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In ricordo di Francesco Daveri

Francesco Daveri, capo del CLN piacentino, membro di primo piano del CLNAI, morì di stenti in un sottocampo di Mauthausen nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1945.
Mario Spezia ci ha mandato un suo ricordo, che pubblichiamo qui di seguito.

08701c296d1dff39d9d34437f1c6028cFrancesco Daveri (Nome di battaglia Emilio) nasce a Piacenza il 1° gennaio 1903. Frequenta il Seminario vescovile di Piacenza fino al ginnasio. Terminato il Liceo, entra nell’ottobre del 1919 nel Collegio Alberoni, conclusi gli studi s’iscrive alla Facoltà di giurisprudenza nell’Università di Parma, mantenendosi col proprio lavoro. Nel 1921 abbandona la carriera ecclesiastica ed entra a far parte della Gioventù cattolica e della Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI). Nell’ottobre del 1922 diventa membro del Consiglio della Federazione diocesana, di cui è nominato Segretario per la propaganda nel 1924 e Segretario per le missioni nel 1926. Laureatosi a pieni voti nel 1926, dopo un biennio di pratica legale, apre uno studio in Piacenza insieme all’Avv. Giuseppe Arata. Dal 1927 al 1929 è nel gruppo dirigente della FUCI, poi, dal 1930, la sua adesione alle federazioni e ai circoli cattolici si intiepidisce, in concomitanza con il progressivo accendersi della sua militanza antifascista. Accanto all’impegno nell’Azione Cattolica, nei primi anni 30 Daveri comincia ad allacciare rapporti e relazioni con molti antagonisti del regime. L’entrata in guerra sollecitata il costituirsi di un primo gruppo clandestino nel quale opera Daveri dal giugno 1940 in duplice forma; culturale e politica. L’incontro dei singoli esponenti avviene alla mensa del povero allestita alla domenica a Palazzo Fogliani. Sotto i piatti portati ai commensali passano le comunicazioni, le segnalazioni alle formazioni partigiane. Il sistema dura fino alla Liberazione, a pochi passi dalla Prefettura repubblichina. Nel dicembre del 1942 la sua famiglia è sfollata a Bobbio (PC), ma decide di rimanere a Piacenza: qui infatti può svolgere al meglio sia la professione di avvocato che l’attività di oppositore al fascismo. Il 26 luglio 1943 il Daveri esplode dopo essersi dovuto contenere così a lungo ed in Bettola brucia l’effige del Duce dopo di averla tolta dalla cornice e di aver ad evidente scopo di vilipendio, gettati i frammenti ancora brucianti dal balcone della pretura sotto il quale si trovavano diverse persone e assistevano giubilanti e ghignanti. Interviene presso il prefetto De Bonis per far scarcerare coloro che avevano manifestato tra le vie del capoluogo per la caduta di Mussolini. Il 1º settembre lo stesso De Bonis lo nomina Membro della Giunta provinciale amministrativa. Dopo l’8 settembre è tra i fondatori del CNL di Piacenza, che si costituisce e riunisce periodicamente nel suo studio. Attivo su diversi fronti, grazie alle sue conoscenze all’Arsenale militare ed in varie caserme piacentine gestisce