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Commemorazione Giorno della Memoria a Piacenza

Come ogni anno al Giardino della Memoria sullo Stradone Farnese a Piacenza, è stato celebrato il 27 gennaio: lo si è fatto con la consegna delle medaglie alle famiglie dei deportati, ma anche coi sentiti discorsi da parte della prefetta Daniela Lupo, della presidente della Provincia Monica Patelli e della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi; erano presenti rappresentanti dei Comuni della provincia e di associazioni civili e militari nonché rappresentanti della Consulta degli studenti.
La delegazione di ANPC Piacenza era composta dal presidente Mario Spezia e dai soci Marco Bergonzi, presidente Acer Piacenza e Salvatore Scafuto, Consigliere comunale di Piacenza, nonché dal portabandiera Giuseppe Ardizzi.
La cerimonia si è conclusa con la benedizione delle corone e la preghiera fatta dal vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, mons. Giuseppe Basini.

Sfidò il sistema nazista dell’odio  

Segnaliamo un articolo di Monsignor Paolo Rizzi pubblicato su L’Osservatore Romano: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-01/quo-022/sfido-il-sistema-nazista-dell-odio.html

“Tra le vittime dei campi di concentramento tedeschi, di cui è stato riconosciuto il martirio in odium fidei, vi è il beato Teresio Olivelli, di cui quest’anno ricorre il quinto anniversario della beatificazione, avvenuta a Vigevano il 3 febbraio 2018. Questo fedele laico — esponente dell’Azione cattolica, professore universitario e rettore del Collegio Ghislieri a Pavia, alpino nella campagna di Russia, dapprima inserito nel fascismo e poi esponente della resistenza cattolica — ha offerto la sua vita per amore dei fratelli. In questa morte tragica dal punto di vista umano, traspare la sublime testimonianza data a Cristo. Il suo atteggiamento religioso e caritativo primeggiava fra i prigionieri dei lager di Flossenbürg ed Hersbruk.

Un testimone disse: «Era il compagno che tutti i deportati cercavano, perché solo lui con la sua carica religiosa affrontava ogni rischio per essere di aiuto ai più bisognosi. Erano feriti rovinati dalle percosse, vecchi e giovani che lui ripuliva, confortava, dando loro anche il proprio mangiare». Olivelli appare come una scintilla di autentica umanità nella notte buia del terrore nazista. Egli mostra che nessuno può estirpare la bontà dal cuore dell’uomo. Amando Dio con cuore totalizzante, era misericordioso e caritatevole con coloro che, come lui, soffrivano per gli stenti e le umiliazioni della prigionia. Con la sua presenza piena di bontà, «animato da un profondo senso di carità cristiana che traspariva in ogni suo atto» come ha testimoniato un compagno di prigionia, dava speranza ai più oppressi e disperati. Assisteva gli ammalati gravi accompagnandoli con la preghiera fino alla fine; con lui la morte diventava un passaggio sereno verso l’eternità.

Tuttavia, il sentimento religioso e caritatevole suscita l’irritazione di SS e kapò nei suoi confronti, poiché appare una sfida al sistema nazista dell’odio e della crudeltà, con la conseguenza che viene continuamente e duramente percosso, con una brutalità superiore a quella riservata agli altri deportati. In particolare, l’opera di misericordia spirituale in favore dei moribondi è in contrasto con l’ambiente malvagio dei campi di sterminio, impregnati dell’ideologia nazista anticristiana e antiumana. Morire da cristiani nella pace del Signore è una prospettiva impensabile in quell’inferno: Teresio l’ha resa possibile a tanti compagni di prigionia, pagando di persona con continue persecuzioni e con il volontario sacrificio della propria vita.

Deperito fino allo stremo, il 31 dicembre 1944 si protende in un estremo gesto d’amore verso un giovane brutalmente pestato, facendogli da scudo col proprio corpo: viene colpito con un violento calcio al ventre. Trasportato in infermeria, muore il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni.

