Ieri, 28 aprile, si è svolto presso ISCO Ferrara, con un notevole afflusso di partecipanti, il convegno sull’azione del vescovo Ruggero Bovelli nel passaggio fra occupazione, liberazione e dopoguerra promosso da ANPC Ferrara. Dopo l’introduzione di Mons. Massimo Manservigi, vicario generale della diocesi di Ferrara, Riccardo Piffanelli e Alessandro Accorsi, archivisti diocesani assieme ad Andrea Rossi, ricercatore storico e consigliere nazionale ANPC, hanno esposto al pubblico una mole notevole di nuova documentazione tedesca, inglese e italiana. Bovelli agì nel 1945 ad autentica difesa dei civili nel momento drammatico del passaggio del fronte e fu un riferimento autorevole per le autorità alleate nell’immediato dopoguerra. Alzò la voce per condannare le uccisioni indiscriminate e le vendette private, senza però negare ad alcuno il dialogo rispettoso e sincero. La sua opera nel salvataggio degli ebrei ferraresi ebbe dimensioni difficili ancora oggi da stimare, e la sua carità fu rivolta a tutti i bisognosi, senza distinzioni. Il successo di questa seconda iniziativa dedicata a Bovelli (la prima si era svolta lo scorso novembre) dimostra l’interesse per questa figura storica, ammirata da tutti i ferraresi senza distinzioni politiche, ancora oggi.
Venerdì 1 maggio 2026, alle ore 10.30, a Cesano Boscone, presso Villa Marazzi – Sala Carrozze in via Dante Alighieri 47, l’Azione Cattolica di Cesano propone la presentazione della mostra “Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca”.
L’iniziativa intende far conoscere una delle pagine più intense e coraggiose della resistenza al nazismo: quella di un gruppo di giovani universitari – Hans e Sophie Scholl, Willi Graf, Alex Schmorell, Christoph Probst – insieme al professore Kurt Huber, che scelsero di opporsi al regime di Hitler attraverso la diffusione di volantini e semplici ma potenti gesti di testimonianza. Una storia breve ma profondamente significativa, capace ancora oggi di interrogare le coscienze e suscitare riflessione.
“In occasione del 120° anniversario della nascita di Enrico Mattei, ricordiamo un grande protagonista della ricostruzione del nostro Paese, un uomo che seppe guardare oltre gli interessi di parte con una chiara visione del futuro. Negli anni ’50, mentre nel mondo i grandi petrolieri agivano contro il nucleare, consapevoli che rappresentava la vera alternativa al petrolio, Mattei, pur essendo un petroliere, mise al primo posto la crescita del Paese. Fu lui ad aprire la prima centrale nucleare in Italia e in Europa, con la consapevolezza di compiere un gesto positivo per la collettività. Fondando l’ENI, Mattei diede vita a un’impresa che ancora oggi rappresenta un caposaldo fondamentale del sistema Paese, simbolo di innovazione e leadership nel settore energetico. Ma il suo impegno non si fermò all’economia: fondò anche l’Associazione Partigiani Cristiani, dimostrando che la Resistenza non è patrimonio di una sola parte, ma di tutti. Con Enrico Mattei, l’Italia imparò che il progresso è il frutto del coraggio di agire per il bene comune, guardando oltre gli interessi immediati”.
Il 25 aprile è stato festeggiato non solo a Milano, ma in tante località della Città Metropolitana. Questa giornata, voluta da Alcide De Gasperi il 22 aprile 1946 come Festa nazionale della Liberazione, deve essere celebrata ricordando i tanti martiri che hanno dato la loro vita affinché noi oggi possiamo vivere in un paese libero.
A San Donato Milanese è stata posta una corona di fiori al busto del fondatore dell’Associazione Partigiani Cristiani: Enrico Mattei. Ai piedi dei palazzi sede dell’Eni di San Donato Milanese, Luca Squeri insieme al Sindaco della Città Francesco Squeri.
