ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivio dell'autore

Invito del Comune di Rieti alla presentazione del libro di Antonio Cipolloni

copertina montagnolaCOMUNE DI RIETI

Biblioteca Comunale Paroniana 

L’amministrazione comunale di Rieti è lieta di invitare la SV, Venerdì 24 gennaio 2014 alle ore 17.30, presso la Biblioteca Comunale Paroniana di Rieti, Via San Pietro Martire, 28

alla presentazione del volume di Antonio Cipolloni: 

Personaggi ed episodi della difesa di Roma dall’occupazione tedesca

La giornata del 9 settembre 1943 primo evento

della Resistenza in Italia                                                      

presentazione di Mons. Lorenzo Chiarinelli

interverranno:

Avv. Simone Petrangeli

On. Bartolo Ciccardini

Don Dino Mulassano

coordinerà:

 Prof.ssa Sofia Boesch

Il Sindaco: Simone Petrangeli

Don Giovanni Barbareschi: un prete ribelle per amore

Speciale TGR su Don Giovanni Barbareschi (Aquile Randagie), un prete ribelle per amore sempre dalla parte della vita e della libertà

La storia delle Aquile Randagie

bufalo_24 scout

Premessa

Pupi Avati con la serie tv “Il Matrimonio” ci ha riproposto la storia italiana degli anni ‘50’, 60 e ’70 della ricostruzione, del miracolo e degli anni di piombo in una versione nuova, ignota e negletta.

La storia di due famiglie bolognesi: una di borghesia decaduta ed una di classe operaia che si scontrano e si incontrano ed insieme si costruiscono. La nuova generazione che nasce ha tutti i problemi che abbiamo conosciuto, ma che vediamo da un nuovo angolo di vista. Ci ha colpito il vedere una cosa molto normale, molto nota, che tutti abbiamo incontrato, ma che è stata sempre assente in tutte le storie di quel periodo, dominate dalla immagine della arida ed infruttuosa gioventù contestatrice.

Pupi Avati ci racconta una tragedia che avviene in un campo scout, racconta la ingegnosa architettura, fatta di spaghi e di pali, il cerchio attorno al fuoco, le canzoni allegre ed autoironiche, lo spirito pratico ed idealista della scuola di Baden Powell. La più illustre e generosa scuola formativa di giovani italiani che più di ogni altra ha lasciato un segno in quella generazione finalmente per la prima volta sugli schermi.

Ci giunge quindi a proposito la notizia di una rievocazione a cui parteciperemo con entusiasmo di un’altra avventura scoutistica nella Resistenza, quella delle Aquile Randagie, che vogliamo sottolineare e segnalare a tutti voi.

Buongiorno a tutti, conoscete la storia delle Aquile Randagie, un gruppo di giovani scout studenti e lavoratori che, con i loro sacerdoti si ribellarono al fascismo fra Monza, Milano e la Brianza? E’ una storia bellissima per il valore pedagogico che racchiude e rilancia con grande attualità oggi. Una storia da raccontare a ragazzi e adulti anche nelle scuole. Ve la racconto attraverso un articolo che ho scritto per Il Cittadino. La copertina dell’edizione del 9 gennaio è dedicata al film di Paolo Virzì girato in Brianza che ha sollevato numerose polemiche, ma l’editoriale del Direttore della testata si chiude così: “Per la nostra città è appena cominciato un nuovo anno e non è un caso se invece di opere, di strade, di soldi, abbiamo scelto di parlare di identità, di relazioni, di persone…”. E in prima pagina c’è anche il lancio della storia delle AR monzesi con il tributo a Mario Isella. Per il prossimo aprile, l’associazione culturale Scholé sta organizzando a Monza, insieme ad Anpi, Aned e Agesci Monza Brianza, una serata speciale sulle AR i cui protagonisti saranno coloro che ne hanno raccolto e conservato le testimonianze negli anni. Stiamo concordando anche la presenza di Tommaso Percivale, autore di Ribelli in Fuga – pubblicato da Einaudi Ragazzi nel 2013 – e di Don Giovanni Barbareschi che potete conoscere attraverso questa  breve e bellissima intervista: https://www.youtube.com/watch?v=UFFjVy_nIR4.

