ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivio per la categoria “DIARIO DELLA RESISTENZA”

31 marzo 1944 – Poggio Bustone

Il comando della Gramsci, il 30 marzo, venne informato da una telefonata che alle porte di Antrodoco s’era formata una colonna di carri armati tedeschi. Il 31 marzo, un reparto esplorativo del maggiore Wilke spazzò via la guardia partigiana al Passo del Fuscello e aprì la strada alle forze della Wehrmacht. Nella notte del giorno seguente, una compagnia della Flak e un gruppo di miliziani repubblichini si presentò a Poggio Bustone. I nazifascisti catturarono gli uomini e li rinchiusero in un garage di via Roma. Due degli imprigionati venivano da Cantalice e non riuscirono a giustificare la loro presenza a Poggio; furono pertanto ritenuti partigiani e giustiziati immediatamente. Centosettanta poggiani vennero deportati nei campi di concentramento di Cinecittà e di Aprilia. A coloro che rimasero venne ordinato di abbandonare le case, perché l’abitato sarebbe stato bruciato per pareggiare i conti del 10 marzo. Le donne portarono via a spalle le cose più preziose e scesero a Borgo San Pietro, mentre le fiamme consumavano il paese.

31Marzo1944 – 7Aprile 1944 – Acquasanta (RI)

Il battaglione Brandenburg era una formazione operativa del controspionaggio militare (Abwehr) paragonabile alle unità di commandos alleati subordinata al comando supremo della Wehrmacht (OKW Abwehr II). Nelle sue file militarono anche numerosi soldati stranieri,francesi, spagnoli, tedeschi nati e vissuti all’estero, uomini con padronanza di lingue straniere da impiegare in azioni oltre le linee. Col progredire della guerra la loro attività si ridusse ad azioni antipartigiane e spesso il personale di lingua straniera fu impiegato nella raccolta di informazioni in abito civile o in „controbande“, travestito da partigiano. Il battaglione operò in collaborazione con forze di polizia e camice nere nelle province di Teramo, Ascoli e nel Lazio e più tardi in Toscana, in Romagna e in Valle d’Aosta. In particolare esso condusse una serie di dure operazioni di rastrellamento nell’Italia centrale e in quest‘area fu responsabile delle stragi di Montemonaco, Acquasanta e nell‘area di San Ginesio nelle Marche nel marzo 1944. Insieme ad unità di polizia effettuò una lunga serie di rastrellamenti tra il 29 marzo e il 1 maggio 1944 in provincia di Rieti, tra le quali il rastrellamento del Monte Tancia durante il quale numerosi civili furono vittime di un massacro, e nelle province di Macerata, Ascoli Piceno e Perugia.

31 Marzo 1944 – Ranne Gragnano (Go)

Gorizia: Reparti della “Decima Mas” e un gruppo di SS sorprendono 23 ex militari italiani e disarmati, provenienti dal XIII Reggimento fanteria “Isonzo”, che si erano fermati per rifocillarsi. Solo 3 riescono a fuggire. L’unico ufficiale, un sottotenente, viene immediatamente impiccato con filo di ferro, I 22 soldati, uniti a 10 anziani del luogo, vengono trucidati a raffiche di mitra mentre, incolonnati, marciano verso la vicina Anhvo.

Il 29 Marzo 1944 – Piobbico, Valnerina

Il 29 marzo – Piobbico di Sarnano.

