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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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MARZABOTTO 76° Anniversario dell’eccidio nazifascista 1944-2020

 La fede, il perdono, e l’amore fraterno, sono stati dalla fine del 2° conflitto mondiale nel pensiero di pace, democrazia, e di quel bene inalienabile che si chiama “Libertà”. Il solo obiettivo irrinunciabile dei massimi esponenti del mondo combattentistico e partigiano, al solo scopo di realizzare un vivo desiderio: che il rinnovamento morale e la crescita civile riescano a consolidare e rendere sempre più forte, una valida e concreta difesa delle istituzioni, quel grande patrimonio universale di fratellanza tra i popoli, conquistato con enormi sacrifici di fame, dolore e sangue. Dal 29 settembre al 5 ottobre di quest’anno, anche se in forma contingentata a Marzabotto saranno ricordati tutti i caduti vittime delle atrocità nazifasciste. Negli anni passati il grande organizzatore delle cerimonie ufficiali, alla presenza delle massime autorità istituzionali, civili, militari e religiose, italiane ed estere, che insieme vinti e vincitori, pronunciavano in coro una sola frase “MAI PIU’”. Il maestro di cerimonia era un testimone dell’eccidio, il suo nome era “DANTE CRUICCHI”, non più tra noi. Insieme a lui c’era un giovane sindaco di Marzabotto “ANDREA de MARIA”, oggi parlamentare che ha sempre operato alacremente per diffondere la storia nelle scuole del suo comune, e non solo. A Marzabotto, Monzuno ed altri comuni limitrofi operavano i partigiani della “Banda del Lupo”, tra i partigiani vi era anche un indiano “Sik” (Come si evince dalle foto storiche gelosamente custodite nell’archivio documentale di Marzabotto. L’efferata strage, compiuta dai tedeschi con la complicità dei fascisti, e con due reggimenti delle SS al comando del maggiore Walter Reder, circondarono Marzabotto, sterminando per rappresaglia, 1863 civili, donne e uomini di ogni età. I resti dei martiri oggi sono custoditi in un ossario presso il comune. I nazisti hanno effettuato l’eccidio con l’avallo dei fascisti che sono stati riconosciuti, da alcuni testimoni dall’accento toscano pronunciato da alcuni di loro. Potrei raccontare sulla tragedia di Marzabotto tante altre storie, avendo frequentato il comune non solo in occasione della cerimonia ufficiale della prima domenica di ottobre di ogni anno, ed in compagnia con i protagonisti della lotta partigiana, nonché di aver fotografato ed intervistato alcuni testimoni scampati alla strage. Ricordare Marzabotto e tutti gli altri luoghi degli eccidi, è un insegnamento che dobbiamo trasmettere per contribuire in modo tangibile alla soluzione dei vitali problemi della distensione, della pacifica convivenza, della giustizia sociale, per combattere l’indifferenza che oggi alberga in Paesi dove si vuole imporre il dogma dell’arbitrio e della sopraffazione. La libertà è come l’aria, ci accorgiamo che è importante solo quando viene meno. L’augurio che tutti ci proponiamo in questo particolare momento che stiamo vivendo a causa della Pandemia, è che nella sofferta memoria e storia dei testimoni protagonisti della seconda guerra mondiale (1939—1945), i giovani sappiano trarre forti motivazioni ideali in difesa dei valori umani e civili per i quali la nostra Costituzione Repubblicana richiede a tutti il costante impegno per rafforzare: La Giustizia, La Libertà e soprattutto La Pace. Noi giovani di ieri, abbiamo il dovere di far rivivere ai giovani di oggi, la storia con parole di fiducia, di conforto e di speranza, che i nostri padri ci hanno trasmesso con i loro racconti. Un grande insegnamento proviene dalle parole di “Sandro Pertini”. Oggi i giovani non hanno bisogno di comizi e di sermoni: Hanno bisogno dell’esempio. 

Durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite

“Durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite dobbiamo riflettere sul ruolo svolto e su quello che attende il futuro questa istituzione sovranazionale che è costretta a mediazioni quasi impossibili fra i molti poli etnici sociali e culturali del pianeta. Non riesce ad essere organismo multiculturale perché l’umanità è attraversata dalla rivendicazione di troppe identità. Tocca a tutti e a ciascuno far crescere una mentalità di fraternità planetaria. Aspettiamo fiduciosi anche L’Enciclica di Papa Francesco sulla fraternità. I Partigiani Cristiani ne devono essere testimoni e promotori a causa delle loro radici”. Queste le parole della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia.

150°Anniversario Breccia di Porta Pia

Il 20 settembre si celebra il 150° anniversario della “Breccia” di Porta Pia. Per la storica data è stato predisposto un fitto programma che pur con le limitazioni del Covid-19 non priva la importante Ricorrenza di una adeguata significativa celebrazione.

