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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

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La Chiesa cattolica e la Resistenza

Pietro Scoppola così risponde in una intervista di Giuseppe Tonion a proposito della posizione della Chiesa nella Resistenza: “La Chiesa non ha accettato, anzi ha rifiutato l’ideologia fascista della guerra. Questo l’ha avvicinata al popolo specie quando i sacrifici si sono fatti pesanti e si è delineata la sconfitta. Di fronte alla lotta partigiana a quella che Claudio Pavone chiama Guerra civile (Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, 1991), la posizione della Chiesa è complessa ma non pienamente attendista. Alcuni sacerdoti e vescovi si schierano ma la Chiesa nel suo insieme svolge un ruolo che definirei di Resistenza civile, a fianco della popolazione duramente provata dalla guerra e dalla miseria”.

Ecco le pagine originali: Pietro Scoppola su Resistenza ecclesiale

Un grande progetto dei Partigiani Cristiani

Le iniziative dedicate alla celebrazione del settantesimo anniversario della Resistenza e della lotta di liberazione (2013-2015) potranno essere sostenute economicamente attraverso un fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il DPCM 5 luglio 2013 definisce attentamente le procedure per i finanziamenti, i soggetti aventi diritto e la fisionomia dei progetti, che dovranno essere volti a valorizzare e divulgare la conoscenza e la memoria degli eventi che portarono alla liberazione dal nazi-fascismo e alla nascita della democrazia. Dovranno inoltre avere la capacità di promuovere, salvaguardare e diffondere conoscenza dei fatti storici e luoghi legati alla Resistenza, nonché di informare e coinvolgere le giovani generazioni.

Puntando a creare un’iniziativa culturale dal carattere innovativo e perdurante nel tempo, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – ANPC ha sviluppato un progetto (intitolato: La Resistenza fondamento della nostra identità)  finalizzato alla conservazione e alla diffusione dei materiali che possono costituire una fonte sulla Resistenza e la rinascita della democrazia in Italia e in Europa (con una particolare attenzione al contributo della componente del movimento resistenziale che muoveva da una coscienza e da ideali cristianamente ispirati).

Cuore del progetto uno strumento operante sulla rete Web, aperto e aggiornabile nel tempo, capace di assolvere alla funzione di archivio, di elaborazione di studi e di comunicazione, che raccolga, organizzi criticamente e proponga in rete fonti bibliografiche e testi, documenti d’archivio, dibattiti ed audiovisivi legati alle vicende della lotta di liberazione. Tecnicamente sarà una piattaforma open source, rispondente a tutti i più avanzati standard descrittivi e tecnologici, con particolare riguardo alla integrazione e interoperabilità con il patrimonio culturale digitale nazionale ed internazionale.

Tale strumento offrirà anche la possibilità di promuovere e valorizzare nel tempo tutte le iniziative istituzionali e culturali organizzate in occasione del 70.mo anniversario della Resistenza, ospitandone e mettendone in consultazione i programmi e i contenuti, soprattutto quelli di carattere audiovisivo e multimediale.

Il progetto si avvarrà del contributo scientifico e tecnologico dell’Istituto Luigi Sturzo -fondazione culturale principale depositaria della memoria del movimento cattolico in Italia e fortemente vocata all’applicazione delle nuove tecnologie – e dell’Archivio storico dell’ENI, oltre alla partnership di alcune istituzioni e associazioni fortemente radicate nella società civile e orientate alla formazione della cultura e della coscienza democratica del Paese, come le ACLI, la LUMSA, l’Istituto Alcide De Gasperi di Bologna, Della Fondazione Campana dei Caduti di Rovereto, nonché del patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana.

