ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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Il treno che bucò il fronte di Stefano Ballini

Segnialiamo il film amatoriale di Stefano Ballini sulla memoria, distribuito esclusivamente in internet.

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, Provincia di Lucca, Provincia di Firenze, Comune di Marzabotto, Comune di Stazzema, Unione Comunale del Chianti Fiorentino (Tavarnelle VP, San casciano VP, Barberino VE)

Inoltre patrocinio di: Comitato Onoranze per i Martiri di Sant’Anna di Stazzema, Associazione Martiri di Sant’Anna, Associazione Familiari Vittime Eccidio di Marzabotto, Parco Nazionale della Pace.

Il film è visibile gratuitamente all’indirizzo http://www.treno1944.com .

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo avere visto il video lo ha invitato a partecipare al giorno della Memoria al Quirinale il 29 Gennaio 2013.

 

 

Odoardo Focherini: ribelle per amore,beato per il nostro tempo

Fedele laico di Azione Cattolica, amministratore dell’Avvenire d’Italia, fu un martire della fede: morì infatti in un lager nazista nel 1944 per aver salvato molti ebrei. Il 15 giugno sarà beatificato a Carpi.

(Per leggere tutto l’articolo clicca su: http://www.incrocinews.it/arte-cultura/odoardo-focherini-ribelle-per-amore-br-beato-per-il-nostro-tempo-1.76Odoardo Focherini971).

COSTITUITI A FROSINONE I GRUPPI DI “RESISTENZA E COSTITUZIONE”

Si è svolto a Frosinone nelle sede provinciale delle ACLI un incontro, tra il Presidente regionale e Commissario delle ACLI di Frosinone Soldatelli e il Presidente Provinciale dell’Ass. Naz. Partigiani Cristiani Costantini e i loro collaboratori, per la costituzione dei gruppi di lavoro di “Resistenza e Costituzione”.
I Gruppi avranno il compito di tenere vivo, anche nella nostra provincia, la memoria di quei valori che aiutarono gli Italiani ad uscire dall’abisso della dittatura e della guerra e di ritrovare quel coraggio che permise di salvare la nostra Patria contro ogni speranza.
Nel corso del cordiale incontro sono state individuate alcune iniziative da svolgere a breve e medio termine per il concreto inizio dell’attività  dei Gruppi stessi.
Il rappresentante dell’A.N.P.C. ha fatto omaggio al Commissario di alcune pubblicazioni curate dall’Associazione con il contributo della Regione Lazio.

Frosinone

Memoria della Resistenza e pacificazione degli italiani

Ci ha scritto un carissimo amico, figlio di una grande personaggio della DC, domandandoci se il nostro modo di celebrare la Resistenza, non abbia il risultato di impedire la “pacificazione” degli italiani. Così abbiamo risposto.

Caro Nicola,

ho messo da parte la tua lettera perché ritenevo che la tua franchezza e la mia stima per te rendessero necessaria una spiegazione. Tu pensi che si “debba superare una volta per tutte il capitolo della Resistenza e definirla come tanti storici ormai già fanno una guerra civile tra due minoranze”. E questo sarebbe “un contributo maggiore ad una storia italiana finalmente condivisa”.

Come tu ben sai, il giudizio storiografico non è mai neutrale ed è sempre attuale. Giudicare un episodio della storia romana ci serve per collocarci nella storia attuale. Ora la definizione della Resistenza come guerra civile tra due minoranze è riduttiva rispetto a quello che realmente avvenne. Certamente il peso maggiore della sconfitta italiana prima e della sconfitta tedesca poi fu determinato dall’intervento alleato. Certamente l’azione militare dei partigiani sostenuti dalla alleati  fu limitata per le particolari condizioni della occupazione tedesca. Tuttavia grazie a questo contributo sopravvisse una identità ed una continuità dello Stato italiano. Non vi fu quel vuoto che si verificò, ad esempio, nella storia tedesca.

Ma la Resistenza non fu solo di “poco più di centomila partigiani”. Questi potettero operare perché esisteva un atteggiamento di tutta la società civile, come ben dice Scoppola, che cominciando dal dare aiuto ai prigionieri, dal nascondere gli ebrei, dal trovare rifugio ai renitenti alla leva, dallo sfamare gli sbandati, dal curare i feriti,  fino al nascondere gli stessi partigiani si dichiarò contraria all’occupazione tedesca e a coloro che la sostenevano.

È questo il motivo per cui un grande numero di sacerdoti partecipò alla Resistenza e 440 di essi furono uccisi perchè venivano identificati come capi e maestri naturali di una società che rifiutava l’imbarbarimento della guerra civile.

