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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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15 -16- 17 febbraio 1944

Il commissario della brigata Manni è informato che i fascisti avrebbero rastrellato Poggio di Otricoli per ripulirla dei ritenenti alle leva e ribelli. Edmondo Marinelli organizza un appostamento a Madonna Scoperta. Il 15 febbraio , la formazione partigiana apre il fuoco sui camion dei fascisti che avanzano sulla strada calvese. Le camicie nere fuggono trascinandosi dietro i loro feriti. Il 17 febbraio, Poggio d’Otricoli è accerchiata dai tedeschi. I due partigiani, Orazio Costarella e Giovanni Barabba, vengono portai in piazza per essere interrogati pubblicamente. Un tenente fascista, quando Costarella si rifiuta di svelare il rifugio della banda, lo uccide con sei colpi di pistola alla bocca. Barabba viene caricato su un camion per essere interrogato a Terni. Di lui non si saprà più nulla. Gli uomini del paese, messi in fila, vengono malmenati Chi ha le scarpe buone deve levarsele . Le scarpe era un genere agognato quanto i prosciutti. Il milite del posto Natale Matticari indica 25 persone sospette di simpatie per i ribelli. Gli indiziati vengono tradotti nel carcere di via Carrara di Terni, dove subiscono l’interrogatorio con tortura.

Vittorio Gasparini, cattolico, seppe resistere

 vittorio gaspariniSabato 13 ottobre 2012, è stato presentato ad Albino, in provincia di Bergamo, il libro Vittorio Gasparini, cattolico, seppe resistere. Promosso dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Sezione “M.O. Vittorio Gasparini – Ercole Piacentini” di Albino, con il patrocinio del Comune di Albino, il libro, scritto dal Professor Angelo Calvi, intende consegnare la memoria di Vittorio Gasparini alla collettività in modo aggiornato. Questo libro rappresenta un importante punto di partenza per il lavoro che la Sezione A.N.P.I. di Albino si è prefissata al momento della sua nascita, nel 2011: promuovere, diffondere e rafforzare la conoscenza dei nostri Partigiani, delle loro storie, dei loro sacrifici, delle loro battaglie, del loro sforzo collettivo di passione e creatività per ridare dignità e valore alla parola Patria.

Questo libro rappresenta il frutto naturale del lungo percorso intrapreso da un giovane Calvi agli inizi degli anni sessanta inteso a costruire una narrazione condivisa e storicamente fondata intorno alla figura di Gasparini. La grande passione civile di Angelo Calvi ha permesso alla Città di Albino di custodire la memoria di Gasparini. Ciò è stato possibile anche perché Calvi sente come suo il dovere morale di rendere omaggio a questo gigante della Resistenza bergamasca. Assorbe tutta la lezione civile, fa rivivere tutta la tensione morale di un cattolico [che] seppe resistere e che pagò con la vita la sua sete di Libertà e Giustizia.

Vittorio Gasparini scelse di stare dalla parte della libertà senza incertezze. Gasparini aveva una solida tempra morale, una libertà interiore personale di credente con saldi principi che non era disposto a tradire. In questo consisteva la sua intransigenza. «Elevato esempio di indomito coraggio e di incrollabile forza morale, ammirevole figura di ufficiale e di martire che ha coronato la propria esistenza invocando la Patria» questa la conclusione della motivazione con la quale gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria il 23 luglio del 1947, parole che meglio di altre racchiudono il profondo valore del suo sacrificio. Gasparini ha combattuto il fascismo con intransigenza radicale e ha contribuito alla sconfitta del regime e alla rinascita della Libertà da partigiano inquadrato nei Servizi Segreti di informazione.

Rispetto alla “vulgata” su Gasparini la presente ricerca ha permesso un approfondimento sui cattolici della FUCI (Federazione Universitaria Cattolici Italiani) in rapporto al fascismo. Il primo capitolo “La Formazione” offre un quadro generale di come si siano sviluppati i rapporti tra il mondo cattolico nel suo insieme e il fascismo, ricostruisce il contesto, la cornice nella quale il giovane Gasparini si è formato e ha mosso i primi passi da cattolico inquadrato nelle formazioni universitarie, vere competitrici del regime fascista nell’educazione dei giovani.

Ciò che invece emerge in modo del tutto sorprendente e nuovo è la documentazione di un anello diretto fra Vittorio Gasparini e Alcide De Gasperi proprio negli anni in cui quest’ultimo stava rifondando un partito di cattolici su basi nuove e diverse rispetto all’esperienza sturziana del Partito Popolare Italiano.