L’accumulazione dei contenuti incomincerà con la organizzazione di tre eventi mediatico-didattici, chiamati “Lectio multimedialis”, che saranno realizzati nei luoghi e lungo il percorso della memoria storica della Resistenza e della liberazione che va dal gennaio 1944 al 25 aprile 1945. Il primo, a giugno 2014, si terrà in una località del centro Italia; il secondo nell’autunno del 2014, in una città dell’Emilia, a rievocare la lotta lungo la linea gotica; il terzo ad aprile 2015 a Milano o nella zona di una delle Repubbliche partigiane, teatro dell’atto finale della liberazione.

Le Lectio saranno incentrate su alcune tematiche finora ignorate (o non sufficientemente indagate) dalla storiografia resistenziale: il significato del sacrificio delle centinaia di sacerdoti uccisi, considerati non come episodi singoli, ma come complessiva repressione dei capi naturali di una Resistenza civile; la nascita della coscienza europea durante la Resistenza, anche per ricordare il contributo italiano al progetto europeo durante la Resistenza in concomitanza col semestre della Presidenza italiana della Comunità Europea (luglio-dicembre 2014); il ruolo essenziale delle donne nella Resistenza, recuperando il contributo di dignità civile e di pietà cristiana che creò le condizioni indispensabili per la resistenza armata.

La piattaforma resterà a disposizione anche per tutti i contributi su supporto informatico e di carattere multimediale che verranno da parte delle associazioni, degli studiosi e delle memorie personali nel corso del 70° anniversario e nel futuro.

Maurizio Gentilini

16 Ottobre 1943 – Non c’è futuro senza memoria (marcia per ricordare)

Il fascismo e gli ebrei in Italia e a Roma

Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l’ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti. Il 1938 è un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. È una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti, “ufficialmente” gli ebrei non muoiono più in Italia: è vietata anche la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”. Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana. Continua a leggere…

Arrivederci Sara, figlia di un Dio attento e appassionato di Giovanni Bianchi

Sempre Martini, il grande cardinale, ci ha insegnato come in noi coesistano fino alla fine il credente e il non credente. Comincio dal non credente. Tutti hanno fatto la loro parte, tranne Dio che non s’è fatto vedere. Lo chiedo da padre a padre: «Dov’eri quando le dicevo “ce la faremo Sara, ce la faremo”?». E lei, strizzando l’occhio e alzando il pollice, rispondeva «Certo che ce la faremo papà, ce la faremo». Il credente che è in me parte dalle medesime circostanze. Ragazza mia, ci siamo affidati insieme alla scienza dei medici e allo sguardo di Dio. I medici si sono impegnati con grandissima professionalità, creando relazioni profondamente umane e sicuramente comunitarie.
E il Buondio? Certamente non vorrà farsi battere dai suoi figli nella cura delle sue creature. Noi continuiamo a crederlo. Sul senso dell’esistere, visto dal punto di vista della malattia, l’accordo tra noi era totale. Non un mondo governato da un grande disegno, magari divino, tutto giustificato nelle sue ragioni ed esatto nei suoi ritmi. Se lo tengano gli svizzeri. A noi importa un mondo anche disordinato dove però ti senti accolto ed amato. Un Dio attento e appassionato: solo questo funziona. Mai solo pura intelligenza sovrana.
La nostra quotidianità doveva essere in linea con tutto questo: ci si vuole bene e non si ha il falso pudore di dirlo. Anche nella notte più faticosa, quando perse le parole normali ti esprimevi in un grammelot disperante, ripetevi: «Sono contenta perché siete tutti qui, compreso mio fratello, e ci vogliamo bene». Ma ci sarà tempo per ripensare tutto insieme, dire le tue lodi e farne memoria. L’ultima parola è quella della nostra preghiera comune, ovviamente a modo nostro. Inutile girare intorno al problema. Lo strappo è tragicamente violento. Appare perfino contro natura che la figlia vada via prima del padre. Anche se conosco l’obiezione: Maria sul Calvario stava ai piedi della croce. E quasi una geniale ossessione del cristianesimo fare a pezzi tutti gli schemi.
Quand’ero ragazzo era abituale nella comunità cristiana il riferimento alla comunione dei santi. Un sentire che teneva insieme il faticoso cammino dei pellegrini con quello dei trapassati. Con gli amici andati via continuavi a ragionare, a porre interrogativi, qualche volta a litigare. Un vissuto ben più solido del legame tra le generazioni. Proverò a recuperare.
E adesso arrivederci Sara. Te lo dicono anzitutto Francesco, la mamma, Davide e papà. Arrivederci.

