QUEL LONTANO 16 MARZO 1978: UN GIORNO DA NON DIMENTICARE

Chi visse il giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’assassinio dei cinque componenti la scorta, i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e gli agenti di Polizia Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino, non lo ha certamente dimenticato. Fu un giorno che sconvolse l’Italia, aldilà delle differenze politiche e fece prendere coscienza della fragilità del paese, un “buco nero” della nostra contemporaneità, la conclusione tragica di un decennio di violenze, attentati, morti. Per 55 giorni l’Italia visse col fiato sospeso, paralizzata da paure mai provate, con l’impressione che lo Stato fosse paralizzato, impotente, incapace di reagire, impressionata già tre giorni dopo il rapimento dalla immagine di Aldo Moro in camicia con alle spalle un drappo, sicuramente rosso e la stella sghimbescia, logo tristemente noto delle BR. Come qualcuno ha detto, c’è un oceano di pubblicazioni, cinque processi e sette commissioni parlamentari, ma ancora restano dubbi, sospetti,perplessità. Moro si trovò a operare alla fine di un periodo, al confine fra una vecchia politica e alla necessità di individuarne una nuova. Gli anni settanta si aprono sotto il segno di una triplice crisi, economica, sociale e delle istituzioni. Se non si rileggono quegli anni, non si riesce ad inquadrare il processo di deterioramento della politica italiana, dei partiti, che nel rapimento ed assassinio di Aldo Moro trovò il momento più drammatico, doloroso e sconvolgente. Quegli anni settanta, figli diretti del ’68, fenomeno complesso, partito dai giovani, un turbinio di passioni, parole, gesti, rivolta, illusioni, che non finì il 31 dicembre dell’anno. Ma il ’68 non fu solo “contestazione giovanile”, solo follie da “maggio francese”, soffocato manu militari dal Generale De Gaulle con il contributo del generale Massu, suo storico antagonista in Algeria. Il ’68 fu anche lotte operaie che portarono cambiamenti sostanziali nel mondo del lavoro e dei sindacati e una maggior consapevolezza nella società civile. Anche la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, si presenta con un volto nuovo. Il ’68 ha dato vita ad uno dei momenti più convulsi e instabili della nostra storia recente, quegli anni settanta , i peggiori anni dalla nascita della Repubblica e punto di partenza del terrorismo e della violenza organizzata, di “destra” e di “sinistra”, quasi uno studiato bilanciamento di una orrenda realtà. Moro capì ciò che stava accadendo. Talvolta in contrasto con il suo stesso partito. Moro fu tra i pochissimi a tener conto della importante posizione dell’Italia nel quadro internazionale. E questo è un dato importante, perché ci libera dal racconto che Moro non fosse “gradito” agli americani e in particolare, a Henry Kissinger che, con il suo talvolta anzi spesso cinico pragmatismo, faceva fatica a capire il lucido ragionamento del leader italiano che non era quello di un accordo tout court con Botteghe Oscure, ma invece quello di un allargamento dell’area della democrazia per giungere ad un sistema di alternanze. Un disegno purtroppo interrotto, non solo per Moro, ma anche per Berlinguer, perché non pochi dicevano ”i tempi non sono maturi”, che tradotto dal politichese significa: “ non se ne deve far niente”. La DC e il PCI erano “integrati”, stante la divisione, nei due blocchi in una formula semplice: noi governiamo e voi fate l’opposizione per poi passare all’incasso elettorale. Questa formula, per molti comoda, aveva ingessato il sistema, facendo dell’Italia un paese anomalo tra le democrazie occidentali. Sono passati quarant’anni. Una rilettura attenta del percorso politico di Moro , epurato da quella irritante vulgata che lo ha dipinto come personaggio contorto e fumoso, ci porta inesorabilmente ad una analisi del presente, che vive una crisi valoriale e politica come non mai. La lezione di Moro anche in periodo di mutazioni epocali, rimane sempre di attualità. E proprio la rilettura della sua politica, del suo pensiero che sono importanti. E questo è lavoro di altri, non di commissioni di tutti i generi e di autori alla ricerca di scoop. Abbiamo 55 giorni per pensare. Angelo Sferrazza







Nella PREFETTURA di FROSINONE consegnate 7 Medaglie d’onore del Presidente Mattarella a famiglie di internati e di deportati, provenienti dalla nostra Provincia, nei lager nazisti.

