ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivio dell'autore

Giorno del ricordo 2023 a Bergamo

“A Bergamo il “Giorno del ricordo” è stato commemorato in Rocca, al parco delle Rimembranze davanti alla lapide che ricorda le vittime delle foibe . Altre celebrazioni si sono avvicendate :  alla targa posta nel quartiere che per primo ha accolto gli esuli,  a teatro per  incontri di approfondimento e in provincia . Anche se Bergamo ha accolto e dato ospitalità a numerosi profughi istriani,  dalmati, fiumani, la tragedi non è ancora sufficientemente conosciuta dai giovani. Fortunatamente abbiamo un validissimo Presidente della Repubblica italiana sempre meritoriamente presente.  Marina Pighizzini”.

Giorno del ricordo 2023 a Ferrara

“Ferrara non dimentica, Ferrara è in prima linea per ricordare e continuerà a dare il proprio contributo per la tutela della verità storica, per la ricerca obiettiva, per il perenne tributo alle vittime”. Con queste parole il sindaco Alan Fabbri è intervenuto nel corso della cerimonia legata al Giorno del ricordo. Un appuntamento caratterizzato dalla ricorrenza di un anno del monumento ai Martiri delle foibe, in piazzale Poledrelli.

“Lo abbiamo fortemente voluto – ha proseguito il primo cittadino – accogliendo così la proposta  di Assoarma Ferrara, che ringrazio per il contributo costruttivo, l’apertura alla comunità, la sensibilità manifestata. Quest’anno inoltre omaggiamo un protagonista assoluto di questa giornata, e di ciò che rappresenta, un uomo che ha dedicato impegno e passione perché l’oblio non calasse  sui fatti del confine orientale e per divulgare testimonianze, racconti di vita vissuta, verità storiche a lungo soffocate. Parlo di Flavio Rabar, presidente del Comitato di Ferrara dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la maggiore istituzione, sul territorio nazionale, a rappresentare gli italiani fuggiti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia al termine della seconda guerra mondiale sotto la spinta degli orrori perpetrati dalle milizie jugoslave e dello spettro delle foibe. Lo ringraziamo. Il Comune vuole sancire questa gratitudine con la consegna di un riconoscimento. Rabar è stato ed è la voce di chi a lungo non ha avuto voce”.

Il sindaco Fabbri ha ricordato che “il nostro territorio è entrato in contatto con quel dramma. E lo ha fatto dando accoglienza agli esuli, dal gennaio 1949, in un campo profughi in pieno centro, presso palazzo Pendaglia, in via Romei 12 (all’epoca Istituto Magistrale, ora sede dell’Istituto Alberghiero). Lo ricorda una lapide apposta nel 2009 sul muro dell’Istituto. Il campo fu chiuso  nell’agosto 1949 e i profughi furono ospitati in una struttura  di Pontelagoscuro, in località Boschino. Manca un numero esatto ma possiamo pensare a  oltre 150 persone coinvolte. Tra questi c’era anche Rabar, che ha in diverse occasioni  raccontato la sua esperienza di profugo nei due campi allestiti a Ferrara”.

La cerimonia è proseguita con un ringraziamento ad alunni e docenti del Liceo Roiti che, con l’Istituto di Storia contemporanea “stanno realizzando progetti specifici per raccogliere testimonianze, voci, fatti. Il coinvolgimento attivo dei giovani è un elemento fondamentale per perpetuare la viva memoria, per formare le nuove classi dirigenti a scelte responsabili e intrise di conoscenza e consapevolezza storica”. (Pubblicato su: https://www.ferraratoday.it/cronaca/giorno-ricordo-fabbri-ferrara-prima-linea-tutela-verita-storica.html).

Nelle foto: a Ferrara il nostro Flavio Rabar, Presidente delle associazioni esuli (fiumano di origine) e lungamente nostro fidato segretario riceve targa d’onore del Comune. Nella foto anche con il nostro medagliere e quello degli esuli durante la cerimonia di ieri.

