ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

In memoria di Elda Filiberti

Oggi, 10 febbraio 2022, Luisa Ghidini, Consigliere Nazionale e Presidente della Sezione Anpc di Milano, ha partecipato al funerale della staffetta partigiana Elda Filiberti. Luisa Ghidini ha letto “La Preghiera del ribelle”, che Elda Filiberti amava recitare ad ogni manifestazione pubblica. L’orazione funebre fatta dall’amico Gianni Maiorano e dal Sindaco Rino Pruiti, ha dipinto così perfettamente la figura di questa partigiana eccezionale che ha commosso tutti i presenti (ne pubblichiamo qui di seguito il testo).

IN MEMORIA DI ELDA FILIBERTI

Ciao, Elda. Non dimentico il nostro primo incontro nel lontano 1976. Eri fiera di condurmi nei comuni della zona durante una difficile campagna elettorale quando Buccinasco era ancora ben lontana dall’essere quella che poi è diventata.

Ancora più fierezza manifestavi in quegli indimenticabili 25 aprile dove agile e passionale rinverdivi i tuoi anni rimettendo al collo quel fazzolettone azzurro dei partigiani cristiani.

Rivendicavi con orgoglio il tuo essere partecipe della resistenza e della tua caratterizzazione politico-culturale dentro il filone del cattolicesimo democratico. Lo facevi certa di essere accolta da quanti, pur di altre esperienze politiche, riconoscevano in te la giovane staffetta con la schiena diritta. D’altra parte tu non hai mai sofferto nello sfilare insieme con la tua azzurra bandiera dell’ANPC tra le tante rosse e questo ti ha dato il passaporto per un confronto franco e un dialogo proficuo e rispettoso. Un germe che, col passare del tempo, ha ricomposto dissidi e ridata quell’identità plurale e corale propria della resistenza contro l’oppressione nazifascista. E’ all’interno di questa dinamica che hai realizzato il tuo profilo mai venuto meno neppure negli anni che ti hanno vista impegnata dall’altra parte della barricata nel tuo impegno al servizio della comunità di Buccinasco.

Ne è passato, Elda, di tempo da allora. Ma sono ancora parecchi quelli che ricordano le tue battaglie da consigliere comunale ed insieme la profonda lealtà costituzionale che confermava quel legame all’epopea resistenziale quale battaglia comune per la liberta di tutti. Non era nella tua indole considerare l’avversario un nemico. E’ così che hai coltivato stima ed amicizia nei confronti di personaggi quali  Fulvio Formenti, Corrado Miscio, Novello Manzini che hanno costruito la storia della nostra comunità E tu insieme a loro.

E’ bello proprio qui ricordare il tuo senso anticipatorio del significato di sussidiarietà prima ancora che trovasse collocazione nella nostra carta costituzionale. Hai significativamente applicata a te stessa quella orizzontale contribuendo ed esponendoti anche finanziariamente per realizzare la scuola materna parrocchiale desiderata e voluta da don Stefano Bianchi. Su questo non sempre, come avresti meritato, hai trovato adeguato riconoscimento.

Ci siamo persi di vista per qualche anno, eppure non eravamo distanti. Io in fondo alla Ludovico il Moro a Milano e tu in via I° Maggio a Buccinasco, poco più che una manciata di chilometri. Erano i campi a separare le nostre abitazioni che sembravano più lontane per effetto delle marcite e dei fossi ancora numerosi e a cielo aperto ed una strada che necessitava sempre di manutenzione per evitare le buche e i tratti ancora non asfaltati. Ci siamo ritrovati a Buccinasco nel 1981 quando ho dovuto scegliere dove risiedere avendo perso il mio appartamento in affitto. Ho scoperto ed amato questa realtà a cui tu avevi già dato tanto. Sei stata per me e per tanti una consigliera ed una guida. Hai gioito alla mia prima esperienza da consigliere comunale analogamente a quando sono stato nominato assessore. Eri raggiante quando poi sono stato eletto Sindaco: un obiettivo da te desiderato e perseguito a coronamento di un percorso di condivisione e di armonizzazione con la società civile e di tutte le forze che ne hanno permesso la realizzazione.

