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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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La giusta memoria della Resistenza nel ricordo di Bruno Olini

Cronaca di un episodio da ricordare in vista del XVI° Congresso dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Lunedì, 27 Ottobre 2008
Ieri sono stato con Bruno Olini, che doveva intervenire, invitato da Gian Luigi Rondi, al dibattito, organizzato dalla Festa del Cinema di Roma, sul film “Il sangue dei vinti”, liberamente tratto dal libro di Giampaolo Pansa.
Va subito detto che il film, con il libro, non c’entra per nulla. Il libro è una documentazione storica sui dolorosi avvenimenti, ritorsioni, vendette, giustizie sommarie ed ingiustizie criminali che accaddero dopo la resa dei tedeschi in Alta Italia.
Il film invece è una vicenda di fantasia, che si svolge in quel periodo. Tutti i fatti che il film racconta sono verosimili e potrebbero essere accaduti. Ma sono una narrazione fantastica. Gli autori utilizzano quel contesto storico per narrare una storia e non la storia. Un romanzo giallo, che si trasforma in un racconto nero, che sfocia in “pulp” cinematografico all’italiana. Una storia atroce, dura, senza respiro, nera senza pause, fitta di nequizie, una notte senza la speranza di una alba. Gli autori seguono una moda che riflette più lo stato d’animo di oggi che il sentimento di allora.
(Un commissario di polizia, interpretato da Placido, indaga un delitto e salva la bambina superstite, durante il bombardamento di Roma, dove muore anche il marito appena sposato di Lucia, sorella del commissario. Il commissario ritrova la sua famiglia al Nord, dove vive il padre, mutilato di guerra con la madre. Il fratello del Commissario, Ettore è un partigiano comunista e la sorella, oppressa dal dolore, si arruola invece nelle brigate nere. Ricompare la bambina con la madre che è diventata staffetta partigiana. Fra una strage e l’altra per orribili rappresaglie di crudeli SS, i partigiani assaltano la casa paterna. Il padre mutilato in carrozzella si fa uccidere dalla moglie e lei a sua volta si suicida per non cadere in mano ai sanguinari partigiani.
Il commissario ritrova la bambina e la madre, prigioniere dei tedeschi. Chiede alla sorella Lucia di salvarle e lei lo aiuta. E l’unico gesto di pietà. I tedeschi delle stragi si arrendono, pretendendo di essere fatti prigionieri senza cedere le armi. Il fratello partigiano Ettore li uccide tutti, violando le regole di guerra. Il reparto “fascista” abbandonato dai tedeschi tenta una sua personale “ridotta della Valtellina” e viene sopraffatto. Lucia segue un irriducibile milite sopra un campanile da dove sparano su un corteo di partigiani che festeggia la vittoria ( ma non un solo abitante festeggia con loro!). Indovinate chi viene ucciso dall’irriducibile prima di morire a sua volta? Il fratello di lei, Ettore. Lucia viene catturata da un gruppo di inferociti di partigiani “comunisti”, gli vengono tagliati i capelli, viene stuprata (e lo stupro è l’unico episodio accennato senza note alte), semi-impiccata ad un palo ed infine fucilata. Il Commissari, anni dopo ritrova la bambina adulta. Ha finalmente risolto il caso al quale ha dedicato tutta la vita, per la soluzione del quale era rimasto neutrale nella “guerra civile”. La madre della bambina non era la vera madre, ma la sorella di lei, prostituta amante di un gerarca, che l’aveva uccisa per rifarsi una nuova personalità e nascondersi fra i partigiani. Così lo zelo del commissario svela che l’unico personaggio positivo era invece il peggiore. Fine del film.)
