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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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Bernardo Traversaro eletto Presidente Onorario di ANPC

Sono lieto di comunicare al Consiglio nazionale della ANPC ed a tutti i soci che è stata accettata dal Comm. Bernardo Traversaro la proposta avanzata dal Congresso di sceglierlo come Presidente Onorario della nostra Associazione.
Il Comm. Traversano, Presidente Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, è succeduto in tale incarico al Sen. Gerardo Agostini, dopo la sua scomparsa. Gerardo Agostini era anche il Presidente della nostra Associazione ed è bello che tale rapporto di fraternità e di sentimenti venga rinnovato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Bernardo Traversaro ha partecipato alla Resistenza nella Divisione Garibaldina “Coduri” che operava nella VI Zona Ligure. A ottobre del 1944 nei pressi del Santuario della Madonna della Guardia, a Velva, durante uno scontro a fuoco con reparti tedeschi e alpini della “Monterosa” della RSI rimase ferito a una gamba. Nominato sottotenente, decorato con due Croci al Merito di Guerra, alla fine del conflitto fu riconosciuto Invalido di Guerra.
Il Segretario Naizonale
Bartolo Ciccardini

Ringraziamenti e relazione sul Congresso al Presidente della Repubblica in seguito alla concessione dell’Alto Patronato

In occasione del Congresso il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Dottor Donato Marra, scriveva questa lettera e comunicava la concessione dell’Alto Patronato del Presidente Napolitano al nostro Congresso. Clicca qui per leggere la lettera:Alto Patronato Presidente Repubblica x Congresso

 

Dopo il nostro Congresso il Segretario Nazionale della Anpc, Bartolo Ciccardini, scriveva la seguente lettera al Dottor Marra, per ringraziare il Presidente della Repubblica per l’alto segno di onore fatto all’Associazione.

Caro Marra,

il nostro Congresso della ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) è andato molto bene. Ti dirò che c’era l’atmosfera molto tesa e molto costruttiva di altri tempi.

Ed è un segno importante, anche se ovviamente la falcidia degli anni è inesorabile.

C’è stato un grande moto di affetto nei confronti del Presidente Napolitano. Tutti hanno sottolineato la concessione dell’Alto Patronato e molti lo hanno fatto in termini commossi. E’ nata così l’idea di fare una mozione di ringraziamento e di augurio al Presidente, che ti mando in allegato.

Ti prego di informare il Presidente che è stata presa anche una decisione politica. L’Associazione ha fatto un accordo con le Acli, per costituire i Gruppi di Lavoro giovanili in titolati “Resistenza e Costituzione”.

E’ stata anche approvata la mozione in cui si è deciso che questi Gruppi lavoreranno all’interno delle Associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo e l’antipolitica, in vista delle prossime elezioni.(di cui allego la relativa mozione).

Ti mando anche una piccola cronaca della giornata centrale del Congresso (“Enrico ed i suoi compagni”).

Ti prego di aggiungere a questa doverosa relazione al Presidente anche i miei personali auguri per il lavoro prezioso che svolge.

Con amicizia e stima, Tuo Bartolo Ciccardini

Segretario Nazionale ANPC

Fuga dal voto. L’appello contro l’astensionismo del Presidente Giovanni Bianchi

Le recenti elezioni regionali siciliane hanno visto un calo della partecipazione al voto che si è tradotta in un astensionismo arrivato alla quota record del 52,6% degli aventi diritto.

Si tratta di un fenomeno ormai costante di disaffezione e sfiducia che già si era manifestato largamente nella scorsa primavera in occasione delle elezioni amministrative, e che potrebbe ulteriormente consolidarsi in occasione delle elezioni regionali straordinarie e delle elezioni politiche previste per il prossimo anno.

Naturalmente le cause di questa disaffezione sono note e comprensibili, a partire dai ripetuti scandali che hanno travagliato il sistema politico a tutti i livelli, denunciando uno scadimento morale, intellettuale ed umano del personale politico, parte del quale interpreta ormai correntemente l’attività politica come un’occasione di arricchimento, non tenendo in conto l’ammonimento della Costituzione ad esercitare le cariche pubbliche “con disciplina ed onore”.

Ma più nel profondo, al di là dei fenomeni di malcostume, sembra essere entrata in circolo una sorta di sfiducia radicale nelle possibilità che la politica e le istituzioni possano cambiare alcunché nelle esistenze private e pubbliche delle persone e delle loro famiglie. E che sempre più la politica istituzionale sia alla mercé di forze esterne, a partire da quelle finanziarie, che ne condizionano le possibilità di scelta.

In sostanza, si ritiene, anche se non in forma del tutto conscia, che la politica non serva a nulla: un gioco privo di senso che al più si ingegna a mascherare quelli che sono gli interessi reali che incidono nella carne delle persone senza che esse possano far nulla per sottrarvisi.

E tuttavia questa politica rimane importante perché molte delle scelte che sono alla base della vita quotidiana passano attraverso le leggi, i regolamenti, le deliberazioni dei diversi organismi istituzionali a tutti i livelli.