Trovate l’articolo de Il Cittadino a qs link (v. riquadro in basso con la rassegna stampa http://www.aquilerandagie.it/bufalo.html); così se volete curiosare nella bellissima storia delle AR potrete leggere i contributi inseriti. E per chi preferisce, mando anche in allegato il pdf .Il Cittadino 09 01 14_AR

Un augurio di buon anno a tutti, Cristina Rossi”.

Vi salutiamo con il bellissimo motto della Aquile Randagie: “Ciò che noi fummo un dì voi siete adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso”.

11 Gennaio 1944 – Fabriano 70° Anniversario del bombardamento della città

Manifestazione dell’11 gennaio 2014 che si terrà a Fabriano in occasione del 70° anniversario del bombardamento della città avvenuto l’11 gennaio 1944.

manifesto 70° 11 gennaio 1944

La Resistenza fondamento della nostra identità nazionale. Il progetto dei Partigiani Cristiani.

È cosa nota che la storia serva soprattutto ai moderni: ogni generazione riscrive la storia secondo i suoi bisogni e le sue necessità.

Il 70° anniversario della Resistenza Italiana è una grandissima occasione per riscrivere la storia della Resistenza. L’Italia attraversa una crisi che non è solo economica, ma è anche crisi di identità. La comunità italiana che ha perduto la fiducia nelle istituzioni democratiche, è assediata da egoismi bizzarri e fanatici che mettono a rischio la sua vocazione e le sue scelte di civiltà.

Quindi è una occasione straordinaria questa di rivivere con passione e con curiosità un periodo di grandissima crisi dell’identità italiana: un paese distrutto dalla guerra, percorso da tutti gli eserciti del mondo, aveva perduto la coscienza di essere un popolo unito ed uno Stato indipendente. Come fecero gli italiani di allora a ritrovare la loro identità, la loro vocazione, la loro coscienza civile e religiosa, al punto di saper affrontar egli oppressori, di riconquistare con sacrificio la fiducia degli alleati, di ricomporre una unità necessaria delle forze politiche, di darsi una Costituzione ed di iniziare un cammino democratico che nel giro di venti anni l’avrebbero portati ad essere la quinta potenza mondiale e a fondare l’Europa?

La storia della Resistenza è stata già scritta ed abbiamo una immensa storiografia. Giustamente è stata data una precedenza necessaria alla reazione armata contro l’invasore, perché questo era allora il punto di partenza di un nuovo Risorgimento e questo serviva alla prima generazione democratica.

Nelle generazioni successive si sono fatte vive altre esigenze. Dando la priorità alla risposta armata si è fatta una polemica forse inutile contro l’attendismo, ossia l’atteggiamento prudente dei dirigenti della Resistenza civile, mettendo in ombra  sia il valore della Resistenza dei corpi militari, sia il valore della Resistenza nei campi di concentramento, sia l’eroismo quotidiano  nel non lasciarsi imbarbarire dalla violenza. Nelle generazioni successive si è cercato di superare l’abisso della guerra fra italiani su opposte sponde cercando una necessaria pacificazione ed in questo tentativo si è cercato di capire la “scelta sbagliata” e di ridurre i fatti della Resistenza ad una guerra civile fra due minoranze il cui destino era comunque nelle mani delle potenze vincitrici. Questa interpretazione che pretendeva di essere pacificatrice non ha certo risolto il problema dell’unità nazionale, ma ha solo riportato in circolo gli errori profondi dei totalitarismi che hanno distrutto  l’Europa.