Il suo nome si trova nell’infinita lista di sacerdoti, religiosi, fedeli laici che, sugli altari o senza alcun riconoscimento, hanno scritto col loro sangue l’ultimo capitolo di quella sorta di libro degli “Atti dei martiri” che, da duemila anni, accompagna la storia della Chiesa. Il ricordo del beato Teresio Olivelli, e dei martiri caduti sotto il nazismo e in nome della fede, aiuta a considerare e a riflettere i martirii che si ripetono nel mondo, pure in modi diversi, nel nostro tempo.

di PAOLO RIZZI”

Prima pietra di inciampo a un rom e sinto italiano

Il 18 gennaio 2023 a Trieste, in piazza della Libertà, è stata posta la prima pietra di inciampo a Romano Held, giovane rom e sinto italiano. Un fatto storico grazie alla collaborazione e alleanza tra l’associazionismo dei giovani rom e giovani ebrei. La posa è avvenuta nel luogo dove Romano Held suonava il violino.

Alla posa sono presenti il rabbino di Trieste Alexander Meloni e Gunter Denmig, l’artista inventore delle pietre di inciampo. I protagonisti della giornata sono i parenti e discendenti del giovane Romano Held. Presenti anche le rappresentanze delle giovani comunità rom e sinti ed ebree (UCRI Unione Comunità Romanès in Italia e UGEI Unione Giovani Ebrei d’Italia). Per la Comunità di Sant’Egidio di Milano è presente Stefano Pasta che ha collaborato all’evento. Romano Held nasce a San Pier d’Isonzo (21 gennaio 1927) da Alberto Held, sinto italiano, e Maria Hudorovic, rom istriana. Gli Held sono una famiglia di musicisti che vivono nella zona di Trieste. Dopo l’armistizio, per fuggire ai nazisti, si rifugiano nella zona di Fagagna. Per una delazione Romano Held, all’età di soli 17 anni, viene arrestato il 1° maggio 1944. Come si legge dai documenti raccolti da Luca Bravi, il giovane Romano viene arrestato con l’accusa di essere un “girovago”. Con un convoglio di deportati parte per Dachau il 31 maggio 1944, dove viene registrato con la matricola 69525. Sarà liberato dall’armata americana nell’aprile 1945. Tornato a Trieste Romano riprende l’attività di musicista nelle principali piazze della città, tra cui piazza della Libertà. Anche a causa delle pessime condizioni di salute patite nel lager, muore a Trieste nel 1948, a soli 21 anni.

Pubblichiamo l’intervista di Silvio Mengotto a Stefano Pasta (Comunità di Sant’Egidio di Milano).

Questa ricerca ha permesso di restituire una parte di memoria storica dimenticata. Le giovani generazioni “sentono – dice Stefano Pasta – il riconoscimento del genocidio dei rom e sinti, come un passaggio, un tassello importante di restituzione, di riconoscimento a pieno titolo di una memoria che per molti anni è stata negata”. Durante la Shoah furono più di 500.000 le persone rom uccise nei lager nazisti. La posa della prima pietra di inciampo d’Italia a un rom e sinto, è anche l’esito di un percorso, una collaborazione biennale. “Una alleanza – continua Stefano Pasta – molto bella tra giovani rom e giovani ebrei. Abbiamo voluto fare una scelta condivisa, un lavoro storico di ricostruzione scientifica di Romano Held di cui abbiamo messo la prima pietra di inciampo. Noi pensiamo sia la prima di una serie di altre pietre di inciampo di rom e sinti. Sicuramente la zona Friuli Venezia Giulia ha altre storie che stiamo approfondendo. E’ una alleanza tra le memorie, non una concorrenza delle memorie”

D. Come è nata questa alleanza?  “Da Claudio Spinelli, presidente UCRI e Simone Santoro, presidente UGEI, nasce la richiesta inoltrata all’Università Cattolica, di accompagnare questa ricostruzione storica di Romano Held. In questo senso si è fatto un lavoro storico con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Udine. Abbiamo consultato i documenti che attestano questa storia nata da ricerche iniziate, alcuna anni fa, da Luca Bravi che intervistò alcuni parenti di Romano Held. Con la domanda della pietra di inciampo per Romano Held, in questo ultimo anno si è fatto un affondo storico attraverso la documentazione raccolta ad Udine dove si attesta l’arresto del giovane come “girovago” per un mese nel ’44, la partenza per Dachau e la registrazione del nome negli archivi del lager. Una giovane vita che riesce a sopravvivere al lager, ma poi morì, poco tempo dopo, pensiamo in seguito alle condizioni patite nel campo di Dachau”.

