ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Commemorazione 25 Aprile della Divisione Cento Croci Anpc

Passo della Cappelletta del Monte Gottero

Un momento di raccoglimento da parte del Presidente di ANPC Tigullio Umberto Armanino e il Consigliere Riccardo Pagliettini innanzi al Monumento ai Caduti della Divisione Partigiani Cristiani Cento Croci nella Battaglia del Gitterò. Il Trombettiere Elemire Figone ha reso solenne questo momento suonando il Silenzio. 

25 aprile Varese Ligure Orazione del Presidente ANPC Tigullio Umberto Armanino

Cittadini di Varese Ligure, autorità civili e militari, cari Amici delle Comunità dell’Alta Val di Vara e dell’Alta Val di Taro, un saluto a tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e di Volontariato. Essere qui oggi, in questo borgo e tra poco lassù al Passo del Cento Crocci, significa tornare alla sorgente della nostra Libertà. Varese Ligure, Albareto, Tornolo, non sono una piazza come le altre: sono i luoghi dove la parola “Resistenza” è diventata azione concreta già all’8 settembre 1943.

Qui non si è aspettato che la storia decidesse per noi. Qui, tra queste valli che uniscono la Liguria all’Emilia, uomini coraggiosi hanno capito subito che il silenzio sarebbe stato complicità. Parlo con l’emozione di chi porta nel sangue la storia delle Divisioni cattoliche Cento Croci e Val Taro, ma parlo soprattutto come storico, testimone ereditario di una terra che è stata il primo laboratorio di democrazia della nostra regione.

La presenza oggi di voi tutti, è la prova che i nostri monti non dividono, ma stringono legami indissolubili. Ottant’anni fa, la Val di Vara e la Val Taro divennero un’unica zona libera. I confini tra province sparirono davanti al dovere di difendere l’uomo.

L’Alta Val di Vara e La Val Taro sono state la culla del Reparto Sabotatori. Sotto la guida di uomini d’onore come il Comandante Richetto e Vitturin — entrambi fieri sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri — i nostri Padri, tra cui mio padre Armando e mio zio Lorenzo, hanno trasformato queste alture in una fortezza.

Dobbiamo ricordarlo con orgoglio: quando l’occupante voleva spogliare le nostre fabbriche, Varese Ligure divenne il forziere sicuro per i macchinari della Fincantieri di Riva Trigoso. Nasconderli qui, tra la nostra gente, significò proteggere il lavoro di generazioni e il futuro delle nostre famiglie.

“E non dimentichiamo mai che il valore della Cento Croci è scritto nelle pagine più gloriose della storia militare europea e internazionale! 

Proprio in questi giorni di aprile, ottantuno anni fa, i nostri uomini partecipavano alla più grande delle battaglie mai affrontate dai Partigiani, quella della Sacca di Fornovo, l’ultima grande battaglia campale in Italia.

Sento ancora l’orgoglio nelle parole di chi c’era, come emerge dai diari di Armando Armanino e dai racconti dei nostri “vecchi”: i Partigiani Cristiani furono i primi a ricongiungersi con i soldati brasiliani della F.E.B. e con le truppe americane.— Insieme a loro, i ragazzi della Cento Croci e della Divisione Val Taro, a Comandante unico, il leggendario “Richetto”, contribuirono alla resa della 148ª Divisione tedesca: quindicimila soldati nemici, tedeschi, alpini, bersaglieri, camicie nere, che dovettero deporre le armi davanti al coraggio dei nostri reparti e alla forza degli Alleati. 

Tra i Priginieri italiani, figurano il Colonnello Vicelli (Comandande delle Brigate Nere), il Dott. Allegri e figlio, il Ten. Costi e il Comandante Gallo tristemente famoso nello spezzino e successivamente fucilato come criminale di guerra.

In quel fango, sotto la pioggia di Fornovo, nacque un’amicizia fraterna tra i nostri Partigiani e i reduci brasiliani, suggellata dalla stessa fede e dallo stesso desiderio di giustizia. Fu la dimostrazione definitiva che la nostra Resistenza era una forza organizzata, lucida e determinante per la fine della guerra. Non eravamo lì per caso: eravamo lì perché il dovere ci chiamava.”

Lassù, davanti a quel monumento che è il cuore della nostra identità, la scena scolpita nella pietra — il Cappellano che parla al Partigiano — ci ricorda chi siamo.

I nostri Cappellani storici, Don Costa e Don Canessa, Don Calindo  e Don Zanello, insegnavano che non si poteva combattere l’odio con altro odio. Insegnavano la “Morale”: restare puri, restare “veri uomini” anche nel cuore della battaglia. Era questa l’etica che portava i sabotatori a rispondere al grido di Vitturin: “W Dio!” dopo ogni missione.

Erano, come disse il Beato Teresio Olivelli, “Ribelli per Amore”. Non combattevano per una fazione, ma per la Patria e per quella Croce che Don Giovanni Battista Bobbio, Parroco di  Valletti scelse di non tradire, pagando con il martirio della fucilazione.

Ma il nostro legame con i Cappellani non è solo storia passata. Oggi, il nostro pensiero e la nostra preghiera salgono al cielo per Don Mario Perinetti, recentemente tornato alla Casa del Padre.

Dal 1980, Don Mario è stato la nostra anima, il Cappellano della nostra Associazione. Per oltre quarant’anni ci ha accompagnati in ogni commemorazione. È stato lui a prendere per mano decine dei nostri vecchi Partigiani nel loro ultimo viaggio, portando conforto alle nostre famiglie. Don Mario ha testimoniato ogni giorno quei valori di amore e libertà seminati sui monti. Se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche alla sua fedeltà.

Come Carabiniere in congedo, voglio ribadire che lo Stato non ha mai abbandonato queste valli perché è rimasto vivo nel giuramento dei suoi militari. Dai Carabinieri che salvarono vite dalla deportazione, ai sottufficiali come Richetto e Vitturin che guidarono la Cento Croci, l’Arma è stata il filo d’acciaio che ha tenuto insieme l’onore d’Italia.

Cittadini, il 25 Aprile è la festa di una comunità integrale. Portiamo nel cuore la preghiera di Olivelli: “Facci liberi nella verità”. Lavoriamo insieme perché questa Italia sia degna dei nostri morti, dei loro ideali,  unita, e fiera della sua storia .

VIVA LE DIVISIONI Cento Croci e Val Taro! VIVA L’ARMA DEI CARABINIERI! VIVA VARESE LIGURE, ALBARETO E TORNOLO e L’ITALIA LIBERA!

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