ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Premio concorso pianistico internazionale

20161107_214409_1L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e l’Istituto Sturzo hanno partecipato  alla premiazione del XXVI Concorso Pianistico Internazionale di Roma, promosso dal Maestro Marcella Crudeli. Sul palco a premiare la terza vincitrice del “Premio Chopin”, Hao Zi Yoh, la nostra Vicepresidente Nazionale Cristina Olini. Le sue parole: “L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e l’Istituto Luigi Sturzo hanno come compito principale la trasmissione della memoria storica alle giovani generazioni affinchè non cadano vittime degli errori del passato e possano comprendere quanto sia prezioso il bene della pace, della libertà e della convivenza tra popoli. Questo concorso pianistico da tanti anni riunisce ragazzi da tutto il mondo e quindi contribuisce anch’esso ad educare i giovani alla fraternità fra i popoli. Grazie Maestro Marcella Crudeli, grazie a tutti i partecipanti ed un applauso alla vincitrice di questo prestigioso premio al quale siamo onorati di aver partecipato”.

 

Cronaca del Convegno:“La partecipazione delle donne alla Resistenza”.

Il 27 Ottobre a Milano presso la Sala Brodolini della Sede Cisl “Milano Metropoli” ha avuto luogo il Convegno ANPC “La partecipazione delle donne alla Resistenza”. Non casuale la scelta della sede, quasi ad enfatizzare un aspetto della resistenza femminile che ebbe un punto cardine proprio nelle fabbriche, nei posti di lavoro dove le donne surrogavano la manodopera maschile resa indisponibile dagli eventi bellici.

Il Convegno fa parte del progetto “Resistenza 70” ed è stato promosso dall’ANPC in collaborazione con l’Istituto Sturzo nell’ambito delle iniziative sostenute dalla Presidenza del Consiglio.

Carla Bianchi Iacono, Consigliere Nazionale ANPC, ha introdotto e spiegato le motivazione della scelta del tema del  Convegno.

I veri protagonisti sono stati i giovani del Liceo Scientifico Primo Levi, grazie al coinvolgimento operato da Benedetta Cosmi  nell’ambito del progetto alternanza scuola lavoro: una partecipazione attiva di questi studenti con letture di ricerche, ma ancora di più con le loro interessanti domande. Domande poste da appartenenti ad una generazione che ha avuto la fortuna di non vivere i tempi drammatici della guerra, dei suoi orrori e della ribellione morale, ma che vuole conoscere la verità su quel periodo tragico della nostra storia.

Il presidente dell’ANPC Giovanni Bianchi ha aperto i lavori. Dopo un attimo di silenzio per solidarietà ai terremotati,  è entrato nel vivo del Convegno declamando l’importanza delle donne nel periodo resistenziale e in quello immediatamente successivo con la partecipazione attiva negli scioperi.

Giuseppe Oliva, segretario UST della Cisl Milano Metropoli, nel portare i saluti del Presidente ha sottolineato il coinvolgimento di tutta la popolazione nella resistenza. Fu spesso “lotta senza fucile”, particolarmente nell’ottica dei Partigiani Cristiani sotto la pulsione di “pietas cristiana” e di amore verso la persona sofferente. Molti vedevano persino nel nemico sofferente solo un essere umano bisognoso di aiuto. Una Resistenza civile dunque volta a ribellarsi al male, per non essere complici e nemmeno accondiscendenti, senza paura di opporsi e di combatterlo.

E’ in questo quadro di rivalutazione della Resistenza civile che riscopre il valore dell’opera delle donne: rispetto all’anteguerra che relegava la donna al ruolo di madre, di lavoratrice domestica al servizio della famiglia ed il cui impegno sociale non poteva andare oltre le opere caritatevoli, appare oggi rivoluzionario il contributo fondamentale delle donne in quel periodo. Per il fascismo la donna era considerata come una macchina procreatrice e nulla di più. Erano tre i pregiudizi che il fascismo propagandava: le donne lavorano per il superfluo; le donne rubano il posto ai maschi; le donne sono fisicamente inadatte al lavoro.

Non era una condizione solo italiana, anche se la questione è stata al Convegno affrontata principalmente in ottica nazionale, da Luigi Ganapini dell’Università di Bologna con una relazione dal titolo “La condizione quotidiana nel ventennio e le scelte dopo l’8 settembre 1943”. Presenta un power-point interessantissimo con immagini che rendono visivamente lo spaccato di un’epoca. (Clicca qui: donne-fascismo).

