ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

13 Giugno 1944,Forno di Massa

L’operazione fu condotta dalla 3a Compagnia della 135a FestungBrigade, alla quale erano subordinati i reparti italiani della Xa MAS di La Spezia, al comando del Ten. Umberto Bertozzi di Cologno (PR). i tedeschi dichiararono:n. 149 partigiani uccisi, n. 51 catturati, n. 10 case distrutte, n. 7 feriti nelle forze tedesche (fonte Prof. Vemi”). Come già successo tante volte si vociferava che quelli (giugno 44) fossero gli ultimi giorni di guerra e che fosse arrivata l’ora della rivolta generale. Le brigate partigiane scesero a Forno, chiave di volta di Massa Carrara presidiandola per giorni, dal 9/6 al 13 nonostante si fosse capito che il messaggio era male interpretato. Il comandante ex bersagliere Marcello Garosi e gli altri comandanti decisero di rimanere, preparandosi ad accogliere la reazione dei tedeschi. Il 12 giugno, la brigata partigiana contava ancora 450 uomini armati e altri 200 da armare. Il passo di Colonnata, che era d’importanza strategica, venne presidiato da un distaccamento che la sera del 12 giugno non venne raggiunto dai rifornimenti. I partigiani allora abbandonarono la posizione per poche ore per potersi rifocillare, senza attendere il cambio. Fu fatale: all’alba del 13 un migliaio di soldati appartenenti alle SS, alla X Mas e alla Guardia Nazionale Repubblicana di La Spezia mossero contro Forno appoggiati da due semoventi. In particolare i militi della X Mas il battaglione San Marco ebbero la fortuna di trovare il passo di Colonnata sgombro e di poter così operare un accerchiamento. All’alba del 13 Forno venne circondata ed iniziava un violento combattimento tra fascisti e partigiani che alla fine dovettero ritirarsi perdendo anche il comandante Tito. Le unità tedesche del maggiore Walter Raeder, bruciarono il paese mentre molti venivano rinchiusi nella ex stazione dei Carabinieri. I partigiani lamentavano 70 morti e 15 prigionieri. Così l’eccidio viene descritto da Emidio Mosti:” prima del tramonto, furono prelevati settantadue giovani e trasportati a piedi, fuori del paese, in località Sant’Anna, nei pressi di una chiesetta sul pendio lungo il fiume Frigido. In paese, intanto, venti persone ferite finirono miseramente in un rogo ardente ancora dentro la caserma dei carabinieri. Fu questo l’inizio di una vera ecatombe: infatti, quasi contemporaneamente, sul ciglione del fiume, a Sant’Anna, i nazifascisti consumavano uno dei più efferati crimini. A gruppi di otto o nove alla volta, quei settantadue giovani venivano falciati da scariche ravvicinate (circa da 4 m). I loro corpi straziati rotolavano sanguinanti sul greto del Frigido, da un’altezza di poco più di tre metri, in una fossa comune.” Il comandante Marcello Garosi che per una ferita ad una gamba non aveva preso direttamente parte alle ultime azioni era alloggiato fuori dal paese: tentò più volte di raggiungere i compagni assediati al cotonificio ma venne respinto e infine ferito gravemente. Continuò a sparare contro i nemici, infine conservò l’ultima pallottola per sé, per non cadere vivo nelle loro mani. Così Garosi, detto “Tito”, morì in località Pizzacuto alle 9.30, poco distante dal cotonificio. 72 giovani del luogo vennero fucilati sull’argine del Frigido, i partigiani presi prigionieri vennero rinchiusi nella caserma dei carabinieri e arsi vivi. Altre 400 persone vennero avviate verso i campi di concentramento in Germania e le loro case furono saccheggiate e date alle fiamme.

12 giugno 1944 Marenella di Fabriano(AN).

I fratelli Agapito e Torello Latini sono fatti prigionieri nella loro casa di campagna in loc. Marenella. Interrogati senza risultati come simpatizzanti partigiani sono condotti in varie località e trovati impiccati il 21 luglio 1944 nei pressi di Cesena.