Il programma della manifestazione:

9.20 Arrivo del Capo di SM dell’Esercito ricevuto dal Comandante Militare della Capitale e dal Presidente dell’ANB, Gen. B. (ris.) Ottavio Renzi 9.25 Arrivo del Capo di Stato Maggiore della Difesa ricevuto dalle prefate autorità 9.30 Arrivo della Massima Autorità, ricevuto dal Capo di SM della Difesa 9.31 Deposizione di una corona di alloro da parte della Massima Autorità 9.35 Trasferimento a piedi presso il Museo Storico dei Bersaglieri 9.37 Visita mostra storica, emissione francobolli celebrativi, proiezione filmato celebrativo. 9.50 Termine visita.

In rappresentanza della nostra Associazione sarà presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

Mostra fotografica sulla Resistenza

 Pubblichiamo la locandina della Mostra fotografica sulla Resistenza che terremo presso il Circolo ACLI Giovanni Bianchi di Lambrate a Milano.

8 SETTEMBRE 1943 – 8 SETTEMBRE 2020: STORIA E MEMORIA

Ricordare la Roma dell’8 settembre 1943 è un diritto-dovere che abbiamo nei confronti di tutti coloro che hanno combattuto e sono caduti per difenderla. In due giorni Roma era una città assediata, oltre che dai tedeschi e dai fascisti, anche dalla fame. Gli scontri dell’8 settembre 1943 a Porta San Paolo avevano lasciato il segno e dato vita ai combattimenti che si svilupparono in tutto il Lazio con rapidità: 8, 9 e 10 settembre 1943 si combatté alle porte di Roma, alla Montagnola e a Monterotondo dove arrivarono le truppe tedesche paracadutate. Divampò così una lotta armata che coinvolse i Castelli Romani, la Sabina, la Valle dell’Aniene, la Ciociaria, l’Agro Pontino e la linea Gustav costruita dai tedeschi per impedire l’avanzata degli Alleati su Roma. L’avanzata degli Alleati sarà infatti lenta (secondo le loro strategie militari) ma inarrestabile fino al 4 giugno 1944 – Roma liberata – e fino al 25 aprile 1945: giorno della Liberazione dell’Italia.L’8 settembre rappresenta anche l’inizio della Resistenza Europea: non una data retorica quindi, ma una memoria e una “Storia Patria” per coloro che credono nei valori della Libertà e della Democrazia.

Accadde oggi: 8 settembre 1943

“I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell’adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all’improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza”.Piero Calamandrei

Il ricordo di Umberto Armanino dell’8 Settembre 1943

Oggi è una giornata memorabile, una giornata che ha segnato ha scritto la storia della Libertà e Democrazia del popolo italiano. All’8 settembre 1943, ragazzi, uomini, cittadini comuni come mio Padre Armando recentemente salito al cielo e suo fratello Lorenzo, al proclama via radio del Maresciallo Badoglio, NON sono scappati in altri paesi, ma hanno iniziato “la lotta di liberazione” con le prime azioni di sabotaggio ad appannaggio del nemico invasore. Mentre gran parte del nostro esercito “non aveva capito la situazione”, per i fratelli Armanino e poi delle popolazioni dell Alta Val Di Vara e Val Taro Tarsogno Tornolo, Albareto Prov Parma, Proloco Varese Ligure, ogni giorno che passava, la situazione era sempre più chiara.Da qui, di casa in casa il gruppo divenne sempre più numeroso e il “passaparola” diventò virale.Azioni su azioni a disturbo del nemico fecero poi formare la prima Formazione Partigiana Regolare, la Brigata Cento Croci, a Comando del leggendario Salvestri Federico “Richetto” Oggi, a ricordo di quanto fatto dai nostri Padri e dai nostri Nonni, è necessario portare avanti e fare nostra, la conquista della Libertà e Democrazia del popolo italiano, che va difesa da ogni tipo di invasione!Umberto Armanino

19 agosto 2020: 66 anni fa l’addio a De Gasperi

Il 19 Agosto 1954 moriva a 73 anni nella sua casa a Borgo Valsugana, il cofondatore della DC, primo presidente della Repubblica Italiana, considerato tra i padri dell’Unione Europea e soprattutto della ricostruzione del nostro Paese: Alcide De Gasperi.

La Presidente Mariapia Garavaglia, impossibilitata a partecipare fisicamente alla celebrazione della Messa in suo suffragio, ha dichiarato: “Oggi ogni italiano dovrebbe essere informato di quale grande statista ricorre la memoria. Alcide De Gasperi amò la Patria più di ogni altra realtà. Tutti i Partigiani, cristiani e non, sono invitati ad assumere questo rinnovato impegno di resistenza: per l’Europa e per la Pace”.