ed organizza il rifornimento di armi per le prime bande partigiane dislocate in Val Nure ed in Val Trebbia. Il Commissario Prefettizio del Comune, dott. Giovanni Pistola si era proposto con energia di ristabilire l’ordine dopo il “delittuoso colpo di Stato” in quanto “il pazzesco gesto aveva sovvertito l’ordine, la disciplina, la dignità di tutti i rapporti della vita pubblica”. Ma sopratutto occorreva “la ripresa degli amichevoli rapporti con le locali Autorità Militari Germaniche, stante che, ben a ragione, il valoroso e forte popolo tedesco doveva essere considerato non come nemico, ma come amico ed alleato” . Il Ministero della Cultura Fascista pensava in seguito a deformare la coscienza pubblica con imposizioni, alla stampa cittadina. Il Daveri ora viene attentamente sorvegliato. Il Tribunale Straordinario il 30 gennaio 1944 spicca il mandato di cattura, per il fatto di Bettola. Avvisato in tempo, si nasconde in Città, assumendo completamente l’imputazione, soltanto addolorato perchè alcuni “avevano vilmente mentito per acquistarsi dei meriti presso i fascisti” e “scrisse una serie d’interessanti appunti riguardanti l’istruttoria eseguita e il processo che si doveva svolgere”. Il processo si chiude in contumacia il 4 marzo 1944 con cinque anni di reclusione insieme all’amico e compagno Raffaele Cantù. Daveri indirizza un’aspra lettera al Prefetto Fossa minacciandogli la rappresaglia delle forze partigiane, lettera diffusa in città. Per dieci giorni dal nascondiglio diffonde messaggi ed istruzioni ad amici della Resistenza. Il 15 marzo 1944 si avvia verso Milano sotto il nome di Lorenzo Bianchi, ma sui monti del comasco, diretto a Mendrisio viene catturato dalle guardie di frontiera. Lorenzo mostra al milite la fotografia dei suoi cinque bambini scongiurando d’essere liberato. Il carceriere si commuove, le stesse guardie confinarie l’aiutano nell’espatrio; Lorenzo giunge a Chiasso il 16 marzo 1944 è visitato, inoltrato a Bellinzona il 20, prendeva stanza alla Casa d’Italia in Lugano ritrovando Don Bruschi, Clerici, Malavasi, Lanfranchi. Dopo qualche giorno si trasferisce al Campo rifugiati di Balerna, ma poco dopo ritorna a Lugano. Richiama da Piacenza la sua collaboratrice fidata Bruna Tizzoni e a Mendrisio, accordandosi col vice Console inglese Cirillo De Garston, agente dell’Intelligence Service, organizza un servizio informativo per il piacentino e il nord-Emilia. Dapprima la Tizzoni porta le informazioni da Piacenza con undici espatrii e rientri clandestini. Ma sorvegliata si stabilisce a Milano aiutata dal maggiore Adolfo Longo, uno dei sette che costituiscono il Servizio Informazioni Militare in Piacenza; l’otto settembre 1943, riceve i dati dal piacentino, compila i rapporti consegnati al Daveri in Svizzera.Nello stesso mese Ferruccio Parri in persona gli affida l’incarico di gestire gli scambi di denaro, armi e approvvigionamenti tra Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Il 4 agosto è nominato anche Ispettore militare per