A Rho i ns. rappresentanti hanno sfilato e così pure a Cinisello Balsamo, a Sesto San Giovanni e a Milano, il ns alfiere Claudio Consonni ha portato il nostro medagliere.
Sul palco era presente anche la Partigiana Sandra Gilardelli di 100 anni che ha voluto salutare la gente in piazza.
ANPC ha dovuto registrare ancora una volta la mancata occasione di celebrare il 25 aprile come storia comune dell’intero popolo italiano.
Purtroppo, nonostante il dialogo e il conseguente patto concluso in sede di Comitato Permanente Antifascista Contro Il Terrorismo Per La Difesa Dell’ordine Repubblicano di Milano, si sono rivelate precostituite iniziative di disturbo della manifestazione.
Giova invece ricordare che l’associazione Laboratorio Ebraico Antirazzista – Mai indifferenti – Voci Ebraiche per la pace, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Oggi come ogni anno un nostro spezzone ebraico ha partecipato al corteo nazionale del 25 aprile a Milano. Lo abbiamo percorso con due striscioni “ebree ed ebrei contro il fascismo in ogni tempo e in ogni luogo #no pulizia etnica# e #cessate il fuoco#, voci ebraiche per la pace#.
Non abbiamo avuto bisogno di alcuna protezione. Non abbiamo ricevuto una parola fuori posto ma anzi moltissimi applausi e saluti affettuosi dai presenti…”
ANPC non cessa di chiedere che tutti i sinceri antifascisti si dedichino ogni giorno a onorare la Resistenza, come risposta da condividere senza distinzioni e discriminazioni per difendere la nostra democrazia repubblicana.
Non dimentichiamo che fu Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 a istituire il 25 aprile Festa nazionale a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano dal nazifascismo.
Un momento di raccoglimento da parte del Presidente di ANPC Tigullio Umberto Armanino e il Consigliere Riccardo Pagliettini innanzi al Monumento ai Caduti della Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci nella Battaglia del Gitterò. Il Trombettiere Elemire Figone ha reso solenne questo momento suonando il Silenzio.
25 aprile Varese Ligure Orazione del Presidente ANPC Tigullio Umberto Armanino
Cittadini di Varese Ligure, autorità civili e militari, cari Amici delle Comunità dell’Alta Val di Vara e dell’Alta Val di Taro, un saluto a tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e di Volontariato. Essere qui oggi, in questo borgo e tra poco lassù al Passo del Cento Crocci, significa tornare alla sorgente della nostra Libertà. Varese Ligure, Albareto, Tornolo, non sono una piazza come le altre: sono i luoghi dove la parola “Resistenza” è diventata azione concreta già all’8 settembre 1943.
Qui non si è aspettato che la storia decidesse per noi. Qui, tra queste valli che uniscono la Liguria all’Emilia, uomini coraggiosi hanno capito subito che il silenzio sarebbe stato complicità. Parlo con l’emozione di chi porta nel sangue la storia delle Divisioni cattoliche Cento Croci e Val Taro, ma parlo soprattutto come storico, testimone ereditario di una terra che è stata il primo laboratorio di democrazia della nostra regione.
La presenza oggi di voi tutti, è la prova che i nostri monti non dividono, ma stringono legami indissolubili. Ottant’anni fa, la Val di Vara e la Val Taro divennero un’unica zona libera. I confini tra province sparirono davanti al dovere di difendere l’uomo.
L’Alta Val di Vara e La Val Taro sono state la culla del Reparto Sabotatori. Sotto la guida di uomini d’onore come il Comandante Richetto e Vitturin — entrambi fieri sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri — i nostri Padri, tra cui mio padre Armando e mio zio Lorenzo, hanno trasformato queste alture in una fortezza.
Dobbiamo ricordarlo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, Varese Ligure divenne il forziere sicuro per i macchinari della Fincantieri di Riva Trigoso. Nasconderli qui, tra la nostra gente, significò proteggere il lavoro di generazioni e il futuro delle nostre famiglie.