Oggi alla Messa celebrata per commemorarlo nella Basilica di San Lorenzo al Verano erano presenti l’On. Flavia Nardelli Piccoli, il Vicesindaco di Roma Luca Bergamo, l’On. Lucio D’Ubaldo, il Prof. Giulio Alfano della Pontificia <università Lateranense ed il nostro Consigliere Nazionale Cav. Uff. Aladino Lombardi.

76 anni eccidio Sant’Anna di Stazzema

La più grave strage di civili di Stazzema 76 anni fa. Il nazismo sconfitto nella storia, suscita fascino in sacche di società e tra giovani privi di conoscenza critica. Onoriamo i martiri della libertà ma dobbiamo sentirci impegnati a ricordarli non solo con le commemorazioni. Dobbiamo alimentare il dibattito fuori dai riti commemorativi. Dobbiamo organizzarci per suscitare interesse alla storia di quel periodo macchiato da crimini contro l’umanità. Alla recrudescenza dell’odio che infetta la società deve corrispondere una grande proposta culturale. Ormai esiste una generazione che non sa nulla delle tragedie che abbiamo alle spalle. La prevenzione è conoscenza.
Mariapia Garavaglia

Il discorso del Presidente Mattarella:

https://www.quirinale.it/elementi/50060

GUGLIELMO JERVIS: “Muoio per aver servito un’idea”

ll 5 agosto 1944 muore fucilato da un reparto di SS italiane a Villar Pelice (TO) GUGLIELMO JERVIS (43 anni, nome di battaglia “Willy”) ingegnere, Partigiano, Antifascista e Azionista. Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Willy Jervis nasce a Napoli il 31 dicembre 1901 da Tomaso Jervis (1872-1950), dirigente aziendale, e da Bianca Quattrini (1876-1945), appartenente a una famiglia di medici e pastori valdesi trasferitasi dalla Toscana a Torre Pellice.
 Primo di cinque figli, si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano. Dopo il servizio militare come ufficiale di artiglieria, concluso nel 1926, lavora per alcuni anni per l’azienda Frigidaire, specializzata nella produzione di frigoriferi.
 Impegnato nei gruppi giovanili valdesi, coglie i limiti della teologia liberale e si avvicina al pensiero teologico di Karl Barth.
Dal 1931 al 1933 è responsabile amministrativo della rivista “Gioventù cristiana”, ispirata alle posizioni barthiane e diretta dal pastore Giovanni Miegge.
 Nel 1932 sposa Lucilla Rochat. Nel 1934 è assunto dalla Olivetti. Inizialmente direttore di una filiale a Bologna, l’anno successivo è trasferito a Ivrea presso l’Ufficio ispezione centrale.
Diventa poi direttore della scuola apprendisti meccanici.
Si avvicina al Partito d’azione; nell’agosto del 1943 partecipa alla riunione di fondazione del Movimento federalista europeo a Milano e d opo l’8 settembre 1943 l’ingegnere non esitò ad entrare nelle file della Resistenza e sua prima attività (era un provetto alpinista e conosceva bene l’inglese), fu quella di far passare clandestinamente in Svizzera decine e decine di ex prigionieri di guerra alleati.
 Ricercato dalla polizia nazista e da quella fascista, Guglielmo Jervis decise di trasferirsi in Val Pellice e qui, grazie anche ai contatti che aveva avuto in Svizzera con i servizi segreti alleati, organizzò sopra Angrogna il campo che ricevette il primo lancio d’armi per i partigiani effettuato dagli Alleati nelle Alpi occidentali. Willy, con questo nome avrebbe militato per non molto tempo nella Resistenza, era intanto entrato a far parte del primo Comitato militare del Partito d’Azione che lo nominò commissario politico regionale delle formazioni “Giustizia e Libertà” operanti in Piemonte.
Durante una missione in Val Germanasca, Willy finì nelle mani dei tedeschi. Aveva con sé documenti militari compromettenti e i nazisti capirono di aver pescato un pesce grosso.
 Sottoposero per giorni e giorni Willy ad atroci torture, ma l’ingegner Jervis non si lasciò sfuggire la minima informazione.
Nella notte fra il 4 e il 5 agosto Willy ed altri quattro partigiani furono trasportati sulla piazza di Villar Pellice e fucilati.
 All’ingegnere fu riservato un trattamento particolare: il suo cadavere fu lasciato appeso, per ludibrio, ad un albero.
 Qualche tempo dopo, proprio al di là del muro contro il quale i partigiani erano stati messi a morte, fu trovata una piccola Bibbia che Guglielmo Jervis portava sempre con sé; sulla copertina del volumetto si trovarono, incise con uno spillo, queste parole:
 “Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea”.
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Appello a Mattarella per ricordare le infamie della RSI a Desenzano

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