CERIMONIA DI INTITOLAZIONE SCUOLA PRIMARIA A TINA ANSELMI
ORE 10,00 PRESSO LA SCUOLA SALA CONSIGLIO SCOPRIMENTO TARGA
a seguire:
CONVEGNO: TINA ANSELMI “UNA VITA PER LA DEMOCRAZIA , LA GIOIA CONDIVISA DELL’IMPEGNO” Intervengono: : on. ROSY BINDI – Già Ministro della sanità on. MARIAPIA GARAVAGLIA – Presidente Nazionale ANPC – Già Ministro della Sanità Coordina PIETRO VISCONTI – Direttore quotidiano Libertà
Sabato 9 ottobre 2022 presso il Circolo Acli di Lambrate, l’Anpc di Milano ha presenziato alla presentazione del libro “Partigiani cristiani nella Resistenza. La storia ritrovata” di Alberto Leoni e Stefano R. Contini.
Silvio Mengotto ha preparato il seguente articolo che pubblichiamo con i nostri ringraziamenti.
La storia ritrovata *
Partigiani cristiani nella Resistenza, di Alberto Leoni e Stefano Contini, è un’opera importante che riporta alla luce la commovente testimonianza di centoquarantacinque volti di resistenti disarmati e di combattenti cristiani che, “ribelli per amore”, hanno sacrificato la loro vita contrastando il nazifascismo.
Il titolo, apparentemente provocatorio, focalizza un fatto della Resistenza italiana che, nel trascorrere degli anni, è stato sottovalutato. I cattolici nella Resistenza sono stati una presenza importante a macchia di leopardo. Nell’ultimo ventennio, grazie ad alcuni storici (Pietro Scoppola, Giorgio Vecchio) le pagine della Resistenza si sono arricchite recuperando le storie di molti cattolici che militavano anche nelle bande armate comuniste, socialiste, di Giustizia e libertà e monarchiche (I cattolici e la Resistenza, Edit. In dialogo). Bisogna ricordare anche l’apporto dei sacerdoti che, con diverse modalità, si impegnarono nella Resistenza (G. Barbareschi, Memoria di sacerdoti “ribelli per amore” 1943-1945). Anche quello disarmato, oggi conosciuto, delle suore (G. Vecchio, Le suore e la Resistenza) che nascosero e salvarono ebrei, ricercati, partigiani, antifascisti, renitenti alla leva e, in molte circostanze, anche gerarchi fascisti braccati in pericolo di vita. Tra i religiosi anche il cardinale di Milano Ildelfonso Schuster e, a Firenze, l’arcivescovo Elia Dalla Costa.
Dopo una prima raccolta di nomi insigniti di medaglia d’oro, il progetto si è ulteriormente sviluppato. Nel libro “si parla – dice Stefano Contini – di partigiani provenienti da tutta Italia. Nelle loro lettere abbiamo raccolto le motivazioni della scelta radicata nella fede cristiana, cosa che precede qualsiasi scelta politica o partitica”. Nelle centoquarantacinque storie, moltissime sono di partigiani apolitici o militanti in bande che avevano un colore politico che non sentivano proprio. Nelle Fiamme Verdi, bande partigiane che raccoglievano i cattolici, c’era una peculiarità che li distingueva da tutte le altre formazioni partigiane. Non era prevista la visita del commissario politico come era consuetudine nelle formazioni comuniste e socialiste. C’era la convinzione che, prima di dividersi sui contenuti della politica e in partiti, gli italiani dovevano riconquistare la libertà. Nel libro troviamo le storie di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, l’operaio boxeur Bruno Brandellero, Aldo Gastaldi il primo partigiano d’Italia, Paola Del Din la prima paracadutista d’Italia, Teresio Olivelli, Carlo Bianchi e Odoardo Focherini, Raffaele Persichetti, Renato Sclarandi, le due donne Anna Maria Enriques e Norma Parenti, Luigi Pierobon, don Domenico Orlandini e tante altre.