il Nord Emilia. Emilio è ricercato ovunque nonostante la sua intraprendente abilità. Il 18 novembre veniva catturato e tradotto nel carcere di S. Vittore. Per un principio di congelamento al piede viene ricoverato in infermeria insieme al professor Brambilla del Comitato Militare Lombardo del C.L.N. che lo descrive “come uomo di virtù superiori, morali e intellettuali. Di squisita sensibilità e di bontà angelica che aveva chiaro anche il senso politico”. A nulla servono i tentativi ripetuti, disperati, per liberarlo interessando anche il Consolato inglese da Lugano. Il 17 gennaio 1945 Daveri viene deportato a Bolzano. Il 4 febbraio 1945, è incluso nell’ultimo convoglio di deportati italiani nei campi nazisti. Dopo un viaggio orrendo, stipati in cento per ogni vagone piombato, il convoglio giunge a Mauthausen il 7 febbraio in un rigidissimo clima. Incominciano le spogliazioni, le sevizie sino all’applicazione della piastrina n. 126.054 sigillata al polso sinistro.Verso il 13-14 febbraio viene assegnato al campo Gusen II distante circa 4 km. da Mauthausen, destinato ai nuovi venuti in luride baracche segnate dal n. 21 al 24. Nel Gusen I, II, e III, circa 10.000-20.000 detenuti, sono sacrificati in cave di pietra ed imprese facenti parte dell’industria bellica. “La sveglia avveniva alle ore 5,15, l’inizio e la fine del lavoro dipendevano dalla lunghezza delle giornate, dallo spuntare del giorno fino al calar della notte. I detenuti venivano noleggiati dalle imprese belliche con una durata media di nove mesi di vita per i più robusti”. L’ufficio centrale di amministrazione economica registrava diligentemente anche “Ricavi dall’utilizzo razionale dei cadaveri: oro ricavato dai denti, vestiario, oggetti di valore, danaro”. Tra le spese pone i costi di cremazione dei cadaveri ed eventuali utilizzi ricavati dall’utilizzo delle ossa e delle ceneri. Daveri lavora nella cava di S. Giorgio, denutrito, estenuato dalla fatica, percosso, resistendo così per due mesi di martirio. Sfinito viene ricoverato all’infermeria dalla quale ne usciva il 30 marzo febbricitante. Lo prende una disperata volontà di vivere almeno sino alla liberazione che sente assai vicina, vuole almeno vedere una sola volta i suoi figli, e si sforza di riprendere il duro lavoro, non resiste e viene bastonato. “Non vede quasi più: riconosce i compagni dalle voci. Il mattino dopo, il mattino dell’11 aprile 1945 o forse del 12 (comunque fra il 10 e il 12) il suo compagno di baracca, Franzoni, verso le 7, sa dal meridionale Bonucci che Lorenzo Bianchi è morto durante la notte e il suo corpo si trova nel mucchio dei cadaveri che, gettati dalle finestre, sono a fianco della baracca dell’infermeria. Franzoni si avvicina furtivamente e vede che in terra, vicino ad altri morti, c’è un povero corpo ignudo, scheletrito, la bocca aperta, l’occhio sinistro sbarrato e l’occhio destro come tumefatto da un’ultima percossa. Ha segnato sul petto a matita copiativa, il n. 126.269 la matrìcola di Lorenzo Bianchi”.