Oltre alla messa a punto della non completa attendibilità storica delle testimonianze di Indro Montanelli sulle ultime ore di Gasparini a San Vittore, Calvi apre il quarto capitolo “La Memoria” con una affresco sulla

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione

“M.O. Vittorio Gasparini – Ercole Piacentini” di Albino (BG) – Piazza San Giuliano, 4 – 24021 Albino (BG) – anpi.albino@hotmail.it – +39 347 9694873

memoria che tre poeti (Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo e Franco Loi) fanno dell’eccidio di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944. Vengono poi ricostruite cronologicamente le tappe compiute dalla memoria di Gasparini nelle sue città, Albino e Bergamo.

Un buono strumento per conoscere la vita di un martire di Piazzale Loreto (10 agosto 1944), primo compiuto studio su una delle vittime di quella strage nazifascista dove vennero assassinati 15 partigiani italiani.

Il libro, con un saggio di apertura di Angelo Bendotti, Presidente dell’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea è edito da Tera Mata Edizioni di Bergamo e si avvale del contributo della Fondazione Gritti Minetti, del Gruppo Alpini di Albino e del Circolo ACLI di Albino.  Alla presentazione sono intervenuti, oltre all’autore e all’Assessore alla Cultura di Albino, Andrea Chiesa, Bruno Ziglioli, ricercatore in Storia Contemporanea  ell’Università degli Studi di Pavia e Massimo Castoldi, nipote di Salvatore Principato ucciso a Piazzale Loreto il 10 agosto 1944. Ha introdotto e coordinato la presentazione il Presidente della Sezione A.N.P.I. di Albino, Mauro Magistrati. Sono intervenuti, graditi ospiti, Sergio Temolo, figlio di uno dei Quindici Martiri di Piazzale Loreto insieme ad Angiola Gasparini, figlia di Vittorio.

Partigiani in convento di ENRICO MATTEI

(dai Discorsi di Mattei)

Dicembre 1945 – pubblicato da Mercurio

Quello che hanno fatto i religiosi in questa guerra ha dell’incredibile. In quasi tutte le formazioni partigiane c’erano cappellani, ufficiali e volontari. Non c’è stata una brigata, una divisione che non abbia avuto l’assistenza religiosa, il conforto agli infermi, ai moribondi. Il sacerdote partigiano era il fratello che confortava il fratello ammalato, ferito, il morente.

Fuori di quell’ora solenne, in cui la creatura ritornava al creatore, il sacerdote viveva la vita di stenti di pericoli coi partigiani.

Spesso assumeva il compito di ufficiale di collegamento, preoccupato di far giungere alle formazioni armi, cibarie, vestiario. Altre volte erano i sacerdoti che facevano da intermediari per lo scambio degli ostaggi.

Più guerriero che sacerdote

Accanto ai cappellani i parroci. Nelle zone occupate o battute dai partigiani il parroco era sempre il primo partigiani che si incontrava. Sfidando sospetti, rischi, perquisizioni, deportazioni, i parroci erano sempre pronti ad apprestare il loro aiuto.

Solo in una zona del parmense 15 sacerdoti vennero fucilati per favoreggiamento. La storia delle barbarie e delle sofferenze dei partigiani e del clero dovrà essere narrata. Si vedrà allora quanto hanno potuto l’amore cristiano e l’amore di Patria.

C’era un prete, anima di tutte le formazioni, che nell’adempimento dei suoi compiti sembrava più guerriero che sacerdote, Padre Carlo delle formazioni del Nord Emilia.

C’era una suora (Suor Cecilia di Como) che non dubitò mai di sfidare la sorveglianza dei poliziotti pur di portare notizie delle famiglie ai detenuti. Essa era in collegamento col servizio assistenza del comando generale, e recava ai partigiani alimenti e la parola soave del suo cuore.

Dal cappellano del carcere (Don Castelli), tutto dolcezza e comprensione, attendevamo ansiosamente la Messa. Fra il freddo invernale della tetraggine del luogo sentivamo il calore della sua parola. Vedevamo nel cappellano un partigiano senza distinzione politica. Era il fratello nostro maggiore, era il padre che confortava tutti, facendoti intendere fugacemente, durante la Messa, sotto gli occhi dei carcerieri nuove situazioni. Quando, dopo 37 giorni di detenzione, riuscì a fuggire dal carcere di Como, sorse contro Don Castelli una accanita diffidenza. Di fatti fu imprigionato e poi liberato grazie all’intervento del suo Vescovo. Un altro brutto giorno fu quando si seppe che il “posto andò bruciato”. Avevano arrestato il Colonnello Palumbo (Pieri) e Sogno (Franchi).