Noi siamo convinti che esista uno spazio di intervento della politica che si inserisce nel vuoto generato dalla crisi. Una crisi che non è figlia di nessuno, ma che nasce anche da una serie di decisioni di ordine politico e legislativo che hanno spianato la strada al finanzcapitalismo, lo hanno reso più forte e sicuro di sé e nello stesso tempo hanno indebolito a livello globale le ragioni del lavoro e della società civile e delle stesse istituzioni. Un processo di accumulazione che si è distaccato dalla materialità della produzione per entrare nella logica impalpabile delle transazioni transnazionali, che pongono gravi problemi in ordine alla trasparenza, lasciando aperto il campo alla presenza alle organizzazioni criminali negli assetti finanziari della nostra epoca.

Ovviamente la questione della creazione di nuovi posti di lavoro (divenuta centrale in tutta Europa) dipende dalla qualità del nuovo modello di sviluppo ma anche di cittadinanza, che devono essere orientati alla logica della redistribuzione attraverso meccanismi di fiscalità, indirizzo e controllo.

La maggiore volatilità dei redditi, principalmente degli operai ma in generale di tutti coloro che percepiscono redditi più bassi, trova conferma in molti studi. E questo fenomeno relativamente nuovo coinvolge ovunque soprattutto i giovani.

Un trend che sembra rientrare in una più generale tendenza di questi ultimi anni: trasferire molti rischi sociali, e principalmente quelli connessi alla sicurezza del reddito, dalla società ai singoli. Una tendenza che non ha soltanto implicazioni sul terreno dell’equità e che può introdurre elementi di inefficienza perché porta a rinunciare ai vantaggi di una strategia collettiva di riduzione dei rischi che hanno costituito una delle ragioni di fondo della nascita e dell’affermazione del Welfare State.

Sono queste circostanze che rendono i ceti sociali impoveriti o a rischio di impoverimento sempre più esposti a tentazioni populistiche, a rancori diffusi, a endemica insicurezza che agisce negativamente sulla dimensione politica, fragilizzando la democrazia ed i suoi istituti, suggerendo la fuga dalla partecipazione e dal voto.

In questo senso è importante ricordare ancora una volta che fin dal primo articolo della Costituzione la Repubblica nata dalla Resistenza afferma di essere fondata sul lavoro, fissando così il canone fondamentale di interpretazione di ogni atto legislativo e politico. Ciò significa prendersi carico fino in fondo dei disagi e delle minacce che oggi pesano sui lavoratori, in particolare i più anziani e i giovani che faticano ad inserirsi o vi entrano solo per la via di una flessibilità che equivale a precarietà. Si aggiunga il poco invidiabile primato italiano in materia di morti e invalidi sul lavoro che sta a significare quanto i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione siano in attesa di diventare parte integrante di un progetto politico per il domani.

Lo stesso per la previdenza, la sanità, l’assistenza e più in generale tutti quei diritti sociali che connotano una moderna democrazia e che rappresentano il risultato più maturo delle lotte del XX secolo, ivi inclusa l’attenzione alle persone che da Paesi lontani vengono a vivere e a lavorare nel nostro.

E proprio per questo la diserzione dalle urne elettorali è un lusso che non possiamo permetterci.

Appare chiaro e necessario reagire con un’iniziativa positiva, di alto valore etico e civile, assumendosi tutte le responsabilità di scelta. Non è soltanto un dovere etico, ma deve essere anche la richiesta politica di una soluzione morale. Come cristiani non possiamo fuggire, né possiamo assentarci. L’astensionismo è in fondo una richiesta di soccorso. A questa richiesta di soccorso dobbiamo rispondere con una precisa offerta politica per recuperare al voto ed alla responsabilità i cittadini. È per questo che l’Associazione dei Partigiani Cristiani ha promosso nel suo Congresso un’iniziativa rivolta a tutte le associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo.

Giovanni Bianchi

Presidente ANPC

Parlano di noi

Leggete l’articolo: “I Partigiani cristiani di Enrico Mattei rispondono all’appello” pubblicato sul settimanale on-line Camaldoli:

http://www.camaldoli.org/2012/10/i-partigiani-cristiani-di-enrico-mattei-rispondono-allappello/

Ed ancora l’articolo “Giovanni Bianchi eletto Presidente dei Partigiani Crsitiani” su:

 http://www.acli.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=7281:giovanni-bianchi-eletto-presidente-dei-partigiani-cristiani&Itemid=351

