ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

CONFIGNI 10 MARZO 2019 – RICORDO DI PIETRO LUCIANI di Antonio Cipolloni

Una giornata dedicata a Pietro Luciani da parte del Comune di Configni, della Associazione Pro Loco locale ha visto la partecipazione di moltissimi cittadini, del figlio di Puetro Luciani e dei nipotini, tornati per la circostanza in paese. Al mattino è stata raggiunta in montagna la Grotta dove Pietro Partigiano Cristiano dimorò con la sua Banda per lunghi mesi durante l’occupazione tedesca. Oltre al Sindaco Angelici, al Presidente della Pro Loco hanno presenziato alla commemorazione nella sala Consiliare esponenti Nazionali e provinciali della Associazione Partigiani Cristiani con il Medagliere della sezione portato dal segretario Battisti ed il saluto del Segretario dell’ANFIM-(Fosse Ardeatine) Aladino Lombardi. Il ricordo di Pietro Luciani è stato affidato ad Antonio Cipolloni, che fu amico personale di Luciani avendo insieme appartenuto sin dall’inizio, dopo il conflitto, alla creazione della Sezione provinciale dell’ANPC ed insieme militarono, per lunghi anni, nella DC provinciale. Questo il discorso a ricordo dell’amico Pietro Luciani di Antonio Cipolloni:

In questa piacevole circostanza, ringrazio per aver invitato la mia modesta persona, al ricordo di un fraterno carissimo amico, Pietro Luciani, nella giornata a Lui dedicata dal Comune di Configni, del quale fu sindaco per molti anni, dopo aver lottato per il raggiungimento della democrazia e Libertà.
Pietro fu tra i fondatori, insieme a molti di noi, della Sezione Provinciale dei Partigiani Cristiani. Ed è per questo che ho il piacere di portare, in apertura del mio breve intervento, al Sindaco, alla famiglia Luciani ed ai cittadini di Configni, il “Saluto affidatomi ieri a Firenze, nel Convegno promosso dalla Nostra Associazione, del Presidente On. Giuseppe Matulli.
A ricordo del caro amico Pietro Luciani, con il quale ebbi l’onore di condividere gli anni migliori della mia giovinezza, da quelli della Lotta Partigiana a quelli della esperienza politica ed amministrativa, nei quali portammo tutta la nostra passione, in forme e modi diversi (come diversa era la nostra età), ma con identico spirito di abnegazione, onestà, solidarietà e giustizia sociale; valori che scaturivano dalla nostra fede cristiana ai quali fummo “testardamente” aggrappati nel porgere il nostro servizio, che erano frutto di rispettive esperienze non ultima quelle del periodo tremendo della Lotta di Liberazione.
Valori che Pietro seppe portare con coerenza, testimoniandoli, tra l’altro, nel “memoriale” lasciato al figlio e nipotini, dove riporta la Sue “Esperienze dalla caduta del fascismo nella liberazione; del quale volle donarmi copia quando ero impegnato alla raccolta di documenti e testimonianze per la redazione del mio Volume “La Guerra in Sabina” incontrandolo più volte in quel di Terni dove si era da tempo stabilito.
Un lavoro che, anche visibilmente, porta, oltre al contenuto del capitolo dedicato alla Lott partigiana nel territorio di Configni, nel quale è riportata larga parte del memoriale di Pietro, e della sua testimonianza preziosa, anche una documentazione eloquente da Lui fornitami dalla quale il mio “grafico” ha voluto trarre, trovandolo interessante per la composizione della Copertina Cartonata del lavoro dove appare la foto della motocarrozzetta nel cui sidecar è il fratello di Pietro, Alpino.
Non mancano, nelle “memorie” lasciate alla famiglia da Pietro, citazioni di persone interessanti che furono a lui vicine in quelle giornate di costante pericolo, ed in un momento delicato dellaa sua giovinezza e delle scelte da fare rispetto alla parte cui stare.
A partire dal Parroco di Configni Don Gino Cotini, sempre presente quando necessitava placare le ire dei tedeschi; Padre Placido Santucci, che fu sottoposto a molti interrogatori da parte dei nazisti per conoscere le identità di quanti bussavano al suo Convento, che fu dato anche parzialmente alle fiamme; il tenente Elio Cotini che affidava a Pietro il compito di collegamento con comandanti di altri gruppi patriottici; l professoressa Giuliana Palieri, le cui lezioni di politica determinarono la scelte da fare da parte di Pietro; il dottor Filippo Palieri, suo marito, Capo di Gabinetto della Questura di Rieti, per il senso del dovere inteso come volontà di operare in favore di quanti avessero avuto bisogno di protezione, che riuscì ad evitare a molti giovani della provincia di Rieti la deportazione in campi di lavoro in Germania. Scoperto dai nazisti fu arrestato e deportato nel lager di Wietzendorf, dove morì di stenti e torture.
“Un fulgido esempio di straordinarie virtù civiche e generoso altruismo, spinti fino all’estremo sacrificio il 13 aprile del 1945…”: Così recita la motivazione della medaglia d’oro al merito civile concessa dal Presidente della Repubblica il 10 marzo del 2004. Onorificenza consegnata ai figli del Commissario Palieri a Rieti, e concessa dopo una Istruttoria documentale e testimoniale, laddove Pietro Luciani ed altri furono chiamati a raccontare le loro esperienze legate al Commissario Palieri.
Va citato che la famiglia Palieri, nel periodo della occupazione tedesca era sfollata qui a Configni in casa Luciani. La scelta di questo derivò dal fatto che il papà del Commissario dottor Antonio, fu titolare della condotta medica di Configni.
Pietro alla saldissima fede cristiana, unì i consigli della professoressa Agnesi e quelli del Commissario Palieri, per fare le sue scelte di Libertà e Democrazia.