Don Musumeci, primo martire della Resistenza nel clero italiano

Il Movimento ecclesiale d’impegno culturale e l’Azione cattolica diocesana hanno promosso un incontro, svoltosi il 28 gennaio (nella foto) presso il Centro diocesano di Azione Cattolica, per ricordare la figura di Don Antonio Musumeci (15/12/1899, Aci Sant’Antonio-14/8/1943, Sant’Alessio). A parlarne è stato il professore Dino Calderone, docente di Storia e Filosofia nei licei, che è intervenuto dopo i saluti introduttivi del professore Alberto Randazzo (presidente diocesano di Azione cattolica) e del professore Antonio Ignazio Arena (presidente del Meic), dopo un momento di riflessione e di preghiera guidato dal gesuita Agrippino Pietrasanta (assistente ecclesiastico del Meic).

“Come ha ricordato il relatore, Don Musumeci, sacerdote dal 1925, proveniva dalla diocesi di Acireale dove aveva studiato e svolto la sua attività pastorale fino al 1931, quando viene richiesta l’incardinazione nella diocesi di Messina per ricoprire l’incarico di parroco a Sant’Alessio (parrocchia Santa Maria delle Grazie). Qui si fa subito apprezzare dai parrocchiani e dai sacerdoti dei Comuni vicini. Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia del 10 luglio del 1943 la strada Catania Messina diventa più pericolosa a causa della ritirata delle truppe tedesche. Più volte invitato da alcuni preti e dai familiari a lasciare la parrocchia, per rifugiarsi altrove, insieme con i tanti sfollati che avevano abbandonato i centri rivieraschi, Don Musumeci decide invece di vivere accanto a quei pochi parrocchiani rimasti nelle loro case a Sant’Alessio, per aiutarli e confortarli sia materialmente che spiritualmente. I militari tedeschi che avanzano sono soldati della divisione Goering, delle forze armate regolari della Wehrmacht (al sud non c’erano le SS) messi in fuga dall’avanzata dei britannici.”

“I nazisti anche nel periodo che precede l’armistizio dell’8 settembre si macchiano di numerose stragi (17 episodi in Sicilia) con 60 vittime fra cui, la più grave, quella del 12 agosto a Castiglione di Sicilia. Due giorni dopo, il 14 agosto, viene ucciso a Sant’Alessio Don Musumeci, con altri due civili che il parroco aveva provato a difendere perché minacciati dai nazisti. Di questo episodio esistono diverse versioni che il giornalista Carmelo Duro ha raccolto nell’unica monografia esistente sul parroco. An ni fa, con una relazione di monsignor Giuseppe Scarcella, a lungo vicario generale della diocesi, si proponeva l’inserimento di Don Musumeci nel Martirologio dei Martiri del XX secolo e, se la Congregazione delle Cause dei Santi lo ritenesse opportuno, nel “Martirologio romano”. Un paio di anni fa una petizione di circa 600 cittadini, consegnata al parroco Luciano Zampetti, ha provato a rilanciare questa proposta. Anche sul versante giudiziario non ci sono notizie di processi o indagini nonostante in questi anni siano stati processati e condannati dai tribunali militari italiani decine di nazisti. Nei numerosi interventi si è auspicato che, in occasione dell’ottantesimo anno del martirio di Don Musumeci, si possa finalmente approfondire, aldilà dell’eventuale inizio della causa di beatificazione, la figura di questo eroico testimone dei nostri tempi”.

Leggi la versione integrale su: https://www.tempostretto.it/news/la-memoria-don-musumeci-martire-vittima-del-nazismo.html

Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo 2023 a Cinisello Balsamo

Due date significative della nostra storia, che a volte si vuole contrapporre ma che sono il frutto della stessa negazione dell’UOMO e della sia vita donata dal Creatore. Frutto di guerra e di odio.

ANPC di Cinisello Balsamo ha partecipato sabato 28 gennaio al giro delle PIETRE DI INCIAMPO in città, promosso da ANPI di Cinisello Balsamo. Tra le vie del vecchio borgo sono disseminate sei pietre di inciampo di operai cinisellesi prelevati  dai nazifascisti, assieme a tanti loro colleghi, dopo gli scioperi del marzo 1944. Questi non sono più tornati: ricordiamo i loro nomi ALDO BERETTA-ATTILIO BARICHELLA-GIUSEPPE GALBIATI-ALNSELMO OGGIONI-GIOVANNI VERGANI-OLIVIERO LIMONTA.  Alla manifestazione  con ANPI, ANED ha partecipato il Sindaco Giacomo Ghillardi con la giunta ed una folta partecipazione di associazioni e cittadini. Perpetrare la  MEMORIA.