Duemila tra tedeschi della Alpenjager e fascisti del Battaglione M “IX Settembre”circondarono Sarnano per un rastrellamento del paese, per poi dirigersi anche nelle frazioni circostanti. A Piobbico arrivarono di notte, erano le 4.45 circa, quando gli abitanti furono svegliati di soprassalto con un breve fuoco di mitragliamenti e bombardamenti. In poco tempo i nazifascisti entrarono nelle case e radunarono gli abitanti minacciandoli di distruggere la piccola frazione e di ucciderli tutti se non avessero confessato dove si trovavano i ribelli. Nel corso dell’operazione la maggior parte del gruppo partigiano riuscì a sganciarsi, ma in quattro furono uccisi. Il comandante Filipponi si trovava nella soffitta della casa che lo ospitava e quando comprese che i nazifascisti non si sarebbero fatti alcuno scrupolo verso quelle persone, decise di presentarsi spontaneamente, lasciandosi catturare. Venne bastonato brutalmente e poi impiccato a un palo della corrente elettrica. La popolazione del villaggio fu salva, così come verrà risparmiata quella di Sarnano qualche ora dopo. La conclusione cui molti sono arrivati è che il sacrificio di Filipponi sia servito ad evitare un nuovo massacro.

 

29 marzo 1944, Valnerina.

Reparti tedeschi iniziarono un grande rastrellamento che investì tutta l’area occupata dalla brigata garibaldina ternana “Antonio Gramsci” (nelle quattro province di Perugia, Terni, Rieti ed Ascoli Piceno, fatti che verranno approfonditi di seguito) e si protrasse per una decina di giorni. La formazione garibaldina subì gravi perdite, caddero più di 50 partigiani. La furia di tedeschi e fascisti si abbatté anche sulla popolazione civile. Tre civili nel comune di Norcia, undici in quello di Cascia, quattro a Borgo Cerreto, cinque civili furono fucilati a Monteleone di Spoleto, otto in località Piermasotte nel comune di Vallo di Nera per un totale di 33 morti (secondo alcune testimonia il bilancio deve salire a 37) tutti agricoltori, più di cento i deportati.

28 Marzo 1944 – Ponte della Pietra, Marsciano, Monteriggioni

28 marzo 1944, Ponte della Pietra (PG).

Nel bosco della ex Villa Checcarelli a Ponte della Pietra, furono fucilati dai tedeschi otto giovani, renitenti alla leva, catturati per la maggior parte nei pressi di Costacciaro.

28 marzo 1944, Marsciano.

Presso il cimitero, dopo un processo farsa, furono fucilati barbaramente da un reparto della GNR tre giovani contadini appena ventenni, accusati di renitenza alla leva.

28 marzo1944, Eccidio di Montemaggio.

In località la Porcareccia, sul Montemaggio, nel Comune di Monteriggioni, provincia di Siena, furono fucilati dalla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) 19 partigiani membri delle formazioni partigiane della Brigata Garibaldi che agiva tra le province di Siena, Pisa e Grosseto. I giovani erano fuggiti per sottrarsi alla leva e arruolarsi con le brigate partigiane nascoste nella zona. Furono trovati e dopo la loro resa con la promessa di aver salva la vita, fucilati.

28 marzo1944Moteriggioni (Si),

I repubblichini fucilano 19 partigiani appartenenti alla Brigata Garibaldi, attiva tra le province di Siena, Pisa e Grosseto. Erano tutti giovanissimi.

27 marzo 1944 – Alto Tevere e Rancana Scheggia (PG)

27 marzo 1944 – Rancana-Scheggia(PG)

Il 27 marzo 44 si effettuò un rastrellamento tedesco che interessò il triangolo del territorio compreso tra le strade Scheggia-Gubbio, Gubbio-Fossato e Fossato-Scheggia.L’operazione fu condotta dall’ Unità del reparto esplorativo 103° e del 4° battaglione genieri dove alla fine di marzo a nord di Perugia annientano una ‘banda partigiana’, uccidono 57 uomini e ne catturano 44. Si tratta in questo caso di una razzia a Gubbio del giorno 25 marzo 44’ e di una seconda operazione analoga del 27 marzo, in occasione delle quali, tra l’altro, in una masseria contadina, vengono catturati numerosi ebrei che vi si nascondevano. Il contadino, un altro uomo e la figlia di questi vengono passati per le armi.L’operazione del 27 marzo 44’ condotta della famigerate “SS”, già attiva nella zona di Rancana (frazione di Scheggia) – Troppola (vocabolo nel comune di Gubbio), portò all’uccisione di 9 persone. Lungo la strada che dal cimitero di Scheggia conduce a Rancana vennero uccisi: un ragazzo minorato psichico di nome Bugliosi che si era messo a correre alla vista della pattuglia;      Enrico Rosi, detto “Rigo de Balucchino”, a Col di mezzo;   un ragazzo, nipote di Rosi, nativo di Costacciaro;quattro maschi della famiglia Fiorucci (detti “del Picchio”) al vocabolo Bellavista: i fratelli Giulio e Romano e i figli di quest’ultimo, Ubaldo e Ugo; vennero fucilati perché in casa loro fu rinvenuta della polvere e della miccia che usavano per l’agricoltura.Verso Villamagna furono invece fucilati tre israeliti: Alberto e Pierluigi Guetta con il loro amico Piero Viterbo.