Oggi nel momento in cui affrontiamo il vero problema dell’identità nazionale, credo che vada riscritta la storia della Resistenza tenendo presente quel valore civile diffuso, che indicava una direzione   morale non attendista, non indifferente, ma basata su una scelta di civiltà: l’appartenere  ad una nazione che aveva dignità, che voleva riparare ai suoi errori, che voleva darsi un avvenire pacifico. E a questo eroismo civile, per cui i Partigiani cristiani si chiamarono “ribelli per amore”, bisogna ispirarsi per dare una motivazione ideale alla nostra ultima generazione.

Ricostruire storiograficamente questi valori significa anche ricordare che la Resistenza non finì il 25 aprile del 1945,  ma continuò nelle conquiste democratiche della Costituente e del 18 aprile. In momenti difficili della nostra storia, negli anni di piombo si tentò di mostrare che la Resistenza non era finita, ma che anzi essa andava ripresa contro la Democrazia Cristiana e contro le istituzioni democratiche. Il terrorismo insanguinò il nostro paese ed il sacrificio di Aldo Moro non fu un atto conseguente alla Resistenza ma piuttosto  in una nuovo e terribile ritorno del fascismo. Ritornare al sentimento civile e popolare della Resistenza è il modo giusto per intravedere uno sviluppo ed una crescita della società italiana e delle istituzioni della nuova Europa. Questo si può fare solo richiamandosi ai valori e agli ideali dei Partigiani Cristiani, non per riaprire polemiche, per separare le memorie della Resistenza, ma per dare contenuti alle motivazioni della giovane generazione, per farla partecipe ad un progetto di identità nazionale.

La fondazione di un’Europa federale che contribuisca alla pace del mondo sarà il tema vero dei due anni di studio e di ricerche del progetto “La Resistenza, fondamento della nostra identità”, presentato dai Partigiani Cristiani alla Presidenza del Consiglio per le celebrazioni del 70° Anniversario.

Non saranno soltanto due anni di studio, ma anche due anni di animazione per ritrovare il cammino dell’Italia nello spirito civile della Resistenza degli italiani.

Parte descrittiva del programma

L’ANPC (in base Art. 1, comma 2, lettera A, punto 1 dell’Avviso per la selezione di progetti per il 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione) presenta un progetto volto alla conservazione, alla valorizzazione della memoria ed alla divulgazione della conoscenza degli eventi che portarono alla liberazione dal nazi‐fascismo e alla rinascita della democrazia in Italia e in Europa. (con una particolare attenzione al contributo della componente del movimento resistenziale che muoveva da una coscienza e da ideali cristianamente ispirati).

Caratteristica innovativa del progetto è la creazione di uno strumento operante grazie alla rete Web – aperto e aggiornabile nel tempo ‐ capace di assolvere alla funzione di archivio, di elaborazione di studi e di comunicazione, che raccolga, organizzi criticamente e proponga in rete fonti bibliografiche e testi, documenti d’archivio, dibattiti ed audiovisivi legati alle vicende della lotta di liberazione.

Sarà realizzata una Piattaforma open source, rispondendo a tutti i più avanzati standard descrittivi e tecnologici, con particolare riguardo alla integrazione e interoperabilità con il patrimonio culturale digitale nazionale ed internazionale.

Tale strumento offrirà anche la possibilità di promuovere e valorizzare nel tempo tutte le iniziative istituzionali e culturali organizzate in occasione del 70.mo anniversario della Resistenza, ospitandone e mettendone in consultazione i programmi e i contenuti, soprattutto quelli di carattere audiovisivo e multimediale.

Per la realizzazione dell’impianto multimediale, il progetto si avvarrà del contributo dell’Istituto Luigi Sturzo ‐fondazione culturale principale depositaria della memoria del movimento cattolico in Italia e fortemente vocata all’applicazione delle nuove tecnologie e dell’Archivio storico dell’ENI, oltre alla partnership scientifica di alcune istituzioni e associazioni fortemente radicate nella società civile e orientate alla formazione della cultura e della coscienza democratica del Paese, come le ACLI, la LUMSA, l’Istituto Alcide De Gasperi di Bologna.