Venerdi 10 febbraio  è stata celebrata la Giornata del Ricordo dei Martiri  delle Foibe ed esuli istriani, con l’inaugurazione di un monumento  nel Giardino Norma Cossetto. C’eravamo anche noi tra le delegazioni di Esuli Istriani, associazioni d’arma e cittadini. Giovani delle scuole cittadine hanno letto lettere e ricordi degli esuli. Dopo il discorso del Sindaco Don Federico Bareggi ha benedetto l’opera e ricordato il dolore delle guerre.

Il DOVERE DELLA MEMORIA E DEL RICORDO,  per dire BASTA alle barbarie delle guerre, tutte le guerre di odio contro l’umanità sofferente.

Gianluigi Falzoni – ANPC Cinisello Balsamo

Giorno del ricordo 2023 a Milano

La cerimonia è iniziata stamattina con la deposizione delle corone al monumento in ricordo dei martiri delle Foibe (piazza della Repubblica) ed è proseguita a con l’incontro con le Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati in Sala Alessi di Palazzo Marino.

All’incontro, oltre alle figure istituzionali sono intervenuti il presidente provinciale di Milano Claudio Giraldi e la vice presidente Annamaria Crasti, dell’AVGD (Associazione Venezia Giulia e Dalmazia). 

I rappresentanti dell’associazione hanno sottolineato il dramma vissuto dagli esuli e la differenza tra esule ed profugo: l’esule che sa di non poter rientrare più nel luogo dove è cresciuto. Come sia importante ricordare ma proiettandosi verso la pacificazione. 

Nella sala a fianco è stata allestita una mostra con la storia della terra giuliano dalmata, fin dal 1797.

10 febbraio 2023: Giorno del ricordo

“Alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Quirinale alle ore 11 le celebrazioni ufficiali del Giorno del ricordo. La ricorrenza è stata istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 con l’obiettivo di conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel dopoguerra e della complessa vicenda del confine orientale. La celebrazione si è aperta con la proiezione di un filmato realizzato da Rai Storia a cui è seguito l’intervento del presidente di FederEsuli Giorgio de Vergottini.
La successiva esecuzione di un brano musicale a cura del coro della banda musicale di Trieste ha anticipato l’intervento di Giovanni Orsina, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università Luiss Guido Carli di Roma. A conclusione dell’evento, l’intervento del Presidente della Repubblica”. (https://www.interno.gov.it/it/notizie/10-febbraio-giorno-ricordo-quirinale-cerimonia-alla-presenza-presidente-repubblica)

La nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa era presente alla celebrazione in Quirinale. Ha dichiarato: “Qui al Quirinale per celebrare il Giorno del Ricordo con le associazioni giuliano dalmate e i testimoni della tragedia delle oltre 7000 vittime nelle foibe e dell’esilio di oltre 300 mila persone dopo il 1948 da Istria e Dalmazia e Venezia Giulia. Qui per rendere loro onore e dare l’adesione dell’Anpc come vice presidente alla commemorazione di una tragedia pagata con il sangue di tanti cittadini, uomini e donne e ragazzi innocenti, colpevoli solo di essere italiani. Una vicenda che abbiamo il dovere di restituire alla sua verità storica e politica dopo troppo silenzio. E saluto con commozione la decisione della UE di aver proclamato per il 2025 Capitale europea della cultura le due città, Gorizia e Nova Goriza, a suggellare il ricordo che ha avuto e ha la Unione Europea per garantire un presente e un futuro di pace e di rispetto dei diritti umani a popoli anche in una città così martoriata”. Anche il Presidente Mattarella nel suo discorso ha detto: “Eccidi di Stato, epurazioni, esodo di massa, per anni eventi rimossi dalla memoria collettiva e persino negati. Quel lembo di terra ha conosciuto tutti gli orrori del secondo dopoguerra passando senza soluzione di continuità dall’occupazione tedesca al regime comunista” E aggiunge: “Nessuno deve avere paura della verità. La verità rende liberi!”.

L’intervento del Presidente Mattarella pubblicato sul sito del Quirinale: https://www.quirinale.it/elementi/79127

Il 6 febbraio del 1992 moriva padre David Maria Turoldo

Canta il sogno del mondo 

Ama

saluta la gente

dona

perdona

ama ancora e saluta

Dai la mano

aiuta

comprendi

dimentica

e ricorda

solo il bene.