26 marzo 1944 – Cascia (TR)

Un centinaio di militi germanici e fascisti entrarono nel paese, lo perquisirono e uccisero senza motivo due persone, una donna di 75 anni e un uomo di 50.

24 Marzo 1944. Don Pietro Pappagallo alle Fosse Ardeatine

Don PappagalloSacerdote della Diocesi di Roma, imprigionato in via Tasso per l’aiuto agli ebrei e a ogni perseguitato, denunciato da una delle persone che assisteva, viene ucciso alle Fosse Ardeatine il 23 marzo 1944.

Cappellano delle suore del Bambin Gesù, dopo l’8 settembre 1943 ospita, nella sua abitazione romana, ebrei, perseguitati politici, partigiani e prigionieri evasi. Così una lapide lo ricorda in via Urbana 2, dove svolgeva quest’opera di soccorso: “In questa casa nel tempo buio dell’occupazione nazista rifulse la luce del cuore generoso di don Pietro Pappagallo Terlizzi (Bari) 18.6.1888 Roma – Fosse Ardeatine 24.3.1944 Accolse con amore i perseguitati di ogni fede e condizione fino al sacrificio di sé Cadde nel segno estremo della redenzione e del perdono di Dio”.

Tradito da una spia che finge d’essere un fuggiasco (tale Gino Crescentini, che nel 1947 sarà condannato a vent’anni di carcere per aver denunciato alla “polizia tedesca appartenenti alla razza ebraica, comunisti e antifascisti”), viene arrestato insieme a sei clandestini che si trovano in quel momento nella sua casa e viene imprigionato in via Tasso.

Unico prete cattolico a essere ucciso alle Fosse Ardeatine, all’ingresso delle cave dalla lunga fila in attesa della fucilazione si alza un grido, da uno che ha visto la sua veste nera: “Padre, benediteci!”. Racconterà un superstite che “don Pietro, che era un uomo robusto e vigoroso, si liberò dai lacci che gli stringevano i polsi, alzò le braccia al cielo e pregò ad alta voce, impartendo a tutti l’assoluzione” (Robert Katz, Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine, Roma 1968, p. 152).

Ecco come ne parla un suo amico che diverrà suo biografo: «Salvò tante vite. Cattolici o ebrei o protestanti, per lui tutti erano creature di Dio e nel diritto naturale della vita e della libertà. Al tempo dell’infamia delle leggi razziali, fu lui, mio paterno amico, a dirmi, smentendo la scuola fascista, che il popolo ebraico è un grande popolo ricco di geni che hanno operato tante svolte nella storia dell’umanità. Sono il biografo di don Pietro perché la sua vita di uomo giusto ben meritava di essere scritta e additata come esemplare alle nuove generazioni. E ho sentito l’irresistibile dovere di coscienza di chiedere all’autorità di Jad Vashem il riconoscimento, per don Pietro, di “giusto delle nazioni”» (Shalom, dicembre 1997, p. 22).

Alla figura di don Pietro Pappagallo allude il personaggio “don Pietro” del film di Roberto Rossellini Roma città aperta (1945), interpretato da Aldo Fabrizi.

(pubblicato sul blog di Luigi Accattoli)

Martirologio del clero italiano, Roma 1963, p. 168.