Ti sono grato, Elda. Pubblicamente ti chiedo scusa se, consapevole delle tue difficoltà di salute e della precarietà nel riconoscere i tuoi interlocutori, ti ho mancato di attenzione una volta uscito dal palazzo. Non posso che salutarti ricordando a me ed a tutti un brano di quella stupenda preghiera di Teresio Olivelli che amavi declamare nella liturgia di saluto in memoria del 25 aprile: Tu che dicesti “Io sono la resurrezione e la vita” rendi nel dolore dell’Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti, veglia tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle nostre catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare!

Quella stessa pace, Elda, che tu, RIBELLE PER AMORE, hai oggi raggiunto godendo della serenità dei figli di Dio accompagnata dall’affetto e dalla attestazione di quanti si stringono intorno a te grati della tua linearità e della tua generosità.

Buccinasco, giovedì 10 febbraio 2022

Cinisello Balsamo: Giorno del Ricordo 2022

Cinisello Balsamo ha celebrato questa mattina il Giorno del Ricordo con una cerimonia all’interno del giardino intitolato ai Martiri delle Foibe e dedicato due anni fa a Norma Cossetto, la giovane studentessa universitaria istriana imprigionata da partigiani jugoslavi nel 1943 e poi barbaramente gettata in una foiba.

Presenti il sindaco Giacomo Ghilardi, la giunta, le autorità cittadine, alcune associazioni e una rappresentanza di studenti della scuola Morandi accompagnati dalla loro insegnante. La Sezione Anpc di Cinisello Balsamo era presente.

Don Ampelio Crema, superiore della Comunità dei Paolini ha letto alcune poesie e recitato una preghiera, mentre Lorenzo Galli, coordinatore regionale dell’Unione degli Istriani, ha portato un messaggio dell’associazione per realizzare insieme all’Amministrazione iniziative di carattere culturale, didattico e formativo finalizzate alla diffusione della conoscenza delle vicende dell’esodo e delle foibe, in particolare tra le giovani generazioni.

Pubblichiamo alcune foto della Cerimonia e la preghiera recitata da Don Ampelio Crema “ Non c’è notte buia e senza stelle o abisso profondo e tetro che non permetta all’uomo di innalzare il suo pianto, il suo grido di aiuto”.

Giorno del Ricordo 2022 a Ferrara: inaugurato monumento ai Martiri delle Foibe

Giovedì 10 febbraio 2022 alle 10, in piazzale Poledrelli a Ferrara, si è tenuta la cerimonia pubblica inaugurale del “Monumento ai Martiri delle Foibe” posizionato nel parco adiacente alle scuole Poledrelli. Lo scoprimento del nuovo monumento è il momento centrale del calendario di iniziative cittadine promosse all’insegna del ‘Giorno del Ricordo 2022. Istria, Fiume e Dalmazia – ricordo di un esodo‘. 

Presente il Direttivo della Sezione Anpc di Ferrara,
in particolare Flavio Rabar, animatore della sezione, ed esule fiumano (nelle foto qui sotto).

Ci ha lasciati Carlo Costantini

All’età di 96 anni il nostro Consigliere Carlo Costantini è tornato alla casa del Padre ieri sera nella propria abitazione in Alatri.

Ha lasciato questa terra serenamente come aveva vissuto, memoria storica dell’ANPC, oltre ad essere Consigliere Nazionale era Presidente provinciale di Frosinone, dove per anni aveva lavorato per portare alla conoscenza dei giovani il contributo dei cattolici alla resistenza. Ci ha lasciato molti scritti che narrano le vicende di guerra nel territorio ciociaro. Grande il suo impegno e la tenacia per ridare vita all’ex campo di concentramento “Le Fraschette” ad Alatri luogo per troppo tempo abbandonato ma che ancora potrebbe testimoniare le sofferenze e i dolori patiti da quanti in quel luogo sono stati costretti a soggiornare. Non è riuscito, a vedere il progetto realizzato.

Ricoprì la carica di sindaco di Alatri dal 1965 al 1974 e Segretario diocesano emerito delle 43 Confraternite presenti nei 14 comuni della diocesi della diocesi Anagni Alatri, dal 2000 al 2010.