L’accumulazione dei contenuti incomincerà con la organizzazione di Tre Eventi Mediaticodidattici che – ispirandosi alla ricorrenza del settantesimo anniversario – saranno realizzati nei luoghi e lungo il percorso della memoria storica della Resistenza e della liberazione che va dal Gennaio 1944 al 25 Aprile 1945. Il primo, a giugno 2014, si terrà a Roma (o località del centro Italia); il secondo nell’autunno del 2014, a Parma (o località a cavallo della linea gotica), a rievocare la lotta lungo la linea gotica; il terzo ad aprile 2015 a Milano (o località teatro di Repubbliche Partigiane), teatro dell’atto finale della liberazione.

I temi delle Lectio Multimedialis:

1‐ Il significato del sacrificio delle centinaia di sacerdoti uccisi, considerati non come episodi singoli, ma come complessiva repressione dei capi naturali di una Resistenza civile.

2‐ La nascita della coscienza europea durante la Resistenza. Un ideale di pace e di ricomposizione della civiltà europea. Sarà un’occasione per ricordare il contributo italiano al progetto europeo durante la Resistenza in concomitanza col semestre della Presidenza italiana della Comunità Europea (luglio‐dicembre 2014).

3‐ Il ruolo essenziale delle donne nella Resistenza. Recuperare il contributo di dignità civile e di pietà cristiana che creò le condizioni indispensabili per la resistenza armata, aspetto finora trascurato nel giudizio storiografico.

La piattaforma resterà a disposizione anche per tutti i contributi su supporto informatico e di carattere multimediale che verranno da parte delle associazioni, degli studiosi e delle memorie personali nel corso del 70° anniversario e nel futuro.

Il Comitato scientifico del progetto sarà composto da Giampaolo D’Andrea (docente di storia economica presso l’Università della Basilicata), Agostino Giovagnoli (docente di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore) Francesco Malgeri (professore emerito di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma) Prof. Andrea Ciampani (Docente di Storia contemporanea LUMSA), Domenico Cella (Direttore Istituto De Gasperi di Bologna), Roberto Rossini (Ufficio Studi ACLI) e Paolo Acanfora (Ricercatore Istituto Sturzo).