Saluto ai combattenti di Cerreto d’Esi

Roma 02/11/2012. Il giorno dei Combattenti di Cerreto d’Esi

Cari Combattenti cerretesi,
Quando ero un ragazzo mi fermavo molto spesso di fronte alla nostra bella lapide per i caduti, che allora era affissa sulla parete del Comune vicino all’arco di Belisario, esattamente sopra la macelleria dei fratelli Boccadoro e sopra l’ufficio dell’esattore delle tasse. Mi piaceva molto rileggere tutti quei nomi e tutti quei cognomi cercando di immaginare chi fossero quei ragazzi e quale fosse il doloroso ricordo delle loro famiglie. Era un esercizio difficile perché, non essendoci scritti i soprannomi, non era facile identificarli.
Cercavo di immaginare questo ragazzi. Pensavo a come avessero sofferto le loro mamme, i loro padri, i loro fratelli. Solo più tardi ripensando a questa impressione infantile mi resi conto di quanto fosse grave il peso che il nostro Cerreto aveva sopportato: un numero così grande di caduti (senza considerare anche i feriti ed i mutilati) in proporzione ad un paese così piccolo. La seconda guerra mondiale non è stata causa di un numero così forte di vittime, come lo era stata la prima. Ed un numero così elevato di sacrifici, coinvolgeva per la prima volta una piccola comunità pacifica che era stata per secoli lontana dalle grandi guerre.
Oggi le ricerche storiche hanno dimostrato che la condotta della guerra fu molto crudele, perché non metteva in conto il peso dei sacrifici ed il numero delle vittime. Era una guerra nuova, nella quale si usavano armi moderne, nella quale la mitragliatrice aveva eliminato lo scontro diretto fra schiere inquadrate ed aveva trasformato le battaglie campali in guerra di trincea.
E siamo rimasti abbarbicati alle trincee cercando di rompere il fronte nemico sul Carso, con gli assalti alla baionetta, con l’uso delle bombe a mano, cercando di tagliare i reticolati nemici con le cesoie. Dopo la guerra ci fu una forte impressione, nel sentimento della gente, per quel modo di condurre la guerra, anche se, dopo Caporetto, le condizioni dei combattimenti erano molto migliorate. Sul Piave e sul Grappa dovevamo difenderci ed allora, con le mitragliatrici, era più facile resistere che non attaccare.
Oggi posso immaginare il sentimento profondo che poteva esserci in un paese agricolo abituato al lento procedere delle stagioni, allo scorrere pacifico dei lavori e delle feste in un’atmosfera tranquilla e sonnolenta. Il prezzo pagato era stato pesante ed aveva sconvolto la vita di tutto il Paese.
Tuttavia, sia sul piano nazionale, sia nel nostro piccolo paese, era successo qualcosa di grande. Il popolo italiano che per la prima volta nella sua storia affrontava un grande conflitto, finalmente unito dalle Alpi alle isole, come non era stato mai prima, per la prima volta trovò nella sciagura la sua ragion d’essere. Per la prima volta nel ricordo dei caduti ci sentimmo tutti italiani.
A Cerreto, per tradizione si onoravano con amore e cerimonie i defunti. Da questo momento le fotografie dei giovani caduti apparvero circondate di fiori nelle tombe familiari. Il lutto per la perdita delle giovani vite diventò qualcosa che univa le famiglie alla Chiesa ed i piccoli paesi alla Patria.
La Festa dei Combattenti è, in fondo, la memoria di questa Patria conquistata con grande sacrificio. Nel primo dopoguerra nacque questo culto della memoria. Questa solidarietà operante che divenne anche una delle caratteristiche di Cerreto.
Ebbe fasi diverse. Nei primi anni il combattentismo era attivo, democratico e patriottico e rivendicava con forza i diritti dei combattenti a vedere riconosciuti i diritti sociali di cittadinanza conquistati in trincea. Più tardi si identificò con il fascismo, che divenne a modo suo una forma di combattentismo e che usò questo sentimento per tenere untiti gli italiani. Ricordo che una volta, ad una festa dell’uva, i combattenti fecero un carro in cui appariva un elmetto della prima guerra mondiale fatto con i chicchi dell’uva. Era molto bello e molto significativo che questo tema del lavoro si unisse al senso del sacrificio per la Patria. Del resto, anche nel rito cattolico, il vino, frutto del lavoro, diviene la materia per ricordare il sacrificio di Gesù sulla Croce. Continua a leggere…