Addio e grazie, grande Segretario!

Bartolo Ciccardini l’11 Giugno 2014 ha concluso serenamente la sua esistenza terrena, in compagnia dei suoi amici.

Noi che gli abbiamo voluto bene lo affidiamo alla misericordia del Padre e lo ricordiamo con affetto e rimpianto.

Un grazie con tutto il cuore per l’amore, la dedizione, l’entusiasmo che hai sempre saputo trasmetterci nel tuo lavoro e per l’esempio di vita che hai dato a chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerti! Resterai per sempre nei nostri cuori!

11 Giugno 1944

11 Giugno 1944, Onna di Paganica (Aquila) Il pomeriggio dell’11 giugno ‘44 alcuni soldati tedeschi provenienti dalla strada di Monticchio si dirigevano verso Onna rastrellando giovani e vecchi. I familiari dei sequestrati, ritenendo che l’imminente rappresaglia fosse in rapporto con una colluttazione avvenuta qualche giorno presero con la forza la madre ed la sorella di costui, consegnandole ai tedeschi quale contropartita per la liberazione degli ostaggi. Ma i tedeschi rinchiusi tutti in casa Ludovici minarono lo stabile provocando il crollo dell’edificio sulle 16 vittime.

11 giugno1944, Borga dei Martiri, frazione di Recoaro Terme (VI).

17 persone fucilate per rappresaglia per l’uccisione di un sergente dell’esercito tedesco.

9 giugno 1944

9 giugno 1944–Piaggiasecca di Sassoferrato(AN)

Cadono in una imboscata tesa dalle truppe tedesche nei pressi della frazione Piaggiasecca di Sassoferrato, sotto al Monte Cucco. Caddero combattendo il ten. Vincenzo Lo Cascio, Ugo Bianchetti e Drago Petroviciugoslavo.

 

Monterotondo è definitivamente liberata.

Liberate anche Civitacastellana e Tuscania.

8 Giugno 1944, Roma

Tre uomini fucilati a Valle Brunetta (Cervara di Roma).

In un salone del Grand Hotel, Badoglio, accompagnato da Benedetto Croce e da Palmiro Togliatti, si incontra con il CLN. Annuncia di essere disposto ad un rimpasto del suo governo ma, per voce di Meuccio Ruini, il CLN unitariamente si dichiara invece deciso ad assumersi il compito di governare. Capo del governo deve essere un politico e non un militare, i ministri giureranno fedeltà alla nazione e non alla monarchia e il governo dovrà assumere anche il potere legislativo finchè non vi saranno i nuovi istituti parlamentari. Umberto di Savoia, Luogotenente Generale, accetta le condizioni del CLN e nuovo capo del governo viene nominato Ivanoe Bonomi

7 giugno 1944, Eccidio Pratarelle di Vicovaro

La sera del 7 giugno 1944, gli abitanti di Vicovaro che ormai da tempo si erano rifugiati in località Pratarelle per sfuggire alle truppe naziste in ritirata, furono sorpresi dal presidio tedesco di Vicovaro che iniziarono ad incendiare le capanne e ad uccidere donne e bambini, I morti sono 30.

A Vicovaro, alle Pratarelle, fucilati 25 civili.

Gavignano è liberata dalla banda D’Ercole-Stalin. Liberata anche Allumiere.

A Monterotondo viene fucilato Edmondo Riva[1], capomacchina alla Laterizi Tiburtina, dopo essere stato torturato per tre giorni e dopo che gli sono state mozzate le mani.

 

[1] Edmondo Riva, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

SALUTO ED AUGURIO DELL’ANPC ALL’ANPI

SALUTO ED AUGURIO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI ALL’ANPI PER IL 70° ANIVERSARIO DELLA SUA FONDAZIONE

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani invia il suo saluto ed il suo augurio di buon lavoro all’ANPI nel 70° Anniversario della sua fondazione.