Ma era solo l’avanguardia di una società impregnata di cristianesimo che non voleva arrendersi agli spietati comportamenti della guerra e delle ideologie di guerra. Così si salvò un modo di essere della identità italiana. Questo giudizio storiografico sulla Resistenza si distingue sia dalla polemica contro “l’attendismo” fatta dai comunisti (che valorizzavano le loro azioni militari e ritenevano debole la resistenza civile), sia dal giudizio della “zona grigia” (che immagina che la grande maggioranza degli italiani assistesse neutrale ed impaurita allo scontro di due minoranze violente), che sarebbe stata la vera realtà italiana di quel periodo. Questo giudizio storiografico non esclude assolutamente la condanna delle vendette non necessarie, altrettanto disumane e illegali, e non presuppone la mancanza di pietà per i vinti. Per spiegarti bene il giudizio sulla parte “giusta” ti porto un esempio più antico e meno discusso. Io ho simpatia per quei cattolici meridionali che insorsero contro i francesi che avevano occupato il Regno di Napoli in difesa dei loro principi religiosi, della loro patria, della loro legittima monarchia. Non erano eroici? Furono eroici e non ebbero mai il riconoscimento che ebbero, nella medesima situazione coloro che combatterono i francesi nella Spagna o nella Germania occupate, dove gli insorgenti sono considerati eroi nazionali.

Ma, detto questo, devo anche dire che rispetto ai principi che avrebbero fondato l’unità d’Italia essi furono dalla parte sbagliata, senza che venga meno il mio rispetto e la mia ammirazione.

Esprimere un giudizio più pacato è necessario per una necessaria pacificazione, ma la pacificazione non deve essere una rivalutazione  e  una deformazione del giudizio storiografico. I sostenitori di una revisione del giudizio storiografico  incominciano mai a pacificarsi con quei personaggi del fascismo (Grandi, Ciano, Bottai) i quali, in un organo, allora considerato legittimo, decisero di licenziare Mussolini con il suo stesso consenso. Non ho visto nessun gesto di comprensione, di rivalutazione o di revisione del loro operato. Rimane per essi valida la loro fucilazione a Verona.

Infine, come dice Scoppola, resta il fatto che la Costituzione si fonda su quel giudizio storiografico e da esso prende forza e vigore la identità italiana, riscattata dagli errori delle varie ideologie novecentesche.

Per quanto riguarda la tua opinione di ricordare anche il contributo degli ufficiali e dei soldati dell’esercito italiano, sono d’accordo con te. Noi ricordiamo i Partigiani Cristiani per rivalutare il contributo dei cattolici, ma con esso anche il contributo dell’esercito italiano, di tutti gli italiani, dei soldati italiani che preferirono il campo di concentramento per non rinnegare il loro giuramento, approvando pienamente l’invito di Ciampi a valorizzare e a celebrare anche questa Resistenza.

Inoltre non ho alcuna difficoltà ad ammettere che il fascismo ebbe il consenso del popolo italiano fino al 1938, anche se questo consenso era inquinato da una violenza psicologica e morale più sottile e più inaccettabile della già inammissibile violenza armata del manganello e dell’olio di ricino.

Siamo in ogni caso figli della nostra storia e dobbiamo tutti in ogni momento prestare attenzione ad essa,

Tuo Bartolo

2 giugno 2013 Montelana (Pc)

ANPC PIACENZA – discorso 2 Giugno del Presidente Mario Spezia

Il 2 giugno 1946 si  verificarono, contemporaneamente tre grandi eventi della nuova storia italiana: il Referendum Monarchia – Repubblica, l’elezione della Assemblea Costituente, il voto politico a suffragio universale: quindi il voto alle donne.

Non tutto era stato semplice, come si può immaginare; si trattava della prima, vera, fondamentale prova di operatività istituzionale che il Governo, emanazione del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale), doveva affrontare.

Non era solo questione di rivendicare ed imporre un concetto, una prassi democratica; si trattava di rompere tabù che si perdevano nella notte dei tempi e superare la paura che questa Italia così unita nella sua territorialità e nella sua religiosità, ma così scomposta nella sua società civile, potesse non rispondere positivamente a quel sentire repubblicano, di gran lunga maggioritario all’interno della Consulta Nazionale e del Governo.

In effetti  il voto unanime con il quale l’Assemblea Costituente decretò la nascita della nuova Costituzione, accusava, da un lato dentro di sé, tutta l’immane tragedia che la guerra aveva calato sull’Europa e sull’Italia, in termini di morti, di stermini, di distruzioni e di epocali trasmigrazioni; dall’altro poteva contare quasi unanimemente, nella sua diretta provenienza partigiana laddove “…si verificava… un’insurrezione che era totalmente politica e che fu la nascita, la fabbrica di una democrazia“ (Giorgio Bocca: Repubblica).

“La nostra Resistenza fu un evento rivoluzionario come fatto, ma il cui esito fu il superamento della Rivoluzione per arrivare ad una piena cultura della democrazia” (Pietro Scoppola: Repubblica).

La Resistenza fu dunque anche e soprattutto una prima fase Costituente, la premessa e la promessa di una Costituzione Democratica, il nerbo, l’ossatura per una nuova volontà e mentalità tesa all’instaurazione di un sistema definitivamente democratico in Italia.

E per la  Resistenza questi territori, e le sue popolazioni, hanno visto e recitato una parte fondamentale ed indimenticabile.

A cominciare dalle ore 12 del 24 maggio 1944 quando, al rintocco delle campane, Morfasso diventa la prima amministrazione democratica, ufficialmente creata, nell’Italia occupata e Paolo Selva (il comandante Selva – Vladimiro Bersani) ne diviene il primo Sindaco.