Elio Venier, La Chiesa di Roma durante il periodo della Resistenza, in Rivista diocesana di Roma, settembre-ottobre 1969, p. 998.

Dizionario storico del movimento cattolico, III/2, p. 626.

Antonio Lisi, Don Pietro Pappagallo. Un eroe, un santo, Roma 1995.

23-24 Marzo 1944: alcune cose che bisogna sapere delle Fosse Ardeatine

fosse ardeatine GottusoIl giorno 23 marzo 1944 Alcide De Gasperi convoca alla ore 16:00 nel collegio di propaganda FIDE, che è zona extraterritoriale facente parte del Vaticano, il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale che guida la Resistenza nelle zone occupate dai tedeschi). Partecipano anche Giorgio Amendola, per il PCI, e Sergio Fenoaltea per il PDA. Alle 15:30 si sente una terribile esplosione. Via Rasella dove era esplosa la bomba non dista più di cento metri. Quando escono dalla riunione, ha raccontato Amendola: “Trovammo l’inferno”. A Piazza di Spagna i tedeschi sparavano. L’eco dell’esplosione arriva fino alla “tana” di Hitler in Prussia. Tutti, dopo, parleranno della terribile ira di Hitler. Ma furono i comandanti tedeschi a decidere di dare una lezione ai romani. Dirà Kesserling: “Era invece importante che la rappresaglia venisse divulgata ai romani per intimidirli”.

Kappler, organizzatore della strage, offre il ruolo di giustizieri ai componenti del reggimento “Bozen”, che erano stati colpiti dall’attentato. Il comandante Helmut Dobrik, rispose che “non poteva aspettarsi che i suoi uomini che erano di sentimenti religiosi avessero potuto procedere all’esecuzione nel breve tempo a disposizione. (L’idea della strage vendicativa era quindi ben presente negli esecutori tedeschi se il comandante cattolico di un reggimento si rifiutava di partecipare alla vendetta). Ma Kappler decide di procedere allo sterminio con meticolosità burocratica: “Calcolai quanti minuti sono necessari per la fucilazione di ognuna delle 320 vittime. Calcolai anche le armi e le munizioni necessarie  cercai di rendermi conto di quanto tempo avessi a mia disposizione. Divisi i miei uomini in piccole squadre che dovevano alternarsi. Ordinai che ogni uomo sparasse solamente un colpo, specificando che la pallottola doveva raggiungere il cervello della vittima, attraverso il cervelletto, in maniera che la morte fosse certa ed immediata”.

Si mise in atto una grande operazione per trovare le 320 persone da fucilare. Tre erano già stati condannati. 157 erano arrestati da processare. 22 erano processati ma non condannati. 17 sospettati e 4 arrestati nelle vicinanze dell’attentato. Ma non bastavano: si chiese al reparto speciale di polizia di Pietro Koch di completare l’elenco prendendo i prigionieri di Via Tasso: 50 uomini furono consegnati ai tedeschi. In tutto furono trovate 335 persone, cinque in più di quanto era stato programmato. Uccidere uno dopo l’altro tutti queste persone non sarebbe stata una cosa semplice e bisognava fare presto per terrorizzare Roma. Bisognava dunque, disse Kappler, creare “una camera mortuaria naturale e nascosta da cui le salme non dovevano essere più smosse”.

Fu il capitano Kohler a suggerire di utilizzare le cave di tufo sulla Via Ardeatina.

Dall’attacco di Via Rasella all’esecuzione della strage passarono soltanto 21 ore. I camion partirono il pomeriggio del 24 maggio da Regina Coeli e da Via Tasso. Una detenuta racconta: “Nella parte del corridoio sotto la nostra cella vengono allineati gli ebrei, alcuni giovanissimi. Cinque appartenenti alla stessa famiglia, arrestati due sere prima con moglie e bambini, uno dei quali di pochi mesi. Comincia l’appello degli ebrei…”.