La guerra è civile (vale a dire che è condotta senza quelle regole di umanità che si tenta di rispettare con gli stranieri); la ferocia è equamente distribuita fra i contendenti; nessun particolare ci viene risparmiato, secondo una moda che coinvolge tutti i film d’azione. L’unica differenza sottolineata fra le due ferocie è questa. I partigiani sono sepolti in un cimitero, i fascisti nella fossa comune. Dal lato artistico ci manca la pietà dei buoni. Dove sono le donne che nascondevano i fuggiaschi, stranieri, ebrei, perseguitati? Dove sono le persone pietose che seppellivano i morti? Non c’era di passaggio uno dei quattrocento sacerdoti morti nella Resistenza senza impugnare le armi? Io sono discepolo di un capo partigiano che partecipava alle azioni militari disarmato, per obiezione di coscienza. Pietà l’è morta.
In una opera d’arte non si vede quanto è buia la notte se non la si paragona ad una qualche luce.
La virtù (o la viltà) del Commissario, poliziotto da film giallo che persegue il suo compito con tenacia, qualsiasi cosa avvenga e l’assenza assoluta ed assurda di ogni forma di vita civile (non un infermiere, non un becchino, non un pastore, non un contadino, non una donna che non fosse ausiliaria fascista o prostituta staffetta partigiana, non un passante, non un prete dei quattrocento che furono uccisi) quasi ad indicare che tutta la lotta era fra due fazioni armate, con il popolo italiano assente e neutrale, occupato a sopravvivere. In questa maniera si deve concludere che tutti gli italiani sono stati collocati dal film nella zona grigia.
Nel dibattito che ne è seguito abbiamo trascurato i meriti artistici del film, perché siamo stati coinvolti dal problema della Zona grigia sostenuta dai revisionisti.
Savino Pezzotta ha ricordato la pietà ed il compianto per tutti i morti, ma ha ribadito senza odio che alcuni di loro erano dalla parte sbagliata. Come avviene nella storia, quelli che erano dalla parte sbagliata non erano necessariamente dei banditi e quelli che erano dalla parte giusta non erano sicuramente santi. Ma una cosa è combattere con i popoli liberi per la libertà dell’Europa, ed altra cosa è combattere per il dominio di Hitler sull’Europa. Bruno Olini insiste sul concetto di una Resistenza armata (ed egli è stato un valoroso combattente della guerra di Liberazione) che aveva però un rapporto profondo con la Resistenza civile della società italiana che, con i suoi valori cristiani, non voleva imbarbarirsi.
E cita chiaramente il giudizio di Pietro Scoppola che qui riportiamo:
“Nel quadro delle pole¬miche suscitate dal revisionismo degli anni Novanta, due sono i motivi centrali delle tesi revisioniste: il primo è quello della «lunga zona grigia» di indifferenza e passività fra le due posizioni minori¬tarie in lotta crudele fra loro, quella dei resistenti e quella di coloro che si batterono per la Repubblica di Salò; il secondo è quello della crisi della nazione, qua¬le si era faticosamente venuta formando negli anni del Risorgimento e dell’ Italia unitaria, nella tragedia dell’8 settembre, che diventa la data simbolo della «morte della patria».
La conseguenza di queste idee largamente proposte e diffuse a livello di opinione pubblica è stata quella di tagliare per così dire le radici stesse della Repubblica e della Costituzione con l’evidente e spesso esplicito in¬tento – ed effetto politico – di dare fondamento ad una radicale discontinuità. E’ evidente che se è fondata l’immagine di un paese immerso nella zona grigia, se la Resistenza è un fatto sostanzialmente marginale, al¬lora l’ 8 settembre e non più il 25 aprile diventa l’ele¬mento centrale di tutta la vicenda; la Costituzione non ha più un riferimento forte nella Resistenza; non ha d’altra parte un fondamento in una tradizione nazio¬nale italiana travolta dalle vicende belliche; la Costitu¬zione perde rilievo storico e torna ad essere tutto e so¬lo un compromesso fra i partiti.