E’ questo il primo atto concreto che segue l’organizzazione, in Val d’Arda, delle truppe partigiane a partire dall’8 settembre ’43; organizzazione che il CLN piacentino aveva affidato al comandante Selva per arrivare all’unificazione delle formazioni partigiane della Val d’Arda conclusa l’11 Aprile del 1944 con la costituzione della 38° Brigata d’Assalto Garibaldi al comando di Selva che chiama Prati come suo vice; Brigata che ha al suo interno i distaccamenti:

–        quello pilota,sul monte Lama e sul monte Santa Franca;

–        un altro al comando di Primo Carini (Pipp), a Settesorelle;

–        un terzo al comando dello Slavo, sul monte Moria;

–        un altro al comando di Inzani.

 

Il primo atto ufficiale fu la liberazione  di Morfasso e dei comuni dell’alta Val d’Arda a cui fece seguito il primo rastrellamento tra il 4 ed il 10 giugno ’44, che causò un comprensibile disorientamento tra le formazioni partigiane ma quell’ operazione bellica preannunciata con tanta sicurezza, fallì completamente.

Citiamo testualmente i ricordi del comandante Prati:

Ero ansioso di fare l’inventario dei guasti subiti dalla nostra organizzazione.

Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione del Pip con i suoi trentacinque patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci. Gli spauriti territoriali che ne componevano la guarnigione furono in breve costretti alla resa e lasciati liberi di tornare alle loro famiglie dopo aver, ovviamente, consegnato le armi. Poiché la stazione era dotata in abbondanza di munizioni e materiale di vettovagliamento, il Pip dovette provvedere a reclutare il camioncino Fiat 604, di certo Luigi Gallinari da Groppovisdomo, per trasportare il suddetto materiale fino a Prato Barbieri. Da lì, a mezzo di tregge montanare, trainate da buoi, sarebbe stato fatto giungere al loro quartiere sul Santa Franca.

Perché provvedessero a questa incombenza furono fatti salire sull’automezzo anche tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini con il Pip sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento.

A quell’altezza, oltre mille metri, a quell’ora, di notte, benché si fosse già al 4 di giugno, era piuttosto freddo. Non fu difficile raccogliere sterpi e frascume di faggio, abbondante nella zona, ed accendere un bel fuoco ristoratore. La stanchezza ed il tepore li portarono gradualmente al sonno senza aver prima predisposto turni di guardia poiché si sentivano al sicuro. Fu invece quel sonno una mortale trappola del destino.

Improvvisamente infatti, all’incerta luce dell’alba lungo il sentiero che da Prato Barbieri per Montelana porta al S. Franca, si profila una lunga colonna di tedeschi che spinge davanti a sé alcuni civili. 

Le donne e gli anziani del piccolo paese stanno seguendo con terrore, da dietro le rustiche persiane socchiuse, la lunga schiera che ormai sta affrontando l’erta sassosa che porta al monte. Neppure loro sanno dei tre addormentati a pochi metri dalle case.

Ormai anche la retroguardia ha superato il paese e i trepidanti montanari pensano che il peggio sia passato; ma si sbagliano. Un sinistro crepitio rompe improvvisamente il silenzio della valle. Chi avranno colpito? Tremano e si chiudono nelle case, mentre fuori grida di trionfo fanno eco agli spari.

Il nemico, partito da lontano per distruggere per sempre i ribelli del Lama e del Santa Franca, finalmente li ha incontrati! Una preda facile: tre giovani che la stanchezza e la sicurezza di aver i compagni alle spalle aveva offerto alle sue armi nel sonno. Non ha pietà, non sente vergogna di colpire in modo così vile e facile.

Li ha abbandonati lì, sul sentiero montano, con il viso lacerato dagli squarci delle ferite; i miseri corpi rattrappiti nelle innaturali contrazioni in cui li ha fissati l’estremo spasimo della morte.

Sono i primi tre caduti della “Valdarda”. La sera stessa, don Giuseppe Borea, parroco di Obolo, saputo dell’eccidio si reca sul posto sfidando il nemico per benedire e ricomporre le salme straziate ed il giorno che seguì le fece trasportare al cimitero della sua parrocchia dove provvide alla tumulazione provvisoria.

Un’altra fucilazione si ebbe il pomeriggio di quella stessa domenica al vicino passo di Santa Franca. Il giovane Eugenio Silva di Tiramani, ventenne, imbattutosi nel bosco in una pattuglia, venne fucilato sul posto. Inutilmente aveva alzato le mani  in segno di resa.

            Non vi era l’alternativa della cattura e della prigionia? Quei quattro giovani facevano parte dei partigiani che fino a quel giorno avevano rilasciato senza offesa e senza danno tutti i militi, pur catturati in combattimenti, che si erano insediati nella loro montagna per braccarli e perseguitarli. Poche ore prima ne avevano rimandati alle loro case diciassette. Chiedevano solo di essere lasciati in pace, di non essere costretti a servire ancora un padrone che non riconoscevano legittimo, un regime che tante sventure aveva portato alla patria.

            “Sono ribelli, sono fuorilegge!” era la trasparente scusa dietro cui i nemici di Berlino e di Salò tentavano di giustificare le loro tristi azioni di quei giorni e lavare la loro coscienza. Era la giustificazione del più forte.