Ricordo di Sara Bianchi

sara bianchiE’ morta Sara Bianchi, la figliuola amata, gioia ed orgoglio del nostro Presidente Nazionale, Giovanni Bianchi. I milanesi e i lombardi non possono non ricordarsi il suo volto, quello del telegiornale Telenova, che per lungo tempo condusse prima di passare alla tv del Sole 24 Ore. Il sito del quotidiano economico titola il ricordo di Lei :”Ciao Sara, bella e brava con la giacca rossa”: un bel volto sereno e serio che conduceva il suo telegiornale con naturalezza e chiarezza: Ossia le principali doti professionali che possa avere un giornalista televisivo. Aveva cominciato il suo lavoro con Telenova, la tv dei Paolini di Famiglia Cristiana, per poi passare alla tv del “SOLE 24 ORE” . Il chiaro volto di Sara Bianchi, bella e brava, non si affaccerà più nelle nostre case: un male feroce l’ha strappata ai suoi, in soli 42 giorni, all’età di 45 anni. Caro Presidente, questa sera e domani, all’ora del suo saluto, i partigiani cristiani pregheranno con te per la vita nuova e bella della tua bambina, Sara.

Manifesto del IV Novembre

 

CONFEDERAZIONE ITALIANA FRA LE ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E PARTIGIANE

I V   N O V E M B R E

GIORNATA DELLE FORZE ARMATE

FESTA DELL’UNITÁ NAZIONALE

I Combattenti, Decorati al Valor Militare, Congiunti dei Caduti, Mutilati ed Invalidi di Guerra, Protagonisti della Guerra di Liberazione e della Resistenza, Reduci dalla Deportazione, dall’Internamento e dalla Prigionia,

in memoria della grande guerra e della sua conclusione

RICORDANO

quanti, fedeli alla Bandiera, sacrificarono la loro esistenza o subirono immani sofferenze per  una Italia libera e indipendente;

RIVIVONO

nell’anno in cui iniziano le Celebrazioni del 70° anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione, il sentimento corale ed esemplare di orgoglio del popolo italiano che ha portato, con la lotta al nazifascismo, alla riconquista della libertà e della democrazia nel nostro Paese;

MANIFESTANO

riconoscenza alle Forze Armate, presidio delle Istituzioni repubblicane, e ai militari che anche all’estero, rischiano la vita  al servizio della  comunità internazionale, per la pace e la convivenza tra le Nazioni;

PERSEVERANO

nel trasmettere alle nuove generazioni la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della Patria.

     La Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane

Roma, 4 novembre 2013

ANPC – Resistenza e Costituzione – 24 settembre 2013 – Casa Berva – Cassano d’Adda.

Serata organizzata con il Presidente nazionale dell’ANPC, Giovanni Bianchi  e con il patrocinio delle ACLI e del Comune di Cassano d’Adda.

 

Giovanni Bianchi

 

Destino organizzativo – Costituzione di gruppi di Resistenza e Costituzione

Innesto che tenesse insieme una memoria viva (da tenere sempre presente) e una associazione come le ACLI (che mettessero insieme le proprie energie) – questo il senso del nome dei gruppi.

Dossetti è un rimosso dalla Chiesa e dalla politica italiana (Rosmini altro rimosso).

Non si può leggere la Costituzione senza conoscere cosa è stata la resistenza.

Dentro la costituente ci furono contrapposizioni violente ma trovarono un accordo.

Qual è la tua stella polare: è un problema di cercare un accordo per il bene del Paese.