Alle 15:30 cominciò la carneficina. Le persone con le mani legate erano costrette ad inginocchiarsi ed incrinare la testa su un lato. Gli esecutori sparavano a gruppi di cinque con un sesto ad illuminare la scena. Anche Kappler e Priebke, per dare l’esempio, si alternarono nelle squadre. Quando la massa dei cadaveri cominciò ad essere tale da ostacolare le operazioni le vittime furono costrette a salire sui corpi senza vita. La commissione interalleata, scesa nelle cave nel luglio del ’44, scoprì due enormi cumuli, che occupavano circa cinque metri di lunghezza e tre di larghezza… i corpi erano fino a tre strati in un cumulo e fino a cinque in un altro cumulo.

Tutti in posizione prona. In alcuni casi furono sparati alla nuca più colpi per essere certi dell’uccisione. In questo modo 33 persone furono decapitate. Alle otto di sera tutto era finito. 335 persone erano state uccise. Il padre di una delle vittime, Leonardo Azarita, si incaricò di compilare questa tragica statistica che qui riportiamo: “Età da 14 a 75. Cattolici, 253. Ebrei, 70. Professioni: agenti di polizia, 1; ambulanti 16; amministratori e uomini di affari, 7; architetti, ingeneri e geometri, 5; attori, 2; artisti, disegnatori e pittori, 5; assicuratori, 1; autisti e conduttori, 7; avvocati, 11; banchieri, 1; calzolai, 5; carpentieri e falegnami, 11; commercianti e bottegai, 42; commessi di negozio, 7; dottori in scienze politiche, 1; domestici e camerieri, 2; elettricisti, 5; farmacisti e medici, 4. Forza armate: aviazione, 3; carabinieri, 11; esercito, 12; marina, 6; funzionari pubblici, 4; impiegati e segretari commerciali, 40; impiegati alle poste e telegrafi, 4; ferrovieri, 3; telefonici, 2; macellai, 5; meccanici, 13; musicisti, 1; operai edili, 2; operai vari, 28; professori, 5; proprietari terrieri e contadini, 10; sacerdoti, 1; studenti, 9; tecnici del cinema, 2; tipografi, 2”.

Era rappresentato tutto il popolo di Roma.

Gli ingegneri tedeschi fecero saltare l’ingresso delle cave. Kappler tornò in Via Tasso. Era stata una giornata faticosa, cenò assieme ad un gruppo dei suoi agenti, reduci da molte ore di lavoro all’interno delle Fosse Ardeatine. Cercò di rassicurarli: “La rappresaglia disse è stata eseguita… Adesso, la cosa migliore da fare è ubriacarsi” (public records office, war office London, 310-137).

(tratto da “la battaglia di Roma di Claudio Fracassi, Mursia)

 