Erano  ribelli: sì, ma anche uomini con una loro legge: legge d’onore, per la quale erano morti. Vennero pensieri di vendetta a quella notizia, ma tornò subito la riflessione ed il senso della propria coscienza e della propria dignità; continuammo ad essere i cavalieri della montagna che seppero trattare i loro nemici da creature umane. (così ricordava nel suo libro quegli avvenimenti il comandante Prati)

 Dal sacrificio di questi ragazzi, ma anche dei tanti civili, dall’impegno dei sacerdoti e della popolazione intera, così come ancora recentemente dimostrato dall’avvio dei processi di Beatificazione di don Beotti e del prof. Berti, si può affermare che dal crogiolo della Lotta di Liberazione, dalla guerra partigiana e dall’impegno Resistenziale, la nostra Costituzione porti l’impronta di uno spirito universale.

            Ne consegue chiaramente che ogni eventuale sostanziale revisionismo della stessa deve assolutamente corrispondere a comprovate necessità istituzionali e deve interpretare un’esigenza sentita dalla stragrande maggioranza degli italiani in modo che sia evidente il rispetto dello  storico e quasi sacrale valore della nostra Costituzione.

Valori che dobbiamo perpetrare e rivivere in nome di questi nostri eroi che ci hanno permesso di vivere in una società ricca e prospera, è in nome e nel ricordo loro che dobbiamo rivivere anche questo 2 giugno alla ricerca dei valori e degli ideali.

 

E il compito è affidato personalmente ad ognuno di noi, nessuno escluso; sull’esempio di chi, in passato, si è battuto per il bene ed il progresso dell’intera comunità con uno slancio ed uno spirito sempre rivolto al bene comune, dobbiamo anche noi, ognuno di noi, nel momento della difficoltà, della crisi, della messa in discussione delle certezze che ci hanno accompagnato in questi anni, dobbiamo ritornare a comprendere la necessità dell’impegno personale quale molla fondamentale per la crescita sociale.

Sforzandoci di tornare a rivivere un impegno diretto, sociale e politico, che possa rappresentare il viatico alla ripartenza, al recupero del dialogo sociale per  una comunità che ritorni a ragionare e lottare insieme, con speranza e fiducia alla ricerca del bene comune.

Nuove e pericolose nubi minacciano infatti la nostra democrazia e la nostra società.

La democrazia, elemento indispensabile per la costruzione di una società veramente libera e giusta basata sul rispetto della persona umana, è un bene sempre a rischio, che abbisogna di continua linfa ed energie, altrimenti rischia di afflosciarsi e, pian piano, venire meno.

La ricerca di nuove forme e modalità Istituzionali, che, puntando sulla semplificazione e sul populismo, avvelenano le menti e gli animi abbisognano di un opinione pubblica attenta e consapevole in grado di giudicare, oltre la facile propaganda mediatica, il limite che si può raggiungere, ma non oltrepassare .

Come ad esempio il dibattito che si è aperto sul “vincolo di mandato”; il principio, cioè, secondo il quale il parlamentare (ma vale per qualsiasi eletto i ogni forma e genere di istituzione)) deve obbedire al proprio gruppo, al proprio partito, al proprio schieramento.

Teoria che, sempre di più, sta trovando proseliti e seguaci nell’intera opinione pubblica superficialmente disattenta ma, soprattutto,  stanca dei continui “battibecchi” e dell’inconcludenza della classe politica.

A tal proposito, l’articolo 67 della nostra Costituzione Repubblicana cita testualmente: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Con ciò stabilendo senza indugi che i parlamentari eletti sono liberi di esercitare le loro funzioni senza essere obbligati a votare come dice loro il partito con cui sono stati eletti.

L’articolo 67 fu proprio concepito, come osservano illustri costituzionalisti,  per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento: il legame tra l’eletto e gli elettori viene dunque concepito come “responsabilità politica”, non come un “mandato imperativo”, che è espressamente vietato.

A maggior ragione, se il venire meno del vincolo di mandato viene associato con l’attuale legge elettorale, chiaramente antidemocratica, ne consegue che il Parlamento sarebbe  soggetto al volere, incontrastato ed incontrastabile, di pochi capi bastone che lo potrebbero usare a proprio uso e consumo sottraendolo alla volontà popolare (e libera) che il parlamentare deve interpretare.

Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, tra il 1946 e il 1947, la questione del libero mandato venne discussa ampiamente. Uno dei relatori, il giurista Costantino Mortati, disse:

«Sottrarre il deputato alla rappresentanza di interessi particolari significa che esso non rappresenta il suo partito o la sua categoria, ma la Nazione nel suo insieme».

Questo, poi adottato a maggioranza, era il senso di quel principio tutelato nella Costituzione entrata in vigore nel 1948.

Il parlamentare, quindi, non può accettare alcuna istruzione o direttiva vincolante quando esercita le sue funzioni: può, al contrario, agire liberamente e non esiste alcun mezzo giuridico per costringerlo a rispettare eventuali accordi, né lo si può citare in giudizio a rispondere del suo comportamento e delle sue scelte. Lo ha stabilito anche una sentenza della Corte Costituzionale (n. 14 del 1964).

