ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Archivio per la categoria “Articoli”

17 MAGGIO 2019 – CATTOLICI NELLA RESISTENZA

Il Presidente Nazionale On. Giuseppe Matulli parteciperà il 17 Maggio all’importante Giornata di Studio intitolata “Cattolici nella Resistenza” il 17 Maggio all’Università di Modena e Reggio Emilia presso il Palazzo Dossetti.Ci congratuliamo per l’importante iniziativa. (http://www.istitutocervi.it/2019/05/02/17-maggio-2019-cattolici-nella-resistenza/).

cattolici nella resistenza.JPG

L’omaggio del Presidente della Repubblica ad Aldo Moro

Questa mattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in via Caetani per deporre una corona di fiori sul luogo di ritrovamento della Renault4 rossa al cui interno, nel portabagagli, giaceva il corpo di Aldo Moro, trucidato dai suoi carnefici in un luogo che ancora oggi risulta avvolto da un velo d’indeterminatezza.
Sono passati 41 anni dal rapimento e dall’uccisione dello statista.
Con la sua presenza, oggi in via Caetani, Il Presidente Sergio Mattarella sottolinea la necessità di non dimenticare quanto accaduto, affinché nulla debba ripetersi.

mattarella Moro

 

(https://www.quirinale.it/elementi/6348?fbclid=IwAR200gZapFg7nRGDVeNQ7LQfSvJ7YxeOjJex1ugjF_6SEH1Gd6ZiWmaoN2k)

L’eccidio di località Pastinovecchio – Vallemaio

Il 9 maggio 1944, a Vallemaio, località Pastinovecchio, le truppe tedesche perpetrarono uno dei più efferati eccidi di cui si abbia memoria in terra ciociara. Alcuni soldati della 44^ divisione di fanteria effettuarono un rastrellamento durante il quale catturarono il dott. Domenico Fargnoli, sospettato di essere in contatto con un gruppo di informatori degli Alleati. Senza indugio, il medico venne fucilato. I tedeschi si sbarazzarono del suo corpo gettandolo in un vicino pozzo. Il rastrellamento continuò nelle case vicine dove furono sequestrate una quindicina di persone, che furono chiuse in una stanza. Poi dall’esterno aprirono il fuoco colpendo indistintamente le povere vittime. Per maggior sicurezza al termine della esecuzione, fecero esplodere all’interno della stanza una bomba a mano. Oltre a Domenico Fargnoli, Mariantonia e Maria Teresa Castrichino, Maria Teresa Crispino, Gennaro, Giuseppe e Salvatore D’Alessandro, Emilio De Bellis, Arcangelo Fargnoli e Maria Carmina Fiorino.

Da notare che solo due giorni dopo l’eccidio di Vallemaio, iniziò l’offensiva alleata di primavera detta “Diadem”, che portò alla liberazione dell’intero territorio di Vallemaio.

Nel 1999, nella località di Pastinovecchio, venne eretto un monumento dinanzi al quale ogni anno si raccolgono in preghiera gli abitanti di Vallemaio. La cittadina, come altri paesi limitrofi, fu teatro di aspri scontri nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il suo territorio è stato attraversato dalla linea Gustav e ha pagato uno dei più alti tributi in termini di vittime e danni. Il Comune è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Civile. La motivazione recita tra l’altro: “Situato in posizione nevralgica, durante la battaglia di Cassino, il Comune subì l’urto violento dei combattimenti che portarono allo sfondamento del fronte tedesco. La popolazione, con indomito coraggio, patì numerose perdite ed ingenti danni nell’abitato, intraprendendo poi, con fierezza e grande spirito di sacrificio, la difficile opera di ricostruzione”.

vallemaio.jpg

(Ulteriori notizie sull’eccidio possono essere ricercate nel volume di Tommaso Baris, Le Stragi naziste nella provincia di Frosinone tra storia e memoria, in G. Gribaudi, Terra Bruciata).