Fervono i preparativi per sabato prossimo 3 febbraio, quando nel Palasport di Vigevano (PV) si terrà il Rito dei beatificazione del giovane martire Teresio Olivelli, ucciso nel lager di Hersbuck a soli 29 anni per aver testimoniato l’amore di Gesù in un contesto di odio. La celebrazione, presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione vaticana delle Cause dei Santi e Rappresentante del Santo Padre Francesco, sarà concelebrata da una quindicina di Vescovi: ad iniziare da Mons. Maurizio Gervasoni di Vigevano, diocesi nella quale visse il martire e che ne ha promosso la Causa di beatificazione, Mons. Oscar Cantoni di Como essendo Olivelli nato a Bellagio, Mons. Ludwig Schick di Bamberg nel cui territorio si trova Hersbruck e l’arcivescovo Ordinario militare Mons. Santo Marcianò, essendo stato il prossimo Beato un generoso e caritatevole alpino. Presente anche mons Francesco Cavina, vescovo di Carpi, la diocesi del beato Odoardo Fogherini, anch’egli compagno di prigionia di Olivelli, ucciso a Hersbruck e morto tra le braccia di Teresio. Ha assicurato la sua presenza anche l’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini. Un centinaio saranno i sacerdoti concelebranti, ad iniziare dal Postulatore della Causa di beatificazione Mons. Paolo Rizzi. Folta la rappresentanza dell’Associazione Nazionale Alpini, dell’Azione Cattolica e della FUCI con i rispettivi Presidenti Nazionali. Ci saranno i diretti parenti di Olivelli, in primis il nipote Diego Olivelli, il compagno di prigionia Venanzio Gibillini, i rappresentati della fondazione Ex Campo Fossoli, numerose autorità civili e militari. Ha confermato la sua presenza anche l’on. Franco Marini, ex presidente del Senato ed ex alpino. Sono finora quasi 4000 i fedeli e devoti di Olivelli provenienti da tutta Italia, che hanno comunicato la propria presenza, con 26 pullman e altri mezzi privati. I pullman lasceranno i fedeli davanti al palazzetto poi andranno a posteggiare in piazzale Longo, per riprendere i partecipanti al termine della celebrazione. Numerose gli esponenti di comunità parrocchiali diocesane vigevanesi, specialmente quelle di San Lorenzo in Mortara, parrocchia del Beato e di Zeme, paese di origine della famiglia Olivelli; come pure quelle comasche di Bellagio, dove fu battezzato e di Tremezzo dove era parroco lo zio materno e direttore spirituale di Teresio. L’associazione Fiamme Verdi di Brescia, eredi delle omonime formazioni partigiane di cui fece parte Olivelli, saranno guidate dal coordinatore nazionale e dal cappellano Mons. Tino Clementi. Clementi. Anche i Partigiani cristiani saranno presenti con rappresentanze ufficiali. Si segnala la significativa presenza di una delegazione della parrocchia di S. Maria Nascente in Hersbruck, luogo del martirio di Olivelli. Tra le autorità che prenderanno parte alla beatificazione si registrano: il rettore del collegio Ghislieri di Pavia, ruolo ricoperto anche dal nuovo beato all’età di 27 anni, i sindaci di Bellagio, Tremezzo, Zeme, Mortara e Vigevano, nonché alte autorità militari. L’organizzazione logistica all’interno del palasport sarà coordinata dalla segreteria diocesana, con l’aiuto dei gruppi scout, della Pastorale Giovanile, degli alpini e dei gruppi della parrocchia di San Pietro Martire. L’ingresso al palazzetto è previsto dalle ore 7,30, il termine della celebrazione sarà intorno alle 12,30. Ci sarà una diretta televisiva fornita da TV2000 (canale 28 del digitale terrestre e 140 di Sky), e per chi lo vorrà si potrà assistere alla cerimonia anche da un maxischermo che verrà posizionato nel Duomo di Vigevano. In occasione della beatificazione sono state coniate medaglie commemorative ufficiali in bronzo e corone del rosario con l’immagine di Olivelli. Poste Italiane emetterà uno speciale annullo postale per la giornata di sabato 3 febbraio, che sarà disponibile in un apposito stand all’interno del palazzetto. Due le celebrazioni religiose organizzate in preparazione alla beatificazione: sabato 27 gennaio alle 21 Elevazione Spirituale nella basilica di San Lorenzo a Mortara; venerdì 2 febbraio alle 21, veglia di preghiera a Vigevano in San Pietro Martire. Il giorno dopo la beatificazione si terrà alle 10.30 una messa di ringraziamento in Duomo, mentre il 18 febbraio alle ore 11 ci sarà una messa presieduta dal vescovo Gervasoni (sempre in Duomo) trasmessa in diretta su Rai Uno.