Francesco Bernardi torna alla Casa del Padre

Ha raggiunto la Casa del Signore Franco Bernardi. L’ANPC tutta unita si unisce al cordoglio della famiglia. Si è spento la notte scorsa alla Spezia, nella sua abitazione di piazza Europa: aveva novantadue anni, essendo nato il 4 agosto 1926. Nella sua lunga vita, oltre che medico chirurgo e primario ospedaliero al “Sant’Andrea”, è stato per lunghissimo tempo esponente di spicco del mondo cattolico spezzino, ed era tuttora presidente provinciale dell’Associazione Partigiani Cristiani. Giovanissimo, quando era ancora studente liceale, sfollato con la famiglia a Fivizzano per motivi di guerra, aveva militato nelle formazioni partigiane in Lunigiana, nei pressi del fronte della Linea Gotica. Nel dopoguerra aveva militato nella Democrazia Cristiana, risultando eletto in consiglio comunale sia nelle elezioni del 1960 (giunta Federici) sia in quelle del 1964 (giunta Musiani), ricoprendo anche la funzione di capogruppo consiliare. Negli anni successivi era stato segretario del comitato cittadino del partito. Militante e dirigente dell’Associazione partigiani cristiani, ne aveva preso le redini come presidente in seguito alla scomparsa, alcuni anni or sono, di Daniele Bucchioni. Benché già avanti con l’età, si è prodigato sino a poche settimane or sono con entusiasmo giovanile nel coordinare l’attività dell’associazione, ed era anche copresidente del Comitato unitario della Resistenza. Più volte negli ultimi anni aveva tenuto conferenze ed interventi pubblici, rivolti in modo particolare alle nuove generazioni che, diceva, devono essere in grado di conoscere le vicende storiche che hanno portato l’Italia alla libertà ed alla democrazia. Francesco Bernardi è stato anche presidente e dirigente del Lions club “Host”, coordinando in modo particolare il contributo che l’associazione dà ogni anno al “premio diocesano della bontà”, consegnato dal vescovo il giorno dell’Epifania. Lascia la moglie Nella, i figli Luigi, Cristiana e Marina, e i due adorati nipoti. I funerali si svolgeranno giovedì pomeriggio alle 14.30 nella cattedrale di Cristo Re.
“La perdita di Francesco Bernardi lascia per la nostra comunità storica e politica un vuoto incolmabile – dichiara il Sindaco Pierluigi Peracchini – Francesco era una persona per bene, che con grande rispetto e compostezza ha sempre sottolineato l’impegno antifascista dei partigiani cristiani, soprattutto in tempi in cui era difficile trovare una pagina di storia a loro dedicata. Presidente dei Partigiani Cristiani e Co-Presidente del Comitato Unitario della Resistenza della Spezia, fin da giovanissimo ha militato nelle file della Resistenza senza mai abdicare alla propria fede. E’ stato Primario dell’Ospedale Sant’Andrea e segretario cittadino della Democrazia Cristiana alla Spezia: un uomo che ha amato profondamente i valori della libertà e della democrazia che ha riversato in tutti gli aspetti della sua vita. Ha continuato a servire politicamente la sua Città come consigliere comunale per due mandati dal 1960 al 1969. Tutta la Città oggi si stringe nel suo ricordo e alla sua famiglia.”

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(Fonte: http://www.cittadellaspezia.com/mobile/la-spezia/cronaca/se-n-e-andato-francesco-bernardi-primario-e-partigiano-281465.aspx )

 

L’ANPC a Firenze

Un pubblico numeroso e partecipe ha seguito e animato, nella giornata di sabato 9 marzo, il convegno proposto dalla Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – ANPC, dal titolo “La resistenza settantacinque anni dopo. Tra storia e sfide globali”.

Nel corso della mattinata, nell’auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si sono succedute tre dense relazioni, caratterizzate da una forte sintonia di ispirazione ideale e da una singolare complementarietà rispetto al tema generale del seminario.

Dopo i saluti istituzionali da parte delle autorità locali e la lettura della lettera di patrocinio concessa dalla Camera dei Deputati, Giuseppe Matulli – Presidente dell’ANPC – ha affrontato il tema dei valori espressi dalla Resistenza, dalla lotta di liberazione e dal processo di elaborazione costituzionale, e della necessità di una loro attualizzazione. Al centro dell’analisi, il cambio di paradigma del nuovo secolo, con alcune delle maggiori sfide politiche e sociali proposte e imposte dai processi di globalizzazione.

E’ seguito l’intervento di Alfredo Canavero, docente di storia contemporanea all’Università Statale di Milano e tra i massimi esperti delle vicende del movimento cattolico italiano ed europeo. Lo studioso ha proposto una sintesi della vicenda resistenziale e delle sue principali interpretazioni – mettendone in luce anche i principali snodi problematici –, mettendola in relazione con i processi di costruzione dell’identità e di strutturazione costituzionale dell’Italia repubblicana.