Gli autori si sono concentrati sul contenuto delle lettere, dei pensieri, scritti prima di morire. “Proprio in punto di morte – continua Contini – le persone difficilmente parlano di politica ma dell’aldilà, della mamma, della famiglia, di Dio. Un aspetto che solitamente non viene spiegato”. In data 21 dicembre ’43, vigilia della sua fucilazione, il giovane milanese Giancarlo Puecher scrive: “Muoio per la mia patria. […] Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita. […] Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia. […] Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà. Baci a tutti. Giancarlo Puecher Passavalli”.
Il capitano Franco Balbis, medaglia d’oro al valor militare, combattente ad El Alamein in Africa, prima di affrontare il plotone di esecuzione scrive una lettera dove traspira la sete della libertà. “Iddio mi permette oggi di dare l’olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice: possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero. […] Prego i Miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. […] Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera!” sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice! Franco Balbis 5 aprile 1944”. “E’ importante – precisa Contini – ascoltare la voce dei partigiani, di questi protagonisti ed eroi. Sanno spiegarci ancora meglio quello che noi ancora non riusciamo a cogliere”. In tutte le lettere raccolte non traspare mai un sentimento di odio nei confronti dei nemici, bensì un sentimento cristiano di perdono.
Uno degli obiettivi del libro è riscoprire che nella festa nazionale del 25 aprile, ogni anno si ricorda la riconquistata libertà per il popolo italiano. E’ la festa della liberazione. Una giornata nazionale voluta, è bene ricordarlo, da Alcide De Gasperi. Ciò che accomunava tutti i partigiani, di qualsiasi colore, è la conquista della libertà perduta. “L’obiettivo – conclude Contini – del libro è quello di far emergere il bene comune della libertà riconquistata senza far sconti a nessuno. Nel libro sono citati partigiani comunisti cristiani, non è un ossimoro, ma un dato di fatto. Ci siamo limitati a descrivere quello che è successo”.
11 ottobre ’22 Silvio Mengotto
Alberto Leoni – Stefano R. Contini, Partigiani cristiani nella Resistenza La storia ritrovata (1943-1945), Edit. Ares, 2022
Eugenio Impera, giovanissimo partigiano, studente liceale di Riva del Garda fu ucciso il 28 giugno 1944 dalle SS davanti ai famigliari, mentre era ancora in camera da letto. Davanti a lui la sorella Romana, anche lei vicina all’impegno del fratello. La morte brutale di Eugenio diventò per Romana memoria di vita e di tenace cambiamento. Come quello nella comunità Piccola Famiglia dell’Annunziata fondata da Giuseppe Dossetti, al seguito del quale Romana diventò suor Cecilia.
Al momento di tagliare i ponti con la politica, nel 1955, Giuseppe Dossetti volle bruciare le sue carte. Fu la futura suor Cecilia, allora ancora Romana, a occuparsi del rogo. Fu in seguito che accompagnò Dossetti in un viaggio di studio in India e vi rimase quindici anni studiando a fondo i più importanti testi dell’induismo e restando sempre accanto ai più poveri. Ma prima era stata un anno in Grecia e dieci anni in Palestina, per favorire il dialogo tra le grandi religioni e il cammino ecumenico, partendo dalla conoscenza diretta del con testo del pensiero e della vita. Oggi ricorre il suo compleanno, vivendo in serenità e con la consueta tensione spirituale i suoi novantasei anni nel monastero di Monteveglio (Bologna), nella terra dove si consumò la strage nazifascista di Marzabotto.
In occasione del 91° Anniversario del volo antifascista su Roma lunedì3 ottobre ore 17.30 alla Casa della Memoria e della Storia si ricordaLauro de Bosisinsieme aGiovanni Grasso, Maria Latellae con le letture di Luigi Diberti tratte dal romanzo Icaro, il volo su Roma di Giovanni Grasso. A cura di Fiap.
Per l’Anpc ha partecipato il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.