Il futuro dell’Italia è nella lezione di Enrico Mattei di Gianni Bottalico

Cinquant’anni fa (27 ottobre 1962) moriva a causa dello schianto dell’aereo su cui viaggiava, non si sa ancora se provocato da guasto o da sabotaggio, Enrico Mattei.
Indimenticato comandante partigiano, animatore e fondatore dell’ENI, è stata una figura per certi versi profetica di un’idea dello sviluppo del nostro Paese che si basasse sulla capacità dello Stato di farsi soggetto attivo di una politica energetica ed industriale volta allo sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla redistribuzione della ricchezza.
Mattei può essere considerato a pieno titolo una delle colonne della ricostruzione del Paese nella democrazia e nella libertà alla stregua di quell’Acli Achille Grandi che sotto il fascismo patì l’emarginazione professionale fin quasi alla fame. A suggello di questa comunanza di ideali si pone anche la recente elezione dell’ex presidente nazionale delle Acli Giovanni Bianchi a presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, fondata da Enrico Mattei.
Dopo mezzo secolo dalla morte si impone la straordinaria attualità della figura di Enrico Mattei, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, il cattolico democratico artefice, insieme a De Gasperi, della rinascita italiana nel dopoguerra.
Mattei ci ha lasciato una eredità enorme che, se pure non si esaurisce nell’ENI, perché va ben oltre, è un’idea di Paese e di civiltà, vede proprio nel colosso di San Donato Milanese uno dei principali pilastri del sistema-Italia.
L’Eni è la risposta più convincente riguardo al fatto che esista un giusto spazio di intervento pubblico in economia, che, se ben gestito, è capace di produrre traguardi impensabili. Chi nel dopo guerra avesse scommesso che un Paese povero, arretrato, di fatto sconfitto e per di più privo di significative risorse energetiche potesse arrivare in breve tempo non solo a gestire in proprio gli approvvigionamenti energetici ma persino ad imporre la propria visione sul mercato internazionale dell’energia, sarebbe stato scambiato per un visionario. Invece è successo.
Grazie all’Eni l’Occidente ha dovuto confrontarsi con un nuovo stile ispirato a rapporti commerciali equi e di pari dignità con i Paesi extra-europei, ed ha dovuto prendere atto dell’arretratezza di rapporti di stampo neo-coloniale. Un vizio che certe compagnie e certi stati non hanno mai del tutto abbandonato e che è riemerso più volte negli ultimi decenni. Basti pensare alla quantomeno discutibile strategia occidentale per il Medio Oriente. Mentre, al contrario, molti Paesi mediorientali, quelli africani e quelli latino americani non solo hanno riconosciuto la diversità italiana nelle politiche energetiche ma stanno sempre più applicando al loro interno le intuizioni di Mattei e seguendo il modello italiano nelle loro politiche nazionali dell’energia.
Guardando a Mattei noi dobbiamo credere nel futuro della nostra Nazione italiana e della patria più grande che è la dimensione comunitaria. Siamo un Paese ormai piccolo, se paragonato ai Paesi emergenti, una potenza economica di medie dimensioni, abbiamo una demografia preoccupante, siamo un Paese sempre meno giovane. Eppure proprio facendo memoria delle sfide di Mattei possiamo esser certi che l’Italia ce la farà ancora. Se ieri è stata sconfitta la dittatura, conquistata la pace, instaurata la democrazia, fondata la repubblica, promulgata la più bella Costituzione del mondo, oggi sarà possibile resistere e prevalere di fronte alla crisi economica e finanziaria più spaventosa della storia e lottare in una direzione inversa: per non scivolare da una situazione di benessere, di pace e di libertà ad un nuovo inferno fatto di ritorno della miseria, di inasprimento dei conflitti sociali che, se non governati secondo giustizia, potrebbero spingere le nazioni nel volgere di pochi anni, per la terza volta nell’arco di un secolo, nel vortice di un terribile conflitto mondiale.
Il momento è serio e grave, il più delicato dal dopoguerra e proprio guardando a figure come quella di Mattei, dobbiamo credere che nulla è ineluttabile. Innanzitutto ciò è vero sul piano spirituale. La nostra speranza si fonda sull’azione del Signore della storia.
La regalità di Gesù, come ci ricordava dieci anni fa un grande testimone della Parola che da poco ha lasciato questo mondo per vivere presso Dio, il cardinal Carlo Maria Martini, “introduce nella storia quel correttivo misericordioso che permette alla storia di non andare verso la rovina totale, ma aiuta gli uomini e le donne, e soprattutto i responsabili delle nazioni, a prendersi a cuore il futuro dell’umanità”.