La terza relazione è stata svolta da Ugo de Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha proposto una lettura dell’evoluzione dell’integrazione europea, dal secondo dopoguerra fino alla situazione attuale, e degli evidenti collegamenti tra l’ideale europeista (soprattutto di alcuni padri fondatori dell’unità) e alcuni grandi valori della Resistenza.

Il pomeriggio è stato dedicato al dibattito sui temi affrontati dai tre relatori, al quale hanno partecipato molti dei presenti, rappresentanti di numerose espressioni dell’associazionismo e dell’impegno sociale e politico nazionale.

L’attuale contingenza degli scenari internazionali, che registrano una prepotente avanzata dei populismi e di movimenti di impostazione sovranista e antieuropeista, impone il dovere di una riflessione “nuova”, soprattutto a chi si richiama alle idee, ai valori e ai protagonisti della guerra di liberazione italiana.

L’epoca di profondi cambiamenti che stiamo vivendo e i nuovi criteri interpretativi della realtà imposti da grandi processi di dimensioni planetarie (in primis la globalizzazione e la sua crisi) suggeriscono di elaborare nuovi punti di vista e di proporre nuove modalità per affrontare l’evoluzione della vicenda politica democratica nazionale e internazionale.

Lo stesso impegno civile e morale che mosse i partigiani – uniti nell’ideale di libertà e democrazia, pur tra le varie culture di provenienza – ci impone di affrontare e discutere criticamente le principali derive che emergono oggi, e che giungono a proporre il ritorno ai vecchi nazionalismi che fecero, del secolo scorso, il tempo delle due guerre mondiali.

La riproposizione e l’aggiornamento della prospettiva europea e delle sue idee portanti – in primis democrazia e solidarietà – appaiono oggi la via più realistica e ragionevole per uscire dalle derive populiste e dai pericoli per la pace, e la migliore forma per onorare la generosa e lungimirante lezione storica della Resistenza.

(Hanno pubblicato l’evento anche su: https://agensir.it/quotidiano/2019/3/8/democrazia-anpc-domani-a-firenze-un-convegno-su-la-resistenza-settantacinque-anni-dopo-tra-storia-e-sfide-globali/;  https://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Partigiani-cattolici-domani-a-Firenze-convegno-su-La-Resistenza-tra-storia-e-sfide-globali )

IL DIBATTITO

 Giorgio Prinzi, Consigliere Nazionale Anpc: esprime la sua totale approvazione sui contenuti delle relazioni del Convegno. Sottolinea l’importanza e l’attualità etica dei valori che ispirarono la Resistenza. Ricorda che anche se ci furono zone dell’Italia certamente in prima linea e dove gli scontri militari furono più numerosi e sanguinosi, come al centro-nord, anche il sud fu coinvolto ed è importante ricordare il sacrificio di tutti.

Aladino Lombardi, Consigliere Nazionale Anpc e Segretario Generale Anfim: si presenta e racconta la sua storia di figlio di partigiano invalido di guerra, fratello di una delle vittime del bombardamento di San Lorenzo, lui stesso porta il nome di una delle vittime delle Fosse Ardeatine. Dopo un doveroso ricordo del Presidente Giovanni Bianchi, che sempre ci mancherà e resterà nei nostri cuori, ribadisce l’importanza di far conoscere la storia in particolar modo ai giovani e di far conoscere l’esistenza dei Partigiani Cristiani, le loro vicende e testimonianze. “La Costituzione non ci è stata regalata, ma è stata pagata col sangue, anche di tante donne”.

Claudio Martini, giornalista di Prato. Denuncia un fatto gravissimo che rende ancora più urgente il far sentire la nostra voce. Il 23 Marzo Forza Nuova sta organizzando una manifestazione a Prato, una manifestazione fascista. Incredibile dopo gli orrori che la storia ci ha fatto conoscere assistere a fenomeni del genere. Per questo ha molto apprezzato l’iniziativa dell’Anpc di questo convegno ed il taglio delle relazioni che hanno cercato di attualizzare valori passati trasferendoli nel presente e proiettandoli nell’immediato futuro. Molto commosso dal video di Don Giovanni Barbareschi proiettato all’inizio. Conclude: “Essere oggi ribelli per amore, riscoprire la bellezza della ribellione e farla scoprire ai giovani”.

 Conticelli Giulio, storico del diritto e membro dell’Istituto storico della Resistenza Toscana e dell’età contemporanea. Annuncia a tutti l’elezione di Giuseppe Matulli alla Presidenza dell’Istituto storico della Resistenza a Firenze. Il passaggio della memoria ha dietro un lavoro di raccolta di documenti, di ricerca, di testimonianze (il loro impegno negli ultimi tre anni è stato quello di raccogliere le testimonianze degli ultimi sopravvissuti). Annuncia la necessità di digitalizzare gli archivi e di rendere disponibile a tutti soprattutto alle nuove generazioni il materiale raccolto e catalogato.

Antonio Rossello, Presidente Centro XXV Aprile Savona. Si compiace dell’iniziativa, del valore dei contenuti e dello spessore delle personalità che hanno così brillantemente esposto l’attualità dei valori della Resistenza. Vorrebbe collaborare per la diffusione nella sua zona dei valori dell’Associazione.