“E non dimentichiamo mai che il valore della Cento Croci è scritto nelle pagine più gloriose della storia militare europea e internazionale!
Proprio in questi giorni di aprile, ottantuno anni fa, i nostri uomini partecipavano alla più grande delle battaglie mai affrontate dai Partigiani, quella della Sacca di Fornovo, l’ultima grande battaglia campale in Italia.
Sento ancora l’orgoglio nelle parole di chi c’era, come emerge dai diari di Armando Armanino e dai racconti dei nostri “vecchi”: i Partigiani Cristiani furono i primi a ricongiungersi con i soldati brasiliani della F.E.B. e con le truppe americane.— Insieme a loro, i ragazzi della Cento Croci e della Divisione Val Taro, a Comandante unico, il leggendario “Richetto”, contribuirono alla resa della 148ª Divisione tedesca: quindicimila soldati nemici, tedeschi, alpini, bersaglieri, camicie nere, che dovettero deporre le armi davanti al coraggio dei nostri reparti e alla forza degli Alleati.
Tra i Priginieri italiani, figurano il Colonnello Vicelli (Comandande delle Brigate Nere), il Dott. Allegri e figlio, il Ten. Costi e il Comandante Gallo tristemente famoso nello spezzino e successivamente fucilato come criminale di guerra.
In quel fango, sotto la pioggia di Fornovo, nacque un’amicizia fraterna tra i nostri Partigiani e i reduci brasiliani, suggellata dalla stessa fede e dallo stesso desiderio di giustizia. Fu la dimostrazione definitiva che la nostra Resistenza era una forza organizzata, lucida e determinante per la fine della guerra. Non eravamo lì per caso: eravamo lì perché il dovere ci chiamava.”
Lassù, davanti a quel monumento che è il cuore della nostra identità, la scena scolpita nella pietra — il Cappellano che parla al Partigiano — ci ricorda chi siamo.
I nostri Cappellani storici, Don Costa e Don Canessa, Don Calindo e Don Zanello, insegnavano che non si poteva combattere l’odio con altro odio. Insegnavano la “Morale”: restare puri, restare “veri uomini” anche nel cuore della battaglia. Era questa l’etica che portava i sabotatori a rispondere al grido di Vitturin: “W Dio!” dopo ogni missione.
Erano, come disse il Beato Teresio Olivelli, “Ribelli per Amore”. Non combattevano per una fazione, ma per la Patria e per quella Croce che Don Giovanni Battista Bobbio, Parroco di Valletti scelse di non tradire, pagando con il martirio della fucilazione.
Ma il nostro legame con i Cappellani non è solo storia passata. Oggi, il nostro pensiero e la nostra preghiera salgono al cielo per Don Mario Perinetti, recentemente tornato alla Casa del Padre.
Dal 1980, Don Mario è stato la nostra anima, il Cappellano della nostra Associazione. Per oltre quarant’anni ci ha accompagnati in ogni commemorazione. È stato lui a prendere per mano decine dei nostri vecchi Partigiani nel loro ultimo viaggio, portando conforto alle nostre famiglie. Don Mario ha testimoniato ogni giorno quei valori di amore e libertà seminati sui monti. Se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche alla sua fedeltà.
Come Carabiniere in congedo, voglio ribadire che lo Stato non ha mai abbandonato queste valli perché è rimasto vivo nel giuramento dei suoi militari. Dai Carabinieri che salvarono vite dalla deportazione, ai sottufficiali come Richetto e Vitturin che guidarono la Cento Croci, l’Arma è stata il filo d’acciaio che ha tenuto insieme l’onore d’Italia.
Cittadini, il 25 Aprile è la festa di una comunità integrale. Portiamo nel cuore la preghiera di Olivelli: “Facci liberi nella verità”. Lavoriamo insieme perché questa Italia sia degna dei nostri morti, dei loro ideali, unita, e fiera della sua storia .