In questo principio, poco conosciuto, è racchiusa una delle basi della democrazia e la certezza del mantenimento della libertà che gli eroi che oggi ricordiamo hanno dovuto ottenere a costo della vita (a puro titolo di esempio ricordiamo che Il mandato imperativo – il contrario cioè del vincolo di mandato – è presente soltanto in quattro Paesi al mondo: Portogallo, Bangladesh, India e Panama).

Ritengo quindi che in occasione di questo 2 giugno 2013 non vi sia promessa più valida e più civilmente produttiva, e maggiore riconoscimento al sacrificio estremo dei ragazzi che oggi qui commemoriamo, di quella di dichiararci punti fermi nella difesa della Costituzione innanzi a tentativi di modifica che non rispettino i parametri essenziali della natura e dell’essere di questa nostra Repubblica.

Da qui il forte richiamo, che in continuazione ci viene dal Presidente Napolitano  per cercare con determinazione di assumere dalla Costituzione la forza ed il senso di un impegno civile e solidale di tutti gli italiani anche contro le generalizzazioni e le drammatizzazioni tendenti a smontare, ritenendolo inutile e superato, parte del nostro sistema Istituzionale e politico.

Perciò è oggi importante ricordare un valore fondamentale che ci viene dalla  Resistenza e che ha segnato profondamente la vita ed il destino di tanti giovani e cioè il concetto della “responsabilità personale”; concetto nuovo e, se vogliamo, rivoluzionario per quei tempi segnati da un regime che dell’annullamento della persona umana aveva fatto il proprio credo. 

Ma valore importante e nuovo anche oggi all’interno di una società troppo individualista ed incolore.

 

“La Resistenza che continua deve preservarci dall’abitudine del comodo quotidiano, dell’indifferenza verso i problemi degli altri, come se non fossero anche i nostri. 

Di questi sentimenti devono essere permeate le nostre azioni, dobbiamo essere ancora una volta con un solo spirito: quello del bene comune. 

Ciò è vivere, non sognare.” 

Così scriveva pochi anni fa, Felice Ziliani, comandante partigiano e per decenni

protagonista dell’ Associazione Partigiani Cristiani, un Ribelle per Amore che, purtroppo, anche Lui con la sua scomparsa ci ha  lasciati più soli.

E’ con la freschezza di spirito e la giovinezza di pensiero di questo giovane, allora ultraottantenne, che lanciamo lo sguardo speranzoso  al domani anche  per rammentare, in un momento di sfiducia verso il sistema Istituzionale e politico e di disorientamento verso la grave crisi economica che rimette in discussione certezze e tranquillità che sembravano definitivamente acquisite, l’importanza ed il ruolo fondamentale ed insostituibile della Democrazia e della Libertà e soprattutto vogliamo e dobbiamo con ciò ricordare a tutti noi la necessità che per la difesa di questi principi e valori è necessario ed indispensabile, come lo è stato per la lotta di Liberazione, che ognuno di noi porti il proprio contributo e svolga al meglio la propria parte nell’interesse comune.

Viva la Patria, viva la Repubblica, viva l’Italia

Mario Spezia

Presidente Provinciale di Piacenza

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Santuario di Santa Franca 2 giugno 2013

Clicca qui per vedere il volantino ufficilae della celebrazione del 2 Giugno 2013 : volantino ufficiale

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”


                                                                                                  RIETI 30 maggio 2013

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI

 PROGRAMMA CELEBRAZIONI

70° Anniversario della Difesa di Roma: “La Battaglia della Montagnola”

L’Associazione Nazionale Partigiani cristiani (ANPC) ricorderà Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e don Pietro Occelli, Parroco della Chiesa del Gesù Buon Pastore alla Montagnola, nell’ambito delle Celebrazioni nel 70° anniversario della Difesa di Roma che si terranno il 10 settembre 2013.

Successivamente l’Associazione terrà un Convegno ad Amatrice e nella frazione di Voceto ove nacque Suor Teresina D’Angelo, figura emblematica inclusa nelle lapidi dei Caduti della Montagnola di Roma.

    L’organizzazione delle celebrazioni, che annualmente l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, l’XI° Municipio di Roma e la Parrocchia del “Gesù Buon Pastore” effettuano nel piazzale dei Caduti della Montagnola e nella Cripta della Chiesa, ha accolto la proposta avanzata dal segretario nazionale dell’ANPC on. Bartolo Ciccardini, per l’inserimento nel progetto Celebrativo di quest’anno il ricordo di Suor Teresina D’Angelo (originaria di Amatrice) e del Parroco Don Pietro Occelli, Cappellano della Resistenza.

    Due figure significative che l’Associazione vuole assumere ad emblema in quanto, con il gesto di Suor Teresina, e con la vivace attività del Parroco Don Occelli nei nove mesi di occupazione tedesca, segnarono, inconfutabilmente, l’inizio della reazione cattolica, e l’immediata “ribellione” dei cristiani ai soprusi ed alle angherie messe i atto dai nazifascisti all’indomani della proclamazione dell’Armistizio.  

