ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Teresio Olivelli ricordato nella Sezione di Milano il 9 Aprile

Carla Bianchi Iacono presenterà il libro “Teresio Olivelli. Ribelle per amore”. Sabato 9 Aprile alle ore 17,30 presso il Circolo Acli Lambrate Giovanni Bianchi a Milano. Qui di seguito la locandina.

LEONESSA: 7 Aprile 1944 – 7 Aprile 2022

Nel 78° Anniversario della strage, alla presenza del Sindaco Gianluca Gizzi, delle Autorità, delle Associazioni Combattentistiche, d’Arma e Partigiane e Religiose, della Cittadinanza nonché ad una rappresentanza di studenti, ha avuto luogo una sentita e partecipata Commemorazione in onore e ricordo dei 51 Martiri di Leonessa, Villa Gizzi, Villa Pulcini, Villa Carmine, Ponte Riovalle e Cumulata trucidati dai nazifascisti. Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi ed Ottavio Battisti della Sezione di Rieti.

Tra i Martiri è doveroso ricordare Don Concezio Chiaretti, Presidente del locale Comitato di Liberazione Nazionale – CNL – catturato mentre celebrava la Messa nella Chiesa di San Giuseppe.

La madre disperata lo raggiunse e gli urlò:” FIJU SCAPPA! TE VAU CERCHENNO LI TEDESCHI”.

IL Comune di Leonessa è stato decorato di Medaglia d’Argento perché come recita la motivazione ” RESISTEVA CON INTREPIDO CORAGGIO ALLO STRANIERO ACCAMPATO IN ARMI SUL SACRO SUOLO DELLA PATRIA, OFFRENDO LA VITA DI NUMEROSI SUOI FIGLI PER LA CAUSA DELLA LIBERTÀ”.

Un pensiero grato ed affettuoso a Vitaliano Felici e Antonio Cipolloni che tanto hanno dato per la memoria di questo territorio.

Presentazione libro: La zingara del buon Dio. Armida Barelli.

Il libro è stato presentato da Paolo Cova con l’autore, il Prof. Ernesto Preziosi. Pubblichiamo la locandina dell’evento e qualche foto della presentazione.

Più di 6.000 sacerdoti e suore cattolici sono rimasti in Ucraina per fornire aiuti: grazie a tutti voi.

Pubblichiamo questa notizia pubblicata sul bollettino parrocchiale “Comunità d’amore” della parrocchia S. Filippo Neri di Milano:

“Carissimi, vorremmo sottolineare la forte testimonianza – purtroppo poco diffusa – dei più di 6.000 sacerdoti e suore cattolici che sono rimasti in Ucraina per fornire riparo, cibo, curare i feriti, fornire sostegno spirituale e amministrare i sacramenti. Alcune persone, come riportato dalle testimonianze diffuse su alcuni social network, si sono confessate per la prima volta, per prepararsi alla morte. Vogliono anche confessarsi al telefono; ma il prete non può farlo. Alcuni sono andati a battezzarsi prima di andare in guerra e fare la prima Comunione. Migliaia di persone si sono rifugiate nei seminari di due città; la Chiesa li accoglie e li nutre, dà loro un posto dove dormire e lavarsi, e sostegno spirituale. Una granata ha colpito la residenza del vescovo di Kharkov, ma nessuno è rimasto ferito; e lì continuano a preparare i pasti da portare in due vicine stazioni della metropolitana. Nella diocesi di Kyiv, la capitale, i supermercati sono vuoti; non c’è pane e acqua. Il vescovo ausiliare è incaricato di inviare il necessario e aiuta anche a caricare i veicoli con cui sono distribuiti. Donne e bambini, circa 160, sono stati accolti in un seminario; e due collegi cattolici sono stati convertiti in dormitori. Seminaristi e volontari li servono.

Più di mille conventi e case di monache (924 in Polonia e 98 in Ucraina) aiutano i profughi e gli sfollati a causa della guerra. Ma non si è visto e saputo niente, perché questa notizia non compare nei telegiornali. Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce silenziosamente. Cerchiamo di essere noi il mezzo per informare tutti. Anche questa è risurrezione”.

Donne e bambini ucraini ospiti in Casa della carità

Intervista a Don Virginio Colmegna di Silvio Mengotto pubblicata su: https://azionecattolicamilano.it/donne-e-bambini-ucraini-ospiti-in-casa-della-carita-intervista-a-don-virginio-colmegna/

Il numero stimato dei profughi in fuga accolti nei paesi dell’Europa sfiora i quattro milioni, altri due milioni sono calcolati tra gli sfollati interni. In queste cifre mastodontiche, mai sperimentate dall’ultimo dopo guerra, la presenza dei bambini con le loro mamme è altissima. I bambini ucraini presenti nel nostro Paese hanno trovato maestre e compagni pronti ad accoglierli nelle classi tra i loro banchi. Le stime del Viminale dicono che sono 55.000 le persone ucraine giunte nel nostro Paese. Di questi, 28.500 sono donne, 4700 uomini e 23.000 i minori di cui 400 non accompagnati. In questo gigantesco esodo le donne e i bambini devono essere protetti anche dai trafficanti di persone.