VIVA LE DIVISIONI Cento Croci e Val Taro! VIVA L’ARMA DEI CARABINIERI! VIVA VARESE LIGURE, ALBARETO E TORNOLO e L’ITALIA LIBERA!
Tante e prestigiose iniziative hanno celebrato il 25Aprile a Bergamo: convegni, mostre, documentazioni storiche, film tanto piu’ interessanti e ammirevoli per il coinvolgimento delle scuole e dei giovani. Da rilevare l’iniziativa degli studenti di una scuola d’arte/grafica che hanno scritto sui gradini della loro scuola 78 articoli della Costituzione ( piu’ vicini al loro essere uomini attivi) quale strumento quotidiano di riflessione civile per tutti coloro che frequenteranno la scuola. L’ANPC e’ stata presenza attiva in 3 celebrazioni.
A Bergamo citta’ purtroppo il bellissimo e pacifico corteo di 8000 persone e’stato “rovinato” dalla presenza in piazza di contestatori incivili proPal che hanno disturbato in maniera assordate i discorsi degli oratori.
Anche in questo 25 aprile 2026 sono stati numerosi i luoghi e i momenti in cui la sezione reggiana di ANPC è stata presente.
Partendo dal corteo principale, quello del capoluogo, dove ANPC ha partecipato con il labaro e alcuni rappresentanti, fino ad arrivare a Correggio, con la bandiera portata dagli iscritti del territorio; poi Casalgrande e Cadelbosco di Sopra, dove due nostri iscritti hanno tenuto orazioni particolarmente apprezzate, e molti altri comuni in cui i tesserati ANPC hanno preso parte attivamente ai cortei. Una presenza, quella di ANPC, che anno dopo anno si diffonde sempre più nel territorio reggiano, in uno spirito di collaborazione con gli enti locali e le altre sigle partigiane, mantenendo fede allo spirito della Resistenza che ha animato i ribelli cristiani e che ancora oggi ricordiamo, cercando di attualizzarlo in un presente e in un futuro politicamente sempre più incerti.
Foto di Casalgrande
Fotoni Cadelbosco, Comune dove ha parlato Emanuela Caselli dell’ANPCComune di Casina. Anna Fornili dell’ANPC tiene il discorso commemorativo
Incontro dell’Anpc al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria sul tema della “Resistenza taciuta delle donne partigiane e delle internate”. Con l’attivissimo Gianluca Tripodi, Presidente ANPC di Reggio Calabria, la delegazione del Consiglio Nazionale dell’Associazione. Quest’anno è stata scelta la meta di Rizziconi per il consueto “pellegrinaggio de Il nostro 25 aprile” al paese di Rizziconi, a 40 km di distanza da Reggio, dove il 6 settembre 1943 un bombardamento della divisione Goering delle SS causo’ 17 morti, tra cui 7 bambini.
E’ stato ricordato il Parroco Don Francesco Riso, allora trentenne, che si prese cura dei 40 feriti che salvo’ insieme al medico Vincenzo Giuffre’ e alla infermiera Lisa Anastasi, nel sanatorio del paese. In provincia di Cosenza ci sono ancora alcune baracche del Campo fascista di Ferramonti di Tarsia, dove dal giugno1949 al 17 settembre 43 furono detenuti ebrei, oppositori politici, stranieri “indesiderabili” e militari. Il cappellano del campo Padre callisto Lopinot un francescano finse che si fosse diffusa una epidemia di febbre gialla che mise in fuga i tedeschi che erano in ritirara. Il campo fu sgombrato del tutto nel 1945.
Una storia, quella delle sofferenze e della resistenza calabrese che merita di essere conosciuta e rispettata.