Inoltre, anche sul piano dell’iniziativa politica ed economica nulla è ineluttabile. Abbiamo un sistema Paese che, per quando segnato da fenomeni negativi come una corruzione politica dilagante, frutto certo di un preoccupante smarrimento delle ragioni dell’etica, ma anche di modelli istituzionali plebiscitari assimilati da una cultura politica autoritaria ed elitaria che ha imperversato negli ultimi vent’anni intossicando anche le culture politiche di tradizione democratica, sociale e popolare, appare in grado di reagire, come dimostra anche il nuovo spirito che si è instaurato con l’avvio dell’esperienza del governo Monti.
Alcune importanti caratteristiche dell’attuale fase politica andranno conservate nell’interesse del Paese anche oltre le elezioni politiche del prossimo anno. Anche su questo piano è auspicabile che si recuperi la lezione di Mattei. Un Paese che sa tener fede agli impegni assunti in ambito internazionale, in particolare quelli dovuti alla condivisione della moneta, ma che non si lascia trascinare dagli eventi, che sa muoversi da protagonista scrutando orizzonti nuovi. Questo ci chiedono i nuovi scenari geopolitici che si stanno delineando e che stanno determinando l’avvento di un mondo multipolare, i cui equilibri tuttavia appaiono ancora incerti e fragili.
Ciò è vero in particolare in campo energetico. La sfida per gli anni a venire sarà quella di coniugare il bisogno di energia dell’Occidente e dei Paesi emergenti con la pace. Purtroppo le nazioni capofila dell’Occidente in questi anni hanno talora anteposto i loro interessi energetici al mantenimento della pace. Questo non sarà più accettabile in futuro e in una fase di profonda crisi economica e sociale risulta altamente rischioso, si possono innescare dei conflitti che sfuggono di mano e che non risultano più controllabili da nessuno.
Ecco perché un’Italia che fa tesoro della linea di Mattei non può stare a guardare. Non è accettabile, ad esempio, che a fronte di situazioni che si trascinano da anni irrisolte, come quelle dell’Iraq e dell’Afghanistan (siamo a 52 bare di figli della nostra Patria), con la Siria dilaniata non solo da una guerra civile, ma dall’azione devastatrice di brigate fondamentaliste dirette dall’esterno, si possa immaginare l’apertura simultanea di un altro fronte di guerra contro l’Iran, un Paese peraltro che non solo non costituisce una minaccia per nessuno, ma con il quale l’Italia ha le migliori relazioni commerciali ed energetiche di tutto l’Occidente.
L’Italia e l’Europa devono considerare come delle priorità la pacificazione del Medio Oriente attraverso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, la transizione ad una piena democrazia dei Paesi arabi, l’integrazione economica e culturale dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, la collaborazione strategica con la Federazione Russa in vista di una integrazione euro-russa già in questo secolo, come la sola via per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena globale, non subalterno alle nuove potenze asiatiche.
C’è un’altra direzione in cui si manifesta la profonda attualità della visione di Mattei. È quella relativa alla ricerca scientifica e tecnologica sulle nuove fonti di energia. Oltre ai volenterosi sforzi compiuti sull’economia verde, e sul fronte delle energie rinnovabili esiste un campo di iniziativa assai più promettente e potenzialmente risolutiva per il futuro, costituito dalla ricerca per individuare e sfruttare per l’uso civile, nuove forme di energia. L’Italia ha le carte in regola per concorrere a questo traguardo epocale, che inaugurerà una rivoluzione nella storia paragonabile, se non superiore, a quella del digitale e dell’informatica: abbiamo istituti di fisica teorica che non temono rivali nel mondo, una creatività ed un’inventiva formidabili e soprattutto, il controllo pubblico di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo, l’ENI fondato da Mattei, elemento decisivo, ciò che è capace di offrire la “massa critica” per trasformare innocui modelli teorici in invenzioni che trasformeranno radicalmente il modo di vivere delle future generazioni. E se questo pensiero può sembrare un po’ troppo visionario, va ricordato che questo è lo spirito di Mattei, questa è la grandezza dell’Italia nel mondo!
Gianni Bottalico
(Pubblicato su Agenda Domani il 27 Ottobre 2012)