Le esequie si terranno domani 10 febbraio alle ore 11,00 presso la Collegiata Santa Maria di Alatri.

Per la cronaca Carlo Costantini aveva festeggiato 90 anni il 26 marzo 2015 presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale su iniziativa proposta dagli Amici dell’ANPC.

“L’amico Carlo – ci dice lo storico e giornalista Giorgio Alessandro Pacetti – si è distinto nel tessuto della vita sociale, per quanto di bello e importante è riuscito a fare sia per la sua città natia Alatri e sia per le Associazioni che lo hanno visto sempre protagonista, divenendo punto di riferimento per intere generazioni. Il fervore profuso nel difendere e rappresentare i valori di lealtà, di operosità, di associazionismo volto al bene collettivo, ora siano per te Carlo, nel Regno del Padre, perle di eternità.

 “La scomparsa di Carlo Costantini rappresenta una grave perdita per la nostra Alatri – ha affermato Maurizio Cianfrocca – Carlo, oltre che Sindaco, ha rappresentato un pezzo di storia per le sue molteplici attività rivolte sempre alla salvaguardia dei principi basilari della nostra Costituzione. Adesso, tornato alla casa del Padre, vigilerà sulla sua città e sul mondo dell’associazionismo che è stato parte fondante della sua attività sociale. Un grazie a lui per tutto quello che ha fatto per la nostra comunità e sentite condoglianze alla sua famiglia “gloria”.

Riportiamo di seguito il ricordo del Prof. Pietro Alviti pubblicato su Alessio Porcu.it che ci riporta una testimonianza di Costantini.

Democrazia in lutto, si è spento, ad Alatri, Carlo Costantini

Lo ricordo quando, io ragazzo neppure diciottenne, in mezzo a tanti adulti, veniva nella sezione della Dc a via Magenta, dove oggi c’è la trattoria di Ester, a cercare di riordinare le cose, chiarire, dibattere. Era, in quegli anni, segretario provinciale della Dc, ma non sapevo che alcuni anni prima, da dirigente dell’Azione Cattolica, aveva guidato la resistenza dei giovani alatrensi contro i nazifascisti. Fu poi più volte sindaco di Alatri. La sua scomparsa priva la democrazia di un grande testimone che negli ultimi anni aveva guidato l’Associazione Partigiani Cristiani. Per ricordarlo, ripropongo il suo racconto del 2 giugno 1946 agli studenti della consulta provinciale. Aveva 21 anni.

UNA SCELTA DIFFICILE

Quasi all’inizio dell’anno scolastico 1943-1944 a noi studenti di seconda liceale, nati negli anni 1923 -24 e 25 – si presentò in classe il preside avvisando che eravamo obbligati a recarci al Distretto militare (che poi era a due passi dalla nostra scuola essendo stato trasferito da Frosinone ad Alatri a causa dei continui bombardamenti del capoluogo) per “regolarizzare” la nostra posizione militare.

“Regolarizzare” era un eufemismo, una parola normale per un evento fuori dall’ ordinario: significava essere arruolati nell’ esercito e partecipare alla guerra in corso.

Una scelta obbligata dalle ordinanze della “R.S.I.” Repubblica sociale italiana, governo fantoccio, strumento dei tedeschi.

Una scelta che però tanti di noi si rifiutarono di fare, tanto è vero che su 8000 obbligati nella nostra provincia, solo 200 accettarono l’ordine di presentarsi alle armi …

Non solo rifiutammo di arruolarci ma, con un gruppo di coetanei del locale circolo cattolico, con la tacita approvazione dei nostri assistenti e del Vescovo di Alatri, mons. Edoardo Facchini, ci adoperammo con ogni mezzo per convincere tanti altri giovani a seguire il nostro esempio.

Iniziammo allora a collaborare alla pubblicazione di un giornalino clandestino intitolato “Libertà”, duplicato con il ciclostile dell’Azione Cattolica messoci a disposizione dal Vescovo.

Ricordo che toccò proprio a me scrivere un messaggio dal titolo “il grido dei giovani” con il quale contestavamo il governo repubblichino e invitavamo i giovani a non rispondere al richiamo alle armi. Tale messaggio, pubblicato sul giornalino, fu da noi affisso di notte in vari punti della città.