QUEL NATALE DEL 1943 A CORINALDO di Angelo Sferrazza

E’ stato difficile raccontare alle figlie quel Natale di settanta anni fa: con i nipoti sarà impossibile. Settanta anni sono tanti, ma non tali da cancellarne il ricordo. Uno studioso americano ha scritto che eventi fortissimi, di ogni tipo, raddoppiano l’età del bambino che li vive. Pur avendo allora solo  quasi otto anni,  ho ancora impresse nella memoria le date del 25 luglio e dell’8 settembre ‘43, anche perché vivevo  a Fano nel deposito militare del 94° Reggimento Fanteria, da dove dopo il 10 settembre siamo dovuti scappare prima dell’arrivo dei tedeschi. Fummo ospitati e nascosti per qualche giorno in una casa di gente semplice e buona, poi accompagnati a Corinaldo, dove restammo fino alla Liberazione, il 10 agosto del 1944. La vita dello “sfollato” non era facile, anche se noi avemmo la fortuna di essere accolti per un anno in una casa di persone straordinarie. In quei due anni fra il ’43 e il ’44 emersero una solidarietà e una fraternità incredibili, che riscattò la violenza cieca e brutale di altri. Una lezione da portarsi dietro per tutta la vita. E nella casa di quella famiglia trascorremmo il Natale del 1943. Di quello degli anni passati ho solo, ovviamente uno sbiaditissimo ricordo, i “cappelletti” in brodo e certi dolcetti al miele, sfingi, che mi mandava la nonna dalla Sicilia. Con l’Italia divisa, nessun pacco con la carta blu fuori e oleata dentro arrivò in quell’anno. Ma ci fu il presepio, con “vellutina”, pastorelli e il Bambin Gesù. Un presepio povero, ma con significati che non ho più ritrovato nel futuro, significati religiosi e spirituali. Perché quel periodo fu segnato da una forte religiosità. Per me piccolo, che forse non ero mai stato in chiesa, se non per un matrimonio o prima comunione di una cugina, si aprì un mondo sconosciuto e misterioso. Il pellegrinaggio quotidiano all’inizio dell’estate ’44 delle donne quasi tutte scalze e che recitavano a voce alta il rosario alla Madonna dell’Incancellata. E la conoscenza della mamma di Santa Maria Goretti, che abitava a pochi metri dalla casa che ci ospitava e che invitava noi bambini a pregare, cosa che non sapevamo fare, ma che ci sembrava importante. Non ci fu Messa di messa di mezzanotte naturalmente: c’era la guerra e poi io non sapevo nemmeno cosa fosse. Che  cosa mangiammo non ricordo, ma certamente non i “cappelletti”. Ricordo che mio padre e mia madre erano molto tristi. Nessun collegamento con i parenti, niente auguri eppure Fano era vicina, ma la Sicilia no, niente posta, nessun modo per comunicare. Sembra un trucchetto letterario un éscamotage, ma se mi chiedessero: “di che colore era il Natale del “43”, risponderei , “grigio” , perché anche il tempo ha un colore. Quello del ’44 a Fano, di nuovo con gli zii e i cugini, con qualcosa di più buono da mangiare, colorato. La fame. O per lo meno la difficoltà di trovare cibo fu la costante angoscia di quell’anno, ma soprattutto la mancanza di denaro. E’ un miracolo come sopravvivemmo. Forse non è del tutto corretto, concettualmente e storicamente, ma la voglia di confrontare quel Natale con quelli di oggi ti prende, soprattutto in questi momenti di crisi. Da farti apparire fuori posto, esagerate, eccessive certe lamentele, invece di capire  meglio e condividere le difficoltà di chi si trova senza  più lavoro o una casa. Ricordo che mia madre mi raccontava che da piccolo mangiavo le banane, ma nel ’43 non sapevo cosa fossero. Riapparsero qualche anno dopo la fine della guerra. E la cioccolata? Dimenticato il sapore. La prima ce la regalarono gli inglesi, pochissima in verità: la prodigalità non era di quelle truppe, ma non erano ricchi come gli americani! Il 10 agosto scorso sono tornato a Corinaldo. Ho avuto la fortuna di ritrovare, abbracciare e salutare, l’ultima persona vivente della famiglia che ci ospitò, la signora Vera Paniconi. Buon Natale signora Vera! E Buon Natale a tutti quelli che il giorno di Natale si adoperano a farlo sentire meno triste a chi soffre, qualunque sia la sua sofferenza, la nazionalità,  la religione.. Angelo Sferrazza

(da” Il Cenacolo Marchigiano”)

25 Dicembre 1943: la Resistenza in Laterano di NICOLA BRUNI

Durante l’occupazione tedesca di Roma il complesso di edifici extraterritoriali adiacenti

alla Basilica di San Giovanni dette asilo a gran parte del Comitato di liberazione nazionale centrale,

 oltre che a molti ebrei, militari e antifascisti, mentre i nazisti fingevano di non saperlo.

Fu il complesso extraterritoriale del Laterano, appartenente allo Stato neutrale del Vaticano, il principale rifugio – e anche sede operativa, dotata di radio trasmittente – dei capi della Resistenza nei nove mesi dell’occupazione nazista di Roma, dopo l’8 settembre 1943. Vi si nascose gran parte del Comitato di liberazione nazionale centrale (Clnc), con il suo presidente Ivanoe Bonomi, Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Meuccio Ruini. C’era persino il generale Roberto Bencivenga, comandante della Piazza di Roma per il Regno del Sud. Lo rivela lo storico Andrea Riccardi (ex ministro del Governo Monti) nel libro “L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma” (Laterza).