Sono 40 i profughi ucraini ospitati dal progetto di accoglienza realizzato dalla Casa della carità con CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà, in accordo con la Prefettura di Milano. Diciotto donne, un uomo e ventuno i minori accolti in uno spazio messo a disposizione dal Consorzio Molino San Gregorio. Provengono da diverse città dell’Ucraina: Kiev, Kharkov e Ivano-Frankivs’k. Sono tutte donne sole con i loro figli, in un paio di casi c’è la nonna con un nipote.

Questa ospitalità “rientra nella normalità – dice don Virginio Colmegna – dell’accoglienza che per noi è un dato costitutivo dell’associazione e della realtà della Casa della carità. In questo momento l’accoglienza non è semplicemente solo un atto assistenziale, ma un’operazione spirituale, culturale. Se vuole con una grossa rilevanza anche politica, come sempre diciamo. In questa accoglienza non c’è stato neanche bisogno di ragionare. Con tutta evidenza è una priorità che innesca una generosità, uno sguardo di dramma come quello che stiamo vivendo, un modo di lasciarci interrogare profondamente da questa assurdità e follia, per usare le parole di papa Francesco. Quindi l’accoglienza appartiene a questo cammino. E’ una ospitalità che deve generare pace”.

Chi avete ospitato? 

“Sono arrivate donne con bambini, domani ne arriveranno ancora altri. La disponibilità è quella di interrogarci, come abbiamo fatto con gli afghani, con tutti, ma soprattutto in questo evento che ci interroga profondamente. Ci stiamo interrogando molto sul significato della pace, sulla concretezza dei volti, degli aiuti da dare come ci richiama papa Francesco e la coscienza. C’è una crisi di civiltà drammatica. Rispondere con generosità significa anche rifiutare la violenza. Stiamo ripensando fortemente cosa significa essere non violenti e un Vangelo di pace in questo contesto. Abbiamo vissuto un cammino nel quartiere con la veglia di preghiera su indicazione di papa Francesco, ma non sono soltanto parole e affermazioni. Nonostante siano emerse tutte le difficoltà è stato bello vedere alcuni interpreti linguistici, nostri ospiti, immersi in una circolarità importante e significativa”.

Tra i profughi, compresi gli ospiti di Casa della carità, la metà sono bambini con forti traumi. Non crede sia necessario organizzare uno stile di accoglienza che sappia essere all’altezza di questa sfida mai conosciuta in Europa? 

“Certamente è una accoglienza che va fatta con competenza. Non basta la buona azione. C’è una scelta importante da farsi interrogandoci su questo. C’è un lungo lavoro di accoglienza da sviluppare nella consapevolezza che questi bambini portano i loro traumi. Del resto il nostro cammino di accoglienza ha sempre ospitato persone con i loro traumi. Oggi siamo di fronte ad un’esperienza eccezionale! Siamo traumatizzati noi quando guardiamo la violenza dei bombardamenti. C’è uno sciupio di civiltà, una crisi di civiltà drammatica. Credo che vedere soprattutto i bimbi con le loro mamme, con un linguaggio di difesa, sia una realtà che ci interroghi molto. Non possiamo solo accoglierli facendo solo una doverosa buona azione di accoglienza. Penso che i minori, spesso soli, che hanno visto e vissuto traumi dovrebbero tornare in termini di pace. Ci sono bimbi che vivono di paura, di orrore. Occorre ricostruire un tessuto di serenità. C’è un lungo lavoro che non può essere improvvisato. E’ una scelta di condivisione e di pace”.

La nostra Costituzione, unica al mondo, “ripudia” la guerra. Non crede che l’articolo 11 sia da approfondire e proporre a livello internazionale? 

“Da proporre assolutamente! Non si fa la pace con la guerra. La guerra non produce pace. Ci rendiamo conto delle difficoltà di un aggredito, una vittima certamente, di fronte all’aggressore, ma non dobbiamo favorire linguaggi di guerra o di una sua legittimazione. Anche gli armamenti vanno richiamati fortemente con un rifiuto profondo. Non dobbiamo mai perdere di vista questo orizzonte. La Costituzione italiana è stato un prodotto straordinario di verità dove la guerra viene ripudiata. Non è un moralismo da mettere da parte o una frase scontata. Ci interroga anche in questo periodo così difficile. Viviamo un momento preoccupante, accanto alle macerie che vediamo, la distruzione e altro, ci sono macerie culturali e cuori sanguinanti. Dobbiamo recuperare il bisogno di pace”.

In che modo?  