È questa un’occasione per ricordare insieme le comuni battaglie per la libertà ed il riscatto civile della Patria, distrutta dalla guerra e dalla occupazione dello straniero. L’Italia, che aveva perduto con la dittatura e la guerra il fondamento della sua stessa identità e della sua unità, seppe ritrovare se stessa e la propria dignità civile, combattendo con l’invasore, contro tutte le sopraffazioni e le persecuzioni.

Da quello spirito di civile identità fondata sulla libertà e dallo sforzo di tutte le componenti della nostra democrazia nacque la Costituzione: il patto fra i cittadini, fra le nostre tradizioni democratiche e le nostre culture.

Nella storia della nostra Repubblica abbiamo dovuto e saputo, nell’ambito delle libertà democratiche, fare anche scelte diverse, senza perdere di vista i valori della Resistenza e della Costituzione.

In un momento grave per la vita del nostro Paese, vi giunga il nostro augurio affinchè la memoria di quei giorni, parli alle nuove generazioni per guidarle verso un avvenire di pace e di dignità, per la nostra Italia e per la nostra Europa.

 

On. Giovanni Bianchi (Presidente Nazionale); Sergio Giliotti (“Sparviero”), Anna Maria Olini, Carla Roncati (Vicepresidenti); Bartolo Ciccardini (Segretario Nazionale)

6 Giugno 1944

Gli Alleati sbarcano in Normandia.

A Colle Siccu (Castelmadama) uccisi 11 uomini per rappresaglia.

Il CLN dell’Italia Centrale costituisce l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Il 5 aprile 1945, con il decreto luogotenenziale n.224, riceve la qualifica di Ente Morale, acquisendo personalità giuridica. Il 27 giugno 1945, con la fusione con il CLN Alta Italia, l’associazione diviene definitivamente e veramente nazionale, rappresentando tutto il partigianato italiano. 16 suoi esponenti verranno chiamati quali consultori alla Consulta Nazionale. Nel 1947, al suo primo Congresso Nazionale, verrà eletto Presidente Arrigo Boldrini (Bulow), Medaglia d’Ooro al Valor Militare.

5 Giugno 1944, Roma

Alle 10 del mattino, partigiani della “Banda Roma”[1] di Prima Porta, al comando del capitano Raffaele Ridolfi, si battono contro i tedeschi di una colonna composta da sei camion, tre autovetture e due carri armati. Uno dei carri armati viene bloccato da Felice Rosi, 19 anni, che riesce a piazzargli due bombe a mano nei cingoli. Perde poi la vita colpito in pieno da una raffica di proiettili, mentre tenta di bloccare anche l’altro carro.

Combattendo sulla via Salaria, cade ucciso Ugo Forno[2], “Ughetto”, un ragazzo di tredici anni figlio unico di un invalido, che con i suoi compagni riesce ad evitare che i tedeschi facciano saltare il ponte sull’Aniene. Colpito al suo fianco, muore in ospedale Francesco Guidi. Resterà mutilato di un braccio Sandro Fornari.

Le squadre socialiste dei fratelli Piacentini, dopo uno scontro a fuoco, occupano la caserma Mussolini che presidieranno fino al 10 giugno, per consegnarla poi ai soldati francesi.

Un cecchino fascista a Tor Pignattara, uccide il partigiano Pietro Principato, l’ultimo tra i caduti della Resistenza romana.

Il generale Roberto Bentivegna, che si era rifugiato in Vaticano, viene nominato su designazione del CLN, comandante militare e civile di Roma.

Vittorio Emanuele III trasferisce i suoi poteri al figlio Umberto di Savoia, nominandolo Luogotenente Generale del Regno.

Nella notte tra il 5 e il 6 giugno, i tedeschi bombardano Monterotondo. Numerose le vittime.

 

[1] La “Banda Roma” faceva parte del Fronte Clandestino Militare della Resistenza.

[2] Avvolto in una lacera bandiera tricolore, il suo corpo venne portato alla clinica Inail di via Monte delle Gioie. Per lui e alla sua memoria è stata proposta una medaglia d’oro. Ancora oggi è solo una proposta senza alcun esito.

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