ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Ci ha lasciati Carlo Costantini

All’età di 96 anni il nostro Consigliere Carlo Costantini è tornato alla casa del Padre ieri sera nella propria abitazione in Alatri.

Ha lasciato questa terra serenamente come aveva vissuto, memoria storica dell’ANPC, oltre ad essere Consigliere Nazionale era Presidente provinciale di Frosinone, dove per anni aveva lavorato per portare alla conoscenza dei giovani il contributo dei cattolici alla resistenza. Ci ha lasciato molti scritti che narrano le vicende di guerra nel territorio ciociaro. Grande il suo impegno e la tenacia per ridare vita all’ex campo di concentramento “Le Fraschette” ad Alatri luogo per troppo tempo abbandonato ma che ancora potrebbe testimoniare le sofferenze e i dolori patiti da quanti in quel luogo sono stati costretti a soggiornare. Non è riuscito, a vedere il progetto realizzato.

Ricoprì la carica di sindaco di Alatri dal 1965 al 1974 e Segretario diocesano emerito delle 43 Confraternite presenti nei 14 comuni della diocesi della diocesi Anagni Alatri, dal 2000 al 2010.

Le esequie si terranno domani 10 febbraio alle ore 11,00 presso la Collegiata Santa Maria di Alatri.

Per la cronaca Carlo Costantini aveva festeggiato 90 anni il 26 marzo 2015 presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale su iniziativa proposta dagli Amici dell’ANPC.

“L’amico Carlo – ci dice lo storico e giornalista Giorgio Alessandro Pacetti – si è distinto nel tessuto della vita sociale, per quanto di bello e importante è riuscito a fare sia per la sua città natia Alatri e sia per le Associazioni che lo hanno visto sempre protagonista, divenendo punto di riferimento per intere generazioni. Il fervore profuso nel difendere e rappresentare i valori di lealtà, di operosità, di associazionismo volto al bene collettivo, ora siano per te Carlo, nel Regno del Padre, perle di eternità.

 “La scomparsa di Carlo Costantini rappresenta una grave perdita per la nostra Alatri – ha affermato Maurizio Cianfrocca – Carlo, oltre che Sindaco, ha rappresentato un pezzo di storia per le sue molteplici attività rivolte sempre alla salvaguardia dei principi basilari della nostra Costituzione. Adesso, tornato alla casa del Padre, vigilerà sulla sua città e sul mondo dell’associazionismo che è stato parte fondante della sua attività sociale. Un grazie a lui per tutto quello che ha fatto per la nostra comunità e sentite condoglianze alla sua famiglia “gloria”.

Riportiamo di seguito il ricordo del Prof. Pietro Alviti pubblicato su Alessio Porcu.it che ci riporta una testimonianza di Costantini.

Democrazia in lutto, si è spento, ad Alatri, Carlo Costantini

Lo ricordo quando, io ragazzo neppure diciottenne, in mezzo a tanti adulti, veniva nella sezione della Dc a via Magenta, dove oggi c’è la trattoria di Ester, a cercare di riordinare le cose, chiarire, dibattere. Era, in quegli anni, segretario provinciale della Dc, ma non sapevo che alcuni anni prima, da dirigente dell’Azione Cattolica, aveva guidato la resistenza dei giovani alatrensi contro i nazifascisti. Fu poi più volte sindaco di Alatri. La sua scomparsa priva la democrazia di un grande testimone che negli ultimi anni aveva guidato l’Associazione Partigiani Cristiani. Per ricordarlo, ripropongo il suo racconto del 2 giugno 1946 agli studenti della consulta provinciale. Aveva 21 anni.

UNA SCELTA DIFFICILE

Quasi all’inizio dell’anno scolastico 1943-1944 a noi studenti di seconda liceale, nati negli anni 1923 -24 e 25 – si presentò in classe il preside avvisando che eravamo obbligati a recarci al Distretto militare (che poi era a due passi dalla nostra scuola essendo stato trasferito da Frosinone ad Alatri a causa dei continui bombardamenti del capoluogo) per “regolarizzare” la nostra posizione militare.

“Regolarizzare” era un eufemismo, una parola normale per un evento fuori dall’ ordinario: significava essere arruolati nell’ esercito e partecipare alla guerra in corso.

Una scelta obbligata dalle ordinanze della “R.S.I.” Repubblica sociale italiana, governo fantoccio, strumento dei tedeschi.

Una scelta che però tanti di noi si rifiutarono di fare, tanto è vero che su 8000 obbligati nella nostra provincia, solo 200 accettarono l’ordine di presentarsi alle armi …

Non solo rifiutammo di arruolarci ma, con un gruppo di coetanei del locale circolo cattolico, con la tacita approvazione dei nostri assistenti e del Vescovo di Alatri, mons. Edoardo Facchini, ci adoperammo con ogni mezzo per convincere tanti altri giovani a seguire il nostro esempio.

Iniziammo allora a collaborare alla pubblicazione di un giornalino clandestino intitolato “Libertà”, duplicato con il ciclostile dell’Azione Cattolica messoci a disposizione dal Vescovo.

Ricordo che toccò proprio a me scrivere un messaggio dal titolo “il grido dei giovani” con il quale contestavamo il governo repubblichino e invitavamo i giovani a non rispondere al richiamo alle armi. Tale messaggio, pubblicato sul giornalino, fu da noi affisso di notte in vari punti della città.