L’ANPC A RIZZICONI il 27 aprile 2026: MEMORIA E RESPONSABILITÀ NELL’80° DELLA REPUBBLICA
Il 27 aprile, il Consiglio Direttivo Nazionale dell’ANPC, guidato dalla Presidente Mariapia Garavaglia, insieme a Silvia Costa, Cristina Olini, Luisa Ghidini, Gianfranco Noferi, Aladino Lombardi e Pino Strinati, ha reso omaggio ai Caduti del 6 settembre 1943 a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria.La delegazione si è recata prima al monumento, presso la stele che ricorda l’eccidio del 6 settembre 1943, per un momento di raccoglimento e la deposizione di una corona d’alloro. Alla cerimonia erano presenti il Sindaco, il Parroco, il Presidente dell’Associazione ANEI, gli studenti con i docenti e numerosi cittadini.
Successivamente, l’incontro è proseguito nella Sala del Consiglio Comunale, dove si è tenuto un momento di riflessione condivisa con i giovani. L’evento è stato organizzato dal Presidente Regionale ANPC, Gianluca Tripodi, a cui va il ringraziamento del Direttivo Nazionale per l’impegno profuso, l’ eccellente organizzazione e l’ accoglienza impeccabile ai partecipanti.
Nel suo intervento la Presidente Mariapia Garavaglia ha ricordato il sacrificio delle vittime civili di Rizziconi, colpite pochi giorni prima dell’Armistizio: “Fare memoria davanti a quella stele non è un rito vuoto. Significa riconoscere che la libertà di cui godiamo oggi nasce da scelte difficili, da persone che hanno detto no alla violenza e alla sopraffazione”.
Rivolgendosi agli studenti, la Presidente ha poi legato il ricordo della Resistenza e della Liberazione alla responsabilità di oggi, nell’80° anniversario della Repubblica: “La Costituzione non è un documento del passato. È un compito per il presente. Essere responsabili oggi vuol dire difendere la democrazia ogni giorno: con lo studio, con il rispetto delle regole, con il coraggio di non voltarsi dall’altra parte di fronte all’ingiustizia. La Resistenza ci insegna che la libertà non è mai garantita per sempre, va custodita con azioni concrete, anche piccole, nella scuola, nel lavoro, nella vita di comunità”.
Garavaglia ha concluso ringraziando studenti e insegnanti: “Voi siete i custodi della memoria viva. Se saprete trasformare il ricordo in impegno civile, allora il sacrificio di chi ci ha preceduto non sarà stato vano. Questo è l’insegnamento che dobbiamo consegnare alle future generazioni”.
Discorso al Monumento dei Partigiani Cristiani – Passo del Cento Croci
“Cari amici, autorità civili e militari, associazioni combattentistiche, Alpini di Varese Ligure e San Pietro Vara, sono qui oggi per portarvi un saluto che è prima di tutto un atto di fedeltà. Essere qui, innanzi a questo monumento, non è solo ricordare la storia delle Divisioni Cento Croci e Val Taro, ma è riaffermare l’anima cristiana che ha guidato i nostri Padri. Dal 1980, il nostro cammino quassù è stato illuminato da don Mario Perinetti. Il nostro ultimo cappellano ci ha accompagnato in ogni celebrazione del 25 aprile, e oggi è in cielo con i nostri Padri e i nostri Cappellani a indicarci il cammino. Oggi lo ricordiamo con affetto e gratitudine, sentendo la sua voce ancora tra queste montagne.
Voglio invitarvi a guardare questo Trittico alle mie spalle. C’è un cappellano che fa la morale al Partigiano. In un tempo in cui la violenza sembrava l’unica lingua possibile, i nostri cappellani ricordavano ai ragazzi che si può combattere per la libertà senza odiare il nemico
Insegnava al partigiano a comportarsi bene, a restare cristiano anche di fronte al nemico, a non cedere alla vendetta. Gli diceva che la nostra battaglia era per la vita e per la dignità, mai per l’odio. Che questo monumento e il ricordo di don Mario, del Comandante Richetto continuino a ricordarci che la libertà è un dono prezioso, da custodire sempre e difendere.Viva i Partigiani Cristiani, Viva le Divisioni Cento Croci e Val Taro “
Il Trombettiere Elemire Figone, nipote del Comandante dei Sabotatori, ha reso questo momento ancora più solenne suonando il Silenzio.
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