Dovevamo trovarci insieme da Monsignor Paolo, la cui casa era piena di documenti compromettentissimi. Era il luogo di riunione del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà e di tutti i capi delle formazioni democratiche-cristiane, il nostro quartier generale.

Vi si discutevano i piani, vi venivano decisi i colpi di mano, impartiti gli ordini.

Arrivavamo uno per volta con andatura circospetta, con le borse ricolme di “gravi carte”.

“Conferenza di San Vincenzo di Paoli” era la nostra parola d’ordine. Maria, la sorella di Monsignor Paolo era la nostra sorella maggiore, tutto cuore, tutta ansietà per noi. a Monsignor Paolo confidammo che Cadorna era con noi. era stato capitato degli alpini nella guerra 1915-18: egli volle essergli presentato. Era commosso per la nostra attività e volle lui pure fare qualcosa per l’Italia. e quanto ha fatto! Un giorno chiesi al mio fedele amico “Gino” di trovarmi un rifugio. Si doveva cambiare il posto di riunione del comando. “Gino mi presentò a Padre Edoardo”. Trovai in lui un’accoglienza più che fraterna. Non l’avevamo mai veduto. La sua alta figura, il suo viso sorridente, la sua accoglienza aperta, mi accertarono subito che potevamo contare su di lui come su di un grande amico. Fu molto lieto di aiutarci, di mettere a nostra disposizione i locali del suo laboratorio. Padre Edoardo volle conoscerci tutti. La sua affettuosità, il suo interessamento per la nostra attività, conquistò, commosse tutti. Di sopra, Padre Edoardo, nel suo ufficio lavorava per i giovani randagi, per gli ebrei nascosti, per gli scappati, per i perseguitati dalla polizia, ma di fuori il nemico cominciava a ronzare. Furono date le segnalazioni ammonitrici e “Gino” dovette ricercare un altro sicuro rifugio. Ci portò in un convento di suore, un grande e vecchio edificio poco distante dal punto dove, il 26 ottobre 1944 Saletta fece di noi una grossa retata.

 

Una grande impresa

“Gino” ci presentò a Madre Rosa Chiarina, la superiora generale, due occhi lucenti, intelligenti, vivacissimi. Appena ci vide la sua faccia si illuminò. Non sapeva chi fossimo. Sapeva da “Gino” che “cospiravamo” per liberare l’Italia dal tedesco. Fu felice di concorrere alla nostra impresa, dandoci tutto il suo aiuto. Dalle nove del mattino alle venti di sera restavamo in una stanza a lavorare senza sosta. La prima volta, verso sera, Madre Rosa Chiarina, non vedendoci uscire si preoccupò e venne a picchiare alla porta. Un bel giorno Madre Rosa Chiarina si trovò innanzi a noi, non più cospiratori, ma a comando generale militare del CVL. Le chiedemmo di ospitarci per la notte e di metterci a disposizione il telefono e qualche locale per mettere in piedi degli uffici. Madre Chiarina fu colta da evidente sorpresa, confusa di trovarsi impensatamente dinanzi al Comando. Avendo obiettato che non poteva darci ospitalità per la notte ,essendo un monastero femminile sottoposto alle leggi canoniche, le rispondemmo che noi eravamo da quel momento il Governo dell’Alta Italia e come tale investito di tutti i poteri in virtù dei quali proseguimmo alla requisizione di una parte del monastero. Quell’atto mise in pace la coscienza di Madre Rosa Chiarina. Era il pomeriggio del 25 Aprile. Partito l’ordine dell’azione in breve il monastero diventò quartier generale del CVL e vi alloggiammo comandanti, ufficiali di collegamento, staffette.

A nostra disposizione avemmo alcune suore che furono preziose nostre collaboratrici. Occupata la prefettura, la mattina del 26 Aprile vi trasferimmo il nostro comando, lasciando, non senza nostalgia, l’ospitale monastero. Subito dopo la Liberazione, il Generale Cadorna inviò alla superiora generale la lettera che mi piace qui riportare: “Milano 5 Maggio 1945. Reverendissima Rosa Chiarina Scolari, superiora generale delle suore della Riparazione, Corso Magenta, 79 – Milano.