Messaggio di Andrea Olivero, Presidente delle Acli e promotore di Todi2 al XVI Congresso ANPC (San Donato Milanese 24 ottobre 2012) portato al Congresso dal Vicepresidente Acli, Gianni Bottalico

Amici,
desidero innanzitutto porgervi i più calorosi saluti da parte del Presidente nazionale delle ACLI Andrea Olivero, il quale si rammarica moltissimo di non poter essere oggi qui fra voi. Per mio tramite, il Presidente delle ACLI desidera farvi avere un messaggio di grande attualità nella triste situazione del nostro Paese e i più sinceri auguri per la buona riuscita di questo vostro Congresso, che si svolge nella cornice simbolica di San Donato Milanese, nel cuore di quella Metanopoli che fu il cuore delle realizzazioni e dei sogni del vostro fondatore, Enrico Mattei, indimenticato comandante partigiano, animatore e fondatore dell’ENI, figura per certi versi profetica di un’idea dello sviluppo del nostro Paese che si basasse sulla capacità dello Stato di farsi soggetto attivo di una politica energetica ed industriale volta allo sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla redistribuzione della ricchezza.
Mattei fu grande amico delle ACLI, di quelle milanesi in particolare, e mi piace associare la sua figura a quella di molti aclisti delle origini che avevano militato con lui negli anni della Resistenza, e che sarebbero stati colonne della ricostruzione del Paese nella democrazia e nella libertà, da Giovanni Bersani a Michelangelo Dall’Armellina e, primo fra tutti, il fondatore delle Acli Achille Grandi che sotto il fascismo patì l’emarginazione professionale fin quasi alla fame.
Fra questi grandi mi piace ricordare il nome di un aclista e partigiano che mi onorò della sua amicizia negli anni della mia presidenza delle ACLI milanesi, Enrico Accardi, spentosi nel dicembre 2010 a 94 anni, già eroico sottufficiale dei cavalleggeri in Grecia ed in Russia che negli anni della lotta clandestina combatté al confine orientale d’Italia nelle brigate “Osoppo”, e che , finita la guerra, si mise con intelligenza e dedizione al servizio dei lavoratori nel Patronato ACLI, nelle campagne a favore dei lavoratori emigrati all’estero e di quelli confinati nei sanatori. In fondo, la storia dell’accordo recentemente siglato fra le nostre due Associazioni nasce da qui, da questi valori comuni che cementano le esperienze e le prospettive di fondo, perché senza il valore, la dedizione ed il sacrificio dei protagonisti della lotta partigiana le ACLI, tutto l’associazionismo democratico, la nostra Repubblica, non esisterebbero.
In nome di questa profonda comunanza di valori e di visione, vi propongo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la straordinaria attualità della figura di Enrico Mattei, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, l’uomo artefice, insieme a De Gasperi, della rinascita italiana nel dopoguerra.
Mattei ci ha lasciato una eredità enorme che, se pure non si esaurisce nell’ENI, perché va ben oltre, è un’idea di Paese e di civiltà, vede proprio in questo colosso di San Donato Milanese uno dei principali pilastri del sistema-Italia. L’Eni è la risposta più convincente riguardo al fatto che esista un giusto spazio di intervento pubblico in economia, che, se ben gestito, è capace di produrre traguardi impensabili. Chi nel dopo guerra avesse scommesso che un Paese povero, arretrato, di
fatto sconfitto e per di più privo di significative risorse energetiche potesse arrivare in breve tempo non solo a gestire in proprio gli approvvigionamenti energetici ma persino ad imporre la propria visione sul mercato internazionale dell’energia, sarebbe stato scambiato per un visionario. Invece è successo. Grazie all’Eni l’Occidente ha dovuto confrontarsi con un nuovo stile ispirato a rapporti commerciali equi e di pari dignità con i Paesi extraeuropei, ed ha dovuto prendere atto dell’arretratezza di rapporti di stampo neo-coloniale.
Un vizio che certe compagnie e certi stati non hanno mai del tutto abbandonato e che è riemerso più volte negli ultimi decenni. Basti pensare alla quantomeno discutibile strategia occidentale per il Medio Oriente. Mentre, al contrario, molti Paesi mediorientali, quelli africani e quelli latino americani non solo hanno riconosciuto la diversità italiana nelle politiche energetiche ma stanno sempre più applicando al loro interno le intuizioni di Mattei e seguendo il modello italiano nelle loro politiche nazionali dell’energia. E dunque, guardando a Mattei noi dobbiamo credere nel futuro della nostra Nazione italiana e della patria più grande che è la dimensione comunitaria. Siamo un Paese ormai piccolo, se paragonato ai Paesi emergenti, una potenza economica di medie dimensioni, abbiamo una demografia preoccupante, siamo un Paese sempre meno giovane. Eppure proprio facendo memoria delle sfide che Mattei e il vostro movimento avete dovuto affrontare, possiamo esser certi che l’Italia ce la farà ancora. Se ieri è stata sconfitta la dittatura, conquistata la pace, instaurata la democrazia, fondata la repubblica, promulgata la più bella Costituzione del mondo, oggi sarà possibile resistere e prevalere di fronte alla crisi economica e finanziaria più spaventosa della storia e lottare in una direzione inversa: per non scivolare da una situazione di benessere, di pace e di libertà ad un nuovo inferno fatto di ritorno della miseria, di inasprimento dei conflitti sociali che, se non governati secondo giustizia, potrebbero spingere le nazioni nel volgere di pochi anni, per la terza volta nell’arco di un secolo, nel vortice di un terribile conflitto mondiale. Il momento è serio e grave, il più delicato dal dopoguerra e proprio guardando a figure come quella di Mattei, dobbiamo credere che nulla è ineluttabile.
Innanzitutto ciò è vero sul piano spirituale. Siamo entrambe delle associazioni di cristiani. E come tali la nostra speranza si fonda sull’azione del Signore della storia. La regalità di Gesù, come ci ricordava dieci anni fa un grande testimone della Parola che da poco ha lasciato questo mondo per vivere presso Dio, il cardinal Carlo Maria Martini, “introduce nella storia quel correttivo misericordioso che permette alla storia di non andare verso la rovina totale, ma aiuta gli uomini e le donne, e soprattutto i responsabili delle nazioni, a prendersi a cuore il futuro dell’umanità”.