Articolo pubblicato nel Foglio Informativo n.5 – Aprile 2019 a cura dell’ANPC di Frosinone

Ricordare Moro è un dovere

aldo-moro.jpg

Quarantun anni fa in Via Caetani, come si è sempre scritto nelle cronache, vicino a Piazza del Gesù e Botteghe Oscure, fu fatto ritrovare dalle BR il corpo dell’On. Aldo Moro, dopo 45 giorni di prigionia. Un tempo lungo su cui si sono fatte indagini parlamentari, processi, scritto libri. Il 16 marzo del ’78 è uno spartiacque della storia democratica dell’Italia. Cosa rimane di quei giorni oggi? Si corre un rischio affermarlo, ma non rimane niente. Eppure è una lezione per l’attualità. Per ricordare il giorno della sua morte abbiamo scelto una fotografia diversa da quella che è l’iconografia da sempre: foto di Moro con lo sguardo velato di malinconia, la Renault rossa,  le stelle brigatiste. Abbiamo scelto un Moro sorridente, che legge il giornale su una panchina, con lo sfondo del mare. Una foto di solitudine, ma con un Moro sorridente, con lo sguardo fisso avanti. Il rischio che si corre nel ricordare le date è quello della musealizzazione degli eventi, delle persone, stanche liturgie. Ricordare il sacrificio di Moro è riprendere il suo pensiero, le sue intuizioni. In un momento come l’attuale, dove tutto sembra frantumarsi in una dilagante incapacità  di pensare, programmare, agire. Non solo in Italia, ma ovunque. Dalla panchina Moro sembra ammonirci e chiederci se il suo scarificio non sia stato invano.

Il diario della Brigata Cento Croci

Pubblicata su Il Giornale in due puntate a pagina intera la storia del mese di Aprile  dei Partigiani Cristiani Centocroci e Val Taro, con documentin esclusivi e l’inno delle Cento Croci, mai pubblicato prima.

La Storia siamo noi!

prima paginaseconda pagina

Un ringraziamento speciale al nostro Consigliere Nazionale Umberto Armanino per il suo impegno costante nella diffusione e testimonianza della storia e dei nostri valori.

25 aprile 2019 a Cinisello Balsamo (MI)

 

25 aprile Milano

 

Il discorso del nostro Consigliere Nazionale, Carla Bianchi Iacono: “Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Cinisello Balsamo nelle persone del suo Sindaco e dei suoi Assessori e Collaboratori per l’invito che mi hanno rivolto di parlare in questo 74esimo anniversario della Liberazione. Sono consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, ma non solo, sono anche la figlia di quell’antifascista cattolico, fucilato al poligono di Cibeno, vicino al Campo di Concentramento di Fossoli il 12 luglio 1944, che il nostro Arcivescovo Delpini ha commemorato pubblicamente la scorsa settimana al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore di Milano. Il 25 aprile per il nostro Paese dovrebbe rappresentare il giorno della memoria collettiva, perché le vicende di un paese sono di pertinenza per tutti coloro che lo abitano. Oltre la memoria collettiva il 25 aprile è lo spartiacque che divide il prima dal dopo: prima la dittatura fascista, la guerra, lunga e disastrosa che aveva sconvolto e travolto tutti gli Italiani. Dopo, con il 25 aprile, l’inizio di un periodo di pace, di cui possiamo ancora usufruire (speriamo ancora per molto, ma…) l’inizio della libertà dopo anni di propaganda e di false e becere promesse di grandezza, di oppressione del potere di un solo capo, e cioè una dittatura. Con il 25 aprile si realizzano le proposte studiate già prima, clandestinamente e di nascosto, di dare un assetto democratico al nostro Paese. In questo modo ha inizio la nostra democrazia che trova la sua più alta definizione nella Carta Costituzionale, concepita, elaborata, scritta e siglata da tutti i partiti politici insieme e uniti. Voglio ricordare che i partiti erano stati aboliti con l’avvento del Fascismo; e dopo il 25 aprile da partiti clandestini e perseguitati, si erano ricostituiti alla luce del sole.