GLI EBREI ASSASSINATI ALLE ARDEATINE

1) ANTICOLI LAZZARO – di Settimio e Efrati Fortunata – nato a Roma il 7/4/1917- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944. 2) ASTROLOGO CESARE – fu Mosè e di Limentani Perla – nato a Tivoli il 24/5/1902 – lucidatore – arrestato il 15/3/1944 – appartenente al Partito D’Azione. 3) BEROLSHEIMER ALDO – nato a Roma il 20/9/1905 – commesso – arrestato il 31/12/1943 rilasciato il 26/1/1944 e riarrestato il 20/3/1944. 4) BLUMSTEIN GIORGIO LEONE – nato a Leopoli nel 1895 – banchiere. 5) CALÒ CESARE. 6) CAVIGLIA ADOLFO – fu Sabato e Citoni Ester – nato a Roma il 5/10/1898 -impiegato – arrestato il 9/3/1944. 7) COEN SAVERIO – di Pellegrino Enrico e Bondì Sara – nato a Roma il 5/10/1910- commerciante – arrestato il 22/2/1944 – appartenente al Fronte Militare. 8) DELLA TORRE ODOARDO – fu Cesare e Aruch Virginia- nato a Livorno il 24/2/1894 – avvocato – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al Partito Comunista. 9) DEL MONTE GIUSEPPE – di Prospero e di Funari Ester – nato a Roma il 22/11/1904 – impiegato – arrestato il 7/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 10) DI CAPUA ZACCARIA – di Amadio e Sed Gioia – nato a Roma 112/4/1899 – autista – arrestato il 15/3/1944. 11) DI CASTRO ANGELO – di Giovanni e Cori Colomba – nato a Roma il 22/12/1917- commesso – arrestato il 21/3/1944. 12) DI CONSIGLIO CESARE – fu Mosè e di Moscati Bona – nato a Roma il 7/11/1912 – venditore ambulante – arrestato il 21/3/1944. 13) DI CONSIGLIO FRANCO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 21/3/1927 – macellaio – arrestato il 21/3/1944. 14) DI CONSIGLIO MARCO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 15/5/1924 – macellaio – arrestato il 21/3/1944. 15) DI CONSIGLIO MOSÈ – fu Salomone e di Di Veroli Ester – nato a Roma il 25/1/1870 – commerciante – arrestato il 21/3/1944. 16) DI CONSIGLIO SALOMONE-fu Mosè e di Moscato Arabona- nato a Roma il 20/2/1899 – commerciante – arrestato il 21/3/1944. 17) DI CONSIGLIO SANTORO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 23/9/1925 – macellaio – arrestato il 21/3/1944. 18) DI NEPI ALBERTO- fu Samuele e Sonnino Speranza- nato a Roma il 21/9/1879- commerciante – arrestato il 15/2/1944. 19) DI NEPI SAMUELE – fu Sabato e Sonnino Allegra – nato a Milano l’8/2/1908- commerciante – arrestato il 13/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 20) DI NEPI GIORGIO – fu Ugo Angelo e di Piattelli Emma – nato a Roma il 23/9/1919 – viaggiatore – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 21) DI NOLA UGO – fu Settimio Sabato e Sestieri Ester – nato a Roma il 12/2/1901- piazzista – arrestato nel febbraio 1944. 22) DI PORTO ANGELO – fu Crescenzio e di Di Segni Rosa – nato a Roma l’1/4/1918 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 23) DI PORTO GIACOMO – fu Mosè e di Di Porto Anna – nato a Roma il 10/4/1890 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944. 24) DI PORTO GIACOMO – fu Rubino e Sermoneta Giuditta – nato a Roma il 15/12/1895 – venditore ambulante – arrestato il 23/3/1944. 25) DI SEGNI ARMANDO – di Amadio e Di Porto Èva – nato a Roma il 27/6/1913- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N..
26) DI SEGNI PACIFICO – fu Salomone e di Di Porto Regina – nato a Roma il 26/1/1922 – venditore ambulante – arrestato il 23/3/1944. 27) DI VEROLI ATTILIO – fu Michele e Astrologo Sara – nato a Roma il 28/1/1890- commerciante – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 28) DI VEROLI MICHELE – di Attilio e Funaro Costanza – nato a Roma il 3/2/1929- commerciante – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al C.N.L.. 29) EFRATI MARCO – fu Lazzaro e di Pavoncello Rosa – nato a Roma il 25/7/1907- commerciante – arrestato il 20/3/1944. 30) FANO GIORGIO -fu Salvatore e fu Scazzocchio Ester- nato a Roma il 4/8/1907- dottore in scienze commerciali – arrestato il 15/3/1944. 31) FATUCCI SABATO AMADIO – fu Angelo e di Pavoncello Ziviella – nato a Roma il 27/11/1877 – commerciante – arrestato il 22/3/1944. 32) FORNARI RAFFAELE – fu Giacobbe e di Sermoneta Rosa – nato a Roma il 26/11/1904 – venditore ambulante – arrestato il 20/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 33) FORNARO LEONE-di Giacomo e Pavoncello Emilia-nato a Roma il 27/7/1921- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944. 34) FRASCATI ANGELO – fu Davide e di Limentani Ester – nato a Roma l’11/11/1887 – commerciante. 35) FUNARO ALBERTO – di Lazzaro e di Di Veroli Allegra – nato a Roma il 27/9/1919- commerciante – arrestato il 23/3/1944. 