    In un incontro a Roma nella sede parrocchiale, con l’attuale parroco Don Dino Mulassano, il Generale dei granatieri Ernesto Bonelli, l’on. Ciccardini ed il presidente onorario dell’ANPC della provincia di Rieti, giornalista Antonio Cipolloni, è stato predisposto un programma di massima per la giornata commemorativa del 10 settembre a Roma, che prevede:

    – Adunata dei partecipanti alla cerimonia presso la colonna rievocativa in P.za Caduti della Montagnola. Deposizione di una corona di alloro; interventi commemorativi ad opera dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e dell’XI° Municipio.

–       Seminario nei locali della Parrocchia del “Gesù Buon Pastore:

–       Indirizzo di saluto del Presidente dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna

–       Generale Ernesto Bonelli :           

“Quadro storico in cui si inquadrano gli avvenimenti dei Granatieri di Sardegna nella difesa di Roma”;

–       Onorevole Bartolo Ciccardini ANPC:        

“I valori della resistenza civile da tramandare ai giovani”;

–       Giornalista Antonio Cipolloni:                   

“L’episodio di Suor Teresina e l’operato del parroco all’inizio della Resistenza Cristiana;

–       Dott. Vito Francesco Polcaro, ANPI di Roma

“tema da definire”;

–       Don Dino Mulassano Parroco del “Gesù Buon Pastore”

Conclusione e indirizzi di commiato.

 

Un successivo incontro, promosso dal Presidente onorario dell’ANPC di Rieti giornalista Antonio Cipolloni e dall’Architetto Giulio Annibali di Amatrice, si è tenuto nella sede municipale della cittadina laziale, con il Vice Sindaco e l’Assessore alla Cultura dott. Luigi Monteforte.

In quella sede è stato preso atto del programma delle Celebrazioni del prossimo settembre a Roma, al quale il Comune di Amatrice parteciperà ufficialmente con il Gonfalone, in onore della loro cittadina Suor Teresina D’Angelo, nata nella frazione di Voceto.

Il Vice Sindaco ha inoltre accolto anche la proposta avanzata, dal giornalista Cipolloni, anche a nome del Segretario Nazionale On. Ciccardini, di ospitare dopo le manifestazioni di Roma del 10 settembre, in una data da stabilire, un Convegno dei Partigiani Cristiani a Voceto e ad Amatrice, per onorare la Suor Teresina ed il Parroco Don Pietro, che furono i primi cattolici a reagire alla occupazione tedesca.

Suor Teresina per la reazione contro un “balordo tedesco” che voleva strappare una catenina d’oro dal collo di un Granatiere appena morto, allontanato a colpi di Crocefisso;  e Don Pietro, Cappellano pluridecorato della Resistenza che promosse, con il Generale Cortellessa, la Prima Formazione Partigiana Cristiana fin dalle prime ore dell’occupazione Nazista di Roma, con sede nella Parrocchia del Gesù Buon Pastore.

 

 

 

CIRCOLARE ORGANIZZATIVA (dopo il Consiglio Nazionale di Parma)

A TUTTE LE SEZIONI ANPC

OGGETTO: Programma di lavoro

 Cari amici,

andiamo verso un nuovo capitolo del nostro anno di lavoro.

A)     70° Anniversario del Codice di Camaldoli

La Resistenza Cristiana incomincia con la redazione di un documento scritto per ricostruire l’Italia dopo il fascismo, quando  Mussolini non era ancora caduto. Per questo è importante celebrare il ricordo del Codice di Camaldoli, documento preparato nel Luglio del 1943. In quella occasione un gruppo di professori dell’Università Cattolica, insieme ai dirigenti delle associazioni cattoliche e ad alcuni tecnici dell’economia, prepararono un programma che sarebbe stato il nucleo centrale del “miracolo italiano”. Vorrei che in questi due mesi dedicati al tesseramento voi facciate nelle maniere più diverse una commemorazione, un ricordo ed un esame su questo avvenimento. A questo scopo vi mando questo breve studio di Giorgio Campanini (Campanini su Camaldoli) ed un articolo di Bartolo Ciccardini (Articolo sul Codice di Camaldoli x commemorazione) su quello che avvenne a Camaldoli.

Questo vi servirà per documentarvi nella riunione o incontro o commemorazione che farete.

B)     Il contributo dei  sacerdoti alla Resistenza

Vi prego anche di esaminare questa idea che è emersa in occasione della celebrazione di Don Enrico Pocognoni a Macerata: “Il contributo di sangue dei sacerdoti italiani e soprattutto dei parroci è stato raccontato come se fossero una serie di episodi isolati. Ciascuno bellissimo ed esemplare per il sacrificio, per l’ideale cristiano, per l’amore della Patria, ma tenuto nell’ambito locale come episodio unico. Invece non fu un episodio unico. Tutta la zona civile della Resistenza, del rifugio, del soccorso e della restaurazione della dignità della persona umana avvenne sotto la guida naturale dei parroci e dei sacerdoti. La polemica dell’attendismo e della zona “grigia” ci hanno tolto la possibilità di esaminare questo fenomeno nel suo insieme. Ma la testimonianza che questo fosse un fenomeno diffuso e significativo ci viene dallo stesso comportamento dei tedeschi che ricercavano sempre nei sacerdoti le persone che ritenevano i capi naturali delle popolazioni resistenti e davano forme di particolare severità e di minacciosa esemplarità alle esecuzioni dei sacerdoti”.