Così tutto l’edificio della Repubblica resta privo di fondamento e la Costi¬tuzione perciò destinata ad essere archiviata con il superamento di quel quadro storico e con la scomparsa di quei soggetti politici. Queste interpretazioni, proprio per le reazioni che hanno suscitato, hanno contribuito alla maturazione di una più comprensiva visione di quel periodo storico. L’immagine della zona grigia è inaccettabile: la popolazione italiana nel suo insieme non fu inerte e indifferente di fronte ai mille drammi umani provocati dall’8 settem¬bre: i soldati allo sbando furono accolti e rivestiti, inglesi e americani in fuga dai campi di prigionia furono ospitati e nascosti a rischio della vita, molti ebrei furo¬no salvati.
Il rifiuto del¬la violenza e l’accentuarsi della volontà di pace non so¬no sentimenti “grigi” e non saranno di fatto irrilevan¬ti per un’ opera di ricostruzione della convivenza civi¬le. In questi spazi si colloca il ruolo della presenza cat¬tolica intuito da Chabod ma poi confinato nella cate¬goria dell’attendismo. Si ha l’impressione di una lotta di resistenza armata dura ma senza odio e cru¬deltà; e intorno a questa lotta una vasta zona di resi¬stenza civile che alla fine coinvolge tutto il paese. Si sot¬tolinea il ruolo del mondo femminile: in una concezio¬ne ampia della Resistenza, che non si limita alla lotta armata, le donne hanno una parte centrale. Dobbiamo dire ormai con chiarezza che il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di parteci¬pazione e di coinvolgimento, senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti pro¬ponevano con la loro accanita polemica contro gli atten¬disti.
È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato, recuperando il significo originario del resistere.
Insomma il fenomeno della lotta armata, che con¬serva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di “resistenza civile”. Vi è una ricostruzione dal basso delle ragioni della convivenza e perciò della identità collettiva che lo storico deve at¬tentamente osservare”.
La citazione di Olini non poteva essere più appropriata di fronte alla descrizione dei fatti come avveniva nel film.
Durante il dibattito Pansa è stato battagliero e distratto, inutilmente polemico contro il povero Olini che rappresentava i Partigiani Cristiani. A Pansa che ricordava quegli anni dal ’43 al ‘49 come un susseguirsi di guerre civili, Olini ha ricordato, interrompendolo, che c’erano state in mezzo, anche una Costituente, una Costituzione ed una Repubblica. Ma Pansa non voleva essere interrotto.
Gasparri era focoso, battagliero e confuso. Agitava il libro di Pansa come un manganello. Devo dire che non è stato simpatico sentire un ministro in carica minacciare con parole ambigue i dirigenti Rai perché avrebbero dovuto fare un Sangue dei vinti numero 2, dedicato agli anni che vanno dal ‘46 al ‘48. Ha anche detto che non si soffermava troppo sulle dichiarazioni di rispetto della democrazia perché dopo quello che aveva detto Fini, sulla parte sbagliata non c’era altro da dire. Gli si è ricordato maliziosamente che, in questa richiesta pacificazione fra vincitori e vinti, come se tutti avessero ragione, sarebbe stato giusto restituire l’onore ai fucilati di Verona, a quei coraggiosi fascisti che avevano abolito il fascismo il 25 Luglio.
Placido è stato volenterosamente polemico, accusando con passione la Democrazia Cristiana di avere tenuto nascosto lo strascico criminale degli assassini compiuti negli anni successivi alla Resistenza. Dal suo punto di vista ha ragione: non ci frequentava e non poteva sapere che noi celebravamo e piangevamo anche per i nostri morti. E non si è neppure accorto che quei delitti non sono finiti con il ‘48. Non ha sentito parlare di Moro, di Bachelet, di Ruffilli. Per colpa di una Democrazia Cristiana abituata a nascondere i delitti. Quando se ne accorgerà, magari con Sangue dei vinti, numero 3, chissà quale appassionato rimprovero ci declamerà.
Bartolo Ciccardini