Gaetano Mercuri, Presidente FUCI di Firenze. Ricorda moltissimi partigiani cristiani e cita il Beato Olivelli che scrisse la famosa preghiera del ribelle; San Paolo VI, Papa Montini, ricordando come senza di lui la Resistenza non avrebbe avuto appoggi importanti (questo pensando a La Pira che fu da lui nascosto e protetto). La Resistenza non fu fatta solo con le armi, non solo da combattenti, ma da tutti coloro che hanno prestato soccorso a chi aveva bisogno di essere sfamato o nascosto, è stata fatta da chiunque abbia salvato anche solo una vita rischiando la propria. Penso non vada dimenticato il sacrificio di tanti sacerdoti, di suore e religiosi. Racconta del nonno: lui essendo della Calabria ha comunque partecipato alla Resistenza partendo, combattendo fuori dal suo territorio e poi ha dovuto affrontare mille peripezie per tornare a casa. Quindi anche il sud ha contribuito al sacrificio di sangue assieme a tutta l’Italia.

Maurizio Gentilini, Segretario Nazionale Anpc. “Stiamo vivendo il cambiamento di un’epoca” e cita “Cambio di paradigma” di Mauro Magatti. Risponde alla necessità di riunire le fonti e digitalizzarle mettendo a disposizione il lavoro iniziato nel 75° anniversario della Resistenza sulla piattaforma digitale da noi creata www.resistenzaedemocrazia.it . Invita tutti a visitare il sito e a contribuire al suo arricchimento. Il linguaggio dei giovani sta cambiando ed è necessario per arrivare a loro adeguare le modalità di comunicazione.

Enzo Cacioli, Sindaco di Castelfranco Piandiscò (AR). Fa una riflessione sui metodi: oggi tutto è basato sulla velocità: velocità delle scelte, velocità della comunicazione, mentre i padri costituenti poggiavano tutto sulle realtà associative di base, dove militavano persone unite dalla condivisione di ideali comuni. Si rischia di avere delle involuzioni forti se non si crede nelle istituzioni. Ma bisogna ripartire dall’associazionismo.

Andrea Rossi, Presidente Sezione Anpc di Ferrara. Pone all’attenzione la necessità di fare autocritica e trovare anche la forza nel dialogo, persino con le parti opposte alle nostre, per cercare più che di combattere e di disinnescare certe possibili derive. Trovare anche nel dialogo con le controparti un qualcosa che possa porre le basi per costruire in nome del bene comune. In fondo alla Costituzione contribuirono tutte persone con idee politiche lontane, ma unite dallo stesso scopo comune di un bene superiore di giustizia, solidarietà e pace. Non è tempo di innalzare muri e distruggere tutto, ma di un confronto che possa fare arrivare a dei punti di incontro sui quali poter costruire.

Antonio Cipolloni, Presidente Onorario Anpc Rieti. Vede i giorni d’oggi nella loro drammaticità e quindi ancora più importante diventa il nostro messaggio. All’inizio anche lui, come molti cattolici, non parlavano della guerra, non portavano la loro testimonianza, perché pensavano semplicemente di aver fatto il loro dovere. Invece oggi il suo impegno forte è nella pubblicazione dei libri che raccontano la sua testimonianza e le storie della guerra soprattutto nel suo territorio di Rieti che conta più di 3000 morti. Orgoglioso di andare a parlare ai giovani nelle scuole, invita tutti noi a portare ai giovani la nostra testimonianza ed i nostri valori.

Ferdinando Sandroni, Vicepresidente Nazionale Anpc e Presidente Sezione Parma. Ribadisce l’importanza della collaborazione fra tutte le Associazioni. Racconta l’esperienza e l’impegno di Parma, città medaglia d’oro al valor militare, dove c’è una grande partecipazione di tante e tante persone alle commemorazioni. Hanno realizzato un importante collana di dvd con testimonianze di partigiani sopravvissuti.

Luigi Andreini, Accoglienza migranti. C’è un risveglio nella base: nella chiesa valdese, nella Caritas, nella Comunità di Sant’Egidio, nelle Ong, ecc… Tutte le realtà associative dovrebbero essere più connesse fra loro, essere unite. Crede che i “nuovi partigiani” possano essere anche i nuovi volontari al servizio dei più deboli. Bisogna unire le forze come al tempo della Resistenza.