E del bene degli altri

godi e fai

godere.

Godi del nulla che hai

del poco che basta

giorno dopo giorno:

e pure quel poco

se, necessario

dividi.

E vai,

vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta.

Vai di paese in paese

e saluta

saluta tutti

il nero, l’olivastro

e perfino il bianco.

Canta il sogno del mondo:

che tutti i paesi

si contendano

d’averti generato.

Frate, poeta e partigiano

Fra’ David Maria Turoldo

*  ReligiosiLombardia

Nato a Coderno di Sedegliano (Udine) il 22 novembre 1916, deceduto a Fontanella di Sotto il monte (Bergamo) il 6 febbraio 1992, frate dell’Ordine dei Servi di Maria e partigiano. È stato un punto di riferimento dell’opposizione cattolica al nazifascismo. Con l’amico Camillo De Piaz, aveva partecipato alla Resistenza e con lui aveva lavorato alla pubblicazione, durante l’occupazione nazifascista, del foglio clandestino L’Uomo. Anche padre Turoldo, alla cui nascita era stato imposto il nome di Giuseppe, nel dopoguerra fu fondatore e animatore della “Corsia dei Servi” che, presso il Convento di San Carlo svolse a Milano un’intensa attività culturale. Questa valse nel 1957, a lui e al suo amico, l’intervento del Sant’Uffizio e l’allontanamento dal capoluogo lombardo, dove nel 1946 si era laureato in Filosofia. Fra’ Turoldo è stato attivo nel 1955 a Firenze e nel 1964, trasferitosi a Sotto il Monte, vi è restato sino alla morte, avvenuta dopo quattro anni di sofferenze.

15 febbraio 2023: presentazione libro “Come foglie al vento” di Riccardo Calimani

Giorno della Memoria 2023 a Bergamo

“E’ una giornata grigia e fa molto freddo. Sembra che anche il tempo sia in sintonia con la celebrazione. Mi sto incamminando verso la Rocca, dove, al parco delle Rimembranze inizieranno le cerimonie, rievocative dell’Olocausto.

Davanti alla lapide posata in memoria degli ebrei bergamaschi deportati i discorsi delle autorità vertono tutti sulla necessità di vigilare affinché questa cerimonia non sia un rito ripetitivo ma sia la memoria viva  del   sacrificio di chi ha perso la vita a causa della follia di nazisti e fascisti e, purtroppo anche l’indifferenza  e il tradimento di italiani. Davanti alla lapide che custodisce le povere ceneri dei perseguitati politici bergamaschi, il presidente del Comitato antifascista bergamasco, legge alcuni brani di un libro di V.Grossman; la commozione è tangibile.

Poi partecipiamo alla posa delle “pietre d’inciampo” in memoria di giovani che hanno saputo ribellarsi alla violenza nazi-fascista. Tutti giovanissimi!!!

Ci sono i ragazzi delle scuole, alcuni piccoli accompagnati dalle insegnanti e seguiti in questo lavoro di sensibilizzazione dall’Isrec. E’ difficile rendere ai nostri ragazzi, abituati a una vita agevole, con tanti vizi cosa è stata la tragedia dei loro coetanei ebrei, ma sembrano attenti.  Nel parco comunale c’è una lapide che ricorda 20 piccoli ebrei attirati con l’inganno (la promessa di riunirsi alla mamma), e usati come cavie nei laboratori nazisti. Qui ragazzi delle scuole medie hanno ricordato i piccoli martiri con brevi e teneri messaggi” oggi vogliamo essere noi la voce che vi è stata tolta”  e posto sulla lapide tante farfalle colorate ( fatte con gli origami) a simboleggiare la libertà riconquistata.

E’ stata una mattina intensa e commuovente e la presenza di tanti ragazzi ci fa sperare nel futuro. Le cerimonie continuano numerose in città e provincia la “giornata della memoria” è stata molto sentita.

Marina Pighizzini”.

“Storie di ribelli per amore”. Il documentario dedicato a don Giovanni Barbareschi

 Il nuovo documentario Storie di ribelli per amore, realizzato dalla Fondazione Culturale Ambrosianeum si pone l’obiettivo di affrontare i temi quali la libertà, la memoria e la coscienza.