Il Contributo dei sacerdoti alla Resistenza non è riconosciuto come valore generale importante e rappresentativo della Resistenza Civile.

Dovrete quindi preparare la commemorazione dei tanti sacerdoti perseguitati, torturati ed uccisi nella Resistenza e ricordarli non come episodi singoli, ma come momenti significativi generali, che hanno visto i sacerdoti italiani essere il fulcro, la guida e la rete rappresentativa dei valori della Resistenza.

C)     Le donne nella Resistenza

Il Consiglio Nazionale tenutosi a Parma ha incaricato la nostra delegata femminile Carla Bianchi Iacono, figlia del martire Carlo Bianchi (coautore con Teresio Olivelli della “Preghiera del Ribelle”) di preparare un particolare programma di ricordo della partecipazione femminile alla Resistenza. Scrive Pietro Scoppola: “Bello e pienamente condivisibile il passaggio in cui si sottolinea il ruolo femminile: in una concezione ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale”. Noi abbiamo in programma a Roma la celebrazione di Suor Teresina, la suora che si oppose ad una profanazione dei nazisti, il primo giorno della Resistenza romana, il 9 settembre 1943, giorno in cui si svolse la battaglia della Montagnola, quando i granatieri ed i civili sulla via Laurentina resistettero alla invasione tedesca. Un episodio esemplare dello spirito cristiano e della presenza femminile nella Resistenza. Ma in tutti i due anni in cui rivivremo l’epopea del riscatto italiano, dovrà essere presente la testimonianza del contributo femminile.

D)     Conclusioni

Tutte le Sezioni si preparino ad un programma che seguendo le scadenze temporali servano a rivivere i valori di quei giorni, invitando soprattutto i giovani a riappropriarsi di quei valori. Per raggiungere questo scopo in questo periodo sarà di capitale importanza costituire i “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” in collaborazione con le Acli per adempiere a questo dovere di trasmettere ai giovani la coscienza civile della libertà conquistata con la Resistenza.

E)     Promemoria

Ricordiamo a tutti il compito di concludere in occasione delle prossime celebrazioni il tesseramento. Non si tratta soltanto di consegnare la tessera ed il fazzoletto di Partigiano Cristiano ai soci, ma anche di inviare alla sede nazionale l’elenco completo degli iscritti con soprattutto la loro e-mail per creare una nostra rete informatica.

 

Il Presidente Nazionale                                                                            Il Segretario Nazionale

Giovanni Bianchi                                                                                        Bartolo Ciccardini

Incontro pubblico in occasione del 50mo anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Pacem in Terris” di Papa Giovanni XXIII.

Orari e sede: Sabato 25 maggio alle ore 10 e 30 presso la sede della Fondazione al Colle di Miravalle. La conferenza si chiuderà alle ore 12 con i cento rintocchi di Maria Dolens.

La Fondazione Opera Campana dei Caduti, in collaborazione con l’Ufficio pastorale universitaria e della cultura dell’Arcidiocesi di Trento, intende dare solennità a questa ricorrenza con un incontro di approfondimento delle tematiche affrontate da questo importantissimo documento, che sottende la totale sintonia tra il messaggio di pace del Papa Buono e quello simboleggiato e diffuso dalla Campana di Rovereto. Relatore sarà Marco Roncalli, giornalista e storico (nonché nipote del pontefice), che – anche con l’ausilio di documenti audiovisivi preparati per l’occasione – illustrerà il contenuto dell’enciclica, calandolo nei contesti storici e sociali entro i quali prese forma, nella temperie culturale ed ecclesiale che ne segnarono la genesi e le forme, evidenziando le varie letture e interpretazioni che ne scaturirono.

Quell’Enciclica segnò una linea di confine, tanto nella storia della Chiesa quanto in quella del mondo. Venne concepita e scritta nel periodo di massima tensione della guerra fredda, contrassegnato dalla crisi di Cuba (ottobre 1962), in cui l?intervento di Papa Giovanni aveva permesso agli USA e alla Russia di sbloccare un braccio di ferro che stava per sfociare in un conflitto planetario. L?Enciclica propose al mondo l?ideale della pace, visto nella sua prospettiva più integrale, rivolgendosi per la prima volta, oltre che ai cristiani cattolici, anche a ?tutti gli uomini di buona volontà?. Puntualizzando così che la Chiesa , proprio in forza della sua missione evangelizzatrice, è chiamata a proporre a tutto il mondo i grandi valori umani che Dio ha consacrato facendosi uomo, e a collaborare con tutti gli esseri umani per la loro realizzazione.

Dopo mezzo secolo, la Pacem in terris rimane non solo un documento dall’enorme valore spirituale, etico e politico, un pilastro nella storia della Chiesa in rapporto al mondo, ma soprattutto un messaggio di estrema attualità ed un programma efficace per un cammino sincero di pace.