“Oltre a partecipare alla Carovana della pace, stiamo organizzando una serie di incontri, di riflessioni, anche su posizioni e reazioni diverse che vengono confrontate su questa radicalità che noi abbiamo. La pace non è un bene che si può contrattare, è una formazione di sentimenti profondi. Siamo molto preoccupati che l’uso delle armi possa essere l’unica strada proponibile in contrapposizione alla diplomazia di pace. Guerra e armamenti esprimono un linguaggio di inimicizia. Abbiamo bisogno di purificare il linguaggio. Certo il momento è difficile. Soprattutto dobbiamo, l’indicazione di papa Francesco è molto forte, renderci conto che da questo dramma si esce abolendo culturalmente, come linguaggio e stile, la legittimità della guerra”.

COMUNICATO STAMPA ANPC sulla guerra

La guerra che sembrava inconcepibile in questo secolo, ci sospinge indietro in oscure svolte della storia.

La politica, la diplomazia e la cooperazione mercantile non hanno impedito una aggressione a fini espansionistici.

La Resistenza che pose fine alla seconda guerra mondiale aveva anche contributo ad un ordine mondiale di disgelo, ma la Resistenza degli Ucraini sta difendendo per tutti il diritto dei popoli alla propria indipendenza e organizzazione istituzionale senza ingerenze e interferenze.

ANPC che condivide l’art. 11 della nostra Costituzione conquistato dal sangue dei Resistenti, richiama alla lettura dell’intero articolo che continua “ L’Italia (…) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alla limitazione di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…”.

Speravamo potesse essere più breve il martirio dell’Ucraina ma registriamo che la guerra prosegue con la sua ferocia aumentata come dimostrano le stragi documentate.

Chiediamo pietà umana anziché ricostruzioni fantasiose e vergognose. La libertà di pensiero e opinione è stata garantita per tutti ma non può significare  una insolente, volgare, vigliacca accusa a chi è oppresso invece che censura dell’aggressore. Almeno evitare di infierire su chi soffre mentre si filosofeggia accoccolato in comode poltrone.

Il nostro linguaggio è sì, sì e no, no. L’obiettivo comune deve essere che  chiunque,  qualsiasi mezzo abbia disposizione,  valorizzi gli strumenti che portino al cessate il fuoco.  Solo non si può chiedere la resa, mentre aiutare la legittima difesa di un popolo comporta assicurare ogni possibile aiuto, comprese le armi.

Mariapia Garavaglia

9 pietre d’inciampo a Cassano d’Adda

Pubblichiamo la pagina de “Il Portavoce”, Bollettino dell’unità pastorale di Cassano d’Adda, con il bello scritto di Luisa Ghidini Comotti a ricordo della posa delle 9 pietre d’inciampo.

Ferentino ricorda Don Morosini: 4 aprile 2022

L’Amministrazione comunale di Ferentino, ha ricordato, come ogni anno, il Sacrificio di Don Giuseppe Morosini, medaglia d’oro al valor militare e figura che resta profondamente scolpita nella memoria della collettività ferentinate per la coraggiosa testimonianza resa per la libertà e la democrazia del Paese. Insieme a don Morosini, nel 78° anniversario del suo Sacrificio, sarà onorata la memoria anche dei martiri delle Fosse Ardeatine: Giovanni Ballina e Ambrogio Pettorini, trucidati il 24 marzo 1944.

Lunedì 4 aprile 2022, alle ore 10, nella cattedrale dei SS.mi Giovanni e Paolo, si è svolta una celebrazione in ricordo del sacerdote ferentinate, alla quale hanno partecipato, insieme all’Amministrazione comunale, ai dirigenti scolastici e a una rappresentanza degli studenti, anche diverse associazioni e la Pro Loco. Al termine della messa i rappresentanti delle istituzioni hanno deposto delle corone davanti ai monumenti di Don Morosini, Ballina e Pettorini.

Per l’Anpc era presente il nostro Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.

La strage di Bucha: le parole della Presidente Nazionale Mariapia Garavaglia

“Le agghiaccianti immagini di Bucha rendono ancora più intollerabile la mistificante narrazione dei pacifisti. La strage di civili è il crimine più grave contro l’umanità anche in guerra perché viola ogni Convenzione. Sbugiarda coloro che cercano di trovare spiegazioni. La comunità internazionale dovrà condannare come è avvenuto per il Ruanda, la Serbia e per tutte le altre stragi. ANPC si associa alla ferma condanna di tutti coloro che non possono ne’ potranno mai acconsentire a minimamente sottovalutare crimini di guerra contro l’umanità. Mariapia Garavaglia”

Ci ha lasciato Elvira Fatigati

Ci ha lasciati a 95 anni, la mamma della nostra Vicepresidente Nazionale Silvia Costa. Tutta l’Anpc si stringe attorno al dolore di Silvia e della sua famiglia, in preghiera e con tanto affetto.

Le Parole della nostra Presidente Mariapia Garavaglia: “Carissima Silvia, è un dolore che conosco. A qualsiasi età e posizione raggiunta quando se ne va via la mamma diventiamo tutti orfani. Ti abbraccio forte forte. Ricordo quanto è bella. Ti assicuro preghiere a Suo suffragio e a conforto per te, i tuoi fratelli e i tuoi cari. A nome di tutta l’Anpc condoglianze affettuose”.

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