Anche in questo il fascismo, oscillante tra progressismo e conservazione, fu “cerchiobottista”; niente suffragio universale politico, ma solo amministrativo, ritenuto per una ristretta categoria di donne confacente al loro vissuto domestico, quasi estensione nell’agorà locale di quei compiti peculiari in campo di economia domestica. Si trattò però, in pratica, di una vuota dichiarazione di principio e, successivamente, di una formulazione di legge superata dall’abolizione delle elezioni locali con un podestà nominato, in luogo di un sindaco eletto. Questa la storia dell’apertura femminista del fascismo. Ma le donne, che surrogavano i ruoli maschili nelle fabbriche senza abdicare a quelli pesanti per loro tradizionali, si trovarono così in prima linea a rivendicare diritti civili e sindacali, ancora prima del 25 Luglio 1943 e la destituzione di Mussolini, propiziata dallo stesso partito fascista che si illudeva di potere sopravvivere a se stesso scaricando tutte le colpe su un unico capo espiatorio, il “duce”, al quale il monarca aveva delegato ogni responsabilità civile e militare della conduzione.

Ma i valori cristiani sono anche valori naturali ed assoluti, per questo patrimonio comune dei “giusti” indipendentemente dalla filosofia di vita a cui ci si ispira. Caso emblematico al riguardo quello di Tina Anselmi, che è venuta a mancare proprio in questi giorni (https://anpcnazionale.com/2016/11/02/ricordare-tina-anselmiuna-donna-che-ha-fatto-litalia-libera-e-democratica) nata il 23 marzo 1927 da una famiglia cattolica con il padre di idee socialiste e per questo perseguitato dal regime, che il 26 settembre del 1944 fu costretta ad assistere insieme ad altri studenti, oltre che alla popolazione locale, all’impiccagione per rappresaglia di trentuno giovani, tra cui il fratello della sua compagna di banco, che avevano scelto la montagna in opposizione agli obblighi di regime. Non fu una scelta unanime da tutti condivisa, ma lei decise a seguito di quella traumatica esperienza di entrare nella Resistenza, arruolandosi con il nome fittizio di Gabriella come staffetta nella Brigata Partigiana “Cesare Battisti” per poi transitare nell’ambito del Comando Regionale Veneto del Corpo Volontari della Libertà. Nel dicembre dello stesso anno si iscrisse alla Democrazia Cristiana, partecipando attivamente alla vita del partito.

Furono le donne in quel periodo, come illustrato da Roberta Cairoli, Dottore di Ricerca all’Università di Milano, nella sua relazione dal titolo “Le molteplici forme della resistenza civile delle donne nel periodo 1943 – 1945”, a causa del contesto bellico che aveva loro imposto di sostituire gli uomini nei ruoli allora prettamente maschili, che si fecero carico di assumersi responsabilità civili sino ad allora a loro precluse ed a rendersi protagoniste di iniziative che non possono venire inquadrate nella semplice azione caritatevole di “pie dame”, come ritenuto da uno studente che ha posto una domanda in tal senso, si trattò di attività che sotto il profilo della dottrina militare potrebbero definirsi di tipo logistico, di supporto attivo con esposizione, alla stregua dei combattenti, a rischio e pericolo di pesanti ritorsioni, dal carcere, alla deportazione, sino alla pena di morte.

Aiutare a sfuggire alla caccia data loro chi, sottoposto ad obblighi di leva, non intendeva aderire alla Repubblica Sociale, e fattivamente rendergli possibile il sottrarsi alla cattura ed alla deportazione nei campi di internamento in Germania non era semplice esercizio di opere caritatevoli, ma comportava appunto una organizzazione logistica (logistica è un termine militare) di supporto strutturata ed organizzata, una attività illegale che esponeva a grave rischio personale ed a quello della distruzione o confisca dei propri beni; era quindi un vero e proprio impegno militare, anche se spesso non in armi, sia pure con la consapevolezza che questo potesse preludere all’evenienza di imbracciare un fucile e diventare resistente combattente in armi, con tutte le conseguenze del caso, anche quelle interiori di natura etica e morali per chi considerava in assoluto sacra la vita umana, compresa quella del nemico per quanto crudele esso fosse.

