Matelica) a parlare dell’eccidio di Braccano, dove trovarono la morte cinque partigiani ed il sacerdote che li ospitava, don Enrico Pocognoni. Dedicai i miei sforzi a ricercare una memoria condivisa, lamentandomi che ogni comunità avesse una sua versione della Resistenza e che non si facesse abbastanza per mettere in comune le diverse memorie.

Nella versione matelicese si ricorda l’eccidio di Braccano e non si parla della battaglia di Chigiano. I fabrianesi giustamente rivendicano di essere stati protagonisti della liberazione dei deportati con l’assalto al treno di Albacina, dove persero due giovani combattenti e non ricordano la presenza del comandante Agostino. Nella versione albacinese ci sono altri protagonisti ancora.

Il mio augurio era che diverse memorie non condivise, che ricordano troppo la natura delle Marche separate e le infinite guerre comunali e di campanile, diano luogo invece ad una memoria storica condivisa, frutto di una più attenta ricerca e di una maggiore consapevolezza

Il sindaco, per ringraziarmi della commemorazione mi regalò alcuni libri sulla storia e sul patrimonio artistico ed ambientale di Matelica. La nostra valle oltre ad essere stravagante e misteriosa, è anche bellissima.

La copertina di uno di questi libri, che pubblica una ricerca degli studenti sulla civiltà contadine e sulla storia della Città (Matelica orgogliosamente si nomina “Città di Matelica” in ricordo della sua romanità), è riprodotto un ingrandimento di una vecchia fotografia con i volti tirati e magri di un gruppo di persone. E’ l’ingrandimento di una foto di Don Enrico e dei partigiani di Roti, inglesi, jugoslavi e somali fuggiti dai campi di prigionia, assieme a militari italiani e personalità politiche antifasciste.

Un volto mi colpisce e mi incuriosisce. Lo riconosco: “Ma questo è Tommaso Mari!”, il capo della Democrazia Cristiana clandestina di Cerreto d’Esi, che è stato un mio maestro. Nel libro c’è un’altra fotografia, in cui la persona ritratta viene definito “Mari, l’italo americano”. In una altra foto vedo Dalmato Seneghini, capitano dell’esercito che è il collegamento fra le formazioni partigiane del San Vicino e la Repubblica autonoma di Cerreto che, con esse, ha stretto un patto.

Chiedo spiegazioni a Baldini, che è il possessore delle foto, figlio del Baldini che fu promotore della resistenza a Matelica. I suoi ricordi sono incompleti, perché il padre fu fatto prigioniero, fece il carcere e rischiò la fucilazione e non fu presente negli accadimenti del San Vicino, anche se fu più che presente nel sacrificio.

Baldini ricorda che c’era un italo-americano che svolgeva un compito importante perché, conoscendo bene l’inglese teneva i rapporti con gli ufficiali inglesi, i quali, prima di prendere la strada per il Sud, riuscirono a stabilire un contatto, a far paracadutare una radio ed un operatore (Baldelli) ed il San Vicino fu il campo di rifornimento logistico per tutta la regione. Mari era divenuto, attraverso Baldelli, il collegamento di fiducia degli inglesi, perché conosceva l’inglese.

Mi permetto di aggiungere che ben altre erano le doti di Tommaso Mari: aveva studiato e si era laureato a Milano. Era stato un dirigente del Partito Popolare. Era emigrato in America per problemi familiari, aveva insegnato e frequentato in ambienti significativi ed in America, aveva conosciuto Luigi Sturzo. In quel periodo, per noi giovani, era una maestro. Fu l’artefice del patto fra i notabili di Cerreto e la formazione del Comandante Agostino.

Di lui mi scrisse il Comandante Agostino, in una lettera in cui parlava con benevolenza del mio libro (senza risparmiarmi rampogne per le mie divagazioni), in termini che non lasciano dubbi:

“Nel tuo libro fai menzione della dimostrazione di coraggio che diede don Antonio Parri nel tenermi in casa sua mettendo a rischio non solo la sua vita,ma anche quella della mamma e della sorella; ma c’è un’altra persona che mi tenne per alcuni giorni in casa sua(…):Tommaso Mari, colui che fu certamente il vero artefice dell’impianto ideologico e pratico del Patto. Nelle serate che passammo insieme nell’attesa della notizia dell’amico Baldelli, del dove e quando gli alleati mi avrebbero prelevato, parlammo di che cosa a sud dovevavo sapere della reale situazione marchigiana. Ed anche lui rischiò la sua vita e quelle della sua consorte (…). Zona grigia?”.

(Il vecchio comandante partigiano rifiuta il giudizio secondo il quale, tra le due parti combattenti della guerra civile ci fosse solo una zona grigia. Anche lui pensa che senza la Resistenza della società civile, dei contadini, delle donne e dei preti, non ci sarebbe stata la Resistenza armata).

Mi colpisce l’evidenza di tante memorie non condivise e la mancanza di una memoria storica condivisa.

A Matelica non sanno chi era e cosa faceva l’ “italo-americano” di passaggio che figura nelle fotografie. Io, che sono di Cerreto ho scritto un libro in cui lo descrivo come un protagonista. Ma lo riconosco per caso in una foto di un libro stampato dal Comune di Matelica.

Molti sono stati gli scettici che hanno pensato che io esagerassi quando scrissi che il Capitano Dalmato Seneghini fosse l’ufficiale di collegamento delle varie formazioni. Eppure il suo volto appare senza nome in una foto, accanto a Don Enrico, assieme agli ufficiali inglesi della radio di collegamento, agli slavi, agli etiopici ed ai partigiani italiani.

Ci sono anche alcuni matelicesi, facenti parte evidentemente della direzione politica del gruppo, ma il Baldini non mi ha saputo dire i nomi.

Dico queste cose, non per polemica, che sarebbe veramente fuori posto. Rischiavano tutti la vita, non per essere ricordati in una didascalia, ma per salvare la civiltà europea. Quanti sono stati i morti senza nome che non si lamentano?

Ma perché è giunto il momento di mettere assieme le memorie partigiane della nostra montagna ricca di eremi, di monasteri e di campi militari. Di sostituire memorie non condivise con una memoria storica condivisa.

La memoria non condivisa è nata anche dalla necessità di tenere segreti e sconosciuti nomi e compiti. Ma è soprattutto un difetto del carattere di questa valle misteriosa, che ha un grande pudore nel conservare sentimenti, memorie, gioie e dolori. Le memorie sono per gli abitanti della valle eccentrica come i bambini, che si baciano solo quando dormono.

Bartolo Ciccardini

(articolo pubblicato su: “Il Bollettino ANPI)

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