Reverendissima Madre Generale,

il Comando Generale Militare desidera esprimerle i più vivi ringraziamenti per la cordiale ospitalità datagli nei giorni che precedettero la Liberazione, e nella memoranda notte che segnò la fine della tirannide. In quel giorno da codesta casa generalizia, di decisero le sorti di questa preziosissima parte dell’Italia, affidata al Corpo Volontari. Per noi queste ore di intenso lavoro, svolto nella serena quiete del suo monastero, rimarranno nel nostro più caro ricordo, come un giorno gli italiani conosceranno che da codeste mura partirono gli ordini per la resurrezione della Patria”.

Ricordando oggi questi fatti fra i tanti episodi della Guerra di Liberazione penso con ansietà ai rischi ed ai  pericoli corsi dai tanti generosi e silenziosi collaboratori dell’azione partigiana. La loro opera non sarà dimenticata.

Enrico Mattei

I cattolici nella Resistenza, fede cristiana ed impegno civile. Relazione di Giorgio Campanini

Pubblichiamo l’intervento tenuto dal Prof. Giorgio Campanini di Parma ad un  convegno ANPC a Piacenza dell’aprile 2011 anche alla presenza del Vicepresidente Nazionale Sergio Giliotti, sul tema: “I cattolici nella Resistenza, fede cristiana e impegno civile”.

L’intervento è molto importante nel quadro di una migliore comprensione dei rapporti anche tra Chiesa e Fascismo dopo l’8 settembre ’43.

Cliccate qui per leggere l’articolo: Intervento prof Campanini 19 4 2012

La storiografia sulla Resistenza. Note e appunti di FRANCESCO MALGERI

La relazione di Francesco Malgeri alla riunione del 3 Febbraio ANPC allo Sturzo Relazione Malgeri riunione 3 febbraio anpc

Il lungo Esodo a cura della Sezione di Roma Capitale ANCFARGL

 10 febbraio 2014

Decennale Legge n.82 del 30 marzo 2004

IL LUNGO ESODO

A cura della Sezione di Roma Capitale ANCFARGL MOVM “Salvo D’Acquisto-Gastone Giacomini”

La Giornata del Ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno.

Dopo la seconda guerra mondiale più di un quarto di milione di uomini, donne e bambini, che vivevano a Zara, Fiume e nell’lstria, furono costretti a emigrare in massa dalle loro case cercando fortuna in Italia e oltreoceano.

Famiglie divise, senza più patria, senza lavoro, che – con le loro masserizie – si imbarcarono sulle navi (ad esempio, la motonave “Toscana”, messa a disposizione dal Comitato Esodo del governo italiano) le quali compiono numerosi viaggi tra Pola, Venezia ed Ancona nel febbraio-marzo 1947).

Quelle popolazioni venivano incorporate nella Jugoslavia dopo la sconfitta militare italiana (cfr. R. Pupo, Il lungo esodo, Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Rizzoli, Milano, 2006). Raoul Pupo (cfr.Trieste 1945, Laterza, Bari, 2010) presenta i risultati più recenti della ricerca storiografica sull’Esodo, inquadrandolo in un’ottica di lungo periodo: l’Esodo degli italiani appare così come il picco di una serie di violenze e flussi migratori che hanno attraversato buona parte del ‘900. Le persecuzioni fasciste e la conseguente emigrazione di decine di migliaia di sloveni e croati fra le due guerre, l’aggressione italiana alla Jugoslavia nel 1941.  Poi, la guerra partigiana e la controguerriglia, e ancora le stragi delle foibe del 1943 e del 1945 operate da formazioni militari titine. Nelle foibe vengono eliminati fascisti ma anche partigiani italiani non comunisti. Dal CLN del Friuli-Venezia Giulia, unico caso del CLNAI, esce il PCI che si pone agli ordini del IX Corpus Jugoslavo. In tale quadro avviene la strage di Porzüs il 7 febbraio 1945.  La “questione del confine orientale” viene sanzionata, a favore di Tito, nell’incontro di Bari del 15-19 ottobre 1944, tra Kardelj, Gilas e Togliatti (cfr. P. Karlsen, Frontiera Rossa. Il PCI, il confine orientale e il contesto internazionale 1941-1955, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2010, e L. Raito, Comunisti ai confini orientali. Guerra, resistenza, scontri politici e foibe in Venezia Giulia e Istria 1945-1947, Cleup, Bologna, 2010).

Leggi il pdf: LungoEsodo2014

GIAN LUIGI RONDI: “E’ iniziato il cammino della memoria”

Settant’anni fa la Resistenza al nazifascismo. Per celebrarli, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha dato vita a un Comitato Scientifico che, insieme alle Associazioni partecipanti al progetto “Resistenza civile oggi”, ha tenuto una riunione a Roma presso l’Istituto Sturzo in cui, sotto la presidenza dell’on. Giovanni Bianchi, presidente dei Partigiani Cristiani, si sono discusse le modalità per l’attuazione del progetto stesso, commentandone i presupposti storici e politici, anche con temi fino ad oggi non studiati a fondo, come le persecuzioni contro i sacerdoti e il contributo quotidiano delle donne in favore dei rifugiati e dei perseguitati.