36) FUNARO MARCO MOSÈ – fu Giuseppe e di Terracina Fortunata – nato a Roma il 15/3/1889 – commerciante – arrestato il 21/3/1944. 37) FUNARO PACIFICO – fu Sabato e Spizzichino Maria – nato a Roma il 13/5/1888 – autista – arrestato il 23/3/1944. 38) FUNARO SETTIMIO-fu Giacomo e di Zarfati Italia-nato a Roma il 17/11/1916- venditore ambulante – arrestato l’8/3/1944. 39) LANDESMANN BORIS – fu Davide e Rosenstein Ida – nato ad Odessa il 2/2/1901 -commerciante. 40) LIMENTANI DAVIDE – fu Sabatino e di Sabatello Rosa – nato a Roma il 27/5/1885 – commerciante – arrestato il 9/3/1944. 41) LIMENTANI GIOVANNI – fu Sabatino e di Sabatello Rosa – nato a Roma il 30/12/1885 – commerciante – arrestato il 9/3/1944. 42) LIMENTANI SETTIMIO – fu Giovanni e di Citoni Silvia – nato a Roma il 27/5/1907 – commerciante – arrestato il 9/3/1944. 43) MARINO ANGELO – fu Mosè e di Moresco Sara – nato a Roma il 9/8/1912 -piazzista – arrestato il 23/3/1944. 44) MENASCI UMBERTO – fu Asriele e Belladonna Clelia – nato a Roma il 10/1/1907 – commerciante – arrestato il 22/3/1944. 45) MIELI CESARE – fu Zefanio e Menasci Perla – nato a Roma il 21/11/1890 -venditore ambulante – arrestato il 22/3/1944 – C.L.N.. 46) MIELI MARIO – di Israele Cesare e Zarfati Emilia – nato a Roma il 7/6/1919-commerciante – arrestato il 22/3/1944. 47) MIELI RENATO – di Israele Cesare e Zarfati Emilia – nato a Roma il 18/9/1913- commerciante – arrestato il 22/3/1944. 48) MILANO RAFFAELE – fu Giuseppe e Scazzocchio Guiditta – nato a Sora il 16/1/1896 – viaggiatore di commercio – arrestato il 25/2/1944. 49) MILANO TULLIO – fu Vito e di Pontecorvo Olga – nato a Roma il 20/11/1899- impiegato – arrestato la seconda metà del febbraio 1944. 50) MILANO UGO – fu Vito e di Pontecorvo Olga – nato a Roma il 16/12/1905 -impiegato. 51) MOSCATI EMANUELE – di Cesare e Calò Allegra – nato a Roma il 17/12/1914- venditore ambulante – arrestato il 13/3/1944. 52) MOSCATI PACE – fu Abramo e di Fornari Elisabetta – nato a Roma il 21/5/1899- venditore ambulante – arrestato il 20/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 53) MOSCATI MARCO. 54) MOSCATI VITO – fu Abramo e di Fornari Elisabetta – nato a Roma il’26/7/1900- elettricista – arrestato il 25/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 55) PERUGIA ANGELO – fu Salomone e Fatucci Rebecca – nato a Roma il 20/8/1906 – venditore ambulante – arrestato il 4/3/1944 – appartenente al Partito D’Azione. 56) PIATTELLI CESARE – fu Mosè e Livoli Luna – nato a Roma il 7/4/1900 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 57) PIATTELLI FRANCO – fu Giacomo e di Menasci Giuditta – nato a Roma il 22/3/1924 – commesso – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 58) PIATTELLI GIACOMO – fu Ismaele e di Di Nepi Virtuosa – nato a Roma il 18/9/1897 – piazzista – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 59) PIPERNO CLAUDIO – di Abramo e fu Calò Rosa – nato a Roma il 4/7/1923 -commerciante – arrestato il 20/3/1944. 60) REICHER MARIAN. 61) SCIUNNACH DATTILO – fu Donato e di Di Segni Rosa – nato a Roma il 28/7/1880 – commerciante – arrestato l’8/3/1944. 62) SERMONETA BENEDETTO – di Abramo e Della Rocca Costanza – nato a Roma l’11/3/1905 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 63) SOIKE BERNARD. 64) SONNINO ANGELO – fu Pacifico e di Pavoncello Allegra – nato a Roma il 7/7/1914 – commerciante – arrestato il 21/3/1944 – appartenente al C.L.N.. 65) SONNINO GABRIELE – di Giacomo e fu Di Porto Grazia – nato a Roma il 17/6/1909- commesso- arrestato il 24/3/1944- appartenente al C.L.N.. 66) SONNINO MOSÈ – di Samuele e di Di Porto Ester – nato a Roma il 22/6/1903- venditore ambulante. 67) SONNINO PACIFICO – fu Angelo e di Limentani Giuditta – nato a Roma il 12/9/1891 -commerciante- arrestato il 4/3/1944- appartenente al C.L.N.. 68) TEDESCO CESARE – di Amedeo e Eliseo Fortuna – nato a Roma il 13/2/1919- commesso – arrestato il 3/3/1944. 69) TERRACINA SERGIO – fu Giacomo e Menasci Allegra – nato a Roma il 21/8/1925 – commesso – arrestato il 22/3/1944. 70) TUCHMANN HEINZ ERICH. 71) VIVANTI ANGELO – fu Vitale e Sonnino Sara – nato a Roma il 27/3/1884 – commerciante – arrestato il 25/2/1944. 72) VIVANTI GIACOMO – fu Angelo e di Spizzichino Fortunata – nato a Roma l’11/11/1911 – commerciante – arrestato il 25/2/1944. 73) WALD SCHRA – nato a Berlino. 74) WALD PESACH PAUL – nato a Berlino nel 1921. 75) ZARFATI ALESSANDRO – di Angelo e di Di Porto Ester – nato a Roma l’8/9/1916 – commerciante – arrestato il 19/3/1944.

