ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Giornata del ricordo 2022 di Giovanni Ravelli (Anpc Bollate)

Una verità ancora oggi scomoda e difficile da accettare. L’esodo dei 300 mila Italiani costretti a lasciare la propria casa e la propria terra, in cerca di rifugio altrove. Gente che si è trovata a vivere, in quegli anni interminabili – dal 1943 al 1956 in una regione ai confini orientali contesa e sacrificata in nome di una Pace che ha dato tutte le ragioni ai vincitori della guerra e nessun riconoscimento alle vittime civili.

Come per la storia di Norma Cossetto, studentessa di Lettere prossima alla laurea, che viveva in un paese dell’Istria, Visinada; fu torturata e seviziata da partigiani jugoslavi e poi gettata in una foiba. Le foibe, queste cavità carsiche a forma d’imbuto rovesciato che tappezzano l’Istria; se ne contano, difatti, oltre mille. Appartenute anche alla tradizione e al folclore delle favole per bambini, le foibe divengono, a partire dal ’43, abissi infernali, nei quali risulta facile sbarazzarsi, senza alcuno scrupolo, di gente comune, colpevole solo d’essere italiana.

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante: il Magazzino n. 18. Racconta di una pagina dolorosa della storia d’Italia, di una complessa vicenda del nostro Novecento mai abbastanza conosciuta, e se possibile resa ancora più straziante dal fatto che la sua memoria è stata affidata non a un imponente monumento ma a tante, piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità.
Nel porto vecchio di Trieste, il Magazzino N.18 conserva sedie, armadi, materassi, letti e stoviglie, fotografie, giocattoli, ogni bene comune nello scorrere di tante vite interrotte dalla storia, e dall’Esodo: con il Trattato di Pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone scelsero – davanti a una situazione dolorosa e complessa – di lasciare le loro terre natali destinate a non essere più italiane. Non è difficile immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale e quanta sofferenza intere famiglie impacchettarono le loro cose lasciandosi alle spalle le case, le città, le radici. Davanti a loro difficoltà, paura, insicurezza, e tanta nostalgia.

Per ragioni di politica internazionale e divisione delle influenze tra est ed ovest si è taciuto troppo a lungo su questi fatti sino a quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il  “giorno del Ricordo”, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo.

Il Presidente ANPI Smuraglia, fece notare che «sui confini orientali e relative vicende c’è stato un documento prodotto da un gruppo di storici non solo italiani, che merita attenzione per lo sforzo di obiettività che lo contraddistingue. Proprio per rispettare i sentimenti di molti che sono stati coinvolti in una vera tragedia con le loro famiglie, sarebbe opportuno che ognuno riponesse le “armi” e ricorresse alla dialettica civile ed al confronto, per appurare la verità e raggiungere risultati convincenti, al di là delle emozioni. Sta arrivando il momento della storia, in luogo di quello della cronaca e del dolore. Ed è solo questa, la riflessione storica che può aiutarci ad uscire da una impasse che si trascina da troppo tempo.

L’ANPC vuole celebrare il giorno del Ricordo con questo documento che vogliamo condividere per ricordare cioè riportare al cuore le vicende e le sofferenze di una parte del popolo italiano che ha dovuto lasciare la propria casa alla ricerca della Libertà promessa da liberatori che si erano rivelati uguali agli oppressori solo con “una divisa di un’altro colore

Giovanni Ravelli – ANPC Bollate

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