Tra i componenti del Comitato Scientifico, sono intervenuti: il Prof. Francesco Malgeri, dell’Università di Roma, sui valori della Resistenza Civile trascurati dalla storiografia di quegli anni; il Prof. Andrea Ciampani della LUMSA, sulle comunicazioni ai giovani che, specie oggi, stanno attendendo precise indicazioni; il Prof. Agostino Giovagnoli, docente di Storia Contemporanea alla Cattolica, sul ruolo della Chiesa al momento del passaggio dal fascismo alla democrazia; il Prof. Paolo Acanfora, Ricercatore presso l’Istituto Sturzo, sulla necessità di riferirsi non tanto alla visione cattolica della Resistenza, quanto all’azione dei Cattolici nella Resistenza condivisa; l’on. Flavia Nardelli, sul grande lavoro svolto dall’ Istituto Sturzo con la pubblicazione dei sette volumi su “I cattolici e la Resistenza”, editi dal Mulino.

Il Comitato Scientifico dirigerà gli studi e le iniziative volte ad approfondire il giudizio storiografico sulla Resistenza. Il pool dei partner si occuperà della organizzazione, della comunicazione e dell’impianto didattico ed educativo per i giovani.

Il progetto prevede inoltre l’organizzazione di tre eventi mediatico-didattici che saranno realizzati nei luoghi e lungo il percorso della memoria storica della Resistenza e della Liberazione dal gennaio 1944 al 25 aprile 1945. Il primo evento a partire dal giugno 2014, si terrà a Roma, o in località del Centro Italia; il secondo, nell’autunno 2014 a Parma o in località a cavallo della Linea Gotica per ricordare le tante lotte proprio in quei territori; il terzo ad aprile 2015 in località dove si sono formate le prime Repubbliche Partigiane o a Milano, dove si è svolto l’atto finale della Liberazione.

Dopo lo relazioni del Comitato Scientifico ci sono stati numerosi interventi che potrete trovare collegandovi al sito dell’ANPC al seguente link: https://anpcnazionale.com/2014/02/04/la-cronaca-della-riunione-allo-sturzo-del-3-febbraio-2014.

Gian Luigi Rondi

Presidente della Sezione ANPC di Roma

10 febbraio 1945- Magazzino 18 di Simone Cristicchi

Uno spettacolo che vale la pena di vedere. Commuovente, imparziale e liberatorio.

10 Febbraio 1945 – L’ANPC, in occasione del “Giorno del ricordo”

Uniamo i nostri animi al ricordo delle sofferenze delle popolazioni italiane della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, dei nostri 350.000 fratelli che scelsero di lasciare la loro case e le loro memorie per ricongiungersi all’Italia.

Non cambia il nostro giudizio sugli errori del fascismo totalitario e razzista che impose trattamenti ingiusti alle popolazioni slave di quelle terre assegnate all’Italia dal trattato di pace di Versailles.

Ma questo non ci fa dimenticare che fu l’Italia ed il popolo italiano che con autonoma scelta si liberò dai fascisti; non ci fa dimenticare che gli italiani scelsero di combattere i tedeschi come la “Divisione Garibaldi” al fianco dei patrioti serbi e croati; non ci fa dimenticare che, nello spirito di riconquistata libertà, gli italiani di Trieste, dell’Istria, di Pola, di Zara e di Spalato non meritavano la tragedia che li colpì.

Non dimentichiamo anche che i profughi di quelle terre italiane non meritavano il rifiuto ideologico dei loro patimenti, come le vittime delle foibe non meritavano il loro genocidio.

Tutto questo non doveva accadere nello spirito della pace e della nuova Europa per la quale abbiamo combattuto assieme.

Nel “Giorno del ricordo” il pensiero dei Partigiani Cristiani va a tutti coloro che subirono la tragedia della guerra e della occupazione straniera sanguinosa, a tutti, di qualsiasi nazionalità, lingua e religione, e fra questi, non per ultimi, va anche ai nostri fratelli istriani che pagarono il prezzo più alto degli errori e degli orrori del fascismo italiano e straniero.

L’Avvenire parla di noi

Ecco l’articolo di Giovanni Grasso: AVVENIRE sulla RESISTENZA pdf

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