La novità del XVI° Congresso dell’ANPC

L’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani, fondata da Enrico Mattei, è nata non solo per conservare la memoria ed i valori dei Partigiani Cristiani, ma anche per testimoniare questi valori nella situazione politica presente.
Il valore principale della Resistenza era la ricostituzione di una società civile fondata su valori democratici, di pace, di giustizia e libertà. Si combatteva contro i nemici di questi valori per necessità, ma mantenendo intatta la responsabilità morale che questi valori presupponevano.
L’atteggiamento dei cristiani consentiva di colpire l’avversario quando era necessario per rifondare le condizioni di libertà, di pace e di giustizia, ma nel contempo era rivolto a ripristinare con pietà e con solidarietà i valori di pace, di giustizia e di solidarietà. Noi non abbiamo mai pensato ad azioni militari che non avessero il supporto della coscienza civile della comunità. Non abbiamo mai concesso nulla alla vendetta, anche se abbiamo approvato che la giustizia si compisse nei confronti di coloro che avevano commesso crimini contro l’umanità. La Resistenza ha trovato il suo coronamento nella Costituzione. È nostro compito applicare e vivere fino in fondo i valori della Costituzione e confrontarci con le necessità del momento. In questo momento, per esempio, siamo molto preoccupati per il grande distacco che c’è fra l’opinione pubblica e la vita politica. Specialmente fra i cattolici la disillusione per le vicende delle ultime crisi politiche ha diffuso un sentimento di delusione e di rifiuto. I sondaggi dicono che il 46% dei cattolici è predisposto all’astensione. È un pericolo molto grave per il Paese. Sarà compito di questo Congresso quello di ricordare a tutti i cattolici il sacrificio di coloro che si batterono per la libertà degli italiani, sacrificio che non può essere tradito con l’astensionismo.
L’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani dal Congresso manderà un messaggio a tutte le Associazioni cattoliche perché si uniscano per combattere il fenomeno dell’astensionismo. Soltanto con una scelta libera, cosciente, coraggiosa, si può migliorare la vita democratica italiana, risolvere nello spirito di giustizia i grandi problemi, riportare nel rapporto fra cittadini l’idealità e l’onestà che sono necessari al mantenimento della pace.
Questa è la vera novità del XVI° Congresso dei Partigiani Cristiani che si terrà a San Donato Milanese il 24 ottobre 2012.

Convocazione XVI Congresso Nazionale dei Partigiani Cristiani – 24 Ottobre 2012

AI DIRIGENTI NAZIONALI,  REGIONALI E PROVINCIALI DELL’ANPC

 

Cari Amici,

abbiamo il piacere di comunicarvi che il XVI Congresso Nazionale dell’ANPC sarà celebrato il 24 ottobre prossimo a San Donato Milanese, nella Sala Conferenze Cascina Roma, nel quadro delle giornate commemorative di Enrico Mattei, fondatore della nostra Associazione.

Il tema del Congresso sarà:

La nostra storia è il nostro futuro.

I valori della Resistenza e della Costituzione,  nel ricordo di Enrico Mattei.

 

L’importanza del XVI° Congresso ANPC

La grave crisi del Paese e della sua rappresentanza democratica esige la ripresa dei valori fondamentali della nostra vita civile. Per questa è necessaria una rilettura dei fondamenti della nostra Repubblica. La Resistenza, con la quale il popolo italiano si liberò dalla sciagura totalitaria e dall’istinto di guerra e la Costituzione, che disegnò l’orizzonte della nostra Convivenza civile.

Può risorgere una nuova fase democratica che abbia le sue radici nella Resistenza e nella Costituzione? E può rinascere la prospettiva di una nuova società e di un nuovo Stato per superare la crisi mondiale?                   

I cristiani (soprattutto in Italia, ma non solo in Italia) potrebbero essere una forza essenziale e costitutiva di questa progetto. E  da parte loro non vi sono obiezioni di principio, ma anzi questa virtuosa aggregazione è persino auspicata dai più alti insegnamenti conciliari e pontifici. Cosa vi si oppone? Un giudizio storiografico di maniera che vede la Resistenza interrotta nel suo progredire dall’“incidente democratico cristiano” (e la conseguente teoria del “doppio stato”dominato dalle infiltrazioni fasciste). La conseguenza di questo giudizio storiografico è il sogno di una nuova Resistenza che abolisca la parentesi della prima Repubblica  e che potrebbe generare persino una nuova guerra civile. Non sarebbe per la prima volta in Italia.

Questo nel caso migliore. Ma poiché non c’è un limite alla capacita di sciagura, questa idea potrebbe anche generare mostri populistici.

Ho notato nella manifestazione di commemorazione della Resistenza l’occupazione invasiva di una mentalità ribellistica ed extraparlamentare, volta a ricreare l’atmosfera ribellistica e di guerra civile.

L’Italia non ha bisogno di questo. L’Italia ha bisogno di u recupero dei valori della Resistenza, come presa di coscienza civile, democratica, pacifica e giusta.