Vorrei fare ora un breve accenno su alcuni miti della Resistenza; miti nati dall’immaginario collettivo e non aderenti alla realtà storica. Quando si parla di Resistenza, il primo impatto è di collegarla con il termine “partigiano” che nella vulgata collettiva indica il combattente con le armi in pugno e in montagna. Certo è così, ma non solo, e il “non solo” è molto più vasto e numeroso di quanto si creda. Tutti coloro che dopo l’8 settembre si sono prodigati per alleviare le sofferenze dei tantissimi perseguitati, con l’aiuto concreto nel procurare documenti falsi per l’espatrio, oppure per nascondere famiglie intere di cittadini italiani di razza ebraica, oppure e ancora per scrivere, stampare e diffondere fogli e giornali clandestini, hanno fatto una parte molto importante di Resistenza. E ancora gli arresti degli operai che scioperavano, con lo scopo di rallentare la produzione bellica germanica (le fabbriche del triangolo industriale del Nord erano in mano ai tedeschi), l’azione di molti uomini e donne che sono stati di sostegno con viveri, armi e indumenti a chi materialmente combatteva, anche questa è Resistenza. Tutte queste centinaia di migliaia di cittadini italiani furono arrestati, imprigionati, se non fucilati per una qualche rappresaglia, inviati nei lager di mezza Europa e quasi tutti senza fare ritorno. Denominatore comune di tutte queste persone, combattenti, operai, intellettuali, staffette e quanti in qualche modo hanno aiutato la resistenza è l’aver cercato, per quanto loro possibile, di rimediare ad una situazione insostenibile, non con vuote proteste, non con colpevole indifferenza, ma con azioni concrete, intese a ristabilire la giustizia, il rispetto dell’altro, la parità dei diritti. Azioni anche piccole ma che sommate l’una con l’altra hanno raggiunto lo scopo di rovesciare un governo dittatoriale e ristabilire la libertà. Chiudo con le parole dell’Arcivescovo Delpini pronunciate al Campo della Gloria la scorsa settimana: “Sono qui per rendere omaggio a un uomo tra tanti uomini e donne di buona volontà, di ogni ispirazione politica e partitica e appartenenza religiosa: quando una cosa è storta è meglio mettere mani all’impresa per raddrizzarla. Prendiamo spunto da quei morti, rendiamo loro giustizia, perché anche noi, per ciò che ci compete, cerchiamo di mettere mano all’impresa. Così vogliamo ricordare coloro che ci hanno dato questa Italia.” Aggiungo che questa Italia non è certo quella che sognavano tutti gli uomini e le donne che sono morti per essa; non è un’Italia perfetta, ha tanti difetti ma è libera, almeno per ora”.

Il 25 Aprile 2019 a Bergamo

A Bergamo il XXV Aprile è stato celebrato con molte iniziative in città e provincia. Come sezione Anpc non siamo riusciti a partecipare a tutte le numerose iniziative per concomitanza di impegni, infatti abbiamo proposto una dilazione delle feste nell’arco della settimana intorno al 25 Aprile. La nostra presenza è stata notata e apprezzata  e ci ha portato nuovi amici. A Bergamo-città siamo intervenuti alla S.Messa al Cimitero davanti alle tombe dei nostri Partigiani  appena rifatte (bellissima la predica di Mons. Dellavite).In centro al corteo ha partecipato tanta gente. Interessante l’intervento di Ferruccio Parri  e bella la presenza sul palco di alcuni degli ultimi partigiani che sono  ancora attivi  nella testimonianza sulla Resistenza. Nonostante il clima politico di questi tempi il xxv Aprile ci fa ben sperare!!! Marina Pighizzini – Segretaria A.N.P.C. di Bergamo

Bergamo 25 Aprile.JPG

25 Aprile 2019: 74° Anniversario della Liberazione

“LA STORIA NON SI RISCRIVE”

“Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha incontrato al Quirinale il 24 Aprile gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 74° anniversario della Liberazione. Sono intervenuti il Presidente del Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma, Gen. C.A. Mario Buscemi, il Presidente della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, Claudio Betti, e il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Presenti i vertici delle Forze Armate e i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche”.  (Clicca qui per leggere il discorso integrale del Presidente della Repubblica: Discorso Mattarella 24 Aprile 2019).

Presenti per Anpc i Vicepresidenti  Nazionali Angelo Sferrazza e Ferdinando Sandroni, a Roma per la consegna delle Medaglia d’oro al Valor Militare per il Comune di Compiano, dove ha partecipato anche il nostro Segretario Generale Maurizio Gentilini (di cui alcune foto qui sotto).

 

La mattina del 25 Aprile il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Sull’Altare della Patria in nostra rappresentanza c’era la Vicepresidente Nazionale Anna Maria Cristina Olini.

“MAI IL BARATTO FRA LIBERTA’ E ORDINE”

Il Presidente della Repubblica si è poi recato a Vittorio Veneto dove è stato accolto con grandi applausi e dal Presidente della Regione Zaia, dalle Autorità locali e dalle Associazioni partigiane e d’arma. Nel suo discorso di grande valore politico e morale, ha ricordato il Beato Teresio Olivelli simbolo della Resistenza: “Fu in questo contesto che molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, anche in Italia, il movimento della Resistenza. …. A queste minacce possiamo rispondere con le parole di Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck: «Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano». (Clicca qui per leggere il discorso integrale: Discorso Mattarella 25 Aprile 2019 a Vittorio Veneto)