Bernard Dika, Alfiere della Repubblica Italiana a soli 20 anni. Pone subito il confronto fra chi sentendo la parola “Resistenza” si schiera dalla parte di coloro che dicono: “Ancora la Resistenza, è una cosa superata” e chi invece pensa e crede che senza memoria non c’è futuro. La cosa preoccupante è il rischio di distruggere il presente. L’indifferenza è un qualcosa che veramente può portare a non affrontare problemi che sembrano lontani proprio nelle nostre case e nelle nostre vite. Porta l’esempio della Strage di San’Anna di Stazzema, un paesino sperduto che all’epoca non aveva nemmeno una strada per raggiungerla. Raccontano alcuni dei pochi superstiti di quando sentirono l’annuncio alla radio della Germania che aveva invaso la Polonia. Dicono questi testimoni: “Ci dispiaceva per queste persone, ma pensavamo alla guerra come una cosa tanto lontana da noi”. Quella guerra che sembrava tanto lontana arrivò proprio da loro. Questo avviene anche oggi, perché quando noi non ci occupiamo di qualsiasi ingiustizia che avviene nel mondo quella stessa ingiustizia arriverà nelle nostre case. E quindi non dobbiamo occuparci di memoria solo per onorare le vite sacrificate, ma per poter contare ancora oggi su diritti e libertà che vengono nel presente minacciati. Calamandrei paragonò la libertà all’aria: quando noi abbiamo sete beviamo, quando abbiamo fame mangiamo ma come per l’aria della libertà si comincia a capirne l’importanza vitale solo quando comincia a mancare. La nostra generazione di giovani per fortuna non ha mai provato quel senso di asfissia dato dalla mancanza di libertà che hanno invece provato i nostri nonni. Dobbiamo vivere il concetto di libertà e di diritto come un oggetto di conquista quotidiano. Altrimenti chissà tra qualche anno qualche politico potrebbe dire pochissimi italiani vanno a votare: “Che senso ha allora il suffragio universale? Togliamolo!”. Forse lì poi ci accorgeremmo di quanto è importante andare ad esprimersi. Questo è solo un piccolo esempio. Dobbiamo interrogarci sul perché le giovani generazioni non sanno nemmeno cosa sia il 25 aprile o il 2 giugno o cosa sia la Resistenza. Invece di dare colpe proviamo a riflettere su cosa concretamente possiamo fare. Io personalmente ho studiato la stessa storia che hanno studiato i miei genitori. A scuola non abbiamo fatto in tempo a studiare bene la seconda guerra mondiale né tantomeno quello che è successo dopo. Facciamo una proposta seria affinchè venga inserito nel programma lo studio della storia del Novecento, perlomeno fino alla caduta del muro di Berlino. Come può un giovane oggi se non di buona volontà e che quindi si vada ad informare da solo essere un buon cittadino? Quindi cosa significa Resistenza oggi? Significa lottare ancora per quei diritti che sono stati conquistati a caro prezzo ma che qualcuno può ancora toglierci.

 Luisa Ghidini, Delegata Femminile Nazionale. Parla dell’importanza dell’operare per risvegliare la coscienza dei cittadini. In Lombardia dove è Presidente della Sezione Anpc di Cassano D’Adda assieme ad altre Associazioni quali: A.C.L.I., A.N.E.D., A.N.P.I. Lombardia, A.N.P.P.I.A., A.R.C.I. Lombardia, C.G.I.L. Lombardia, C.I.S.L. Lombardia, F.I.A.P., F.I.V.L., LIBERA Lombardia, M.F.E., U.I.L. Lombardia, si sono ritrovate per dare vita alla costituzione di un coordinamento, denominato “rete lombarda per un’Europa unita, inclusiva, democratica e sociale contro la deriva razzista, xenofoba e sovranista”.

 Pierluigi Castagnetti, deputato. “Dobbiamo custodire la memoria come un dovere, ma anche come una straordinaria opportunità per leggere la storia dei giorni d’oggi. Ricorda l’importanza di chi fece la resistenza senza fucile come Giuseppe Dossetti. I cattolici avevano una idea concreta di democrazia e sapevano quello che volevano. Risvegliare la consapevolezza oggi nei cattolici.

Conclusioni Presidente Giuseppe Matulli. Il Presidente conclude soddisfatto del dibattito e dichiarando la consapevolezza che è più facile celebrare il passato che costruire il futuro, ma che il rischio e i pericoli del presente ci chiamano tutti a collaborare fortemente e con un impegno quotidiano e compatto affinchè possiamo costruire un presente ed un futuro migliori.

Durante i dibattiti il TG3R Toscana alle ore 19:30 del giorno stesso ha mandato in onda un servizio sul Convegno e l’intervista fatta al Presidente Matulli.

 

Configni ricorda il partigiano Pietro Luciani

L’associazione “Sulle Tracce di Humo”, fondata nel 2016 con finalità di operare per la valorizzazione e promozione delle risorse naturalistiche, storiche e culturali del territorio del Comune di Configni. Nell’intendo di individuare percorsi escursionistici tematici e far conoscere biografie e racconti relativi a luoghi e personaggi significativi per la storia del paese, in collaborazione con il Comune di Configni, promuove, per Domenica 10 Marzo, nella Sala Consiliare, alle ore 16,30, una Conferenza incentrata sulla figura di Pietro Luciani che fu Sindaco di Configni per 32 anni tra il 1952 ed il 1990.
Sono previsti interventi: del: Sindaco di Configni, del dott. Corrado Luciani, di Antonio Cipolloni membro del Consiglio Nazionale dell’ANPC (Associazione nazionale partigiani cristiani), del prof . Luciano Lima, del dott. Sergio Menicuci, dell’avv. Elena Leonardi.
Dopo l’8 settembre 1943, Pietro Luciani, in rappresentanza dei giovani del paese, partecipò ad una riunione svoltasi alla periferia del paese; erano presenti tra gli altri: il Parroco di Configni don Gino Cotini, Padre Placido Santucci del Sacro Speco di Vasciano, il Maresciallo dei CC Raffaele Pias, della locale stazione dei CC., e rappresentanti del Comitato antifascista di Terni.
In quella sede fu varato il “Nucleo partigiano di Configni”. al quale aderì la quasi totalità dei paesani. Il vertice del gruppo fu composto da: Tenente Elio Genili Comandante; don Gino Cotini membro del Comando; Pietro Luciani, Capo Nucleo; Ezio Cotini, fratello del Parroco ed Augusto Massoli Membri del Comando formazione creatasi a Configni.

La strada che sale verso la cresta del Monte Cosce già detta “Strada del cantiere”, opera realizzata durante l’amministrazione Luciani negli anni ’60, verrà rinominata “La via di Pietro”. Lungo questa strada percorribile anche in macchina, nella zona “dei Cerri” una piccola grotta, inserita nell’itinerario escursionistico tematico “Anello delle grotte e dei ripari”, dove Pietro trovò rifugio per alcuni giorni da partigiano della II guerra mondiale, verrà intitolata “Il riparo di Pietro”.