Iniziò così la nostra collaborazione alla Resistenza in Ciociaria affiancando quella di carattere militare curata dal Comitato Ciociaro di Liberazione, composto dai rappresentanti dei partiti antifascisti e da militari che si trasformò poi in Comitato di Liberazione Nazionale.

Intanto anche nella nostra provincia i tedeschi e i loro alleati repubblichini compivano fucilazioni ed eccidi della popolazione inerme che cercava di resistere alle vessazioni e ai rastrellamenti.

Ricordiamo i tragici episodi di Cardito di Vallerotonda, di Ripi, di Mole di Paliano, di S. Andrea, di Vallemaio, di Collecarino di Arpino. A Fiuggi i tedeschi impiccarono Angela Maria Rossi, una donna di Alatri sospettata ingiustamente di tentato avvelenamento di militari tedeschi che avevano requisito nella sua casa viveri e vettovaglie.

A Tecchiena di Alatri ci fu uno scontro tra partigiani e militari alla macchia e un reparto repubblichino in cui rimase ucciso il brigadiere dei carabinieri Felice Cataldi, cui verrà poi conferita la medaglia d’argento al valor militare. Azioni militari contro i tedeschi vennero compiute anche ad Anagni, Ceprano, Collepardo, Ferentino, Filettino, Fiuggi, Giuliano di Roma, Guarcino, Paliano, Patrica e in molti altri centri.

CIOCIARI NELLA RESISTENZA FUORI PROVINCIA

Guido Alonzi, nativo di Veroli, fu animatore della Resistenza Lecchese, stretto collaboratore di Ferruccio Parri, arrestato e torturato dalla banda di Kock, ricoverato in una clinica riuscì ad evadere. Il contributo dei ciociari alla Resistenza viene anche in altre zone del Paese, a Roma e anche all’estero. Ne ricordo alcuni:

Dodici ciociari furono trucidati dai tedeschi alle Fosse Ardeatine: l’Amministrazione Provinciale li ha ricordati solennemente con un Convegno e una apposita pubblicazione, alla quale abbiamo collaborato anche noi dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone.

Il carabiniere Alberto La Rocca in Fiesole si consegna al comando germanico che minaccia di fucilare 10 ostaggi se non si presenta.

Il sottotenente Gino Sellari a Cuneo si lega alle formazioni di “Giustizia e Libertà” – tradito viene fucilato.

Don Giuseppe Morosini già cappellano militare partecipa attivamente alla Resistenza romana – venne fucilato a Forte Bravetta.

Ricordo in particolare, qui oggi, due giovanissimi: Ilario Canacci e Luigi Celani.

Canacci nato a Roma nel 1927 ma vissuto ad Alatri dove frequentò le elementari; tornato a 14 anni a Roma aderì al movimento comunista, arrestato fu trucidato alle Fosse Ardeatine.

Celani, giovane di origini ciociare, partecipa giovanissimo a Roma all’ attività dei gruppi di Azione Patriottica di ispirazione socialista.

Non possiamo passare sotto silenzio, a questo punto, le due pagine buie di questo periodo di guerra spietata e cinica: le foibe e le turpi violenze delle truppe marocchine. Su tali episodi, sui quali sono esplose tante polemiche, esprimiamo una condanna totale e la solidarietà alle vittime innocenti.

Quando ai primi di giugno del 1944 le truppe alleate giunsero in Ciociaria trovarono il movimento della Resistenza ciociara pronto ad assumere autonomamente responsabilità politiche ed amministrative.

Il C.L.N. costituito in Ciociaria designò così i primi amministratori locali che sostituirono i podestà fascisti. Anche per l’Amministrazione Provinciale e per la Consulta Nazionale vi furono apposite designazioni.

Ricordiamo che primo Presidente dell’Amministrazione Provinciale venne nominato l’avv. Domenico Marzi comunista, lo stesso fu nominato sindaco di Frosinone e rimase in carica da giugno a novembre quando venne sostituito dall’ avv. Giacomo Di Palma democristiano. Ad Alatri a capo dell’amministrazione venne nominato il preside Carlo Minnocci, già sindaco del Partito Popolare Italiano prima del fascismo, a Cassino primo sindaco fu Gaetano Di Biasio e a Sora Giuseppe Ferri.