D. Non crede sia un fatto storico importante la presenza della comunità ebraica italiana?  “Importantissima anche per la particolare storia di Trieste tra le città in Italia. Una citta storicamente attraversata da minoranze. Trieste, dopo Milano e Roma, è la terza città per la presenza di comunità ebraica. Il rabbino Alexander Meloni, insieme ad altri consiglieri, hanno proposto la posa della prima pietra di inciampo per un rom e sinto in Italia. Ci ha fatto piacere che nella cerimonia della posa insieme ai parenti di Romano Held, i nipoti del fratello Berto, ci fosse anche Gunter Denimg l’inventore, e artista tedesco, delle pietre di inciampo. Va detto che le pietre di inciampo nascono a Colonia, come idea di ricordo della memoria di inciampo, un non monumento si potrebbe dire. La prima pietra di inciampo per rom e sinti è stata posta a Colonia. In questo senso siamo contenti che anche in Italia, accanto agli ebrei e deportati politici, ci sia la prima pietra di inciampo che ricorda una persona rom e sinti”

D. Per ricordare Romano Held si è voluto suonare il violino proprio nella sua piazza. Un violino per ricordare che i nazisti obbligavano i rom ha suonare durante le macabre esecuzioni o all’arrivo degli ebrei nei carri bestiame ad Auschwitz. Non crede che anche questa memoria deve essere ricordata?  “Credo sia molto significativo il fatto che la pietra di inciampo sia stata posata proprio nel luogo dove Romano Held suonava abitualmente. C’è un doppio significato perché il violino che è stato suonato è proprio quello di Romano Held regalato dalla famiglia ad un “gagio” italiano. Il violino è stato suonato da Gennaro Spinelli, presidente UCRI. Un gesto importante! Questa storia ci ricorda anche l’amicizia tra la famiglia di Romano Held con quella di una famiglia non rom, ma “gagia”. La figlia di Berto, fratello di Romano, ha raccontato che anche a Dachau a Romano Held è stato chiesto di suonare il violino per i nazisti. In quelle circostanze Romano Held recuperava del cibo che divideva, distribuiva, con i suoi compagni di cella. Anche se è una memoria tramandata nella famiglia, aggiunge un particolare sentimento positivo a questo giovane ragazzo”

21 gennaio ’23                                                                Silvio Mengotto

Giorno della memoria 2023 a Terni

Alla cerimonia in occasione del Giorno della Memoria a Terni presente con la nostra bandiera Alberto Liurni, Consigliere Nazionale.
A piazza Corona si sono riuniti per ricordare l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento nazista di Auschwitz e lo sterminio del popolo ebraico attraverso una targa commemorativa con la citazione di Sant’Agostino: “Il presente del passato è la memoria”.
Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Terni Leonardo Latini, il vescovo di Terni Francesco Soddu, i rappresentanti di Prefettura, il vice Questore Luca Sarcoli, la vice presidente Provincia Terni Monia Santini, i rappresentanti del Polo Armi leggere, dei Carabinieri e della Finanza di Terni, i labari delle Associazione Combattentistiche e d’Arma di Terni oltre ai rappresentanti della società civile e liberi cittadini.
Il sindaco Latini ha ricordato come il dramma dello sterminio razziale ai danni del popolo ebraico sia ancora oggi un monito per riflettere su tutti i popoli che stanno subendo persecuzioni e violenze.

Giorno della Memoria 2023 alla Casa Madre del Mutilato

Si è svolta nella mattinata del 26 gennaio 2023 la celebrazione solenne per il Giorno della Memoria presso l’Auditorium della Casa Madre del Mutilato in Roma, con la partecipazione di 150 studenti dell’I.I.S. L. Da Vinci- Fascetti di Cascina e del Liceo Scientifico Ulisse Dini di Pisa.

Numerose le autorità presenti. Per l’Anpc erano presenti la Vicepresidente Nazionale Silvia Costa, la Vicepresidente Nazionale Cristina Olini e il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

La cerimonia si è aperta con l’esecuzione alla tromba de “Il silenzio fuori ordinanza” del Presidente della Sezione ANMIG di Valdinievole, Marco Bartolomei, seguito da un breve video sulla liberazione di un campo di sterminio ed un intermezzo al pianoforte de “La Vita è bella” di Nicola Piovani. L’intera celebrazione è stata accompagnata dalla musica del Maestro Umberto Bielli, composta proprio ispirandosi al dolore ed alle tragedie della guerra.