Protagonista della vicenda fu un sacerdote di 42 anni, Roberto Ronca, rettore del Seminario maggiore, che con il tacito avallo del papa Pio XII si assunse il rischio e la responsabilità di dare asilo nel recinto lateranense a un migliaio di persone, ricercate dai nazifascisti o comunque in pericolo di vita (ebrei, renitenti alla leva della Repubblica di Salò, militari, politici antifascisti e addirittura personalità legate al regime, come la figlia del maresciallo Graziani). Tra i rifugiati più famosi, il geografo ebreo Roberto Almagià e il futuro editore Giangiacomo Feltrinelli.

I tedeschi sapevano che nel Laterano (come in moltissimi altri edifici religiosi di Roma) erano nascosti ebrei e antifascisti, ma recitando una “commedia delle parti” fingevano di non saperlo, e così tenevano sotto ricatto il papa per costringerlo al silenzio sulle loro malefatte.

Pio XII puntava a favorire una transizione non violenta della città dai tedeschi agli Alleati, e alla fine riuscì, con le armi della diplomazia, ad ottenere la liberazione di Roma senza combattimenti il 4 giugno 1944.

Nicola Bruni

—————————————————–

Articolo pubblicato nel giornale online Belsito con vista di Nicola Bruni

www.webalice.it/nbruni1

e nella rivista La Tecnica della Scuola

I Partigiani Cristiani ci sono! Ecco la buona notizia di Natale

Il programma dei Partigiani Cristiani si farà. Ecco la lettera del Presidente Bernardo Traversaro che comunica la decisione della Confederazione di accogliere il programma dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani nelle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza. Ed ora, al lavoro!

lettera Traversaro

Ai membri della Confederazione delle Associazioni Militari e Partigiane

Lettera natalizia

Sentiamo la necessità di mandare a tutti voi, a nome di tutti i nostri soci, un particolare augurio di Natale e di fruttuoso lavoro per salvaguardare la memoria di coloro che caddero per la libertà dell’Italia e per consegnare questo patrimonio alle nuove generazioni. Ci rallegra il fatto che dopo tante difficoltà sia giunto il giusto riconoscimento di questo  lavoro con la decisione del Parlamento italiano di erogare il contributo del 2013 e di provvedere in modo adeguato alle Celebrazioni del 70° anniversario della Resistenza.

Ma abbiamo anche il dovere di ricordare a tutti voi che ad un membro di questa Confederazione, che a pieno titolo partecipa a questo compito, non sarà riconosciuta alcuna partecipazione al contributo 2013 e non avrà diritto alle provvidenze previste per la Celebrazioni del 70° anniversario.

Conoscete le due facce del problema relativo alle risorse necessarie. Per quanto riguarda il contributo annuale sapete che il Presidente della Confederazione, Sen. Gerardo Agostini, Presidente anche della nostra Associazione, faceva in modo che una piccolissima parte di quel contributo arrivasse anche alla nostra Associazione. Mentre da un lato apprezziamo ed ammiriamo la discrezione, la prudenza e l’austerità del Presidente Agostini, dall’altro non possiamo non prendere atto che nessuno ha pensato a cosa sarebbe avvenuto dopo la sua improvvisa morte. E cioè che si sarebbe aperto un vuoto destinato ad allargarsi e a pesare ben oltre la natura del contributo.

Ci si è accontentati di indicarci una lunga via legislativa, quasi impossibile se non sarà perseguita con tempestività e decisione da tutta la Confederazione.

Ad accrescere le preoccupazioni si aggiunge la diversa natura della esclusione della nostra Associazione dai programmi della Celebrazione del 70° anniversario. La esclusione è infatti dovuta ad una decisione formale sulla regolarità del progetto. Non entriamo in questa sede nel merito della questione, la cui complessità giuridica non rende giustizia al senso storico dell’iniziativa nel suo significato complessivo. Ricordiamo invece con gratitudine il vostro consenso in sede di Assemblea della Confederazione alla proposta avanzata dal presidente Traversaro per trovare, in qualche modo, una soluzione che consentisse la partecipazione dei Partigiani Cristiani.