Elisabetta Salvini dottore di ricerca dell’Università di Parma ha presentato alcune delle più importanti figure di donne cattoliche impegnate nella resistenza, soffermandosi particolarmente sulla vicenda di Ada Alessandrini, intellettuale romana, insegnante ad Orvieto, esonerata dall’insegnamento dal regime fascista per le sue idee. Partecipò alla Resistenza romana nella formazione partigiana Democrazia del lavoro, occupandosi della diffusione della propaganda antifascista e l’occultamento dei perseguitati politici e razziali. (Clicca qui: donne-cattoliche-di-e-salvini).

La sintesi conclusiva è stata affidata a Luisa Ghidini, delegata femminile ANPC, che  ha ringraziato i partecipanti e ha ribadito l’importanza di tramandare questi valori ai giovani e di far conoscere le storie di tante donne ancora non conosciute.

I misteri di don falsario: il prete che beffò i nazisti

Un eroe da riscoprire: Pietro Barbieri

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Lo chiamavano don falsario: lavorava in Vaticano, indossava l’abito talare ma le sue contraffazioni di documenti, tra 1943 e 1944, hanno salvato la vita a decine di ebrei e antifascisti. Di monsignor Pietro Barbieri, morto nel 1963 a Roma e nato a Valle Lomellina nel 1893, esiste una vastissima aneddotica. Racconti che lo trasformano in un personaggio da romanzo: fabbricatore di passaporti falsi, fondatore di ospedali e imprese, editore, cappellano di Montecitorio, commentatore del Vangelo radiofonico domenicale, consolatore di Sacco e Vanzetti prima dell’esecuzione. Eppure, nei due paesi lomellini in cui ha lasciato tracce importanti, la sua Valle e Pieve del Cairo, non ci sono così tanti documenti sul suo operato, specie negli anni della guerra.  Per questo il presidente della biblioteca locale, Marco Feccia, ha lanciato un appello per ricostituire un archivio che ne studi la figura e ne valorizzi la memoria. Venerdì 11 novembre è previsto un incontro fra gli studiosi di storia locale e chi ha avuto la fortuna di conoscere don Barbieri. Sono rimasti tanti misteri: a partire dall’archivio, di cui si sono perse le tracce. Dopo l’8 settembre si ritrovò a riprodurre carte d’identità e passaporti, lasciapassare verso la salvezza dei conventi per chi era perseguitato dai nazifascisti. Chi veniva indirizzato in luoghi sicuri veniva registrato con nomi di santi o pseudonimi. In un caso lui stesso arrivò a ingoiare il materiale per evitare la fucilazione. Ma di tutto questo resta solo il ricordo tra le persone che l’hanno conosciuto, carte non ce ne sono più molte.

Eppure fu un protagonista: «Riferimenti alla sua figura sono presenti anche nel film “Roma Città aperta” – racconta don Cesare Silva, storico della Diocesi di Vigevano -: a lui si sono ispirati gli sceneggiatori per creare uno dei preti della trama. Nella sua casa romana, in via Cernaia, si tennero in segreto le prime riunioni del Comitato nazionale di liberazione. Conosceva Alcide De Gasperi e anche Giulio Andreotti, Luigi Einaudi, Umberto Terracini e Pietro Nenni, di cui celebrò il matrimonio della figlia». Lo stesso leader socialista – racconta don Silva – si rifugiò in un convento grazie a un documento falso che gli aveva preparato il sacerdote.

La sua azione è ricordata anche in una targa sulla facciata dell’abitazione di via Cernaia: «In questa casa visse e sofferse il sacerdote di Cristo, monsignor Pietro Barbieri. Nei tristi giorni della occupazione nazista fraternamente accolse senza distinzione di fede e di opinione quanti perseguitati cercavano asilo». L’abitazione aveva due ingressi: uno ufficiale e uno segreto, che consentiva l’accesso a tutte le persone che lui proteggeva, con il beneplacito del Vaticano. Dopo la guerra fondò la casa editrice «Idea», che pubblicava una rivista che ospitava gli scritti di Einaudi e del filosofo Jacques Maritain, mentre in Lomellina restano di lui «La Cittadella Sociale», un ospedale fondato a Pieve del Cairo e inaugurato dall’allora presidente della Repubblica Einaudi, una casa di riposo e una tipografia. L’ultima biografia scritta su di lui è del 1964, poi più nulla.

La Stampa

4 Novembre 2016

Le celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Questa giornata simboleggia la determinazione degli uomini e delle donne della Difesa Italiana, sempre pronti a sacrificarsi quotidianamente al servizio del Paese.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in questa occasione si è recato all’Altare della Patria per rendere omaggio ai caduti di tutte le guerre.