Questo è l’ideale di Resistenza che i Partigiani Cristiani hanno sempre proposto: è un ideale che non va solo ricordato, ma va riproposto come unico strumento di ricostruzione della Democrazia Italiana. Questo è il quadro che, nonostante le difficoltà ed i problemi del nostro cammino, rende necessario ed importante il XVI° Congresso Nazionale dei Partigiani Cristiani.

Nomina dei delegati  

Tutte le Sezioni devono eleggere i delegati al Congresso secondo le norme statutarie: un delegato per ogni Sezione ed un delegato ogni 40 iscritti per le Sezioni che abbiano un numero di iscritti superiori a 40. I delegati saranno ospiti dell’ANPC, per il soggiorno. Gli eventuali accompagnatori dei delegati devono provvedere personalmente al loro soggiorno. Tutti gli iscritti possono partecipare come invitati non votanti al Congresso (a spese loro). Tutti gli amici dei nascenti  “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” (organizzati in base all’accordo ACLI-ANPC) possono partecipare al Congresso, per ora, senza diritto di voto (in attesa di eventuali aggiornamenti statutari), ma con diritto di parola. È un’esperienza nuova che va valorizzata e sperimentata.

Programma dei lavori congressuali

I lavori congressuali inizieranno dopo la Santa Messa, che verrà celebrata alle  ore 9,15 del 24 ottobre presso la Chiesa di Santa Barbara a San Donato Milanese. Il programma prevede il seguente orario:

  • ore 10,30: inizio lavori nella Sala Conferenze  Cascina Roma;
  • ore 13: pausa pranzo;
  • ore 14,30: ripresa lavori;
  • ore 18,30: conclusione.

 

I nomi dei relatori e degli oratori saranno tempestivamente comunicati, quando sarà formulato il programma definitivo.

 

Indicazioni logistiche

Gli Alberghi di San Donato dove verranno alloggiati i delegati (a spese dell’ANPC), eventuali accompagnatori (a spese proprie), saranno:

  • l’Hotel Santa Barbara, Piazzale Supercortemaggiore, 4 e
  • l’Hotel Rege, Via Milano, 2.

Per prenotare le camere in tempo, vi preghiamo di farci conoscere al più presto il numero e il nome dei partecipanti (delegati,a accompagnatori, invitati).

Si prevede che i Delegati arrivino nel pomeriggio del 23 ottobre alla Stazione Centrale di Milano, da dove parte la metropolitana linea gialla per San Donato Milanese. Pertanto, vi chiediamo anche di  comunicarci l’orario di arrivo a Milano, in modo che possano essere accompagnati alla stazione della metropolitana.

 

Con cordiali saluti,

La Segreteria Nazionale

(partigiani.cristiani@gmail.com )

L’importanza del XVI° Congresso ANPC

L’importanza del XVI° Congresso ANPC

La grave crisi del Paese e della sua rappresentanza democratica esige la ripresa dei valori fondamentali della nostra vita civile. Per questa è necessaria una rilettura dei fondamenti della nostra Repubblica. La Resistenza, con la quale il popolo italiano si liberò dalla sciagura totalitaria e dall’istinto di guerra e la Costituzione, che disegnò l’orizzonte della nostra Convivenza civile.

Può risorgere una nuova fase democratica che abbia le sue radici nella Resistenza e nella Costituzione? E può rinascere la prospettiva di una nuova società e di un nuovo Stato per superare la crisi mondiale?                   

I cristiani (soprattutto in Italia, ma non solo in Italia) potrebbero essere una forza essenziale e costitutiva di questa progetto. E  da parte loro non vi sono obiezioni di principio, ma anzi questa virtuosa aggregazione è persino auspicata dai più alti insegnamenti conciliari e pontifici. Cosa vi si oppone? Un giudizio storiografico di maniera che vede la Resistenza interrotta nel suo progredire dall’“incidente democratico cristiano” (e la conseguente teoria del “doppio stato”dominato dalle infiltrazioni fasciste). La conseguenza di questo giudizio storiografico è il sogno di una nuova Resistenza che abolisca la parentesi della prima Repubblica  e che potrebbe generare persino una nuova guerra civile. Non sarebbe per la prima volta in Italia.