Scusate, dimenticavo di dirvi che ai primi di giugno del 1944, passati gli alleati all’ inseguimento dei resti dell’esercito tedesco in rapida ritirata dal fronte di Cassino, si erano riaperte per noi le porte di quel Liceo dal quale eravamo stati allontanati in maniera così brusca e inaspettata.

Rientrammo nelle nostre aule per conseguire la sospirata maturità classica, ma avevamo già raggiunto, fuori dalla scuola, a contatto con il movimento della Resistenza Ciociara, ben altra maturità civica e morale.

Di questa giornata importante anche per l’incontro tra le nuove e le vecchie generazioni, voluto così opportunamente dalla Consulta provinciale degli studenti e dall’ Ufficio Scolastico Provinciale, vorrei che restassero nella mente e nel cuore di tutti tre parole, tre eventi che caratterizzarono gli anni dal 1944 al 1948, e che suscitarono tanto entusiasmo:  

RESISTENZA – REPUBBLICA – COSTITUZIONE

Due erre e una ci per la continuità della democrazia italiana.

Giornata del ricordo 2022 di Giovanni Ravelli (Anpc Bollate)

Una verità ancora oggi scomoda e difficile da accettare. L’esodo dei 300 mila Italiani costretti a lasciare la propria casa e la propria terra, in cerca di rifugio altrove. Gente che si è trovata a vivere, in quegli anni interminabili – dal 1943 al 1956 in una regione ai confini orientali contesa e sacrificata in nome di una Pace che ha dato tutte le ragioni ai vincitori della guerra e nessun riconoscimento alle vittime civili.

Come per la storia di Norma Cossetto, studentessa di Lettere prossima alla laurea, che viveva in un paese dell’Istria, Visinada; fu torturata e seviziata da partigiani jugoslavi e poi gettata in una foiba. Le foibe, queste cavità carsiche a forma d’imbuto rovesciato che tappezzano l’Istria; se ne contano, difatti, oltre mille. Appartenute anche alla tradizione e al folclore delle favole per bambini, le foibe divengono, a partire dal ’43, abissi infernali, nei quali risulta facile sbarazzarsi, senza alcuno scrupolo, di gente comune, colpevole solo d’essere italiana.

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante: il Magazzino n. 18. Racconta di una pagina dolorosa della storia d’Italia, di una complessa vicenda del nostro Novecento mai abbastanza conosciuta, e se possibile resa ancora più straziante dal fatto che la sua memoria è stata affidata non a un imponente monumento ma a tante, piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità.
Nel porto vecchio di Trieste, il Magazzino N.18 conserva sedie, armadi, materassi, letti e stoviglie, fotografie, giocattoli, ogni bene comune nello scorrere di tante vite interrotte dalla storia, e dall’Esodo: con il Trattato di Pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone scelsero – davanti a una situazione dolorosa e complessa – di lasciare le loro terre natali destinate a non essere più italiane. Non è difficile immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale e quanta sofferenza intere famiglie impacchettarono le loro cose lasciandosi alle spalle le case, le città, le radici. Davanti a loro difficoltà, paura, insicurezza, e tanta nostalgia.

Per ragioni di politica internazionale e divisione delle influenze tra est ed ovest si è taciuto troppo a lungo su questi fatti sino a quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il  “giorno del Ricordo”, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo.

Il Presidente ANPI Smuraglia, fece notare che «sui confini orientali e relative vicende c’è stato un documento prodotto da un gruppo di storici non solo italiani, che merita attenzione per lo sforzo di obiettività che lo contraddistingue. Proprio per rispettare i sentimenti di molti che sono stati coinvolti in una vera tragedia con le loro famiglie, sarebbe opportuno che ognuno riponesse le “armi” e ricorresse alla dialettica civile ed al confronto, per appurare la verità e raggiungere risultati convincenti, al di là delle emozioni. Sta arrivando il momento della storia, in luogo di quello della cronaca e del dolore. Ed è solo questa, la riflessione storica che può aiutarci ad uscire da una impasse che si trascina da troppo tempo.