La generosità dell’impegno comune è però naufragata di fronte alla insistita applicazione di regole non sostanziali, tutte riconducibili alla mancanza di una firma al bordo dei singoli fogli. Il risultato finale è perciò che noi non potremo prendere parte né alla vostra attività normale, né alla Celebrazione del 70° anniversario.

In queste condizioni la nostra Associazione è destinata a morire. Il realismo dice che le associazioni, anche quelle grandi e gloriose, possono chiudere i battenti e finire il loro percorso. Ma rispetto a questa eventualità – contro la quale ci batteremo con tutte le nostre energie – ci preoccupa soprattutto il rischio che si spenga la voce di una interpretazione storiografica della Resistenza che è un contributo essenziale ed ineliminabile per il giudizio storico di quel periodo.

Di fronte alla storiografia che fa polemica con “l’attendismo” e di fronte all’altra storiografia che considera preponderante nella Resistenza “la zona grigia” dell’indifferenza, gli studi e le testimonianze della storiografia cristiana ci ricordano la scelta popolare e profonda della società italiana di quegli anni per opporsi, anche nella vita quotidiana, all’imbarbarimento. La Resistenza civile fu una scelta precisa contro la guerra, contro le stragi, contro la persecuzione degli innocenti, non solo di quelli che impugnarono le armi, ma anche della parte migliore sella società civile, senza la cui partecipazione e solidarietà, non avrebbe potuto la Resistenza armata.

È questa cultura che non può essere oscurata. Non si zittiscono le voci, così come non si bruciano i libri. È un impegno che rende fraterni i nostri rapporti perché costituisce il vero impedimento al ritorno dei mostri che continuano ad abitare i sotterranei della storia. Così come sappiamo per certo che l’impegno comune di tutte le nostre Associazioni che si dichiarano antifasciste è di difendere insieme le diverse culture storiche che contribuiscono a costituire la comune testimonianza.

Siccome questa è la certezza, l’augurio in occasione del Natale che l’Associazione dei Partigiani Cristiani vuole fare a tutte le Associazioni della Confederazione Italiana è quello di ritrovare assieme le ragioni del nostro stare insieme, per rendere vero e significativo questo Settantesimo Anno della nostra Memoria.

Il Presidente ANPC

Giovanni Bianchi

Il Segretario Nazionale ANPC

Bartolo Ciccardini

Il nuovo libro di Antonio Cipolloni

Esce in questi giorni nelle librerie ed edicole di Rieti un nuovo libro di Antonio Cipolloni:

«La giornata del 9 settembre 1943 primo evento della resistenza in Italia».

Il volume vuole tra l’altro rappresentare quattro importanti elementi:

–        L’immediata reazione dei Granatieri di Sardegna all’improvviso attacco tedesco al ponte della Magliana;

–        La partecipazione della Parrocchia della Montagnola di Roma con il suo Parroco don Pietro Occelli in testa che oltre a dare conforto ai militari feriti aiutò molti dei superstiti ad evitare la loro deportazione in Germania, così come alcuni ebrei che fece vestire da seminaristi cattolici;

–        I Caduti civili che si batterono a fianco dei militari, dei quali quattro originari della Provincia di Rieti (tra cui l’eroica suor Teresina D’Angelo nata a Voceto di Amatrice);

–        Infine il giorno successivo, dopo la resa di Porta San Paolo, la creazione nella Parrocchia, ad opera del parroco, di un Generale e dell’Azione Cattolica parrocchiale, della prima banda Partigiana Cristiana.