Questo nel caso migliore. Ma poiché non c’è un limite alla capacita di sciagura, questa idea potrebbe anche generare mostri populistici.

Ho notato nella manifestazione di commemorazione della Resistenza l’occupazione invasiva di una mentalità ribellistica ed extraparlamentare, volta a ricreare l’atmosfera ribellistica e di guerra civile.

L’Italia non ha bisogno di questo. L’Italia ha bisogno di u recupero dei valori della Resistenza, come presa di coscienza civile, democratica, pacifica e giusta.

Questo è l’ideale di Resistenza che i Partigiani Cristiani hanno sempre proposto: è un ideale che non va solo ricordato, ma va riproposto come unico strumento di ricostruzione della Democrazia Italiana. Questo è il quadro che, nonostante le difficoltà ed i problemi del nostro cammino, rende necessario ed importante il XVI° Congresso Nazionale dei Partigiani Cristiani.

 

L’impegno per il XVI° Congresso

È questo il motivo ideale per cui impegniamo tutti i nostri iscritti, tutti i nostri simpatizzanti, e tutti gli amici giovani delle Acli che hanno sottoscritto un patto di amicizia e di collaborazione con noi per costituire i “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” a fare bene il XVI° Congresso.

  • Ricordo a tutte le Sezioni ed a tutti gli iscritti che devono eleggere i delegati al Congresso secondo le norme statutarie. Un delegato per ogni Sezione ed un delegato ogni trenta iscritti per le Sezioni che abbiano un numero di iscritti superiori a trenta.
  • Ricordo che il Congresso si terrà a San Donato Milanese in memoria di Enrico Mattei, fondatore della nostra Associazione.
  • Ricordo che i delegati saranno ospiti, per il soggiorno, del Congresso.
  • Ricordo che gli accompagnatori dei delegati devono provvedere al loro soggiorno.
  • Ricordo che tutti gli iscritti possono partecipare come invitati non votanti al Congresso (a spese loro).
  • Ricordo che tutti gli amici dei nascenti  “Gruppi di Lavoro Resistenza e Costituzione” possono partecipare al Congresso, per ora, senza diritto di voto (in attesa di eventuali aggiornamenti statutari), ma con diritto di parola. È un’esperienza nuova che va valorizzata e sperimentata.
  • Ricordo a tutti che l’idea ispiratrice del XVI° Congresso, inizio di rinnovamento e di rinascita della vita democratica in Italia, va studiata, preparata ed annunciata con il massimo impegno.

A tutti i Soci di ANPC – Preavviso x Congresso

 Preavviso

 Vi comunichiamo che abbiamo deciso di celebrare il nostro Congresso il 24 Ottobre a San Donato Milanese nel quadro delle giornate commemorative di Enrico Mattei, fondatore della nostra Associazione.

La settimana prossima vi giungeranno le norme per la formazione della delegazione ed il preciso programma. In occasione del Congresso realizzeremo una prima esperienza di collaborazione con le Acli, secondo le linee programmatiche che sono state già comunicate. (A questo scopo vi preghiamo di trovare subito i contatti con i dirigenti locali delle Acli, come già comunicato con precedente direttiva).

Questa comunicazione serve a mettere in moto tutte le attività sezionali ed individuali per la buona riuscita di un Congresso che coincide con un momento molto difficile per la nostra associazione, dopo la perdita del nostro Presidente.

La Segreteria Nazionale

 

 