L’atto di decesso porta la data del 13 aprile 1945 alle ore 6,50 e il numero di matricola 126.054. Dopo la liberazione gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, laMedaglia d’oro al valor e l’Attestato di benemerenza da parte del Comando Alleato.

Auguri Pasqua 2020

La Presidente Nazionale e il Direttivo Anpc porgono a tutti i migliori auguri di Pasqua con questa piccola preghiera: “Signore Iddio, fa che finiscano presto le sofferenze umane che tutto il mondo sta attraversando. Fa che tutti tornino alle loro case e così torni la pace in ogni famiglia e tutto torni allo stato normale”. Potrebbe sembrare una invocazione per l’oggi, invece è il testo trovato nelle tasche di Orlando Orlandi Posto che, a diciott’anni, venne ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Una preghiera semplice che ci può essere “utile” anche oggi. Buona Pasqua a tutti, con tanta fiducia per il futuro.

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Somma piange Guglielmo Giusti: ultimo partigiano della città

“È morto, nella sua casa a Somma Lombardo, Guglielmo Giusti, 95 anni. Era l’ultimo partigiano della città. Era nato nel 1924 e, come tutti, era cresciuto sotto il regime. «Di quel periodo ricordo però con fastidio il conformismo, il consenso carpito con la forza». Così inizia il suo memoriale, scritto a metà anni Settanta: ricordava la sua scelta, una tra le tante. Andò a combattere – come molti sommesi – nelle fila della Divisione Valtoce, d’impronta militare e moderata, comandata dall’ufficiale Alfredo Di Dio e legata a doppio filo (per gli arruolamenti e i rifornimenti) al gruppo cattolico-democratico di Busto Arsizio. Arrivato alla formazione il 26 giugno 1944 (insieme ai concittadini Angelo Elleno, Bruno Mattaini e Sereno Argenton, anche se non si conoscevano), visse la guerra partigiana estiva nella valle del Toce, lo scontro di Piedimulera in cui morì l’amico sommese Ugo Maspero, i “quaranta giorni di libertà” della Repubblica dell’Ossola, la drammatica ritirata in Svizzera. Internato in un campo elvetico, tentò la fuga, fu ripreso e poté tornare in Italia solo dopo la Liberazione.Nel dopoguerra era rimasto attivo nelle file dell’associazione Raggruppamento Divisioni Alfredo Di Dio, che fa parte della FIVL. «Ha contribuito anche a trasmettere la memoria degli altri partigiani sommesi, tra cui Ugo Maspero» dice Ermanno Bresciani, che aveva a sua volta raccolto le testimonianze di Giusti negli ultimi anni”.

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Grazie al partigiano Guglielmo Giusti, gli rendiamo omaggio con stima e riconoscenza.

Il suo memoriale si può leggere cliccando su questo link: http://www.museopartigiano.it/museo/sezione:documenti/cerca:/idmuseo:2006/

 

(Fonte: https://www.varesenews.it/2020/04/morto-guglielmo-giusti-ultimo-partigiano-somma/918249/)

 

L’ANPC ricorda le vittime dell’Eccidio delle Fosse Reatine avvenuto il 9 aprile 1944

L’ANPC ricorda la Pasqua di sangue avvenuta a Rieti, quartiere Quattro Strade, il 9 aprile 1944, dove furono massacrati dalle truppe tedesche 15 partigiani italiani.

Il ricordo di questi martiri è sempre vivo, poiché sono sempre vivi i principi di libertà e democrazia che furono alla base della lotta di liberazione e della nascita della costituzione italiana. Ricordiamoli nella preghiera, in questo periodo di emergenza da Coronavirus.

Pino Strinati – Presidente ANPC Rieti

(pubblicato su: https://www.rietinvetrina.it/lanpc-ricorda-le-vittime-delleccidio-delle-fosse-reatine-avvenuto-il-9-aprile-1944/).

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Viaggi della Memoria 2020

Pubblichiamo il resoconto del Presidente ANPC Piacenza, Mario Spezia, del 21 febbraio scorso (appena prima del blocco sanitario) con gli alunni della Scuola primaria di Fidenza (PR) in occasione del progetto”Viaggi della Memoria 2020″ indetto dalla Regione Emilia Romagna a cui abbiamo collaborato come ANPC Piacenza.

“Su invito della Direzione Didattica di Fidenza (provincia di Parma) sezione scuola primaria, nella quale insegna una delle mie sorelle, la maestra Maria Donatella Spezia, abbiamo aderito, come ANPC Piacenza, a collaborare al progetto: “Viaggi della Memoria – VII Edizione – Anno 2020”  indetto e finanziato dalla regione Emilia Romagna.
Il progetto, rivolto in particolare alle classi 5° A del plesso De Amicis e 5° D del plesso Ongaro è stato rivolto all’analisi del periodo storico del Novecento tra le due guerre mondiali e prevede la visita  alla città di Trieste che offre molti spunti di riflessione con i suoi monumenti storici.
Per poter fornire ulteriori stimoli ai ragazzi che parteciperanno al progetto, alla nostra associazione è stato chiesto, in particolare, di illustrare i fatti avvenuti durante il periodo resistenziale che hanno così profondamente contribuito alla costruzione dell’Italia Repubblicana; facendo comprendere cosa ha spinto ed animato tanti giovani dell’epoca ad arruolarsi nelle fila partigiane.
A tal fine nella mattinata del 21 febbraio scorso mi sono recato a Fidenza presso la sede della scuola per incontrare gli alunni delle classi 5° A del plesso De Amicis e 5° D del plesso Ongaro e le loro maestre, accompagnate dalla dirigente scolastica prof.ssa Lorenza Pellegrini; a loro ho esposto il significato della nostra associazione e le vicende che, dalla nascita del Fascismo, hanno poi portato alla lotta partigiana.
Allego una serie di fotografie della giornata e un commento espresso dagli alunni”.