Con questi elementi, filo conduttori, l’autore, dopo accurate ricerche e raccolta di testimonianze oculari, ha voluto raccontare le vicende immediatamente successive alla proclamazione dell’Armistizio l’8 settembre 1943, le vicende della Difesa di Roma ed il sacrificio dei militari e dei civili dopo lo stratagemma tedesco che dette inizio alla conquista di Roma nelle ore immediatamente successive al proclama di Badoglio, via radio alle ore 19,30 circa, dell’avvenuto Armistizio con gli Alleati; le attività successive tese a dare conforto e aiuto a quanti si trovarono in pericolo ed in difficoltà durante l’occupazione tedesca, a Roma e nel Lazio.

Nel libro, corredato con numerose foto, d’epoca ed attuali, vengono infatti messi in evidenza episodi e vicende successive al primo scontro avvenuto alla Montagnola il 9 settembre ‘43, e quello del giorno successivo a Porta San Paolo:

a)     L’eroica difesa dai Granatieri di Sardegna (privi di ogni direttiva od ordine sulla nuova situazione creata da quell’avvenimento), ai quali si unirono spontaneamente alcuni civili della zona della Montagnola.

b)     L’iniziativa del parroco della chiesina di Gesù Buon Pastore (don Pietro Occelli, paolino, giornalista, avvocato, poeta già direttore di Famiglia Cristiana, amico e conterraneo di Ferruccio Parri e Duccio Galimberti) il quale salvò numerose vite umane e pose fine al massacro di granatieri e parrocchiani.

c)     L’epico gesto dei Suor Teresina D’Angelo, originaria di Voceto di Amatrice che a colpi di Crocefisso allontanò un paracadutista tedesco che stava depredando il cadavere di un granatiere Caduto della Catenina d’oro.

d)     La nascita, nella canonica della Parrocchia, della prima banda partigiana Cristiana, ad opera dello stesso Don Pietro Occelli, dell’Associazione Cattolica parrocchiale “Piergiogio Frassati” del generale del genio Guastatori Rodolfo Cortellessa. Una formazione che operò dal 11 settembre 1943 fino alla Liberazione di Roma, riconosciuta dal CNL.

Viene ampiamente rilevato anche che, al termine della giornata del 9 settembre, fu necessario (ad opera del Parroco e dei parrocchiani), fornire asilo ad Ebrei nella Canonica, abiti civili ai nostri militari destinati alla Deportazione dai tedeschi; seppellire in fosse comuni gli oltre sessanta tra militari e civili Caduti nello scontro con i tedeschi; dare conforto sommario ai feriti, in mancanza di materiale adatto alla cura delle ferite riportate.

Tra i civili Caduti sotto il piombo tedesco in quella terribile giornata, 4 erano originari della provincia di Rieti e figurano sulle lapidi poste a memoria sulla piazza antistante il Tempio dedicata da De Gasperi e Romita ai Martiri Caduti della Montagnola, così come nella Cripta dello stesso, e nel Museo Storico della Resistenza di via Tasso a Roma, su una Targa bronzea, voluta dai parrocchiani di Don Pietro Occelli.

Il libro, che sarà nelle librerie ed edicole di Rieti e Roma a partire dalla 16 dicembre prossimo (costo 12 Euro i.c.), verrà ufficialmente presentato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales il 24 gennaio p.v.

La presentazione sarà fatta a cura del Comune di Rieti presso la Biblioteca Paroniana dal Sindaco di Rieti avv. Simone Petrangeli.

Relatore sarà il Vescovo Emerito Mons. Lorenzo Chiarinelli.

Interverranno: l’onorevole Bartolo Ciccardini (segretario Nazionale dell’Ass. Partigiani Cristiani), l’attuale Parroco del Tempio “Gesù Buon Pastore” alla Montagnola di Roma (don Dino Mulassano), l’assessore alla Cultura del Comune di Amatrice Piergiuseppe Monteforte il Consigliere Regionale Daniele Mitolo.

Coordinerà la direttrice della Biblioteca Paroniana Gabriella Gianni.

Navigazione articolo