Presenti al via dei festeggiamenti il capo dello Stato il presidente del Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il capo di Stato Maggiore, il generale Claudio Graziano, più altre alte cariche civili e militari. E tra i mille uomini delle tre forze armate, carabinieri e guardia di finanza, c’era anche un folto gruppo di studenti di alcuni istituti tecnici romani.

Durante la cerimonia, dopo che un paracadutista è atterrato al centro dei giardini portando con sé una bandiera dell’Italia di 250 metri quadrati, in cielo si sono alzate le Frecce Tricolori. Uno spettacolo a cui è seguita la consegna le insegne dell’Ordine militare d’Italia allo stendardo del primo reggimento Aviazione esercito “Antares” e alla bandiera di guerra del primo reggimento carabinieri “Tuscania”.

Dalla tarda mattinata fino alle 18 le bande dell’Esercito, dell’Arma dei carabinieri, della guardia di Finanzasi e quella della Marina si sono esibite ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, al Quirinale, e poi tra il Pantheon e il teatro Flavio Vespasiano.

La nostra Associazione ha partecipato alla cerimonia in Piazza Venezia con il Medagliere, il Consigliere Giorgio  Prinzi e la Vicepresidente Nazionale Cristina Olini.

La ricorrenza del 4 novembre è stata celebrata, oltre che a Roma, anche in 28 città italiane con l’iniziativa “Caserme Aperte” e “Caserme in Piazza”: è stato possibile visitare strutture militari aperte al pubblico e musei, assistere a cerimonie di commemorazioni in diverse aree del territorio nazionale.

 

3 Novembre 2016

Il Presidente Mattarella ha consegnato le decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia conferite nel 2016

Si è svolta nel pomeriggio al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia, conferite nell’anno 2016.
Nel corso della cerimonia ha preso la parola il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, Cancelliere dell’OMI. E’ quindi intervenuto il Presidente Mattarella, che ha poi consegnato le decorazioni agli insigniti: Generale di Divisione Francesco Paolo Figliuolo; Generale di Brigata Michele Risi; Contrammiraglio Paolo Pezzutti; Generale di Brigata Fabrizio Parrulli; Mar.A.s.UPS Ferruccio Guidolin.
Erano presenti il Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, la Vice Presidente del Senato della Repubblica, Valeria Fedeli, la Vice Presidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, i componenti del Consiglio dell’Ordine Militare d’Italia e autorità civili e militari.

Per l’ANPC ha partecipato la Vicepresidente Nazionale Annamaria Cristina Olini.

Il comunicato ufficiale con foto e video della cerimonia su: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=2233

RICORDARE TINA ANSELMI:UNA DONNA CHE HA FATTO L’ITALIA LIBERA E DEMOCRATICA

In un momento di disinvolto dispregio delle istituzioni e di colpevole dimenticanza della storia, la morte di Tina Anselmi dirà poco e per molti nulla. Eppure è stata una delle donne più importanti dell’Italia repubblicana. Non solo per il suo curriculum politico, ma soprattutto per il suo stile, il coraggio, la semplicità, l’onestà e per la sua unicità. A sedici anni partigiana! Da non credere. Nell’Italia ferita, violentata, dominata dal terrore, una ragazza di modesta famiglia, con un padre socialista e una madre cattolica attiva, nel  Veneto,  riservato, appartato, sostanzialmente conservatore, studentessa in una scuola di suore, colpita dalla violenza nazifascista, decide di entrare nella Resistenza e diventare, nel lessico di quel periodo, staffetta. E con compiti non semplici. La sua educazione politica parte da quel tempo, capisce che la Resistenza  non è un momento transitorio, ma l’inizio di un cambiamento fondamentale per il passaggio dalla dittatura alla democrazia.   Non appende gli scarponi al chiodo! Agisca in molti settori, continua a studiare, una laurea alla Cattolica. Entrata subito nella DC, nel sindacato , prima quello unitario poi nella Cisl, farà della politica il suo principale impegno. Diverrà parlamentare, sarà la prima donna ministro, la nascita del servizio sanitario  lo si deve a lei e poi altri successi. Al termine del suo lungo viaggio nella politica sarà presidente della commissione d’inchiesta sulla P2. Un incarico difficile, complesso, che ha condotto con coraggio e forza morale: niente accomodamenti, ma severità e intransigenza. Sarà l’ultimo atto politico. Ritornerà nel suo Veneto, con la stessa forza morale e con la coscienza a posto, da staffetta, come era partita.  La sua figura è una delle più importanti della nostra storia democratica e di noi cattolici. Donna severa, ma aperta, capace di rapporti sereni e normali, diretta, senza sovrastrutture. Ma di ferro. Non è stata sfiorata da nulla, cosa non facile nella sua lunga presenza nella politica. Anche nella DC, mai faziosa, ma sempre dalla parte giusta. (Commissione P2 docet). Non ha mai piegato la testa, ha avuto sempre una visione limpida del suo ruolo. E’ stata una vera  erede della Resistenza, da indicare ai giovani come esempio. Ciao Gabriella!