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La Resistenza 75 anni dopo tra storia e sfide globali: Convegno Firenze 9 Marzo 2019

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A settantacinque anni di distanza dai venti mesi che segnarono prima la morte e poi la rinascita della Patria, stanno emergendo nuove sfide alla democrazia di dimensioni planetarie. In particolare la deriva politica internazionale che vede il trionfo dei populismi, impone il dovere di una riflessione “nuova”, soprattutto a chi si richiama alle idee, ai valori e ai protagonisti della guerra di liberazione italiana.

Gli elementi di discontinuità intervenuti nel corso della storia recente (dal ’68, alla caduta del muro di Berlino, alla globalizzazione e alla sua crisi) hanno interrotto la linearità del rapporto tra l’esperienza resistenziale e l’evoluzione della vicenda politica democratica che ne fu diretta espressione.

Tale esperienza, determinante supporto politico alla nascita della repubblica democratica, deve essere collocata al centro dello studio, del dibattito, della ricerca storica, come uno dei passaggi più alti della storia del nostro paese. Un passaggio storico nato dall’impegno e dal sacrificio dei combattenti della guerra di liberazione.

Lo stesso impegno civile e morale che mosse, allora, i partigiani – uniti nell’ideale di libertà e democrazia pur tra le varie culture di provenienza – ci impone di affrontare e discutere criticamente le principali derive che emergono oggi, e che giungono a proporre il ritorno ai vecchi nazionalismi che fecero, del secolo scorso, il tempo delle due guerre mondiali. La riproposizione e l’aggiornamento della prospettiva europea e delle sue idee portanti – in primis democrazia e solidarietà – appaiono oggi la via più realistica e ragionevole per uscire dalle derive populiste e dai pericoli per la pace, e la migliore forma per onorare la generosa e lungimirante lezione storica della Resistenza.

Il Convegno ha ricevuto il Patrocinio della Camera dei Deputati.

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È morta Rosetta Stame. Una vita dedicata al ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine

rosetta stame fotoOgni anno Rosetta Stame ricordava le vittime  delle Fosse Ardeatine nel sacrario dove si commemora la strage.

Questa notte Rosetta Stame, figlia di Ugo, tenore e partigiano trucidato alle fosse Ardeatine, è morta all’età di 81 anni.

Era presidente dell’ANFIM, associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la ricorda così: “Ho appreso con commozione la notizia della scomparsa di Rosetta Stame (…) ha difeso per decenni, con coraggio e determinazione, la memoria dei martiri e quella di tutti i caduti per la libertà.  Ai suoi familiari e ai membri dell’Anfim esprimo sentimenti di cordoglio e solidarietà, con riconoscenza per l’opera infaticabile da lei svolta”.

I funerali si terranno domani 28 febbraio 2019 presso la Chiesa di S. Giuseppe Moscati a Roma (Cinecittà est).

L’Anpc si unisce con commozione al cordoglio dei familiari e dell’Anfim.

E’ nata la rete lombarda per un’Europa unita

convegno 22 febbraio 2019

Nei mesi scorsi, diverse associazioni quali: A.C.L.I., A.N.E.D., A.N.P.C., A.N.P.I. Lombardia, A.N.P.P.I.A., A.R.C.I. Lombardia, C.G.I.L. Lombardia, C.I.S.L. Lombardia, F.I.A.P., F.I.V.L., LIBERA Lombardia, M.F.E., U.I.L. Lombardia, si sono ritrovate per dare vita alla costituzione di un coordinamento, denominato “RETE LOMBARDA PER UN’EUROPA UNITA, INCLUSIVA, DEMOCRATICA E SOCIALE CONTRO LA DERIVA RAZZISTA, XENOFOBA E SOVRANISTA”.

L’intento di questo gruppo è di aiutare i cittadini lombardi ad orientarsi, in vista dell’appuntamento elettorale del 26 maggio prossimo, dal cui esito dipenderà l’indirizzo della storia europea e della nostra democrazia.

Lo scorso 22 febbraio si è svolto a Milano, presso la Camera del Lavoro, un convegno cui hanno partecipato moltissimi cittadini e studenti.

Con il salone completamente gremito, sintomo dell’interesse dei cittadini a un tema così importante, il referente dell’ANPI regionale, Tullio Montagna ha preso la parola per un breve saluto ai partecipanti e un ringraziamento ai relatori.

Evidenziando poi che quanto accaduto in questi giorni (il caso del maestro di Foligno e le scritte razziste presso la casa di una famiglia di Melegnano che ha adottato un ragazzo senegalese) non è altro che la conferma del clima di odio e d’intolleranza che ormai sta dilagando nel nostro paese. Ha quindi preso la parola il presidente ANPI Milanese Roberto Cenati per ricordare che già qualcosa si sta muovendo sul nostro territorio per contrastare questi fenomeni fascisti e razzisti ricordando che sabato 2 marzo a Milano si svolgerà una manifestazione contro la Legge Salvini che avrà come titolo e slogan “PEOPLE PRIMA LE PERSONE”.

Gli interventi sono stati coordinati da Attilio Geroni – giornalista de Il Sole 24 Ore ed esperto di politica ed economica internazionale.