Il 4 ottobre la nostra Luisa Ghidini, Consigliere Nazionale, ha partecipato per Anpc alla celebrazione dell’anniversario di fondazione del Corpo di Polizia Locale a Milano. C’è stato il giuramento di nuovi 20 “Ghisa” (questo il nome dei vigili urbani) e la premiazione di 15 agenti di Polizia locale, che si sono distinti in varie occasioni, salvando anche vite umane.
La cornice dell’Arena Civica ha dato lustro a questa manifestazione.
Tutta la Anpc si unisce agli auguri della Sezione di Ferrara per i 100 anni del partigiano Ferdinando Manfrini, sempre grati per il suo valore e la sua testimonianza.
La strage di Marzabotto fu compiuta dalle truppe nazifasciste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno che comprendono le pendici di Monte Sole in provincia di Bologna: fu un crimine contro l’umanità e uno dei più gravi crimini di guerra compiuti contro la popolazione civile, istigati da Albert Kesselring. Le vittime, confrontando i dati dell’anagrafe, furono 1.830 (a cui si riferisce la medaglia d’oro del 1948).
In occasione del Consiglio Nazionale, tenutosi in data 23 settembre 2022, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) rivolge un pressante appello ai cittadini perché non rinuncino al diritto così faticosamente conquistato di partecipare al voto.
L’espressione della volontà popolare è il fondamento della sovranità garantita dalla Costituzione.
Soprattutto ai giovani diciottenni, cui è stato riconosciuto il privilegio di partecipare per la prima volta alla scelta anche dei senatori oltre che dei deputati, è affidata la responsabilità di impegnarsi in un obbligo morale importante per la loro generazione su cui fondiamo la speranza di nuove classi dirigenti democratiche.
Tutto ha inizio il 22 settembre 1943 quando alcuni soldati tedeschi delle SS che ispezionavano delle casse di munizioni abbandonate vengono investiti dall’esplosione di una bomba a mano, probabilmente per imperizia nel maneggio degli ordigni. Due dei soldati muoiono e altri due rimangono feriti. Il comandante del reparto tedesco attribuisce la responsabilità dell’accaduto ad anonimi attentatori locali e richiede la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione, temporaneamente comandata da Salvo D’Acquisto, per ricercare i colpevoli. Inutili i tentativi di Salvo di convincere i tedeschi del carattere incidentale dell’esplosione. Il 23 settembre vengono quindi eseguiti dei rastrellamenti e catturate 22 persone scelte a caso fra gli abitanti della zona. Tra questi, anche lo stesso Salvo. Gli ostaggi e D’Acquisto vengono quindi trasferiti fuori dal paese e, forniti di vanghe, vengono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, per la ormai prossima fucilazione. All’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, vengono tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. Silenziosamente, senza onori o attenzioni, Salvo D’Acquisto si è autoaccusato del presunto attentato, addossandosi la sola responsabilità dell’accaduto e chiedendo l’immediato rilascio dei condannati. I 22 prigionieri vengono lasciati liberi e immediatamente si danno alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già dentro alla fossa, davanti al plotone d’esecuzione. L’ultimo a scappare fa giusto in tempo, mentre corre, a sentire il grido “Viva l’Italia” lanciato dal carabiniere, seguito subito dopo dalla scarica di un’arma automatica che porta a termine l’esecuzione. Il comportamento del militare aveva colpito a tal punto persino le stesse SS, che il giorno dopo riferirono: “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte.”
Nel giugno 1947, nonostante la contrarietà dei 22 scampati alla strage e della popolazione di Palidoro, la madre ottenne di far traslare le spoglie di Salvo D’Acquisto nella sua città natale. Il feretro, giunto a Napoli l’8 giugno 1947, fu esposto in una camera ardente presso la Caserma del Comando Legione Carabinieri Campania per poi essere tumulato il 10 giugno presso il Sacrario Militare di Posillipo.
Salvo D’Acquisto fu fucilato all’età di nemmeno 23 anni. L’ANPC lo ricorda con gratitudine e commozione.
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