ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Memoria della Resistenza e pacificazione degli italiani

Ci ha scritto un carissimo amico, figlio di una grande personaggio della DC, domandandoci se il nostro modo di celebrare la Resistenza, non abbia il risultato di impedire la “pacificazione” degli italiani. Così abbiamo risposto.

Caro Nicola,

ho messo da parte la tua lettera perché ritenevo che la tua franchezza e la mia stima per te rendessero necessaria una spiegazione. Tu pensi che si “debba superare una volta per tutte il capitolo della Resistenza e definirla come tanti storici ormai già fanno una guerra civile tra due minoranze”. E questo sarebbe “un contributo maggiore ad una storia italiana finalmente condivisa”.

Come tu ben sai, il giudizio storiografico non è mai neutrale ed è sempre attuale. Giudicare un episodio della storia romana ci serve per collocarci nella storia attuale. Ora la definizione della Resistenza come guerra civile tra due minoranze è riduttiva rispetto a quello che realmente avvenne. Certamente il peso maggiore della sconfitta italiana prima e della sconfitta tedesca poi fu determinato dall’intervento alleato. Certamente l’azione militare dei partigiani sostenuti dalla alleati  fu limitata per le particolari condizioni della occupazione tedesca. Tuttavia grazie a questo contributo sopravvisse una identità ed una continuità dello Stato italiano. Non vi fu quel vuoto che si verificò, ad esempio, nella storia tedesca.

Ma la Resistenza non fu solo di “poco più di centomila partigiani”. Questi potettero operare perché esisteva un atteggiamento di tutta la società civile, come ben dice Scoppola, che cominciando dal dare aiuto ai prigionieri, dal nascondere gli ebrei, dal trovare rifugio ai renitenti alla leva, dallo sfamare gli sbandati, dal curare i feriti,  fino al nascondere gli stessi partigiani si dichiarò contraria all’occupazione tedesca e a coloro che la sostenevano.

È questo il motivo per cui un grande numero di sacerdoti partecipò alla Resistenza e 440 di essi furono uccisi perchè venivano identificati come capi e maestri naturali di una società che rifiutava l’imbarbarimento della guerra civile.

Ma era solo l’avanguardia di una società impregnata di cristianesimo che non voleva arrendersi agli spietati comportamenti della guerra e delle ideologie di guerra. Così si salvò un modo di essere della identità italiana. Questo giudizio storiografico sulla Resistenza si distingue sia dalla polemica contro “l’attendismo” fatta dai comunisti (che valorizzavano le loro azioni militari e ritenevano debole la resistenza civile), sia dal giudizio della “zona grigia” (che immagina che la grande maggioranza degli italiani assistesse neutrale ed impaurita allo scontro di due minoranze violente), che sarebbe stata la vera realtà italiana di quel periodo. Questo giudizio storiografico non esclude assolutamente la condanna delle vendette non necessarie, altrettanto disumane e illegali, e non presuppone la mancanza di pietà per i vinti. Per spiegarti bene il giudizio sulla parte “giusta” ti porto un esempio più antico e meno discusso. Io ho simpatia per quei cattolici meridionali che insorsero contro i francesi che avevano occupato il Regno di Napoli in difesa dei loro principi religiosi, della loro patria, della loro legittima monarchia. Non erano eroici? Furono eroici e non ebbero mai il riconoscimento che ebbero, nella medesima situazione coloro che combatterono i francesi nella Spagna o nella Germania occupate, dove gli insorgenti sono considerati eroi nazionali.

Ma, detto questo, devo anche dire che rispetto ai principi che avrebbero fondato l’unità d’Italia essi furono dalla parte sbagliata, senza che venga meno il mio rispetto e la mia ammirazione.

Esprimere un giudizio più pacato è necessario per una necessaria pacificazione, ma la pacificazione non deve essere una rivalutazione  e  una deformazione del giudizio storiografico. I sostenitori di una revisione del giudizio storiografico  incominciano mai a pacificarsi con quei personaggi del fascismo (Grandi, Ciano, Bottai) i quali, in un organo, allora considerato legittimo, decisero di licenziare Mussolini con il suo stesso consenso. Non ho visto nessun gesto di comprensione, di rivalutazione o di revisione del loro operato. Rimane per essi valida la loro fucilazione a Verona.

Infine, come dice Scoppola, resta il fatto che la Costituzione si fonda su quel giudizio storiografico e da esso prende forza e vigore la identità italiana, riscattata dagli errori delle varie ideologie novecentesche.

Per quanto riguarda la tua opinione di ricordare anche il contributo degli ufficiali e dei soldati dell’esercito italiano, sono d’accordo con te. Noi ricordiamo i Partigiani Cristiani per rivalutare il contributo dei cattolici, ma con esso anche il contributo dell’esercito italiano, di tutti gli italiani, dei soldati italiani che preferirono il campo di concentramento per non rinnegare il loro giuramento, approvando pienamente l’invito di Ciampi a valorizzare e a celebrare anche questa Resistenza.

Inoltre non ho alcuna difficoltà ad ammettere che il fascismo ebbe il consenso del popolo italiano fino al 1938, anche se questo consenso era inquinato da una violenza psicologica e morale più sottile e più inaccettabile della già inammissibile violenza armata del manganello e dell’olio di ricino.

Siamo in ogni caso figli della nostra storia e dobbiamo tutti in ogni momento prestare attenzione ad essa,

Tuo Bartolo

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