Inoltre, anche sul piano dell’iniziativa politica ed economica nulla è ineluttabile. Abbiamo un sistema Paese che, per quando segnato da fenomeni negativi come una corruzione politica dilagante, frutto certo di un preoccupante smarrimento delle ragioni dell’etica, ma anche di modelli istituzionali plebiscitari assimilati da una cultura politica autoritaria ed elitaria che ha imperversato negli ultimi vent’anni intossicando anche le culture politiche di tradizione democratica, sociale e popolare, appare in grado di reagire, come dimostra anche il nuovo spirito che si è instaurato con l’avvio dell’esperienza del governo Monti. Alcune importanti caratteristiche dell’attuale fase politica andranno conservate nell’interesse del Paese anche oltre le elezioni politiche del prossimo anno. Anche su questo piano è auspicabile che si recuperi la lezione di Mattei. Un Paese che sa tener fede agli impegni assunti in ambito internazionale, in particolare quelli dovuti alla condivisione della moneta, ma che non si lascia trascinare dagli eventi, che sa muoversi da protagonista scrutando orizzonti nuovi. Questo ci chiedono i nuovi scenari geopolitici che si stanno delineando e che stanno determinando l’avvento di un mondo multipolare, i cui
equilibri tuttavia appaiono ancora incerti e fragili. Ciò è vero in particolare in campo energetico. La sfida per gli anni a venire sarà quella di coniugare il bisogno di energia dell’Occidente e dei Paesi emergenti con la pace. Purtroppo le nazioni capofila dell’Occidente in questi anni hanno talora anteposto i loro interessi energetici al mantenimento della pace. Questo non sarà più accettabile in futuro e in una fase di profonda crisi economica e sociale risulta altamente rischioso, si possono innescare dei conflitti che sfuggono di mano e che non risultano più controllabili da nessuno.
Ecco perché un’Italia che fa tesoro della linea di Mattei non può stare a guardare. Non è accettabile, ad esempio, che a fronte di situazioni che si trascinano da anni irrisolte, come quelle dell’Iraq e dell’Afghanistan, con la Siria dilaniata non solo da una guerra civile, ma dall’azione devastatrice di brigate fondamentaliste dirette dall’esterno, si possa immaginare l’apertura simultanea di un altro fronte di guerra contro l’Iran, un Paese peraltro che non solo non costituisce una minaccia per nessuno, ma con il quale l’Italia ha le migliori relazioni commerciali ed energetiche di tutto l’Occidente.
L’Italia e l’Europa devono considerare come delle priorità la pacificazione del Medio Oriente attraverso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, la transizione ad una piena democrazia dei Paesi arabi, l’integrazione economica e culturale dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, la collaborazione strategica con la Federazione Russa in vista di una integrazione euro-russa già in questo secolo, come la sola via per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena globale, non subalterno alle nuove potenze asiatiche. C’è un’altra direzione in cui si manifesta la profonda attualità della visione di Mattei. È quella relativa alla ricerca scientifica e tecnologica sulle nuove fonti di energia. Oltre ai volenterosi sforzi compiuti sull’economia verde, e sul fronte delle energie rinnovabili esiste un campo di iniziativa assai più promettente e potenzialmente risolutiva per il futuro, costituito dalla ricerca per individuare e sfruttare per l’uso civile, nuove forme di energia. L’Italia ha le carte in regola per concorrere a questo traguardo epocale, che inaugurerà una rivoluzione nella storia paragonabile, se non superiore, a quella del digitale e dell’informatica: abbiamo istituti di fisica teorica che non temono rivali nel mondo, una
creatività ed un’inventiva formidabili e soprattutto, il controllo pubblico di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo, l’elemento decisivo, ciò che è capace di offrire la “massa critica” per trasformare innocui modelli teorici in invenzioni che trasformeranno radicalmente il modo di vivere delle future generazioni. E se questo pensiero vi sembra un po’ troppo visionario, io vi dico: questo è lo spirito di Mattei, questa è la grandezza dell’Italia nel mondo! La tutela della democrazia è il secondo grande aggancio fra la storia delle ACLI e la vostra.
In questo senso, è importante ricordare che fin dal primo articolo della Costituzione la Repubblica nata dalla Resistenza afferma di essere fondata sul lavoro, fissando così il canone fondamentale di interpretazione di ogni atto legislativo e politico. Il lavoro, i lavoratori, sono e debbono essere il centro dell’attenzione e della capacità di promozione sociale e politica di tutti gli attori interessati al dibattito pubblico.
Ciò significa prendersi carico fino in fondo dei disagi e delle minacce che oggi pesano sui lavoratori, in particolare i più anziani e i giovani che faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro, o vi entrano solo per la via di una flessibilità che equivale a precarietà. Né del resto è possibile tacere della difficoltà che ancora oggi i lavoratori riscontrano sul posto di lavoro a vedersi riconosciuti i diritti più elementari a partire da quello della sicurezza. Il poco invidiabile primato italiano in materia di morti e invalidi sul lavoro sta a significare quanto ancora oggi i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione possano e debbano ancora oggi essere parte integrante di un progetto politico per il domani.
Lo stesso per quel che concerne i diritti correlati a quelli del lavoro. La previdenza, la sanità, l’ assistenza e più in generale tutti quei diritti sociali che connotano una moderna democrazia e che rappresentano il risultato più maturo delle lotte del XX secolo. Per quanto possa essere necessario mettere mano a riforme e modifiche anche incisive di questa articolata costruzione, non si può accettare che tali correzioni rappresentino uno stravolgimento di diritti fondamentali che tutelano la parte più debole e svantaggiata della popolazione e che debbono semmai essere rafforzati ed implementati con una specifica attenzione alle persone che da Paesi lontani vengono a vivere e a lavorare nel nostro.
Cari amici, per noi la memoria della Resistenza significa tutte queste cose, ed è in questo senso che vogliamo affrontare l’impegno comune nei difficili mesi che ci aspettano, sapendo che esso trova le sue radici nelle lotte e nelle speranze di chi ci ha preceduto.
Buon lavoro!