In ricordo di Gerardo Agostini, Presidente ANPC

E’ scomparso il Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, Sen. Gerardo Agostini. Colpito da un improvviso malore domenica sera, nella sua abitazione di Gallicano dove aveva trascorso il periodo estivo, è deceduto poco dopo il suo ricovero nell’Ospedale di Palestrina. I Dirigenti e i Soci tutti dell’Associazione A.N.P.C., sgomenti per la perdita della loro guida, si stringono attorno ai familiari in questo momento di dolore. Martedì 4 settembre alle ore 16 dello stesso giorno è stato celebrato il rito funebre nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Alla cerimonia Il Vicepresidente dell’ANPC, Sergio Giliotti, ha recitato la Preghiera del Ribelle, per testimoniare la memoria dei partigiani cristiani per la scomparsa del loro Presidente. L’on. Gerado Bianco ha ricordato la sua militanza politica ed il generoso servizio espletato nella direzione delle Associazioni Partigiane.BiografiaNasce al Monteleone di Fermo in provincia di Ascoli Piceno il 13 novembre 1919. Scoppiata la guerra partecipa alle operazioni sul Fronte occidentale e, dopo l’Armistizio, si riuni nelle formazioni partigiane. Iscritto all’Associazione nel 1946, l’anno successivo venne nominato nel collegio sindacale della Sezione di Roma. Nel 1952 venne eletto Componente del Comitato Centrale e membro del Consiglio di Amministrazione dell’ ONIG. Nel 1955 divenne Presidente della Sezione di Roma, nel 1962 assurse alla carica di Vice Presidente Nazionale. Nel gennaio 1980 venne eletto all’unanimità Presidente Nazionale,carica che tuttora ricopre. Eletto Consigliere al Comune di Roma nel 1956, ha ricoperto ininterrottamente dal 1958 al 1971 la carica di Assessore nei vari settori di attività amministrativa. Sovrintendente al Teatro dell’Opera di Roma del 1971 al 1974. Commissario di Governo presso un’Ente pubblico dal 1979 al 1983. Eletto Senatore nel Collegio n. 2 del Lazio in occasione della competizione elettorale dell’aprile 1996. Vice Presidente della Commissione Difesa del Senato e Componente la Commissione interparlamentare per il controllo degli Enti previdenziali e componente la Commissione Finanze e Tesoro. Alle elezioni politiche del 2001 ha rinunciato a ripresentare la propria candidatura. Presidente dal 1980 della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane alla quale aderiscono 19 sodalizi. Membro effettivo e rappresentante per l’Italia, dal 1985, del Consiglio Generale della Federazione Mondiale ex Combattenti (FMAC) alla quale aderiscono 52 organizzazioni combattentistiche di ogni continente in rappresentanza di 30 milioni di reduci, mutilati e vittime di guerra. Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Cinquantennale della Resistenza e della Guerra di Liberazione ai sensi della Legge 14 luglio 1993 n. 249. Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Cinquantesimo Anniversario della Repubblica, della Costituente e della Carta Costituzionale ; ai sensi della Legge 20 maggio 1998 n. 134, e Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Sessantesimo Anniversario della Repubblica.Dal 2007 Gerardo Agostini è stato Presidente della Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

La nuova dirigenza ANPC di Ferrara

Andrea Rossi ci scrive: “Sono lieto di comunicarvi che lo scorso venerdì, previa convocazione dell’assemblea degli iscritti, è stata rinnovata la dirigenza di ANPC ferrara.
 
All’unanimità sono stati votati i seguenti nuovi incarichi provinciali:
 
FRANCESCO BERTELLI presidente
ANDREA ROSSI vicepresidente
FLAVIO RABAR segretario
per il dettaglio delle nuove cariche (consiglio, probiviri ecc…) giungerà una successiva e-mail. durante l’assemblea è stato ricordato Giorgio Franceschini, alla cui memoria è stata consegnata una targa commemorativa alla figlia Flavia.
 
Allego il link all’articolo http://www.estense.com/?p=231641
che è uscito on-line su www.estense.com e sulle altre testate cittadine.
 
cordialità
 
andrea rossi

Un libro del veneto-canadese Mario Pan per rievocare episodi degli anni 1943-1945 pre-Liberazione d’Italia