PER NON DIMENTICARE: RIETI – LEONESSA – MONTE SAN GIOVANNI.

OGGI 7 APRILE 2020 (30^ GIORNATA DI COSTRIZIONE IN CASA NEL TEMPO DEL CONONAVIRUS) – Il ricordo di Antonio Cipolloni

“Prima di pensare alle solite, ormai consolidate faccende casalinghe, tra una i informazione e l’altra sull’andamento di questo terribile Virus, rivolgere una preghiera ed un doveroso, deferente pensiero, alle numerose vittime ed alle loro famiglie, dedico, in questo 7 aprile 2020, il ricordo ad un altro drammatico periodo vissuto in queste Contrade Sabine.
Come oggi, anche allora eravamo nella settimana Santa; fra le tribolazioni che, vari anni di guerra, si assisteva, in vista di un suo epilogo, ad una inaudita ferocia scatenata su vecchi donne a bambini, dalle truppe naziste, in particolare a Rieti Leonessa e Monte San Giovanni.
Nella impossibilità quest’anno, come spesso fatto in anni precedenti, di poter partecipare alle cerimonie Commemorative, di quelle vittime, voglio dedicare loro una serie di immagini tratte dal mio archivio, per ricordare quelle vittime civili immolate a conclusione di una sciagurata guerra altrettanto crudele, come quella che oggi, un nemico ignoto ed invisibile, sta sconvolgendo l’intero pianeta.
Immagini che riportano alcuni luoghi dove quegli Eccidi furono perpetrati: Rieti Fosse Ardeatine (9 aprile ’44); Leonessa Monumento e alcuni cippi di varie frazioni che videro il sacrificio di alcuni civili (4 – 7 Aprile ’44); Monte San Giovanni: Osteria Tancia e monte Arcucciola (7 aprile ’44). Luoghi dove da 76 anni in questa giornata ed in quella del prossimo 9 aprile si ricordavano quei tremendi fatti con la partecipazione di Comuni Enti e Associazioni con cerimonie religiose e discorsi commemorativi che, quest’anno il Covid19 non consente di rinnovare. Con questa “galleria” di immagini penso di poter dare a quelle vittime l’immutata gratitudine e il deferente ricordo. BUONA GIORNATA A TUTTI”.
(Il Ricordo nelle foto commemorative):

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Leonessa il Monumento a ricordo delle 51 vittime dell’aprile 1944

 

 

 

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La lapide della strage dei civili di Cumulata di Leonessa perpetrata dai tedeschi su istigazione di Rosa Cesaretti

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Le vittime del furore nazista nel comune di Leonessa nell’aprile del 1944

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Le tre vittime della furia tedesca sulla strada Posta Leonessa

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Lapide dei Caduti a Villa Pulcini

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Nonno e nipote – le prime due vittime della barbarie nazista scatenatasi a Leonessa tra il 1943 e l’aprile 1944

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 Don Concezio Chiaretti.La corona ed il suo Breviario che aveva indosso al momento della sua fucilazione, cimeli recuperati da Mons. Chiaretti, nipote, vescovo Emerito di Perugia ed esposti nella Chiesa della Madonna Addolorata a Leonessa

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La Lapide posta sul muro del Mausoleo a Osteria Tancia a ricordo delle vittime

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Le vittime di Monte San Giovanni della strage tedesca donne anziani e bambini riportate nella lapide del mausoleo di Osteria Tancia

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La lapide a ricordo dei tre anziani uccisi dai tedeschi posta sulla parete della Chiesetta dell’Immaginetta a Monte San Giovanni