L’articolo 70 della Costituzione Italiana, scritto nel 1948 è stato completamente stravolto nel 2004 con un testo dissennato, senza alcuna logica.

La resistenza non è stata solo sulle montagne ma ha smosso le coscienze di tanti cittadini.

Rif. Libro “Partigiano Jonny”.

La mancanza di senso storico è il male della politica (mancanza di radici).

Il futuro non piomba dal vuoto.

Le discontinuità accadono.

C’è bisogno di politica.

La Costituzione è l’unica cosa che tiene insieme gli italiani (anche se è personalistica).

C’è un legame possibile tra le generazioni ma anche la possibilità di lavorare insieme per creare un futuro.

Ce n’è bisogno? Si, soprattutto quando succedono casi di xenofobia e di raggruppamenti di forza nuova.

Occorre fare un percorso per guardare indietro e andare avanti.

Senza la propria storia non si va avanti.

Citazione di David Maria Turoldo (libretto con conversazione del 31.5.1985 all’Istituto Castelli di Brescia).

Altro riferimento “La Preghiera del ribelle”.

L’articolo 11 nasce proprio dalla resistenza – dalla densità della resistenza.

Riandare alle radici per andare verso il futuro.

Rischiamo di avere una gioventù senza storia – occorre far leggere loro le lettere dei condannati a morte – sono scritti da tramandare di generazione in generazione.

Questi gruppi servono proprio per evitare che le giovani generazioni non abbiano la storia, base su cui lavorare per andare avanti.

Queste cose sono ben presenti nella Costituente e nella Costituzione.

La contrapposizione, anche accesa, serve per trovare una strada comune.

L’Europa è senza alternativa (di Viool).

Patriottismo costituzionale.

La Costituzione riconosce i diritti, non li crea.

La Costituzione ringiovanisce vivendola (di ONIDA).

Il grande ordinatore della società è il lavoro.

Si rischia di avere una generazione astorica.

 

Risposte di Giovanni Bianchi agli interventi

 

Come coniugare ANPC e ACLI? Proponendo iniziative comuni, ad esempio sul lavoro.

Occorre tenere presente che senza elementi di comunità, la società non sta insieme.

Se non hai un’idea di città non puoi educare.

C’è nella società un fascismo strisciante che dobbiamo bloccare.

Consiglia di leggere  I discorsi sull’Europa di De Gasperi e Spinelli, che vedevano entrambi l’Europa come un primo passaggio verso un governo mondiale.

Occorre chiedersi chi è disposto a morire per questa globalizzazione?

Auspica di tornare a discutere sui problemi quotidiani.ACLI .

Milano1Milano2

30 Settembre 1943 – RESISTENZA E O.S.C.A.R. A MILANO

O.S.C.A.R., acronimo di Opera Scautistica Cattolica Aiuto Ricercati, era una rete di soccorso che aiutava indistintamente i ricercati dalla polizia fascista e tedesca, fornendo l’aiuto necessario per oltrepassare la frontiera italiana verso la Svizzera e  la salvezza.

La sua nascita, del tutto casuale e informale, ci riporta al mese di settembre del ’43 nelle aule del Collegio san Carlo di Milano. Don Andrea Ghetti e don Aurelio Giussani, insegnanti in quel liceo classico ricevettero la visita di un amico, don Enrico Bigatti, coadiutore della parrocchia di Crescenzago, all’epoca comune alle porte di Milano. L’amico era preoccupato per la sorte di una giovane che aveva nascosto in casa sua un militare inglese fuggito e temeva una perquisizione che avrebbe portato alla rovina la sua famiglia. Che cosa fare in una situazione così delicata e difficile? I tre sacerdoti decisero di rivolgersi a don  Natale Motta, residente a Varese, vicino al confine con la Svizzera. Venne organizzato il passaggio oltre confine, che, nonostante timori e pericoli,  riuscì perfettamente. Tutto sembrava concluso in quel singolo evento. Ma non fu così.