Sono intervenuti:

Don Virgionio Colmegna – Presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano. Europa, migranti: una marcia difficile verso un mondo migliore. La visione di un cittadino europeo

Prof. Alessandro Santoro – Scienze delle Finanze Università Milano Bicocca. Euro e spesa pubblica: cosa dicono i dati?

Dott.ssa Luisa Trumellini – Presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo. L’Europa al bivio tra unità federale e disgregazione. La minaccia del sovranismo futuro e il sovranismo nell’Europa attuale.

Prof Andrea Bosco – Università di Firenze. Il percorso dell’Europa da Ventotene a oggi: “Il significato storico della Rivoluzione Europea”

Prof.ssa Giulia Rossolillo – Università di Pavia. Prospettive attuali dell’unità europea. Le cause del disamore. I possibili rimedi.

Duccio Facchini – Giornalista, autore del libro “Alla deriva” ed. Altreconomia. La complessità del fenomeno migranti: i dati di realtà, le paure, i disagi, le utilità, gli errori nella fase dell’accoglienza, le leggi sbagliate. Ora la “caccia al migrante”. Gli italiani stanno meglio?

Si è detto che mettere in discussione l’Europa vuol dire mettere in discussione la libertà; la Comunità Europea è nata dalle ceneri del fascismo e del nazismo, non esiste un’uscita dall’euro di sinistra, ma solo di destra. Siamo a un passo dal completamento del Federalismo Europeo, manca la condivisione politica di obiettivi e progetti tra il Consiglio e il Parlamento Europeo.

Per quanto riguardo al tema dell’immigrazione nel nostro paese è ancora in vigore la legge Bossi-Fini e recentemente la Legge Salvini che contrariamente a quanto si vuol far credere, non garantisce nessuna sicurezza soprattutto per gli immigrati.

Nel nostro paese la percentuale di chi sovrastima il problema dell’immigrazione è superiore a quella registrata negli altri paesi della C.E., frutto del pressante condizionamento mediatico dei politici della maggioranza e dei mezzi di comunicazione a loro asserviti.

Mentre il Paese e i suoi governi si vantano della riduzione drastica degli sbarchi di profughi, le corti d’assise italiane riconoscono le atrocità che accadono nei Lager in Libia come verità processuale. Donne seviziate e spesso gravide per gli stupri, uomini e bambini prigionieri di luoghi e pratiche atroci, sequestrati e rinchiusi, ricattati, torturati oltre il concepibile, fino alla morte. La sistematica tratta degli esseri umani è diventata in Libia attività imprenditoriale. Un’Europa indegna dei propri valori firma accordi con governi fantoccio e finanzia milizie purché i migranti siano trattenuti altrove (vedi il libro “L’attualità del male – La Libia è verità processuale”).

La conclusione è stata che l’Italia, fuori dalla Comunità Europea sarebbe come un vaso di coccio in mezzo ad un vaso di ferro. Metafora che ben fa comprendere a quali rischi ci stiamo esponendo se il risultato elettorale delle prossime elezioni europee andasse verso una deriva di sovranità.

Colombo Lorenzo e Luisa Ghidini Comotti

locandina convegno 22 febbraio

A Savona Antonio Rossello presenta: Olga

Antonio Rossello con il patrocinio dell’ Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona  e del Centro XXV Aprile

presenta:

Olga

(Montag edizioni)

presso la Feltrinelli point, via Astengo 9-11r Savona
26 febbraio, martedì ore 18.00


Introduce: Teresa Ferrando (presidente ISREC Savona)
Sarà presente Luigina Balaclava (cugina del deportato)

Attraverso la storia avventurosa di due protagonisti che si inseguono dalle Langhe al mare si arriva alla storia vera di un soldato IMI (internati militari italiani) condotto a Dachau e ritornato a casa alla fine del ‘45.


In Appendice: “Racconto della prigionia in Germania di Nonno Cesare (1943-1945) e lettere di Cesare Troia (1925-2008)” con Prefazione della Prof.ssa Luigina Balaclava.

Per informazioni tel.019823895, savona@feltrinellifranchising.it

 

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Ricordo di Adriano Ossicini

Adriano-OssiciniIl titolo di “ribelle per amore” ben si attaglia a definire la figura di Adriano Ossicini, scomparso a 98 anni, dopo una vita spesa per il bene del prossimo. Figlio di un fondatore del Partito popolare, antifascista militante fin da studente nelle file della FUCI, dopo il 1938, assieme a Franco Rodano, fu uno degli animatori del Movimento dei Cattolici Comunisti e del Partito della Sinistra Cristiana. Attivissimo nella resistenza durante l’occupazione tedesca di Roma e nel CLN. Allievo del professor Giovanni Borromeo, nei reparti dell’ospedale Fatebenefratelli salvò dalla deportazione decine di ebrei romani nascondendoli e inventandosi una malattia fittizia ma altamente contagiosa, il “morbo di K” (come le iniziali dei due ufficiali nazisti Kesselring e Kappler), che impediva alle SS di ispezionare le corsie. Medico e docente universitario, fu uno degli iniziatori della psicologia e della neuropsichiatria in Italia. Mantenne sempre la passione per la politica e per le battaglie ideali e civili. Con Ferruccio Parri fondò la Sinistra Indipendente e fu senatore per molte legislature, vicepresidente del Senato e ministro per la Famiglia e la solidarietà civile del governo Dini tra il 1995 e il 1996. Se ne va con lui uno degli ultimi testimoni e protagonisti del Secolo breve, un vero padre della patria e una delle grandi coscienze critiche del cattolicesimo italiano.