Tra il Veneto e Vancouver: “Quando eravamo i ragazzi del triangolo verde”
“VANCOUVER – Un debutto felice nella scrittura, quello del vicentino Mario Pan, che da un trentennio vive a Vancouver, nell’ovest del Canada. Pubblicato di recente per i tipi della Editrice Veneta, il libro era nato nell’aprile 2004 sotto forma di lettera del nonno al giovanissimo Etienne, il primo nato dei quattro nipoti canadesi. Basti leggere la illuminante Premessa per cogliere i sottintesi del titolo: Quando eravamo…. i ragazzi del…. All’irrequieto nipote il nonno racconta gli anni della propria adolescenza, distante nel tempo e nei contesti, capace tuttavia di messaggi di vita e di speranza. Sono pagine che rievocano il clima educativo della famiglia, l’atmosfera scolastica in periodo fascista, i forti e leali vincoli di amicizia, la solidarietà comunitaria, il coinvolgimento nella lotta di Resistenza per la liberazione d’Italia dal giogo della dittatura. Quei ragazzi non giocavano alla guerra, come oggi succede tramite diseducativi ossessionanti videogiochi. Quei ragazzi erano in guerra. Le loro famiglie vivevano l’incubo e le privazioni della guerra. La loro patria era straziata da lotte fratricide, occupata, bombardata, ferita, divisa. Con stile semplice e talora scanzonato, accattivante per chiarezza ed ironia, l’autore rievoca due anni di un periodo tragico, quelli tra il 1943 e il 1945. Nell’ambito di una realtà storica sinteticamente delineata vengono inseriti episodi finora sconosciuti, informazioni su persone e luoghi non registrati dalla pubblicistica ufficiale. Non è un libro scritto tanto per scrivere, quello di Mario Pan, che tra l’altro si definisce “illetterato” e “arrugginito dal trascorrere del tempo”. È una umanissima storia diaristica, una storia di circa settant’anni fa…. ma può essere storia di sempre, perchè poggia sui valori della famiglia, dell’amicizia, della lealtà, della solidarietà, dell’impegno comunitario. Nel ragazzino di allora, precoce “staffetta” partigiana, già vi sono la coerenza e il coraggio che decenni dopo metteranno alla prova l’imprenditore Mario Pan quando, in piena vergognosa “tangentopoli” e confusione di ruoli politico-sindacali, rifiuterà venali compromessi costringendosi all’esilio, lontano dal paese natale. In poco più di un centinaio di pagine, che “si leggono tutte d’un fiato” – come parecchi entusiasti lettori vanno testimoniando – è contenuto un messaggio educativo esemplare, come può essere quello schietto e affettuoso tra nonno e nipote. Utile anche a chi nonno o nipote non è, e desideri assaporare pagine autentiche nella loro accattivante semplicità. Il libro può essere ordinato in rete (editriceveneta.com, amazon, ebay, libreria universitaria, book google)”.

“Io, Partigiano, morto per aver difeso le mie idee e la mia libertà” di Michele Bersani (Studente Terza Media Fiorenzuola)

Il Presidente Provinciale ANPC di Piacenza, Mario Spezia, ci segnala un articolo molto bello pubblicato su un quotidiano locale, chiamato “Libertà”, scrivendoci: “Michele Bersani, piacentino alunno quattordicenne di terza media e figlio di un nostro iscritto, lo scorso aprile ha svolto un tema in cui, su richiesta dell’insegnante di italiano, i ragazzi dovevano immaginarsi un racconto legato ai partigiani ed alla Resistenza. Successivamente la madre, ritenendo giustamente molto interessante il racconto, lo ha inviato al nostro quotidiano locale (Libertà) che in data 24 aprile 2012 lo ha pubblicato”.

Cliccate qui per leggere questo articolo di grande intensità, molto bello Libertà – Articolo MIchele Bersani, alunno terza media

Ringraziando il Presidente Mario Spezia per questa interessante segnalazione, auguriamo a tutti voi una buona lettura, la Redazione.

Dal libro sulla Resistenza nel piacentino di Giuseppe Berti

 “…………Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione del Pip con i suoi trentacinque patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci. Gli spauriti territoriali che ne componevano la guarnigione furono in breve costretti alla resa e lasciati liberi di tornare alle loro famiglie dopo aver, ovviamente, consegnato le armi. Poiché la stazione era dotata in abbondanza di munizioni e materiale di vettovagliamento, il Pip dovette provvedere a reclutare il camioncino Fiat 604, di certo Luigi Gallinari da Groppovisdomo, per trasportare il suddetto materiale fino a Prato Barbieri. Da lì, a mezzo di tregge montanare, trainate da buoi, sarebbe stato fatto giungere al loro quartiere sul Santa Franca.

Perché provvedessero a questa incombenza furono fatti salire sull’automezzo anche tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini con il Pip sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento. Continua a leggere…

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