Il relatore

Marco Roncalli, giornalista e saggista, pronipote di papa Giovanni XXIII. Editorialista per il Corriere della Sera, Avvenire, Jesus, ha pubblicato oltre venti di volumi, dedicati in particolare alla storia della Chiesa e alla cultura del Novecento. Tra le ultime opere, ricordiamo ?Giovanni XXIII. Nel ricordo del segretario Loris F.

Capovilla (Edizioni San Paolo, 1995), la biografia ?Giovanni XXIII.

Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella storia? (Mondadori, 2006), Giovanni Paolo I. Albino Lucani (San Paolo, 2012)

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Il Movimento dei guelfi nel 1931

Caro Bartolo,
ti scrivo per chiederti alcune informazioni su Gioacchino Malavasi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato un appassionante studio sulla vicenda dei Guelfi d’Azione. Su questa vicenda purtroppo non è mai stato fatto un vero e proprio studio storico politico, piuttosto si trovano “spizzichi e bocconi” su vari testi. Le uniche testimonianze un po’ più dirette sono quelle di Gioacchino Malavasi che fu anche presidente Anpc. Immagino che tu abbia conosciuto sia lui che Piero Malvestiti vero? Avresti per caso voglia di raccontarmi qualcosa in merito? Come ti scrivevo precedentemente la mia intenzione nel mese di giugno è quella di venire all’istituto Sturzo per consultare l’archivio Spataro dove vi sono diversi documenti relativi a Renato Vuillermin (altro guelfo), mi chiedevo se come Anpc avete un archivio o una biblioteca da consultare…in caso fosse possibile mi piacerebbe poterne consultare i  contenuti. Giorgio

RISPOSTA DI CICCARDINI

Carissimo Giorgio, quand’ero ragazzo avevo una grande simpatia per i guelfi di Malavasi. Era la mia passione per la storia ed in particolare per la storia del Medioevo (che racconto nel mio libro: “Aspettando il 18 Aprile”) a farmi preferire la denominazione “guelfo” a quella di democratico-cristiano. Del resto, il giudizio di Benedetto Croce sui “neo-guelfi” del Risorgimento è talmente positivo, quasi entusiasta, che mi commuove ancora. Ma per la verità del movimento milanese ne so poco o nulla. Ne abbiamo parlato, guarda caso, sabato scorso al Consiglio Nazionale ANPC a Parma, dove è venuto fuori l’episodio del 15 Maggio 1931 ed il ricordo dell’aspra guerra contro i circoli cattolici di quegli anni, causata proprio dalla pubblica opposizione al fascismo dei guelfi. Ho notato che i più informati a proposito erano il Presidente Giovanni Bianchi di Sesto San Giovanni, e la delegata femminile Carla Iacono Bianchi di Milano, il cui padre doveva militare tra i guelfi di Malavasi.Loro ti sapranno dire sicuramente meglio di me. Ti ringrazio,Tuo Bartolo

Verbale Riunione Consiglio Nazionale a Parma del 18 Maggio 2013

Si è riunito a Parma il giorno 18 Maggio 2013 il Consiglio Nazionale dell’Associazione dei Partigiani Cristiani. Nella sua relazione il Presidente Giovanni Bianchi ha ricordato le decisioni prese nel XVI Congresso del 24 Ottobre sulle basi delle quali l’Associazione ha già inaugurato l’Anno Dossettiano con un Convegno di studi, tenutosi a Roma, seguito da molte altre iniziative delle nostre Sezioni per ricordare Dossetti, capo partigiano e Costituente.

Ha sottolineato inoltre l’importanza del Convegno di studio sulla Resistenza a Roma tenutosi il 19 Aprile all’Istituto Sturzo di Roma.

È iniziato così il ciclo delle nostre celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza. Ma non solo di celebrazioni si tratta, ma anche di proposte concrete perché la radice cristiana del rinnovamento e della Costituzione sia non solo ricordata, ma resa attuale per risolvere i problemi della crisi italiana. Qui ed ora, questi valori devono essere trasmessi alla gioventù italiana per uscire dalla crisi. Per questo sarà importante andare avanti con il nostro lavoro, ricordando a Luglio il documento di Camaldoli (Camaldoli 24-25-26 Luglio 1943), in cui venne scritto il programma che avrebbe ricostruito l’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Il 9 Settembre ricorderemo la prima azione partigiana dei cattolici in appoggio alla Resistenza dei Granatieri contro i tedeschi, nella difesa di Roma.

Sono episodi che ricordano come i valori cristiani siano, per loro natura, contro ogni tentativo di assoggettare la persona umana, di conculcare la libertà politica ed economica, di imbarbarire con l’egoismo e la violenza la fraternità degli uomini. Valori essenziali oggi per ricostruire la fiducia nella democrazia in Italia.

Per questo seguiteremo con il nostro programma di costituire Gruppi di Lavoro di giovani, intitolati “Resistenza e Costituzione”, in collaborazione con le ACLI, un programma che diventa di primaria importanza per l’Associazione dei Partigiani Cristiani in questo momento.

È partito il nostro messaggio per i giovani: “Per vincere la crisi, diventa Partigiano Cristiano!”.

È seguita la relazione di Carla Roncati sul rilancio del tesseramento aperto ai giovani.

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