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Pomeriggio in ricordo di un amico: Renato Sclarandi

Due incontri dedicati al giovane IMI Renato Sclarandi si sono svolti nel pomeriggio del 29 maggio presso la scuola primaria che porta il suo nome, situata in via Baltimora a Torino. In momenti diversi, i bambini delle quarte e quinte elementari hanno potuto scoprire più in profondità le vicende di questo ragazzo dell’Azione Cattolica, morto nel 1944 a 25 anni.

Il titolo dato agli incontri, Pomeriggio in ricordo di un amico, richiama l’intento di avvicinare gli alunni a Renato perché possano vederlo proprio come un amico e un esempio da seguire. Grazie all’organizzazione e all’ospitalità del preside Luca Albana e della vicepreside Rosaria Petrillo, gli alunni hanno avuto l’opportunità di incontrare i nipoti di Renato: Marina, Luca, Alfredo e Ferruccio Sclarandi hanno raccontato aneddoti e curiosità sulla propria famiglia.

Stefano Contini, socio ANPC e dottorando presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), ha raccontato la breve ma intensa vicenda biografica di Renato, mostrando fotografie e documenti preziosi. Entusiasta della vita comunitaria nell’Azione Cattolica torinese, Renato (classe 1919) era iscritto alla facoltà di Lettere presso l’Università di Torino; quando l’Italia entrò in guerra, però, il ragazzo fu richiamato per svolgere il servizio di leva obbligatorio. Sottotenente di complemento degli Alpini, l’8 settembre si trovava a Pinerolo e decise di non lasciare i propri uomini. Come altri 650.000 soldati del Regio Esercito, dovette affrontare la prigionia nei campi di concentramento in Germania e Polonia (Luckenwalde, Przemysl e Hammerstein).

In una situazione tanto drammatica, in cui sopravvivere diventava la massima priorità, Renato si dedicava al prossimo, portando coraggio, speranza e forza nel segno di una carità concreta e costante. Sclarandi venne ucciso il 22 aprile 1944 da una guardia del lager mentre, dotato di un regolare lasciapassare, stava raggiungendo una zona del campo per organizzare la Santa Messa del giorno seguente.

Il soprannome dato a Renato dai compagni di prigionia («angelo del lager») ha generato grande curiosità nei bambini. Grazie a un quadro più definito della vicenda umana di Sclarandi, non è stato per loro difficile definirlo un angelo, un supereroe, un santo.

La frase del giovane: «se dovessi morire in prigionia ti assicuro che non ho nessun rancore contro i tedeschi, perché li ho perdonati», ricordata dal nipote Luca, ha fortemente impressionato i bambini, colpiti da ammirazione e stupore.

La figura di Renato rientra tra quelle riportate nella mostra fotografica “Resistere, non piegarci”. La resistenza senz’armi dei militari italiani nei lager nazisti 1943-1945, curata da ANPC ed esposta finora – da novembre 2023 a marzo 2026 – in 23 diverse sedi sul territorio italiano.

Stefano Rodolfo Contini

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