ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

25 aprile 2019 a Cinisello Balsamo (MI)

 

25 aprile Milano

 

Il discorso del nostro Consigliere Nazionale, Carla Bianchi Iacono: “Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Cinisello Balsamo nelle persone del suo Sindaco e dei suoi Assessori e Collaboratori per l’invito che mi hanno rivolto di parlare in questo 74esimo anniversario della Liberazione. Sono consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, ma non solo, sono anche la figlia di quell’antifascista cattolico, fucilato al poligono di Cibeno, vicino al Campo di Concentramento di Fossoli il 12 luglio 1944, che il nostro Arcivescovo Delpini ha commemorato pubblicamente la scorsa settimana al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore di Milano. Il 25 aprile per il nostro Paese dovrebbe rappresentare il giorno della memoria collettiva, perché le vicende di un paese sono di pertinenza per tutti coloro che lo abitano. Oltre la memoria collettiva il 25 aprile è lo spartiacque che divide il prima dal dopo: prima la dittatura fascista, la guerra, lunga e disastrosa che aveva sconvolto e travolto tutti gli Italiani. Dopo, con il 25 aprile, l’inizio di un periodo di pace, di cui possiamo ancora usufruire (speriamo ancora per molto, ma…) l’inizio della libertà dopo anni di propaganda e di false e becere promesse di grandezza, di oppressione del potere di un solo capo, e cioè una dittatura. Con il 25 aprile si realizzano le proposte studiate già prima, clandestinamente e di nascosto, di dare un assetto democratico al nostro Paese. In questo modo ha inizio la nostra democrazia che trova la sua più alta definizione nella Carta Costituzionale, concepita, elaborata, scritta e siglata da tutti i partiti politici insieme e uniti. Voglio ricordare che i partiti erano stati aboliti con l’avvento del Fascismo; e dopo il 25 aprile da partiti clandestini e perseguitati, si erano ricostituiti alla luce del sole.

Vorrei fare ora un breve accenno su alcuni miti della Resistenza; miti nati dall’immaginario collettivo e non aderenti alla realtà storica. Quando si parla di Resistenza, il primo impatto è di collegarla con il termine “partigiano” che nella vulgata collettiva indica il combattente con le armi in pugno e in montagna. Certo è così, ma non solo, e il “non solo” è molto più vasto e numeroso di quanto si creda. Tutti coloro che dopo l’8 settembre si sono prodigati per alleviare le sofferenze dei tantissimi perseguitati, con l’aiuto concreto nel procurare documenti falsi per l’espatrio, oppure per nascondere famiglie intere di cittadini italiani di razza ebraica, oppure e ancora per scrivere, stampare e diffondere fogli e giornali clandestini, hanno fatto una parte molto importante di Resistenza. E ancora gli arresti degli operai che scioperavano, con lo scopo di rallentare la produzione bellica germanica (le fabbriche del triangolo industriale del Nord erano in mano ai tedeschi), l’azione di molti uomini e donne che sono stati di sostegno con viveri, armi e indumenti a chi materialmente combatteva, anche questa è Resistenza. Tutte queste centinaia di migliaia di cittadini italiani furono arrestati, imprigionati, se non fucilati per una qualche rappresaglia, inviati nei lager di mezza Europa e quasi tutti senza fare ritorno. Denominatore comune di tutte queste persone, combattenti, operai, intellettuali, staffette e quanti in qualche modo hanno aiutato la resistenza è l’aver cercato, per quanto loro possibile, di rimediare ad una situazione insostenibile, non con vuote proteste, non con colpevole indifferenza, ma con azioni concrete, intese a ristabilire la giustizia, il rispetto dell’altro, la parità dei diritti. Azioni anche piccole ma che sommate l’una con l’altra hanno raggiunto lo scopo di rovesciare un governo dittatoriale e ristabilire la libertà. Chiudo con le parole dell’Arcivescovo Delpini pronunciate al Campo della Gloria la scorsa settimana: “Sono qui per rendere omaggio a un uomo tra tanti uomini e donne di buona volontà, di ogni ispirazione politica e partitica e appartenenza religiosa: quando una cosa è storta è meglio mettere mani all’impresa per raddrizzarla. Prendiamo spunto da quei morti, rendiamo loro giustizia, perché anche noi, per ciò che ci compete, cerchiamo di mettere mano all’impresa. Così vogliamo ricordare coloro che ci hanno dato questa Italia.” Aggiungo che questa Italia non è certo quella che sognavano tutti gli uomini e le donne che sono morti per essa; non è un’Italia perfetta, ha tanti difetti ma è libera, almeno per ora”.

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