Nelle settimane successive, con il “passa parola”, si fecero sempre più numerose le richieste di aiuto da parte di militari italiani sbandati  e alleati, di renitenti alla leva della R.S.I.; fu necessario predisporre anche un gruppo di persone addette alla compilazione  di documenti falsi, si intensificò il preallarme per i ricercati antifascisti, e si organizzò l’espatrio per intere famiglie di ebrei.

I quattro sacerdoti da soli non potevano provvedere alle richieste sempre più pressanti di aiuto, coinvolsero quindi i giovani della FUCI, dell’Azione Cattolica e delle Aquile Randagie.

La Fuci e l’Azione Cattolica erano le due sole  associazioni cattoliche funzionanti dopo la presa di potere del fascismo e comunque mal tollerate dal regime; negli  anni Trenta ci furono diversi attacchi  e uccisioni di militanti di A.C. da parte delle squadre fasciste, soprattutto nel centro Italia.

E le Aquile Randagie, chi erano, che cosa facevano?

Bisogna ritornare ancora più indietro nel tempo.

La legge n. 5 art. 3 del 9 gennaio 1927 costituì l’Opera Nazionale Balilla (ONB), decretò lo sciogli­mento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti ed obbligò ad apporre, ai restanti, le iniziali ONB sulle proprie insegne.

Il 24 gennaio il Pontefice Pio XI con suo chirografo sciolse egli stesso i Reparti ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), citando il Re Davide (2 RE 24,14): “Se dobbiamo morire sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per mano degli uomini”. Il 9 aprile 1928 il Consiglio dei Ministri modificò la legge ONB che con decreto n. 696, firmato dal capo del Governo Mussolini e dal Re, dichiarò soppresso lo Scautismo.

Nell’ultima udienza dell’ASCI in Arcivescovado a Milano, alla presenza dell’ Arcivescovo Card. Tosi, vennero simbolicamente deposte sull’altare e consegnate le insegne dei Reparti milanesi.

Ma soppresso lo Scoutismo, alcuni Capi decisi a restare fedeli  alla “Promessa” e alla “Legge” fondarono il gruppo  delle Aquile Randagie che iniziò ad agire in clandestinità: Giulio Cesare Uccellini, Capo del MI II, che prenderà il nome di Kelly durante la resistenza, e Andrea Ghetti scout del MI XI,  che diventerà il mitico (per i milanesi) mons. Andrea Ghetti detto Baden.

Il movimento Scautistico clandestino nella sua  visione aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di libertà, di autonomia, di fraternità insita nel metodo pedagogico del suo fondatore sir Baden Powell e  preparare i quadri per il momento della ricostruzione; avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola prospettiva della vita, della storia, della politica;  che significava decidere da che parte stare e scegliere con la propria mente e con la propria coscienza.

E in effetti,  quando quasi tutti si piegavano, furono dei ragazzi a dire “no” al fascismo, nonostante le denunce con interrogatori nelle sedi fasciste e in Questura. Ebbe così origine il  primo gruppo cattolico antifascista  composto mediamente da 20-25 iscritti; fare scautismo in divisa voleva dire amare totalmente il metodo, avere convinzioni salde e coerenti, coraggio per affrontare le conseguenze giuridiche come l’arresto dei genitori, la perdita dei vari benefici del Fascio; per gli adulti significava come minimo la perdita del posto di lavoro e per i giovani l’esclusione dalla scuola e comunque per tutti il sopruso e la violenza  delle squadre fasciste. Le  Aquile Randagie, senza sede, lasciavano le informazioni per le uscite della domenica nelle fessure fra le pietre di  alcuni monumenti storici intorno a Piazza del Duomo.

In uno di quei luoghi, in Piazza dei Mercanti, nel 1953  l’amministrazione comunale pose 19 lapidi in bronzo, sistemate sulle colonne del porticato, con i  circa 3.000 nomi dei caduti milanesi  che hanno fatto meritare alla città di Milano  la medaglia d’oro della la Resistenza.