Un articolo di Silvio Mengotto su: https://azionecattolicamilano.it/documentario-don-giovanni-barbareschi/

“Ho conosciuto e intervistato don Giovanni Barbareschi, ogni volta la sua testimonianza ruotava attorno al tema della libertà che condizionò le scelte della sua vita. Don Giovanni Barbareschi divenne un ribelle per amore per riconquistarla! Il giovanissimo Giovanni Barbareschi, tornato dalla Messa domenicale disse a suo padre di essere orgoglioso di aver partecipato alla Messa vestito da balilla con il fez sulla testa. Suo padre gli disse che quella Messa non vale niente perché obbligati a parteciparvi, “non siete liberi”. Una libertà mai scontata, ma da difendere e conquistare ogni giorno. Questa scelta di libertà è raccontata nello straordinario documentario dove racconta la scelta antifascista del giovane sacerdote, condivisa con altri protagonisti della Resistenza cattolica a Milano. Il documentario nasce da una idea di Marco Garzonio e diretto da Simone Pizzi su soggetto di Giacomo Perego.

Lo scopo del docufilm

Lo scopo del docufilm è quello di affrontare i temi della libertà, la memoria, la coscienza e sulle ragioni che portarono uomini e donne a scegliere la Resistenza. Per Marco Garzonio è anche una “operazione di riconoscenza” personale verso don Giovanni Barbareschi suo insegnante di religione liceale a Milano. Tutte le testimonianze ricordano l’impegno antifascista della famiglia Falck che, in clandestinità, finanziava la Resistenza. Il filmato inizia dal racconto umano di don Giovanni Barbareschi (1922 – 2018) e dalla voce di molti testimoni – alcuni nel frattempo defunti – che si impegnarono per la liberazione dal nazifascismo: Carlo “BINGO” Orlandini, don Giorgio Colombo, don Giovanni Barbareschi, Erica Del Bianco, Gianluca Devoto, Giorgio Bagliani, Marco Garzonio, Natale “TINO” Perin, Pia Majno Uccelli Di Nemi e Tina Anselmi.

Le immagini, che incrociano i ricordi, fanno memoria della intensa attività clandestina, sostenuta dal cardinale Schuster, della Aquile Randagie (Oscar) che, grazie al coraggio degli organizzatori, tra questi anche don Giovanni Barbareschi, riuscirono a salvare in Svizzera oltre 2000 persone tra ebrei, sbandati, renitenti alla leva fantoccio di Salò, partigiani alla macchia. Con l’uso di un drone il documentario propone delle straordinarie riprese del rifugio Capanna Bertacchi al lago Emet, meta per oltrepassare il vicino confine svizzero, in alta Valle Spluga. A don Giovanni Barbareschi non fu risparmiato né il carcere, né la tortura a San Vittore. In modo rocambolesco il sacerdote salvò la vita al colonnello delle SS Eugenio Dollman, cattolico e spia al servizio degli americani.

Il lavoro della memoria

Oggi il lavoro della memoria risulta faticoso, a volte fastidioso. Lo spirito di pacificazione non è amnesia. Le memorie sono scomode perché raccontano la storia di chi non si è voluto voltare dall’altra parte. Non c’è mai abbastanza memoria, per questo il docufilm aiuta a tenere accesa la luce della memoria che ricorda il sacrificò di chi riconquistò la libertà che, ancora oggi, respiriamo. Il docufilm, della durata di 45 minuti, ha un taglio pensato in particolare per i giovani, le scuole, gli oratori e i gruppi giovanili. Vuole comunicare loro il senso della libertà. Come ha insegnato don Giovanni Barbareschi, la libertà non ci viene data una volta e per sempre ma va ogni giorno difesa, riconquistata permanentemente. La frase stampata sul giornale clandestino Il Ribelle “Non esiste il liberatore, ma uomini e donne che si liberano” si rivolge ancora ai giovani d’oggi cui il documentario è destinato.

Silvio Mengotto

Per organizzare una proiezione

Fondazione Culturale Ambrosianeum | Via delle Ore, 3 – 20122 Milano. | Tel. 02.86464053 | mail: info@ambrosianeum.org | www.ambrosianeum.org

Navigazione articolo