Iniziò così la nostra collaborazione alla Resistenza in Ciociaria affiancando quella di carattere militare curata dal Comitato Ciociaro di Liberazione, composto dai rappresentanti dei partiti antifascisti e da militari che si trasformò poi in Comitato di Liberazione Nazionale.

Intanto anche nella nostra provincia i tedeschi e i loro alleati repubblichini compivano fucilazioni ed eccidi della popolazione inerme che cercava di resistere alle vessazioni e ai rastrellamenti.

Ricordiamo i tragici episodi di Cardito di Vallerotonda, di Ripi, di Mole di Paliano, di S. Andrea, di Vallemaio, di Collecarino di Arpino. A Fiuggi i tedeschi impiccarono Angela Maria Rossi, una donna di Alatri sospettata ingiustamente di tentato avvelenamento di militari tedeschi che avevano requisito nella sua casa viveri e vettovaglie.

A Tecchiena di Alatri ci fu uno scontro tra partigiani e militari alla macchia e un reparto repubblichino in cui rimase ucciso il brigadiere dei carabinieri Felice Cataldi, cui verrà poi conferita la medaglia d’argento al valor militare. Azioni militari contro i tedeschi vennero compiute anche ad Anagni, Ceprano, Collepardo, Ferentino, Filettino, Fiuggi, Giuliano di Roma, Guarcino, Paliano, Patrica e in molti altri centri.

CIOCIARI NELLA RESISTENZA FUORI PROVINCIA

Guido Alonzi, nativo di Veroli, fu animatore della Resistenza Lecchese, stretto collaboratore di Ferruccio Parri, arrestato e torturato dalla banda di Kock, ricoverato in una clinica riuscì ad evadere. Il contributo dei ciociari alla Resistenza viene anche in altre zone del Paese, a Roma e anche all’estero. Ne ricordo alcuni:

Dodici ciociari furono trucidati dai tedeschi alle Fosse Ardeatine: l’Amministrazione Provinciale li ha ricordati solennemente con un Convegno e una apposita pubblicazione, alla quale abbiamo collaborato anche noi dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone.

Il carabiniere Alberto La Rocca in Fiesole si consegna al comando germanico che minaccia di fucilare 10 ostaggi se non si presenta.

Il sottotenente Gino Sellari a Cuneo si lega alle formazioni di “Giustizia e Libertà” – tradito viene fucilato.

Don Giuseppe Morosini già cappellano militare partecipa attivamente alla Resistenza romana – venne fucilato a Forte Bravetta.

Ricordo in particolare, qui oggi, due giovanissimi: Ilario Canacci e Luigi Celani.

Canacci nato a Roma nel 1927 ma vissuto ad Alatri dove frequentò le elementari; tornato a 14 anni a Roma aderì al movimento comunista, arrestato fu trucidato alle Fosse Ardeatine.

Celani, giovane di origini ciociare, partecipa giovanissimo a Roma all’ attività dei gruppi di Azione Patriottica di ispirazione socialista.

Non possiamo passare sotto silenzio, a questo punto, le due pagine buie di questo periodo di guerra spietata e cinica: le foibe e le turpi violenze delle truppe marocchine. Su tali episodi, sui quali sono esplose tante polemiche, esprimiamo una condanna totale e la solidarietà alle vittime innocenti.

Quando ai primi di giugno del 1944 le truppe alleate giunsero in Ciociaria trovarono il movimento della Resistenza ciociara pronto ad assumere autonomamente responsabilità politiche ed amministrative.

Il C.L.N. costituito in Ciociaria designò così i primi amministratori locali che sostituirono i podestà fascisti. Anche per l’Amministrazione Provinciale e per la Consulta Nazionale vi furono apposite designazioni.

Ricordiamo che primo Presidente dell’Amministrazione Provinciale venne nominato l’avv. Domenico Marzi comunista, lo stesso fu nominato sindaco di Frosinone e rimase in carica da giugno a novembre quando venne sostituito dall’ avv. Giacomo Di Palma democristiano. Ad Alatri a capo dell’amministrazione venne nominato il preside Carlo Minnocci, già sindaco del Partito Popolare Italiano prima del fascismo, a Cassino primo sindaco fu Gaetano Di Biasio e a Sora Giuseppe Ferri.

Scusate, dimenticavo di dirvi che ai primi di giugno del 1944, passati gli alleati all’ inseguimento dei resti dell’esercito tedesco in rapida ritirata dal fronte di Cassino, si erano riaperte per noi le porte di quel Liceo dal quale eravamo stati allontanati in maniera così brusca e inaspettata.

Rientrammo nelle nostre aule per conseguire la sospirata maturità classica, ma avevamo già raggiunto, fuori dalla scuola, a contatto con il movimento della Resistenza Ciociara, ben altra maturità civica e morale.

Di questa giornata importante anche per l’incontro tra le nuove e le vecchie generazioni, voluto così opportunamente dalla Consulta provinciale degli studenti e dall’ Ufficio Scolastico Provinciale, vorrei che restassero nella mente e nel cuore di tutti tre parole, tre eventi che caratterizzarono gli anni dal 1944 al 1948, e che suscitarono tanto entusiasmo:  

RESISTENZA – REPUBBLICA – COSTITUZIONE

Due erre e una ci per la continuità della democrazia italiana.

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