I rurali e la razza

Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco, Edoardo Zavattari. Chi sono? Pochissimi risponderebbero alla domanda. Sono i nomi di dieci,  si fa per dire, studiosi che sottoscrissero nel luglio 1938 il Manifesto della razza, conosciuto anche come  Manifesto degli scienziati razzisti , fondamento “scientifico” delle leggi razziali del 1938.

14luglio1938-ilmanifestodellarazza-300x225-300x225A questo manifesto aderirono con solerzia e spesso senza una particolare giustificazione 329  fra docenti universitari, magistrati, medici, militari giornalisti ed esponenti del clero; famoso padre Gemelli  che aveva una sua particolare  teoria a sostegno e giustificazione del razzismo. Quello del mondo cattolico è uno dei temi ancora da chiarire, con coraggio e verità. “La coscienza del legame tra la Chiesa e gli ebrei è oggi per noi cattolici un fatto di popolo. Ma negli anni trenta in pochi capirono, mentre sopravvivevano vecchi pregiudizi”. Lo ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, la Conferenza Episcoale Italiana, a chiusura di un interessante convegno tenutosi alla Dante Alighieri il 19 novembre: “Chiesa, fascismo ed ebrei, la svolta del 1938”. Fra i 329 compaiono due nomi che colpiscono, Amintore Fanfani e il prof Gaetano Azzariti, secondo presidente nel 1957 della Corte Costituzionale! Ottanta anni fa. Una data che quest’anno è stata ricordata con un’attenzione particolare, perché in giro si respira aria mefitica.  Il 28 ottobre, data della cosiddetta “marcia su Roma”, un manipolo di nostalgici ha sfilato a Predappio davanti alla tomba di Mussolini, indossando magliette con scritte antiebraiche come, al di là di ogni ritegno,  una vigorosa “massaia rurale” pesarese: “Auschwitzland”. Quel campo di sterminio  dove furono inviate quasi tutte le ottomila vittime ebree italiane. Ma come è stato possibile che una grandissima parte del popolo italiano abbia accettato e condiviso le leggi razziali? Eppure è successo e nemmeno  lentamente. Un contributo determinante, su un terreno fertile in verità,  è stata la comunicazione, a tutti livelli e in tutte le forme. Nessuna categoria sociale è stata dimenticata, analfabeti compresi. Nel ’38 l’Italia fascista al culmine della sua esaltazione, Impero dal 1936, con un orgoglio nazionale che aveva conquistato tutti, pendeva dalle labbra del Duce. Ma c’era ancora qualcuno tiepido: i “rurali”, come venivano allora chiamati chi lavorava la terra, al contrario dei “padroni”, fascisti della prima ora. Come arrivare ai “rurali”, con una altissima percentuale di analfabetismo e certo non lettori accaniti  della stampa di regime. La radio! Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale che aveva come finalità l’indottrinamento ideologico con  la diffusione della radiofonia nelle campagne e nelle “scuole rurali”. Fu costruito    un apparecchio speciale, Radiorurale, che diversamente da Radiobalilla, al posto dei fasci aveva incrociati due rametti d’alloro. Ma il progetto Radiorurale naufragò non sul piano politico….ma tecnico! In gran parte delle campagne non arrivava l’energia elettrica!  Si corse ai ripari. Mettere altoparlanti nelle piazze dei piccoli paesi, vicino alle chiese e la domenica mattina, quando i “rurali” credenti uscivano dalla Messa e i “socialisti” al caffè o all’osteria, indottrinarli. Una eredità di “palinsesto” ancora oggi rispettata con Linea verde! Come spiegare ai “rurali” il razzismo? Ci pensa la  Confederazione Fascista dei Lavoratori dell’agricoltura, con una pubblicazione di 68 pagine dell’anno  XVI con numerose fotografie,  dal titolo chiaro e squillante: I rurali e la razza.  In prima pagina: “Siete voi, rurali, che rappresentate la razza nel suo significato più profondo ed immutabile. Voi non fate i matrimoni misti … Mussolini”! Poi in seconda, sempre Mussolini: “ La terra e la razza sono inscindibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e feconda la terra … “. In 68 pagine si sintetizza tutto il credo razzista e si esalta il valore dei “Fedeli della Terra” “che per tante generazioni, che talvolta hanno sfiorato il millennio, si sono mantenuti nello stesso podere…”. E si continua: “Il contadino è sempre stato il “continuatore della stirpe” mentre la città è il punto “debole e vulnerabile”. Quindi cari mezzadri fate figli e rimanete a lavorare la terra per il bene della stirpe! Naturalmente foto di una famiglia mezzadrile emiliana di quarantaquattro persone di cui 26 bambini.  Le didascalie  sono spesso sconcertanti. Una fra tutte. I fascisti non ignoravano la devozione di una parte notevole dei “rurali”,  quindi  foto di una croce di ferro lavorato,  numerose allora nelle strade di campagna, con un ragazzo in preghiera. Testo: “Ecco la fede che proviene dai secoli e dalle generazioni, la fede in Dio, latino e cattolicissimo, gloria e conforto delle nostre genti italiane” ! Anche un libercolo così ha completato quella strada che porta alla Shoah e che inizia in Italia con la pubblicazione nel 1921 de  ” I Protocolli” dei “ savi anziani” di Sion.  Angelo Sferrazza

da (www.infodem.it)  

 

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