 

(Questo elenco si trova nel sito anfim.it)

24 Marzo 1944 – Chigiano (MC) e Serra San Quirico (AN)

Il 24 marzo 1944 è il giorno del sacrificio del parroco di Braccano, don Enrico Pocognoni, della battaglia di Valdiola e di quello che la memoria popolare ricorda come eccidio del ponte di Chigiano. Quel giorno si verificò un episodio tragico: cinque partigiani del gruppo Porcarella, guidato da Agostino Pirotti,  furono catturati e uccisi. Si trattava di quattro giovani originari di Osimo: Francesco Stacchiotti (22 anni), Piero Graciotti (22 anni), Lelio Castellani (20 anni), Umberto Lavagnoli (21 anni) e Giuseppe Paci (21 anni), nativo di Petilia Policastro (Crotone). Gli uomini, spinti a forza con il calcio delle armi e riempiti di farina nella bocca, furono posti contro il parapetto del ponte… colpiti alle gambe dalle raffiche di mitra, poi così feriti dolorosamente ad uno ad uno gettati dal ponte alto una decina di metri sul ghiaioso letto del Musone ma, constatato che non erano ancora finiti, laggiù lapidati e brutalmente sfregiati…. Il partigiano russo Josip Dimitrov venne costretto ad assistere alla violenza, per poi essere anch’egli fucilato, nei pressi di Corsciano, altra frazione di San Severino.

 

24 Marzo 1944, Serra San Quirico (AN)

Il 24 marzo 1944 perse la vita per pura casualità e crudeltà Amedeo Gentili, di soli 16 anni. Era molto alto per la sua età e per questo motivo venne scambiato per un renitente alla leva. Quando i fascisti arrivarono a Serra San Quirico lo videro da lontano e gli spararono prendendo la mira “come a un celletto”. Morì nelle braccia del padre all’ospedale di Montecarotto.

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