I ragazzi delle Aquile Randagie, ormai diventati uomini, professionisti, sacerdoti come don Ghetti, fra i primi  si unirono all’opera dell’O.S.C.A.R. (che cambierà acronimo dopo poco in “Organizzazione Soccorsi Cattolici Antifascisti Ricercati”) . Oltre alla falsificazione di documenti  era indispensabile, in attesa del momento favorevole per attraversare il confine,  trovare alloggio presso i conventi e le foresterie delle parrocchie. Intanto, a causa dei frequenti bombardamenti su Milano,  gli insegnanti e gli allievi del Collegio san Carlo  si erano trasferiti a Varese in un palazzo vicino alla caserma della Legione Muti;  proprio in quel palazzo arrivavano i fuggitivi  che don Motta nascondeva, e  che qualche volta dormivano, separati solo da pochi metri dai loro nemici.

Il nome di Oscar all’orecchio di chiunque era un nome proprio di persona, perciò la comunicazione sia telefonica, che amicale che si instaurava per far espatriare i perseguitati  non dava adito a sospetti da parte delle autorità della RSI.  “Ciao Oscar, Oscar come stai?;  allora c’è da fare quella solita passeggiata…;  si deve fare quel deposito…;  devi portare quel pacchetto…; allora ci troviamo al solito posto?”. Tutto questo poteva sembrare una conversazione tra amici.

Inoltre le Aquile Randagie collaborano anche alla diffusione clandestina de ‘Il Ribelle’ , il foglio clandestino più diffuso in Alta Italia,  scritto e stampato da un coraggioso gruppo di cattolici.

Nella primavera del ’44  le richieste di aiuto diventavano sempre più numerose tanto che fu necessario ampliare il territorio di transito cercando altri passaggi di frontiera fra quelli poco presenziati dalle guardie di confine.

L’attività dell’O.S.C.A.R., la diffusione de “Il Ribelle”, le altre opere di assistenza come la “Carità dell’Arcivescovo” infastidivano il potere delle S.S. e dei fascisti che iniziarono la caccia all’uomo. Cominciano i primi arresti, le torture e,  purtroppo, le esecuzioni. Tenuto conto del modesto numero dei componenti dell’O.S.C.A.R. il tributo è stato alto; fucilazione di Carlo Bianchi a Fossoli, uccisione di Peppino Candiani di 19 anni al confine italo-svizzero durante un espatrio, morte di Teresio Olivelli nel campo di concentramento di Hersbruck, morte di Rolando Petrini a Gusen, morte di Franco Rovida a Mauthausen, fucilazione di Nino Verri, arresto e incarcerazione a san Vittore di don Enrico Bigatti e di don Giovanni Barbareschi,  ordine di cattura per don Ghetti-Baden con l’ordine di sparare a vista che, per errore, veniva ricercato col nome di Don Betti, ordine di cattura per Don Aurelio Giussani. L’O.S.C.A.R.  dal settembre del ’43 agli ultimi mesi del ’44 attuò  2.166 espatri clandestini, 500 preallarmi, 3.000 documenti falsi, con una spesa di circa 10 milioni di lire di quel tempo. Se da un lato l’iniziativa dell’O.S.C.A.R. non costituiva in fondo che il collaudo dello spirito scout, che è comunque lo spirito del cristianesimo, anche storicamente si inseriva a pieno titolo  nelle forze della resistenza, un allinearsi di forze cattoliche, modeste sì, ma valide e costruttive,  accanto a quanti aderivano al movimento armato di liberazione.