(Avevamo parlato della sua figura di donna partigiana anche al nostro Convegno di Milano il 27 Ottobre:”La partecipazione delle donne alla Resistenza” proiettando una sua intervista “Io, staffetta partigiana con le gomme bucate”. Eccola qui:

Cronaca flash del Convegno a Torino

Se l’obiettivo era quello di raggiungere i giovani, missione compiuta. Questo il primo e importante risultato di “Resistenza e radici spirituali dell’Unione Europea” a Torino venerdì 21 ottobre. Relazioni interessanti, ampi spazi di problemi, partecipazione consistente. Ma un elemento importante era il luogo dove si è svolto il convegno: il museo del carcere “Le Nuove”. Luogo tragico che evocava un tempo lontano, ma sempre presente. Le celle erano a pochi metri, la sofferenza ancora viva. Solo pensare al freddo: quello modesto della sala, centuplicato. Quando i ragazzi leggevano lettere e ricordi, non era un   altrove, no perché tutto si era svolto a pochi metri. Questo inizio con le letture ha marcato il convegno. Ragazzi interessati, partecipi grazie ad una mediazione culturalmente e storicamente puntuale. Le professoresse Annarita Papa e Giuseppina Mafodda hanno fatto un lavoro eccezionale. La prima parte del convegno quindi tutta sulla linea della memoria, una memoria non fredda, ma con punte di commozione. Come la lettura di lettere e i racconti di Florianna Diena che ha scavato nel carteggio di famiglia non riuscendo a trattenere il pianto. Non la freddezza della ricostruzione storica, ma la presenza viva di quelle microstorie, che fanno la grandezza di quel mosaico che è stata la Resistenza, di tanti. Le motivazioni profonde, le spinte, le scelte coraggiose che hanno visto insieme cattolici ed ebrei, credenti e non, giovani, quanti giovani e persone tranquille, ma coraggiose, suore e sacerdoti. Le suore delle Nuove, che si sono prodigate, nelle loro possibilità, per alleviare le sofferenze delle detenute, ma anche  secondini, come ha raccontato nella sua relazione il Prof. Felice Tagliente. Valerio Morello, ha tratteggiato la storia  del Beato Giuseppe Girotti, un padre domenicano, che ha pagato con la vita il suo prodigarsi per salvare uomini e donne. E in questi racconti, come in filigrana, la violenza, la cattiveria, la totale mancanza di umanità, la ferocia, il sadismo, l’efferatezza degli “altri”, italiani e tedeschi, che poco hanno pagato per le loro orrende colpe. E questo oscuro mondo, stride con la spinta per raggiungere la libertà, per far finire la guerra, per la nascita di una società nuova: che è il senso profondo della Resistenza. Questo il contenuto della seconda parte del Convegno con le relazioni di Paolo Acanfora, Walter Crivellin, Ermes Segatti. Relazioni che partendo da lontano, ci portano a pensare all’oggi. Il ruolo dei cattolici nella Resistenza e nella ricostruzione del Paese, con figure come Alcide De Gasperi e il sogno dell’Unità europea. Temi che si ricongiungono con quel presente che i giovani comprenderanno meglio se saranno aiutati a scoprire le radici lontane come nel convegno di Torino. (Angelo Sferrazza)

Clicca qui per leggere le relazioni:

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16 Ottobre 2016: commemorazione rastrellamento ghetto ebraico

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione delle cerimonie svoltesi a Roma per ricordare la deportazione degli Ebrei romani del 16 ottobre 1943, è intervenuto in forma privata all’inaugurazione di una mostra su “16 Settembre 1943 – La razzia degli Ebrei di Roma”, realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah presso la Casina dei Vallati di via Portico d’Ottavia, affermando che «Il fenomeno dell’antisemitismo purtroppo si manifesta ancora in tante parti del mondo, in Europa e fuori. Credo che ci siano anticorpi sufficientemente forti, ma va sempre mantenuta con forza una vigilanza su questi fenomeni».