25 aprile a Firenze

Il Presidente Nazionale Giuseppe Matulli ha svolto il discorso ufficiale alla celebrazione del 25 Aprile a Firenze che ha avuto luogo partendo da piazza S.Croce, dove alle 10, hanno parlato i rappresentanti delle confessioni religiose residenti a Firenze e dove il prefetto, il comandante dell’Istituto Geografico Militare, il Sindaco e il presidente della Regione Toscana hanno deposto una corona al monumento ai caduti. Da piazza santa Croce si è formato un lungo corteo che ha raggiunto piazza della Signoria dove Il Sindaco di Firenze ha introdotto la cerimonia, dando la parola per i saluti al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, al vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura Davide Ermini, al presidente dell’Anpi regionale Vania Bagni. Al termine dei saluti ha svolto il discorso ufficiale il nostro Presidente Nazionale ANPC nonchè presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Giuseppe Matulli.

piazza Firenze Matulli.jpg

Bisagno: in onda su Rai Storia il 24 Aprile h 21:15

Dopo settant’anni il nome di Aldo Gastaldi continua a risuonare nella memoria di chi ha preso parte alla lotta di liberazione. Sottotenente del XV Reggimento Genio, a pochi giorni dall’armistizio sale in montagna e nel giro di pochi mesi, con il nome di “Bisagno”, diventa il comandante più amato della resistenza in Liguria. Ricordato come “primo partigiano d’Italia”, è lui il protagonista del documentario “Bisagno”, di Marco Gandolfo. Gastaldi interpreta il ruolo non come potere, ma come servizio: è il primo a esporsi ai pericoli e l’ultimo a mangiare, riserva a se stesso i turni di guardia più pesanti. Si conquista così l’amore e la stima degli uomini e delle popolazioni contadine, senza il cui sostegno la lotta partigiana sarebbe stata impossibile. Cattolico, apartitico, con un carisma straordinario, si oppone con decisione ad ogni tentativo di politicizzazione della resistenza. La sua statura umana e cristiana ha segnato la vita di molti compagni. A partire dalla documentazione raccolta dalla famiglia e dalle interviste a coloro che l’hanno conosciuto, Marco Gandolfo ha realizzato un film documentario in cui l’itinerario umano e spirituale di Aldo Gastaldi si intreccia alle complesse dinamiche politico-ideologiche che hanno accompagnato le vicende resistenziali, restituendo lo sguardo di un uomo capace di interrogare anche il presente. Andrà in onda su Rai Storia il 24 aprile p.v. ore 21.15: http://www.raistoria.rai.it/articoli/bisagno/35493/default.aspx

bisagno.jpg

Il partigiano Bisagno ha combattuto nella zona ligure a ridosso con la provincia di Piacenza, in particolare nei Comuni di Ottone e Cerignale.
Di seguito pubblichiamo lo stralcio di una relazione svolta ad Ottone nel 2011 da Romano Repetti inviatoci dal nostro Mario Spezia, Presidente ANPC di Piacenza.