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Monte San Giovanni lapidea ricordo della strage tedesca del Venerdì Santo del 1944

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Commemorazione delle vittime dell’Eccidio del Tancia con la presenza di studenti delle Scuole superiori di Rieti

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Rieti L’eccidio del 9 aprile 44 delle Fosse Reatine

Al ricordo delle vittime del 7 e 8 aprile 1944 a Rieti Monte San Giovanni e Leonessa ad opera dei nazisti – postiamo alcune foto tratte dalle mie pubblicazioni e dal mio archivio, unendoci due amici che a quella giornata si dedicarono per Onorare i Martiri dei quei massacri: Vitaliano Felici e Enzo Climinti, oltre, naturalmente, le amministrazioni democratiche succedutesi fino ad oggi nei comuni di Rieti, Leonessa, Monte San Giovanni, Poggio Mirteto e Salisano, territori duramente colpiti in quella giornata.

 

 Inviatiamo a leggere anche la testimonianza dell’arcivescovo emerito Giuseppe Chiaretti su: https://www.avvenire.it/agora/pagine/leonessa-la-strage-venerdi-santo

Ci ha lasciati Lorenzo Colombo

L’ANPC di Cassano d’Adda (MI) piange la scomparsa di Lorenzo Colombo, che oggi ha raggiunto la casa del Padre.

Ha lottato con tutte le sue forze ma il COVID 19 ha avuto la meglio.

Lorenzo, militante dell’ANPC, contento di aver partecipato al recente congresso di novembre tenuto a Firenze; già presidente del circolo ACLI di Cassano d’Adda, alpino (all’ultima adunata ha sfilato sotto il gonfalone della città di Cassano d’Adda), capogruppo in Comune per il centrosinistra.

Una persona che ha scelto nella sua vita di essere a disposizione degli altri, attento e di sprone a far del bene anche nelle scelte amministrative.

A Cassano d’Adda la notizia si è sparsa velocemente e tutti sono rimasti sconcertati. Non ci aspettavamo che andasse “avanti” in questo modo.

La preghiera ora sia di consolazione alla moglie, alle figlie, ai nipoti, ai parenti e a tutti gli amici che in questi 65 anni hanno avuto modo di conoscere il suo modo di essere, sempre attento agli altri e con un sorriso che non lesinava. Un amico al quale potevi sempre rivolgerti per un consiglio e che non si tirava mai indietro.

Una bella persona che siamo certi ci seguirà dalle strade celesti.

Ciao Lorenzo, buon cammino.

Tutta l’ANPC stringe in un grato e forte abbraccio tutti i Suoi cari.

La foto qui sotto lo ritrae al mare, dove ogni tanto si rifugiava con la moglie Ornella, con il libro di Giovanni Bianchi “Resistenza senza fucile”.

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Lorenzo Colombo con in mano il libro di Giovanni Bianchi “Resistenza senza fucile”

Anniversario Fosse Ardeatine ricordato a Desenzano

“Oggi 24 marzo 2020 dobbiamo far giusta memoria dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. In quelle cave di arenaria, infatti, il 24 marzo del ’44, avvenne la rappresaglia nazifascista. A Desenzano dovrebbe essere ancor più ricordata, infatti il Monumento alla Resistenza che è posto nella grande piazza che spazia verso il lago, è composto da un gruppo di uomini incatenati che riprende quello posto sul grande piazzale da dove quegli uomini vennero scaricati per poi essere uccisi. A Desenzano dovrebbe essere ancor più ricordata in quanto in quegli stessi mesi del ’44 si insedierà l’Alto Comando delle SS per l’Italia con il Gen. SS Karl Wolff che Hitler nominerà plenipotenziario politico e militare ed affiancherà l’altro ente posto a 200 metri di distanza: l’Ispettorato per la razza della RSI. A Desenzano dovrebbe essere ancor più ricordata perché proprio qui il Maggiore delle SS Kappler, il principale imputato dell’eccidio (fa sempre comodo trovare un capro espiatorio) il 14 agosto del ’77 venne “consegnato” da ufficiali italiani al servizio del SIFAR a corrispondenti tedeschi. Non vi correità ma sicuramente l’avere conoscenza ci permetterebbe di evitare false interpretazioni, anche nel fare memoria di certi accadimenti. Al gruppo di uomini incatenati nella stele di Desenzano è stato affiancato dallo scultore un gruppo di donne dolenti che non mostrano il loro dolore ma che, nell’abbraccio, rafforzano la loro volontà di resistere al male compiendo il bene.
Gaetano Agnini”. (socio Anpc Sezione Milano)
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Monumento alla Resistenza antifascista – Desenzano del Garda