Le mozioni del Congresso

San Donato Milanese 24/10/2012

1- Mozione approvata dal Congresso con Indirizzo al Presidente della Repubblica
I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012, dichiarano di essere commossi ed onorati per la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica per il loro Congresso.
Il XVI Congresso approva all’unanimità la seguente mozione:
“Il Congresso dell’ANPC plaude alla preziosa opera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, volta a restituire dignità e valori democratici alla politica ed alle Istituzioni italiane, in un momento difficile per il nostro Paese. E rivolge un caloroso augurio di buon lavoro e di felici risultati per la sua azione ricostruttiva”.


2 -Mozione del XVI Congresso (contro l’astensionismo politico)

I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012,

dopo aver dibattuto
la grave situazione morale, sociale e politica italiana e la necessità di un ritorno ai valori ideali di democrazia e di libertà della Resistenza

decidono
di fare un appello a tutte le Associazioni democratiche, con particolare riferimento alle Associazioni cattoliche, per intraprendere un’azione comune al fine di combattere l’astensionismo e l’antipolitica, da considerare come una fuga ed un tradimento di fronte alla necessità di impegnarsi per la difesa e la ricostruzione dei valori della Resistenza, che sono alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.
Il XVI Congresso approva all’unanimità.

3- Mozione del XVI Congresso

I delegati del XVI Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, riuniti a San Donato Milanese il 23-24 Ottobre 2012, approvano all’unanimità la seguente mozione:
“Il Consiglio Nazionale è autorizzato ad applicare l’articolo dello Statuto che riguarda le cooptazioni straordinarie in Consiglio nazionale, laddove si rendessero necessarie, se in base ai nuovi programmi e dagli accordi con le altre associazioni, vi fosse bisogno di integrare il Consiglio Nazionale per rappresentare meglio le nove realtà organizzative ed in particolare per il Delegato giovanile e per la Delegata femminile si pensa necessario usare la cooptazione nel momento in cui la ripresa delle attività indicherà le persone emergenti atte a dirigere i due settori”.

Lettera mandata al Segretario del Quirinale, Dottor Marra, di ringraziamento al Presidente della Repubblica

Caro Marra,

il nostro Congresso della ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) è andato molto bene. Ti dirò che c’era l’atmosfera molto tesa e molto costruttiva di altri tempi.

Ed è un segno importante, anche se ovviamente la falcidia degli anni è inesorabile.

C’è stato un grande moto di affetto nei confronti del Presidente Napolitano. Tutti hanno sottolineato la concessione dell’Alto Patronato e molti lo hanno fatto in termini commossi. È nata così l’idea di fare una mozione di ringraziamento e di augurio al Presidente, che ti mando in allegato.

Ti prego di informare il Presidente che è stata presa anche una decisione politica. L’Associazione ha fatto un accordo con le Acli, per costituire i Gruppi di Lavoro giovanili in titolati “Resistenza e Costituzione”.

È stata anche approvata la mozione in cui si è deciso che questi Gruppi lavoreranno all’interno delle Associazioni cattoliche per combattere l’astensionismo e l’antipolitica, in vista delle prossime elezioni.(di cui allego la relativa mozione).

Ti mando anche una piccola cronaca della giornata centrale del Congresso (“Enrico ed i suoi compagni”).

Ti prego di aggiungere a questa doverosa relazione al Presidente anche i miei personali auguri per il lavoro prezioso che svolge.

Con amicizia e stima, Tuo Bartolo Ciccardini

Partigiani calabresi a Parma

Leggete tutto su: http://www.ciaocalabria.org/partigiani.htm

DOMENICA 2 DICEMBRE “MATTEI PER SEMPRE”

Programma MATTEI X SEMPRESANTA BARBARA PATRONA DEI LAVORATORI ADDETTI ALLA ESTRAZIONE DEL METANO E DEL PETROLIO

ORE 11,00 BASILICA SAN DOMENICO CELEBRAZIONE EUCARISTICA

PRESIEDUTA DA S.E. MONS.LORENZO CHIARINELLI – VESCOVO EMERITO DI VITERBO

CONCERTO MUSICA SACRA PER CORO E ORGANO DOM BEDOS

PARTECIPA IL CORO LAUDATE DOMINUM

SOPRANI: MARIA PIA ROSSI MAROLLA – STEFANIA PAMBIANCHI

CONTRALTO: MARIA PIA VIOLA

ORGANISTA : MI HEE KIM (SUD COREA)

DIRETTORE : FLORA ROSSI

ORE 16,00 BIBLIOTECA COMUNALE PARONIANA

INAUGURAZIONE MOSTRA “MATTEI PER SEMPRE” E PROIEZIONE FILMATI ARCHIVIO ENI

ORE 17,00 TEATRO FLAVIO VESPASIANO

CONCERTO DELLA FANFARA ALPINI SANTA CECILIA DI CITTADUCALE

PARTECIPANO : PIERLUCA TRUCCHI – TENORE (PRESIDENTE ASS.BENIAMINO GIGLI DI RECANATI)

AGUZZI GIULIANO – BARITONO MICAEL ALFONSI – TENORE MARINA DE CURTIS – SOPRANO

LUCIA CASAGRANDE RAFFI – SOPRANO

CONFERIMENTO PREMIO “COME BARBARA”

AL REGISTA GIORGIO CAPITANI PER FILM “L’UOMO CHE GUARDAVA AL FUTURO”

ALL’ING.GIUSEPPE ACCORINTI PER OPERA LETTERARIA “QUNDO L’ENI ERA ENRICO MATTEI , IO C’ERO”

GIA’ AMMINISTRATORE DELL’AGIP PETROLI PER L’ESTERO E PRESIDENTE FONDAZIONE E.MATTEI

PARTECIPANO AMMINISTRATORI E DIRIGENTI DELL’ENI

INTERVENGONO ON.GIOVANNI BIANCHI PRESIDENTE NAZIONALE ANPC

ON. BARTOLO CICCARDINI SEGRATARIO NAZIONALE ANPC

PRESIEDE MONS. DELIO LUCARELLI, VESCOVO DI RIETI

ORE 21,00 BIBLIOTECA COMUNALE RASSEGNA CINEMATOGRAFICA “MATTEI PER SEMPRE”

PROIEZIONE FILM “L’UOMO CHE GUARDAVA AL FUTURO” DI GIORGIO CAPITANI

PINO STRINATI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALE SANTA BARBARA NEL MONDO

E PRESIDENTE PROVINCIALE ANPC

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