L’ANPC vuole celebrare il giorno del Ricordo con questo documento che vogliamo condividere per ricordare cioè riportare al cuore le vicende e le sofferenze di una parte del popolo italiano che ha dovuto lasciare la propria casa alla ricerca della Libertà promessa da liberatori che si erano rivelati uguali agli oppressori solo con “una divisa di un’altro colore

Giovanni Ravelli – ANPC Bollate

Giorno del ricordo: 10 Febbraio 2022

“Oggi celebriamo il Giorno del Ricordo, istituito dopo mezzo secolo di buio con una legge fatta per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe…» Ricordare per legge! Vorrei segnalare l’articolo di Paolo Mieli del 23 marzo 2010 dal titolo «Il Martirio di Zara, una medaglia che non c’è», conferita al Gonfalone di Zara da Carlo Azeglio Ciampi il 21 settembre 2001 e rimasta in un cassetto. Per la memoria dei martiri delle Foibe quella medaglia nel cassetto è una beffa, un’altra ferita, un urlo. La koinè della storia non si costruisce in un giorno e nemmeno per legge. Noi non rinunciamo a ricordare le vittime di tutti i massacri perpetrati dalla violenza delle ideologie che hanno propugnato le differenze di appartenenza culturale, politica e religiosa.
Ci compete non lasciare nulla di intentato perché non si radichi nè il negazionismo nè, al contrario, la faziosità nel celebrare il ricordo delle vittime”. Queste le parole della nostra Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia in occasione del Giorno del ricordo.

Immagine esodo giuliano-dalmata. Istituto Storico di Forlì-Cesena. Emilia Romagna Cultura

Ci ha lasciati Elda Filiberti, staffetta partigiana

A Buccinasco si è spenta ELDA FILIBERTI, punto importante di riferimento per tutta la comunità. Staffetta partigiana, impegnata politicamente ed amministrativamente in Consiglio comunale per molti anni per la DC, poi PPI-Margherita ed infine orgogliosamente PD, fedele sempre all’esperienza del cattolicesimo democratico. L’ultima volta da consigliare comunale, ne era fiera, una persona veramente speciale. Coltivò il rapporto coi giovani da vera testimone. Soleva ricordare che il colore rosso non era solo di una parte politica, ma il colore della Eucarestia. Onore e gratitudine a tali maestre!

Commemorazione Don Giuseppe Borea 2022

Anche quest’anno in ricordo del martirio di don Giuseppe Borea, si terranno con le attenzioni dovute all’emergenza Covid, due commemorazioni a cura delle Associazioni partigiane, del comitato spontaneo che si è costituito per ricordarne la figura, e della Diocesi di Piacenza-Bobbio:

1) Sabato 12 Febbraio p.v., alle 9.30, nello spazio antistante la cappella funeraria del Pio Ritiro Cerati presso il cimitero urbano di Piacenza, 
2) Domenica 13 febbraio p.v. alle ore 10.00 presso la Chiesa di Obolo (Gropparello) 

Qui l’invito alle commemorazioni e locandina celebrativa.

5 febbraio 2022: assemblea cittadina antifascista Porta San Paolo a Roma

Oggi a Porta San Paolo all’assemblea antifascista in rappresentanza dell’Anpc erano presenti la Vicepresidente Nazionale Anna Maria Cristina Olini, con il nostro alfiere Pierpaolo Barbieri e il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