76° Anniversario eccidio delle Fosse Ardeatine

Oggi, in occasione del 76° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commemorato con parole solenni e commoventi i martiri delle Fosse Ardeatine.

«Quest’anno, con grande rammarico, non sarà possibile incontrarsi, nel giorno del 76° anniversario, al Mausoleo delle Fosse Ardeatine per ascoltare, insieme alle loro famiglie e con sempre uguale commozione, i nomi dei martiri.Desidero, con la medesima intensità manifestata nella cerimonia annuale, esprimere loro affetto, vicinanza e ricordo. L’eccidio delle Ardeatine ha costituito una delle pagine più dolorose della storia recente del nostro Paese. I valori del rispetto della vita e della solidarietà che ci sorreggono in questo periodo, segnato da una grave emergenza sanitaria, rafforzano il dovere di rendere omaggio a quei morti innocenti. Eventi così atroci, frutto della volontà di sopraffazione e del razzismo, continuano a richiamarci ai valori fondamentali della memoria, della pace, della solidarietà. La libertà e la democrazia sono state conquistate con il sangue di molti per evitare che ne fosse sparso ancora in futuro. Al termine di quegli anni terribili, segnati dalla dittatura e dalla guerra, l’unità del popolo italiano consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione. La stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l’intera comunità». (Fonte: https://www.quirinale.it/elementi/46597).

La Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia ha dichiarato: “Ci associamo alle parole del Presidente Mattarella nel ricordo dell’eccidio delle Fosse Ardeatina. In un momento di sofferenza nazionale, mantenere la riconoscenza per chi ha difeso l’onore del nostro Paese significa anche apprezzare la reazione del nostro popolo che rispetta le regole per la difesa dell’interesse generale. A tutti grazie per l’impegno che poniamo nel sostenere la speranza”.

La nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa ha ricordato: “Quando siamo andati lì con Maria Pia Garavaglia, Aladino Lombardi e voi  amiche e amici della ANPC, dopo la riunione del Consiglio Nazionale, non avremmo mai immaginato che non avremmo potuto essere lì presenti a celebrare l’anniversario di questo eccidio, ma sono felice che lo abbiamo fatto allora. Oggi è il giorno della preghiera per quanto sono caduti sognando la libertà e la democrazia”.

 

 

 

 

Primavera 2020: le parole della nostra Presidente Nazionale

Pubblichiamo le parole della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia:“ I giorni di primavera non annunciano una Pasqua di festa. Stiamo attraversando una quaresima civile e per questo deve sostenerci un pensiero coerente con la nostra storia. La Patria non è solo un territorio con le sue istituzioni: è una cultura, un sentimento, e’ attaccamento ai principi e conservazione della tradizione . In continuità con tutti quelli che ci hanno dato questa Patria siamo grati a chi è in prima linea e ci sentiamo impegnati  a sostenere il rispetto delle regole che sono il servizio reso da ciascuno al bene comune, alla salvaguardia della vita. Sursum corda e avanti tutti, in concordia, testimoni di Bene e solidarietà.
Un grande abbraccio soprattutto a tutti i nostri concittadini che soffrono”.
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