Dopo la relazione del Presidente Nazionale Prof. Claudio Betti, è seguito l’intervento dell’Avv. Davide Jona Falco, assessore alla comunicazione dell’UCEI. Poi la parola è passata a Irene Betti, membro del Parlamento Regionale degli studenti della Toscana. Successivamente la testimonianza del Cav. Mario Marsili, superstite della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema. Commoventi le letture degli studenti dell’Istituto Superiore ITS L. Da Vinci – Fascetti. A seguire l’intervento di Bernard Dika, portavoce del Presidente della Regione Toscana e Alfiere della Repubblica Italiana. In conclusione l’intervento del Gen. C.A. Domenico Rossi.

La cerimonia è stata trasmessa in diretta sul nuovo canale youtube Anmig Nazionale. Qui il video della cerimonia:

Articolo su: https://www.anmig.it/giorno-della-memoria-2023-la-celebrazione-alla-casa-madre/

Per ricordare Don Pappagallo

Domenica 29 gennaio ricorderemo il 79° anniversario dell’arresto di Don Pietro Pappagallo e del prof. Gioacchino Gesmundo barbaramente trucidati alle Fosse Ardeatine dai nazifascisti. Interverrà per Anpc Tobia Morandi.

Giuseppe Dossetti: un nuovo libro di Luigi Giorgi

L’Anpc Sezione di Reggio Emilia è lieta di invitarvi alla presentazione del nuovo libro di Luigi Giorgi su Giuseppe Dossetti sabato 18 febbraio 2023 ore 16:30.

Appuntamento a Milano il 28 gennaio per il Giorno della Memoria 2023

27 gennaio 2023: Giorno della Memoria

Il messaggio della Presidente Nazionale per il 27 gennaio, Giorno della Memoria: “Il 27 gennaio per molti, ma non per tutti, è un richiamo sacrale in memoria di milioni di vittime della brutale violenza nazista e dei valori che devono rendere impossibile ripetere nella storia l’abominio della Shoah. L’impegno dei sinceri democratici, di tutte le donne e gli uomini che hanno saputo definire i diritti inviolabili della persona, deve essere  di raggiungere quei tutti che sono indifferenti o, peggio, negazionisti. Ignorare la storia significa non avere alcuna identità da difendere e su cui leggere il presente per preparare il futuro, degno dell’umanità progredendo nello sviluppo,  che rispetti vita e dignità di ciascuno e di tutti. Il nazismo volle annientare, con gli ebrei,  tutte le persone “improduttive”, bambini, vecchi, disabili. Sono le persone per le quali la nostra civiltà ha costruito sistemi di protezione sociale. Ecco perché è indispensabile conoscere le tragedie per non ripetere. Come ANPC durante tutto l’anno cerchiamo di ricordare persone e vicende della lotta partigiana per mantenere vivi e saldi i valori umanitari e democratici, nondimeno nella Giornata della Memoria ci associamo a tutte le iniziative che vengono attivate, insieme alla cerimonia al binario 21 della Stazione Centrale di Milano, dove sarà presente la  senatrice a vita Liliana Segre, un esempio vivente di testimonianza impareggiabile, unitamente ai sopravvissuti che continuano a darci insegnamenti insuperabili. Mariapia Garavaglia”.

Il lungo viaggio di Carla Cohn, straordinaria testimone

Le Associazioni della Casa della Memoria e della Storia

Aned, Anei, Anpc, Anpi, Circolo Gianni Bosio, Fiap, Irsifar

Vi invitano

il 27 Gennaio 2023 alle ore 17.30

in occasione della Settimana della Memoria 2023

Il lungo viaggio di Carla Cohn, straordinaria testimone

Berlino, Terezin, Auschwitz e Mauthausen 

Casa della Memoria e della Storia

Sala Conferenze, Via S. Francesco di Sales 5, Roma

Intervengono: Pupa Garribba, Davide Yona Falco, Aldo Pavia, Susanna Santillo

Ad un anno dalla sua scomparsa, le Associazioni della Casa della memoria ricordano Carla Cohn con l’intervista di Pupa Garribba, che ripercorre l’intensa vita di una testimone. L’intervista è a cura di Aldo Pavia per Aned. Dopo due anni a Terezin, il salvataggio in extremis dalla camera a gas ad Auschwitz, la liberazione a Mauthausen, Carla Cohn passa dall’Italia ad Israele, dall’Inghilterra agli Stati Uniti e poi ancora in Italia, a Roma, dove si è afferma come psicoterapeuta infantile e dove riposa in pace.

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