Le parole della nostra Vicepresidente Nazionale oggi alla manifestazione: “Buon pomeriggio, sono Cristina Olini, Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Desidero innanzi tutto ringraziare quanti si sono adoperati per l’organizzazione e il buon andamento di questa manifestazione. È passato tanto tempo dalla caduta del potere fascista ma certe manifestazioni e altri sintomi ci dicono che la destra estrema e l’ideologia fascista non sono una partita chiusa. È un vento che riattraversa l’Italia con sempre maggiore forza e violenza nelle espressioni e nelle azioni ed è incredibile come ciò venga sottovalutato nonostante che la ricostituzione del partito fascista sia espressamente vietata e la legge vigente consenta di sciogliere le associazioni che si rifanno a quella ideologia. Nel 1993, dopo la legge Scelba, con la legge Mancino, la principale legge italiana contro l’incitamento all’odio e alla discriminazione, si sono in parte ristrette le possibilità di fare propaganda ed esporre simboli fascisti. Nel 2017 il deputato del PD Emanuele Fiano ha presentato una proposta di legge ulteriormente restrittiva, ma la legge approvata dalla Camera è sepolta da allora al Senato. Attualmente sfuggono dalle tipologie di reato tutti quei comportamenti che, sebbene abbiano natura individuale, sono comunque prefigurabili come apologia di fascismo, nonché contrari alla democrazia e ai suoi princìpi fondanti di libertà ed eguaglianza. Si pensi, al cosiddetto «saluto romano». Una serie di avvenimenti della recente cronaca ci insegnano che tali messaggi fanno breccia soprattutto tra quelle generazioni per le quali la trasmissione della memoria storica è giunta in maniera molto debole o affievolita. Questo sostrato ideologico alimenta o conferisce una qualche pseudo-legittimità a comportamenti imperniati sull’odio e sull’intolleranza. Per tutte queste ragioni, assieme a una forte battaglia di carattere culturale dobbiamo vigilare e chiedere alle istituzioni di usare tutti i mezzi previsti per far rispettare la democrazia. La pandemia ha avuto un impatto drammatico sul mercato del lavoro. Ciò ha portato ad aggravare le disuguaglianze, ad aumentare il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, a limitare l’accesso ai servizi oltre a creare gravi problemi psicologici. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo bellissimo discorso al Parlamento ha lanciato un grande monito “Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita, sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di crescita” Le diseguaglianze minacciano la nostra democrazia. Se si vuole un Paese veramente democratico, non c‘è che una strada da intraprendere ed è quella di ridare a tutti quei diritti fortemente sanciti nella nostra Costituzione, a cominciare dai più deboli, senza esclusione di razza, di religione, di nazionalità per una società più equa e giusta. Finché saremo in assenza di una giustizia sociale, ci troveremo sempre sotto la minaccia di dittature, di mafia e anche al pericolo di una guerra. Nel 1948 De Gasperi affermava che libertà e giustizia sociale si difendono e si raggiungono solo in un clima di sicurezza e di pace e che quindi per resistere ai pericoli è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l’Europa, un’area che ha sviluppato una comune civiltà. L’art. 3 dei principi fondamentali della nostra costituzione richiama alla pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Oggi qui siamo chiamati ad unire tutti i nostri sforzi per questi intenti in comune ognuno con la propria identità ma per un fine condiviso. Il silenzio su questa realtà vorrebbe dire mancare a noi stessi; vorrebbe dire abdicare alle responsabilità che ci coinvolgono tutti come cittadini e come gruppi politici, sociali, culturali e sindacali organizzati. Guai a noi se dovesse venire disperso quel prezioso patrimonio di idee, di culture e di scelte politiche, conquistato con enormi sacrifici nella lotta di liberazione dal fascismo. A distanza di tanti anni la costituzione ha retto alla prova della storia ed è stata una grande forza per il Paese. Dalla resistenza è nata la costituzione e la resistenza vive nella Costituzione. Una Costituzione che va difesa e sostenuta. Le associazioni qui presenti, pur seguendo strade diverse, devono prendere l’impegno per difendere gli ideali di libertà, democrazia, sicurezza, pace, stato di diritto, dignità umana e solidarietà. Questi sono i valori di riferimento costante per tutti e che furono il fine primo della lotta partigiana che, va ricordato, venne combattuta con le armi, per opporsi all’oppressore ma anche operando prestando assistenza a tutti coloro che si opponevano al nazifascismo. Grazie”.

Presentazione libro di Luca Pernice sulla Resistenza scout alla Casa della Memoria

Oggi 3 febbraio 2022 alla Casa della Memoria e della storia a Roma la presentazione del libro di Luca Maria Pernice “O.S.C.A.R. La Resistenza Scout. Lo scautismo clandestino dopo il 1943” nell’ambito degli eventi della Settimana della Memoria.

Qui il video e una piccola galleria fotografica.

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