Sotto questo aspetto ha concluso il Presidente Mattarella «Questa mostra è significativa, perché mantiene vivo il ricordo di quanto avvenuto; quindi è davvero istruttivo visitarla. È Un omaggio che va fatto ai nostri concittadini che furono rapiti, sottratti alla vita e assassinati».

La visita privata del Presidente Sergio Mattarella ha concluso una giornata di eventi nei luoghi significativi di quel tragico giorno, dal Portico di Ottavia, dove avvenne la razzia, al Lungotevere della Lungara, dove vennero ammassati prima della deportazione e dove la ventitreenne Marcella Perugia diede alla luce un bambino che andava incontro ad una tragica fine insieme alla giovanissima madre; al Cimitero Monumentale del Verano dove un muro semicircolare riporta i nomi dei mille razziati, di cui solo 16, un uomo ed una donna, fecero ritorno dall’inferno di Auschwitz.

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha partecipato con il Medagliere al commosso pellegrinaggio sulle tappe di quella esecranda tragedia a testimoniare la continuità di Valori oggi riaffermati e testimoniati da ANPC, che caratterizzarono spesso con grave rischio personale i “giusti” nel corso della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Per questo motivo, il Medagliere ANPC ha stazionato a lungo all’ingresso del locale in cui si inaugurava la Mostra a fianco del cartellone che ne riportava i motivi; una continuità di Valori, di Intenti, di cristiano amore fraterno verso i deboli e verso chi ha sofferto e soffre, sentimenti che, come ricordava il Presidente Mattarella, ci aiutano con una consapevole vigilanza a mantenere forti e vivi gli anticorpi nei confronti di un fenomeno, l’antisemitismo, purtroppo ancora presente in varie parti del mondo.

Ringraziamo il Cerimoniale ed il Servizio Fotografico di Roma Capitale che ci consente di illustrare questa nota con le immagini scattate da Claudio Valletti.

Ad Alatri una Messa importante

Alatri, Una Santa Messa in ricordo di Mons. Edoardo FACCHINI Vescovo di Alatri e di Mons. don Giuseppe Capone.

ottobre 18, 2016

L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ricorda con una Santa Messa che verrà celebrata Sabato 22 Ottobre p.v. alle ore 18,30 nella Collegiata Santa Maria Maggiore nell’anniversario della scomparsa  di Mons. Edoardo Facchini vescovo di Alatri dal 1935 al 1962.

Verrà ricordato  durante la Santa Messa anche Mons. don Giuseppe Capone, originario di Collepardo, che del Vescovo Facchini fu il più vicino e assiduo collaboratore.

L’Associazione vuole ricordare Mons. Facchini per il suo impegno profuso verso la stampa, per la diffusione del giornale clandestino “Libertà” nel periodo dal settembre 1943 al giugno 1944,per la sua partecipazione alla Resistenza invitando ai giovani di non rispondere al “Bando Graziani”  per l’arruolamento nelle file della Repubblica Sociale.

Tali iniziative avevano provocato l’arresto di Mons. Facchini da parte delle truppe tedesche alla fine di maggio del 1944 a pochissime ore dalla Liberazione, insieme a don Pietrino Di Fabio, parroco  di Alatri, che fu amico di tantissimi alunni di cui fu educatore e padre.

l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone invita la popolazione e tutte le associazioni a partecipare in particolare l’associazione “Testimoni di un amore che vive” che porta nel proprio nome il suo obiettivo cioè quello di testimoniare l’amore che abbiamo ricevuto da Dio per mezzo di mons. Facchini,  di mons. Capone e delle suore del Preziosissimo Sangue.

Non solo. La figura di don Giuseppe Capone si intreccia con quella del Vescovo Facchini e con quella dei bambini della “Casa del fanciullo”, dei poveri, dei malati, dei bisognosi”, creata proprio da Mons. Facchini e da don Capone, simbolo perenne della carità cristiana.

Giorgio Alessandro Pacetti

(pubblicato su lanotiziah24.com)

Carlo Merler,il partigiano “salesiano”

Segnaliamo il bell’articolo su Carlo Merler, il Partigiano Aroldo pubblicato su “Vita Trentina”: merler_carlo_vita_trentina_9_10_2016

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