Il disarmo e la dispersione degli uomini della banda
L’inizio dell’estate ’44 fu anche il periodo in cui il movimento partigiano piacentino, su indicazione del CLN provinciale, si andò aggregando e strutturando in poche e più consistenti formazioni, inizialmente brigate e più avanti divisioni articolate in Brigate. Lo stesso processo avvenne nelle altre province confinanti con quella piacentina. Per opportunità operative verrà concordato che la parte piacentina della Val Trebbia e della Val d’Aveto, da Marsaglia verso la Liguria, facesse parte della VI Zona partigiana ligure.
Assieme all’assestamento organizzativo si andarono definendo anche le regole di comportamento……, In questo contesto le formazioni collegate ai CLN, oltre a perseguire fenomeni di vero e proprio banditismo che si erano sviluppati dopo l’8 settembre, si assunsero l’obiettivo di sciogliere, anche con atti di forza, le piccole bande di ribelli rimaste autonome, e di assorbirne i componenti nelle proprie file.
Quella di Gaspare non era un raggruppamento isolato dal più generale movimento partigiano che si stava sviluppando. Sono ricordati contatti ed incontri con i capi di altre formazioni, anche nel periodo di Sanguineto . E’ plausibile che Gaspare ed altri uomini della sua banda abbiano partecipato ad azioni comuni con altre formazioni, quale l’attacco e la requisizione a Bettola già citate. Rina Bazzini riferisce che rappresentanti del CLN si erano incontrati con lui per sollecitare la regolarizzazione della sua formazione nell’ambito delle strutture partigiane riconosciute dagli organi ciellenisti. Ma sarebbe stato Salami ad essere decisamente contrario a tale regolarizzazione, perché significava perdere l’autonomia di azione che la banda si era conquistata. Nel volume che ricostruisce la storia della Brigata partigiano “Jori” la quale, nell’ambito della Divisione partigiana ligure “Cichero” che aveva come comandante il genovese Aldo Castaldi “Bisagno”, subentrerà alla banda Gaspare nel controllo anche del tatto piacentino della Val Trebbia fino a Marsaglia, si dice :
“La banda irregolare più nota in Val Trebbia e fonte di maggiori problemi, per il numero consistente di uomini – circa 150 – il buon armamento e le indubbie qualità di spericolatezza, fu quella capeggiata da certo Gaspare….
Il comandante della Jori, Croce, cercò più volte di sanare la situazione di irregolarità di questo gruppo e, sia personalmente, sia tramite il Comando della Divisione Cichero, prese contatto con i capi della banda per adeguarne il comportamento a regole di maggior correttezza. Ma i buoni comportamenti dichiarati venivano puntualmente disattesi, dato che molti elementi della formazione si erano abituati all’andazzo di compiere impunemente ruberie ed estorsioni ai danni di abitanti della vallata. Anche l’intervento di Dan (Sergio Podestà), inviato appositamente dal CLMR (Comando Miliare Regionale Ligure), non ebbe miglior sorte.
Non rimase altro da fare, quindi, che procedere al disarmo della formazione …”.
Il testo contiene delle inesattezze perché, al momento del disarmo della Banda Gaspare, la Cichero era ancora una brigata e la Jori ne era un distaccamento. A dirigere l’operazione, attuata fra l’1 e il 2 luglio del ’44, fu lo stesso comandante della Cichero, Aldo Gastaldi “Bisagno”.
In precedenza era stato inserito nella formazione di Gaspare un nomo di fiducia di Bisagno, “Sandro”, che fornì le indicazioni per sorprendere i capi della banda separatamente dal grosso dei componenti, che erano comunque suddivisi fra Cerignale, Marsaglia e Ottone. Non vi furono tentativi di resistenza. Gaspare, che era stato intercettato sulla statale presso Marsaglia, fu portato e trattenuto per alcuni giorni in custodia a Cerignale. Salami e Pino in un’altra località . Il resto degli uomini, e le tre donne che abbiamo prima ricordato, furono portati nell’ex caserma dei carabinieri di Ottone.
Di questa azione si è conservato il rapporto steso subito il 2 luglio dal comandante Bisagno. Dopo aver premesso che ci si era decisi ad intervenire perché “quei circa 130 uomini bene armati conducevano azioni di banditismo” , descritta l’operazione ed evidenziato il suo pieno successo, il rapporto elenca quanto venne trovato:
“In Cerignale era depositato il forte bottino della banda per cui è stato necessario far piantonare i magazzini. Inoltre si sono messe quattro guardie alle celle dove erano rinchiusi 40 prigionieri dei quali 15 erano tedeschi (in un documento successivo si dirà 17)…Tra il bottino di tale banda abbiamo avuto: 6 armi automatiche a lunga gittata, 2 armi automatiche a corta gittata, 2 autocorriere, 2 camion, tre autovetture, un moto-triciclo tedesco, un bidone di benzina, molti teli per tenda con accessori, diversi tagli di stoffa, lenzuola e coperte, due macchine da scrivere, formaggio, grassi e viveri ed altre cose in grande quantità”.
Le persone trattenuta nella caserma di Ottone, dopo qualche tempo furono radunate nella piazza e “strapazzati” da Bisagno , infine invitati ad aderire alla formazione Cichero o ad abbandonare la zona. Quasi tutti continueranno l’attività partigiana, chi appunto con la “Cichero”, chi in Val Nure/Val d’Aveto con la Brigata Caio di Istriano, chi nelle Brigata Stella Rossa del Montenegrino in Val Nure.
Dopo alcuni giorni anche Gaspare, Salami e Pino furono condotti ad Ottone e si istruì nei loro confronti, nei locali del Municipio, un processo partigiano. La funzione di avvocato difensore fu assunta dal parroco di Gorreto, il piccolo comune genovese più prossimo a quello di Ottone. Qualcuno avrebbe voluto condannare a morte i tre capi della banda ma alla fine si impose loro solo di abbandonare la zona.
Giuseppe Salami e “Pino” Paramuzzi si uniranno inizialmente ad Istriano e nella Brigata Caio il primo diventerà comandante ed il secondo commissario di un distaccamento; più avanti lasceranno Istriano e Salami, nel marzo del 1945, diventerà il comandante della Brigata Inzani facente parte della Divisione partigiana Val Nure.

Navigazione articolo