Nonostante la poca notorietà di questi eventi e di queste persone, ho avuto un riscontro che mi ha confortato e mi ha anche lasciata molto perplessa. Lo scorso 8 settembre proprio in piazza dei Mercanti a Milano, l’Anpi commemorava il settantesimo anniversario dell’inizio della resistenza attiva e il discorso introduttivo della cerimonia tenuto dal presidente provinciale Roberto Cenati iniziava così: “Sotto queste pietre i ragazzi delle Aquile Randagie mettevano i loro biglietti…”

Carla Bianchi Iacono

Bartali il Giusto

«Gino il Giusto». Gino Bartali è stato dichiarato ieri «Giusto tra le Nazioni» dallo Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, il massimo riconoscimento attribuito a persone che durante le persecuzioni nazi-fasciste hanno rischiato la vita per salvare anche solo un ebreo.

Bartali ha contribuito a salvare famiglie perseguitate durante l’occupazione nazifascista: ha pedalato anche per loro, corriere e latore di documenti falsi di una rete clandestina che aiutava centinaia di ebrei nascosti negli istituti religiosi e nelle abitazioni di famiglie coraggiose del Centro Italia. «Fingendo di allenarsi- ha spiegato il figlio Andrea-, il mio babbo trasportava documenti falsi, nascosti nei tubi del telaio o del manubrio, per dare una nuova identità a persone perseguitate dalle leggi razziali e minacciate dalle deportazioni nei campi di concentramento».Par di vederlo, Ginetaccio, divorare gli 82 km che separano la stazione di Terontola-Cortona (dove si era rifugiato come riparatore di bici fra il settembre 1943 e il giugno 1944) dalla Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. Non erano allenamenti, ma azioni eroiche e la sua faccia (la faccia del campione, «quel naso triste come una salita/quegli occhi allegri da italiano in gita», come canta Paolo Conte) serviva da salvacondotto, mentre divorava i posti di blocco come fossero traguardi volanti. In vita, Bartali non ne ha mai parlato: «Certe cose si fanno ma non si dicono». C’è voluta una tesi di laurea del 2003, «La Seconda guerra mondiale di Gino Bartali: ebrei, cattolici e dissidenti tra Umbria e Toscana 1943-1944», di Paolo Alberati (oggi consulente sportivo e procuratore di atleti), per riportare alla luce questa storia fuori dell’ordinario (ripresa anche dalla fiction «Bartali. L’intramontabile» del 2006, dove però il taglio agiografico trasformava il campione in una sorta di Padre Pio della bicicletta). Scavando nei segreti del Vaticano, alla curia di Firenze, nel convento San Quirico di Assisi e negli archivi del Coni, si è scoperto che il campione «ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città, cardinale Elia Angelo Dalla Costa».

(…)Vincendo tre tappe alpine al Tour del ’48 si dice abbia scongiurato la guerra civile, la presa del potere dei comunisti. Non è vero; di vero però c’era la riconoscenza eterna di Pio XII e dei vertici democristiani, il rosario di attributi salvifici: ciclista della provvidenza, salvatore della patria, arcangelo della montagna… «Gino il Pio» è stato un uomo semplice che per resistere alla classe e alla complessità psicologica di Coppi a volte ha dovuto farsi violenza, dotarsi di una corazza che lo ha reso più archeologico del dovuto. Ma mentre gli altri si abbandonavano alla retorica, lui pedalava «pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva, per aiutare gli ebrei».Quando nel 1955 abbandonò le corse, Dino Buzzati scrisse sul Corriere: «Bartali è stato il vivo simbolo del lavoro umano. Ha lavorato fino all’ultimo, badando a fare tutto il suo dovere meglio che gli era possibile. Ecco la grande lezione di umile onestà». Tutto il suo dovere e anche qualcosa di più.

Grasso Aldo
(24 settembre 2013) – Corriere della Sera

29 Settembre 1943 – Le Quattro Giornate di Napoli rivissute attraverso il Canto allo Scugnizzo

Napoli è la prima tra le grandi città italiane a ribellarsi all’occupazione nazista con le PROPRIE FORZE.
Il primo Ottobre gli Alleati trovano una città già liberata grazie al coraggio del popolo di Napoli.

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